giornalismo

mafalda-e-i-giornali1
Pubblicato il 11 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

Come Cambia la Professione Giornalistica

Con oggi ini­zia la mia col­la­bo­ra­zione [*] con “Senza Fil­tro” nuova testata con una reda­zione for­mata da quat­tro per­sone ma con un nutrito gruppo di autori com­po­sto da pro­fes­sio­nal di espe­rienza su diversi temi legati al mana­ge­ment, alla comu­ni­ca­zione ed al mondo del lavoro tra i quali, appunto, il sottoscritto.

L’articolo di oggi è rela­tivo a come cam­bia la pro­fes­sione gior­na­li­stica. Pen­sate, pen­siamo, al tapis rou­lant sul quale, per non sci­vo­lare, per non andare all’indietro, è neces­sa­rio man­te­nere la velo­cità, la corsa. Credo sia una meta­fora, un’immagine men­tale che ben si adatta al mondo dell’informazione, a gior­na­li­smo e gior­na­li­sti: o saremo in grado di man­te­nere il ritmo dell’evoluzione, del cam­bia­mento da parte delle tec­no­lo­gie e delle per­sone o ine­vi­ta­bil­mente ne saremo estro­messi. Evol­versi o perire, in fondo, è una teo­ria nota, e dimo­strata, già dai tempi di Dar­win, meglio non dimen­ti­car­sela mai.

Buona let­tura!

mafalda-e-i-giornali1

[*] NB: La col­la­bo­ra­zione è remunerata.

Maltempo Audiweb
Pubblicato il 11 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Il Maltempo dei Media

16esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata alla coper­tura ed al trat­ta­mento infor­ma­tivo da parte dei media del mal­tempo dei giorni scorsi.

Come ormai d’abitudine quando si veri­fi­cano feno­meni meteo­ro­lo­gici di una certa  rile­vanza anche in que­sta occa­sione i main­stream media, a comin­ciare dalla tele­vi­sione, si affi­dano in larga parte agli user gene­ra­ted con­tent ed alla piat­ta­forma di video-citizen jour­na­lism: You­Re­por­ter, per i fil­mati e le imma­gini su nevi­cate, mareg­giate e vento che hanno fla­gel­lato il nostro paese.

Visto che ormai que­sta pra­tica è con­sue­tu­dine sono due gli aspetti che è oppor­tuno con­si­de­rare. Da un lato si impone una rifles­sione su come rico­no­scere alle per­sone i bene­fici, in ter­mini sia di saving che di ricavi, gene­rati dai con­te­nuti pro­dotti. Dall’altro lato impos­si­bile non rile­vare come la logica sia sem­pre “top-down” con video ed imma­gini pre­le­vati tout court dalla Rete senza un flusso orga­niz­zato, senza una rela­zione tra le reda­zioni e coloro che pro­du­cono que­sti contenuti.

Rela­ti­va­mente mode­sta nel com­plesso l’attenzione nei con­fronti del feno­meno, se si esclu­dono le foto su Insta­gram che però non ha la pene­tra­zione di altri social nel nostro Paese, con circa 35mila tweet dedi­cati con l’account @WebcamForSki in testa per numero di tweet e @3BMeteo al ver­tice per reach.

 Big Snow

Per quanto riguarda i quo­ti­diani si evi­den­zia una netta frat­tura tra nazio­nali, che hanno dedi­cato le prime pagine ad altri temi legati alla poli­tica ed agli esteri, e locali che invece si sono con­cen­trati sul meteo.

Al di là delle dif­fe­renze emerge però come vi sia stato pre­va­len­te­mente un trat­ta­mento descrit­tivo limi­tan­dosi a ripor­tare le noti­zie. Non ci sono stati appro­fon­di­menti sul per­chè, con feno­meni ben distanti dal tanto annun­ciato “big snow”, le per­sone abbiano dovuto subire disagi di note­vole por­tata, su cause e respon­sa­bi­lità. Trat­ta­mento descrit­tivo che rende l’informazione una com­mo­dity, un bene indif­fe­ren­ziato di scarso valore.

Non sono stati creati degli spazi di aggre­ga­zione sui social ed all’interno dei siti web delle testate dove le per­sone potes­sero acqui­sire e scam­biarsi infor­ma­zioni sulla por­tata degli eventi, su quali atten­zioni e cau­tele avere nella vita quo­ti­diana e su come risol­vere i pro­blemi a comin­ciare dalla man­canza di elet­tri­cità [e dun­que di riscal­da­mento] che in alcune zone ancora per­si­ste. Un’opportunità spre­cata ancora una volta.

Oppor­tu­nità spre­cata anche sotto il pro­filo pret­ta­mente spe­cu­la­tivo di atten­zione e mone­tiz­za­zione del feno­meno che, come mostrano i dati Audi­web sotto ripor­tati, evi­den­ziano non esservi stati incre­menti di traf­fico, anzi, in quei giorni.

Maltempo Audiweb

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera pun­tata inter­val­lata da musica scelta ad hoc, in tema.

“In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. È pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

cloud mattarella
Pubblicato il 9 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro, Massimo Gentile

L’Insostenibile Leggerezza delle WordCloud

Le parole sono impor­tanti. A mag­gior ragione lo sono quelle pro­nun­ciate davanti al Par­la­mento da un nuovo Pre­si­dente della Repub­blica in occa­sione del pro­prio inse­dia­mento. In un momento così solenne il peso sim­bo­lico dei ter­mini espressi chia­ra­mente si moltiplica.

Per veri­fi­care quali siano le parole più ricor­renti in un testo o in un discorso le Wor­d­Cloud sono ottimi stru­menti di con­trollo. Si tratta di appli­ca­zioni che gene­rano delle “forme” gra­fi­che nelle quali i ter­mini chiave sono rap­pre­sen­tati con un corpo che aumenta in fun­zione della fre­quenza con le quali si sono ripe­tuti. Esat­ta­mente come le parole comun­que rile­vanti ma apparse meno ven­gono rap­pre­sen­tante in corpo più pic­colo. L’effetto finale è inte­res­sante: una “nuvola” com­po­sta in media di una cin­quan­tina di parole con gran­dezze diverse e che ruota intorno a alcune chiavi prin­ci­pali in corpo mag­giore. Quell’immagine in qual­che modo dovrebbe rap­pre­sen­tare l’essenza, l’anima di un testo.

In rete è facile tro­vare le appli­ca­zioni gra­tuite capaci di gene­rare un Wor­d­Cloud. Le più cono­sciute sono Wordle e Tag­xedo. A seconda del pro­gramma scelto, si pos­sono con­trol­lare le pro­por­zioni, il carat­tere da sce­gliere, impo­stare fil­tri di esclu­sione per alcuni ter­mini, si può deci­dere l’inclinazione delle sin­gole parole nella nuvola finale, il rela­tivo colore e per­sino defi­nire la forma della nuvola [rotonda, a forma di cuore, qua­drata e via dicendo]. Il risul­tato è sem­pre un “oggetto” visuale che cat­tura l’attenzione.

Nel caso di Mat­ta­rella, i media ita­liani [quo­ti­diani, tv, Ansa, siti di infor­ma­zione online] hanno mostrato un certo entu­sia­smo verso le Wor­d­Co­lud, come se fosse una novità straor­di­na­ria. Ne sono uscite “nuvole” in cui la parola più in evi­denza è stata quasi sem­pre “significa”.

info mattarella

Però quello è un ter­mine che iso­lato vuol dire ben poco. In realtà “signi­fica” faceva parte di una costru­zione incal­zante gio­cata dal neo Pre­si­dente per descri­vere l’idea che “Difen­dere la Costi­tu­zione” si deve tra­durre nel garan­tire il diritto allo stu­dio, nella difesa di quello al lavoro, nel soste­gno alla fami­glia e via dicendo fino al rifiuto di ogni forma di mafia e di ille­ga­lità. Per que­sto motivo “signi­fica” è stato ripe­tuto ben 18 volte nel discorso pro­nun­ciato in Par­la­mento. Nel dire “Signi­fica” Mat­ta­rella richia­mava diret­ta­mente i valori della Costituzione.

Le Wor­d­Coud sono stru­menti effi­caci per­ché veloci ma in un certo senso appros­si­ma­tivi pro­prio per­ché è com­plesso valu­tare il peso di una parola estra­po­lan­dola dal con­te­sto. Non solo, ma i pro­grammi che gene­rano i Clouds ten­dono a esclu­dere alcuni ter­mini, le con­giun­zioni giu­sta­mente, o a pena­liz­zarne altri, gli agget­tivi per esempio.

Eppure a rileg­gere il testo del Pre­si­dente si nota che la parola più fre­quente (26 volte) in realtà è stata pro­prio un agget­tivo, “nostro” [nostro, nostra, nostri, nostre]. E non si tratta di un det­ta­glio da poco. Il Pre­si­dente, nei suoi rife­ri­menti al Paese, ha volu­ta­mente evi­tato ter­mini for­mali — solo 2 volte la parola “Patria” — per dare invece enfasi a un con­cetto di appar­te­nenza, di comu­nità. E que­sto spiega l’uso di “nostro” che appare come:

- nostro paese — nostro popolo — nostro essere comu­nità — nostra Costi­tu­zione — nostra demo­cra­zia — nostra gente — nostra poli­tica — nostra con­vi­venza — nostri con­cit­ta­dini — nostri ragazzi — nostri tesori

Ora, nes­sun Wor­d­Cloud è capace di rico­no­scere e leg­gere così in pro­fon­dità la strut­tura di un discorso. E’ bene ricor­dar­selo ogni volta che si passa al setac­cio di un gene­ra­tore di nuvole un testo da esa­mi­nare. I Clouds restano comun­que validi stru­menti per una prima veri­fica a caldo, ma per un appro­fon­di­mento, anche di natura pura­mente visuale, sareb­bero neces­sari altri interventi.

Per restare all’esempio del discorso di Mat­ta­rella nes­sun gior­nale, digi­tale e/ car­ta­ceo, è riu­scito a andar oltre le “nuvole”. Pur­troppo. Eppure di mate­riale da rap­pre­sen­tare in ter­mini visuali, a par­tire pro­prio dai vari Clouds, non mancava.

Tanto per fare un esem­pio, quale è stato il peso dei rife­ri­menti alle Isti­tu­zioni o quelli ai valori etici rispetto al totale? Poi è man­cata la com­pa­ra­zione coi ter­mini più ricor­renti nei discorsi dei pre­de­ces­sori. Quante volte Napo­li­tano ha citato l’Europa pre­sen­tando il suo primo man­dato e quante volte lo ha fatto Mat­ta­rella? Sarebbe stato inte­res­sante sco­prire certi tipi di differenze.

La rin­corsa gene­rale ai Wor­d­Cloud non è stato un errore. Al con­tra­rio. Nean­che l’aver evi­den­ziato la parola “signi­fica”. Infatti nel totale del discorso di Mat­ta­rella com­po­sto da 2.274 parole, ben 351 sono state spese nel pas­sag­gio sulla difesa della Costi­tu­zione. Non poco.

Però le Wor­d­Cloud, come spie­gato in pre­ce­denza, vanno comun­que usati con cau­tela. Pro­prio Mat­ta­rella par­lando in Par­la­mento ha accen­nato, novità asso­luta, alla neces­sità di abbat­tere in Ita­lia il “digi­tal divide”. Lo ha fatto una volta sola, quindi nes­sun Cloud lo ha regi­strato. E’ un buon motivo per con­si­de­rarla una cita­zione irrilevante?

Ogni medium ha un suo ruolo e signi­fi­cato, come noto. Un conto è un tweet, o un post su Face­book, ed un altro è invece un arti­colo di gior­nale, sia esso digi­tale o car­ta­ceo poco importa. Le Wor­d­Cloud, lo riba­diamo ancora, vanno benis­simo ci pia­ce­rebbe però che non fos­sero con­si­de­rate solo uno dei tanti ele­menti visivi di con­torno, come è avve­nuto nel caso di Mat­ta­rella che abbiamo usato come esem­pio, ma che vi sia data la giu­sta atten­zione ed accu­ra­tezza che si riserva ad ogni ele­mento infor­ma­tivo, magari cor­re­dan­dolo con una cor­retta ana­lisi del discorso.

È que­sto, anche, il valore aggiunto che gior­nali e gior­na­li­sti pos­sono por­tare al let­tore che altri­menti, stante l’ampiezza di tool a dispo­si­zione, è asso­lu­ta­mente in grado di far­sela da solo la Wor­d­Cloud. L’insostenibile leg­ge­rezza delle Wor­d­Cloud cre­diamo sia un buon esem­pio del gior­na­li­smo fret­to­loso, raf­faz­zo­nato [o peg­gio], da evi­tare se si vuole ridare cen­tra­lità all’informazione — di qua­lità — ormai sem­pre più tra­bal­lante, unbran­ded e domi­nata dai social. Dove sta il ruolo del gior­na­li­sta se non nella capa­cità di gui­dare il let­tore attra­verso una nar­ra­zione che in que­sto caso sarà di tipo grafico?

cloud mattarella

Nota meto­do­lo­gica: per il con­teg­gio esatto delle parole, è stato preso il testo ori­gi­nale della tra­scri­zione. Poi gli spazi bian­chi tra parole sono stati sosti­tuiti con un a capo. A quel punto il testo, com­po­sto da una parola per riga, è stato messo in Excel. Ne è risul­tata una lista a tabella da una colonna con le parole in ordine alfa­be­tico. A quel punto il con­teg­gio delle ripe­ti­zioni è stato facile.

LA CLASSIFICA DELLE PAROLE PIÙ RICORRENTI PRONUNCIATE DAL PRESIDENTE

26 nostri 18 signi­fica 13 tutti 12 spe­ranza 12 volti 11 par­la­mento 11 nuovo 10 Paese 9 sociale 9 libertà 9 rap­pre­sen­tanza 9 libertà 9 ita­liano 8 poli­tica 7 repub­blica 7 gio­vani 6 Ita­lia 6 vita 6 nazio­nale 6 Europa 5 lotta 5 società 5 sfida 5 reli­gione 5 ter­ro­ri­smo 4 sovra­nità 4 pace 4 valori 4 risorse 4 rischio 4 mafia 4 ragazzi 4 stato 4 lavoro 4 isti­tu­zioni 4 grave 4 guerra 4 glo­bali 3 par­te­ci­pa­zione 3 ostaggi 3 sicu­rezza 3 ser­vi­zio 3 rispo­ste 3 regole 3 magi­stra­tura 3 ingiu­sti­zia 2 Patria 2 paura 2 riforme 2 tec­no­lo­gia 2 nazi­fa­sci­smo 2 mez­zo­giorno 2 povertà 2 prin­cipi 2 one­sto 2 imprese 2 governo 2 giu­sti­zia 2 indi­gna­zione 1 Nord 1 occupazione

Bonus track: Da leg­gere, “8 Great Exam­ples of Data Visualization”

Audiweb Mattarella
Pubblicato il 4 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

L’Elezione di Mattarella & i Media

Appun­ta­mento set­ti­ma­nale di “In Media Stat Virus: Il Mondo dei Media nell’Era di Twit­ter” con una pun­tata dedi­cata al fatto media­tico della set­ti­mana per quanto riguarda il nostro Paese: l’elezione del nuovo Pre­si­dente della Repub­blica. Tema che abbiamo affron­tato cer­cando di ana­liz­zare quale sia stato il trat­ta­mento infor­ma­tivo da parte dei media sia inter­na­zio­nali che nazionali.

L’analisi delle prime pagine dei prin­ci­pali quo­ti­diani inter­na­zio­nali [di]mostra come il ruolo del Pre­si­dente della Repub­blica sia di secondo piano poli­ti­ca­mente ed infatti nes­sun gior­nale dell’emisfero gli dedica nep­pure un tra­fi­letto in prima pagina.

Gran­dis­sima invece l’attenzione da parte dei media di casa nostra con le tele­vi­sioni in primo piano a comin­ciare dalla mara­tona elet­to­rale de LA7 dedi­cata in larga parte a ipo­tesi delle ipo­tesi, con­get­ture delle con­get­ture, per i primi tre scru­tini. 28 ore di tra­smis­sione basate sulla let­tura del signi­fi­cato delle schede bian­che. La diretta del nulla, il vuoto infor­ma­tivo più assoluto.

In gene­rale il trat­ta­mento infor­ma­tivo segue lo schema appli­cato durante le dimis­sioni di Napo­li­tano. Se per l’ex Pre­si­dente la sfilza di det­ta­gli sul ritorno a casa ed il suo macel­laio di fidu­cia non erano bastati, adesso sap­piamo tutto del bar­biere di Mat­ta­rella, della sua Panda e sul suo pre­sen­zia­li­smo a tutte le riu­nioni di con­do­mi­nio. I media cer­cano di creare “L’effetto Ber­go­glio”, di uma­niz­zare [pour cause] i volti della poli­tica, ma virano deci­sa­mente verso l’approccio alla Bar­bara D’Urso con buona pace del Pre­si­dente dell’Ordine dei Gior­na­li­sti che dopo essersi sca­gliato con­tro quest’ultima adesso tace consenziente.

For­tu­na­ta­mente rie­sce a strap­parci un sor­riso meno amaro la prima pagina de “L’Osservatore d’Italia” uscendo deci­sa­mente dagli schemi.

OsservatoreItaliaI

Scarso il riscon­tro, e l’interesse, sui social per l’elezione di Mat­ta­rella con i quat­tro hash­tag [#Quirinale2015, #Mat­ta­rella, #mara­to­na­qu­ri­nale e #mat­ta­rel­la­Pre­si­dente] che com­ples­si­va­mente rea­liz­zano sola­mente 301mila con­ver­sa­zioni ed un numero non tra­scu­ra­bile di “fes­sac­chiotti”, circa 20mila, — incluse alcune testate — che segue e dia­loga con l’account fake del neo Presidente.

PdRMattarella

Non va molto meglio per i gior­nali online che ten­gono la noti­zia in testa ai loro siti web per giorni interi senza susci­tare alcun inte­resse da parte dei let­tori, delle per­sone, come dimo­strano i dati Audi­web, piatti, per alcune delle prin­ci­pali testate. Un chiaro segnale della distanza tra poli­tici, media e persone.

Audiweb Mattarella

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera pun­tata inter­val­lata da musica scelta ad hoc, in tema.

“In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. È pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

guardian
Pubblicato il 2 febbraio 2015 by Massimo Gentile, Pier Luca Santoro

Essere unici: la lezione del restyling del sito del Guardian

Ripen­sare un sito web da più di 100 milioni di utenti unici al mese è una bella sfida. Se poi il sito in que­stione è quello del Guar­dian, uno dei più pre­sti­giosi e influenti quo­ti­diani del pia­neta, allora l’operazione si carica anche di una grande respon­sa­bi­lità: l’attesa gene­rale che la voca­zione all’innovazione, un mar­chio del quo­ti­diano bri­tan­nico, venga confermata.

Chi ha lavo­rato alla rior­ga­niz­za­zione del sito web quella sfida l’ha vinta abbon­dan­te­mente. Sia dal punto di vista gene­rale (gerar­chia, faci­lità di navi­ga­zione, strut­tura, fles­si­bi­lità), sia per capa­cità inno­va­tiva: con le solu­zioni intro­dotte dal resty­ling del Guar­dian (par­tito uffi­cial­mente il 28 gen­naio) ci si dovranno con­fron­tare un poco tutti coloro che nel mondo dei media e delle news ci lavorano.

Guardian Sito

Ma vediamo in ordine cosa impa­rare dalla pro­po­sta del Guardian.

1 — Abbat­tere i muri. In tempi in cui il taglio dei costi nelle reda­zioni sem­bra essere la prin­ci­pale stra­te­gia di soprav­vi­venza per molte aziende edi­to­riali, il Guar­dian ha avuto il corag­gio di inve­stire su un team di desi­gners, di gior­na­li­sti, di user-experience archi­tects, di pro­duct mana­gers, di svi­lup­pa­tori e di inge­gneri cui affi­dare il pro­prio resty­ling attra­verso un lavoro fianco a fianco. E que­sta è la prima lezione alla quale guar­dare con inte­resse: l’informazione distri­buita attra­verso piat­ta­forme digi­tali oggi ha a dispo­si­zione stru­menti potenti e com­plessi che pos­sono essere gover­nati e sfrut­tati in pieno solo attra­verso un lavoro di equipe. Gior­na­li­sti, desi­gner, pro­gram­ma­tori e inge­gneri devono lavo­rare insieme. Certe bar­riere tra set­tori del mede­simo gior­nale, certi muri che ancora si incon­trano in molte reda­zioni sono ana­cro­ni­stici e rap­pre­sen­tano una zavorra per chi ha vera­mente voglia e neces­sità di affron­tare la rior­ga­niz­za­zione impo­sta dalla rivo­lu­zione digi­tale. Gli inge­gneri devono com­pren­dere le neces­sità dei gior­na­li­sti, i gior­na­li­sti devono far pro­pri gli stru­menti for­niti da chi pro­gramma soft­ware e i gra­fici lavo­rare alla sin­tesi del tutto.

2 — Un team interno. E’ bene ricor­dare che il team che ha lavo­rato al nuovo Guar­dian è tutto interno al quo­ti­diano. La qua­lità pro­fes­sio­nale gene­rale di un gior­nale è — a mag­gior ragione in tempi di dram­ma­ti­che tra­sfor­ma­zioni - il primo mat­tone sul quale costruire la pro­pria soprav­vi­venza. Non solo, ma il gruppo di lavoro ha avuto ben 18 mesi di tempo per pre­pa­rare l’architettura del nuovo sito, stu­diarne l’organizzazione e veri­fi­care le pro­po­ste e i sug­ge­ri­menti inviati attra­verso una mole immensa di feed­back (180.000 dichiara il Guar­dian) da parte dai let­tori di tutto il mondo che in qual­che modo ave­vano avuto accesso alla ver­sione Beta. Quanti edi­tori in Ita­lia avreb­bero avuto il corag­gio, la forza eco­no­mica e la strut­tura gene­rale per affron­tare una scom­messa di que­sta portata?

3 - Tre colonne bye bye! Nel nuovo sito del Guar­dian tutto è estre­ma­mente logico, razio­nale, cali­brato secondo logi­che rico­no­sci­bili e a misura di let­tore. Cade defi­ni­ti­va­mente l’impaginazione a tre colonne ver­ti­cali che ha con­trad­di­stinto, impo­ve­rito e dram­ma­ti­ca­mente irri­gi­dito la distri­bu­zione delle noti­zie via piat­ta­forme digi­tali. Quella limi­ta­zione esi­steva sin dagli albori delle prime ver­sioni dei siti di News Online, ma oggi è caduta. E’ vero che la tec­no­lo­gia e la neces­sità di pro­du­zione impon­gono limiti crea­tivi, ma è anche vero che la tec­no­lo­gia può essere ami­che­vole pro­prio con chi si occupa di infor­ma­zione aiu­tan­dolo a libe­rarsi dei lacci dell’ovvietà. Mi sem­bra una bella notizia.

4 — La fine allo sche­ma­ti­smo  Nella home page del nuovo Guar­dian non tro­viamo la tra­di­zio­nale orga­niz­za­zione edi­to­riale. Poli­tica, Esteri, Eco­no­mia soprav­vi­vono ma solo come tag per cer­care le noti­zie all’interno del sito. Il lin­guag­gio scelto invece sem­bra deci­sa­mente più com­pren­si­bile per i let­tori. L’offerta delle news viene orga­niz­zata attra­verso bloc­chi oriz­zon­tali rico­no­sci­bili attra­verso chiavi come “Head­li­nes” in aper­tura, poi “Highlights” e ancora “Sport”, “Opi­nion”, “In Brief”, In Depth” e via dicendo, fino alla clas­sica gal­le­ria mul­ti­me­diale che chiude il sito.  I van­taggi sono molti: un bel repor­tage su Kobane potrà appa­rire nella sezione “Appro­fon­di­menti”, così come la coper­tura del Super Bowl può tran­quil­la­mente diven­tare il rac­conto più rile­vante del “Primo Piano”. Una volta scrol­lata di dosso la pri­gio­nia della sequenza tra­di­zio­nale impo­sta dalla carta, si gua­da­gna una fles­si­bi­lità incre­di­bile. E’ un bene sia per chi orga­nizza la gerar­chia delle news, sia per chi le infor­ma­zioni è costretto a cer­car­sele. Essere “user friendly” signi­fica anche tro­vare parole giu­ste e comprensibili

Tec­ni­ca­mente il dise­gno del sito è modu­lare, dise­gnato come quando si usano i mat­ton­cini del Lego: sem­pli­fi­cando un poco, tre richia­mini pic­coli se messi uno sopra l’altro cor­ri­spon­dono all’altezza di un richiamo medio. Due o tre richiami medi alli­neati in fila rap­pre­sen­tano l’equivalente di un richiamo grande, magari con foto. In que­sto modo la logica e la gestione dei mat­ton­cini risulta molto sem­plice. Costruire una pagina web del nuovo Guar­dian non sem­bra ope­ra­zione com­plessa. E sfo­gliare il sito è un piacere.

5 — Gerar­chia in tech­ni­co­lor. L’uso inten­sivo di fondi colo­rati per orga­niz­zare la gerar­chia delle news e atti­rare l’attenzione non è certo una novità né per online, né per le edi­zioni car­ta­cee dei gior­nali. La logica pro­po­sta dal Guar­dian è sem­plice: rosso vino e rosso per i primi due livelli di let­tura (molto rile­vante, rile­vante), un gri­gio ripo­sante per le altre noti­zie e per i tag al piede degli arti­coli. Il nero resta esclu­sivo per tutto ciò che è foto o mul­ti­me­dia e il mar­rone terra per le guide e recen­sioni. Il blu della testata ha com­piti isti­tu­zio­nali come le testa­tine delle sezioni della home, i bot­toni di “+ more…” o per le parole chiave di un titolo. Stu­pi­sce come, rispetto a altre testate che pure hanno dato ampio rilievo a colori forti (Usa Today, tanto per fare un esem­pio di alto livello), al Guar­dian abbiano saputo gover­nare un mix cro­ma­tico ampio ma sfug­gendo con intel­li­genza dall’ovvietà del “blu = poli­tica”, “verde = sport” e via dicendo.

6 — Per­so­na­lità tipo­gra­fica. Tra i motivi più fru­stranti per un desi­gner che doveva affron­tare l’adattamento web di un pro­dotto edi­to­riale c’erano, fino a non molti anni fa, le limi­ta­zioni rela­tive ai carat­teri tipo­gra­fici. La tipo­gra­fia è il primo ele­mento distin­tivo sia per i gior­nali che per le rivi­ste. Doversi limi­tare a font che ogni bro­w­ser e ogni com­pu­ter avrebbe sicu­ra­mente cari­cato era motivo di nevrosi. Oggi anche quel muro tec­no­lo­gico è caduto e è pos­si­bile pro­gram­mare un sito inse­rendo la stringa rela­tiva ai codici dei carat­teri stu­diati e usati per la ver­sione stam­pata.  Il Guar­dian per il pas­sag­gio da broad­sheet (let­te­ral­mente “len­zuolo”, ossia grande) al for­mato ber­li­ner (2005) ha com­mis­sio­nato ai desi­gner Paul Bar­nes e Chri­stian Sch­warz lo stu­dio di un carat­tere chia­mato Guar­dian Egyp­tian. Dopo qual­che anno di esclu­siva per il Guar­dian, oggi quel font è libe­ra­mente in com­mer­cio. Da tempo il Guar­dian era riu­scito a usare le pro­prie font nella ver­sione online ma il nuovo resty­ling rende ancor di più giu­sti­zia alla bel­lezza del carat­tere in tutta la ric­chezza degli stili dispo­ni­bili. Son­tuoso nella testata, ele­gante e vibrante quando usato nei titoli, estre­ma­mente ripo­sante e leg­gi­bile come corpo dei testi, è uno dei carat­teri più belli dell’ultimo decen­nio tra tutti quelli pen­sati per il mer­cato editoriale.

Insomma, quella del nuovo Guar­dian è una una ope­ra­zione di grande impatto. Lo si per­ce­pi­sce appena si apre la home e i motivi di novità sono tan­tis­simi. Forse nes­suna delle solu­zioni adot­tate è par­ti­co­lar­mente nuova. Non è una novità il fatto che il sito sia “respon­sive”, quindi in html 5, per adat­tarsi agli schermi da desk di ogni dimen­sione e a ogni sup­porto digi­tale. Così come non è una novità la capa­cità man­te­nere il sito “leg­gero” nono­stante l’uso abbon­dante di imma­gini e di con­te­nuti mul­ti­me­diali, e non è una novità nem­meno lo svi­luppo oriz­zon­tale in alter­na­tiva allo scrol­ling ver­ti­cale delle tre colonne. Sem­mai la vera sor­presa è il modo con il quale si sono siste­ma­tiz­zate tante solu­zioni intel­li­genti, tutte insieme e tutte per ren­dere migliore l’esperienza di navigazione.

Ma la lezione più inte­res­sante che ci ha offerto il Guar­dian è forse un’altra. In un mer­cato, quello dei gior­nali, in cui in fondo si rischia l’appiattimento sui mede­simi titoli e in un mondo, quello edi­to­riale, in cui ci si copia nelle solu­zioni stra­te­gi­che per­ché nes­suno ha più voglia di per­der soldi e nes­suno ha idea di come gua­da­gnarne, forse l’unico cam­mino da per­cor­rere è quello di mostrare con intel­li­genza la pro­pria per­so­na­lità, il pro­prio essere unici e dif­fe­renti. La strada che sal­verà i gior­nali dalla crisi dell’editoria e dal dram­ma­tico pas­sag­gio verso il digi­tale ine­vi­ta­bil­mente porta in quella direzione.

Guardian Sito Tech

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