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Santa Inflatable
Pubblicato il 25 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

Racconto di Natale 2013

Mas­simo si alza pre­sto la mat­tina, tutti i giorni da vent’anni alle 5 è già in piedi, ormai non ha nean­che più biso­gno della sve­glia, si è abi­tuato. Si gira guarda la moglie che dorme e la bacia, un caffè bol­lente, una siga­retta, la barba e si parte.

Il tra­gitto è breve, circa 5 chi­lo­me­tri per una stra­dina di cam­pa­gna con poche case ai mar­gini a quell’ora deserta. D’estate la per­corre in meno di dieci minuti, ricorda a memo­ria le curve, i det­ta­gli e quella volta che dovette fre­nare di colpo per non inve­stire una lepre che sbucò dal prato all’improvviso. Adesso che è inverno impiega un paio di minuti in più, deve andare piano a quell’ora il fondo stra­dale è ghiac­ciato ci vuole prudenza.

Prima delle sei arriva al paese dove ha l’edicola. La luce del retro­bot­tega del for­naio è l’unico segno di vita, la guarda distrat­ta­mente ancora asson­nato, si fruga nelle tasche alla ricerca delle chiavi del nego­zio, apre, disin­se­ri­sce l’antifurto, accende le luci e richiude la porta die­tro di se, a quest’ora non si sa mai chi può esserci in giro meglio usare tutte le cautele.

Apre il cas­setto per riporvi un po’ di con­tante per i resti spe­rando che non arrivi, come al solito, Anto­nio, quello che, manco a farlo appo­sta, ogni mat­tina arriva e com­pra il gior­nale con 50 euro interi. Alle volte deve andare al bar affianco a chie­dere se, per favore, hanno loro il cam­bio per­chè dopo un quarto d’ora è già rima­sto senza resto. Ci pensa e sbuffa. Sarà un’altra lunga giornata.

Sente in lon­ta­nanza il rumore di un fur­gone, è quello delle con­se­gne, incon­fon­di­bile, un vec­chio ducato del 1982 con il fana­lino poste­riore destro rotto da anni ed una corda per tenere chiuso il por­tel­lone late­rale. Mas­simo si chiede come fac­cia ancora a fun­zio­nare, sem­bra sem­pre a punto di crol­lare a pezzi.

Ria­pre la porta e tira fuori le casse della resa, sem­pre più abbon­dante, si mette i guanti e aspetta di vedere Fran­ce­sco, il con­du­cente del fur­gone delle con­se­gne, un roma­nac­cio mezzo matto che grida come un pazzo tutte le mat­tine. In  fondo gli sta sim­pa­tico e lo capi­sce, lui, Fran­ce­sco, ini­zia alle 3 ogni giorno per cari­care gior­nali e rivi­ste da con­se­gnare alle “sue” 40 edicole.

Arriva, scende sbat­tendo la porta, slega la corda ed apre il por­tel­lone. Oggi sono 3 casse, il lunedì è sem­pre così, ci sono i set­ti­ma­nali tele­vi­sivi e i sup­ple­menti dei gior­nali. Que­sto è l’unica cosa che Mas­simo sa, cosa con­ten­gano quelle casse gli è ignoto, lui non ordina le pub­bli­ca­zioni a lui le man­dano d’ufficio nella varietà e nella quan­tità che qual­cuno, non si capi­sce con quale cri­te­rio, decide.

Ritira le casse saluta Fran­ce­sco ed apre il tavo­lino pie­ghe­vole, vi apre sopra la bolla di con­se­gna, un len­zuolo di carta che non fini­sce più, e ini­zia a spun­tare, a con­trol­lare la cor­ri­spon­denza tra quanto ripor­tato e quello che gli è stato con­se­gnato. Tira fuori gior­nali e perio­dici dalle casse, li conta, li posi­ziona al loro posto e spunta ogni voce. Sbuffa ancora, anche oggi 12 copie di “L’almanacco del sudoku” e solo 5 di “Sor­risi e Can­zoni TV”, come al solito. Ti man­dano sem­pre quello che non si vende e poco di quel che si vende, ammesso che ci siano ancora pro­dotti ven­di­bili. Negli ultimi tre anni le ven­dite si sono più che dimez­zate. Alza il capo chino sulla bolla e sbuffa di nuovo, “ma chi me l’ha fatto fare?” pensa tra se e se.

Oggi è Natale, la gente arri­verà più tardi rispetto al solito, non lavo­rano, loro, può fare le cose con un po’ più di calma rispetto agli altri giorni quando deve inter­rom­persi, fru­gare nelle casse alla ricerca di l’unica copia di “Armi e Tiro” che Fran­ce­sco, il figlio del salu­miere affianco, pare abbia sem­pre urgenza di leg­gere alle 6:30 della mattina.

Sono quasi le sette quando arriva la prima cliente, Anto­nella, una vedova sui cinquant’anni che più di una volta gli si è messa a pian­gere all’improvviso men­tre scam­bia­vano quat­tro chiac­chiere di cor­te­sia. Mas­simo prende il gior­nale e glielo porge, ormai cono­sce a memo­ria quello che la mag­gior parte dei pro­pri clienti, quelli rima­sti, vuole.

Pian piano ini­ziano ad arri­vare alla spic­cio­lata gli altri. Anziani, pen­sio­nati, sve­gli da ore che nella visita all’edicola rie­scono ad occu­pare un quarto d’ora della loro vuota gior­nata, poi papà con figli pic­coli alla ricerca dell’ultimo mostri­ciat­tolo in for­mato tasca­bile [a soli 2.50€, eh!] fug­giti da casa per non ritro­varsi coin­volti nei pre­pa­ra­tivi. “Cara vado a pren­dere il gior­nale, porto con me il bam­bino, non ti pre­oc­cu­pare, così tu puoi fare le tue cose con calma”, e via fino a mez­zo­giorno al bar a gio­care a scopa con un bic­chiere, o due, di vino men­tre il figlio/la figlia, giu­sta­mente, gli sal­tano sui piedi.

Ecco adesso che è finita la messa ci sarà l’assalto. E’ sem­pre così. In due minuti gli accal­cano davanti al ban­cone 30 per­sone india­vo­late che pare non siano in gradi di aspet­tare ordi­na­ta­mente il loro turno. Si spin­gono, pro­ten­dono mani con i soldi e pren­dono il gior­nale infi­lando il brac­cio in mezzo a chi gli sta davanti. Lui sor­ride e rin­gra­zia men­tre pensa che un giorno gli pia­ce­rebbe andare a sen­tire che dice il par­roco per otte­nere quest’effetto sulle per­sone appena escono dalla chiesa di fronte alla sua edicola.

Poi la calma, ancora qual­che, raro, cliente che si è ricor­dato che domani non escono i gior­nali e vuole avere i pro­grammi tele­vi­sivi anche per s.Stefano e Pina, un’anziana che tutti i giorni cam­bia idea almeno cin­que volte su quello che vuole.

Mas­simo con calma ini­zia a riporre i gior­nali ed a scri­vere le rese sula foglio della bolla. Ha ven­duto 150 gior­nali e 40 rivi­ste incas­sando circa 200 euro per un gua­da­gno, lordo, di una qua­ran­tina di euro.

Arri­vano le 13:00 si chiude, final­mente, oggi solo mezza gior­nata di lavoro.

Buon Natale a tutti i gior­na­lai d’Italia, a quelli che ancora con­ti­nuano ad andare in edi­cola e, natu­ral­mente, a chi ha avuto la [s]ventura di leg­gere que­sta breve sto­ria. AUGURI!

Santa Inflatable

Vantaggi Card per Filiera Editoriale
Pubblicato il 27 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Ottimizzazione della Filiera Editoriale

Come pro­messo ieri, oggi si parla di otti­miz­za­zione e razio­na­liz­za­zione dei pro­cessi con par­ti­co­lare rife­ri­mento alla filiera edi­to­riale, alla sua distribuzione.

Il Rap­porto 2012 sull’industria dei quo­ti­diani in Ita­lia, segna­lato e com­men­tato ieri, si apre con la tavola, sot­to­ri­por­tata, rela­tiva alle ven­dite dei quo­ti­diani ed alle rese. Emerge come le rese nel 2011 abbiano pesato per oltre un quarto [28,3%] del totale.

Nella pre­sen­ta­zione, effet­tuata da Sal­va­tore Curiale, diret­tore di ASIG [Asso­cia­zione Stam­pa­tori Ita­liana Gior­nali], effet­tuata sem­pre nel corso della XV Edi­zione di WAN-IFRA Ita­lia, emerge come per ogni 100 copie stam­pate, meno di 70 gene­rano red­dito per le aziende edi­to­riali. In totale, ogni anno si stam­pano oltre set­te­cento milioni di copie di gior­nale che non pro­du­cono ricavi o che, nel caso delle rese, deter­mi­nano costi aggiuntivi.

Costi che sono ricon­du­ci­bili alla voce dei ser­vizi [in pre­va­lenza tra­sporti e com­po­si­zione e stampa presso terzi] e mate­rie prime [essen­zial­mente la carta] che pesano per il 60% del totale dei costi che gra­vano sull’indistria dei quo­ti­diani nel nostro Paese.

Se non sba­glio i conti, que­sto signi­fica che annul­lare le rese, o comun­que mini­miz­zarle al mas­simo, por­te­rebbe un bene­fi­cio eco­no­mico di recu­pero con­tri­bu­tivo per le imprese del set­tore che potrebbe arri­vare sino al 18%. In tempi come que­sti recu­pe­rare il 18% di ricavi sarebbe una boc­cata di ossi­geno straor­di­na­ria che con­sen­ti­rebbe di guar­dare al futuro, ai suoi svi­luppi, senza la spada di damo­cle sulla testa.

Già, ma come? La solu­zione, come punto di par­tenza, è tanto sem­plice quanto, sin ora, inap­pli­cata. Si chiama infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

Aspetto sul quale mi sono sof­fer­mato più volte all’interno di que­sti spazi, anche di recente, evi­den­ziando come l’informatizzazione delle edi­cole, con­senta dia­logo, comu­ni­ca­zione, e dun­que cono­scenza spe­ci­fica, di ogni sin­gola realtà.

L’informatizzazione delle edi­cole [ad oggi sono circa 5mila — su 3omila — quelle infor­ma­tiz­zate con due appli­ca­tivi distinti che dia­lo­gano solo con il distri­bu­tore locale] con­sen­ti­rebbe all’editore di cono­scere in tempo reale il ven­duto per cia­scun punto ven­dita garan­tendo otti­miz­za­zione del costo delle rese, l’attenuazione [o scom­parsa] delle micro rot­ture di stock che para­dos­sal­mente carat­te­riz­zano le pub­bli­ca­zioni alto vendenti.

L’informatizzazione delle edi­cole age­vola la pos­si­bi­lità di son­daggi, di ricer­che su argo­menti ad hoc e favo­ri­sce l’implementazione di ser­vizi a par­tire, per citarne almeno uno, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

L’informatizzazione delle edi­cole con­sente, ter­mine in voga, di disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a que­sti con­cetti e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiungere.

Con­cetti che ven­gono riba­diti ed ampliati nella pre­sen­ta­zione, ancora una volta effet­tuata durante la XV Edi­zione di WAN-IFRA Ita­lia, da Bain & Com­pany, nota società di con­su­lenza, che effet­tua un’analisi sul pano­rama della distri­bu­zione edi­to­riale estre­ma­mente pun­tuale e interessante.

La pre­sen­ta­zione [da leg­gere asso­lu­ta­mente] ana­lizza gli ele­menti strut­tu­rali e ciclici della crisi del set­tore sug­ge­rendo gli inter­venti neces­sari sul pro­dotto edi­to­riale, sull’evoluzione della sua con­ce­zione, sulla neces­sità di ridi­se­gno dei pro­cessi di reda­zione, sulla pro­po­sta pub­bli­ci­ta­ria che i gior­nali, nei diversi for­mati, deb­bono effet­tuare, e la sua vei­co­la­zione attra­verso le con­ces­sio­na­rie, per arri­vare, appunto, alla distri­bu­zione ed all’informatizzazione delle edicole.

Dallo sli­de­show emerge come dal 2008 ad oggi siano state chiuse 6mila edi­cole, pas­sate dalle 40mila del 2008, alle 34mila del 2011, e 40 distri­bu­tori locali, scesi da 170 a 130 nello stesso periodo. La slide 23, sot­to­ri­por­tata, evi­den­zia, i bene­fici imme­diati e le pro­spet­tive offerte dal pro­cesso di infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

Tutti i det­ta­gli anche rela­tivi al refill e dun­que all’abbattimento delle micro rot­ture di stock che si veri­fi­cano pun­tual­mente, para­dos­sal­mente, per le testate alto ven­denti, sono ben spie­gati nella pre­sen­ta­zione, che con­ti­nua con una pro­po­sta evo­lu­tiva che parte dalla base dell’informatizzazione dei punti vendita.

Pro­po­sta di spe­cia­liz­za­zione che con­di­vido ed ho richia­mato a più riprese, soste­nendo che alla strada del gene­ra­li­smo, del ven­dere di tutto o del for­nire ser­vizi che già ven­gono for­niti in altri canali [paga­mento bol­lette, ad esem­pio] con mar­gini ine­si­stenti, pri­vi­le­gio quella della spe­cia­liz­za­zione sia per aver veri­fi­cato diret­ta­mente che i ser­vizi inte­gra­tivi sin ora ipo­tiz­zati non appor­te­reb­bero alcuna mar­gi­na­lità inte­gra­tiva al canale che per visione stra­te­gica e coerenza.

Bain & Com­pany ipo­tizza, sug­ge­ri­sce, l’introduzione di card, sia mono edi­tore che pluri edi­tore, che per­met­tano di rac­co­gliere infor­ma­zioni sul let­tore e avviare pro­grammi di fide­liz­za­zione nel canale edi­cole. Card che con­sen­ti­rebbe anche di rac­co­gliere dati sul let­tore utili per pro­fi­lare l’offerta edi­to­riale e pub­bli­ci­ta­ria, sot­to­pro­dotto asso­lu­ta­mente non trascurabile.

Il recu­pero di effi­cienza con­tri­bu­tiva e le pro­spet­tive offerte dall’informatizzazione delle edi­cole sono IL pas­sag­gio neces­sa­rio per la ripresa di tutta la filiera edi­to­riale dagli edi­tori alle edi­cole. Se n’é par­lato troppo alungo e troppo a vuoto sin ora, è giunto, dav­vero, il momento per la FIEG, il Governo e le rap­pre­sen­tanze sin­da­cali dei gior­na­lai di darvi la giu­sta prio­rità a par­tire dall’incontro che si terrà oggi tra le parti. Mi auguro che que­ste rifles­sioni pos­sano essere spunto e base di un con­fronto fat­tivo; le ho espo­ste, anche, con que­sto obiettivo.

Pubblicato il 30 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Il Futuro dell’Informazione e’ Racchiuso in 8 m²?

Giu­seppe Gra­nieri negli ultimi giorni ha scritto di futuro, uti­liz­zando la meta­fora dav­vero effi­cace della dif­fe­renza tra gui­dare l’automobile e gui­dare la moto della quale mi sono già abu­si­va­mente appro­priato, e dell’indu­stria delle noti­zie vec­chie, quella dei gior­nali di carta non in grado di per­so­na­liz­zare l’informazione. Arti­coli tutti da leg­gere per gli spunti e gli appro­fon­di­menti che consentono.

Anche Arianna Cic­cone, pren­dendo spunto dai dati sui quo­ti­diani online e super­blog pub­bli­cati in que­sti spazi ieri, con sapiente humor fa rifles­sioni molto serie a tutto campo sul futuro dell’informazione. Dati, che sep­pure non ven­gano citati espli­ci­ta­mente, sono fonte di rifles­sione anche per Luca Conti che sostiene che la causa del calo sia una que­stione legata al calo di inte­resse verso il tipo di noti­zie pub­bli­cate e verso le fonti, i quo­ti­diani online, che le pubblicano.

Inte­resse ed atten­zione sono ele­menti chiave sui quali si gioca la par­tita, in ter­mini di pro­po­sta di con­te­nuti, del futuro dell’industria dell’informazione, non vi è dub­bio davvero.

Da un lato gran parte dell’informazione è light, snack e gran parte degli utenti va sui por­tali per seguire l’attualità come dimo­strano i dati rela­tivi a Vigi­lio che da solo vale come tutti i quo­ti­diani online in ter­mini di utenti unici e il calo di pagine viste e di tempo di per­ma­nenza per le edi­zioni online dei gior­nali. Dall’altro lato tutte le evi­denze sin ora rac­colte con­fer­mano che la let­tura sulla carta faci­lita atten­zione e memo­ra­bi­lità delle infor­ma­zioni, que­stione di grande valore sia a livello gior­na­li­stico che altret­tanto per quanto riguarda la capa­cità di atti­rare inve­sti­menti pub­bli­ci­tari.

Per­so­nal­mente ritengo che le attese, i pro­clami apo­ca­lit­tici di scom­parsa della carta si con­fer­mano essere ecces­sivi ed enor­me­mente ampli­fi­cati rispetto alla realtà [da “guru pour cause”?] con stampa e digi­tale, media tra­di­zio­nali e digi­tali, a costi­tuire le due facce della stessa meda­glia, entrambi impor­tanti nell’attualità e per il futuro; se dovessi sbi­lan­ciarmi direi per almeno i pros­simi 50 anni nel nostro Paese.

Un futuro fatto dun­que di spe­ri­men­ta­zione, in una logica di medio  — lungo periodo, per quanto riguarda l’ambiente digi­tale nel suo com­plesso, e di miglio­ra­menti e razio­na­liz­za­zioni pro­gres­sive in rife­ri­mento alla carta.

Inte­res­sante sotto que­sto pro­filo quanto pub­bli­cato dal «The Wall Street Jour­nal» che riporta dell’installazione all’interno della Broo­klyn Public Library di una mac­china in grado di stam­pare on demand, in pochi minuti, un  intero libro sulla base delle pre­fe­renze del let­tore. La stam­pante, della quale allo stato attuale sono state rea­liz­zate 70 instal­la­zioni, misura poco più di 8 m², e per­mette alle per­sone di sce­gliere da un data­base di 8 milioni di volumi quale sia il pro­prio preferito.

La pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digi­tal. Gra­zie alla tanto auspi­cata, quanto sin ora disat­tesa, infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole il let­tore potrebbe, ad esem­pio, come suc­cede oggi con i pre­fe­riti, i book­mark del bro­w­ser, o con appli­ca­zioni dedi­cate,  sal­vare le infor­ma­zioni che trova di pro­prio inte­resse e tro­varle stam­pate nel suo quotidiano.

Scri­veva Her­mann Hesse “Se tracci una riga sul pavi­mento, è altret­tanto dif­fi­cile cam­mi­narci sopra che avan­zare sulla più sot­tile delle funi. Eppure chiun­que ci rie­sce tran­quil­la­mente per­chè non è peri­co­loso. Se fai finta che la fune non è altro che un dise­gno fatto col gesso e l’aria intorno è il pavi­mento, rie­sci a pro­ce­dere sicuro su tutte le funi del mondo”.

Almeno una parte del futuro dell’industria dell’informazione potrebbe essere rac­chiusa in 8m².

Pubblicato il 26 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Libertà Complementare

La piog­gia di emen­da­menti rischia di annac­quare e intor­bi­dire i prov­ve­di­menti del Governo rela­tivi alle liberalizzazioni.

Tra tutti gli emen­da­menti pro­po­sti, per quanto riguarda gli inte­ressi dello scri­vente e degli argo­menti trat­tati all’interno di que­sti spazi, è quello rela­tivo alle edi­cole che pare essere a rischio di sna­tu­rare in maniera signi­fi­ca­tiva lo spi­rito ed il signi­fi­cato della prima ste­sura. Emen­da­mento “bipar­ti­san” pre­sen­tato da Simona Vicari [PDL] e Filippo Bub­bico [PD] del quale, forse non casual­mente, i gior­nali non par­lano nono­stante l’ampia coper­tura gene­rale del tema, che rap­pre­senta una peri­co­losa mar­cia indie­tro rispetto alla con­ce­zione originaria.

L’emen­da­mento pro­po­sto infatti eli­mi­ne­rebbe la pos­si­bi­lità pre­ce­den­te­mente pre­vi­sta da parte dei gior­na­lai di rifiu­tare i pro­dotti col­la­te­rali rice­vuti, quell’accozzaglia di per­line ed amu­leti che inonda quo­ti­dia­na­mente le edi­cole in viurtù di una pre­te­stuosa ed ana­cro­ni­stica inter­pre­ta­zione della parità di trat­ta­mento, così come la pos­si­bi­lità di defal­care il valore del mate­riale resti­tuito ai distri­bu­tori locali in com­pen­sa­zione dei paga­menti delle nuove consegne.

Sono ele­menti che alleg­ge­ri­reb­bero di non poco la pres­sione finan­zia­ria alla quale 30mila le edi­cole sin qui soprav­vi­sute sono sot­to­po­ste e, soprat­tutto, resti­tui­rebbe dignità impren­di­to­riale ad una cate­go­ria troppo spesso vitu­pe­rata dagli altri attori del sistema favo­rendo il neces­sa­rio pro­cesso di moder­niz­za­zione che dovrebbe essere alla base delle pro­po­ste di libe­ra­liz­za­zione e del quale la filiera edi­to­riale ha tanto bisogno.

Se le modi­fi­che venis­sero appro­vate i gior­na­lai ita­liani,  che ini­zial­mente erano stati pro­mossi a lavo­ra­tori auto­nomi, che ave­vano facoltà di  deci­dere del loro destino, che, pur nei i limiti della legge, pote­vano sce­gliere cosa far entrare nelle loro riven­dite e cosa no, ritor­ne­reb­bero al loro sta­tus di peo­nes per garan­tire a loro spese flussi di cassa ad edi­tori diso­ne­sti inqui­nando, forse in maniera defi­ni­tiva, la pos­si­bi­lità di un’evoluzione posi­tiva di tutto il sistema.

Mi segnala un rap­pre­sen­tante della cate­go­ria che Pie­tro Bar­cel­lona, un giu­ri­sta, docente di diritto, scrive che “la cer­tezza di esi­stere non è data dal denaro,ma dall’universo sim­bo­lico”, da quell’insieme di segni, usi, con­sue­tu­dini, sim­boli insomma che sono capaci di man­te­nere un indi­vi­duo nel suo mondo. La parete è ora liscia, buona per pre­ci­pi­tare a terra con un grande tonfo. I ganci sulla parete messi da chi aveva scritto la prima parte del decreto, erano l’ uni­verso sim­bo­lico dei gior­na­lai. Se fosse con­fer­mato che ora non c’è più, sarà impos­si­bile ripristinarlo.

Un con­cetto di libertà com­ple­men­tare agli inte­ressi deviati, ancora una volta, di pochi. Un’opzione senza ritorno che chiun­que abbia a cuore uno svi­luppo sano e soste­ni­bile del nostro Paese non può accettare.

Pubblicato il 29 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Giornalai: Liberi di Fare che Cosa?

Le norme gene­rali sulle libe­ra­liz­za­zioni appro­vate in que­sti giorni, per quanto riguarda i gior­na­lai hanno intro­dotto una serie di novità che com­ples­si­va­mente pos­sono essere giu­di­cate posi­ti­va­mente. Riporto gli ele­menti salienti per evi­tarvi la dif­fi­coltà di ricer­carli all’interno del testo generale.

Art. 39 Libe­ra­liz­za­zione del sistema di ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica e dispo­si­zioni in mate­ria di diritti con­nessi al diritto d’autore

1. All’articolo 5, comma 1, dopo la lett. d) decreto legi­sla­tivo 24 aprile 2001, n. 170 sono aggiunte le seguenti:

e) gli edi­co­lanti pos­sono rifiu­tare le for­ni­ture di pro­dotti com­ple­men­tari for­niti dagli edi­tori e dai distri­bu­tori e pos­sono altresi’ ven­dere presso la pro­pria sede qua­lun­que altro pro­dotto secondo la vigente normativa;

f) gli edi­co­lanti pos­sono pra­ti­care sconti sulla merce ven­duta e defal­care il valore del mate­riale for­nito in conto ven­dita e resti­tuito a com­pen­sa­zione delle suc­ces­sive anti­ci­pa­zioni al distributore;

g) fermi restando gli obbli­ghi pre­vi­sti per gli edi­co­lanti a garan­zia del plu­ra­li­smo infor­ma­tivo, la ingiu­sti­fi­cata man­cata for­ni­tura, ovvero la for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per eccesso o difetto, rispetto alla domanda da parte del distri­bu­tore costi­tui­scono casi di pra­tica com­mer­ciale sleale ai fini dell’applicazione delle vigenti dispo­si­zioni in materia.

f) le clau­sole con­trat­tuali fra distri­bu­tori ed edi­co­lanti, con­tra­rie alle dispo­si­zioni del pre­sente arti­colo, sono nulle per con­tra­sto con norma impe­ra­tiva di legge e non viziano il con­tratto cui accedono.

2. Al fine di favo­rire la crea­zione di nuove imprese nel set­tore della tutela dei diritti degli arti­sti inter­preti ed ese­cu­tori, mediante lo svi­luppo del plu­ra­li­smo com­pe­ti­tivo e con­sen­tendo mag­giori eco­no­mi­cita’ di gestione non­che’ l’effettiva par­te­ci­pa­zione e con­trollo da parte dei tito­lari dei diritti, l’attivita’ di ammi­ni­stra­zione e inter­me­dia­zione dei diritti con­nessi al diritto d’autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n.633, in qua­lun­que forma attuata, e’ libera;

3. Con decreto del Pre­si­dente del Con­si­glio dei Mini­stri da ema­narsi entro tre mesi dall’entrata in vigore della pre­sente legge e pre­vio parere dell’Autorita’ Garante della Con­cor­renza e del Mer­cato, sono indi­vi­duati, nell’interesse dei tito­lari aventi diritto, i requi­siti minimi neces­sari ad un razio­nale e cor­retto svi­luppo del mer­cato degli inter­me­diari di tali diritti connessi;

4. Restano fatte salve le fun­zioni asse­gnate in mate­ria alla Societa’ Ita­liana Autori ed Edi­tori (SIAE). Tutte le dispo­si­zioni incom­pa­ti­bili con il pre­sente arti­colo sono abrogate

Sono aspetti di rile­vanza non tra­scu­ra­bile. Per la prima volta si sta­bi­li­sce un freno agli abusi che la parità di diritto gene­rava e, final­mente, gli edi­co­lanti pos­sono rifiu­tare le for­ni­ture di pro­dotti com­ple­men­tari for­niti dagli edi­tori e dai distri­bu­tori. Viene pre­vi­sto inol­tre, che fermi restando gli obbli­ghi pre­vi­sti per i gior­na­lai a garan­zia del plu­ra­li­smo infor­ma­tivo, costi­tui­scono casi di pra­tica com­mer­ciale sleale le seguenti ipotesi:

  1. ingiu­sti­fi­cata man­cata fornitura,
  2. for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per difetto,
  3. for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per eccesso.

Quindi tutta la pra­tica di cat­tiva gestione delle for­ni­ture da parte dei distri­bu­tori locali potrà essere san­zio­nata. Dovreb­bero così ces­sare i casi di sovra­stoc­cag­gio per otte­nere un flusso finan­zia­rio a bene­fi­cio del DL ed altret­tanto le micro­rot­ture di stock sui [pochi] pro­dotti alto ven­denti. Aspetti che, ovvia­mente, dovranno andare di pari passo con la tanto attesa, ed auspi­cata, infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

Se nel suo insieme dun­que la legge pare possa essere ele­mento di sod­di­sfa­zione per il trade, per la rete di 30mila edi­cole sparse sul ter­ri­to­rio, è giunto il momento di inter­ro­garsi sui passi successivi.

Se le ven­dite di quo­ti­diani e perio­dici, set­ti­ma­nali e men­sili, poco vero­si­mil­mente avranno un recu­pero, ora che sono pos­si­bili alcune aree di recu­pero di effi­cienza gra­zie alle norme sopra­ri­por­tate, resta la domanda rela­ti­va­mente a quale sia l’indirizzo stra­te­gico che le edi­cole vogliono, vor­ranno, intraprendere.

Alla strada del gene­ra­li­smo, del ven­dere di tutto o del for­nire ser­vizi che già ven­gono for­niti in altri canali [paga­mento bol­lette, ad esem­pio] con mar­gini ine­si­stenti, pri­vi­le­gio quella della spe­cia­liz­za­zione sia per aver veri­fi­cato diret­ta­mente che i ser­vizi inte­gra­tivi sin ora ipo­tiz­zati non appor­te­reb­bero alcuna mar­gi­na­lità inte­gra­tiva al canale che per visione stra­te­giuca e coe­renza. Gra­zie all’informatizzazione mi piace pen­sare alle pos­si­bi­lità esi­stenti che que­sto pro­cesso con­sen­ti­rebbe, a par­tire, per citarne almeno una, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

La spe­cia­liz­za­zione, con inte­gra­zione di ser­vizi e offerta a monte ed a valle rispetto all’attuale modello, e non il gene­ra­li­smo sono LA scelta per il futuro delle edi­cole. Non ho dubbi.

Pubblicato il 20 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Nuotare Controcorrente è Difficile ma Possibile

Guido Vene­ziani Edi­tore, a cui fanno capo rivi­ste quali «Vero», «Top» e «Vera»,  pub­bli­ca­zioni “popo­lari” lea­der o co-leader nel loro seg­mento, ha scelto la strada del dia­logo con la Rete delle edi­cole invece di quella mag­gior­mente pra­ti­cata della con­trap­po­si­zione o, nel migliore dei casi, dell’indifferenza.

E’ una case history che merita di essere raccontata.

L’editore ha inse­rito, circa due anni fa, nel pro­prio staff la figura del Respon­sa­bile dei Rap­porti con le Edi­cole sce­gliendo una per­sona di field, un pro­fes­sio­nal con una lunga espe­rienza sul campo in grado di inter­pre­tare neces­sità e sen­ti­ment dei giornalai.

Da allora il tempo non è tra­scorso invano.

Uno degli ele­menti di con­tra­sto tra edi­tori e punti ven­dita sta nella con­sue­tu­dine di ribal­tare sul trade il costo delle ope­ra­zioni, sem­pre più fre­quenti se non per­ma­nenti, di cut price, di taglio del prezzo di coper­tina. Guido Vene­ziani ha scelto la strada del rico­no­sci­mento dell’aggio pieno, indi­pen­den­te­mente dal cut-price, sta­bi­liendo un pre­ce­dente memo­ra­bile mai nep­pure con­tem­plato dall’accordo [sca­duto] nazio­nale. La tabella com­pa­ra­tiva sot­to­ri­por­tata ne esem­pli­fica la con­cre­tezza della por­tata para­go­nando la mag­gior mar­gi­na­lità rico­no­sciuta da GVE rispetto ad una testata concorrente.

A que­sta ini­zia­tiva, adot­tata come pra­tica da circa un anno, nel tempo si sono aggiunti un forum di discus­sione, punto d’incontro per man­te­nere una rela­zione costante tra le parti, e, di recente, un mini­sito dove gli edi­co­lanti pos­sono inse­rire le gia­cenze delle testate del gruppo edi­to­riale al fine di otti­miz­zare il pro­cesso di distri­bu­zione — resa nei sin­goli punti ven­dita. Ottima ini­zia­tiva “tam­pone” in attesa della tanto auspi­cata, anche in que­sti spazi, infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole.

Ini­zia­tive tanto inte­res­santi ed oppor­tune quanto poco con­si­de­rate sia dai sin­da­cati di rap­pre­sen­tanza della cate­go­ria, che invece di caval­care l’onda del “nuovo” si sono pure messe per tra­verso, che dalla FIEG  e dagli altri edi­tori associati.

Si tratta di atti­vità che, nella mia per­so­nale visione, dovreb­bero costi­tuire l’ABC, la base, di quello che in altri canali viene imple­men­tato ormai da oltre un decen­nio in maniera dif­fusa, col­lo­cate nel più ampio spet­tro delle atti­vità di trade mar­ke­ting. Un ter­mine, e soprat­tutto una pra­tica, sco­no­sciuta al com­parto editoriale.

A Guido Vene­ziani Edi­tore va indub­bia­mente rico­no­sciuto il merito di aver dimo­strato che nuo­tare con­tro­cor­rente è dif­fi­cile ma non impossibile.

Pubblicato il 18 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Tanto Tuonò che Piovve

Come molti sapranno è stato annun­ciato lo scio­pero dei gior­na­lai, la ser­rata delle edi­cole per il 27–28-29 dicem­bre prossimi.

Le ragioni della pro­te­sta, sin­te­tiz­zate nel comu­ni­cato uni­ta­rio delle prin­ci­pali sigle sin­da­cali di rap­pre­sen­tanza degli edi­co­lanti,  si basano sulla pos­si­bile libe­ra­liz­za­zione della ven­dita di pub­bli­ca­zioni edi­to­riali [gior­nali e perio­dici] che in base all’arti­colo 31 potrebbe riguar­dare i punti ven­dita, le edi­cole, unici rima­sti dopo la mar­cia indie­tro su con­ces­sioni auto­stra­dali, tas­si­sti e famacisti.

E’ dif­fi­cile sta­bi­lire cosa effet­ti­va­mente acca­drà ma ho deciso di par­larne comun­que, sia per ren­dere giu­sti­zia al nome di cui si fre­gia que­sto spa­zio che per fare chia­rezza su un tema che gli organi di infor­ma­zione stanno trat­tando in maniera, a dir poco, appros­si­ma­tiva e super­fi­ciale, limi­tan­dosi a pub­bli­care una sin­tesi del pre­ci­tato  comu­ni­cato sindacale.

Se dal primo gen­naio 2012 alcuni gior­nali potreb­bero chiu­dere, la situa­zione delle edi­cole è di gran lunga peg­giore già da tempo.  Negli ultimi anni hanno chiuso circa 8mila punti ven­dita pas­sando da 38mila a 30mila, ridu­cen­dosi per oltre un quinto.

Ini­ziamo subito col dire che que­sto scio­pero, se si farà, è tanto tar­divo quanto inu­tile. A pre­scin­dere dalla minac­cia di libe­riz­za­zione delle licenze almeno 10mila gior­na­lai, quelli esclu­sivi, quelli cioè che non trat­tano altre cate­go­rie mer­ceo­lo­gi­che [tabac­chi, gio­chi ed altro], hanno ormai il destino segnato, stri­to­lati finan­zia­ria­mente dai distri­bu­tori locali che river­sano su di loro la neces­sità di fare cassa inon­dan­doli di pseudo pub­bli­ca­zioni edi­to­riali in virtù della vetu­sta ed ana­cro­ni­stica idea che si ha della parità di trattamento.

La con­vo­ca­zione di uno scio­pero in que­sto con­te­sto rischia di essere più stru­mento di con­trat­ta­zione nelle mani della FIEG, che forse non a caso in que­sta cir­co­stanza non si è espressa sulla pro­te­sta come era avve­nuto nelle raris­sime occa­sioni pre­ce­denti, per sal­vare i finan­zia­menti milio­nari che lo stato gli elar­gi­sce, che non ele­mento effi­cace di riven­di­ca­zione dei diritti dei peo­nes dell’editoria nostrana.

Il ter­reno su cui le rela­zioni di potere ope­rano è prin­ci­pal­mente costruito attorno a glo­bale e locale ed è orga­niz­zato attorno a reti, non a sin­gole unità. Le reti sono mol­te­plici e le rela­zioni di potere sono spe­ci­fi­che di cia­scuna. Una norma fon­da­men­tale di eser­ci­zio del potere, comune a tutte le reti, è l’esclusione dalla rete, spiega Manuell Castells. Pos­si­bile sin­tesi dell’abbandono, della col­pe­vole tra­scu­ra­tezza nei con­fronti della rete di edi­cole nel nostro Paese.

Avevo già avuto modo di evi­den­ziare la non tra­scu­ra­bile dif­fe­renza tra libe­ra­liz­za­zione e libertà, sono con­cetti, credo di poter dire, che restano a distanza di due anni dalla pub­bli­ca­zione di scot­tante attua­lità.  Senza una revi­sione com­ples­siva del sistema la even­tuale libe­ra­liz­za­zione delle edi­cole sarà solo ulte­riore ele­mento di peg­gio­ra­mento che non appor­terà alcun bene­fi­cio con­creto alla filiera editoriale.

La ten­denza a but­tare via il bam­bino con l’acqua sporca, come si suo dire comu­ne­mente, era già emersa dal dibat­tito con­dotto sul tema all’ Inter­na­tio­nal Jour­na­lism Festi­val 2011. Dibat­tito al quale, nono­stante i miei ripe­tuti inviti, non si erano pre­sen­tati rap­pre­sen­tanti della distri­bu­zione locale. Tema­ti­che e pro­ble­ma­ti­che che mi pare siano spie­gate con suf­fi­ciente chia­rezza e det­ta­glio sino al punto di dive­nire non solo pro­pe­deu­ti­che alla riso­lu­zione dei pro­blemi ma addi­rit­tura didascaliche.

Quale sia la mia visione sull’edi­cola del futuro ed il futuro delle edi­cole mi pare di averlo espresso con chia­rezza da tempo. Opi­nione che com­ples­si­va­mente non ho cambiato.

Credo che all’eventualità di una ser­rata deb­bano essere sosti­tuiti, o per­lo­meno affian­cati, stru­menti e mezzi di mag­gior attua­lità, come dimo­stra la por­tata delle pro­te­ste degli “indi­gna­dos” nel mondo occi­den­tale,  che sin ora non sono mai stati spe­ri­men­tati dai gior­na­lai [e tanto meno dalle loro rap­pre­sen­tanze] spesso rin­chiusi su se stessi in gruppi su Face­book che, ahimè, fun­gono più da “sfo­ga­toio” che non da aggre­ga­tore di ri-soluzioni.

Mezzi e stru­menti che ser­vono ad atti­rare l’attenzione sui pro­blemi, spesso sco­no­sciuti ai più nell’opinione pub­blica, sin­te­tiz­zati sin qui, ai quali affian­care la con­cre­tezza di solu­zioni ed azioni che non hanno più il tempo di essere rin­viate oltre.

In tale ipo­tesi non posso che riba­dire, con­fer­mare, la mia com­pleta dispo­ni­bi­lità già espressa pub­bli­ca­mente a più riprese, a met­termi a dispo­si­zione con le mie com­pe­tenze di coloro che, final­mente, voles­sero fare un lavoro serio, degno di que­sto nome al riguardo.

Pubblicato il 2 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Idee per il Marketing delle Edicole

Fio­rello, apprez­zato sho­w­man, da circa un paio di set­ti­mane effet­tua quo­ti­dia­na­mente una sorta di ras­se­gna stampa live.

Dall’interno del nego­zio del pro­prio edi­co­lante di fidu­cia tutte le mat­tine dia­loga, con l’ironia e la sim­pa­tia che lo carat­te­rizza, sulle noti­zie del giorno sfo­gliando le prin­ci­pali testate giornalistiche.

Ne nasce un video di circa tre minuti che viene cari­cato sul sito di «Vanity Fair», che pare spon­so­rizzi l’iniziativa, e dif­fuso su You­Tube ampli­fi­can­done ulte­rior­mente la por­tata della diffusione.

Mi pare una bella idea per, final­mente, fare pro­mo­zione in maniera intel­li­gente del canale edi­cole. Sin­da­cati di cate­go­ria e FIEG sono pre­gati di pren­dere nota.

Pubblicato il 3 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Le Promozioni dei Settimanali vanno a Rotoli

Il numero in edi­cola quest’oggi di “Di Più Set­ti­ma­nale” è incel­lo­pha­nato per vei­co­lare, come sem­pre più spesso avviene, inserti pubblicitari.

Nel caso spe­ci­fico si tratta di un magnete, di quelli che pare alcuni amino attac­care al pro­prio fri­go­ri­fero, che è la micro rap­pre­sen­ta­zione dei rotoli asciuga tutto di una nota marca di quel seg­mento di mercato.

Sono, almeno, tre gli aspetti che emer­gono da que­sto caso.

In estrema sintesi:

  1. Ingom­bro che non con­sente espo­si­zione a scaf­fale nella mag­gior parte delle edicole
  2. I “micro-rotoloni” coprono la comu­ni­ca­zione, l’altro inserto pub­bli­ci­ta­rio che la rivi­sta con­tiene oscu­ran­done la visione e creando una poten­ziale asso­cia­zione che non è cer­ta­mente ideale
  3.  Assenza totale di comu­ni­ca­zione tra edi­tore ed edi­co­lanti che dà luogo alle fan­ta­sie più diverse nei gruppi di gior­na­lai su Face­book. Con­fer­mando così, pur­troppo, la carenza asso­luta di qual­si­vo­glia con­cetto di trade mar­ke­ting e ren­dendo un pes­simo ser­vi­zio agli inser­zio­ni­sti che avreb­bero potuto otte­nere se, banal­mente, fosse stato sug­ge­rito di esporre al con­tra­rio la rivi­sta, lad­dove pos­si­bile, per evi­den­ziare il magnete “che tanto piace”.

La qua­dra sul per­chè gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari e le ven­dite dei perio­dici vadano, in que­sto caso let­te­ral­mente, a rotoli.

Pubblicato il 16 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Giornali e Notizie all’Italiana

Oggi in Ita­lia, con­tra­ria­mente a quanto avviene nelle altre nazioni euro­pee, i quo­ti­diani non ven­gono pubblicati.

Con­si­de­rando che oltre il 50% delle edi­cole è atti­vità “pro­mi­scua”, ovvero ha un’offerta di altre cate­go­rie mer­ceo­lo­gi­che, e dun­que sarà comun­que aperta, si tratta di un’ottima stra­te­gia per disaf­fe­zio­nare ulte­rior­mente le per­sone dalla let­tura dei quotidiani.

Cha­peau!

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