giornalaio

Pubblicato il 23 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Il Trade Marketing Questo Sconosciuto

Se per l’industria edi­to­riale del seg­mento quo­ti­diani e perio­dici già il mar­ke­ting è una disci­plina eser­ci­tata pre­va­len­te­mente per dedi­carsi all’acquisto di monili e col­la­nine made in china et simi­lia da ter­mo­re­trarre, incel­lo­pha­nare al pro­dotto edi­to­riale, il trade mar­ke­ting è un’area asso­lu­ta­mente sco­no­sciuta, non esercitata.

Non si spiega altri­menti la len­tezza con la quale la FIEG [e i sin­da­cati di rap­pre­sen­tanza] stanno approc­ciando la vitale que­stione dell’informatizzazione delle edi­cole che di que­sto passo non sarà attiva nep­pure per fine 2013.

Una situa­zione ancora più para­dos­sale se si tiene conto che dall’ana­lisi sulla stampa nel nostro Paese tra il 20o9 ed il 2011, rea­liz­zato sem­pre dalla FIEG stessa, si evi­den­zia come oltre l’80% delle ven­dite di quo­ti­diani pas­sino per il canale edi­cole e che i ricavi del digi­tale pesa­vano a fine 2011 solo l’1,4% dei ricavi dell’intero settore.

Sono pro­prio gli abbo­na­menti, insieme alle ope­ra­zioni di cut price, una delle prin­ci­pali evi­denze della disat­ten­zione, del disin­te­resse degli edi­tori nei con­fronti del trade, delle edi­cole, con il ripro­porsi quo­ti­diano di pro­po­ste che arri­vano sino all’80% di taglio del prezzo di coper­tina e che, para­dos­sal­mente, ven­gono vei­co­late pro­prio attra­verso il canale edi­cole. Ope­ra­zioni di con­cor­renza tra canali che, dav­vero, non mi pare esi­stano in nes­sun altro set­tore o seg­mento di mercato.

Il video sot­to­ri­por­tato, rea­liz­zato da un gruppo di gior­na­lai, che sta impa­rando ad usare la Rete ed i suoi diversi mezzi, uscendo dal recinto di Face­book dove vi sono molti gruppi di edi­co­lanti che spesso diven­gono solo degli ste­rili “sfo­ga­toi”, testi­mo­nia il con­flitto esi­stente su quest’area.

Il trade mar­ke­ting que­sto sconosciuto.

Pubblicato il 26 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Libertà Complementare

La piog­gia di emen­da­menti rischia di annac­quare e intor­bi­dire i prov­ve­di­menti del Governo rela­tivi alle liberalizzazioni.

Tra tutti gli emen­da­menti pro­po­sti, per quanto riguarda gli inte­ressi dello scri­vente e degli argo­menti trat­tati all’interno di que­sti spazi, è quello rela­tivo alle edi­cole che pare essere a rischio di sna­tu­rare in maniera signi­fi­ca­tiva lo spi­rito ed il signi­fi­cato della prima ste­sura. Emen­da­mento “bipar­ti­san” pre­sen­tato da Simona Vicari [PDL] e Filippo Bub­bico [PD] del quale, forse non casual­mente, i gior­nali non par­lano nono­stante l’ampia coper­tura gene­rale del tema, che rap­pre­senta una peri­co­losa mar­cia indie­tro rispetto alla con­ce­zione originaria.

L’emen­da­mento pro­po­sto infatti eli­mi­ne­rebbe la pos­si­bi­lità pre­ce­den­te­mente pre­vi­sta da parte dei gior­na­lai di rifiu­tare i pro­dotti col­la­te­rali rice­vuti, quell’accozzaglia di per­line ed amu­leti che inonda quo­ti­dia­na­mente le edi­cole in viurtù di una pre­te­stuosa ed ana­cro­ni­stica inter­pre­ta­zione della parità di trat­ta­mento, così come la pos­si­bi­lità di defal­care il valore del mate­riale resti­tuito ai distri­bu­tori locali in com­pen­sa­zione dei paga­menti delle nuove consegne.

Sono ele­menti che alleg­ge­ri­reb­bero di non poco la pres­sione finan­zia­ria alla quale 30mila le edi­cole sin qui soprav­vi­sute sono sot­to­po­ste e, soprat­tutto, resti­tui­rebbe dignità impren­di­to­riale ad una cate­go­ria troppo spesso vitu­pe­rata dagli altri attori del sistema favo­rendo il neces­sa­rio pro­cesso di moder­niz­za­zione che dovrebbe essere alla base delle pro­po­ste di libe­ra­liz­za­zione e del quale la filiera edi­to­riale ha tanto bisogno.

Se le modi­fi­che venis­sero appro­vate i gior­na­lai ita­liani,  che ini­zial­mente erano stati pro­mossi a lavo­ra­tori auto­nomi, che ave­vano facoltà di  deci­dere del loro destino, che, pur nei i limiti della legge, pote­vano sce­gliere cosa far entrare nelle loro riven­dite e cosa no, ritor­ne­reb­bero al loro sta­tus di peo­nes per garan­tire a loro spese flussi di cassa ad edi­tori diso­ne­sti inqui­nando, forse in maniera defi­ni­tiva, la pos­si­bi­lità di un’evoluzione posi­tiva di tutto il sistema.

Mi segnala un rap­pre­sen­tante della cate­go­ria che Pie­tro Bar­cel­lona, un giu­ri­sta, docente di diritto, scrive che “la cer­tezza di esi­stere non è data dal denaro,ma dall’universo sim­bo­lico”, da quell’insieme di segni, usi, con­sue­tu­dini, sim­boli insomma che sono capaci di man­te­nere un indi­vi­duo nel suo mondo. La parete è ora liscia, buona per pre­ci­pi­tare a terra con un grande tonfo. I ganci sulla parete messi da chi aveva scritto la prima parte del decreto, erano l’ uni­verso sim­bo­lico dei gior­na­lai. Se fosse con­fer­mato che ora non c’è più, sarà impos­si­bile ripristinarlo.

Un con­cetto di libertà com­ple­men­tare agli inte­ressi deviati, ancora una volta, di pochi. Un’opzione senza ritorno che chiun­que abbia a cuore uno svi­luppo sano e soste­ni­bile del nostro Paese non può accettare.

Pubblicato il 20 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Nuotare Controcorrente è Difficile ma Possibile

Guido Vene­ziani Edi­tore, a cui fanno capo rivi­ste quali «Vero», «Top» e «Vera»,  pub­bli­ca­zioni “popo­lari” lea­der o co-leader nel loro seg­mento, ha scelto la strada del dia­logo con la Rete delle edi­cole invece di quella mag­gior­mente pra­ti­cata della con­trap­po­si­zione o, nel migliore dei casi, dell’indifferenza.

E’ una case history che merita di essere raccontata.

L’editore ha inse­rito, circa due anni fa, nel pro­prio staff la figura del Respon­sa­bile dei Rap­porti con le Edi­cole sce­gliendo una per­sona di field, un pro­fes­sio­nal con una lunga espe­rienza sul campo in grado di inter­pre­tare neces­sità e sen­ti­ment dei giornalai.

Da allora il tempo non è tra­scorso invano.

Uno degli ele­menti di con­tra­sto tra edi­tori e punti ven­dita sta nella con­sue­tu­dine di ribal­tare sul trade il costo delle ope­ra­zioni, sem­pre più fre­quenti se non per­ma­nenti, di cut price, di taglio del prezzo di coper­tina. Guido Vene­ziani ha scelto la strada del rico­no­sci­mento dell’aggio pieno, indi­pen­den­te­mente dal cut-price, sta­bi­liendo un pre­ce­dente memo­ra­bile mai nep­pure con­tem­plato dall’accordo [sca­duto] nazio­nale. La tabella com­pa­ra­tiva sot­to­ri­por­tata ne esem­pli­fica la con­cre­tezza della por­tata para­go­nando la mag­gior mar­gi­na­lità rico­no­sciuta da GVE rispetto ad una testata concorrente.

A que­sta ini­zia­tiva, adot­tata come pra­tica da circa un anno, nel tempo si sono aggiunti un forum di discus­sione, punto d’incontro per man­te­nere una rela­zione costante tra le parti, e, di recente, un mini­sito dove gli edi­co­lanti pos­sono inse­rire le gia­cenze delle testate del gruppo edi­to­riale al fine di otti­miz­zare il pro­cesso di distri­bu­zione — resa nei sin­goli punti ven­dita. Ottima ini­zia­tiva “tam­pone” in attesa della tanto auspi­cata, anche in que­sti spazi, infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole.

Ini­zia­tive tanto inte­res­santi ed oppor­tune quanto poco con­si­de­rate sia dai sin­da­cati di rap­pre­sen­tanza della cate­go­ria, che invece di caval­care l’onda del “nuovo” si sono pure messe per tra­verso, che dalla FIEG  e dagli altri edi­tori associati.

Si tratta di atti­vità che, nella mia per­so­nale visione, dovreb­bero costi­tuire l’ABC, la base, di quello che in altri canali viene imple­men­tato ormai da oltre un decen­nio in maniera dif­fusa, col­lo­cate nel più ampio spet­tro delle atti­vità di trade mar­ke­ting. Un ter­mine, e soprat­tutto una pra­tica, sco­no­sciuta al com­parto editoriale.

A Guido Vene­ziani Edi­tore va indub­bia­mente rico­no­sciuto il merito di aver dimo­strato che nuo­tare con­tro­cor­rente è dif­fi­cile ma non impossibile.

Pubblicato il 18 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Tanto Tuonò che Piovve

Come molti sapranno è stato annun­ciato lo scio­pero dei gior­na­lai, la ser­rata delle edi­cole per il 27–28-29 dicem­bre prossimi.

Le ragioni della pro­te­sta, sin­te­tiz­zate nel comu­ni­cato uni­ta­rio delle prin­ci­pali sigle sin­da­cali di rap­pre­sen­tanza degli edi­co­lanti,  si basano sulla pos­si­bile libe­ra­liz­za­zione della ven­dita di pub­bli­ca­zioni edi­to­riali [gior­nali e perio­dici] che in base all’arti­colo 31 potrebbe riguar­dare i punti ven­dita, le edi­cole, unici rima­sti dopo la mar­cia indie­tro su con­ces­sioni auto­stra­dali, tas­si­sti e famacisti.

E’ dif­fi­cile sta­bi­lire cosa effet­ti­va­mente acca­drà ma ho deciso di par­larne comun­que, sia per ren­dere giu­sti­zia al nome di cui si fre­gia que­sto spa­zio che per fare chia­rezza su un tema che gli organi di infor­ma­zione stanno trat­tando in maniera, a dir poco, appros­si­ma­tiva e super­fi­ciale, limi­tan­dosi a pub­bli­care una sin­tesi del pre­ci­tato  comu­ni­cato sindacale.

Se dal primo gen­naio 2012 alcuni gior­nali potreb­bero chiu­dere, la situa­zione delle edi­cole è di gran lunga peg­giore già da tempo.  Negli ultimi anni hanno chiuso circa 8mila punti ven­dita pas­sando da 38mila a 30mila, ridu­cen­dosi per oltre un quinto.

Ini­ziamo subito col dire che que­sto scio­pero, se si farà, è tanto tar­divo quanto inu­tile. A pre­scin­dere dalla minac­cia di libe­riz­za­zione delle licenze almeno 10mila gior­na­lai, quelli esclu­sivi, quelli cioè che non trat­tano altre cate­go­rie mer­ceo­lo­gi­che [tabac­chi, gio­chi ed altro], hanno ormai il destino segnato, stri­to­lati finan­zia­ria­mente dai distri­bu­tori locali che river­sano su di loro la neces­sità di fare cassa inon­dan­doli di pseudo pub­bli­ca­zioni edi­to­riali in virtù della vetu­sta ed ana­cro­ni­stica idea che si ha della parità di trattamento.

La con­vo­ca­zione di uno scio­pero in que­sto con­te­sto rischia di essere più stru­mento di con­trat­ta­zione nelle mani della FIEG, che forse non a caso in que­sta cir­co­stanza non si è espressa sulla pro­te­sta come era avve­nuto nelle raris­sime occa­sioni pre­ce­denti, per sal­vare i finan­zia­menti milio­nari che lo stato gli elar­gi­sce, che non ele­mento effi­cace di riven­di­ca­zione dei diritti dei peo­nes dell’editoria nostrana.

Il ter­reno su cui le rela­zioni di potere ope­rano è prin­ci­pal­mente costruito attorno a glo­bale e locale ed è orga­niz­zato attorno a reti, non a sin­gole unità. Le reti sono mol­te­plici e le rela­zioni di potere sono spe­ci­fi­che di cia­scuna. Una norma fon­da­men­tale di eser­ci­zio del potere, comune a tutte le reti, è l’esclusione dalla rete, spiega Manuell Castells. Pos­si­bile sin­tesi dell’abbandono, della col­pe­vole tra­scu­ra­tezza nei con­fronti della rete di edi­cole nel nostro Paese.

Avevo già avuto modo di evi­den­ziare la non tra­scu­ra­bile dif­fe­renza tra libe­ra­liz­za­zione e libertà, sono con­cetti, credo di poter dire, che restano a distanza di due anni dalla pub­bli­ca­zione di scot­tante attua­lità.  Senza una revi­sione com­ples­siva del sistema la even­tuale libe­ra­liz­za­zione delle edi­cole sarà solo ulte­riore ele­mento di peg­gio­ra­mento che non appor­terà alcun bene­fi­cio con­creto alla filiera editoriale.

La ten­denza a but­tare via il bam­bino con l’acqua sporca, come si suo dire comu­ne­mente, era già emersa dal dibat­tito con­dotto sul tema all’ Inter­na­tio­nal Jour­na­lism Festi­val 2011. Dibat­tito al quale, nono­stante i miei ripe­tuti inviti, non si erano pre­sen­tati rap­pre­sen­tanti della distri­bu­zione locale. Tema­ti­che e pro­ble­ma­ti­che che mi pare siano spie­gate con suf­fi­ciente chia­rezza e det­ta­glio sino al punto di dive­nire non solo pro­pe­deu­ti­che alla riso­lu­zione dei pro­blemi ma addi­rit­tura didascaliche.

Quale sia la mia visione sull’edi­cola del futuro ed il futuro delle edi­cole mi pare di averlo espresso con chia­rezza da tempo. Opi­nione che com­ples­si­va­mente non ho cambiato.

Credo che all’eventualità di una ser­rata deb­bano essere sosti­tuiti, o per­lo­meno affian­cati, stru­menti e mezzi di mag­gior attua­lità, come dimo­stra la por­tata delle pro­te­ste degli “indi­gna­dos” nel mondo occi­den­tale,  che sin ora non sono mai stati spe­ri­men­tati dai gior­na­lai [e tanto meno dalle loro rap­pre­sen­tanze] spesso rin­chiusi su se stessi in gruppi su Face­book che, ahimè, fun­gono più da “sfo­ga­toio” che non da aggre­ga­tore di ri-soluzioni.

Mezzi e stru­menti che ser­vono ad atti­rare l’attenzione sui pro­blemi, spesso sco­no­sciuti ai più nell’opinione pub­blica, sin­te­tiz­zati sin qui, ai quali affian­care la con­cre­tezza di solu­zioni ed azioni che non hanno più il tempo di essere rin­viate oltre.

In tale ipo­tesi non posso che riba­dire, con­fer­mare, la mia com­pleta dispo­ni­bi­lità già espressa pub­bli­ca­mente a più riprese, a met­termi a dispo­si­zione con le mie com­pe­tenze di coloro che, final­mente, voles­sero fare un lavoro serio, degno di que­sto nome al riguardo.

Pubblicato il 7 giugno 2011 by Pier Luca Santoro

Edicola Digitale

Tra le novità pre­sen­tate ieri da Steve Jobs, con l’annuncio della nuova ver­sione del sistema ope­ra­tivo per iPhone, iPad e iPod touch, ampio risalto è stato dato all’edicola digitale.

Secondo quanto ripor­tato nel comu­ni­cato stampa dif­fuso da Apple,  l’iOS 5 ha una sezione raf­fi­gu­rata a modi scaf­fa­la­tura dove sono rac­colti tutti i quo­ti­diani e le rivi­ste alle quali è pos­si­bile abbo­narsi. Una volta sca­ri­cata la pub­bli­ca­zione pre­scelta dovrebbe essere pos­si­bile leg­gerla anche se non col­le­gati ad internet.

Resta ancora aperto il pro­blema del con­trollo della rela­zione con l’utenza, con i let­tori, che  resta cen­trale con par­ti­co­lare rife­ri­mento per quelle testate che rica­vano una parte rile­vante dei loro introiti dagli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari come testi­mo­nia il par­ziale ripen­sa­mento da parte di Time Inc rispetto alle prime dichia­ra­zioni d’intenti e le nego­zia­zioni ancora in corso con il Finan­cial Times.

Che la carta sia solo uno dei diversi sup­porti, for­mat, a dispo­si­zione per le imprese del com­parto edi­to­riale è già realtà attuale,  resta da sta­bi­lire a quali con­di­zioni ciò avvenga.

Pubblicato il 19 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

Accattate ‘o Giurnale

Stre­pi­toso inno, per base musi­cale e testi, a gior­nali e gior­na­lai rea­liz­zato da Lorenzo Hen­gel­ler sulle note del «Gio­va­notto Matto» di Lelio Luttazzi.

Fac­cio cre­scer la cultura

ma nes­suno se ne cura

ma io canto e resto gaio

per­che’ sono giornalaio.

E poi sull’informazione

vi diro’ con gran ragione

la piu’ grande qualita’

e’ la sua pluralita’

Pubblicato il 1 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

Maltempo in Edicola

Dopo l’inesauribile serie di occhiali delle più dispa­rate fogge, arri­vano ora gli ombrelli, con­fer­mando come  ogni genere di cian­fru­sa­glia rie­sca ad inqui­nare e dequa­li­fi­care il canale edicole.

Sono ini­zia­tive svolte da pirati dell’editoria che, alle­gando un foglietto illu­stra­tivo così da assi­mi­larlo ad un pro­dotto edi­to­riale, hanno gioco facile nella ricerca di volumi in un canale che non ha bar­riere all’ingresso e nel quale l’edicolante, il gior­na­laio non ha pos­si­bi­lità di sce­gliere quan­tità e qua­lità dei pro­dotti all’interno del suo punto vendita.

Una chicca l’invito a svi­tare l’ombrello per dimo­stra­zione che defi­ni­sce ulte­rior­mente, se neces­sa­rio, la pro­fes­sio­na­lità di coloro che le attivano.

Spe­riamo almeno che piova ancora.

Pubblicato il 12 novembre 2010 by Pier Luca Santoro

Out of Stock

La gestione dei flussi di approv­vi­gio­na­mento, la logi­stica, sono fon­da­men­tali in qual­siasi mer­cato dove il pro­dotto abbia una sua fisi­cità. Que­sta cri­ti­cità diviene ele­mento stra­te­gico quando il bene, il pro­dotto abbiamo carat­te­ri­sti­che di depe­ri­bi­lità così come avviene per la distri­bu­zione editoriale.

E’ una com­ples­sità che causa para­dossi per i quali i pro­dotti alto ven­denti in edi­cola sono spesso esau­riti, come testi­mo­niano le diverse ini­zia­tive e sol­le­ci­ta­zioni che nel tempo si sono sus­se­guite su que­sto tema, lasciando spa­zio para­dos­sal­mente a pro­dotti asso­lu­ta­mente mar­gi­nali, se non dan­nosi, per la filiera editoriale.

Quale sia l’impatto con­creto di que­sta dina­mica viene ripor­tato da Niel­sen che, sep­pur non in spe­ci­fico rife­ri­mento all’editoria, quan­ti­fica con buona appros­si­ma­zione il danno per la distri­bu­zione, per le edi­cole, e per il chan­nel lea­der [gli edi­tori], come illu­stra il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante, che rileva che, al di là del sog­getto com­mer­ciale che di volta in volta subi­sce una per­dita, in ogni caso si abbia un’intera filiera che non ha sod­di­sfatto una domanda poten­ziale ed ha scon­ten­tato il cliente gene­rando disaf­fe­zione e per­dita di ven­dite. Quando il dis­ser­vi­zio si ripete siste­ma­ti­ca­mente, così com’è il caso di molti perio­dici, di molte pub­bli­ca­zioni, il pro­blema ovvia­mente si acui­sce ulteriormente.

Poi­ché anche le pre­vi­sioni più fune­ste par­lano di almeno 15 anni prima dell’estinzione dei gior­nali è evi­dente come non sia pos­si­bile affi­darsi a solu­zioni d’antan ma sia neces­sa­rio inter­ve­nire con cri­te­rio e con volontà effet­tiva al di là delle dichia­ra­zioni di cir­co­stanza che perio­di­ca­mente ven­gono rilasciate.

L’anello debole della catena non sono le edi­cole bensì i distri­bu­tori locali baroni feu­da­tari ina­mo­vi­bili, padroni della loro zona di com­pe­tenza ed arroc­cati sulla loro incom­pe­tenza, despoti buz­zurri di antica memo­ria che spa­dro­neg­giano nei con­fronti delle imprese edi­to­riali e tac­cheg­giano gli edi­co­lanti impe­dendo qual­siasi armo­niz­za­zione, qua­lun­que comu­ni­ca­zione tra edi­tori e giornalai.

Se per il cliente giu­sta­mente sono fatti che non lo riguar­dano, vale la pena di ricor­darsi che chi ancora per lungo tempo ven­derà le noti­zie sono le edicole.

Risol­vere pron­ta­mente que­sto pro­blema è il modo più effi­ciente per far cre­scere ven­dite e conto eco­no­mico, spe­cial­mente in un periodo sta­gnante o addi­rit­tura di con­tra­zione quale quello attuale.

Volere è potere!

Pubblicato il 26 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Questa [NON] è una Pubblicazione Editoriale

Come fare per ven­dere in edi­cola ogni sorta di cianfrusaglia?

Che si tratti di piatti, col­telli, gio­cat­toli cinesi o, come in que­sto caso, occhiali, non fa dif­fe­renza alcuna, basta alle­gare al pro­dotto desi­de­rato un volan­tino, un foglietto ed il gioco è fatto come le imma­gini sot­to­stanti dimostrano.

Sono spunti, evi­denze rac­colte sul campo che fanno parte del discorso più gene­rale rela­tivo all’edicola del futuro ed al futuro delle edicole.

Pubblicato il 3 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Volere è Potere

L’attività che gesti­sco è, come avviene sem­pre più dif­fu­sa­mente, un “nego­zio pro­mi­scuo”. E’, anche, que­sto un modo per fare dei con­fronti tra i diversi settori/mercati e trarne delle conclusioni.

L’azienda che mi for­ni­sce qual­che arti­colo di can­cel­le­ria, che tengo per dare un minimo di ser­vi­zio al cliente, mi vista rego­lar­mente con pas­saggi una volta ogni due set­ti­mane, la ven­di­trice è dotata di un ter­mi­nale por­ta­tile [vd. imma­gine] con il quale digita e tra­smette diret­ta­mente l’ordine, veri­fica la dispo­ni­bi­lità delle gia­cenze, prezzi, ed altro.

Nulla di ecce­zio­nale, uno stru­mento di lavoro abi­tuale per molti da tempo.

Non è così per la filiera edi­to­riale che da anni vaneg­gia sulla infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole senza che, di fatto, nulla avvenga con­cre­ta­mente in tal senso.

Fede­ra­zione degli edi­tori impe­gnata più a com­bat­tere bat­ta­glie di retro­guar­dia a difesa anche di pac­cot­ti­glie da ban­ca­rella, come fos­sero pro­dotti edi­to­riali di alta nobiltà, accre­scendo così il grado di liti­gio­sità nella filiera, tra edi­tori più o meno con­sa­pe­voli, distri­bu­tori più o meno orien­tati alla tra­spa­renza e riven­di­tori finali: sui quali, alla fine, si abbatte la pac­cot­ti­glia senza qua­lità e senza valore.

Sin­da­cati immo­bi­liz­zati da evi­denti con­flitti d’interessi e, sem­pre meno taciute, col­lu­sioni e connivenze.

Spesso ormai per­sino in “risto­piz­ze­rie” di medio livello il came­riere prende l’ordine che viene tra­smesso attra­verso il ter­mi­nale in cucina ed alla cassa.

Chi ha fatto [fa] il gior­na­laio può com­pren­dere come uno stru­mento di que­sto tipo, abbi­nando fun­zio­na­lità e por­ta­bi­lità potrebbe essere, gra­zie, anche, a costi e dimen­sioni infe­riori a quelle di un pc, lo stru­mento ideale di lavoro per le riven­dite di gior­nali e “il cavallo di troia” per riu­scire final­mente a moder­niz­zare la rete distributiva.

Volere è potere fu scritto da Michele Les­sona quasi 150 anni fa sul modello dell’opera bri­tan­nica “Self Help” tra­dotta in ita­liano con il titolo “Chi si Aiuta Dio l’aiuta”. Non si può dire che man­chino le coin­ci­denze anche ai giorni nostri.

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