giornalismo partecipativo

lineea editoriale
Posted on 11 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Uccidere Capra & Cavoli

Esat­ta­mente un anno fa Rcs Media­group ha acqui­sito, con forti pole­mi­che al suo interno, YouReporter.

La piat­ta­forma di video-giornalismo par­te­ci­pa­tivo ha un brand molto forte, con un’immagine di marca posi­tiva e ben radi­cata, gra­zie al fatto che quasi quo­ti­dia­na­mente i prin­ci­pali canali tele­vi­sivi ita­liani ripro­pon­gono all’interno dei loro tele­gior­nali le imma­gini girate dalle per­sone pre­senti sulla piat­ta­forma vei­co­lan­done il mar­chio. Imma­gini che in mol­tis­sime occa­sioni sono state uti­liz­zate anche siti web dei gior­nali e dalle tele­vi­sioni di tutto il mondo: BBC, CNN, Alja­zeera, per citare le più note, con­tri­buendo ad accre­scerne ulte­rior­mente il valore del brand.

Si avver­tono peri­co­losi segnali di una deriva incom­pren­si­bile che rischia di minare seria­mente cre­di­bi­lità e valore, in par­ti­co­lare per le pro­po­ste di con­te­nuti vei­co­lati attra­verso i social a comin­ciare da Facebook.

Solo negli ultimi giorni sono stati vei­co­lati con­te­nuti che nulla hanno a che fare con la natura e l’immagine della piat­ta­forma, che vive da 6 anni di quanto pro­dotto dagli utenti, delle per­sone. Si va dallo sco­iat­tolo ubriaco all’ubriaco attac­cato da un ele­fante, pas­sando per 3 belle ragazze e la paro­dia di Bohe­mian Rhap­sody per arri­vare alle caprette tor­tu­rate come mostra il post sottostante.

 

È’ evi­dente come que­sto tipo di con­te­nuti abbia due carat­te­ri­sti­che: quella di non avere nulla a che fare con quanto nor­mal­mente viene pro­po­sto all’interno della piat­ta­forma, e quella di avere una con­no­ta­zione “leg­gera”, o peg­gio “virale”, il cui unico obiet­tivo, tanto per cam­biare, è quello di acchiap­pare click.

Si tratta di una ipo­tesi di lavoro che è asso­lu­ta­mente sba­gliata. I post segna­lati dai link sopra ripor­tati hanno com­menti, non mode­rati, non gestiti, come [sigh!] d’abitudine, con paro­lacce e vol­ga­rità. Soprat­tutto sono con­te­nuti che svi­li­scono pesan­te­mente la brand image di You­Re­por­ter assi­mi­lan­dola a quella di altri siti che fanno di gat­tini, fan­ciulle pia­centi e din­torni la loro ragione d’essere men­tre il motivo di esi­stenza, e le pos­si­bi­lità di ulte­riore cre­scita, della piat­ta­forma sono legate a moti­va­zioni ed obiet­tivi ben distinti.

Video non ori­gi­nali, pre­le­vati in Rete senza rico­no­scere i dovuti cre­dits agli autori, che nulla hanno a che fare e che, al di là di ogni altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione, dequa­li­fi­cano You­Re­por­ter ed in pro­spet­tiva sva­lu­tano il valore dell’investimento.

Un per­corso che ricerca volume e non valore in cui invece di sal­vare capra e cavoli, gene­rare valore per le per­sone ed otte­nerne un ricavo eco­no­mico, le uccide. Auguri!

lineea editoriale

il-giornalismo-partecipativo-da-internet-ai-social-10-638
Posted on 12 dicembre 2014 by Pier Luca Santoro

Il Giornalismo Partecipativo e le Sfide del Web

Oggi terrò un work­shop su il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo e le sfide del web per l’Ordine dei Gior­na­li­sti del Veneto.

L’evento, con un numero mas­simo di 200 par­te­ci­panti, è sold out. Se vi siete iscritti per tempo ci vediamo lì.

Sotto ripor­tate le slide che ho pre­pa­rato per gui­dare il lavoro in aula.

 

Bo-37wtIEAEpdDN
Posted on 5 giugno 2014 by Massimo Gentile

São Paulo: un esempio di giornalismo partecipativo per monitorare le linee della metropolitana

Uno stru­mento par­te­ci­pa­tivo per moni­to­rare in tempo reale la situa­zione della rete di metrò è una delle novità messe a dispo­si­zione degli utenti di San Paolo, Bra­sile, dal quo­ti­diano O Estado de São Paulo in occa­sione del lan­cio del resty­ling del pro­prio sito. La rete metro­po­li­tana di San Paolo oggi ha una esten­sione di una ottan­tina di chi­lo­me­tri e, con 67 sta­zioni distri­buite tra le 5 linee in cui è divisa, tra­sporta circa 5 milioni di per­sone al giorno. Ossia si tratta di un ser­vi­zio stra­te­gico visto che in pra­tica poco meno della metà della popo­la­zione della metro­poli bra­si­liana si muove in metrò.

Quello messo a punto da O  Estado de São Paulo è uno stru­mento sem­plice e effi­cace. Gra­zie a una part­ner­ship con Twit­ter e uti­liz­zando la piat­ta­forma Flo­wics tutte le infor­ma­zioni, foto com­prese, che appa­iono su Twit­ter col tag #Esta­dão­Me­trôSP ven­gono aggre­gate e ripor­tate in un pan­nello sud­di­viso per le cin­que linee della metro­po­li­tana. Ne viene fuori un qua­dro che riporta in tempo reale se la situa­zione di una linea è nor­male o meno, l’eventuale pro­blema veri­f­cato e quanto risul­tano piene le car­rozze di cia­scuna linea.

Ovvia­mente, come in tutti i casi di infor­ma­zione par­te­ci­pa­tiva è fon­da­men­tale il con­tri­buto degli utenti. Ma già al suo esor­dio, sabato 31 mag­gio, #Esta­dão­Me­trôSP si è mostrato come un stru­mento tre­men­da­mente effi­cace: in quel giorno un gua­sto di un treno della linea 3 (22 km in totale, la più estesa delle cin­que e che uni­sce lo sta­dio del Pal­mei­ras a quello tar­gato Fifa del Corin­thians) aveva pro­vo­cato una para­lisi di circa mezz’ora. Gra­zie alle segna­la­zioni via twit­ter ripor­tate da O Estado, non solo il gua­sto è stato ripa­rato, ma la società che gesti­sce la rete metro­po­li­tana si è tro­vata a dover aumen­tare il numero di vagoni in modo da smal­tire velo­ce­mente le file accu­mu­late nelle varie stazioni.

Un esem­pio di ser­vi­zio pub­blico utile e una forma intel­li­gente per inca­na­lare le segna­la­zioni dei lettori.

Whore
Posted on 20 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

2014: L’Anno delle Metriche

A fine dell’anno scorso avevo indi­cato nelle “tre C”: Con­ver­genza, Coin­vol­gi­mento e Citi­zen Jour­na­lism  le prio­rità di inter­vento, i key pil­lars per il set­tore edi­to­riale nel 2013.  Dovendo fare un bilan­cio il risul­tato, ahimè, è com­ples­si­va­mente nega­tivo. Su tutti e tre gli aspetti, gli assett stra­te­gici di inter­vento si è visto com­ples­si­va­mente, soprat­tutto per quanto riguarda il pano­rama nazio­nale, dav­vero poco; al mas­simo qual­che, goffo, ten­ta­tivo, spe­ri­men­ta­zioni una tan­tum abban­do­nate tanto fret­to­lo­sa­mente quanto intra­prese senza un a chiara visione d’assieme.

Credo che le prio­rità non siano cam­biate e rilan­cio inse­rendo un quarto aspetto al quale nel corso dell’anno ho dedi­cato, o almeno o pro­vato a dedi­care, spa­zio tutte le volte che è stato pos­si­bile per ali­men­tare il dibat­tito, il con­fronto pro­fes­sio­nale sul tema: le metriche.

Vi sono due aspetti di fondo. In pri­mis le metri­che sono fon­da­men­tal­mente incen­trate sul valore, o pre­sunto tale, gene­rato per l’inserzionista come [di]mostra la pre­va­lente foca­liz­za­zione su utenti unici e pagine viste. Metri­che pre­va­len­te­mente quan­ti­ta­tive che, da un lato, tra­scu­rano ele­menti essen­ziali comun­que di valore per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari e, dall’altro lato, non misu­rano  l’impatto gior­na­li­stico, il valore delle pro­po­ste infor­ma­tive della testata per la società nel suo com­plesso. Aspetto tutt’altro che tra­scu­ra­bile se si con­ferma che il gior­na­li­smo e l’informazione sono un pila­stro fon­da­men­tale per le democrazie.

Inol­tre, le metri­che pre­va­len­te­mente in uso non hanno pos­si­bi­lità di essere rese omo­ge­nee rispetto alla ver­sione tra­di­zio­nale, car­ta­cea, dei quo­ti­diani. In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In que­sto caso, se que­sto ele­mento di misu­ra­zione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

Col­la­vo­rare [no, non è un refuso] sul tema è un must poi­chè è evi­dente la deriva qua­li­ta­tiva che gli attuali cri­teri gene­rano. Il 2014 sarà, dovrà essere, l’anno in cui provi rime­dio hic et nunc. 2014: l’anno delle metriche.

Whore

Libro Cimarosti
Posted on 21 luglio 2013 by Pier Luca Santoro

Te la do io la notizia

Il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, o citi­zen jour­na­lism che dir si voglia, è un’area di gran­dis­sime poten­zia­lità sia in ter­mini di pro­du­zione di con­te­nuti che di moda­lità di rela­zione e coin­vol­gi­mento dei let­tori da parte delle grandi testate. Un’informazione di qua­lità e par­te­ci­pata, open, che con­vinca e coin­volga il let­tore, le per­sone, è ele­mento discri­mi­nante che può fare la dif­fe­renza sia in ter­mini di rap­porto costi/ricavi che a livello di value pro­po­si­tion, la pro­po­sta di valore che offriamo alle persone.

Il foto­vi­deo citi­zen jour­na­lism è un feno­meno di estrema rile­vanza come testi­mo­nia, per quanto riguarda l’Italia, l’enorme suc­cesso di You­Re­por­ter con i video girati dalle per­sone che sono stati tra­smessi da tutte le TV ita­liane e da molte altre emit­tenti in tutto il mondo.

E’ pro­prio di You­Re­por­ter, della sua sto­ria ed evo­lu­zione, che parla il libro di recen­tis­sima pub­bli­ca­zione “Te la do io la noti­zia” di Angelo Cima­ro­sti, co-fondatore, insieme a Luca Baucc­cio e Ste­fano De Nicolo, della più impor­tante piat­ta­forma di gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo del nostro Paese.

120 pagine sud­di­vise in 13 capi­toli che attra­verso la sto­ria di You­Re­por­ter, dalla sua nascita nell’aprile del 2008 ai giorni nostri, ana­liz­zano que­sto feno­meno, con 65mila iscritti e 400mila con­tri­buti in que­sti primi cin­que anni, di par­te­ci­pa­zione e infor­ma­zione con l’occhio appas­sio­nato di chi l’ha creato ma anche cri­tico ed attento del gior­na­li­sta pro­fes­sio­ni­sta con­sa­pe­vole dei van­taggi ma anche dei rischi che que­sto comporta.

Una fine­stra tutta ita­liana per capire chi sono i citi­zen jour­na­list e cosa li spinge a rac­con­tare le pro­prie sto­rie. Let­tura obbli­gata per appro­fon­dire quello che con la dif­fu­sione di massa del web è cer­ta­mente uno dei feno­meni di mag­gior impatto nell’evoluzione dell’ecosistema dell’informazione.

Libro Cimarosti

Older Posts
Vai alla barra degli strumenti