giornali online

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Posted on 12 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Il Crollo dei Quotidiani Online [o di Audiweb?]

E’ da parecchio tempo che non vengono pubblicati i dati Audiweb delle fonti di informazione online all’interno di questo spazio. Il motivo nasce dalle perplessità sulla parzialità, e dunque inevitabilmente sull’inaffidabilità, dei dati.

Secondo la tabella sottostante pubblicata da «Italia Oggi» il 9 agosto scorso, a parte rarissime eccezioni il mese di giugno di quest’anno [ultimo dato disponibile] avrebbe visto un calo, o addirittura un crollo in alcuni casi, degli accessi alle principali fonti d’informazione italiane. Repubblica.it calerebbe, il condizionale è d’obbligo, del 16% rispetto al giugno 2012, Corriere.it addirittura del 21%, Il Sole24Ore di ben il 23%, La Stampa.it del del 13% ed il Fatto online solamente, si fa per dire, del 8%, per restare ai “top five”.

Buona parte della spiegazione a questi dati risiede nella mancanza di rilevazione degli accessi da mobile, da tablet e smartphone, da parte di Audiweb. Complessivamente dunque i dati attualmente se non inaffidabili sono certamente estremamente parziali, fotografia sfuocata di quello che è il panorama dell’informazione online nel nostro Paese e per tali vanno presi.

Una carenza che l’istituto di rilevazione si starebbe impegnando a colmare entro la fine dell’anno. In attesa di quel giorno gli investitori pubblicitari, i centri media, ed ovviamente i responsabili delle testate online e chi ci lavora, restano senza un dato ufficiale valido e validato. Amen.

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Native ADV
Posted on 5 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Sponsored Stories

Le sponsored stories, sono sempre esistite e non c’è nulla che indichi che cesseranno di esserlo, in gergo, in maniera volgare ma efficace, vengono comunemente chiamate “marchette”. In maniera più o meno velata, dal box redazionale su una determinata azienda/marca vicino alla pagina pubblicitaria acquistata dalla stessa a forme più sofisticate, o più subdole, a seconda dei punti di vista, la copertura giornalistica è da sempre influenzata dalla comunicazione pubblicitaria.

Da tempo le sponsored stories, parte di quello che viene chiamato native advertising, hanno preso piede nei siti d’informazione con HuffPost US ad introdurlo già nel 2010 ed i casi più recenti di Forbes, Atlantic e BuzzFeed a seguire, solo per citare i più noti.

Secondo un sondaggio di fine 2012 negli Stati Uniti il 50% circa degli investitori pubblicitari quest’anno sperimenteranno questo format di comunicazione e da oggi «The Washington Post» rompe il tabù sulla questione da parte dei grandi quotidiani nazionali introducendo per la propria edizione online BrandConnect, spazio a disposizione delle imprese all’interno del sito web del quotidiano per veicolare i propri contenuti. E se il quotidiano statunitense non si occuperà della creazione dei contenuti di marca altri, a cominciare dal già citato HuffPost US, che produce 1,600 articles al giorno, pari ad un “pezzo” ogni 58 secondi, sfruttano quest’abbondanza fornendo direttamente alle aziende i contenuti.

Il principale motivo di questa tendenza è legato all’inefficacia dell’advertsing display, quelli che chiamiamo banner per semplificare, che si traduce in un costante calo del valore riconosciuto per CPM legato esclusivamente alla logica dei volumi di traffico, delle pagine viste ed ha, giustamente, sempre minor appeal presso gli investitori pubblicitari.

BeyondDisplay_charts

Un numero crescente di siti d’informazione, con modalità e format diversi, sta dunque cavalcando l’onda delle sponsored stories come modo di recuperare contribuzione.

Si tratta a mio avviso, al di là delle singole specificità, dell’unica risposta sensata che l’industria dell’informazione può pensare di dare al brand journalism ed allla tendenza che vede le aziende sempre più  diventare loro stesse media companies.

Ovviamente, come dimostra il caso Atlantic-Scientology sono necessarie le opportune attenzioni e, altrettanto, l’opportuna chiarezza nei confronti del lettore per evitare l’effetto boomerang, ma si tratta sicuramente di un filone che apre diverse prospettive consentendo di monetizzare i volumi di traffico e  di instaurare, finalmente, un rapporto tra editori ed aziende che non sia quello da venditore di pixel ma di consulente di comunicazione a tutto campo.

Se gestite in maniera adeguata credo davvero che le storie sponsorizzate, e tutto quello che può ruotarci attorno, possano essere parte del futuro dei giornali online entrando a pieno titolo nel mix di comunicazione delle imprese.

Native ADV

Bonus track: “Giornali che fanno soldi (in USA). nessuna formula magica solo talento, leadership e qualità” – da leggere.

La notizia
Posted on 25 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

La Notizia

Mala tempora currunt per l’editoria e per la carta stampata. I giornali continuano a perdere copie, la crisi di RCS, nonostante i conti del solo «Corriere della Sera» siano positivi, è il termometro della febbre di tutto il settore, anche, nel nostro Paese e il Web e il digitale, ad oggi, sono ben lontani dal garantire un recupero contributivo significativo.

E’ in questo quadro che esordisce «La Notizia» nuova testata, nuovo quotidiano che sarà online dal 5 marzo prossimo, disponibile anche su smartphone e tablet –  sia per iOs che Android  – e nelle edicole a partire dal 12 marzo in formato berliner ed una foliazione di 24 pagine ad un prezzo di 0,80€ per cinque giorni alla settimana. 25mila le copie stampate e distribuzione selettiva limitata solo ai centri cittadini.

Secondo le anticipazioni pubblicate sul numero di febbraio di «Prima Comunicazione» in uscita oggi, il taglio editoriale è quello del giornalismo d’inchiesta e i responsabili dell’iniziativa dicono di ispirarsi al modello di Milena Gabanelli.

“Nè di destra nè di sinistra: noi vogliamo intercettare il disagio, l’arrabbiatura della gente e supportare un’idea di Paese che si fonda sul merito” dichiara il Direttore Gaetano Pedullà, che però aggiunge “se proprio vogliamo trovare una connotazione politica direi che è un giornale  renziano ma lui non lo sa”.

L’edizione online avrà alcune aree dove verranno realizzate delle inchieste “on demand” a pagamento.

Gestione interna della vendita pubblicitaria, dalla quale ci si attende un milione di euro per il primo anno, e forse a breve la creazione di una vera e propria concessionaria.  Due sedi, a Milano e a Roma, 13 giornalisti, tutti soci all’1%, ed un piano dei costi di 2,3 milioni di euro.

Di questi tempi è davvero LA notizia.

https://twitter.com/LaNotiziaTweet/status/305665931793797122

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Posted on 20 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Agende e Analfabetismi Digitali

Si parla, poco, davvero troppo poco, dell’agenda digitale per l’Italia, ma forse non tutti sanno che la questione è da inserire nella più ampia agenda digitale Europea, programma di ampio respiro con obiettivi specifici alle quali ogni stato membro dell’Unione Europea deve adempiere entro il 2020 ed una serie di sotto-obiettivi con avanzamenti biennali.

Per quanto riguarda il biennio 2013-2014 l’UE ha stabilito una lista di priorità, di obiettivi da raggiungere in questi due anni, con  7 aree di intervento e 101 azioni che i governi di ciascun Paese devono intraprendere allo scopo. Le 7 macroaree sono:

  1. Mercato unico digitale
  2. Interoperabilità e standard
  3. Fiducia e sicurezza
  4. Accesso a Internet veloce e ultra-veloce
  5. La ricerca e l’innovazione
  6. Migliorare l’alfabetizzazione digitale, le competenze e l’inclusione
  7. Abilitazione dei benefici derivanti dall’ICT per la società dell’UE

Nell’area dedicata all’agenda digitale europea viene visualizzata una scoreboard, un cruscotto grafico che indica il livello di avanzamento relativamente agli obiettivi definiti.

Ne esiste una generale della media di tutte le nazioni ed una per ciascun Paese. Sottoriportate quella generale e quella relativa all’Italia così da mostrare a colpo d’occhio quale e quanta sia la distanza del nostro Paese rispetto alla media del totale delle nazioni dell’Unione Europea.

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– Digital Agenda EU –

- Digital Agenda Italy -

– Digital Agenda Italy –

Sempre nell’area dedicata all’agenda digitale europea è possibile visualizzare graficamente una mole importanti di dati sul tema ed effettuare comparazioni al riguardo. Dati tutti di grande interesse la cui lettura vale assolutamente il tempo speso. Anche in questo caso, come d’abitudine non posso che consigliare di farlo.

Personalmente ne ho selezionati, anche per sintesi, tre.

Il primo è relativo al livello di alfabetizzazione informatica della popolazione italiana rispetto alla media dei 27 stati membri ed indica con chiarezza l’analfabetismo dilagante nel nostro Paese, anche, sotto il profilo della capacità di utilizzo dell’ICT. Si noti come la scuola sia completamente assente nel processo di formazione in tal senso.

Analfabeti Digitali

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Gli altri due grafici sottostanti sono inerenti alla penetrazione della lettura di fonti d’informazione online, con il primo che mostra la tendenza nel corso degli anni ed il confronto con la media UE, ed il secondo che fotografa la situazione nel 2011 [ultimo dato disponibile] per ciascuno stato membro.

In entrambi i casi balza all’occhio, ancora una volta, la distanza del nostro Paese dalla maggior parte delle altre nazioni ed ovviamente rispetto alla media degli stessi.

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Agende e analfabetismo digitali. Comment is free.

Repubblica e la sua partnership con la versione italiana di Tom’s Hardware che frutta 1.121.000 di utenti unici sugli 8.028.000 del brand Repubblica ed è il settimo channel per volume di traffico
Posted on 11 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Dati Audiweb: Parzialità Versus Inaffidabilità

Dopo la pubblicazione dell’articolo di lunedì sulle logiche dei dati Audiweb e gli aspetti di parzialità degli stessi, in parte chiariti dallo stesso istituto di rilevazione, sono stato contattato da due loro responsabili che in una teleconfernza a tre hanno, cortesemente, provato a dissipare alcune delle questioni messe sul piatto dal precitato articolo e dal precedente articolo pubblicato da «Il Fatto Quotidiano» sul tema.

Credo sia opportuno specificare che il sottoscritto non aveva, non ha mai come obiettivo quello di denigrare il lavoro di persone e/o di organizzazioni, di imprese, Audiweb compresa ovviamente, bensì quello di fare luce su aspetti che possono essere poco chiari e dunque fuorvianti, provando così ad aprire il confronto professionale sui temi di cui si parla, si scrive, in questo spazio.

Ciò premesso, credo sia opportuno e interessante riassumere gli elementi salienti dei 40 muniti di “chiacchierata” con i due professional di Audiweb. Per punti nella maniera più schematica e sintetica possibile:

  • Mi viene assicurato che è stata offerta una “poltrona”, un  posto ad AGCOM per presenziare  agli incontri che vengono tenuti ogni meroledì. Elemento che dovrebbe rimuovere i dubbi sulla parzialità, “partigianeria” di Audiweb.
  • Mi viene ricordato che i criteri di Google Analytics sono diversi da quelli di Audiweb. Elemento che, spero, era già chiaro sia dal mio articolo sulla questione che, ancora una volta, da quello pubblicato su «Il Fatto Quotidiano». In particolare mi viene specificato che Audiweb rileva solamente il traffico di italiani [dunque NON di stranieri residenti in Italia] da PC in Italia. Mi viene inoltre specificato che Google Analytics riconosce il browser non  le persone, “le teste” come Audiweb. E’ dunque normale che i dati di Google, o altri, siano più elevati poichè se lo stesso soggetto si connette allo stesso sito con un browser diverso – cosa improbabile ma non impossibile –  e/o da un diverso device [PC/Mac/Smartphone/Tablet] per Google Analytics sono accessi diversi che si sommano mentre per Audiweb no.
  • In particolare riferimento all’accesso da mobile si conferma che è attualmente allo studio la possibilità di rilevare anche gli accessi al Web in mobilità ma non si è ahimè in grado di dare un termine, una data alla risoluzione della questione. Secondo quanto dichiarato dal responsabile tecnico di Audiweb con il quale ho colloquiato nel primo trimestre 2012 vi sono stati 15 milioni di italiani che hanno avuto accesso ad internet via mobile [dato cumultato]. E’ evidente a tutti come questo sia elemento di parzialità crescente delle informazioni diffuse dall’istituto di rilevazione.
  • Come era stato segnalato nelle note dell’elaborazione da me effettuata ad inizio di ottobre sui dati di agosto, Audiweb conferma che “a causa delle frequenti variazioni di perimetro e dell’evoluzione delle applicazioni [leggi pagine in HTML5 e t similia] e delle relative metodologie di misurazione, il confronto delle audience correnti dei Brand iscritti ad Audiweb con le corrispondenti serie storiche potrebbe risultare statisticamente scorretto”. Mi viene detto che una tantum l’istituto si rende disponibile ad un ricalcolo ad una riparametrazione effettauata ad hoc per analisi specifiche. Credo che ne approfitterò quanto prima.
  • Mi viene detto che la ponderazione censuaria cerca di ovviare al problema oggettivo di rilevazione degli accessi da lavoro stante le limitazioni di mettere un meter nei PC aziendali.
  • Si afferma che il dato censuario delle pagine viste di «Repubblica» e «Corriere della Sera» viene effetivamente utilizzato per una ritaratura degli altri soggetti ma che viene fatto mese su mese e dunque non inficia i dati del trend, che peraltro, come già detto, non è possibile calcolare se non con analisi ad hoc su richiesta.
  • Alla richiesta di capire quale sia dunque effettivamente il trend degli accessi alle edizioni online dei quotidiani mi viene risposto in maniera molto diplomatica che Audiweb si occupa di rilevare i dati non di interpretarli ma che il trend non appare negativo, dunque neppure molto positivo, nel complesso e che certamente la presenza sui social network, Facebook in primis, parrebbe togliere accessi ai siti web dei giornali poichè sempre più le persone leggono le notizie direttamente lì.

Due giorni fa, ancora una volta, «Il Fatto Quotidiano» ha [di]mostrato, con esempi e dati molto concreti, gli aspetti accennati in questo spazio il 10 ottobre scorso sulle distorsioni dell’aggregazione, degli accorpamenti delle testate che, pur trattandosi di una procedura lecita, rischiano di rendere ancor meno trasparente la percezione del peso effettivo delle testate editoriali e la lettura delle classifiche dei siti più letti.

Complessivamente dunque i dati Audiweb attualmente se non inaffidabili sono certamente estremamente parziali, fotografia sfuocata di quello che è il panorama dell’informazione online nel nostro Paese e per tali vanno presi.

Resta dunque aperto il confronto su come ragionevolmente si possano ottenere dati omogenei che investitori e centri media adottino per gli investimenti in advertising online. Se la forza del Web rispetto ad altri media, apparentemente, sta nella misurabilità, pare chiaro che la strada da percorrere in tal senso sia ancora molta; nei social network si direbbe #sapevatelo [sigh!].

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