giornalismo

News Italy
Pubblicato il 13 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Digital News Report 2014

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism ha rila­sciato i risul­tati  della terza edi­zione del suo stu­dio annuale “Digi­tal News Report”, stu­dio sulle abi­tu­dini di con­sumo dell’informazione online/digitale in Europa, Ita­lia com­presa, Stati Uniti, Bra­sile e Giappone.

Lo stu­dio è stato con­dotto tra gen­naio e feb­braio di quest’anno. Prende in con­si­de­ra­zione sola­mente coloro che con­su­mano infor­ma­zione e che hanno accesso ad inter­net. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese si tratta della nazione con la minor pene­tra­zione della Rete tra le dieci prese in con­si­de­ra­zione come mostra la sezione dedi­cata alla meto­do­lo­gia della ricerca. È esclusa quindi poco meno della metà della popo­la­zione italiana.

All’interno del rap­porto si dedi­cano poche righe di focus al sistema media­tico di cia­scuna nazione. Per quanto riguarda l’Italia, i cui appro­fon­di­menti sono a cura di Nicola Bruno, si legge:

Sil­vio Berlusconi’s Media­set empire ope­ra­tes Italy’s top pri­vate TV sta­tions, and the public broa­d­ca­ster, Rai, has also been sub­ject to poli­ti­cal influence. Tele­vi­sion remains the main source of news for the bulk of the popu­la­tion. The Ita­lian press is highly regio­na­li­sed, reflec­ting the country’s history and cha­rac­ter. Most new­spa­pers are pri­va­tely owned, often lin­ked to a poli­ti­cal party, or run by a large media group. Print new­spa­per rea­der­ship figu­res are low com­pa­red to many Euro­pean countries.

Il rap­porto si com­pone di 96 pagine. Come di abi­tu­dine, se il tema vi inte­ressa, che sia a titolo per­so­nale o pro­fes­sio­nale, con­si­glio cal­da­mente la let­tura inte­grale dello stu­dio al di là della mia per­so­nale sin­tesi ed interpretazione.

Com­ples­si­va­mente emerge come sia pros­sima una seconda ondata di tra­sfor­ma­zione con impli­ca­zioni pro­fonde per i player dell’industria dell’informazione.

Nono­stante una cre­scente frui­zione delle news da smart­phone e tablet [il 39% delle per­sone uti­lizza almeno due device ed il 12% tre o più] l’utilizzo delle app pro­prie­ta­rie delle diverse testate resta asso­lu­ta­mente marginale.

Solo l’11% di coloro che sono inte­res­sati all’informazione — e hanno accesso alla Rete — hanno pagato per news online/digital nel 2013. Teo­ri­ca­mente l’Italia, dopo il Bra­sile, è la nazione con la mag­gior pro­pen­sione al paga­mento delle noti­zie; vedendo le per­cen­tuali, net­ta­mente infe­riori, delle altre nazioni si capi­sce quanto neces­sa­ria sia un abbon­dante tara­tura tra dichia­rato e rea­liz­zato. In caso di dubbi basti vedere l’andamento effet­tivo delle ven­dite di copie digi­tali.

L’Italia, secondo quanto dichia­rato, è tra le nazioni con il mag­gior tasso di coloro che affer­mano di aver pagato per avere infor­ma­zione in for­mato digi­tale [13%]. La stra­grande mag­gio­ranza di que­sti acqui­sta “one shot”. Ulte­riore ele­mento di rifles­sione come sot­to­li­neavo esat­ta­mente un anno fa sul «Cor­riere della Sera».

L’Italia si con­ferma essere la nazione dove il canale pri­vi­le­giato di acqui­sto dei quo­ti­diani sono le edi­cole. Il 51% delle per­sone acqui­sta il gior­nale in un edi­cola nel nostro Paese [negli USA è l’ 11%]

Pagamento Notizie

Le noti­zie sono sem­pre più unbran­ded e la search ed i social diven­gono pre­po­ten­te­mente la porta d’ingresso ai siti web delle testate. In Ita­lia la search è la fonte di accesso alle noti­zie per il 59% dei rispon­denti [ancora con­vinti di voler fare la “guerra santa” a Goo­gle?], i social il 34%.

Per quanto riguarda i social, si con­ferma come il new­swire per eccel­lenza, Twit­ter, in realtà abbia un ruolo deci­sa­mente infe­riore a quello che gli addetti ai lavori ten­dono ad attri­bur­gli. La vera novità è Wha­tsApp, in par­ti­co­lare per l’Italia dove l’utilizzo [anche per otte­nere noti­zie] è del 13% ver­sus il 10% di Twitter.

Social Network for News

Insieme al Bra­sile è l’Italia il Paese nel quale le per­sone hanno una mag­giore pro­pen­sione ad uti­liz­zare i social per la frui­zione d’informazione. I milioni di fan alle pagine delle diverse testate, per come ven­gono gestiti, non ser­vono ad altro che ad ali­men­tare i ricavi di Zuc­ker­berg & Co. Basti vedere, in assenza di altri dati o di uti­lizzo di piat­ta­forme spe­ci­fi­che di moni­to­rag­gio, il rap­porto tra numero di fan, pur con tutte le tara­ture sulla reach effet­tiva, e gli accessi com­ples­sivi al sito web cor­ri­spon­dente della testata o, peg­gio, la ven­dita di copie car­ta­cee, per veri­fi­care quanto labile sia la relazione.

Credo che vada com­ple­ta­mente rivi­sto, ribal­tato l’approccio. È meglio avere cen­ti­naia di migliaia di per­sone delle quali non si sa nulla, che non leg­gono e che com­men­tano a caso e fuori luogo o è meglio ridurre la quan­tità e sta­bi­lire una rela­zione, creare enga­ge­ment con coloro che interessano?

Per­so­nal­mente non credo pos­sano esserci dubbi sul pre­fe­rire la seconda scelta. Per un’ecologia dei social media ini­ziate, ini­ziamo, ad abbat­tere la fan base ed a capire cosa inte­ressa ai nostri let­tori, a misu­rare più il click trough che altri para­me­tri, a rela­zio­narci con loro, come ho già avuto modo di dire.

Social Media for News

Le noti­zie unbran­ded, senza marca distin­tiva, sono la deri­vata di una poli­tica scel­le­rata di gestione della marca con online che ha carat­te­ri­sti­che com­ples­si­va­mente non con­grue con quelle dell’omologa ver­sione car­ta­cea; in par­ti­co­lare in Ita­lia dove sono nette le dif­fe­renze. Per un pugno di click si svende la marca. Senza brand non c’è valore aggiunto, non c’è spe­ranza di soprav­vi­venza. Non è neces­sa­rio rifarsi al mar­ke­ting 3.0 di Kotler per saperlo, sta scritto alla prima pagina del “bigino” di que­sta disci­plina. Fate vobis.

Trovare Notizie

La scheda sull’Italia, a pagina 34 del rap­porto, sin­te­tizza le prin­ci­pali evi­denze per quanto riguarda il nostro Paese.

Top Brands News Italy

Altre sin­tesi del rap­porto ven­gono effet­tuate da Guar­dian [+], Poyn­ter, Nie­man Jour­na­lism Lab e BBC e molti altri ancora [ma leg­ge­tevi il rap­porto per farvi la vostra idea, eh!]

Media-NYT-Upshot-Recession
Pubblicato il 6 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Rivoluzione Digitale & La Crisi dei Media

Il «The New York Times» a fine aprile ha lan­ciato “The Upshot”, sito web inte­ra­mente dedi­cato all’analisi ed all’approfondimento di noti­zie par­tendo dai dati e dalla loro visua­liz­za­zione grafica.

Ieri al suo interno è stato pub­bli­catoHow the Reces­sion Resha­ped the Eco­nomy, in 255 Charts”, un lavoro di data jour­na­lism che è ridut­tivo defi­nire spettacolare.

Tra i diversi set­tori presi in esame non poteva man­care quello dei media. I due gra­fici sot­to­stanti dedi­cati alla rivo­lu­zione digi­tale ed ai diversi com­parti dei media foto­gra­fano in maniera eccel­lente l’evoluzione del set­tore nell’ultimo decennio.

Digital-Revolution-NYT

Media-NYT-Upshot-Recession

Bo-37wtIEAEpdDN
Pubblicato il 5 giugno 2014 by Massimo Gentile

São Paulo: un esempio di giornalismo partecipativo per monitorare le linee della metropolitana

Uno stru­mento par­te­ci­pa­tivo per moni­to­rare in tempo reale la situa­zione della rete di metrò è una delle novità messe a dispo­si­zione degli utenti di San Paolo, Bra­sile, dal quo­ti­diano O Estado de São Paulo in occa­sione del lan­cio del resty­ling del pro­prio sito. La rete metro­po­li­tana di San Paolo oggi ha una esten­sione di una ottan­tina di chi­lo­me­tri e, con 67 sta­zioni distri­buite tra le 5 linee in cui è divisa, tra­sporta circa 5 milioni di per­sone al giorno. Ossia si tratta di un ser­vi­zio stra­te­gico visto che in pra­tica poco meno della metà della popo­la­zione della metro­poli bra­si­liana si muove in metrò.

Quello messo a punto da O  Estado de São Paulo è uno stru­mento sem­plice e effi­cace. Gra­zie a una part­ner­ship con Twit­ter e uti­liz­zando la piat­ta­forma Flo­wics tutte le infor­ma­zioni, foto com­prese, che appa­iono su Twit­ter col tag #Esta­dão­Me­trôSP ven­gono aggre­gate e ripor­tate in un pan­nello sud­di­viso per le cin­que linee della metro­po­li­tana. Ne viene fuori un qua­dro che riporta in tempo reale se la situa­zione di una linea è nor­male o meno, l’eventuale pro­blema veri­f­cato e quanto risul­tano piene le car­rozze di cia­scuna linea.

Ovvia­mente, come in tutti i casi di infor­ma­zione par­te­ci­pa­tiva è fon­da­men­tale il con­tri­buto degli utenti. Ma già al suo esor­dio, sabato 31 mag­gio, #Esta­dão­Me­trôSP si è mostrato come un stru­mento tre­men­da­mente effi­cace: in quel giorno un gua­sto di un treno della linea 3 (22 km in totale, la più estesa delle cin­que e che uni­sce lo sta­dio del Pal­mei­ras a quello tar­gato Fifa del Corin­thians) aveva pro­vo­cato una para­lisi di circa mezz’ora. Gra­zie alle segna­la­zioni via twit­ter ripor­tate da O Estado, non solo il gua­sto è stato ripa­rato, ma la società che gesti­sce la rete metro­po­li­tana si è tro­vata a dover aumen­tare il numero di vagoni in modo da smal­tire velo­ce­mente le file accu­mu­late nelle varie stazioni.

Un esem­pio di ser­vi­zio pub­blico utile e una forma intel­li­gente per inca­na­lare le segna­la­zioni dei lettori.

20140603 - dmh social_traffico da social
Pubblicato il 3 giugno 2014 by Pier Luca Santoro, Andrea Nelson Mauro

Fotografia dell’Informazione Online in Italia

L’elaborazione rea­liz­zata venerdì che foto­gra­fava le prin­ci­pali testate online ha destato grande inte­resse e par­te­ci­pa­zione in ter­mini di com­menti ai dati sui diversi social. In par­ti­co­lare il rilan­cio da parte di Arianna Cic­cone su Face­book ha gene­rato oltre 100 com­menti. Mi è sem­brato dove­roso appro­fon­dire ulte­rior­mente per ten­tare di dare una rispo­sta il più pos­si­bile strut­tu­rata alle con­si­de­ra­zioni emerse dal dibattito.

- Affi­da­bi­lità dati Audi­web:  Sulla par­zia­lità dei dati Audi­web ho avuto modo di scri­vere diverse volte. Anche dopo essermi con­fron­tato per­so­nal­mente con i diretti inte­res­sati. Direi che i due arti­coli pub­bli­cati tempo addie­tro sul tema restano attuali in attesa della total digi­tal audience” pro­messa da gen­naio di quest’anno che pare arrivi invece a luglio.

- Senza dati mobile non si può fare nes­suna rifles­sione cre­di­bile: I dati della ricerca di Human High­way, società di ana­lisi ed inda­gini online con la quale  Data­Me­dia­Hub col­la­bora da tempo, mostrano come l’audience esclu­si­va­mente da mobile si atte­sti intorno al 18% del totale media­mente per il com­parto delle news.  Sep­pure si tratti di circa un quinto dimo­strano come l’impatto della cre­scita della frui­zione di Inter­net in mobi­lità sia di gran lunga infe­riore a quella che si regi­stra per altri comparti.

Va segna­lato come Audi­web il dato mobile e tablet lo rileva già e anche da mesi ormai  nel cen­sua­rio interno ad uso e con­sumo degli edi­tori. Il fatto che il dato non sia ancora dispo­ni­bile pub­bli­ca­mente potrebbe essere la con­ferma dello scarso gra­di­mento da parte di alcuni.

HH Quotidiani Online

 

- Per­ma­nenza e Bounce Rate come indici da valu­tare: Cer­ta­mente sono indici che defi­ni­scono qua­li­ta­ti­va­mente una visita al sito web di un gior­nale. Se il tempo medio di per­ma­nenza era già stato pub­bli­cato la scorsa set­ti­mana, con­fer­mando come com­ples­si­va­mente il tempo dedi­cato alle noti­zie sia deci­sa­mente mar­gi­nale rispetto al totale del tempo speso su Inter­net dalle per­sone, ho appro­fon­dito rea­liz­zando un’ulteriore ela­bo­ra­zione che com­prende sia il bounce rate per cia­scuna testata che l’incidenza del traf­fico che arriva da social sul totale delle visite, inte­gran­dolo con il numero di fan su Face­book [che nor­mal­mente fatto 100 il traf­fico da social pesa almeno il 90%].

Il tasso di rim­balzo mag­giore per le testate tra­di­zio­nali, quelle che hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea, è per quo­ti­diano net [il pool di gior­nali locali di Mon­rif], men­tre tra le testate all digi­tal è per il net­work di Blogo.

È invece «Il Mat­tino» il gior­nale con la mag­gior inci­denza di traf­fico dai social. Testata a cui si affianca un altro par­te­no­peo: «Fan­Page» per i pure players. Se può essere apprez­za­bile la capa­cità di coin­vol­gi­mento, resta peri­co­losa, in ter­mini di poten­ziale vola­ti­lità, una così forte dipen­denza. Ele­mento che spesso si accom­pa­gna ad un “inso­ste­ni­bile leg­ge­rezza dei refer­rals

Quo­ti­diani Online — Ela­bo­ra­zione DataMediaHub

Quotidiani Online Bounce Rate

Testate All Digi­tal - Ela­bo­ra­zione DataMediaHub

Testate Online Bounce Rate

Gene­ral­mente non pare esservi una cor­re­la­zione diretta tra il numero di fan in rap­porto al traf­fico da social. Ele­mento che rin­forza la mia per­so­nale con­vin­zione della neces­sità di una nuova eco­lo­gia dei social media da parte delle testate.

Il gra­fico rea­liz­zato del numero di fan in rap­porto al traf­fico da social sin­te­tizza quanto emerge dai dati sopra riportati.

Avremo modo e motivo di ritor­nare sul tema. Com­ment is free.

Quotidiani Online Fan Social

Di seguito invece un dia­gramma che mostra una clas­si­fica del traf­fico da social per le testate (divise tra “Car­ta­cee” e “All digi­tal”. I numeri sulla destra indi­cano la per­cen­tuale di traf­fico pro­ve­niente da social.

20140603 - dmh social_traffico da social
NB: 
I dati e i gra­fici sono frutto — come ripor­tato — delle ela­bo­ra­zioni di Data­Me­dia­Hub. Si prega di ripor­tare la fonte in caso di uti­lizzo. GRAZIE.

Quotidiani Apr 2014
Pubblicato il 30 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Il Nuovo NON Avanza

Sono stati pub­bli­cati ieri i dati Audi­web per il mese di aprile. I dati con­ti­nuano ad essere rela­tivi sola­mente all’audience da PC. Della “total digi­tal audience” attesa da gen­naio non vi è trac­cia e c’è chi ini­zia a sus­sur­rare che i dati da mobile non sareb­bero gra­diti ad alcuni edi­tori e dun­que per que­sto siano ancora oscurati.

Dal det­ta­glio brand e chan­nel for­nito da Audi­web ho sele­zio­nato i prin­ci­pali quo­ti­diani sia per quanto riguarda quelli che hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea che per le testate “all digital”.

Se si esclude Fan Page tutti gli altri pure players rea­liz­zano volumi di traf­fico mode­sti soprat­tutto con­si­de­rando che il valori de «Il Post» e «Lettera43» sono frutto di aggre­ga­zioni che in realtà ben poco hanno a che fare con la testata giornalistica.

Anche Huf­f­Post Ita­lia, nono­stante il sup­porto della pre­senza per­ma­nente nella home page di Repubblica.it, rea­lizza per­for­mance deci­sa­mente al di sotto di quelli che erano gli obiet­tivi dichia­rati al lancio.

«Pagina99», che ho inse­rito tra le testate solo online sep­pure abbia l’edizione wee­kend car­ta­cea, ha un numero di utenti unici e pagine viste che pre­oc­cupa per la pos­si­bi­lità di pro­sie­guo del pro­getto anche online dopo la chiu­sura della ver­sione cartacea.

Il nuovo NON avanza e le testate tra­di­zio­nali man­ten­gono sal­da­mente la leadership.

Dati Audi­web Apr 2014 — Ela­bo­ra­zione DataMediaHub

Quotidiani Apr 2014

 Il tempo è da inten­dersi per utente [mm:ss]. Le pagine viste sono per ‘000.

Members Only
Pubblicato il 22 maggio 2014 by Lelio Simi

Membership e giornali (due idee per discuterne)

Già un bel po’ di tempo fa (era il 2010) uno degli osser­va­tori più attenti ai nuovi modelli di busi­ness nel campo dell’editoria come Ken Doc­tor dedi­cava uno dei primi arti­coli della sua cele­bre rubrica New­so­no­mics sul Nie­man Lab al con­cetto di mem­ber­ship (nell’incipit scri­veva più o meno così: “che cosa ren­derà soste­ni­bile le nuove imprese gior­na­li­sti­che? La rispo­sta è una sola: “mem­ber­ship”). In quel pezzo Doc­tor ricor­dava che que­sta non è affatto un’idea nuova, né tanto meno un “espe­ri­mento” intra­preso dalle testate in epoca digi­tale, ma anzi è una vec­chia pra­tica cono­sciuta da oltre 40 anni che oggi è asso­lu­ta­mente fon­da­men­tale per i gior­nali (online e non) saper rin­no­vare e rilanciare.

Alla fine del 2013 il Guar­dian ha nomi­nato un respon­sa­bile per lo svi­luppo delle stra­te­gie di “mem­ber­ship” creando così un nuovo ruolo all’interno del gior­nale pro­prio per incre­men­tare da que­ste poli­ti­che nuove reve­nue, che non dipen­dono nel caso del Guar­dian — è bene pre­ci­sarlo — da nes­sun tipo di pay­wall o sot­to­scri­zione chie­sta diret­ta­mente ai let­tori (su que­sto tema potete anche leg­gere: La stra­te­gia open del Guar­dian).

Molto più recen­te­mente Jeff Jarvis ha dedi­cato pro­prio al con­cetto di “mem­ber­ship” gli ultimi para­grafi di un post Enga­ge­ment, col­la­bo­ra­tion, and mem­ber­ship che fa parte di lungo sag­gio dedi­cato al nuovo eco­si­stema della noti­zia e strut­tu­rato in cin­que parti pub­bli­cate su Medium (uno dei “luo­ghi” più inte­res­santi da visi­tare nel web in que­sto momento). Pro­prio da quello che scrive Jar­vis sul con­cetto di “mem­ber­ship” — come detto sono solo alcuni para­grafi che in parte ripren­dono alcuni con­cetti che Jar­vis scrive da anni — ho cer­cato di estra­po­lare un paio di con­cetti per­ché mi sem­brano par­ti­co­lar­mente inte­res­santi da segnarsi e appun­tare come spunti per svi­lup­pare una discus­sione e delle rifles­sioni più arti­co­late su un argo­mento che ha valore appro­fon­dire (per que­sto ovvia­mente sono gra­dite con­tri­buti e idee):

1. La “mem­ber­ship” non è sem­pli­ce­mente un’altra forma di sot­to­scri­zione, è un modo per ripen­sare il rap­porto tra let­tore e giornali

“Mem­ber­ship” è un ter­mine che spesso viene con­fuso con il con­cetto di “soste­ni­tore” di una testata (soprat­tutto non pro­fit, che sia un gior­nale o un’emittente radio o tv locale) al quale si chiede, sostan­zial­mente, di sot­to­scri­vere un finan­zia­mento per aiu­tare la testata in que­stione a soprav­vi­vere e/o di man­te­nersi indi­pen­dente dai grandi inve­sti­tori pub­bli­ci­tari. Insomma il “patto” con il lettore/sostenitore e la testata è sostan­zial­mente que­sto: tu ci dai soldi e in cam­bio noi pro­met­tiamo di man­te­nere alta la qua­lità dell’informazione e la nostra sostan­ziale indi­pen­denza. Ma se par­liamo di “mem­ber­ship” è neces­sa­rio farci una domanda: cosa dovreb­bero otte­nere di più i mem­bri oltre all’eterna rico­no­scenza dei redat­tori e qual­che bel gad­get da por­tarsi a casa? Una buona rispo­sta potrebbe essere: essere coin­volti con­cre­ta­mente nel pro­cesso pro­dut­tivo del giornale.

In giro ci sono un bel po’ di buone pra­ti­che (ad esem­pio: la piat­ta­forma Kinja che pra­ti­ca­mente mette sullo stesso livello l’autore dell’articolo il let­tore che com­menta quell’articolo, e in giro nel web esi­stono timidi ten­ta­tivi dove si dà la pos­si­bi­lità ai let­tori di poter cam­biare i titoli degli arti­coli pre­via auto­riz­za­zione dei redat­tori). Bene, ma per la mag­gior parte que­sti espe­ri­menti il coin­vol­gi­mento è ancora, diciamo così, a livello base. Si può (si deve) fare ancora di più? Pro­ba­bil­mente sì. La col­la­bo­ra­zione che si con­cede ai let­tori, nella migliore delle ipo­tesi, non va oltre, scrive ancora Jar­vis, a quanto si con­cede ai ragaz­zini in visita al museo di scienze «qui ecco, bam­bini, c’è un bot­tone che potete pre­mere per far appa­rire qual­cuno che potrà fare qual­cosa, ma non temete!, niente di peri­co­loso, è solo per diver­tirvi un po’».

Certo, le comu­nità pos­sono benis­simo orga­niz­zarsi anche da sole (anche nel web, oggi ne hanno tutti gli stru­menti) ma le reda­zioni pos­sono aggiun­gere valore, ad esem­pio con­di­vi­dendo stru­menti e met­tendo a dispo­si­zione la pro­pria orga­niz­za­zione per inse­gnare come veri­fi­care una noti­zia, con­te­stua­liz­zarla e appro­fon­dirla. Domanda: quali stru­menti e stra­te­gie sono neces­sa­rie per ren­dere i let­tori dav­vero par­te­cipi del pro­cesso pro­dut­tivo del giornale?

2. “Mem­ber­ship” è un con­cetto for­te­mente legato all’idea comu­nità, ma le comu­nità non ven­gono “create” dai gior­nali, esi­stono già e i gior­nali ne sono essi stessi dei membri.

«Non solo i gior­nali, i blog e le tech com­pany sono mem­bri di un eco­si­stema dell’informazione nelle loro comu­nità di rife­ri­mento – scrive Jar­vis – ma sono essi stessi mem­bri di quelle stesse comu­nità. Tutti loro hanno degli inte­ressi nella comu­nità e la neces­sità di essere bene infor­mati su di essa. E se è così, non dovreb­bero i mem­bri della comu­nità essere coin­volti ed avere gli stru­menti ade­guati nel deci­dere come si stanno uti­liz­zando le risorse e poter discu­tere le prio­rità nel gestire il lavoro delle testate gior­na­li­sti­che?» Insomma la comu­nità esi­ste già e il gior­nale (la testata gior­na­li­stica) è solo un altro mem­bro che la com­pone, la sua fina­lità dovrebbe essere quella di con­tri­buire con i pro­pri mezzi a darle valore (e rice­verne a sua volta valore). Domanda: qual è il valore che la comu­nità può dare al gior­nale, solo una forma di finan­zia­mento per sostenerlo?

C’è quindi un modo diverso di guar­dare alla “mem­ber­ship”, ci dice ancora Jar­vis nel quale il gior­nale non neces­sa­ria­mente deve pen­sarsi «ego­cen­tri­ca­mente al cen­tro della comu­nità ma sem­mai ai suoi mar­gini», posi­zione migliore per osser­vare quali discus­sioni sono pre­senti nella comu­nità: chi sono le per­sone che per­sone che la com­pon­gono e di cosa si inte­res­sano, cosa sta gli sta a cuore. Con un obiet­tivo: i gior­nali oggi pos­sono for­nire a quelle per­sone (che stanno discu­tendo di poli­tica, sanità, sport, model­li­smo o giar­di­nag­gio) con­te­nuti, cono­scenze, ma anche stru­menti e piat­ta­forme per con­di­vi­dere meglio quello che cono­scono, per avere più occa­sioni di stare insieme e anche (per­ché no?) per acqui­stare cose e ser­vizi. È in que­sto modo che il gior­nale può essere per­ce­pito come un valore, uno stru­mento utile e con­creto per abi­tare quella comu­nità in modo migliore.

Members Only

Audiweb Home Page
Pubblicato il 19 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Home Page delle mie Brame

A seguito della dif­fu­sione del docu­mento interno del «The New York Times» buona parte del dibat­tito si è con­cen­trato sulla morte della home page. Il gra­fico sot­to­stante, con la giu­sta dose di sapiente iro­nia, ne sin­te­tizza i risultati.

dead_homepage

Avevo già effet­tuato un’ela­bo­ra­zione dei dati Audi­web del marzo 2013 per veri­fi­care il valore, il peso, dell’home page dei quo­ti­diani ita­liani, mi è sem­brato dun­que inte­res­sante aggior­narla con i dati ad un anno di distanza, a marzo 2014 [ultimi dati disponibili].

Rispetto ad allora si assi­ste ad un calo gene­ra­liz­zato dell’incidenza dell’home page sul totale degli utenti unici per tutti i prin­ci­pali quo­ti­diani, con Corriere.it che passa dal 64 al 58%, Repubblica.it dal 61 al 54% e Il Fatto dal 71 al 57%; per citarne alcuni.

Tra le prin­ci­pali testate di cui è dispo­ni­bile il dato di det­ta­glio al top Ansa con un peso del 77% e fana­lino di coda, anche per l’effetto del peso dell’aggregazione di altri siti, Il Post con solo i 4%.

Ovvia­mente in ter­mini di pagine viste, quelle che creano red­dito, ricavi, l’incidenza è ancora inferiore.

La prima colonna indica il peso in ter­mini di utenti unici, men­tre la seconda l’incidenza in ter­mini di pagine viste per cia­scuna testata.

Dati Audi­web Marzo 2014 — Ela­bo­ra­zione DataMediaHub

Audiweb Home Page

Il valore dell’home page sta nella fedeltà del let­tore che vi accede, con­tra­ria­mente alla mag­gio­ranza di coloro che invece arri­vano, più o meno casual­mente, da motori di ricerca e social.

Ma, anche, l’elaborazione sopra ripor­tata dimo­stra come siano sem­pre più i sin­goli arti­coli, in fun­zione delle ricer­che e delle con­di­vi­sioni sui social net­work, e non la home page, il primo punto di accesso. L’ approc­cio  di Reu­ters al riguardo è emble­ma­tico in tal senso.

E’ neces­sa­rio ripen­sare l’home page dei quo­ti­diani online e, soprat­tutto, ride­fi­nire i cri­teri di valo­riz­za­zione dei con­te­nuti che dav­vero non pos­sono essere approc­ciati secondo la stessa con­ce­zione del cartaceo.

La con­ce­zione di pro­dotto, che par­tiva cul­tu­ral­mente dalla prima pagina del gior­nale car­ta­ceo, par­rebbe dun­que per­dere sem­pre più valore. Inol­tre, nella mia inter­pre­ta­zione, que­sto aspetto sug­ge­ri­sce come possa essere di gran lunga più inte­res­sante valo­riz­zare, ven­dere, il sin­golo arti­colo invece che il quo­ti­diano nella sua inte­grità basan­dosi ancora una volta sull’esperienza del cartaceo.

Se vole­ste effet­tuare delle spe­ri­men­ta­zioni su que­sto ver­sante con Eta­lia [*] siamo a dispo­si­zione in tal senso.

Etalia Header

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto opera come con­su­lente per Eta­lia in qua­lità di digi­tal mar­ke­ting manager.

Share-of-Internet-consumption-by-device-Desktop-Smartphone-Tablet_chartbuilder
Pubblicato il 14 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

La Notizia è Immobile

E’ cre­scente, come noto, l’utilizzo di inter­net in mobi­lità ed in molti, incluso il sot­to­scritto, atten­dono la “total digi­tal audience” di Audi­web per com­pren­derne l’impatto sui siti web dell’informazione nostrana.

Secondo una ricerca di com­Score, il com­pe­ti­tor più diretto di Audi­web, società uti­liz­zata per la misu­ra­zione nella mag­gio­ra­naza degli altri Paesi, in Ita­lia vi sareb­bero 48 milioni di per­sone che frui­scono della Rete da mobile, il 64.1% dei quali da smartphone.

Negli Stati Uniti entro la fine di quest’anno dovrebbe avve­nire il sor­passo ed il mobile avrebbe una quota di tempo speso online supe­riore a quello da desk­top secondo le pro­ie­zioni di eMar­ke­ter. Non pare però che que­sta sia una buona noti­zia per l’industria dell’informazione.

Share-of-time-spent-consuming-media-Mobile-Desktop_chartbuilder

Secondo i dati dello stu­dio di com­Score “2014 U.S. Digi­tal Future in Focus” la que­stione riguar­de­rebbe essen­zial­mente i social, e Face­book in par­ti­co­lare as usual, ed il gaming, i digi­tal games. Per quanto riguarda le news, che già di per se stesse rap­pre­sen­tano una quota asso­lu­ta­mente mar­gi­nale del totale del tempo speso online [0.9% del totale], resta il PC il device mag­gior­mente uti­liz­zato men­tre da tablet la quota scende allo 0.4% per arri­vare allo 0.2% per gli smartphones.

Una fru­zione sem­pre più “snac­king”, mordi e fuggi che sicu­ra­mente non è di buon auspi­cio per lo svi­luppo digi­tale dell’industria dell’informazione, almeno come è stato con­ce­pito sin ora.

Share-of-Internet-consumption-by-device-Desktop-Smartphone-Tablet_chartbuilder

Anche dai dati dello stu­dio “Mul­ti­Me­dia Men­tor” di GFK, pub­bli­cati recen­te­mente dall’Internet Adver­ti­sing Bureau sta­tu­ni­tense, emerge come la quota di tempo com­ples­si­va­mente dedi­cata alle news tende ulte­rior­mente ad erodersi.

Come dicevo un paio di giorni fa si tratta dell’evidenza del fatto che se la cre­scita nell’utilizzo della Rete in mobi­lità porta ad un minor numero di pagine risulta evi­dente come que­ste non pos­sano più essere la metrica di rife­ri­mento pena l’ulteriore ridu­zione dei già esi­gui ricavi.

Se dopo i social il gaming è l’attività che assorbe il tempo mag­giore delle per­sone online [e non saranno mica solo 15enni bru­fo­losi, eh!] con­ti­nuare a sot­to­va­lu­tare il pos­si­bile impatto della gami­fi­ca­tion dell’informazione potrebbe essere l’ennesimo errore di valutazione.

Trend Online Minutes USA

Gazzetta.it
Pubblicato il 12 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

I Risultati del Restyling di Gazzetta.it

I dati pub­bli­cati la scorsa set­ti­mana rela­ti­va­mente al resty­ling del sito web de «il Cor­riere della Sera» hanno acceso un dibat­tito inte­res­sante sulla que­stione. Oltre ai nume­ro­sis­simi inter­venti, com­menti sui diversi social si sono espressi al riguardo Mas­simo Man­tel­lini che ha appro­fon­dito la tesi di chi, com­preso il sot­to­scritto, non ha apprez­zato il resty­ling, e Simone Tolo­melli [Aka @sasa­ki­fu­jika] che invece imputa i numeri emer­genti a fat­tori legati ad altri aspetti tec­nici rela­tivi alle meto­do­lo­gie attuali di rile­va­zione di Audiweb.

Ho pen­sato avesse senso appro­fon­dire e sono andato a recu­pe­rare e rie­la­bo­rare i dati Audi­web rela­tivi a Gazzetta.it, sem­pre della fami­glia RCS, per veri­fi­care gli effetti del resty­ling avve­nuto a fine gen­naio di quest’anno.

Come mostra la tabella sot­to­stante, nel mese suc­ces­sivo al resty­ling si assi­ste ad un calo del 22% delle pagine viste [con­tro il - 30% di Corriere.it] e nel mese di marzo, ultimo dato dispo­ni­bile, si regi­stra addi­rit­tura una cre­scita sep­pure i numeri restino comun­que infe­riori rispetto al gen­naio; mese per il quale vale la pena di rile­vare la for­tis­sima cre­scita sia di utenti unici che di pagine viste.

Gazzetta.it

Che si sia ancora in attesa della “total digi­tal audience” annun­ciata a novem­bre 2013 e calen­da­riz­zata per gen­naio 2014 è un dato di fatto. Che la cre­scita della frui­zione di inter­net da mobile porti ad un minor numero di pagine viste è altret­tanto noto.

Vedremo se con i dati di aprile si assi­sterà ad un  recu­pero da parte di Corriere.it. Quel che è certo è che evi­den­te­mente la scelta edi­to­riale non è stata esat­ta­mente cen­trata altri­menti non si assi­ste­rebbe alla attuale retro­mar­cia con il ritorno a bloc­chi di testo invece delle sole immagini.

Al di là delle dif­fi­coltà di Audi­web [e delle rela­tive tur­ba­tive che gene­rano per il mer­cato, eh!] se la cre­scita nell’utilizzo della Rete in mobi­lità porta ad un minor numero di pagine risulta evi­dente come que­ste non pos­sano più essere la metrica di rife­ri­mento pena l’ulteriore ridu­zione dei già esi­gui ricavi.

I para­me­tri di valu­ta­zione devono essere altri e su que­sto agen­zie, cen­tri media e edi­tori devono lavo­rare in tempi stretti. Al Festi­val del Gior­na­li­smo  recen­te­mente con­clu­sosi abbiamo pro­vato a for­nire un ulte­riore con­tri­buto sul tema.  Indu­giare ancora una volta sulla que­stione potrebbe rive­larsi fatale.

whore clicks

CorriereIT
Pubblicato il 8 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

I Risultati del Restyling di Corriere.it

La scorsa set­ti­mana sono stati dif­fusi i dati Audi­web del mese di marzo. Mese al cui ini­zio è stato effet­tuato il resty­ling del sito web del gior­nale di via Solferino.

L’elaborazione sot­to­stante evi­den­zia come Corriere.it regi­stri la peg­gior per­for­mance tra le testate prese in con­si­de­ra­zione con un calo delle pagine viste di ben il 30,6% ed una fles­sione degli utenti unici dell’8,4%.

Non a caso pro­gres­si­va­mente si sta rive­dendo il lay­out di sole imma­gini pro­po­sto il 6 marzo scorso inse­rendo nuo­va­mente sem­pre più  anche del testo.

Credo non ci sia biso­gno di aggiun­gere altro [com­ment is free].

CorriereIT

Newer Posts
Older Posts