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Pubblicato il 12 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Il Crollo dei Quotidiani Online [o di Audiweb?]

E’ da parec­chio tempo che non ven­gono pub­bli­cati i dati Audi­web delle fonti di infor­ma­zione online all’interno di que­sto spa­zio. Il motivo nasce dalle per­ples­sità sulla par­zia­lità, e dun­que ine­vi­ta­bil­mente sull’inaffidabilità, dei dati.

Secondo la tabella sot­to­stante pub­bli­cata da «Ita­lia Oggi» il 9 ago­sto scorso, a parte raris­sime ecce­zioni il mese di giu­gno di quest’anno [ultimo dato dispo­ni­bile] avrebbe visto un calo, o addi­rit­tura un crollo in alcuni casi, degli accessi alle prin­ci­pali fonti d’informazione ita­liane. Repubblica.it cale­rebbe, il con­di­zio­nale è d’obbligo, del 16% rispetto al giu­gno 2012, Corriere.it addi­rit­tura del 21%, Il Sole24Ore di ben il 23%, La Stampa.it del del 13% ed il Fatto online sola­mente, si fa per dire, del 8%, per restare ai “top five”.

Buona parte della spie­ga­zione a que­sti dati risiede nella man­canza di rile­va­zione degli accessi da mobile, da tablet e smart­phone, da parte di Audi­web. Com­ples­si­va­mente dun­que i dati attual­mente se non inaf­fi­da­bili sono cer­ta­mente estre­ma­mente par­ziali, foto­gra­fia sfuo­cata di quello che è il pano­rama dell’informazione online nel nostro Paese e per tali vanno presi.

Una carenza che l’istituto di rile­va­zione si sta­rebbe impe­gnando a col­mare entro la fine dell’anno. In attesa di quel giorno gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, i cen­tri media, ed ovvia­mente i respon­sa­bili delle testate online e chi ci lavora, restano senza un dato uffi­ciale valido e vali­dato. Amen.

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Native ADV
Pubblicato il 5 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Sponsored Stories

Le spon­so­red sto­ries, sono sem­pre esi­stite e non c’è nulla che indi­chi che ces­se­ranno di esserlo, in gergo, in maniera vol­gare ma effi­cace, ven­gono comu­ne­mente chia­mate “mar­chette”. In maniera più o meno velata, dal box reda­zio­nale su una deter­mi­nata azienda/marca vicino alla pagina pub­bli­ci­ta­ria acqui­stata dalla stessa a forme più sofi­sti­cate, o più sub­dole, a seconda dei punti di vista, la coper­tura gior­na­li­stica è da sem­pre influen­zata dalla comu­ni­ca­zione pubblicitaria.

Da tempo le spon­so­red sto­ries, parte di quello che viene chia­mato native adver­ti­sing, hanno preso piede nei siti d’informazione con Huf­f­Post US ad intro­durlo già nel 2010 ed i casi più recenti di For­bes, Atlan­tic e Buz­z­Feed a seguire, solo per citare i più noti.

Secondo un son­dag­gio di fine 2012 negli Stati Uniti il 50% circa degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari quest’anno spe­ri­men­te­ranno que­sto for­mat di comu­ni­ca­zione e da oggi «The Washing­ton Post» rompe il tabù sulla que­stione da parte dei grandi quo­ti­diani nazio­nali intro­du­cendo per la pro­pria edi­zione online Bran­d­Con­nect, spa­zio a dispo­si­zione delle imprese all’interno del sito web del quo­ti­diano per vei­co­lare i pro­pri con­te­nuti. E se il quo­ti­diano sta­tu­ni­tense non si occu­perà della crea­zione dei con­te­nuti di marca altri, a comin­ciare dal già citato Huf­f­Post US, che pro­duce 1,600 arti­cles al giorno, pari ad un “pezzo” ogni 58 secondi, sfrut­tano quest’abbondanza for­nendo diret­ta­mente alle aziende i contenuti.

Il prin­ci­pale motivo di que­sta ten­denza è legato all’inefficacia dell’advertsing display, quelli che chia­miamo ban­ner per sem­pli­fi­care, che si tra­duce in un costante calo del valore rico­no­sciuto per CPM legato esclu­si­va­mente alla logica dei volumi di traf­fico, delle pagine viste ed ha, giu­sta­mente, sem­pre minor appeal presso gli inve­sti­tori pubblicitari.

BeyondDisplay_charts

Un numero cre­scente di siti d’informazione, con moda­lità e for­mat diversi, sta dun­que caval­cando l’onda delle spon­so­red sto­ries come modo di recu­pe­rare contribuzione.

Si tratta a mio avviso, al di là delle sin­gole spe­ci­fi­cità, dell’unica rispo­sta sen­sata che l’industria dell’informazione può pen­sare di dare al brand jour­na­lism ed allla ten­denza che vede le aziende sem­pre più  diven­tare loro stesse media com­pa­nies.

Ovvia­mente, come dimo­stra il caso Atlantic-Scientology sono neces­sa­rie le oppor­tune atten­zioni e, altret­tanto, l’opportuna chia­rezza nei con­fronti del let­tore per evi­tare l’effetto boo­me­rang, ma si tratta sicu­ra­mente di un filone che apre diverse pro­spet­tive con­sen­tendo di mone­tiz­zare i volumi di traf­fico e  di instau­rare, final­mente, un rap­porto tra edi­tori ed aziende che non sia quello da ven­di­tore di pixel ma di con­su­lente di comu­ni­ca­zione a tutto campo.

Se gestite in maniera ade­guata credo dav­vero che le sto­rie spon­so­riz­zate, e tutto quello che può ruo­tarci attorno, pos­sano essere parte del futuro dei gior­nali online entrando a pieno titolo nel mix di comu­ni­ca­zione delle imprese.

Native ADV

Bonus track: “Gior­nali che fanno soldi (in USA). nes­suna for­mula magica solo talento, lea­der­ship e qua­lità” — da leg­gere.

La notizia
Pubblicato il 25 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

La Notizia

Mala tem­pora cur­runt per l’editoria e per la carta stam­pata. I gior­nali con­ti­nuano a per­dere copie, la crisi di RCS, nono­stante i conti del solo «Cor­riere della Sera» siano posi­tivi, è il ter­mo­me­tro della feb­bre di tutto il set­tore, anche, nel nostro Paese e il Web e il digi­tale, ad oggi, sono ben lon­tani dal garan­tire un recu­pero con­tri­bu­tivo significativo.

E’ in que­sto qua­dro che esor­di­sce «La Noti­zia» nuova testata, nuovo quo­ti­diano che sarà online dal 5 marzo pros­simo, dispo­ni­bile anche su smart­phone e tablet —  sia per iOs che Android  — e nelle edi­cole a par­tire dal 12 marzo in for­mato ber­li­ner ed una folia­zione di 24 pagine ad un prezzo di 0,80€ per cin­que giorni alla set­ti­mana. 25mila le copie stam­pate e distri­bu­zione selet­tiva limi­tata solo ai cen­tri cittadini.

Secondo le anti­ci­pa­zioni pub­bli­cate sul numero di feb­braio di «Prima Comu­ni­ca­zione» in uscita oggi, il taglio edi­to­riale è quello del gior­na­li­smo d’inchiesta e i respon­sa­bili dell’iniziativa dicono di ispi­rarsi al modello di Milena Gabanelli.

“Nè di destra nè di sini­stra: noi vogliamo inter­cet­tare il disa­gio, l’arrabbiatura della gente e sup­por­tare un’idea di Paese che si fonda sul merito” dichiara il Diret­tore Gae­tano Pedullà, che però aggiunge “se pro­prio vogliamo tro­vare una con­no­ta­zione poli­tica direi che è un gior­nale  ren­ziano ma lui non lo sa”.

L’edizione online avrà alcune aree dove ver­ranno rea­liz­zate delle inchie­ste “on demand” a pagamento.

Gestione interna della ven­dita pub­bli­ci­ta­ria, dalla quale ci si attende un milione di euro per il primo anno, e forse a breve la crea­zione di una vera e pro­pria con­ces­sio­na­ria.  Due sedi, a Milano e a Roma, 13 gior­na­li­sti, tutti soci all’1%, ed un piano dei costi di 2,3 milioni di euro.

Di que­sti tempi è dav­vero LA notizia.

https://twitter.com/LaNotiziaTweet/status/305665931793797122

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Pubblicato il 20 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Agende e Analfabetismi Digitali

Si parla, poco, dav­vero troppo poco, dell’agenda digi­tale per l’Italia, ma forse non tutti sanno che la que­stione è da inse­rire nella più ampia agenda digi­tale Euro­pea, pro­gramma di ampio respiro con obiet­tivi spe­ci­fici alle quali ogni stato mem­bro dell’Unione Euro­pea deve adem­piere entro il 2020 ed una serie di sotto-obiettivi con avan­za­menti biennali.

Per quanto riguarda il bien­nio 2013–2014 l’UE ha sta­bi­lito una lista di prio­rità, di obiet­tivi da rag­giun­gere in que­sti due anni, con  7 aree di inter­vento e 101 azioni che i governi di cia­scun Paese devono intra­pren­dere allo scopo. Le 7 macroa­ree sono:

  1. Mer­cato unico digitale
  2. Inte­ro­pe­ra­bi­lità e standard
  3. Fidu­cia e sicurezza
  4. Accesso a Inter­net veloce e ultra-veloce
  5. La ricerca e l’innovazione
  6. Miglio­rare l’alfabetizzazione digi­tale, le com­pe­tenze e l’inclusione
  7. Abi­li­ta­zione dei bene­fici deri­vanti dall’ICT per la società dell’UE

Nell’area dedi­cata all’agenda digi­tale euro­pea viene visua­liz­zata una sco­re­board, un cru­scotto gra­fico che indica il livello di avan­za­mento rela­ti­va­mente agli obiet­tivi definiti.

Ne esi­ste una gene­rale della media di tutte le nazioni ed una per cia­scun Paese. Sot­to­ri­por­tate quella gene­rale e quella rela­tiva all’Italia così da mostrare a colpo d’occhio quale e quanta sia la distanza del nostro Paese rispetto alla media del totale delle nazioni dell’Unione Europea.

- Digital Agenda EU -

- Digi­tal Agenda EU -

- Digital Agenda Italy -

- Digi­tal Agenda Italy -

Sem­pre nell’area dedi­cata all’agenda digi­tale euro­pea è pos­si­bile visua­liz­zare gra­fi­ca­mente una mole impor­tanti di dati sul tema ed effet­tuare com­pa­ra­zioni al riguardo. Dati tutti di grande inte­resse la cui let­tura vale asso­lu­ta­mente il tempo speso. Anche in que­sto caso, come d’abitudine non posso che con­si­gliare di farlo.

Per­so­nal­mente ne ho sele­zio­nati, anche per sin­tesi, tre.

Il primo è rela­tivo al livello di alfa­be­tiz­za­zione infor­ma­tica della popo­la­zione ita­liana rispetto alla media dei 27 stati mem­bri ed indica con chia­rezza l’analfabetismo dila­gante nel nostro Paese, anche, sotto il pro­filo della capa­cità di uti­lizzo dell’ICT. Si noti come la scuola sia com­ple­ta­mente assente nel pro­cesso di for­ma­zione in tal senso.

Analfabeti Digitali

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Gli altri due gra­fici sot­to­stanti sono ine­renti alla pene­tra­zione della let­tura di fonti d’informazione online, con il primo che mostra la ten­denza nel corso degli anni ed il con­fronto con la media UE, ed il secondo che foto­grafa la situa­zione nel 2011 [ultimo dato dispo­ni­bile] per cia­scuno stato membro.

In entrambi i casi balza all’occhio, ancora una volta, la distanza del nostro Paese dalla mag­gior parte delle altre nazioni ed ovvia­mente rispetto alla media degli stessi.

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Agende e anal­fa­be­ti­smo digi­tali. Com­ment is free.

Repubblica e la sua partnership con la versione italiana di Tom’s Hardware che frutta 1.121.000 di utenti unici sugli 8.028.000 del brand Repubblica ed è il settimo channel per volume di traffico
Pubblicato il 11 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Dati Audiweb: Parzialità Versus Inaffidabilità

Dopo la pub­bli­ca­zione dell’articolo di lunedì sulle logi­che dei dati Audi­web e gli aspetti di par­zia­lità degli stessi, in parte chia­riti dallo stesso isti­tuto di rile­va­zione, sono stato con­tat­tato da due loro respon­sa­bili che in una tele­con­fernza a tre hanno, cor­te­se­mente, pro­vato a dis­si­pare alcune delle que­stioni messe sul piatto dal pre­ci­tato arti­colo e dal pre­ce­dente arti­colo pub­bli­cato da «Il Fatto Quo­ti­diano» sul tema.

Credo sia oppor­tuno spe­ci­fi­care che il sot­to­scritto non aveva, non ha mai come obiet­tivo quello di deni­grare il lavoro di per­sone e/o di orga­niz­za­zioni, di imprese, Audi­web com­presa ovvia­mente, bensì quello di fare luce su aspetti che pos­sono essere poco chiari e dun­que fuor­vianti, pro­vando così ad aprire il con­fronto pro­fes­sio­nale sui temi di cui si parla, si scrive, in que­sto spazio.

Ciò pre­messo, credo sia oppor­tuno e inte­res­sante rias­su­mere gli ele­menti salienti dei 40 muniti di “chiac­chie­rata” con i due pro­fes­sio­nal di Audi­web. Per punti nella maniera più sche­ma­tica e sin­te­tica possibile:

  • Mi viene assi­cu­rato che è stata offerta una “pol­trona”, un  posto ad AGCOM per pre­sen­ziare  agli incon­tri che ven­gono tenuti ogni mero­ledì. Ele­mento che dovrebbe rimuo­vere i dubbi sulla par­zia­lità, “par­ti­gia­ne­ria” di Audiweb.
  • Mi viene ricor­dato che i cri­teri di Goo­gle Ana­ly­tics sono diversi da quelli di Audi­web. Ele­mento che, spero, era già chiaro sia dal mio arti­colo sulla que­stione che, ancora una volta, da quello pub­bli­cato su «Il Fatto Quo­ti­diano». In par­ti­co­lare mi viene spe­ci­fi­cato che Audi­web rileva sola­mente il traf­fico di ita­liani [dun­que NON di stra­nieri resi­denti in Ita­lia] da PC in Ita­lia. Mi viene inol­tre spe­ci­fi­cato che Goo­gle Ana­ly­tics rico­no­sce il bro­w­ser non  le per­sone, “le teste” come Audi­web. E’ dun­que nor­male che i dati di Goo­gle, o altri, siano più ele­vati poi­chè se lo stesso sog­getto si con­nette allo stesso sito con un bro­w­ser diverso — cosa impro­ba­bile ma non impos­si­bile -  e/o da un diverso device [PC/Mac/Smartphone/Tablet] per Goo­gle Ana­ly­tics sono accessi diversi che si som­mano men­tre per Audi­web no.
  • In par­ti­co­lare rife­ri­mento all’accesso da mobile si con­ferma che è attual­mente allo stu­dio la pos­si­bi­lità di rile­vare anche gli accessi al Web in mobi­lità ma non si è ahimè in grado di dare un ter­mine, una data alla riso­lu­zione della que­stione. Secondo quanto dichia­rato dal respon­sa­bile tec­nico di Audi­web con il quale ho col­lo­quiato nel primo tri­me­stre 2012 vi sono stati 15 milioni di ita­liani che hanno avuto accesso ad inter­net via mobile [dato cumul­tato]. E’ evi­dente a tutti come que­sto sia ele­mento di par­zia­lità cre­scente delle infor­ma­zioni dif­fuse dall’istituto di rilevazione.
  • Come era stato segna­lato nelle note dell’ela­bo­ra­zione da me effet­tuata ad ini­zio di otto­bre sui dati di ago­sto, Audi­web con­ferma che “a causa delle fre­quenti varia­zioni di peri­me­tro e dell’evoluzione delle appli­ca­zioni [leggi pagine in HTML5 e t simi­lia] e delle rela­tive meto­do­lo­gie di misu­ra­zione, il con­fronto delle audience cor­renti dei Brand iscritti ad Audi­web con le cor­ri­spon­denti serie sto­ri­che potrebbe risul­tare sta­ti­sti­ca­mente scor­retto”. Mi viene detto che una tan­tum l’istituto si rende dispo­ni­bile ad un rical­colo ad una ripa­ra­me­tra­zione effet­tauata ad hoc per ana­lisi spe­ci­fi­che. Credo che ne appro­fit­terò quanto prima.
  • Mi viene detto che la pon­de­ra­zione cen­sua­ria cerca di ovviare al pro­blema ogget­tivo di rile­va­zione degli accessi da lavoro stante le limi­ta­zioni di met­tere un meter nei PC aziendali.
  • Si afferma che il dato cen­sua­rio delle pagine viste di «Repub­blica» e «Cor­riere della Sera» viene effe­ti­va­mente uti­liz­zato per una rita­ra­tura degli altri sog­getti ma che viene fatto mese su mese e dun­que non infi­cia i dati del trend, che peral­tro, come già detto, non è pos­si­bile cal­co­lare se non con ana­lisi ad hoc su richiesta.
  • Alla richie­sta di capire quale sia dun­que effet­ti­va­mente il trend degli accessi alle edi­zioni online dei quo­ti­diani mi viene rispo­sto in maniera molto diplo­ma­tica che Audi­web si occupa di rile­vare i dati non di inter­pre­tarli ma che il trend non appare nega­tivo, dun­que nep­pure molto posi­tivo, nel com­plesso e che cer­ta­mente la pre­senza sui social net­work, Face­book in pri­mis, par­rebbe togliere accessi ai siti web dei gior­nali poi­chè sem­pre più le per­sone leg­gono le noti­zie diret­ta­mente lì.

Due giorni fa, ancora una volta, «Il Fatto Quo­ti­diano» ha [di]mostrato, con esempi e dati molto con­creti, gli aspetti accen­nati in que­sto spa­zio il 10 otto­bre scorso sulle distor­sioni dell’aggregazione, degli accor­pa­menti delle testate che, pur trat­tan­dosi di una pro­ce­dura lecita, rischiano di ren­dere ancor meno tra­spa­rente la per­ce­zione del peso effet­tivo delle testate edi­to­riali e la let­tura delle clas­si­fi­che dei siti più letti.

Com­ples­si­va­mente dun­que i dati Audi­web attual­mente se non inaf­fi­da­bili sono cer­ta­mente estre­ma­mente par­ziali, foto­gra­fia sfuo­cata di quello che è il pano­rama dell’informazione online nel nostro Paese e per tali vanno presi.

Resta dun­que aperto il con­fronto su come ragio­ne­vol­mente si pos­sano otte­nere dati omo­ge­nei che inve­sti­tori e cen­tri media adot­tino per gli inve­sti­menti in adver­ti­sing online. Se la forza del Web rispetto ad altri media, appa­ren­te­mente, sta nella misu­ra­bi­lità, pare chiaro che la strada da per­cor­rere in tal senso sia ancora molta; nei social net­work si direbbe #sape­va­telo [sigh!].

Pubblicato il 8 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Dato è Adulterato

Che si stia attra­ver­sando un periodo di incer­tezza è un dato di fatto. Il destino incerto dell’Audiradio, le pole­mi­che sull’Audipress e sui dati di rile­va­zione di Inter­net, dif­formi pro­prio tra Audi­press stessa ed Audi­web, l’esistenza di altre ricer­che, quali l’Eurisko Media Moni­tor, dai con­torni inte­res­santi ma non ben defi­niti, sono ter­reno di con­fronto da parte di chi si occupa di comu­ni­ca­zione e media con one­stà professionale.

La pub­bli­ca­zione in que­sto spa­zio dei dati Audi­web per il mese di ago­sto 2012 dei prin­ci­pali quo­ti­diani online e di alcune testate all digi­tal, ed ancor­più le note  che Audi­web stessa inse­ri­sce sulla par­zia­lità dei dati hanno riscosso un grande inte­resse tra gli addetti ai lavori.

Inte­resse ma anche scon­forto, se non  rab­bia, rispetto alla mani­fe­sta inat­ten­di­bi­lità dei dati dif­fusi che, come dicevo, deve asso­lu­ta­mente essere pron­ta­mente risolto poi­ché impatta diret­ta­mente sui ricavi dell’industria dell’informazione online.

Infatti il pano­rama che pare emer­gere dai dati pub­bli­cati, con­fer­mati anche dall’elaborazione pub­bli­cata da «Il Sole24Ore» e ripresa da «Dago­spia»,  mostra una situa­zione dav­vero pre­oc­cu­pante, tranne rare ecce­zioni, per quanto riguarda l’informazione online nel nostro Paese. Ma è dav­vero così?

Quale sia l’impianto di ricerca e la meto­do­lo­gia Audi­web viene spie­gato sia in sin­tesi che in det­ta­glio dall’istituto di rile­va­zione stessa. Sem­pre sul sito di Audi­web è dispo­ni­bile la nota infor­ma­tiva dell’AGCOM [Auto­rità per le Garan­zie nelle Comu­ni­ca­zioni] al riguardo che è ancora più det­ta­gliata sulla meto­do­lo­gia utilizzata.

E’ pro­prio l’AGCOM, ed in par­ti­co­lare l’ex com­mis­sa­rio Nicola D’Angelo a sol­le­vare una prima serie di que­stioni sulla bontà dei dati Audi­web e sull’imparzialità dell’istituto di rile­va­zione. Secondo quanto riporta «Arti­colo 21» l’Autorità per le Garan­zie nelle Comu­ni­ca­zioni ha infatti lan­ciato un allarme sul pro­blema della man­canza di “tra­spa­renza” nella rile­va­zione, che “può seria­mente alte­rare la con­cor­renza sul mer­cato degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sia sul web che in tv”, affer­mando inol­tre che le società che al momento si occu­pano di que­ste rile­va­zioni “spesso non sono rap­pre­sen­ta­tive dell’intero set­tore di rife­ri­mento e non riflet­tono lo svi­luppo tec­no­lo­gico del set­tore di rilevazione”.

Per ragio­nare sulla que­stione, cin­que diret­tori di altret­tante testate online mi hanno inviato spon­ta­ne­mente i loro dati interni e in un caso, per «Il Fatto Quo­ti­diano», sono stati dif­fusi online i dati di Goo­gle Ana­ly­tics ren­den­doli dispo­ni­bili a chiunque.

Dall’analisi dei dati rice­vuti, che riguar­dano testate che hanno dimen­sioni diverse che vanno da 30mila a 150mila utenti unici [secondo Audi­web] e che dun­que rap­pre­sen­tano un cam­pione suf­fi­cien­te­mente varie­gato, emerge come sia il rap­porto delle pagine viste che degli utenti unici sia pro­fon­da­mente diverso tra i dati dif­fusi dall’istituto di rile­va­zione ed i dati interni. Le varianze degli utenti unici sono nell’ordine del 35% ma anche del 72% e rag­giun­gono in due casi, quelli che hanno il mag­gior numero di utenti unici per i quali — teo­ri­ca­mente — la varianza sta­ti­stica dovrebbe essere infe­riore, un picco del 129%.

E’ evi­dente, credo, che non siano varia­zioni che si pos­sono spie­gare sola­mente con le diverse tec­ni­che di rile­va­zione ma siano un chiaro indi­ca­tore dell’inaffidabilità, dell’adulterazione dei dati for­niti da Audiweb.

Adul­te­ra­zione che, oltre alle note ed alla meto­do­lo­gia -  per così dire — che Audi­web for­ni­sce sono dovute ad una serie di fat­tori che è bene evidenziare.

Infatti, come segnala il pre­ci­tato arti­colo sulla que­stione rea­liz­zato da «Il Fatto Quo­ti­diano», l’inattendibilità dei dati riguarda la navi­ga­zione dal posto di lavoro poi­chè di fatto il panel di rife­ri­mento non può con­teg­giare cor­ret­ta­mente le per­sone che si con­net­tono dall’ufficio, per­ché la mag­gior parte delle aziende vieta ai pro­pri dipen­denti di navi­gare e soprat­tutto di sca­ri­care programmi.

Aspetto al quale si aggiun­gono alcuni aspetti rela­tivi alla “pon­de­ra­zione” che, secondo quanto rife­ri­tomi, tra gli ele­menti sarebbe, tra l’altro, legata all’andamento, al trend, di «Repub­blica» e «Cor­riere della Sera» che se in calo tra­sci­nano al ribasso anche gli altri. Evi­dente elemnto di ulte­riore distorsione.

Da non sot­to­va­lu­tare inol­tre l’aggregazione dei dati con siti “part­ner”, come ad esem­pio avviene sul sito di Meteo.it con TGcom 24 e il tempo di refresh auto­ma­tico delle loro pagine di alcuni siti di gior­nali, poi­chè, ad esem­pio, se «Repub­blica» l’ha impo­stato su 2 min. e il tempo medio di per­ma­nenza è 6 e qual­cosa, il numero di pagine vista potrebbe, teo­ri­ca­mente, essere un terzo di quel numero.

I troppi rife­ri­menti, la non chia­rezza degli stessi, faci­lita se non l’inganno cer­ta­mente l’abbaglio, come avevo già avuto modo di segna­lare in precedenza.

La chia­rezza di rife­ri­menti è sem­pre la base indi­spen­sa­bile di qual­siasi rifles­sione su oppor­tu­nità e pro­spet­tive. In caso con­tra­rio si resta nel campo delle, pur legit­time, opinioni.

Spero di aver faci­li­tato il neces­sa­rio pro­cesso di tra­spa­renza e di chia­rezza con que­ste rifles­sioni, resto spe­ran­zoso di rice­vere un chia­ri­mento dal comi­tato tec­nico Audi­web [dove ci sono i rap­pre­sen­tanti di tutti?].

- Con­fronto Dati Web Il Fatto Quotidiano -

Update: Mi viene segna­lata l’esistenza di un libri­cino pre­zioso sul tema: “L’ arbi­tro è il ven­duto. Audi­tel, Audi­ra­dio, Hit parade, Audi­web, Audisat”

USA Today Print Competition
Pubblicato il 6 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Premi sulla Carta

«USA Today» a metà del mese di set­tem­bre ha rivi­sto com­ple­ta­mente il design sia dell’edi­zione car­ta­cea che della pro­pria ver­sione online, del suo sito Web, rie­la­bo­rando com­ple­ta­mente la pro­pria imma­gine a par­tire dal logo del quotidiano.

Si è par­lato molto dell’edizione online la cui rie­la­bo­ra­zione nelle moda­lità di frui­zione ha for­tis­sime simi­li­tu­dini ed influenze dal design per tablet.

Adesso, all’inizio di que­sta set­ti­mana, il gior­nale sta­tu­ni­tense annun­cia una com­pe­ti­zione con un pre­mio in spazi pub­bli­ci­tari per il valore della non tra­scu­ra­bile somma di 1 milione di dollari.

La gara, a cui è pos­si­bile ade­rire a par­tire da lunedì 8 otto­bre sino al 26 novem­bre, ha l’evidente obiet­tivo di riva­lu­tare il ruolo e la crea­ti­vità sulla stampa come con­ferma Michael Wolff dalle colonne del giornale.

Per­so­nal­mente sono con­vinto che vi sia altret­tanto biso­gno di buona crea­ti­vità, e nuovi for­mat e for­mati, anche per quanto riguarda il digi­tale. Il fatto che «USA Today», sep­pur a valore fac­ciale, inve­sta una somma rile­vante per la carta con­ferma dove stanno ancora i ricavi.

Doonesbury Non Pagato
Pubblicato il 1 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Valore delle Opinioni

Le dichia­ra­zioni di Lucia Annun­ziata nell’inter­vi­sta rila­sciata a «Prima Comu­ni­ca­zione» di que­sto mese:

I blog­ger sono una parte essen­ziale del nuovo pro­getto.[…] I blog non sono un pro­dotto gior­na­li­stico, sono com­menti, opi­nioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blog­ger non ven­gono pagati

hanno fatto il giro d’Italia sol­le­vando un vespaio sia tra i gior­na­li­sti, già sul piede di guerra per la tanto attesa nor­ma­tiva sull’equo com­penso, che ovvia­mente tra “i blog­ger”. Gli amici di LSDI/Dig.it hanno rac­colto buona parte degli inter­venti più signi­fi­ca­tivi sul tema.

Al tempo stesso il «The New York Times» nell’ obi­tuary, nell’arti­colo di com­me­mo­ra­zione per la morte di Arthur Ochs Sulz­ber­ger, a lungo [1963–1992] edi­tore del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense che sotto la sua guida, tra l’altro, ha otte­nuto 31 dei 108 Premi Puli­tzer, la più pre­sti­giosa ono­ri­fi­cenza nazio­nale per il gior­na­li­smo, si chiude con una cita­zione di Sulzberger:

I think that paper and ink are here to stay for the kind of new­spa­pers we print. There’s no shor­tage of news in this world. If you want news, you can go to cyber­space and grab out all this junk. […] You’re not buy­ing news when you buy The New York Times. You’re buy­ing judg­ment. [Non state com­prando noti­zie quando acqui­state il NYTi­mes. State com­prando giu­dizi, opinioni]

Credo che que­sto sia ancora più vero nella fase attuale dove molto spesso, pur con tutte le limi­ta­zioni del caso, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo ed in par­ti­co­lare il video/foto citi­zen jour­na­lism, arriva ine­vi­ta­bil­mente prima di gior­nali e gior­na­li­sti sulla noti­zia il più delle volte.

Come ho avuto modo di dire, il biso­gno è di capire non di vedere, l’informazione deve spie­gare non mostrare o ripor­tare. Se que­sto, come credo, è un punto car­dine per la qua­lità dell’informazione, sarà bene ricon­si­de­rare il valore delle opinioni.

Sem­pre in tema, si segnala, ad inte­gra­zione delle segna­la­zioni di LSDI, l’arti­colo: “Il McHuf­fing­ton­Post e i blog­ger non retribuiti”.

HuffPost ITA Reaction Bar
Pubblicato il 29 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Huffington Post: Gamification e Reaction Bar

Par­lando all’inizio di que­sto mese di cose che Buz­z­feed, aggre­ga­tore virale di noti­zie, può inse­gnare ai gior­nali, segna­lavo, tra l’altro, la “reac­tion bar”, una barra che per­mette al let­tore di espri­mere il pro­prio sen­ti­ment sia in posi­tivo che in nega­tivo, con­si­glian­done l’utilizzo, adat­tan­dola al diverso con­te­sto, per le altre testate, per gli altri gior­nali online.

«Huf­fing­ton Post» è il primo gior­nale online, per quanto a me noto, a seguire l’indicazione, il sug­ge­ri­mento, ed infatti da qual­che giorno ha intro­dotto per tutte le sue ver­sioni, inclusa la neo nata in ita­liano, appunto, la pre­ci­tata barra inse­ren­dola, esat­ta­mente come Buz­z­feed, al fondo di ogni arti­colo, oltre ai con­sueti bot­toni per la con­di­vi­sione dei con­te­nuti su prin­ci­pali social network.

Il tono è più serioso ma la sostanza non cam­bia, al let­tore per ogni arti­colo è pos­si­bile esprime un giu­di­zio sin­te­tico clic­cando su uno dei diversi bot­toni dispo­ni­bili ed eser­ci­tando opzioni che vanno da straor­di­na­rio a biz­zarro pas­sando per diver­tente o pre­oc­cu­pante. Come dicevo, que­sto con­sente, da un lato, alle per­sone di espri­mersi tanto sin­te­ti­ca­mente quanto libe­ra­mente su quello che hanno letto e, dall’altro lato, per­mette un’immediata sen­ti­ment ana­ly­sis della pro­pria pro­po­sta edi­to­riale. I van­taggi sono evidenti.

E’ sem­pre la testata diretta da Lucia Annun­ziata ad intro­durre prin­cipi di gami­fi­ca­tion appli­can­doli all’informazione. E’ di ieri pome­rig­gio infatti un arti­colo pub­bli­cato che invita il let­tore, le per­sone, a gio­care al quiz sui per­so­naggi che vogliono un Monti bis o meno. Sep­pur la rea­liz­za­zione sia in forma rozza, pri­mor­diale, è chiaro quali siano i prin­cipi ispi­ra­tori e quali i van­taggi in ter­mini sia di coin­vol­gi­mento che di per­ma­nenza sul sito.

Insomma due belle ope­ra­zioni di mar­ke­ting che non si può che elo­giare e dalle quali è oppor­tuno trarre inse­gna­mento. Ora non resta che met­tere a bud­get qual­che euro per la tra­du­zione delle FAQ sulla mode­ra­zione dei com­menti per arri­vare alla qua­dra­tura del cerchio.

Audience Giornali Online
Pubblicato il 24 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Audience dei Quotidiani Online nel Mondo

com­Score ha pub­bli­cato i dati dell’audience dei primi 50 quo­ti­diani on line nel mondo nel mese di mag­gio di quest’anno. Pare non siano rile­vati i quo­ti­diani all digi­tal, come dimo­stra, uno per tutti, l’assenza dell’«Huffinghton Post».

Nella clas­si­fica non figura nes­sun quo­ti­diano ita­liano. Non credo sia sola­mente un pro­blema di dif­fu­sione dell’idioma, come è pos­si­bile rile­vare dalla pre­senza di «Gazeta.pl» con oltre 16 milioni di utenti unici in un paese di 38 milioni di abi­tanti la cui lin­gua non mi risulta essere dif­fusa inter­na­zio­nal­mente. Ipo­tesi ulte­rior­mente con­fer­mata, sep­pure al con­tra­rio, dagli utenti dei quo­ti­diani bra­si­liani, quale «Jor­nal O Globo», che pos­sono con­tare su una popo­la­zione di circa 200 milioni di abi­tanti ed una lin­gua, il por­to­ghese, dif­fusa in diversi con­ti­nenti del mondo.

Con 60 milioni di abi­tanti ed altret­tanti ita­liani, di prima o seconda gene­ra­zione, all’estero, come mai i gior­nali ita­liani hanno numeri così modesti?

Si pre­pa­rino, anche, a que­sta domanda, i miei ospiti del panel: “Il mago dei numeri: lo stato dell’arte nume­rico ed eco­no­mico dell’editoria digi­tale” in cui farò il mode­ra­tore durante la due giorni tutta dedi­cata al gior­na­li­smo on line tra un paio di set­ti­mane a Firenze.

Io ovvia­mente ho una mia ipo­tesi, se vole­ste for­nire la vostra idea lo spa­zio dei com­menti è, come sem­pre, a disposizione.

- Milioni di utenti unici — Fonte: com­Score News/Information — Newspapers

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