giornali

HUFF-POST22
Pubblicato il 29 settembre 2014 by Pier Luca Santoro, Massimo Gentile

Batti, Batti le Manine

Lucia Annun­ziata, uno dei pochi diret­tori di un gior­nale che con­ti­nua osti­na­ta­mente a non avere nep­pure un account Twit­ter, a due anni dalla nascita di Huf­f­Post Ita­lia ha pub­bli­cato un arti­colo auto-celebrativo in cui parla degli stra­bi­lianti suc­cessi della testata da lei diretta dall’esordio ad oggi.

Mi sono preso il tempo per fare un minimo di fact chec­king rispetto a quanto dichiara l’Annunziata.

Abbiamo 250mila fan su Face­book e 180mila fol­lo­wer su Twit­ter, con un enga­ge­ment della com­mu­nity che sfiora il 50% della base fan, uno dei più alti del settore.

Uti­liz­zando Fan­page Karma [se non lo cono­scete è l’occasione buona per] ho veri­fi­cato che il tasso di enga­ge­ment della pagina Face­book del quo­ti­diano si atte­sta al 5.9% ed il livello medio di inte­ra­zione sui post [la “bel­lezza” di 40/die] è dello 0.1%. Attra­verso Twi­to­nomy ho veri­fi­cato che dal 19 luglio al 27 set­tem­bre l’account Twit­ter ha ret­wit­tato 26 volte [1% del totale dei tweet], ha rispo­sto — reply — 10 volte ed ha men­zio­nato 91 volte un account che non fosse il pro­prio [21 delle quali per Mat­teo Renzi] su un totale di 3200 tweet effet­tuati nel periodo preso in considerazione.

Non mi appa­iono esat­ta­mente livelli di inte­ra­zione, di enga­ge­ment, stra­to­sfe­rici come dichia­rato. In caso di dubbi al riguardo basta con­sul­tare la ricerca di «Innova et Bella» su i Face­book Top New­spa­pers 2014 che infatti nep­pure nomina Huf­f­Post Ita­lia, anche se pro­ba­bil­mente, cer­cando di deco­di­fi­care, l’Annunziata in realtà si rife­ri­sce alla reach, alla por­tata della pagina Face­book, quando parla del “50% della base fan”. Come si dice a Milano, Offe­lee, fa el tò mestee [Pastic­ciere, fa’ il tuo mestiere].

2 Grande il suc­cesso del traf­fico da mobile che ormai è pari al 51% del totale.

E sono in effetti pro­prio I social net­work, i motori di ricerca e la cre­scita sul mobile ad aver cam­biato le fonti del nostro traf­fico. La fine­stra su Repubblica.it, che è stata fon­da­men­tale nel lan­cio di que­sta nostra testata, for­ni­sce oggi solo un terzo dei nostri accessi. 

Un terzo degli accessi — pari a circa 60mila utenti unici nel giorno medio — non sono esat­ta­mente bru­sco­lini. Anzi sono per l’esattezza la seconda fonte di traf­fico dopo i social [97% Face­book]. Un peso, quello di Repubblica.it, che va ben oltre le visite dirette e le visite da motori dei ricerca come mostra il gra­fico sottostante.

Gli accesi da mobile, secondo Audi­web, sono il 32%. Com­ples­si­va­mente la for­tis­sima dipen­denza da Repubblica.it e dai social indi­cano un basso tasso di fedeltà alla testata.

3 Que­sta ten­denza posi­tiva si riflette anche sui conti eco­no­mici. Chiu­de­remo il 2014 con un incre­mento dei ricavi del 19 per cento.

«L’Huffington Post Ita­lia» nel suo primo anno di vita ha rea­liz­zato meno di un milione di euro di ricavi ed altret­tanti di per­dite. Per l’esattezza 815mila euro di ricavi e 847mila euro di per­dite. Il 19% di cre­scita dei ricavi è pari a 154mila euro. A pre­scin­dere dal non tra­scu­ra­bile fatto che se le per­dite hanno seguito lo stesso anda­mento i conti della testata restano in rosso, sin­ce­ra­mente 154mila euro di fat­tu­rato pub­bli­ci­ta­rio in più non mi sem­brano un risul­tato stra­bi­liante per una testata con le ambi­zioni [ed il soste­gno] di cui gode — di Huf­f­Post Italia.

Batti, batti le manine…

HUFF-POST22

corriere
Pubblicato il 24 settembre 2014 by Pier Luca Santoro, Massimo Gentile

Il Nuovo Corriere della Sera

Dopo aver pub­bli­cato una serie di video “tea­ser” sul nuovo for­mato de Il Cor­riere della Sera è oggi il giorno del grande debutto.

Da sta­mane sarà infatti in edi­cola in for­mato ber­li­nese, un for­mato vicino a quello dei tabloid, molto dif­fuso all’esterno e già uti­liz­zato da Repub­blica, Gaz­zetta dello Sport e La Stampa. 

“La nuova era dell’editoria è incen­trata sul rap­porto tra carta e rete e il Cor­riere della Sera evolve per offrire un sistema di pro­dotti sem­pre più in grado di dia­lo­gare tra loro, cam­biando nel segno della con­ti­nuità – spiega Ales­san­dro Bom­pieri, diret­tore della Divi­sione Media di Rcs Media­Group -. Abbiamo rivi­sto e ordi­nato la brand archi­tec­ture del sistema Cor­riere, ren­den­dola più coe­rente, armo­niosa e chiara, per con­sen­tire al nostro pub­blico di ritro­vare la stessa voce e lo stesso tono ogni volta che entra in con­tatto con il quotidiano”.

L’immagine sot­to­stante sin­te­tizza il quo­ti­diano ed il “sistema Cor­riere” a cui fa rife­ri­mento Bom­pieri.

Nuovo Corriere

Se il sito web dalla sua rivi­si­ta­zione ad oggi, con il calo di pagine viste —  e dun­que di ricavi — che ha com­por­tato e la “mar­cia indie­tro” pro­gres­siva al for­mato a tre colonne e una decisa mag­gior rile­vanza di testo rispetto al giorno del lan­cio, non sono certo stati un suc­cesso, la rivi­si­ta­zione gra­fica e, soprat­tutto, il cam­bio di for­mato potreb­bero segnare un altro brutto colpo per il quo­ti­diano di via Sol­fe­rino i cui let­tori, tra­di­zio­na­li­sti, potreb­bero non apprez­zare la vici­nanza con il grande rivale — anche “ideo­lo­gico” — di la Repubblica.

Non è forse un caso che  la cam­pa­gna di comu­ni­ca­zione ha adot­tato il claim “Si può cam­biare e rima­nere se stessi”. Claim che sicu­ra­mente rac­chiude il timore della rea­zione nega­tiva di una parte del pub­blico di rife­ri­mento attuale della ver­sione car­ta­cea del quo­ti­diano di via Solferino.

Corriere Nuovo ADV

Corriere Nuovo ADV

Corriere Nuovo ADV

Corriere Nuovo ADV

Per l’occasione qui a Data­Me­dia­Hub abbiamo pre­pa­rato una rap­pre­sen­ta­zione ico­no­gra­fica sulla que­stione. Spe­rando si sba­gliarci, per principio.

corriere

 

Update ore 8:45: MI segna­lano [GRAZIE] che la cam­pa­gna di comu­ni­ca­zione rea­liz­zata dall’agenzia Armando Testa per il lan­cio del nuovo Cor­riere pro­prio nuova non è, anzi. A Il Tempo sosten­gono che sia stata copiata da quella fatta da loro. Guar­dan­dole dif­fi­cile dar­gli torto…

Il Tempo

Keep Calm Attention
Pubblicato il 23 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

5 Media Specialist sul Rapporto tra Giornalismo e Digitale in Italia

A mar­gine della ricerca sul gior­na­li­smo e l’organizzazione delle reda­zioni digi­tali in Ita­lia che il gruppo di lavoro sui “Gior­na­li­smi” del Con­si­glio nazio­nale dell’Ordine dei Gior­na­li­sti ha pre­sen­tato a Prato in aper­tura di “Digit2014”, in un incon­tro a cui sono inter­ve­nuti il pre­si­dente del Cnog Enzo Iaco­pino, il segre­ta­rio della Fnsi Franco Siddi, Pier Luca San­toro [aka il sot­to­scritto], esperto di mar­ke­ting dei nuovi media e coau­tore del Rap­porto, Mario Tede­schini Lalli, vice­di­ret­tore Inno­va­zione e svi­luppo del Gruppo Espresso, abbiamo inter­vi­stato 5 media spe­cia­list sul rap­porto tra gior­na­li­smo e digi­tale nel nostro Paese.

Le inter­vi­ste sono state inse­rite come appen­dice al rap­porto stesso, ora aggior­nato  rispetto alla pre­ce­dente ver­sione resa dispo­ni­bile online. I con­tri­buti di Gio­vanni Boc­cia Artieri, Mafe De Bag­gis, Luca Conti, Ser­gio Mai­strello e Ste­fano Quin­ta­relli, tutti pro­fes­sio­nals che non hanno biso­gno di pre­sen­ta­zioni, rap­pre­sen­tano non sol­tanto un com­ple­mento alla ricerca svolta ma un ottimo con­tri­buto in ter­mini di visione più allar­gata rispetto a chi lavora nelle reda­zioni dei giornali.

Ne riprendo inte­gral­mente i con­te­nuti per, appunto, il valore che hanno, e colgo l’occasione per rin­gra­ziare pub­bli­ca­mente tutti e cin­que i con­tri­bu­tors per la col­la­bo­ra­zione offerta.

Il pro­dotto gior­na­li­stico come vet­tore di rela­zioni sociali - Gio­vanni Boc­cia Artieri

giovanni boccia artieri

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

I media digi­tali stanno ricon­fi­gu­rando il pano­rama infor­ma­tivo su due livelli: quello della pro­du­zione e distri­bu­zione di con­te­nuti e quello dei let­tori di news. Diventa quindi ine­vi­ta­bile per le testate di orien­tarsi sem­pre di più ad un modello Inter­net first ed a una dema­te­ria­liz­za­zione della pro­fes­sione. D’altra parte la realtà di una frui­zione sociale delle news indica come sia neces­sa­rio entrare nel flusso dei pro­pri let­tori piut­to­sto che por­tarli a sé. Que­ste due con­di­zioni cam­biano quindi anche la pro­fes­sione giornalistica.

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Il con­te­sto che si sta strut­tu­rando vede gene­rarsi un ambiente pro-am in cui dimen­sione pro­fes­sio­nale ed ama­to­riale devono essere nego­ziate. Il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo diventa quindi una realtà ancora più com­plessa in cui le forme “dal basso” e quelle pro­fes­sio­nali dell’ edi­to­ria ten­dono a con­ver­gere, gene­rando spazi pro­pri ed auto­nomi così come ambiti com­pe­ti­tivi. Il punto è che la stretta rela­zione fra un gior­na­li­sta e una sua comu­nità di let­tori diventa sem­pre più un nodo cen­trale della pro­fes­sione e quello che la muta­zione digi­tale sta mostrando è come sem­pre di più i con­te­nuti pro­dotti (online) siano stret­ta­mente cari­chi di rela­zioni sociali e dipen­denti da que­sti per la dif­fu­sione e come nel farlo costrui­scano altre rela­zioni sociali. Come spiega Craig Sil­ver­man: “L’obiettivo di noi gior­na­li­sti non è solo quello di infor­mare il pub­blico, ma soprat­tutto con­net­terci alle per­sone attra­verso sto­rie, espe­rienze con­di­vise o gli svi­luppi impor­tanti della nostra società. E al fine di con­sen­tirlo, dob­biamo agire con l’umanità e con i valori e le emo­zioni che ispi­rano una con­nes­sione umana”.

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

Credo che il punto sia che ogni gior­na­li­sta dovrà assu­mere que­ste pro­fes­sio­na­lità ed impa­rare a gestire una realtà più com­plessa della pro­du­zione edi­to­riale. Il fatto che esi­sta un social media edi­tor dipende dal limite attuale del sistema edi­to­riale e dall’arretratezza cul­tu­rale. Potrà esserci un armo­niz­za­tore, ma ogni gior­na­li­sta deve saper curare i con­te­nuti nei social media, pro­muo­verli, discu­terli, ecc.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli edi­tori? E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

Esi­ste sem­pre un biso­gno di curare l’informazione solo che il modello edi­to­riale nove­cen­te­sco è diven­tato irrea­li­stico sia per rispon­dere al biso­gno infor­ma­tivo in tempo reale dei let­tori (spet­ta­tori, ecc.), che per quanto riguarda i lin­guaggi usati e la capa­cità di sin­to­niz­zarsi con temi/contesti di let­tura (visione, ecc.). Quindi la crisi ricade sia sul modello edi­to­riale che sulla pro­fes­sione in sé. Il web fa da acce­le­ra­tore di una muta­zione che incro­cia dispo­ni­bi­lità di con­te­nuti e neces­sità di fil­trag­gio e cura.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

Non credo che le infor­ma­zioni stiano su Twit­ter, solo che su Twit­ter abbiamo la sen­sa­zione di vederle emer­gere men­tre su Face­book hanno senso se e per­ché fini­scono nel flusso dell’utente. Pro­getti come Paper di Face­book mostrano come sarà pos­si­bile inte­grare flussi sociali e news e spe­ri­men­tare la realtà della social news in modi più com­plessi. Al momento, se pen­siamo all’Italia, l’élite politico-giornalistica che abita su Twit­ter auto­le­git­tima que­sto come ambiente infor­ma­tivo che però è sem­pre più distac­cato dal pub­blico non eli­ta­rio delle news. Imma­gino avremo tra­sfor­ma­zioni presto.

Il digi­tale è uno stru­mento in più e molto potente, non la causa della crisi - Mafe De Baggis

Mafe De Baggis

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Un aumento degli stru­menti a dispo­si­zione per tro­vare, veri­fi­care, rac­con­tare e met­tere a dispo­si­zione noti­zie, dati e appro­fon­di­menti. Que­sto incre­di­bile aumento di pos­si­bi­lità è dispo­ni­bile per tutti, non solo per i pro­fes­sio­ni­sti, che hanno quindi un’opportunità in più per dimo­strare il pro­prio talento e l’importanza di un metodo pro­fes­sio­nale nel rac­conto dei fatti.

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

In teo­ria un alleato, spesso viene per­ce­pito come un rivale e la dif­fe­renza la fanno i pro­cessi con cui il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo arriva al pub­blico: può essere in modo spon­ta­neo e fram­men­tato, inca­na­lato e veri­fi­cato in modo cor­retto o con­fi­nato in riserve indiane. A mio parere è impor­tante distin­guere tra com­mento per­so­nale e pro­du­zione di noti­zie vere e pro­prie: in entrambi i casi il “citi­zen” andrebbe con­si­de­rato come una fonte e come tale trattato .

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

Io penso che que­ste nuove pro­fes­sio­na­lità siano tran­si­to­rie e che con il tempo ver­ranno incor­po­rate nelle buone pra­ti­che gior­na­li­sti­che. Un gior­na­li­sta di talento deve saper rac­con­tare la sua sto­ria anche sui social media e deve saper modu­lare i toni e i tempi della sua dispo­ni­bi­lità, così come deve capire se e quando i dati pos­sono aiu­tarlo nel sostan­ziare una noti­zia, un arti­colo, un repor­tage e impa­rare a lavo­rare con chi sa dare vita ai dati, e cioè gra­fici e svi­lup­pa­tori, esat­ta­mente come sa lavo­rare con un foto­grafo o un ope­ra­tore. La pro­fes­sio­na­lità più impor­tante per me in que­sto momento è la con­sa­pe­vo­lezza del cam­bia­mento più grande di tutti: la diversa gestione del tempo di un mezzo che è sia imme­diato sia eterno, non pro­du­ciamo più con­te­nuti usa e getta come quelli di un quo­ti­diano o di un tele­gior­nale, pro­du­ciamo con­te­nuti che restano e sono indi­ciz­zati e facil­mente repe­ri­bili. Più che social e data ai gior­na­li­sti dei media tra­di­zio­nali manca il senso del tempo e del con­te­sto nel tempo.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

Un tac­cuino, car­ta­ceo o digi­tale, la capa­cità di andare oltre la prima impres­sione, il biso­gno di capire come stanno le cose, la capa­cità di pren­dere appunti anche visivi e di cogliere il qui e ora insieme al contesto.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

In crisi è l’idea dell’autorità dell’autore, come sap­piamo da prima di Inter­net: oggi per essere auto­re­vole e per spin­gere le per­sone ad aprire il por­ta­fo­gli devi dare qual­cosa in più di quello che trovi gratis.

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

È cam­biata la società intera ed è cam­biata più per la pil­lola anti­con­ce­zio­nale e i voli low cost che per il digi­tale; chi rac­conta que­sta società non può restare lo stesso e il digi­tale è uno stru­mento in più e molto potente, non la causa della crisi.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’ impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

Non sono d’accordo con que­sta distin­zione: le infor­ma­zioni su Twit­ter sono quelle già tro­vate e dif­fuse, un gior­na­li­sta dovrebbe andare a cac­cia di sto­rie non ancora rac­con­tate. Come dicevo già prima i cit­ta­dini sui social media sono fonti e come tali vanno trat­tate: un tempo si andava per strada, oggi biso­gna con­ti­nuare a farlo ma le strade sono anche digi­tali, a saper andare oltre le comode appa­renze e semplificazioni.

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

Vedo sem­pre più sin­gole voci fare la dif­fe­renza rispetto alle grandi reda­zioni, è pos­si­bile che vedremo nascere e cre­scere testate agili che valo­riz­zano que­ste voci. Un esem­pio? http://www.pianoinclinato.it/

In crisi è il modello di busi­nessLuca Conti

luca-conti

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Dirom­pente. Il gior­na­li­smo è digi­tale ormai, su più piat­ta­forme, inte­grate tra loro 

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Un alleato, se anch’esso inte­grato nel flusso e nelle relazioni

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

Non sono per una spe­cia­liz­za­zione spinta. Biso­gne­rebbe destreg­giarsi bene con il digi­tale a 360 gradi, o quasi. La più impor­tante diventa la capa­cità di restare sem­pre aggior­nati, saper inter­cet­tare e seguire le tendenze.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

Un blog, un aggre­ga­tore di feed RSS (Feedly), Twit­ter, Lin­ke­dIn, uno smart­phone, un tablet, un ebook rea­der, Han­gout di Google

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

In crisi è il modello di business

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

Il digi­tale ha solo acce­le­rato una ten­denza e abi­li­tato nuovi sce­nari, non neces­sa­ria­mente negativi .

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

Cam­biano le piazze e le fonti, ma non certo il metodo

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

Meno carta, più digi­tale e più tele­vi­sione, anche online. Più spa­zio alle opi­nioni, alle firme, ai blog­ger e meno ai dino­sauri che non sanno usare que­sti mezzi.

Abban­do­narsi alla Rete per com­pren­dere i mec­ca­ni­smi di pro­du­zione del valore - Ser­gio Maistrello

Sergio Maistrello

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Dal punto di vista del metodo nes­suno: il gior­na­li­smo resta quello che è sem­pre stato, una fun­zione vitale per la società che con­ti­nua ad ade­guarsi nei decenni a canali e gram­ma­ti­che dif­fe­renti. Cam­biano le pra­ti­che, i ruoli ope­ra­tivi, i modelli di busi­ness, ma il gior­na­li­smo resta e resta se stesso. I media digi­tali stanno pro­muo­vendo soprat­tutto un sano ritorno all’artigianato, dopo trent’anni di esa­spe­ra­zioni industriali.

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Un grande alleato. Posto che fatico sem­pre più a distin­guere un’informazione fatta da pro­fes­sio­ni­sti e un’informazione fatta da non pro­fes­sio­ni­sti. Tutti fanno infor­ma­zione, secondo diversi livelli di qua­lità, pre­ci­sione e indi­pen­denza. L’aspetto pro­fes­sio­nale suben­tra a un diverso livello, nella capa­cità e nella con­ti­nuità del pro­fes­sio­ni­sta di andare a fondo nelle que­stioni e assi­stere il fil­tro comu­ni­ta­rio dif­fuso della rete a far emer­gere il meglio, i dati di fatto, le noti­zie verificate.

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

La dote più impor­tante è tenersi aggior­nati e con­ti­nuare a stu­diare con curio­sità: una dut­ti­lità alla for­ma­zione per­so­nale per­ma­nente, la voglia di spor­carsi le mani, di impa­rare sba­gliando. Non sono mate­rie sta­bi­liz­zate, evol­vono in con­ti­nua­zione. Sono create in con­ti­nua­zione e in modo col­la­bo­ra­tivo dalle per­sone che le stu­diano. La for­ma­zione pro­fes­sio­nale può essere sol­tanto scin­tilla, poi il fuoco va tenuto acceso con i pro­pri mezzi e la pro­pria costanza. Le spe­cia­liz­za­zioni pas­sano e pas­se­ranno in fretta, si cale­ranno natu­ral­mente nella pro­fes­sio­na­lità che verrà data per scon­tata in un addetto pro­fes­sio­nale all’informazione, come oggi sono scon­tate la video­scrit­tura, la
pub­bli­ca­zione in inter­net o la comu­ni­ca­zione via email.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

La curio­sità, la capa­cità di andare a fondo nelle que­stioni trat­tate, una certa pre­di­spo­si­zione alle rela­zioni e, sem­pre più, specializzazione.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

È un pro­blema di busi­ness, che siamo lon­tani dal risol­vere per­ché con­ti­nuiamo ad appli­care schemi men­tali e pro­cessi edi­to­riali che appar­ten­gono a media pre­ce­denti. È neces­sa­rio abban­do­narsi ai pro­cessi – sem­plici, ma con­tro­in­tui­tivi – della rete per capire fino in fondo la rete, per com­pren­dere i mec­ca­ni­smi di pro­du­zione del valore e imma­gi­nare come tra­sfor­marli in ren­dita economica.

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

È la non com­pren­sione della strut­tura di base e dei mec­ca­ni­smi della rete.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

In realtà dal mio punto di vista è un unico grande canale, in cui cir­co­lano come liquidi fram­menti di infor­ma­zione liberi di ricom­bi­narsi secondo neces­sità e prio­rità indi­vi­duali. I social net­work acce­le­rano la scom­po­si­zione dell’informazione in fram­menti e mas­si­miz­zano il pro­cesso crea­tivo indi­vi­duale nel ricom­bi­narli. Ma di per sé non cam­biano né il gior­na­li­smo in sé né il mestiere di gior­na­li­sta. Cam­biano i for­mati, le logi­che ope­ra­tive, le gram­ma­ti­che, il ruolo in rela­zione alla comu­nità delle per­sone interconnesse.

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

Con­ti­nuerà a sba­gliare a lungo. Poi forse un giorno uno dei mag­giori gior­nali online si affran­cherà dalla tiran­nia insen­sata delle metri­che quan­ti­ta­tive e aprirà una fase nuova. Pati­remo sem­pre, però, l’ appar­te­nenza a un’ enclave lin­gui­stica di dimen­sioni molto con­te­nute, inca­pace di con­net­tersi alle grandi con­ver­sa­zioni inter­na­zio­nali, di arric­chir­sene e di contribuirvi.

Il gior­na­li­smo ci sarà sem­pre, in crisi sono gli edi­tori Ste­fano Quintarelli

stefano quintarelli

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Vedi Le ONLUS dell’informazione

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Com­ple­mento

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defiirsi, tra tutte la più importante?

Anche il pro­gram­ma­tore in reda­zione, come una volta i poli­gra­fici, per fare cose a mag­giore enga­ge­ment. Il com­mu­nity mana­ger e il traf­fic mana­ger (e quest’ultimo il piu’ importante)

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

Inter­net

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

Il gior­na­li­smo ci sara’ sem­pre (vedi post citato sopra); in crisi strut­tu­rale sono gli edi­tori
– L’erba del vicino: Anche gli edi­tori por­to­ghesi vogliono che Goo­gle paghi come in Fran­cia ma Goo­gle non vuole

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

a. Vedi due link pre­ce­denti
b. Il mestiere dell’editore è cam­biato. Edi­tore è colui che mone­tizza l’ atten­zione del cliente.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

a. Entrambi devono essere usati per por­tare traf­fico sul sito dell’editore
b. Entrambi sono con­cor­renti dell’ edi­tore
c. Ahi! Quell’editore che regala il suo pub­blico ai concorrenti

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

a. Vedi link pre­ce­denti
b. Ciao!

Keep Calm Attention

Struttura Ricavi Quotidiani
Pubblicato il 22 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Peggio di Ieri, Meglio di Domani

“Peg­gio di ieri, meglio di domani”. Potrebbe essere que­sta, in sei parole, la descri­zione di come siano andate le cose nell’industria edi­to­riale ita­liana dell’ultimo decen­nio, e di come con­ti­nuino ad andare anche oggi.

Ini­zia così il Rap­porto 2014 sull’industria dei quo­ti­diani in Ita­lia, rea­liz­zato dall’Associazione Stam­pa­tori Ita­liana Gior­nali [Asig] e dall’Osservatorio tec­nico Carlo Lom­bardi per i quo­ti­diani e le agen­zie di infor­ma­zione, pre­sen­tato que­sto fine set­ti­mana durante Wan-Ifra Ita­lia 2014.

La desk research si com­pone di 5 capi­toli: Il mer­cato dei let­tori, il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio, gli indi­ca­tori eco­no­mici, la rete pro­dut­tiva, occu­pa­zione e retri­bu­zioni poli­gra­fi­che, ana­grafe dell’industria edi­to­riale, per un totale di 91 pagine asso­lu­ta­mente da leg­gere con la dovuta attenzione.

Oggi in Ita­lia si ven­dono poco più della metà delle copie che si ven­de­vano vent’anni fa. Dal 1990, anno del mas­simo sto­rico dif­fu­sio­nale con poco meno di sette milioni di copie gior­na­liere, si è scesi pro­gres­si­va­mente sino ad arri­vare attual­mente a meno di quat­tro milioni di copie; un calo del 45.3%. È chiaro che dun­que la crisi dei gior­nali venga da lon­tano. Il digi­tale ha sol­tanto acuito pro­blemi già esi­stenti e manifesti.

Il con­so­li­dato del primo seme­stre 2014 mostra come rispetto al totale della dif­fu­sione utile [ven­dite car­ta­cee, abbo­na­menti pagati, ven­dita copie digi­tali], il digi­tale rap­pre­senta ancora una quota mode­sta [12%], con­tro l’80% delle ven­dite in edi­cola e l’8% degli abbo­na­menti one­rosi, a pagamento.

Diffusione Quotidiani 1 sem 2014

Gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, tra il 2004 ed il 2013, sulla stampa [quo­ti­diani + perio­dici] si ridu­cono di oltre la metà. Quello che col­pi­sce in par­ti­co­lare è l’andamento del fat­tu­rato medio per modulo pub­bli­ci­ta­rio che crolla del 54.4%. Il calo è dun­que mag­gior­mente legato al crollo dei listini pra­ti­cati più che alla ven­dita di spazi pub­bli­ci­tari di per se. Insomma, nel com­plesso, si vende lo stesso numero di spazi ma ad un valore dra­sti­ca­mente più basso.

Fatturato Medio per Modulo

I pro­dotti e ser­vizi digi­tali rap­pre­sen­tano una nuova fonte di ricavo per l’industria edi­to­riale, ma la strada da per­cor­rere per­ché il busi­ness edi­to­riale possa soste­nersi sol­tanto — o in pre­va­lenza — sul digi­tale è ancora molto lunga. La quota di fat­tu­rato rap­pre­sen­tata attual­mente dalla ven­dita di pro­dotti, ser­vizi e pub­bli­cità digi­tale da parte delle aziende edi­trici di quo­ti­diani di tutto il mondo è del 7%, e si pre­vede che tra oggi e il 2017 que­sta per­cen­tuale possa salire a non oltre il 10% del fat­tu­rato complessivo.

Struttura Ricavi Quotidiani

Il costo del lavoro, di cui tanto si è discusso con il Pre­si­dente dell’OdG Enzo Iaco­pino e Franco Siddi, Segre­ta­rio gene­rale della Fede­ra­zione Nazio­nale della Stampa Ita­liana, durante la pre­sen­ta­zione del rap­porto dell’Ordine dei Gior­na­li­sti sul Gior­na­li­smo Digi­tale in Ita­lia, rap­pre­senta il 35% del totale dei costi nelle aziende edi­trici di quo­ti­diani. Sono invece i ser­vizi, che per le imprese edi­to­riali sono costi­tuiti essen­zial­mente dal ser­vi­zio di distri­bu­zione delle copie e dalla stampa presso terzi per que­gli edi­tori che non dispon­gono di cen­tri stampa gestiti direttamente.

Come dicevo durante la pre­sen­ta­zione, e come ho sot­to­li­neato in molte altre occa­sioni, lavo­rare, final­mente, all’informatizzazione delle edi­cole, al di là di ogni altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione, por­te­rebbe un saving signi­fi­ca­tivo sulla distri­bu­zione e sui costi delle rese che andrebbe ad impat­tare diret­ta­mente sui ricavi.

Composizione Costi

Slide ODG
Pubblicato il 19 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Indagine dell’Ordine dei Giornalisti sul Giornalismo Digitale in Italia

Oggi a Dig.It, il festi­val del gior­na­li­smo digi­tale giunto alla sua terza edi­zione, nel panel d’apertura,  mode­rato da  Pino Rea, con la par­te­ci­pa­zione del Pre­si­dente dell’OdG Enzo Iaco­pino, Franco Siddi, Segre­ta­rio gene­rale della Fede­ra­zione Nazio­nale della Stampa Ita­liana, Mario Tede­scini Lalli, vice­di­ret­tore Inno­va­zione e svi­luppo del Gruppo Espresso, ed il sot­to­scritto, pre­sen­te­remo i primi dati di una ricerca “epo­cale” per il gior­na­li­smo italiano.

Uno stu­dio com­mis­sio­nato dallo stesso Ordine dei Gior­na­li­sti e rea­liz­zato da alcuni esperti del set­tore, fra i quali, come con­su­lente, il sot­to­scritto, in cui per la prima volta si indaga in forma uffi­ciale il com­parto del gior­na­li­smo digi­tale italiano.

Rea, ed il gruppo di lavoro che ha col­la­bo­rato alla ricerca, ha incon­trato e inter­vi­stato alcuni dei pro­ta­go­ni­sti dell’ evo­lu­zione digi­tale del gior­na­li­smo nostrano per cer­care di com­pren­dere a fondo il feno­meno e rac­co­gliere dati sulla sua dif­fu­sione nel nostro Paese.

Il rap­porto com­pleto dei risul­tati dell’indagine sarà pre­sen­tato durante il panel di quest’oggi e reso dispo­ni­bile online sul sito web della mani­fe­sta­zione. Di seguito la pre­sen­ta­zione da me rea­liz­zata, per conto dell’OdG, di aper­tura dei lavori.

Se non pote­ste pre­sen­ziare, è pos­si­bile seguire la diretta strea­ming, curata da Pra­to­sfera, ed il live­blog­ging rea­liz­zato da Glo­cal­news e Varese News. Hash­tag uffi­ciale: #digit14

LINKiesta
Pubblicato il 18 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

LINKiesta Sospende le Pubblicazioni?

In poche righe, senza lo strac­cio di firma di un diret­tore respon­sa­bile, o altro, chiude LINKiesta?

Com­ment is free

LINKiesta

 

Update 16:15: Pochi minuti fa sulla pagina Face­book della testata in que­stione è apparso quanto sotto ripor­tato. Resta il fatto che, comun­que sia, in caso di manu­ten­zione [del sito e/o del Diret­tore] il comu­ni­cato sul sito lascia più di qual­che per­ples­sità sulla sorte della testata che tanti pro­blemi economico-finanziari ha avuto durante la sua vita.

LINKiesta FB

Words Nothing
Pubblicato il 18 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Tempo al Tempo

Il tempo speso sul sito del gior­nale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore. Indi­ca­tore che, per essere spe­cu­la­tivo viste le dif­fi­coltà com­ples­sive di mone­tiz­za­zione, che può essere speso per aumen­tare il valore di ven­dita per CPM.

Si tratta di un tema che ritengo cen­trale sia per quanto riguarda la qua­lità del gior­na­li­smo — e dei gior­nali — nell’era digi­tale che, appunto, per la rela­tiva soste­ni­bi­lità eco­no­mica. Argo­mento al quale ho dedi­cato la mia, azzar­data as usual, pre­vi­sione di ini­zio anno e che ha dato luogo ad un inte­res­san­tis­simo con­fronto durante lo scorso Festi­val Inter­na­zio­nale del Giornalismo. 

Secondo quanto riporta The Wall Street Jour­nal, The Eco­no­mist garan­tirà agli inser­zio­ni­sti che acqui­stano spazi pub­bli­ci­tari sul suo il sito web, e/o sue app, che i let­tori potranno tra­scor­rere un certo periodo di tempo con i loro annunci. Ad esem­pio, si garan­tirà che un annun­cio che appare per tre set­ti­mane sulle sue appli­ca­zioni rice­verà 100 ore di atten­zione del lettore.

Paul Rossi, Pre­si­dente del The Economist’s group media busi­nes­ses, ha dichia­rato che: “We need to find ways to highlight to adver­ti­sers that there is a dif­fe­rent level of enga­ge­ment they get from our rea­ders, value that isn’t reflec­tive in just clicks”

In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo [sorry per il gioco di parole], è, credo dav­vero, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online. In que­sto caso, se que­sto ele­mento di misu­ra­zione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

Diamo tempo al tempo.

Words Nothing

Total Digital Audience Maggio 2014
Pubblicato il 15 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

La Total Digital Audience dei Quotidiani Italiani

Sono stati pub­bli­cati i dati Audi­web rela­tivi a Mag­gio 2014 della “total digi­tal audience”, degli utenti sia da PC che, final­mente, da mobile.

Ho sele­zio­nato i prin­ci­pali quo­ti­diani main­stream, le prin­ci­pali testate che hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea per veri­fi­care il peso del mobile sul totale degli utenti unici nel giorno medio e il valore delle visite da mobile in ter­mini di pagine viste, quelle che gene­rano reddito.

La Stampa, tra le testate prese in con­si­de­ra­zione, è il sin­golo gior­nale con la mag­gior inci­denza di utenti da mobile [31%]. All’estremo oppo­sto Il Gior­nale con il 17%.

I gra­fici inte­rat­tivi sot­to­stanti for­ni­scono il det­ta­glio di utenti unici totali, utenti da PC, da mobile, ed inci­denza del mobile sul totale per cia­scun quotidiano.

Per la stra­grande mag­gio­ranza delle testate il numero di pagine viste da mobile ha un inci­denza deci­sa­mente ridotta rispetto a quella rile­vata in ter­mini di utenti unici. Chi visita da mobile fa meno pagine viste.

Con il cre­scente uti­lizzo di inter­net in mobi­lità, si tratta dell’ennesima evi­denza di come, a pre­scin­dere da tutte le altre pos­si­bili con­si­de­ra­zioni sul tema, le pagine viste NON deb­bano essere il para­me­tro prin­ci­pale di valu­ta­zione [e di resa eco­no­mica] per l’informazione online.

Ad per­pe­tuam rei memoria [*]

Su tempo di per­ma­nenza, pagine viste [e din­torni] da leg­gere: “From Rela­ted Sto­ries to Rela­ted Knowledge”

[*] A per­pe­tua memo­ria della cosa.

Linea Evolutiva Giornali
Pubblicato il 12 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Evoluzione del Consumo d’Informazione negli Ultimi 5 Anni

La ricerca di Ban­zai Media e Human High­way è giunta quest’anno alla sesta edi­zione. L’analisi si svolge dal 2009 ogni anno all’inizio dell’estate per seguire i cam­bia­menti pro­dotti dalle nuove tec­no­lo­gie e dai nuovi stili di ricerca, con­sumo e par­te­ci­pa­zione dei con­te­nuti d’informazione.

Le tre diret­trici evo­lu­tive sono individuate:

[1] Nell’accesso mobile ai contenuti,

[2] Nella pro­gres­siva dif­fe­ren­zia­zione tra pro­dotti edi­to­riali a paga­mento e pro­dotti gratuiti,

[3] Nella rela­zione sem­pre più stretta tra i siti d’informazione e i Social Networks.

Le prin­ci­pali evi­denze rac­colte dall’indagine su 2.031 casi vali­dati e, per quanto riguarda i dati sulla con­di­vi­sione sociale delle noti­zie, rica­vati da UAC Meter, sono le seguenti.

Il peso dei mezzi tra­di­zio­nali [Radio e TV] come prima fonte d’informazione in caso di neces­sità scende in modo costante nei cin­que anni della rile­va­zione. I siti di news non decollano,anzi arre­trano un po’, men­tre è evi­dente il trend cre­scente dei social, in par­ti­co­lare Face­book, e dei motori di ricerca. In par­ti­co­lare l’impatto di Face­book come fonte di prima infor­ma­zione sale dal 5% del 2011 al 14% del 2014.

L’87% di coloro che citano almeno una App di News spon­ta­nea­mente ne fa un uso almeno set­ti­ma­nale ma non uti­lizza alcun tipo di accesso a siti Web o App d’informazione online a paga­mento. Il restante 13% dichiara di uti­liz­zarne almeno uno; si tratta di circa 1 milione e 150 mila indi­vi­dui che sot­to­scrive una qual­che forma di abbo­na­mento digitale.

Linea Evolutiva Giornali

L’andamento del numero di con­di­vi­sioni degli arti­coli rile­vati su qua­ranta testate d’informazione di attua­lità mostra un trend di cre­scita costante e soste­nuto: negli ultimi 38 mesi il numero di con­di­vi­sioni degli arti­coli sui tre social net­work è aumen­tato del 400%, pas­sando dalle 100mila medie di fine 2011 alle 500mila medie della pri­ma­vera 2014.

Il numero medio di con­di­vi­sioni per arti­colo — ampli­fy­ing power —  mostra un trend in cre­scita del 200% negli ultimi 38 mesi. L’amplifying power cre­sce meno del numero di con­di­vi­sioni per­ché nello stesso periodo è aumen­tato [più o meno rad­dop­piato] il numero di arti­coli pro­dotti dalle testate sotto osser­va­zione. La media della pri­ma­vera 2014 è di 232 con­di­vi­sioni per sin­golo arti­colo pub­bli­cato: il dato varia molto da testata e testata e ovvia­mente dipende in modo signi­fi­ca­tivo dal tema trattato.

Social Sharing e Traffico News

Ogni con­di­vi­sione vale 4,4 visite social-driven: la con­di­vi­sione genera un numero mag­giore di occa­sioni d’incontro tra i let­tori e il con­te­nuto della testata. Chi con­di­vide sti­mola la let­tura e, tal­volta, genera la visita di fol­lo­wer, amici e fan sulle pagine del sito Web della testata.

I siti d’informazione sono quindi defi­ni­ti­va­mente plug­gati nei social. Dai social, fon­da­men­tal­mente Face­book, dipende una quota con­si­stente del loro traf­fico Web, sul quale si basano i ricavi pub­bli­ci­tari. La dit­ta­tura dell’audience ha dise­gnato pro­dotti edi­to­riali in cui lo stile e l’agenda sono influen­zati dalla ricerca della mas­si­miz­za­zione dei volumi di con­sumo. La dina­mica della con­di­vi­sione sociale spinge ulte­rior­mente in que­sta dire­zione. Molti pro­dotti Web e gra­tuiti dei quo­ti­diani car­ta­cei e dei nuovi edi­tori pure digi­tal si sono tra­sfor­mati in tabloid d’intrattenimento.

Di seguito la pre­sen­ta­zione com­pleta dei risul­tati della ricerca

Guardian Membership Details
Pubblicato il 11 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Guardian & Membership

Che il Guar­dian, per man­te­nere fede ai pro­pri prin­cipi di ope­ness, invece che all’introduzione di un pay­wall stesse pen­sando alla mem­ber­ship come ele­mento di valo­riz­za­zione dei con­te­nuti online del gior­nale era risa­puto banal­mente  dall’ingresso di David Magliano in qua­lità di Mana­ging Direc­tor for mem­ber­ship stra­te­gies. Ruolo che pre­ce­den­te­mente non esi­steva e che era la chiara con­ferma di come la mem­ber­ship fosse la strada pre­scelta dal Guar­dian News & Media per monetizzare. 

Ieri, poche ore dopo che all’interno di que­sti spazi si segna­lava la mede­sima scelta fatta dal Wall Street Jour­nal, Alan Rusbrid­ger, edi­tor in chief del Guar­dian, ha uffi­cia­liz­zato la par­tenza del progetto:

The Guar­dian is much more than a busi­ness – for almost 200 years we have dedi­ca­ted our resour­ces to the kind of public ser­vice jour­na­lism that recen­tly won a Puli­tzer prize. By beco­ming a mem­ber you’ll help sup­port that ideal and, no doubt, have a great time in doing so

La mem­ber­ship al Guar­dian è strut­tu­rata su tre livelli: Friend, Part­ner, Patron, con altret­tante fasce di prezzo che inclu­dono una prima, Friend, gra­tuita. Lo screen­shot sot­to­stante sin­te­tizza i van­taggi offerti ai let­tori per cia­scuna di queste.

Rispetto ad altre pro­po­ste, a comin­ciare da quella del WSJ, si vede che quella del quo­ti­diano anglo­sas­sone sia meglio strut­tu­rata poi­chè punta non sol­tanto su aspetti tan­gi­bili, mate­riali, ma anche psi­co­lo­gici e di riconoscimento.

Guardian Membership Details

Sta­bi­lire una rela­zione “pri­vi­le­giata” con i let­tori, con le per­sone, è la strada mae­stra per uscire dal tun­nel. È da tempo ormai che pro­pongo di “vederci al club”, atten­dere ulte­rior­mente è solo una per­dita di tempo e di opportunità.

Older Posts