giornalismo

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Posted on 24 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • NYTi­mes & Face­book — Quasi il 20% del traf­fico al sito web del NYTi­mes arriva da Face­book, ma quali sono i con­te­nuti più popo­lari? Un’interessantissima ana­lisi basata su 33mila con­di­vi­sioni e like dei post sulla pagina Face­book del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense mostra i 10 arti­coli più popo­lari sul social net­work e, soprat­tutto, evi­den­zia quali sono i temi che rac­col­gono il mag­gior inte­resse dei fan. Pro­vate ad indo­vi­nare qual è l’argomento al primo posto prima di leg­gere lo stu­dio e, se avete voglia, scri­ve­te­celo nell’apposito spa­zio dei commenti.
  • Best Per­for­mance sui Social Media — New­sWhip ha pub­bli­cato i risul­tati di una desk research sui 25 top brand per per­for­mance sui social. Ven­gono ana­liz­zati numero di post, con il det­ta­glio per Face­book, Lin­ke­dIn, Pin­te­rest e Twit­ter, ed il livello di enga­ge­ment. Forse la parte più inte­res­sante dello stu­dio è rela­tiva a quei, pochi, brand che rie­scono a gene­rare mag­gior enga­ge­ment con Twit­ter rispetto ai, tanti, alla mag­gio­ranza, che invece è ampia­mente dipen­dente da Face­book anche per que­sto aspetto.
  • Crollo del Traf­fico — Se siete rien­trati oggi dalle vacanze sap­piate che non stiamo par­lando di strade ed auto­strade, sorry. Busi­ness Insi­der pub­blica i dati del traf­fico ai siti delle prin­ci­pali testate da Buz­z­Feed al Daily Mail, pas­sando per BBC e NYTi­mes tra gli altri. Dati dai quale emerge un signi­fi­ca­tivo calo del traf­fico a par­tire da marzo 2015 che in maniera ano­mala coin­volge tutti i publisher.
  • Dagli Influen­cers ai Brid­ges — Con l’influencer mar­ke­ting sem­pre più sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori, che spesso dimen­ti­cano che in realtà si chiama da tempo digi­tal pr, le ricer­che di Paul Adams, autore di “Grou­ped: How Small Groups of Friends Are the Key to Influence on the Social Web”, dimo­strano che al fine di otti­miz­zare la dif­fu­sione di un con­te­nuto la strut­tura della rete sociale è molto più impor­tante delle carat­te­ri­sti­che dei sin­goli indi­vi­dui. Sapevatelo!
  • Mem­bers Only - La mem­ber­ship NON è solo un nuovo modo per ven­dere i con­te­nuti ma un sistema per reset­tare, in meglio, la rela­zione tra testata e let­tori, per­sone, ser­vendo al meglio la comu­nità di rife­ri­mento. Qui su Data­Me­dia­Hub è da un pezzo che lo stiamo dicendo
  • Inter­net of Things — Si parla, e ovvia­mente si stra­parla, di Inter­net of things. A furia di par­larne l’Internet delle cose sta sem­pre più diven­tando realtà quo­ti­diana di un futuro immi­nente che coin­volge pro­fon­da­mente le imprese in tutti gli aspetti, inclusa la comu­ni­ca­zione. Se siete ancora a digiuno, o quasi, sul tema, leg­gete le 5 domande, e rispo­ste, di Deloitte.
  • Digi­tal Mar­ke­ting & Web Spe­cia­list — Mapei, l’impresa di fami­glia dell’attuale Pre­si­dente di Con­fin­du­stria, cerca, per la sede di Milano, un Digi­tal Mar­ke­ting & Web Spe­cia­list. Sem­bra un’opportunità inte­res­sante di que­sti tempi.

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Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Posted on 19 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Freemium & Couponing per Generare Ricavi per i Newsbrand

E stato [ri]lanciato la scorsa set­ti­mana YOUng, forse il primo social paper al mondo. Una piat­ta­forma digi­tale che inte­gra l’esperienza d’uso di un gior­nale online con quella di un social net­work tutta italiana.

Tra le diverse carat­te­ri­sti­che d’interesse un nuovo modello di busi­ness, final­mente non basato sulla pub­bli­cità, fon­dato su l’idea di free­mium e cou­po­ning per gene­rare reve­nues. Per appro­fon­dire ho inter­vi­stato[*] Ger­mano Milite fon­da­tore della testata.

1) YOUng per una testata è un nome che richiama i gio­vani ma non solo. Come nasce la scelta dei que­sto [news]brand?

In realtà YOUng è l’unione di due parole. O meglio, di una parola e di un acro­nimo: YOU, che sta appunto ad indi­care la per­so­na­liz­za­zione, il “tu” appunto messo al cen­tro del sistema, visto che il pro­getto dipende da sem­pre dal soste­gno eco­no­mico di chi lo segue. Poi c’è “ng”, che sta per “new gene­ra­tion”, ovvero per una nuova gene­ra­zione di pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, esperti cono­sci­tori del mer­cato digi­tale e della comu­ni­ca­zione online. Insieme, si legge quindi “YOUng”, che sta per “gio­vane”. Ci tengo però a pre­ci­sare che il con­cetto di gio­vane è inteso come approc­cio e filo­so­fia gene­rale, come guizzo deciso e corag­gioso verso il nuovo. Non è banal­mente col­le­gata all’età degli autori e dei fon­da­tori e lo dimo­stra la com­po­si­zione ana­gra­fi­ca­mente molto ete­ro­ge­nea della nostra reda­zione gior­na­li­stica e degli autori del blog: ci sono under 30, under 20 ed over 50. Che, fuor di reto­rica e di gio­va­ni­li­smo spic­cio, sono un con­vinto e con­creto soste­ni­tore del cosid­detto “patto gene­ra­zio­nale”, dove espe­rienze ed entu­sia­smi diversi si mesco­lano per darsi reci­pro­ca­mente qual­cosa di importante.

2) YOUng uni­sce la for­mula d’abbonamento free­mium al cou­po­ning per gene­rare reve­nues. Un modello di busi­ness deci­sa­mente non ordi­na­rio. Spie­ga­celo meglio.

Certo: In pra­tica, gra­zie anche ad un sistema di gami­fi­ca­tion, noi siamo in grado di resti­tuire indi­ret­ta­mente l’intera somma ver­sata dai nostri lettori/sostenitori gra­zie a dei cre­diti vir­tuali [gli “YP”] che retro­ce­diamo in cam­bio o della dona­zione e/o, appunto, dell’azione di gami­fi­ca­tion [es con­di­vi­sione di un arti­colo, com­ple­ta­mento del pro­prio pro­filo, invito di un amico ad iscri­versi ecc]. Que­sti cre­diti ser­vono per acqui­stare i cou­pon di sconto offerti dai nostri part­ner. Esem­pio: Tizio ci dona 5 euro, riceve 5 cre­diti e può sca­ri­care il cou­pon da 2,50 cre­diti per otte­nere un gelato in omag­gio. Da set­tem­bre, inol­tre, atti­ve­remo anche il ser­vi­zio free­mium, con arti­coli riser­vati solo ai nostri lettori/sostenitori, ovvero a coloro che effet­tue­ranno una dona­zione per soste­nere il nostro lavoro.

3) Gami­fi­ca­tion e una com­mu­nity interna al gior­nale. Anche que­sta è una scelta che in Ita­lia si è vista poco o nulla. I motivi.

Prima di tutto, a mio avviso, per­ché chi opera nel nostro set­tore è ten­den­zial­mente un anal­fa­beta digi­tale, che quando sente il ter­mine “gami­fi­ca­tion” non sa asso­lu­ta­mente cosa signi­fi­chi. Il resto è com­po­sto da con­for­mi­sti cro­nici senza idee e grandi edi­tori che, per motivi intui­bili, hanno molte dif­fi­coltà ad inno­vare sul serio [Rcs ha messo le fac­cine del “come ti senti”, ad esem­pio, pre­sen­tan­dole come grande novità per coin­vol­gere la “com­mu­nity”] e, gestendo anche l’oligopolio dell’advertising online in accordo con le grosse con­ces­sio­na­rie ed i cen­tri media, hanno per ora poco inte­resse con­creto nello spin­gere modelli vera­mente nuovi. Ma qual­che bell’esempio, oltre a YOUng, per for­tuna c’è anche in Ita­lia. Non par­liamo ancora di gami­fi­ca­tion vera e pro­pria, ma realtà come Lega Nerda e VVVID a mio parere sono da tenere d’occhio.

4) I have a dream. Come sarà YOUng tra 5 anni?

Bella domanda. Io spero prima di tutto che sarà inter­na­zio­nale, tra­dotto in Inglese, Spa­gnolo e Por­to­ghese e che riu­scirà a rac­co­gliere intorno a sé una vera e pro­pria comu­nità offline, oltre che una com­mu­nity vir­tuale. Mi auguro che YOUng, tra 5 anni, si evolva da gior­nale online indi­pen­dente a movi­mento cul­tu­rale in grado di pro­porre quel patto gene­ra­zio­nale di cui accen­navo durante la mia prima rispo­sta. Per­ché va bene leg­gere e con­di­vi­dere arti­coli, va bene scam­biare pareri online, ma penso che il nostro obiet­tivo finale dovrà essere quello di affian­care all’attività edi­to­riale di alto pro­filo anche gli eventi tema­tici, che coin­vol­ge­ranno sia i nostri part­ner com­mer­ciali che i nostri let­tori ed i nostri autori, tra­sfor­mando la pub­bli­cità da disturbo a ser­vi­zio utile per l’utente.

5) Tor­nando alla com­mu­nity interna. Per­ché le per­sone dovreb­bero fre­quen­tare quella di YOUng e non Face­book o altri social?

Prima di tutto per­ché, oggi più che mai, i social sono spesso un ricet­ta­colo cao­tico di fri­vo­lezze o di bufale o di noti­zie di scarso valore ed uti­lità. YOUng si impe­gna a for­nire solo con­te­nuto di alto pro­filo e di alto valore aggiunto per chi lo fre­quenta. E’ un pro­getto con­ce­pito, nato ed orga­niz­zato per favo­rire il pro­fi­lare di “nic­chie” orga­niz­zate al suo interno, che mira a “trat­te­nere” i let­tori tra­sfor­man­doli da sem­plici frui­tori di noti­zie in utenti attivi, che gra­zie all’interazione reci­proca den­tro e fuori da YOUng, pos­sono gua­da­gnare cre­diti ed otte­nere quindi “ricom­pense”. La dina­mica cui abbiamo pen­sato è pro­prio quella che ha fatto il suc­cesso di molti gio­chi online: tu passi tempo su YOUng, lo sostieni eco­no­mi­ca­mente e ne dif­fondi il brand, noi ti pre­miamo per­met­ten­doti di acce­dere a con­te­nuti e fun­zio­na­lità ed offerte esclu­sive. Ma atten­zione: noi non vogliamo certo porci come alter­na­tiva ai vari Face­book, Insta­gram, Lin­ke­din, Twit­ter ecc. Noi rap­pre­sen­tiamo sem­mai un’integrazione, un qual­cosa di diverso che non sosti­tui­sce l’esperienza social ma la rende appunto diver­si­fi­cata. Più “pulita” e selet­tiva ma non per que­sto noiosa o limitata.

6)  Qual è la stra­te­gia di comu­ni­ca­zione a sup­porto del lan­cio di YOUng?

Con­si­de­rando il nostro bud­get che rasenta lo zero, dob­biamo pun­tare tutto sul nostro net­work social pre-esistente [abbiamo circa 600.000 iscritte alle pagine face­book che pro­muo­vono YOUng] e sulle nostre com­pe­tenze. Dalla pros­sima set­ti­mana lan­ce­remo anche un video di promo per la cam­pa­gna di cro­w­d­fun­ding con Marco Bal­dini come testi­mo­nial. Poi il con­sueto lavoro di uffi­cio stampa per farci cono­scere dai media e, si spera, recu­pe­rare altre inter­vi­ste come que­sta. In più, lan­ce­remo l’hashtag #Dipen­de­DaTe e rega­le­remo magliette ordi­nati su Worth Wea­ring con il logo YOUng e la scritta “Dipende da me” ad ogni soste­ni­tore che ci avrà donato almeno 100 euro, invi­tan­dolo a girare un video dove dirà:”Sono Tizio e YOUng Dipende anche da me”. In que­sta ope­ra­zione cer­che­remo di coin­vol­gere anche intel­let­tuali, arti­sti e per­so­naggi noti del web.

7)  3 cose che i new­sbrand fanno bene in Ita­lia e 3 che invece fanno male.

Ti sem­brerò pre­sun­tuoso ma non rie­sco sul serio a tro­vare tre cose che i new­sbrand fanno bene oggi, soprat­tutto con­si­de­rando l’Italia. E ti sem­brerò magari meno pre­sun­tuoso se ti dico che i primi ad aver fatto poco o nulla di buono fino ad un anno fa siamo stati in pri­mis noi di YOUng. Certo abbiamo rac­colto quasi 10.000 iscri­zioni, lan­ciato diverse cam­pa­gne cro­w­d­fun­ding di suc­cesso e col­le­zio­nato 6 milioni di accessi unici nel 2014. Al di la di inter­vi­ste, appro­fon­di­menti, repor­tage ed inchie­ste di qua­lità, però, non abbiamo pro­dotto nulla che non ci sia già altrove. Nulla che non si sia già visto e che, magari, in certi casi fun­ziona pure meglio. Una prima svolta c’è stata nel 2014, con l’inaugurazione del nuovo sistema per i fol­lo­wer, che ha pre­an­nun­ciato ciò che abbiamo lan­ciato lo scorso 12 ago­sto. Se devo pro­prio sfor­zarmi, comun­que, ti dico che di sicuro la pro­fi­la­zione degli utenti ed il ten­ta­tivo di creare com­mu­nity interne, orga­niz­zando anche eventi, sono un buon ini­zio che molte piat­ta­forme hanno preso in con­si­de­ra­zione. Quello che fanno male? Pun­tare ancora così tanto su visite, click ed adv display, dipen­dere troppo dai social e non riu­scire ad avere una linea edi­to­riale chiara e coe­rente, trat­tando magari meno argo­menti ma in maniera più appro­fon­dita e com­pe­tente ed inse­guendo invece i vari tor­men­toni viral. In gene­rale non credo che l’informazione gene­ra­li­sta abbia un futuro — e nep­pure un pre­sente — al di fuori del mai­stream pre-esistente [e pure sov­ven­zio­nato pub­bli­ca­mente]. L’errore più grande è non avere il corag­gio di spe­ri­men­tare sistemi alter­na­tivi a quelli attuali, sof­frire di que­sto com­plesso vir­tuale che online vuole imporre ogni con­te­nuto gra­tui­ta­mente, altri­menti “nes­suno lo legge”. Certo: ma quando fai 6 milioni di unici ed incassi 3000 euro, signi­fica che il tuo modello non regge e non può basarsi solo sulle visite e gli adv display. Anche il “native” da solo non può asso­lu­ta­mente bastare [e lo trovo anche poco cor­retto deon­to­lo­gi­ca­mente]. Occorre inte­grare diversi sistemi che pos­sano essere win win e tra­spa­renti per tutti i sog­getti coin­volti: publisher/editori, inser­zio­ni­sti ed utenti finali. Noi ci proveremo.

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[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto intrat­tiene rap­porti pro­fes­sio­nali rego­lar­mente retri­buiti con Ger­mano Milite e col­la­bora con YOUng. Que­sto arti­colo invece NON è remu­ne­rato in alcun modo.

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Posted on 19 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • User Gene­ra­ted Con­tent - Non c’è solo il caso dell’albergatore rimi­nese che insulta i clienti che fanno recen­sioni nega­tive su Tri­pAd­vi­sor, e rac­co­glie la soli­da­rietà di alcuni suoi col­le­ghi. A far discu­tere c’è anche la moglie gelosa che apprezza il locale ma disprezza la came­riera che “ci prova” con il marito. Dopo la multa dell’Antitrust  per pra­tica com­mer­ciale scor­retta sulle recen­sioni online degli alber­ghi, poi annul­lata dal TAR, ed il caso mon­tato ad hoc nei giorni scorsi dal sito Ita­lia a Tavola in col­la­bo­ra­zione con alcuni risto­ra­tori, la piat­ta­forma torna sotto i riflet­tori. Sullo sfondo sem­pre la stessa que­stione: atten­di­bi­lità e valore degli user gene­ra­ted content.
  • Face­book & Edi­tori -  Secondo i dati di Parse.ly’s, basati sull’analisi di 400 clienti tra i quali Fox News, Tele­graph Media Group, Masha­ble, Busi­ness Insi­der, Condé Nast, The Atlan­tic e Reu­ters, a luglio di quest’anno Face­book avrebbe supe­rato Goo­gle come dri­ver di traffico.
  • Paid Digi­tal PR - L’influencer mar­ke­ting è molto lon­tano da essere “puro” e spesso le ope­ra­zioni per otte­nere visi­bi­lità sono da cata­lo­gare tra i paid media e non tra gli ear­ned media. Visto che si paga, l’amico Gian­luca Die­goli spiega, giu­sta­mente, come pagarle, e quanto, que­ste paid digi­tal PR. Con­si­gli di asso­luto inte­resse che però lasciano irri­solta la que­stione etica e pro­fes­sio­nale di que­ste pratiche.
  • Gio­vani & News - Che i gio­vani, anche nel nostro Paese, leg­gano le noti­zie pre­va­len­te­mente dai social e molto meno i quo­ti­diani, siano essi nella ver­sione car­ta­cea che in quella online, è noto. Tra le diverse cause credo ci possa essere anche un pro­blema di lin­guag­gio oltre che di con­te­nuti. Ana­liz­zare la scelta dei temi ed il lin­guag­gio non inges­sato uti­liz­zato da Vice Ita­lia for­ni­sce ulte­riori spunti di rifles­sione sul tema, volendo.
  • Rebran­ding - Sli­de­Share, la prima e più cele­bre piat­ta­forma di con­di­vi­sione di pre­sen­ta­zioni, col­pe­vol­mente sotto uti­liz­zata dalla imprese del nostro Paese, dopo l’acqusizione da parte di Lin­ke­dIn nel 2012 ora cam­bia nome e diviene Lin­ke­dIn Sli­de­Share. Ope­ra­zione di rebran­ding che va al di là degli aspetti socie­tari ma punta a sot­to­li­nearne il valore sopra­tutto per il B2B.
  • Digi­tal Mar­ke­ting — Che il mar­ke­ting non sia una scienza esatta vi sarà detto da chiun­que fac­cia il mio mestiere e sia dotato di un minimo di one­stà intel­let­tuale. Il digi­tale avrebbe dovuto appor­tare dei van­taggi in tal senso in ter­mini di misu­ra­bi­lità ma così non è, ad oggi. Infatti, secondo For­re­ster il 43% dei mar­ke­ters ancora non sa cosa fun­ziona e cosa no e il 70% sarebbe dispo­ni­bile ad incre­men­tare gli inve­sti­menti in quest’area se fosse in grado di misu­rare meglio il ROI. La con­fu­sione tra il misu­rare tutto e cosa abbia senso dav­vero misu­rare, e come, impera e il mondo dei media e della pub­bli­cità deve ride­fi­nire i cri­teri di misu­ra­zione della crea­zione di valore pena la per­dita di rile­vanza. Lo spiega meglio di altri Ana And­je­lic, glo­bal stra­tegy direc­tor di Havas Media Lux Hub.
  • Home Page — Se la rile­vanza dell’home page come primo punto di accesso all’informazione è in con­ti­nuo calo resta comun­que inne­ga­bile il suo valore per quella quota di utenza fide­liz­zata al news-brand. L’elenco di 64 modi per [ri]pensare l’home page può essere valido sup­porto se state riflet­tendo sul tema.

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Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

7 factors success digital news diagram
Posted on 17 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

I 7 Elementi per il Successo nelle Digital News

Lucy Küng, ricer­ca­trice del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism e docente di Media Inno­va­tion alla Uni­ver­sità di Oslo, ha pub­bli­cato “Inno­va­tors in Digi­tal News“, ana­lisi di cin­que testate tra i key players delle digi­tal news.

La ricer­ca­trice, ana­liz­zando due legacy media [the Guar­dian e the New York Times] e tre pure players [Quartz, Buz­z­Feed e Vice] ha iden­ti­fi­cato i 7 ele­menti di suc­cesso nelle digi­tal news. Carat­te­ri­sti­che che ovvia­mente devono essere pre­senti in com­bi­na­zione fra loro per creare il giu­sto mix di successo.

Al cuore vi sono tre aspetti cor­re­lati tra loro:

  • Uni­vo­cità di obiet­tivi dell’organizzazione
  • Lea­der­ship mana­ge­riale di ele­vato livello con rico­no­sciuta cre­di­bi­lità all’interno della testata
  • Una stra­te­gia chiara ed univoca

A que­sti si aggiun­gono altri ele­menti di cul­tura orga­niz­za­tiva e di com­pe­tenze neces­sa­rie all’obiettivo:

  • Una cul­tura azien­dale “pro digitale”
  • Un mix inte­grato di com­pe­tenze gior­na­li­sti­che, tec­no­lo­gi­che e commerciali

Vi sono infine altri due ele­menti che la Küng sot­to­li­nea non essere facili da acqu­sire e/o replicare:

  • Aver ini­ziato pre­sto. Ovvia­mente mag­giore il tempo migliore la curva di esperienza.
  • Auto­no­mia ed abi­lità di for­nire rispo­ste con­grue nel modo più diretto pos­si­bile a oppor­tu­nità e minacce pre­senti nel mercato.

Il dia­gramma sot­to­stante rias­sume i 7 ele­menti di suc­cesso mostrando la rela­zione tra que­sti. Il primo capi­tolo del libro è libe­ra­mente sca­ri­ca­bile.

7 factors success digital news diagram

 

MIlano Autostrada
Posted on 17 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Dopo la pausa per la set­ti­mana di Fer­ra­go­sto riprende rego­lar­mente le pub­bli­ca­zioni Post-it, rubrica quo­ti­diana di sele­zione ragio­nata delle noti­zie da non per­dere su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione. Le let­ture con­si­gliate del giorno sono:

  • Antro­po­lo­gia del Retail — La catena danese Tiger inve­ste in ini­zia­tive che hanno l’obiettivo di rin­for­zare il senso di coe­sione sociale nelle aree urbane. L’incremento del 44% dei ricavi nel 2014 è lì a con­fer­mare che c’è spa­zio per ini­zia­tive social­mente respon­sa­bili e per farle andare a brac­cetto con i pro­fitti. Pren­dere nota, grazie.
  • Ad Bloc­king per Inco­scienti — L’attenzione verso il cre­scente feno­meno di coloro che uti­liz­zano sistemi per bloc­care gli annunci pub­bli­ci­tari e più in gene­rale verso la viewa­bi­lity, l’effettiva visua­liz­za­zione, dell’advertising on line, è mas­sima. Pare non sia così invece per le agen­zie pub­bli­ci­ta­rie che, secondo quanto pub­bli­cato da eMar­ke­ter, lo riten­gono un grosso pro­blema solo nel 9% dei casi. Avanti tutta così…
  • La Corona della Comu­ni­ca­zione — Non c’è dub­bio che ci sia chi ha già vinto, con netto distacco rispetto a qual­siasi altro con­cor­rente, la corona della comu­ni­ca­zione per il 2015. È A&S Comu­ni­ca­tion & Events, agen­zia senza un sito web alla quale non manca solo una m in com­mu­ni­ca­tion ma molto altro e che pro­pone per il pros­simo 3 otto­bre un pome­rig­gio in cui Fabri­zio Corona terrà uno stage [uno stage???] niente po’ po’ di meno che su Lin­guaggi Comu­ni­ca­zione e Mar­ke­ting, New media, Video­cra­zia, Stra­te­gie Adver­ti­sing, L’importanza della Visi­bi­lita’ come acqui­sirla man­te­nerla e ali­men­tarla, Creare una cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria di suc­cesso off line e on line, Gestione e svi­luppo social net­works, Stra­te­gie per una cam­pa­gna web,stampa,tv vin­cente. Per for­tuna alla fine dello stage verrà’ data una maglieta edi­zione limi­tata autografata[si, senza una t per far com­pa­gnia alla m man­cante]. Adesso son più sereno.
  • I Numeri del NYTi­mes — Mar­ga­ret Sul­li­van, Public Edi­tor del quo­ti­diano new­yor­quino, dà i numeri nel senso buono del ter­mine. Si viene così a sco­prire che del milione di abbo­nati alla ver­sione online/digitale il 13% è da fuori gli USA e che dal 2008 ad oggi sono stati inve­stiti 300 milioni di dol­lari per miglio­rare sotto il pro­filo gior­na­li­stico l’offerta del gior­nale, oppure che il 70% dei ricavi arri­vano ancora dalla ver­sione car­ta­cea del gior­nale e molto altro ancora di cui pren­dere nota.
  • Trac­king Tuto­rial — Appena tor­nati da qual­che loca­lità più o meno eso­tica dove siete andati a fare trek­king? Ini­ziate adesso ad occu­parvi del trac­king. Un tuto­rial di Busi­ness Insi­der vi spiega come vedere tutti quelli che trac­ciano i vostri com­por­ta­menti e le vostre infor­ma­zioni su Face­book e, soprat­tutto, come eli­mi­nare, o quasi, il pro­blema. Fatelo!
  • Pro­gram­ma­tic Adver­ti­sing & Publi­shers — Il pro­gram­ma­tic adver­ti­sing si espande a tassi di cre­scita del 30% e si stima che a livello mon­diale rag­giun­gerà i 30 miliardi di dol­lari nel 2019. Una ana­lisi di BCG valuta le cri­ti­cità e le oppor­tu­nità per i publishers.
  • LOL — Se usate ancora LOL, acro­nimo di lau­ghing out loud o laugh out loud [tra­du­ci­bile in ita­liano come “ridere di brutto”] siete demodè. Lo rivela una ricerca di Face­book secondo la quale que­sto acro­nimo ver­rebbe usato ormai da sola­mente l’1.9% delle per­sone che invece pre­di­li­gono per per il 51.4% sem­pli­ce­mente aha­hah o uti­liz­zano un emoji, una fac­cina, nel 33.7% dei casi. Come si suol dire, sapevatelo!

MIlano Autostrada

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