giornalismo partecipativo

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Pubblicato il 5 giugno 2014 by Massimo Gentile

São Paulo: un esempio di giornalismo partecipativo per monitorare le linee della metropolitana

Uno stru­mento par­te­ci­pa­tivo per moni­to­rare in tempo reale la situa­zione della rete di metrò è una delle novità messe a dispo­si­zione degli utenti di San Paolo, Bra­sile, dal quo­ti­diano O Estado de São Paulo in occa­sione del lan­cio del resty­ling del pro­prio sito. La rete metro­po­li­tana di San Paolo oggi ha una esten­sione di una ottan­tina di chi­lo­me­tri e, con 67 sta­zioni distri­buite tra le 5 linee in cui è divisa, tra­sporta circa 5 milioni di per­sone al giorno. Ossia si tratta di un ser­vi­zio stra­te­gico visto che in pra­tica poco meno della metà della popo­la­zione della metro­poli bra­si­liana si muove in metrò.

Quello messo a punto da O  Estado de São Paulo è uno stru­mento sem­plice e effi­cace. Gra­zie a una part­ner­ship con Twit­ter e uti­liz­zando la piat­ta­forma Flo­wics tutte le infor­ma­zioni, foto com­prese, che appa­iono su Twit­ter col tag #Esta­dão­Me­trôSP ven­gono aggre­gate e ripor­tate in un pan­nello sud­di­viso per le cin­que linee della metro­po­li­tana. Ne viene fuori un qua­dro che riporta in tempo reale se la situa­zione di una linea è nor­male o meno, l’eventuale pro­blema veri­f­cato e quanto risul­tano piene le car­rozze di cia­scuna linea.

Ovvia­mente, come in tutti i casi di infor­ma­zione par­te­ci­pa­tiva è fon­da­men­tale il con­tri­buto degli utenti. Ma già al suo esor­dio, sabato 31 mag­gio, #Esta­dão­Me­trôSP si è mostrato come un stru­mento tre­men­da­mente effi­cace: in quel giorno un gua­sto di un treno della linea 3 (22 km in totale, la più estesa delle cin­que e che uni­sce lo sta­dio del Pal­mei­ras a quello tar­gato Fifa del Corin­thians) aveva pro­vo­cato una para­lisi di circa mezz’ora. Gra­zie alle segna­la­zioni via twit­ter ripor­tate da O Estado, non solo il gua­sto è stato ripa­rato, ma la società che gesti­sce la rete metro­po­li­tana si è tro­vata a dover aumen­tare il numero di vagoni in modo da smal­tire velo­ce­mente le file accu­mu­late nelle varie stazioni.

Un esem­pio di ser­vi­zio pub­blico utile e una forma intel­li­gente per inca­na­lare le segna­la­zioni dei lettori.

Whore
Pubblicato il 20 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

2014: L’Anno delle Metriche

A fine dell’anno scorso avevo indi­cato nelle “tre C”: Con­ver­genza, Coin­vol­gi­mento e Citi­zen Jour­na­lism  le prio­rità di inter­vento, i key pil­lars per il set­tore edi­to­riale nel 2013.  Dovendo fare un bilan­cio il risul­tato, ahimè, è com­ples­si­va­mente nega­tivo. Su tutti e tre gli aspetti, gli assett stra­te­gici di inter­vento si è visto com­ples­si­va­mente, soprat­tutto per quanto riguarda il pano­rama nazio­nale, dav­vero poco; al mas­simo qual­che, goffo, ten­ta­tivo, spe­ri­men­ta­zioni una tan­tum abban­do­nate tanto fret­to­lo­sa­mente quanto intra­prese senza un a chiara visione d’assieme.

Credo che le prio­rità non siano cam­biate e rilan­cio inse­rendo un quarto aspetto al quale nel corso dell’anno ho dedi­cato, o almeno o pro­vato a dedi­care, spa­zio tutte le volte che è stato pos­si­bile per ali­men­tare il dibat­tito, il con­fronto pro­fes­sio­nale sul tema: le metriche.

Vi sono due aspetti di fondo. In pri­mis le metri­che sono fon­da­men­tal­mente incen­trate sul valore, o pre­sunto tale, gene­rato per l’inserzionista come [di]mostra la pre­va­lente foca­liz­za­zione su utenti unici e pagine viste. Metri­che pre­va­len­te­mente quan­ti­ta­tive che, da un lato, tra­scu­rano ele­menti essen­ziali comun­que di valore per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari e, dall’altro lato, non misu­rano  l’impatto gior­na­li­stico, il valore delle pro­po­ste infor­ma­tive della testata per la società nel suo com­plesso. Aspetto tutt’altro che tra­scu­ra­bile se si con­ferma che il gior­na­li­smo e l’informazione sono un pila­stro fon­da­men­tale per le democrazie.

Inol­tre, le metri­che pre­va­len­te­mente in uso non hanno pos­si­bi­lità di essere rese omo­ge­nee rispetto alla ver­sione tra­di­zio­nale, car­ta­cea, dei quo­ti­diani. In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In que­sto caso, se que­sto ele­mento di misu­ra­zione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

Col­la­vo­rare [no, non è un refuso] sul tema è un must poi­chè è evi­dente la deriva qua­li­ta­tiva che gli attuali cri­teri gene­rano. Il 2014 sarà, dovrà essere, l’anno in cui provi rime­dio hic et nunc. 2014: l’anno delle metriche.

Whore

Libro Cimarosti
Pubblicato il 21 luglio 2013 by Pier Luca Santoro

Te la do io la notizia

Il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, o citi­zen jour­na­lism che dir si voglia, è un’area di gran­dis­sime poten­zia­lità sia in ter­mini di pro­du­zione di con­te­nuti che di moda­lità di rela­zione e coin­vol­gi­mento dei let­tori da parte delle grandi testate. Un’informazione di qua­lità e par­te­ci­pata, open, che con­vinca e coin­volga il let­tore, le per­sone, è ele­mento discri­mi­nante che può fare la dif­fe­renza sia in ter­mini di rap­porto costi/ricavi che a livello di value pro­po­si­tion, la pro­po­sta di valore che offriamo alle persone.

Il foto­vi­deo citi­zen jour­na­lism è un feno­meno di estrema rile­vanza come testi­mo­nia, per quanto riguarda l’Italia, l’enorme suc­cesso di You­Re­por­ter con i video girati dalle per­sone che sono stati tra­smessi da tutte le TV ita­liane e da molte altre emit­tenti in tutto il mondo.

E’ pro­prio di You­Re­por­ter, della sua sto­ria ed evo­lu­zione, che parla il libro di recen­tis­sima pub­bli­ca­zione “Te la do io la noti­zia” di Angelo Cima­ro­sti, co-fondatore, insieme a Luca Baucc­cio e Ste­fano De Nicolo, della più impor­tante piat­ta­forma di gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo del nostro Paese.

120 pagine sud­di­vise in 13 capi­toli che attra­verso la sto­ria di You­Re­por­ter, dalla sua nascita nell’aprile del 2008 ai giorni nostri, ana­liz­zano que­sto feno­meno, con 65mila iscritti e 400mila con­tri­buti in que­sti primi cin­que anni, di par­te­ci­pa­zione e infor­ma­zione con l’occhio appas­sio­nato di chi l’ha creato ma anche cri­tico ed attento del gior­na­li­sta pro­fes­sio­ni­sta con­sa­pe­vole dei van­taggi ma anche dei rischi che que­sto comporta.

Una fine­stra tutta ita­liana per capire chi sono i citi­zen jour­na­list e cosa li spinge a rac­con­tare le pro­prie sto­rie. Let­tura obbli­gata per appro­fon­dire quello che con la dif­fu­sione di massa del web è cer­ta­mente uno dei feno­meni di mag­gior impatto nell’evoluzione dell’ecosistema dell’informazione.

Libro Cimarosti

Guardian Witness
Pubblicato il 17 aprile 2013 by Pier Luca Santoro

Il Giornalismo è una Conversazione a Due Vie

La filo­so­fia del «The Guar­dian»: digi­tal e open, è stata oggetto di una delle 8 case history ana­liz­zate nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Observatory.

Il gior­nale diretto da Alan Rusbrid­ger dopo aver rea­liz­zato, a luglio 2012, l’ennesimo passo verso l’apertura ai con­tri­buti dei let­tori con #smart­ta­kes, stru­mento di aggre­ga­zione, di cura­tion dei con­te­nuti, per rac­co­gliere ana­lisi e com­menti dei let­tori in un unico spa­zio via Twit­ter, pro­se­gue senza esi­ta­zioni sulla strada del gior­na­li­smo partecipativo.

E’ di ieri infatti l’annuncio del lan­cio di una piat­ta­forma per i con­te­nuti gene­rati dagli utenti. I let­tori saranno in grado di inviare foto­gra­fie, video e testi diret­ta­mente ai gior­na­li­sti del quo­ti­diano anglo­sas­sone attra­verso il sito web dedi­cato o  gra­zie ad appli­ca­zioni gra­tuite per smart­phone sia Apple iPhone che Goo­gle Android.

Guardian Witness

Guar­dia­n­Wit­ness, que­sto il nome della piat­ta­forma, è inte­grato diret­ta­mente nel sistema di gestione dei con­te­nuti del «The Guar­dian», il che signi­fica che i gior­na­li­sti pos­sono visua­liz­zare e sele­zio­nare in tempo reale al momento del cari­ca­mento i con­tri­buti degli utenti per i loro arti­coli. Gli utenti sono inco­rag­giati a pre­sen­tare con­tri­buti per le “brea­king news” e altri temi — come quello di que­sta set­ti­mana sui grat­ta­cieli — sug­ge­riti ogni set­ti­mana dall’editor della reda­zione. Tutti i con­te­nuti pre­sen­tati ven­gono veri­fi­cati dai coor­di­na­tori della comu­nità prima di essere pubblicati.

Joanna Geary, social and com­mu­ni­ties edi­tor del gior­nale, ha dichia­rato che:

Guar­dia­n­Wit­ness raf­for­zerà ulte­rior­mente il nostro rico­no­sci­mento che il gior­na­li­smo è ormai una con­ver­sa­zione a due vie e aprirà il nostro sito come non abbiamo mai fatto prima. Non solo que­sto ren­derà ancora più facile per i nostri let­tori essere coin­volti nel nostro gior­na­li­smo e for­mare comu­nità sia locali che glo­bali di inte­resse comune, ma for­nirà anche ai nostri gior­na­li­sti un nuovo fan­ta­stico stru­mento, for­nendo loro spunti e punti di vista ai quali forse ancora non hanno ancora accesso.

Il gior­na­li­smo è una con­ver­sa­zione a due vie. I con­te­nuti sono la base, la repu­ta­zione e la comu­nità, le chiavi del successo.

Labirinto Borges
Pubblicato il 12 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Le 3 C dell’Informazione per il 2013

La fine dell’anno si sa è epoca di bilanci e di pre­vi­sioni per il futuro. Il bello di fare delle pre­vi­sioni scritte è che poi restano lì ed è pos­si­bile a distanza di un anno veri­fi­carne fon­da­tezza o meno. Met­tete pure dun­que, se cre­dete, que­sto arti­colo tra i pre­fe­riti così da venirmi a tirare per la giac­chetta se del caso l’anno pros­simo di que­sti tempi.

Ho pro­vato a rac­co­gliere i pen­sieri, a met­tere insieme i vari pezzi del puzzle di un anno tanto sti­mo­lante con­cet­tual­mente quanto depri­mente eco­no­mi­ca­mente per l’industria dell’informazione e, come anti­cipa il titolo, sono arri­vato a cre­dere che il 2013 sarà carat­te­riz­zato fon­da­men­tal­mente da “3 C”:

  • Con­ver­genza
  • Coin­vol­gi­mento
  • Citi­zen Journalism

Con­ver­genza

Come ricor­davo nel mio speech al con­ve­gno dell’ Asso­cia­zione Nazio­nale Edi­to­ria Perio­dica Spe­cia­liz­zata, un rac­conto è con­ver­gente quando ven­gono distri­buiti gli stessi con­te­nuti all’interno di piat­ta­forme diverse.

Credo non possa esserci dub­bio che, in pro­spet­tiva, il futuro dei quo­ti­diani si gio­cherà sulla capa­cità di rea­liz­zare siner­gie, con­ver­genza, tra le ver­sioni digi­tali e quelle tra­di­zio­nali, uti­liz­zando cia­scun mezzo, cia­scuna ver­sione a sup­porto dell’altra. I diversi sup­porti non sono, non saranno, alter­na­tivi ma complementari.

Con­vin­zione che, oltre che dai risul­tati dello stu­dio della The Pro­fes­sio­nal Publi­shers Asso­cia­tion, che mostra come le due piat­ta­forme [tablet e carta] si com­bi­nino tra loro per ampliare il reper­to­rio di let­tura, viene ulte­rior­mente raf­for­zata dalla pub­bli­ca­zione, solo di ieri di ben due ricerche.

Una prima, rea­liz­zata dal The Pew Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism, pub­bli­cata ieri, mostra come anche coloro che leg­gono le noti­zie in mobi­lità su tablet e smart­pho­nes pre­va­len­te­mente pre­di­li­gano, anche nel caso degli under 40, dei gio­vani, un’espe­rienza di let­tura che è simile a quella della carta. Stu­dio, tra l’altro, con­ferma quanto pre­ce­den­te­mente emerso circa la pre­fe­renza di let­tura da bro­w­ser, dal web, invece che attra­verso le app.

La seconda, rea­liz­zata dall’ Online Publi­shers Asso­cia­tion a giu­gno di quest’anno, che ricorda la bassa pro­pen­sione all’acquisto di appli­ca­zioni dedi­cate e che con­si­glia dun­que la pro­po­sta di pac­chetti che inclu­dano la ver­sione cartacea.

Ne spiega molto bene le impli­ca­zioni Felix Salo­mon che argo­menta, come sem­pre egre­gia­mente, per­chè non avremo un “tablet-native jour­na­lism”, un gior­na­li­smo spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cato e rea­liz­zato esclu­si­va­mente a que­sta piat­ta­forma, a que­sto device.

La capa­cità dun­que di rea­liz­zare un pro­dotto edi­to­riale che sia apprez­zato, di qua­lità, e frui­bile in egual maniera indi­pen­den­te­mente da dove è distri­buito, com­ple­men­tare anche ai diversi momenti di let­tura dell’informazione che, ancora una volta, si inte­grano tra loro, sarà, è, uno dei punti chiave.

Giornalaio Pubblico 9 Dic 2012

Coin­vol­gi­mento

E’ que­sto attual­mente uno dei più gravi pro­blemi dei quali sof­fre l’informazione. Forse il prin­ci­pale tal­lone d’achille.

Se i tempi di per­ma­nenza sui siti dei quo­ti­diani online sono un chiaro indi­ca­tore del basso livello di coin­vol­gi­mento, aspetto che si con­ferma anche dalla ele­vata per­cen­tuale di let­tori che arri­vano dai motori di ricerca [e dai social net­work?] indice di scarsa fedeltà alla sin­gola testata, i dati pub­bli­cati da eMar­ke­ter ieri sul tempo speso anche per quanto riguarda le diverse cate­go­rie di appli­ca­zioni chiu­dono il cerchio.

Emerge come a livello mon­diale la cate­go­ria delle appli­ca­zioni di noti­zie rap­pre­senti sola­mente il 2% del totale, con gio­chi e social net­work ad assor­bire oltre due terzi del tempo.  Chiaro ulte­riore indi­ca­tore del problema.

Come ho avuto modo di sot­to­li­neare a più riprese, in tal senso, a mio avviso, le leve su cui ope­rare sono fon­da­men­tal­mente due.

Crea­zione, ed ali­men­ta­zione, di comu­nità d’interesse all’interno del sito del gior­nale e imple­men­ta­zione di tec­ni­che ricon­du­ci­bili alla gami­fi­ca­tion, che può essere ele­mento di grande ausi­lio poi­chè l’ appli­ca­zione all’informazione con­sente di appro­fon­dire l’esperienza del let­tore, delle per­sone, crea coin­vol­gi­mento e par­te­ci­pa­zione, miglio­rando com­ples­si­va­mente di riflesso le per­for­mance di busi­ness aziendali.

Senza enga­ge­ment non c’è par­tita, non c’è, qua­lun­que esso sia, un futuro dei gior­nali. Deve essere que­sta la prio­rità asso­luta, credo dav­vero, per il 2013

Tempo per App

Citi­zen Journalism

Lo spie­gava a chiare let­tere alla tre giorni sul gior­na­li­smo digi­tale orga­niz­zata da «Varese News» recen­te­mente, con tanta sem­pli­cità quanta effi­ca­cia, Angelo Cima­ro­sti, co-fondatore di You­Re­por­ter, affer­mando che “nes­suna testata al mondo può avere 40mila col­la­bo­ra­tori sparsi sul ter­ri­to­rio a rac­co­gliere, fil­mare, foto­gra­fare, le noti­zie in tempo reale”. Basta guar­dare un qua­lun­que tele­gior­nale nazio­nale per veri­fi­care quanto sia vera que­sta affer­ma­zione, con la coper­tura di eventi atmo­sfe­ri­sci, ter­re­moti e tan­tis­simi altri fatti di cro­naca che senza il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo sarebbe nulla o tardiva.

Un’informazione di qua­lità e par­te­ci­pata, open, che con­vinca e coin­volga il let­tore, le per­sone, è il terzo ele­mento discri­mi­nante che può fare la dif­fe­renza sia in ter­mini di rap­porto costi/ricavi che a livello di value pro­po­si­tion, la pro­po­sta di valore che offriamo alle persone.

Un pro­cesso di co-creazione che dovrebbe essere l’essenza di quello che comu­ne­mente si rac­chiude nella defi­ni­zione di Web 2.0 per troppo tempo col­pe­vol­mente tra­scu­rato, anche, dai gior­nali e ricer­cato sem­pre più dalle persone.

Il 2013 sarà, dovrà essere, l’anno in cui provi rime­dio hic et nunc.

Labirinto Borges

Ne ripar­liamo, anche, alla fine dell’anno prossimo.

Pubblicato il 24 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Aperture Responsabili

Sem­pre meno diamo per scon­tato che le infor­ma­zioni che ci arri­vano dalle “fonti uffi­ciali” siano cor­rette sia sotto il pro­filo dell’imparzialità che ancor­più della veri­di­cità. L’era del “l’ha detto la tele­vi­sione”, come sino­mimo di fat­tua­lità ogget­tiva è sem­pre meno valida per una quota cre­scente degli italiani.

Se ven­gono dun­que a man­care i gate­kee­pers chi sta­bi­li­sce cosa sia “la verità”? Secondo molti que­sto obiet­tivo può essere rag­giunto con una mag­giore aper­tura, in ter­mini di coin­vol­gi­mento e con­tri­bu­zione delle per­sone, di quelli che ci si ostina a chia­mare audience, da parte di gior­na­li­sti e giornali.

E’ pro­prio quello che hanno deciso di fare al «Cor­riere della Sera» che da ieri ha annun­ciato di voler aprirsi ai con­tri­buti dei let­tori, dei cit­ta­dini, per la veri­fica dei fatti. Scelta di corag­gio ed, appunto, di grande aper­tura quella della ver­sione online del quo­ti­diano mila­nese che ha scelto di uti­liz­zare la piat­ta­forma di fact chec­king rea­liz­zata dalla Fon­da­zione Ahref ed attiva da mag­gio di quest’anno dopo la pre­sen­ta­zione al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Perugia.

Ini­zia­tiva che, come spiega, Ales­san­dro Sala, gior­na­li­sta del Cor­sera, non sosti­tui­sce il dovere dei gior­na­li­sti di veri­fi­care fonti e fatti prima della pub­bli­ca­zione [ele­mento che by the way non mi pare sia entrato nel dibattito-scontro in corso sul DDL dif­fa­ma­zione] ma arri­chi­sce, inte­gra l’informazione ren­den­dola più veri­tiera anche solo, banal­mente, gra­zie all’inserimento di fonti che pro­pon­gano la noti­zia da una pro­spet­tiva diversa ed ovvia­mente mediante con­trolli incro­ciati di docu­menti e fonti non citate originariamente.

[tweet https://twitter.com/lex_sala/status/260754381266366466 align=‘center’ lang=‘it’]

Online nel mondo ci sono alcuni esempi di piat­ta­forme di fact chec­king ma tutte, o quasi, con una reda­zione alle spalle. Civic links invece  è la prima che prova a far col­la­bo­rare la comu­nità per veri­fi­care un fatto. Alla base di tutto stanno i media civici di Ahref, luo­ghi che stanno emer­gendo dopo i social net­work e che pro­vano a aiu­tare e abi­li­tare i cit­ta­dini a fare civi­smo attra­verso la pro­du­zione di con­te­nuti fatti con responsabilità.

Attra­verso Fact chec­king, dopo averne giu­sta­mente con­di­viso i prin­cipi di lega­lità, accu­ra­tezza, indi­pen­denza e l’imparzialità, che ven­gono spie­gati al momento dell’iscrizione della regi­stra­zione alla piat­ta­forma, ogni utente può veri­fi­care un fatto con­te­nuto in un arti­colo, in un video, in una tra­smis­sione tv. Può veri­fi­carne l’attendibilità por­tando delle fonti che aumen­tino l’attendibilità della sua verifica.

Die­tro a tutto que­sto sta il mec­ca­ni­smo della repu­ta­zione. Ogni iscritto ha un pro­filo e un livello di repu­ta­zione, gestita da pro­fondi algo­ritmi, che aumenta con la pro­du­zione di con­te­nuti, di com­menti, di veri­fica, di fact checking.

Per avere ulte­riori chia­ri­menti sulla col­la­bo­ra­zione tra «Cor­riere della Sera» e Fact chec­king ho con­tat­tato Michele Kett­ma­ier, Diret­tore Gene­rale della Fon­da­zione Ahref.

Il primo dub­bio, che ho visto cir­co­lare anche su Twit­ter, è che potesse essere almeno in parte un’operazione che masche­rasse col­la­bo­ra­zioni senza che vi fosse il giu­sto rico­no­sci­mento eco­no­mico. Per­ples­sità alla quale Kett­ma­ier mi risponde “qui alla base non c’è busi­ness nè per RCS e tan­to­meno per Ahref che è no profit”

Rimossi dun­que pos­si­bili pre­giu­dizi il Diret­tore Gene­rale della Fon­da­zione Ahref mi spiega che la piat­ta­forma non ha un accordo di esclu­siva con il quo­ti­diano di Via Sol­fe­rino e che “la piat­ta­forma è a dispo­si­zione e per­so­na­liz­za­bile a tutti quelli che desi­de­rano usarla” aggiun­gendo che “ti dico che un altro paio di quo­ti­diani nazio­nali oggi ci hanno chia­mato per chie­derci se pote­vano averla anche loro, quindi è aperta e dispo­ni­bile per tutti, nes­suna esclu­siva per il Corsera”.

Un ulte­riore aspetto che mi inte­res­sava appro­fon­dire era rela­tivo alla pos­si­bi­lità di incen­ti­vare, di moti­vare la par­te­ci­pa­zione all’iniziativa. Al riguardo mi si risponde che “per ora non è pre­vi­sto nes­sun incen­tivo ma stiamo lavo­rando per poter offrire pic­coli modelli di star­tup per gio­vani che ci vogliono pro­vare” come ad esem­pio “un ragazzo che vuole met­ter in piedi una pic­cola reda­zione di fact chec­king può usu­fruire della piat­ta­forma, per­so­na­liz­zarla con il suo mar­chio e ven­dere i fact chek che fa”, pro­se­guendo “tutto da stu­diare, pic­coli modelli di soste­ni­bi­lità da pro­vare e incen­ti­vare, non per diven­tare ric­chi ma soste­ni­bili un po alla volta; io credo di si, che sia giu­sto almeno pro­varci”. Se posso dirlo asso­lu­ta­mente anche io.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo sono due i temi lan­ciati da Corriere.it ai quali è pos­si­bile for­nire il pro­prio con­tri­buto di que­sta impor­tante ini­zia­tiva nella quale il gior­nale pare dav­vero cre­dere, al punto da met­terci la fac­cia del suo Vice­di­ret­tore. Al momento però, pur­troppo, i con­tri­buti rice­vuti sulle pro­po­ste sono scarsi, anzi nulli, e sarebbe dav­vero un pec­cato se il corag­gio e la bontà dell’iniziativa doves­sero essere fru­strati sul nascere.

A mio avviso è neces­sa­rio lavo­rare sulla moti­va­zione [non in ter­mini eco­no­mici] delle per­sone incen­ti­van­dole, spin­gen­dole a dare il pro­prio con­tri­buto. A monte, da quello che si ascolta dalle inter­vi­ste fatte in occa­sione del Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia su come veri­fi­cano l’informazione e le noti­zie che leg­gono, è evi­dente che c’è un dif­fuso pro­blema culturale.

Enne­sima evi­denza di come la mag­gior quan­tità di infor­ma­zioni dispo­ni­bili non cor­ri­sponda neces­sa­ria­mente una popo­la­zione mag­gior­mente infor­mata, al quale si aggiunge il fatto che se la Rete disin­ter­me­dia al tempo stesso spinge su un senso di respon­sa­bi­lità che in prima bat­tuta pochi sono dispo­sti ad accet­tare.  Fat­tori dei quali è neces­sa­rio tenere conto da più di un punto di vista per inter­ve­nire ade­gua­ta­mente al rispetto.

Doonesbury Non Pagato
Pubblicato il 1 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Valore delle Opinioni

Le dichia­ra­zioni di Lucia Annun­ziata nell’inter­vi­sta rila­sciata a «Prima Comu­ni­ca­zione» di que­sto mese:

I blog­ger sono una parte essen­ziale del nuovo pro­getto.[…] I blog non sono un pro­dotto gior­na­li­stico, sono com­menti, opi­nioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blog­ger non ven­gono pagati

hanno fatto il giro d’Italia sol­le­vando un vespaio sia tra i gior­na­li­sti, già sul piede di guerra per la tanto attesa nor­ma­tiva sull’equo com­penso, che ovvia­mente tra “i blog­ger”. Gli amici di LSDI/Dig.it hanno rac­colto buona parte degli inter­venti più signi­fi­ca­tivi sul tema.

Al tempo stesso il «The New York Times» nell’ obi­tuary, nell’arti­colo di com­me­mo­ra­zione per la morte di Arthur Ochs Sulz­ber­ger, a lungo [1963–1992] edi­tore del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense che sotto la sua guida, tra l’altro, ha otte­nuto 31 dei 108 Premi Puli­tzer, la più pre­sti­giosa ono­ri­fi­cenza nazio­nale per il gior­na­li­smo, si chiude con una cita­zione di Sulzberger:

I think that paper and ink are here to stay for the kind of new­spa­pers we print. There’s no shor­tage of news in this world. If you want news, you can go to cyber­space and grab out all this junk. […] You’re not buy­ing news when you buy The New York Times. You’re buy­ing judg­ment. [Non state com­prando noti­zie quando acqui­state il NYTi­mes. State com­prando giu­dizi, opinioni]

Credo che que­sto sia ancora più vero nella fase attuale dove molto spesso, pur con tutte le limi­ta­zioni del caso, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo ed in par­ti­co­lare il video/foto citi­zen jour­na­lism, arriva ine­vi­ta­bil­mente prima di gior­nali e gior­na­li­sti sulla noti­zia il più delle volte.

Come ho avuto modo di dire, il biso­gno è di capire non di vedere, l’informazione deve spie­gare non mostrare o ripor­tare. Se que­sto, come credo, è un punto car­dine per la qua­lità dell’informazione, sarà bene ricon­si­de­rare il valore delle opinioni.

Sem­pre in tema, si segnala, ad inte­gra­zione delle segna­la­zioni di LSDI, l’arti­colo: “Il McHuf­fing­ton­Post e i blog­ger non retribuiti”.

Pubblicato il 21 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Notizie Sociali

SO News è una nuova piat­ta­forma creata recen­te­mente di gior­na­li­smo partecipativo.

Chiun­que può for­nire il pro­prio con­tri­buto cari­cando il pro­prio arti­colo o segna­lan­dolo all’account su Twit­ter. Gli utenti, i con­tri­bu­tori pos­sono vedere le noti­zie in  tempo reale ed aggiun­gere il loro con­tri­buto, inte­grare le infor­ma­zioni per ren­derla mag­gior­mente det­ta­gliata e appro­fon­dita. La scher­mata sot­to­stante illu­stra la new­sroom, la reda­zione sociale con le due colonne di arti­coli ed i tweet ed una terza dei commenti.

Non manca il con­trollo di qua­lità delle infor­ma­zioni, asso­lu­ta­mente indi­spen­sa­bile per ini­zia­tive di que­sto genere, e cia­scuna noti­zia deve essere stata con­trol­lata almeno da due fonti diverse prima della pubblicazione.

Forte atten­zione alla tem­pe­sti­vità dell’informazione con un’impaginazione che pri­vi­le­gia la cro­no­lo­gia delle noti­zie rispetto alla gerar­chiz­za­zione delle stesse come nor­mal­mente avv­viene sia sulla carta che nel lay­out clas­sico dei siti web dei quo­ti­diani e delle fonti d’informazione. In testa, nell’header ven­gono evi­den­ziate le tre top “SOcial sto­ries” che hanno atti­rato il mag­gior inte­resse e gene­rato le mag­giori discus­sioni, il numero più ele­vato di commenti.

Ini­zia­tiva inte­res­sante e inno­va­tiva da seguire con atten­zione che, ahimè, ancora una volta nel pro­cesso di cro­wd­sour­cing tra­la­scia la parte rela­tiva alla co-remunerazione; aspetto che, come ho sot­to­li­neato a più riprese, non ritengo cor­retto poi­chè se l’impresa trae pro­fitto, diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente, dai con­tri­buti for­niti è giu­sto che rico­no­sca una parte del valore creato a chi lo ha di fatto generato.

Guardian Revenues
Pubblicato il 19 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Open Journalism, Curation dei Lettori e Sostenibilità Economica

La filo­so­fia del «The Guar­dian»: digi­tal e open, è stata oggetto di una delle 8 case history ana­liz­zate nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory a mag­gio di quest’anno.  Già allora emer­geva la bontà con­cet­tuale dell’approccio del quo­ti­diano anglo­sas­sone a cui face­vano da con­tral­tare le dif­fi­coltà a ren­dere soste­ni­bile eco­no­mi­ca­mente il percorso.

Il gior­nale diretto da Alan Rusbrid­ger ha annun­ciato, da ieri, l’ennesimo passo verso l’apertura ai con­tri­buti dei let­tori con #smart­ta­kes, stru­mento di aggre­ga­zione, di cura­tion dei con­te­nuti per rac­co­gliere ana­lisi e com­menti dei let­tori in un unico spa­zio via Twit­ter.  Ini­zia­tiva che con­ferma la deter­mi­na­zione nel per­se­guire l’obiettivo intra­preso e che mostra, inse­gna per meglio dire, al resto del mondo edi­to­riale come sia pos­si­bile coin­vol­gere effi­ca­ce­mente il pubblico.

E’ sem­pre lo stesso Rusbrid­ger ad annun­ciare, quasi con­tem­po­ra­nea­mente, per­dite per 44, 2mlioni di £ per il 2011 [56,4 milioni €] in ulte­riore peg­gio­ra­mento rispetto ai £31.1 milioni del 2010. «The Guar­dian» ha regi­strato un calo del 17,7% delle dif­fu­sione della ver­sione car­ta­cea nell’ultimo anno, crollo al quale la cre­scita dell’audience online non è riu­scita a sop­pe­rire nep­pure in que­sto caso.

La cre­scita dei ricavi dal digi­tale [+16,3%], che ora pesano circa un quarto del totale, ancora una volta non com­pensa il calo della ver­sione tra­di­zio­nale car­ta­cea. Il per­chè è pre­sto detto, nep­pure una testata di tale leva­tura, ed audience [60,8 milioni di utenti unici nel mondo], rie­sce a spun­tare dei CPM che diano un con­tri­buto eco­no­mico che renda soste­ni­bile il gior­nale nella sua evo­lu­zione. Una situa­zione che se esa­mi­nata dalla lente dell’ARPU peg­giora ulte­rior­mente con soli 0,60€ per utente online.

Che «The Guar­dian» abbia in corso una ristrut­tu­ra­zione sia dell’area mar­ke­ting che ven­dite del quo­ti­diano è un’indicazione pre­ziosa per non rischiare di mischiare “capre e cavoli” rischiando di arri­vare alla fret­to­losa con­clu­sione che sia il modello open a non essere pra­ti­ca­bile, quel che è certo è che sia neces­sa­rio costruire modelli di comu­ni­ca­zione, e metri­che, che con­sen­tano di andare oltre i CPM.

Pubblicato il 4 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Open Journalism e Partecipazione

Ini­zia oggi “Dig.it”, il primo evento nazio­nale inte­ra­mente dedi­cato al gior­na­li­smo digi­tale in Ita­lia. Due gior­nate dense di appun­ta­menti con 12 panel con tan­tis­simi ospiti tra i quali Mario Tede­schini Lalli, Mas­simo Man­tel­lini, Vit­to­rio Paste­ris, Guido Scorza, Marco Pra­tel­lesi, Luca De Biase e tanti altri ancora.

Occa­sione di ana­lisi e di con­fronto dav­vero impor­tante per fare il punto sulla tra­sfor­ma­zione in atto nel mondo dell’editoria e del gior­na­li­smo online e nel rap­porto fra infor­ma­zione e società, che ha già rac­colto un grande inte­resse con 450 addetti ai lavori che, sin ora, si sono regi­strati per par­te­ci­pare all’evento.

Sta­mat­tina, dopo l’apertura, il primo panel è dedi­cato a: “Open jour­na­lism e par­te­ci­pa­zione: le nuove fron­tiere del gior­na­li­smo digi­tale nel con­te­sto ita­liano”. Con­fronto al quale sono stato, come sem­pre incau­ta­mente, invi­tato a for­nire il mio con­tri­buto come rela­tore e per il quale ho pre­pa­rato lo sli­de­show sottostante.

Oltre alla mia pre­sen­ta­zione, ed a tutte quelle che ver­ranno rese dispo­ni­bili nel corso delle due gior­nate, per coloro che non potes­sero essere pre­senti il con­ve­gno potrà essere seguito in strea­ming sia su Into­scana che su Sesto tv.

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