giornalismo investigativo

Pubblicato il 30 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Il Puzzle Informativo e La Gamification dell’informazione

La DARPA [Defence Advan­ced Research Pro­jects Agency], orga­niz­za­zione dedi­cata a man­te­nere la supe­rio­rità sta­tu­ni­tense nell’ambito delle tec­no­lo­gie mili­tari, ha un pro­blema: come rico­struire docu­men­ta­zione rin­ve­nuta nelle zone di guerra quando la stessa è dan­neg­giata o, addi­rit­tura, smi­nuz­zata con un tri­ta­do­cu­menti al fine di ren­derla illegibile.

Per ten­tare tro­vare una solu­zione al pro­blema ha deciso di affi­darsi al cro­wd­sour­cing indi­cendo un con­corso indi­riz­zato prin­ci­pal­mente a stu­denti, esperti di gio­chi e crip­toa­na­li­sti, ma poten­zial­mente aperto a chiunque.

La que­stione è di tale rile­vanza che c’è in palio un pre­mio di 50mila $ [circa 37mila €] per coloro che dimo­stre­ranno di avere le capa­cità neces­sa­rie rico­struendo 5 puzzle di diverso livello di dif­fi­coltà che danno pun­teggi distinti a chi li risolve. Il con­corso è ini­ziato il 27 otto­bre scorso ed avrà ter­mine il 04 dicem­bre pros­simo con la pro­cla­ma­zione del vin­ci­tore nella set­ti­mana successiva.

A pre­scin­dere dall’obiettivo spe­ci­fico dell’organizzazione mili­tare sta­tu­ni­tense, mi pare possa essere un caso di esem­pio per risol­vere l’attuale puzzle infor­ma­tivo ed intro­durre, senza svi­lirne la sostanza, ele­menti di gami­fi­ca­tion nell’informazione.

Il gior­na­li­smo inve­sti­ga­tivo, ed in par­ti­co­lare il data jour­na­lism, hanno tempi e costi che mal si adat­tano alla gene­rale situa­zione eco­no­mica della stra­grande mag­gio­ranza degli edi­tori, intro­durre ele­menti quali quelli pro­po­sti dalla DARPA, adat­tan­doli, potrebbe offrire due tipi di van­taggi. Da un lato si atti­ve­rebbe in tal modo un livello di inte­resse e coin­vol­gi­mento rispetto alle infor­ma­zioni che attual­mente non trova riscon­tro, dall’altro lato si otter­reb­bero risul­tati che richie­de­reb­bero in alter­na­tiva uno sforzo orga­niz­za­tivo interno ed un dispen­dio eco­no­mico cer­ta­mente superiore.

Se l’attuale fase è fatta neces­sa­ria­mente di un per­corso di trial and repeat by errors, sono con­vinto che i risul­tati di una spe­ri­men­ta­zione in tal senso potreb­bero riser­vare sor­prese da lasciare stu­piti anche i più scettici.

Pubblicato il 19 novembre 2010 by Pier Luca Santoro

Mappatura del Nuovo Ecosistema Giornalistico

Inve­sti­ga­tive Repor­ting Work­shop è un’organizzazione sta­tu­ni­tense dedi­cata al gior­na­li­smo investigativo.

Le basi sulle quali si fonda l’organizzazione sono quelle di aggre­ga­zione del gior­na­li­smo no pro­fit che, in un’epoca di tagli sia occu­pa­zio­nali che di bud­get, sem­bra poter gio­care un ruolo pri­ma­rio in quest’ambito del giornalismo.

Oltre alla let­tura delle inchie­ste svolte sin ora, di asso­luto inte­resse il data­base che cen­si­sce tutte le strut­ture pre­senti sul ter­ri­to­rio spe­ci­fi­can­done l’anno di fon­da­zione e soprat­tutto il numero di per­sone impie­gate ed il bud­get a disposizione.

E’ stata inol­tre rea­liz­zata una mappa inte­rat­tiva delle 60 orga­niz­za­zioni con­si­de­rate che con­sente a colpo d’occhio di visua­liz­zare le aree del paese con mag­gior con­cen­tra­zione di que­ste realtà.

Pubblicato il 22 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Top Secret America

Top Secret Ame­rica è un impor­tante esem­pio di gior­na­li­smo inve­sti­ga­tivo pro­dotto dal Washing­ton Post.

I due repor­ter del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense che vi si sono dedi­cati hanno tra­scorso ben due anni inve­sti­gando tra i “panni spor­chi” del ser­vi­zio segreto ame­ri­cano pro­du­cendo una impo­nente quan­tità di arti­coli, di mappe inte­rat­tive e creando una base di dati straor­di­na­ria al ser­vi­zio del pubblico.

- clicca per acce­dere al data­base interattivo -

I let­tori pos­sono par­te­ci­pare a diversi livelli e stadi del pro­cesso infor­ma­tivo for­nendo sug­ge­ri­menti e infor­ma­zioni e, ovvia­mente, inte­ra­gire attra­verso Twit­ter e Face­book.

Il sito web creato ad hoc è sicu­ra­mente un modello di rife­ri­mento per quello che viene rac­chiuso sotto la deno­mi­na­zione di gior­na­li­smo 2.0 e dimo­stra le pos­si­bi­lità offerte dal web ad inte­gra­zione della carta stampata.

Pubblicato il 3 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

La Strip della Giornalista

Le avven­ture di Brenda Starr sono una strip di fumetti, rea­liz­zata ori­gi­na­ria­mente per il Chi­cago Tri­bune, che risale al giu­gno del 1940, nata come stri­scia set­ti­ma­nale all’interno del sup­ple­mento dome­ni­cale del gior­nale, nel 1954 diviene appun­ta­mento quo­ti­diano con i let­tori di ben 250 gior­nali della syn­da­ca­tion di cui faceva parte il Tri­bune di Chicago .

La pro­ta­go­ni­sta è una rossa repor­ter che pur non rap­pre­sen­tando il ritratto clas­sico della gior­na­li­sta è un carat­tere rivo­lu­zio­na­rio, soprat­tutto per l’epoca, tipiz­za­zione di donna capace ed attiva nel con­te­sto lavorativo.

Il per­so­nag­gio creato da Dale Mes­sick, nel tempo ha otte­nuto un suc­cesso impor­tante, cat­tu­rando l’attenzione di milioni di let­tori, come testi­mo­nia la pres­so­ché scon­fi­nata lista del mer­chan­di­sing e del licen­sing che include le bam­bole, le foto di moda, le pub­bli­cità, le serie tele­vi­sive, e per­sino i fran­co­bolli che l’hanno vista cele­brata come pro­ta­go­ni­sta nel tempo.

La let­tura delle avven­ture di Brenda Starr oltre ad essere un pia­ce­vole pas­sa­tempo, for­ni­sce uno spac­cato, sep­pur roman­zato, del gior­na­li­smo inve­sti­ga­tivo che fu, stri­to­lato oggi dalle esi­genze di potenti ed inve­sti­tori pub­bli­ci­tari non­ché dai tagli di bud­get alle redazioni.

Brenda Starr strip, “guests”: George W. Bush & Arianna Huffington

Pubblicato il 17 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

Risorse per il giornalismo investigativo

La Fun­da­ciòn Nuevo Perio­di­smo Ibe­roa­me­ri­cano [Fon­da­zione per il nuovo gior­na­li­smo Suda­me­ri­cano] sta effet­tuando in que­sti giorni un work­shop sul gior­na­li­smo inve­sti­ga­tivo nell’era di inter­net con par­ti­co­lare rife­ri­mento a quella che è pro­ba­bil­mente una delle aree che pone mag­giori sfide in quest’ambito: l’investigazione del mondo impren­di­to­riale, la sua [non] tra­spa­renza, le moda­lità di gestione delle umane risorse, il rispetto delle nor­ma­tive ambientali.…etc. Temi che evi­den­te­mente si scon­trano, da un lato, con la dif­fi­coltà di repe­rire infor­ma­zioni e, dall’altro, con il potere delle imprese in qua­lità di inve­sti­tori pub­bli­ci­tari.

Le gior­nate di lavoro, che si con­clu­de­ranno domani, vedono la par­te­ci­pa­zione di 16 gior­na­li­sti pro­ve­nienti dai diversi paesi lati­noa­me­ri­cani che rac­con­te­ranno le loro espe­rienze sul campo. Ogni par­te­ci­pante dovrà svi­lup­pare nei 4 giorni di corso un pro­getto rela­tivo ad una azienda o un set­tore eco­no­mico specifico.

A sup­porto della pre­ge­vole ini­zia­tiva è stato aperto un blog che rac­co­glie molti dei mate­riali e delle pre­sen­ta­zioni del work­shop. Sono state, inol­tre, rese dispo­ni­bili diverse risorse spe­ci­fi­che di sup­porto all’investigazione del mondo impren­di­to­riale e della con­trat­tua­li­stica.

Se avete pro­blemi con l’idioma e non volete affi­darvi ai tra­dut­tori on line bus­sate e vi sarà aperto.

Pubblicato il 26 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Giornalismi & Gnu Media

Fumetti e gio­chi sono mezzi di comu­ni­ca­zione di grande effi­ca­cia ampia­mente sot­to­va­lu­tati nel nostro paese.

Per quanto riguarda il pano­rama edi­to­riale in senso stretto sono dav­vero rari gli esempi, che soli­ta­mente si limi­tano a pub­bli­ca­zioni di nic­chia, di pro­dotti che ven­gono rea­liz­zati in quest’area.

Troppo spesso ci si sof­ferma sul mezzo e non si ana­lizza il mes­sag­gio, molto spesso man­cano le com­pe­tenze tec­ni­che e/o cul­tu­rali per com­pren­dere e dif­fon­dere il mes­sag­gio che il fumetto propone.

Come è stato cor­ret­ta­mente rile­vato, in Ita­lia i fumetti sono rite­nuti una let­te­ra­tura per ragazzi [nel genere avven­tu­roso] o per adulti [nel porno]. Il fumetto d’arte è impor­tato dall’estero, dai fumet­ti­sti ame­ri­cani soprat­tutto e quello d’attualità, ricco di con­te­nuti umo­ri­stici, poli­tici o cul­tu­rale, come in altre nazioni, non c’è.

Un raro esem­pio di caso di suc­cesso è rap­pre­sen­tato da Joe Sacco, pre­sente in Ita­lia al recente Festi­val Inter­na­zio­nale di Fer­rara al dibat­tito sul Gra­phic jour­na­lism coor­di­nato da Luca Sofri, “gior­na­li­sta a fumetti” che a breve pub­bli­cherà l’ultimo suo lavoro.

Da due mesi di “full immer­sion” dell’autore in Pale­stina nasce Foot­no­tes in Gaza esem­plare rea­liz­za­zione di gior­na­li­smo inve­sti­ga­tivo a fumetti.

Nell’inter­vi­sta rila­sciata a “El Pais”, l’autore ne anti­cipa i con­te­nuti affer­mando tra l’altro che: “I fumetti hanno una forza che non pos­siede nes­suna altra forma di gior­na­li­smo. Le imma­gini ripe­tute met­tono a fuoco la realtà in maniera più lenta, a volte silen­ziosa, tal­volta con degli assaggi che lavo­rano nella mente del let­tore per­met­ten­do­gli di sce­gliere il ritmo narrativo”.

The screening

Il fumetto come medium di cul­tura impe­gnata e di nar­ra­zione moderna dell’attualità sfugge all’assetto edi­to­riale ita­liano, che ha col­ti­vato nel tempo un faci­li­ta­tore di let­tura desti­nato a gente di bocca buona. La stessa sto­ria delle ori­gini evi­den­zia la con­ti­guità con il foto­ro­manzo, quando la tele­vi­sione non c’era e il film popo­lare anti­ci­pava i for­mati stile Maria De Filippi.

Prima di par­lare — e stra­par­lare — di “gnu media” si prega, gen­til­mente, di [ri]considerare i pro­dotti esi­stenti sin ora mal uti­liz­zati. Una part­ner­ship tra vec­chi e nuovi media non solo è auspi­ca­bile ma anche pos­si­bile; voglio imma­gi­nare che anche que­sta ipo­tesi di lavoro fac­cia parte della fase di “rico­stru­zione” che ci dovrebbe con­sen­tire di reim­pos­ses­sarci della “prospettiva”.

Pubblicato il 10 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

L’intervista

Nel tempo le inter­vi­ste si sono dap­prima dequa­li­fi­cate e suc­ces­si­va­mente appiat­tite dive­nendo la rap­pre­sen­ta­zione fat­tuale più evi­dente del ser­vi­li­smo al potente inter­vi­stato da parte del gior­na­li­sta di turno.

Quando que­sto non avviene, quando ven­gono poste domande sco­mode o “inop­por­tune” l’intervistato accusa l’intervistatore, abban­dona l’intervista o la con­fe­renza stampa e, spesso, minac­cia [non man­te­nendo di solito suc­ces­si­va­mente] la querela.

L’intervista è dun­que diven­tata un mezzo, facile, per pro­muo­vere l’immagine di se stessi e della pro­pria orga­niz­za­zione sia poli­tica che pri­vata, la cui distin­zione peral­tro appare oggi ahimè sem­pre più labile.

In que­sto pare essersi spe­cia­liz­zato, inau­gu­rando forse un filone ine­dito, il “quo­ti­diano eco­no­mico – giu­ri­dico e poli­tico” Ita­lia Oggi.

Nella rubrica quo­ti­diana “Un pro­fes­sio­ni­sta al giorno”, il pre­ci­tato gior­nale, che si carat­te­rizza per il giallo – nero, pro­pone un’intervista roman­zata di un per­so­nag­gio [o sedi­cente tale] dell’economia e degli affari ita­liani in generale.

Oltre a magni­fi­care ed ampli­fi­care imman­ca­bil­mente sia le doti pro­fes­sio­nali che quelle umane dell’intervistato, la gab­bia gra­fica della pagina in que­stione pre­vede come schema fisso l’equivalente di due colonne con “i pre­fe­riti” dell’intervistato. Gli oggetti sono quasi sem­pre libri, viaggi, film e motori; l’unica variante è dipen­dente dal sesso dell’intervistato che se uomo è un oro­lo­gio, men­tre se donna scarpe o borse, restiamo sem­pre comun­que nell’ambito dei com­ple­menti – acces­sori dell’abbigliamento. Imma­gini dei pro­dotti e mar­chi “di pre­sti­gio”, in linea con il tar­get dei let­tori del quo­ti­diano, sono sem­pre ben visibili.

Par­rebbe insomma che si rie­sca final­mente a pren­dere i clas­sici due pic­cioni con una fava pro­muo­vendo sia il per­so­nag­gio di turno che pro­dotti e mar­chi. Una tro­vata dav­vero ammi­re­vole che rap­pre­senta indub­bia­mente un colpo di genio dell’ufficio mar­ke­ting del quo­ti­diano in que­stione al quale vanno i miei complimenti.

Que­sta è vera inno­va­zione dalla quale altri dovreb­bero trarre spunto ed inse­gna­mento, non è, infatti, di tutti i giorni l’introduzione del pro­duct pla­ce­ment nel car­ta­ceo e la con­tem­po­ra­neità nel pro­mo­zio­nare bril­lan­te­mente nello stesso spa­zio, otti­miz­zando risorse e costi, il per­so­nag­gio – e la sua orga­niz­za­zione, eh! — del giorno. Chapeau!

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Mi resta solo un’ultima curio­sità, gli introiti deri­vanti dalla rubrica come ver­ranno messi a bilan­cio? Si tratta infatti di ricavi dalla ven­dita di spazi pub­bli­ci­tari o dalla ven­dita di con­te­nuti edi­to­riali a terzi?