giornalismo

Wolf TXS
Posted on 21 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Si avvisa che a par­tire dal 26 gen­naio pros­simo que­sta rubrica sarà parte inte­grante di Wolf e dun­que verrà pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela ABBONATEVI ora a con­di­zioni straordinarie.

  • Facebook Sports Conversations – Secondo quanto riportato attualmente vi sono 650 milioni di iscritti a Facebook che sono fan di qualche sport. Ecco allora che Facebook lancia “Sports Conversations” un luogo dove in un unico spazio le persone possono trovare in tempo reale i risultati, statistiche, commenti dei propri contatti e molto altro ancora. Si parte con il football americano e ben presto seguiranno pallacanestro, calcio ed altri sport. Come cantava Jim Morrison, this is the end my friend…
  • Crowdfunded Journalism – Da un’analisi svolta dal Pew Research Center emerge come negli ultimi sei anni siano stati lanciati in crowdfunding su Kickstarter 658 progetti relativi al giornalismo per una raccolta totale di 6.3 milioni di dollari. Di questi la stragrande maggioranza, il 71%, è stato portato avanti da persone indipendenti da organizzazioni editoriali. L’indicatore di come l’innovazione sia estranea ai grandi editori?
  • L’Adblocker Bravo – L’adblocking è argomento “caldo” da qualche mese per l’impatto sui già disastrati conti dei publisher. Arriva ora Brave, adblocker lanciato dal CEO di Mozzilla,  che risolve i problemi di rallentamento di navigazione, soprattutto da mobile, e di privacy, proponendo nuove pubblicità i cui ricavi sono condivisi con gli editori. La sfida da vincere, anche in questo caso, è sui micropagamenti, ma se funzionasse potrebbe essere una buona soluzione.
  • Lavoro Marketing & Comunicazione – Una carrellata di alcune ricerche in corso: Responsabile Web e Social Marketing, Marketing Manager Italy & Greece, Digital Marketing Manager, Digital & Social Media SpecialistAd Sales Marketing Manager, Marketing Analyst, Social Media Manager. Buona fortuna!
  • Postare sui Social – Google vuole postare i contenuti su Facebook per te. Un paio di giorni fa Google ha brevettato un sistema di condivisione e di suggerimenti per postare i contenuti su Facebook, e sugli altri social dalle mail che si ricevono. Caro amico ti scrivo, così ti distraggo un po’…

Wolf TXS

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

meme-Wolf-decalogo-3
Posted on 20 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Si avvisa che a par­tire dal 26 gen­naio pros­simo que­sta rubrica sarà parte inte­grante di Wolf e dun­que verrà pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela ABBONATEVI ora a con­di­zioni straordinarie.

  • News & Apps – Yahoo ha realizzato uno studio su un campione di 2.590 utenti mobile negli USA. Secondo quanto riportato, le app sono rimosse principalmente perchè non utilizzate [55%], perchè sostituite da nuove applicazioni più utili [53%], perchè c’è troppa pubblicità [46%] o per liberare spazio di archiviazione [45%]. L’81% del campione dichiara che il passaggio a device con schermo più grande – phablet –  influenza anche la scelta di utilizzare applicazioni diverse, soprattutto se di intrattenimento [69%] e news [66%]. Sono proprio le app di news ad essere eliminate per prime, mediamente dopo 11 settimane che restano inutilizzate. Perdete ogni speranza…
  • Provate Questo a Casa – Nicole Simmons, regional digital editor di GateHouse Media New England, spiega che bisogna pensare come i propri followers quando come testata giornalistica si posta sui social. L’importante è conoscerli i propri follower, o fan, naturalmente, per poterlo fare.
  • Quarto Potere, Addio? – Come è cambiato il rapporto tra giornali e politica e come è cambiato il rapporto coi lettori? Riflessioni sul tema di Marco Damilano, Arianna Ciccone e Pier Luca Santoro [aka il sottoscritto] nel podcast della trasmissione andata in onda su RAI3. Enjoy!
  • Innovare o Perire – Q&A con  John Crowley, digital editor, EMEA del The Wall Street Journal, che racconta il suo punto di vista sulle competenze necessarie per i giovani giornalisti o aspiranti tali. La sintesi è: “We have to keep innovating. Those who don’t adapt will die”. Esatto.
  • Facili Previsioni – Che l’Unità fosse una meteora destinata a seguire le sorti di molti quotidiani apparsi e scomparsi dalla scena editoriale in questi ultimi anni l’ho scritto a luglio 2015. Ora, secondo quanto riporta MIlano Finanza, il giornale del PD starebbe cumulando perdite di diverse centinaia di migliaia di euro alcuni fornitori avrebbero già presentato decreti ingiuntivi. No, non sono un genio, era una facile previsione.
  • Facebook & PMI – Circa 50 milioni di piccole e medie imprese nel mondo hanno una loro presenza su Facebook ed il 30% dei fan delle loro pagine non sono del mercato domestico, non sono del Paese dell’impresa. Un fenomeno che offre diverse opportunità e che spinge McKinsey a parlare di “micromultinationals”, di micro-multinazionali. To be continued…
  • Caccia al Refuso – I refusi dei giornali sono oggetto quotidiano di facili ironie, nella migliore delle ipotesi, e, soprattutto, rischiano di minare ancor più la fiducia dei lettori. La Stampa, stimolata in tal senso da un lettore del giornale, sta valutando come coinvolgere tutti i lettori che vorranno partecipare e aiutare a migliorare questo aspetto a partire dall’edizione online. Su come coinvolgere lettori nel processo personalmente ho suggerito di fare riferimento al “caso” Mia Olivia. Se voleste dare una mano anche voi sono certo che sia ben accetta.

 

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Fiducia Motori di Ricerca
Posted on 19 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Più Fiducia in Google che nei Media Tradizionali

Sono stati pubblicati i risultati del “Trust Barometer 2016”, indagine annuale, giunta alla sedicesima edizione, condotta in 27 nazioni a metà novembre 2015, Italia inclusa, su un campione di 33mila rispondenti di età compresa tra i 25 ed i 64 anni, tesa ad identificare il livello di fiducia nei confronti di organizzazioni non governative, aziende, media e governi.

Complessivamente, complice la ripresa in molte nazioni, la fiducia cresce anche se, per quanto riguarda i media, si passa dal 45% dell’indagine precedente all’attuale 47%. Più della metà della popolazione dunque non ha fiducia nei media. Percentuale che passa al 57% [era 51% l’anno scorso] per il cluster di popolazione che Edelman chiama “Informed Public”, quel segmento di popolazione con un livello superiore di istruzione nel primo quarto per livello di reddito familiare.

Emerge, o forse sarebbe più corretto dire che si conferma, un’inversione per quanto riguarda i meccanismi di influenza con la comunicazione tra pari. Un fenomeno che riguarda sia direttamente i media che più in generale la società.

Influence of Peer Drive Media

Per il secondo anno consecutivo, sono i motori di ricerca la fonte d’informazione in cui le persone godono di maggior fiducia. Un risultato che implica che le persone siano più inclini a credere al titolo che leggono grazie a Google che non a quello letto sul sito web della testata. Aspetto che la dice lunga sullo stato dell’essere di giornali e giornalismi.

Secondo il rapporto di Edelman, il 78% ha fiducia nelle notizie condivise online da conoscenti e familiari mentre quella negli “esperti accademici” è al 65% e addirittura al 44% per i giornalisti. Ennesima evidenza della distanza che permane tra pubblico, tra lettori e giornalisti nell’era dei social mal utilizzati dai media e da chi vi scrive, lavora.

Fiducia Motori di Ricerca

Le notizie sono dunque unbranded come già emergeva da altre analisi quale, ad esempio, il Digital News Report 2015 del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism. Commodity in cui il valore dei singoli brand, delle singole testate, è costantemente in calo.

Una strategia senza tattiche è il cammino più lento verso la vittoria. Le tattiche senza una strategia sono il clamore prima della sconfitta, scriveva Sun Tzu nel suo celebre “L’arte della guerra”. È quello che un decennio di tatticismi, di rincorse all’ultimo click hanno generato: una perdita di fiducia e di valore del brand delle testate distrutte, tra le altre cose, nella dicotomia delle loro versioni online rispetto a quelle cartacee.

La necessità, l’urgenza, direi, di lavorare su fiducia e branding è ormai non derogabile pena l’ulteriore perdita di appeal e di valore. Si chiama marketing, dicono…

decalogo-Wolf
Posted on 19 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Si avvisa che a par­tire dal 26 gen­naio pros­simo que­sta rubrica sarà parte inte­grante di Wolf e dun­que verrà pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela ABBONATEVI ora a con­di­zioni straordinarie.

  • Modelli di Giornalismo – Con il recente insediamento di Maurizio Molinari a la Stampa, Mario Calabresi a la Repubblica e la “rivoluzione” de il Corriere della Sera, un’analisi sui tre direttori mette a confronto similitudini e differenze di approccio di tre dei principali quotidiani del nostro Paese. Bella sintesi.
  • Temporary Management – L’indagine promossa da Leading Network, in collaborazione con IIM – Institute of Interim Management Italy – fa emergere una crescita complessiva del numero di aziende che fanno ricorso al temporary management. Si passa dal 10% del 1995 al 16% attuale. Più marcata la tendenza per le grandi aziende, ma presente anche nelle PMI con fatturati tra i 20 e 50 milioni di euro. Il 50% degli interventi ha riguardato operazioni di ristrutturazione aziendale, con un’incidenza particolarmente elevata nelle fasce dimensionali medie [20-100 milioni], con punte di oltre il 65%. Insomma, temporary manager uguale “tagliatore di teste”.
  • Manifesto per Professionisti della Comunicazione – In 10+1 punti il manifesto per professionisti della comunicazione. Integratelo, appendetelo in ufficio o mandatelo a quel cliente che… Insomma, leggetelo e usatelo.
  • NON Taggarmi – Negli USA, una donna che era sotto ordine di restrizione è stata incriminata per aver ripetutamente taggato la propria vittima: la cognata. Secondo il giudice infatti, quando si viene taggati si riceve una notifica e questa è paragonabile ad una qualsiasi altra forma di comunicazione elettronica. Speriamo questo orientamento divenga presto effettivo nel nostro Paese così da limitare questa possibilità offerta da Facebook troppo spesso abusata. NON taggarmi, grazie.
  • Il Futuro del Lavoro – Il World Economic Forum ha pubblicato il rapporto “Future of Jobs”. Il report si basa sulle interviste a Direttori del Personale e Responsabili delle Risorse umane di 15 nazioni, Italia inclusa, che rappresentano 1.9 miliardi di persone, pari al 65% della forza lavoro. La quarta rivoluzione industriale, quella legata a information communication tecnology [e dintorni], causerà da qui al 2020 la perdita di 7 milioni di posti di lavoro creando al tempo stesso solamente 2 milioni di posti per un saldo negativo complessivamente di 5 milioni di lavoro. I lavori amministrativi e più in generale quelli impiegatizi saranno quelli più colpiti. Aggiornarsi, riqualificarsi o perire.
  • Startups – Startup è sicuramente una delle buzzword di questo periodo, panacea di tutti i mali. Infosys ha analizzato il livello di attrattività delle startup per i giovani di età compresa tra i 16 ed i 25 anni di 9 delle principali economie del Mondo. Complessivamente solo l’8% di questi vorrebbe lavorare per una startup mentre il 13% vorrebbe lavorare per una piccola impresa, il 18% per una media e, soprattutto, il 15% vorrebbe aprire una propria azienda senza necessariamente associarlo al concetto, tutto da dimostrare allo stato attuale, di crescita veloce associata all’idea di startup. Insomma l’idea di startup è venuta a noia ai giovani, e non solo  a loro…
  • La Fine di iAd – Dopo cinque anni la piattaforma di annunci di Apple, ed il suo team di vendita, saranno ben presto smantellati ed i publisher manterranno per se il 100% dei ricavi pubblicitari, contro il 70-30 attuale. Certamente il riconoscimento che Apple non è un’azienda di vendita di pubblicità ma anche, secondo me, la reazione alle mosse di Facebook, Google e Amazon.

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harnessing-the-power-of-the-subscription-economy-lessons-from-digital-medias-leading-innovators-4-638
Posted on 18 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Subscription Economy

Luca De Biase la scorsa settimana scrive di come sia ora che gli editori prendano con coraggio la strada della ricerca di modelli a pagamento identificando cinque elementi:

1. Abbonamenti
2. Micropagamenti [il mobile è un luogo nel quale questi si fanno con qualche buona probabilità di successo]
3. Connessione tra informazione digitale e incontro fisico [un po’ come i concerti per i musicisti]
4. Media civici
5. Informazione formativa

Una nuova interpretazione della trasformazione, con perfetta consapevolezza tecnologica e chiara centralità della dimensione umana, culturale, prospettica. Che tende a mancare oggi, ma il cui bisogno è sempre più evidente. Questa è innovazione. E questa potrebbe essere la premessa per “the next big thing”.

Una visione che viene confermata dando uno sguardo a settori attigui a quello dell’editoria da “How The Subscription Economy Is Disrupting The Traditional Business Model” che descrive il cambiamento dei modelli di business dal pay-per-product [o servizio] ai subscription-based business models.

Un cambiamento che è già la norma per alcuni mercati, quale quello del software ad esempio, e che diviene sempre più rilevante anche per altre tipologie come testimonia, uno per tutti, il successo di Netflix, che a partire dall’inizio di quest’anno sarà disponibile praticamente in tutto il mondo, e che ha tassi di penetrazione assolutamente rilevanti non solo negli Stati Uniti ma anche in molte altre nazioni quali Regno Unito, Svezia ed Olanda per restare in Europa.

Tre i punti chiave della subscription economy:

1. La necessità di riorientare i propri dati attorno al sottoscrittore
2. Focus sull’esperienza di sottoscrizione
3. Tenere sempre a mente che le sottoscrizioni devono focalizzarsi sulla relazione, continua, con i sottoscrittori in un dialogo permanente a due vie.

 

È proprio questa l’idea alla base di Wolf, non solo quella di creare un nuovo prodotto editoriale, ma anche di offrire strumenti, costruire relazioni per una comunità che ha bisogno di rivendicare la propria professionalità, di riappropriarsene, di conoscere gli strumenti a disposizione, di rimettersi in gioco. Sia per iniziative di autoimprenditorialità sia per mettere le proprie competenze al servizio di gruppi editoriali che vogliano cavalcare il cambiamento in atto e sfruttare tutte le opportunità che offre.

Offriremo tutta la nostra esperienza in un prodotto editoriale che non ha precedenti in Italia, convinti come siamo che non sia pericoloso condividere ciò che si sa, perché sono la pratica quotidiana e lo studio che fanno la differenza. Metteremo a disposizione il nostro tempo per rispondere a domande e accogliere osservazioni e idee, creeremo uno spazio di confronto attivo e un servizio che vorremmo avesse un reale impatto sulle nostre vite professionali e su quelle delle persone che faranno parte della comunità che serviremo.

Per tutti questi motivi, abbiamo scelto di utilizzare, per il lancio di Wolf, una formula che si basa proprio sulla fiducia, sulle relazioni e sulla conversazione, con una campagna di autofinanziamento. Vogliamo fare di Wolf una piattaforma collaborativa e persino di mutuo soccorso. Wolf. è qui. Risolve problemi, propone soluzioni, crea conversazioni e relazioni e sino al 26 gennaio è possibile sottoscrivere a condizioni estremamente vantaggiose con soluzioni per tutte le tasche e tutte le esigenze.

Che il 2016 avrebbe dovuto essere l’anno del fare l’avevo anticipato. Sono stato, siamo stati, di parola.

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