gestione scorte

Pubblicato il 20 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

La Lettera

Tra le molte aree di recu­pero di red­di­ti­vità per il com­parto edi­to­riale quella pro­ba­bil­mente più tra­scu­rata è rela­tiva alla distri­bu­zione ed alla gestione delle scorte nel punto ven­dita, nelle edicole.

E’ un tema di asso­luta rile­vanza che in que­sti spazi si è cer­cato di por­tare all’attenzione di tutti gli attori coin­volti nella filiera a più riprese, con­vinto che, in tempi di crisi del set­tore, la mar­gi­na­lità resi­dua recu­pe­ra­bile da una miglior effi­cienza  sia deci­sa­mente un ambito sul quale intervenire.

Dovendo iden­ti­fi­care l’anello debole della catena per­so­nal­mente non ho dubbi sulle respon­sa­bi­lità di distri­bu­tori nazio­nali e locali, vero tappo per edi­tori e giornalai.

Affari Ita­liani pub­blica la let­tera di un let­tore di quo­ti­diani che sin­te­tizza per­fet­ta­mente lo stato dell’arte:

Egr. Diret­tore,

sono un comune let­tore di gior­nali che come migliaia di altri cit­ta­dini si reca all’edicola più o meno sotto casa per acqui­stare il quo­ti­diano o la rivi­sta che più mi aggrada. Ora fre­quen­tando più assi­dua­mente la mia edi­cola, vengo a sco­prire che in Ita­lia esi­ste una sorta di oli­go­po­lio, for­mato dai distri­bu­tori di gior­nali che a loro pia­ci­mento, seguendo un cri­te­rio alquanto oscuro, deci­dono se un edi­cola debba avere più o meno copie di un dato quo­ti­diano, se un let­tore debba o meno segui­tare a rivol­gersi ad una data edicola.

Il sistema sem­plice nel suo svi­lup­parsi, parte appunto dal fatto che il distri­bu­tore decide cosa e quanto inviare all’edicola, e già que­sto potrebbe essere opi­na­bile, se fatto in barba alle richie­ste effet­tive di quella zona, ma può decre­tare la morta eco­no­mica o il suc­cesso di un’attività di edi­co­lante sem­pli­ce­mente sot­traendo con mirata ocu­la­tezza le rivi­ste richie­ste o i gior­nali più ven­duti, facendo di fatto emi­grare i let­tori ad altra edi­cola più for­nita. Ho pro­vato tra­mite ami­ci­zie a far pre­sente quanto sopra a diret­tori di gior­nali di impor­tanza nazio­nale, ma evi­den­te­mente que­sto “pro­blema” oltre a sem­brare di poca impor­tanza per l’opinione pub­blica sem­bra essere spi­noso anche per la stampa stessa che sa di poter essere stroz­zata da una “invo­lon­ta­ria” cat­tiva distri­bu­zione del pro­prio gior­nale in un dato territorio.

Invece di essere acca­nirsi con la tablet­ma­nia sarebbe oppor­tuno inter­ve­nire pron­ta­mente per cor­reg­gere que­ste distor­sioni del sistema.

Pubblicato il 12 novembre 2010 by Pier Luca Santoro

Out of Stock

La gestione dei flussi di approv­vi­gio­na­mento, la logi­stica, sono fon­da­men­tali in qual­siasi mer­cato dove il pro­dotto abbia una sua fisi­cità. Que­sta cri­ti­cità diviene ele­mento stra­te­gico quando il bene, il pro­dotto abbiamo carat­te­ri­sti­che di depe­ri­bi­lità così come avviene per la distri­bu­zione editoriale.

E’ una com­ples­sità che causa para­dossi per i quali i pro­dotti alto ven­denti in edi­cola sono spesso esau­riti, come testi­mo­niano le diverse ini­zia­tive e sol­le­ci­ta­zioni che nel tempo si sono sus­se­guite su que­sto tema, lasciando spa­zio para­dos­sal­mente a pro­dotti asso­lu­ta­mente mar­gi­nali, se non dan­nosi, per la filiera editoriale.

Quale sia l’impatto con­creto di que­sta dina­mica viene ripor­tato da Niel­sen che, sep­pur non in spe­ci­fico rife­ri­mento all’editoria, quan­ti­fica con buona appros­si­ma­zione il danno per la distri­bu­zione, per le edi­cole, e per il chan­nel lea­der [gli edi­tori], come illu­stra il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante, che rileva che, al di là del sog­getto com­mer­ciale che di volta in volta subi­sce una per­dita, in ogni caso si abbia un’intera filiera che non ha sod­di­sfatto una domanda poten­ziale ed ha scon­ten­tato il cliente gene­rando disaf­fe­zione e per­dita di ven­dite. Quando il dis­ser­vi­zio si ripete siste­ma­ti­ca­mente, così com’è il caso di molti perio­dici, di molte pub­bli­ca­zioni, il pro­blema ovvia­mente si acui­sce ulteriormente.

Poi­ché anche le pre­vi­sioni più fune­ste par­lano di almeno 15 anni prima dell’estinzione dei gior­nali è evi­dente come non sia pos­si­bile affi­darsi a solu­zioni d’antan ma sia neces­sa­rio inter­ve­nire con cri­te­rio e con volontà effet­tiva al di là delle dichia­ra­zioni di cir­co­stanza che perio­di­ca­mente ven­gono rilasciate.

L’anello debole della catena non sono le edi­cole bensì i distri­bu­tori locali baroni feu­da­tari ina­mo­vi­bili, padroni della loro zona di com­pe­tenza ed arroc­cati sulla loro incom­pe­tenza, despoti buz­zurri di antica memo­ria che spa­dro­neg­giano nei con­fronti delle imprese edi­to­riali e tac­cheg­giano gli edi­co­lanti impe­dendo qual­siasi armo­niz­za­zione, qua­lun­que comu­ni­ca­zione tra edi­tori e giornalai.

Se per il cliente giu­sta­mente sono fatti che non lo riguar­dano, vale la pena di ricor­darsi che chi ancora per lungo tempo ven­derà le noti­zie sono le edicole.

Risol­vere pron­ta­mente que­sto pro­blema è il modo più effi­ciente per far cre­scere ven­dite e conto eco­no­mico, spe­cial­mente in un periodo sta­gnante o addi­rit­tura di con­tra­zione quale quello attuale.

Volere è potere!

Pubblicato il 12 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Colli di Bottiglia & Promozionalità Fallimentare

Sicu­ra­mente sarà capi­tato almeno una volta a cia­scuno di noi di andare in un edi­cola e rice­vere il pro­prio quo­ti­diano senza l’inserto pre­vi­sto per la data d’uscita.

Que­sto avviene poi­ché gli inserti ven­gono stam­pati prima dei quo­ti­diani e la tira­tura del gior­nale può avere varia­zioni, anche signi­fi­ca­tive, in fun­zione di avve­ni­menti che l’editore giu­dica impor­tanti e che imma­gina faranno aumen­tare le ven­dite di quel deter­mi­nato giorno. In que­sto modo si deter­mina dun­que una sfa­sa­tura tra il numero degli alle­gati, degli inserti, e le copie vei­co­late nelle edicole.

Que­sto aspetto di vin­colo del sistema ad un sin­golo com­po­nente si defi­ni­sce gene­ri­ca­mente “collo di bot­ti­glia”.

Nella pra­tica, al di là dei tec­ni­ci­smi, il let­tore si trova dun­que a dover pagare un prezzo mag­gio­rato senza avere il cor­ri­spet­tivo o, in alter­na­tiva, a sce­gliere una diversa pub­bli­ca­zione da quella che avrebbe desiderato.

Quando que­sto avviene, come è il caso di que­sta set­ti­mana, a causa di inter­venti che dovreb­bero essere pro­mo­zio­nali nelle inten­zioni, si sfiora l’assurdo.

Per quanto di mia cono­scenza infatti, la mag­gio­ranza delle edi­cole di Fer­rara e pro­vin­cia al ter­mine della mat­ti­nata di mar­tedì erano già in rot­tura di stock di “Sor­risi & Can­zoni TV” poi­ché era stato distri­buito un numero di copie deci­sa­mente infe­riore a quanto avviene di solito.

Il motivo? La pub­bli­ca­zione di pro­grammi tele­vi­sivi era accop­piata [“ban­ded” come si suol dire in gergo] con Pano­rama. Evi­den­te­mente i costi o il numero di copie dispo­ni­bili, o entrambi gli ele­menti, del set­ti­ma­nale di attua­lità ha con­di­zio­nato tira­tura e dif­fu­sione di Sor­risi e Canzoni.

Risul­tato? Clienti, let­tori, scon­tenti, edi­co­lanti infuriati.

Non vi è dub­bio, pro­mo­zione fa rima con astu­zia. O no?

Pubblicato il 3 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Volere è Potere

L’attività che gesti­sco è, come avviene sem­pre più dif­fu­sa­mente, un “nego­zio pro­mi­scuo”. E’, anche, que­sto un modo per fare dei con­fronti tra i diversi settori/mercati e trarne delle conclusioni.

L’azienda che mi for­ni­sce qual­che arti­colo di can­cel­le­ria, che tengo per dare un minimo di ser­vi­zio al cliente, mi vista rego­lar­mente con pas­saggi una volta ogni due set­ti­mane, la ven­di­trice è dotata di un ter­mi­nale por­ta­tile [vd. imma­gine] con il quale digita e tra­smette diret­ta­mente l’ordine, veri­fica la dispo­ni­bi­lità delle gia­cenze, prezzi, ed altro.

Nulla di ecce­zio­nale, uno stru­mento di lavoro abi­tuale per molti da tempo.

Non è così per la filiera edi­to­riale che da anni vaneg­gia sulla infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole senza che, di fatto, nulla avvenga con­cre­ta­mente in tal senso.

Fede­ra­zione degli edi­tori impe­gnata più a com­bat­tere bat­ta­glie di retro­guar­dia a difesa anche di pac­cot­ti­glie da ban­ca­rella, come fos­sero pro­dotti edi­to­riali di alta nobiltà, accre­scendo così il grado di liti­gio­sità nella filiera, tra edi­tori più o meno con­sa­pe­voli, distri­bu­tori più o meno orien­tati alla tra­spa­renza e riven­di­tori finali: sui quali, alla fine, si abbatte la pac­cot­ti­glia senza qua­lità e senza valore.

Sin­da­cati immo­bi­liz­zati da evi­denti con­flitti d’interessi e, sem­pre meno taciute, col­lu­sioni e connivenze.

Spesso ormai per­sino in “risto­piz­ze­rie” di medio livello il came­riere prende l’ordine che viene tra­smesso attra­verso il ter­mi­nale in cucina ed alla cassa.

Chi ha fatto [fa] il gior­na­laio può com­pren­dere come uno stru­mento di que­sto tipo, abbi­nando fun­zio­na­lità e por­ta­bi­lità potrebbe essere, gra­zie, anche, a costi e dimen­sioni infe­riori a quelle di un pc, lo stru­mento ideale di lavoro per le riven­dite di gior­nali e “il cavallo di troia” per riu­scire final­mente a moder­niz­zare la rete distributiva.

Volere è potere fu scritto da Michele Les­sona quasi 150 anni fa sul modello dell’opera bri­tan­nica “Self Help” tra­dotta in ita­liano con il titolo “Chi si Aiuta Dio l’aiuta”. Non si può dire che man­chino le coin­ci­denze anche ai giorni nostri.

Pubblicato il 2 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

La Lunga Coda [Scarcity Strategy]

Il recente lan­cio dell’ iCoso4 ® ha visto gli appas­sio­nati in coda per potersi acca­par­rare per primi l’oggetto del desiderio.

Desi­de­rio che pare sia rima­sto tale nella mag­gio­ranza dei casi per la scar­sità di pro­dotto dispo­ni­bile nei punti vendita.

Con­for­tato dalla dimen­sione del feno­meno, che non ha riguar­dato solo il nostro paese, non ritengo che si tratti di inca­pa­cità gestio­nale dell’impresa ma di una ben pre­cisa stra­te­gia di scar­sità imple­men­tata ad hoc.

Si tratta di un modello appli­cato con suc­cesso in diversi con­te­sti, tra i quali, per quanto ne abbia memo­ria, il lan­cio degli oro­logi swatch a metà degli anni 80 rap­pre­senta pro­ba­bil­mente il caso più ecla­tante nel nostro paese come ricor­dato recen­te­mente.

E’, peral­tro, un modello che mi pare asso­lu­ta­mente coe­rente con l’approccio com­ples­sivo di Apple.

Pubblicato il 26 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

La resa dei conti

In tempi di crisi qua­lun­que buon gestore di una impresa sa che il rispar­mio sui costi è la leva fon­da­men­tale per reg­gere l’impatto del periodo con­giun­tu­rale sfavorevole.

Come si sente spesso dire, in una bat­tuta, ogni cen­te­simo rispar­miato è un cen­te­simo guadagnato.

Nel pro­cesso di distri­bu­zione della stampa uno dei costi di mag­gior rile­vanza è rap­pre­sen­tato dall’ìncidenza della resa, la quan­tità di pro­dotto inven­duto che i punti ven­dita resti­tui­scono al chan­nel lea­der [l’editore] che si è fatto carico del rischio commerciale.

Secondo quanto ripor­tato, l’Italia è una delle nazioni mag­gior­mente sog­getta a que­sto feno­meno.  Sulla base dei dati dif­fusi dalla Fede­ra­ción de Aso­cia­cio­nes Nacio­na­les de Distri­bui­do­res de Edi­cio­nes, sola­mente Fran­cia e Spa­gna avreb­bero un’ inci­denza supe­riore a quella regi­strata per il nostro paese [38,2%]; best per­for­mer il Regno Unito con “sola­mente” il 23,7% di pro­dotti edi­to­riali resi.

Ovvia­mente, come in tutte le sta­ti­sti­che, la media nasce da una mol­te­pli­cità di casi­sti­che che hanno con­no­ta­zione e pecu­lia­rità ben distinte tra loro.

Che da un lato le edi­cole siano molto fre­quen­te­mente in rot­tura di stock delle pub­bli­ca­zioni “alto ven­denti” ed al tempo stesso stra­boc­chino di pro­dotti edi­to­riali di scarso suc­cesso è un feno­meno che per­sino la sem­plice visita presso un qual­siasi gior­na­laio evi­den­zia a chiunque.

Ciò non toglie che ogget­ti­va­mente per gli edi­tori in gene­rale, ed ovvia­mente a mag­gior ragione nel caso dei quo­ti­diani, le rese del pro­dotto rap­pre­sen­tino un  grave pro­blema in ter­mini di disef­fi­cienza e rela­tivi costi.

Le dif­fi­coltà di pre­ve­dere con un buon livello di appros­si­ma­zione il numero di copie ven­dute, per  con­sen­tire, dun­que, impor­tanti saving in quest’area di costo,  avreb­bero sicu­ra­mente un bene­fi­cio impor­tante dall’ infor­ma­tion com­mu­ni­ca­tion tech­no­logy, anche, attra­verso l’infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole.

In tempi in cui le mar­gi­na­lità lo con­sen­ti­vano,  que­sto non è avve­nuto. Si è pre­fe­rito con­cen­trare la spesa in ambito pro­dut­tivo, ricer­cando mag­giore effi­cienza nel pro­cesso di stampa e con­cen­tran­dosi sulle esi­genze delle inser­zio­ni­sti con il colore.

Oggi que­sto tema viene, ancora una volta, tra­la­sciato per far fronte a con­tin­genze e non tur­bare i deli­cati equi­li­bri sui quali si basa la rela­zione tra edi­tori e distri­bu­tori locali.

Super­fluo ricor­dare che la resa dei conti è, ahimè, sem­pre più prossima.

Pubblicato il 4 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Definizioni e codifiche

Come ho avuto modo di ricor­dare recen­te­mente, una edi­cola tratta media­mente 4mila refe­renze com­ples­si­va­mente, è per que­sto fon­da­men­tal­mente che l’informatizzazione è neces­sa­ria in ter­mini di faci­li­ta­zione e sup­porto alla gestione dell’attività.

Cer­ta­mente, oltre alla quan­tità è la stra­va­ganza delle defi­ni­zioni di alcune pub­bli­ca­zioni che ha inco­rag­giato nel tempo alcuni degli edi­co­lanti ad infor­ma­tiz­zarsi.

In tal senso, non si può che com­pli­men­tarsi con gli edi­tori della pub­bli­ca­zione codice 3389 “Tran­sexy” cata­lo­gato all’interno della cate­go­ria Enigmistica-Puzzle. Chapeau!

Bar Code

Si rin­gra­zia Rita, col­lega fer­ra­rese, per la segnalazione.

Pubblicato il 23 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

E se provassimo a fare Marketing?

La distri­bu­zione com­mer­ciale non ha mai bril­lato per la comu­ni­ca­zione ed il mar­ke­ting limi­tan­dosi pre­va­len­te­mente ad affi­darsi alle poli­ti­che delle aziende for­ni­trici o, al mas­simo, pun­tando alla leva del prezzo per con­tra­stare la con­cor­renza più diretta.

Le edi­cole, da un lato age­vo­late, e dall’altro costrette, nella morsa della parità di trat­ta­mento e dalla pos­si­bi­lità di ren­dere l’invenduto non fanno ecce­zione, anzi, se pos­si­bile, sono carenti di qual­siasi poli­tica di canale come ho evi­den­ziato a più riprese in que­sti spazi.

Oggi la situa­zione non è più soste­ni­bile. Dalla prima, far­se­sca, libe­ra­liz­za­zione ad oggi oltre 6mila gior­na­lai hanno già chiuso e mol­tis­simi anna­spano attual­mente stretti nella morsa cre­di­ti­zia costretti a finan­ziare quo­ti­dia­na­mente le neces­sità di cassa di una mol­ti­tu­dine di ope­ra­tori non qua­li­fi­cati che affol­lano il canale.

Dopo i segnali e gli stru­menti rea­liz­zati dal Sinagi, recen­te­mente anche lo Snag ha pro­po­sto di affig­gere una locan­dina i cui con­te­nuti, come mostra l’immagine sot­to­stante, sono iden­tici nella sostanza all’iniziativa precedente.

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Che il pro­blema sia effet­tivo e che pena­lizzi, ancor più in que­sto momento di grave crisi, i gior­na­lai non vi è dub­bio ed io stesso ho soste­nuto que­sta cam­pa­gna; non credo però che sia né l’atteggiamento cor­retto né tanto meno la solu­zione ai pro­blemi di que­sto canale e dei sin­goli punti vendita.

Ritengo che il cliente, l’individuo, che si reca in edi­cola sia poco inte­res­sato a sapere se la sua pub­bli­ca­zione pre­fe­rita è assente per colpa del suo edi­co­lante o per respon­sa­bi­lità dell’editore. Penso che comun­que l’immagine com­ples­siva ne esca asso­lu­ta­mente sbia­dita con il risul­tato di ren­dere il pub­blico ancora meno affe­zio­nato all’editoria su carta ed al suo canale commerciale.

Voglio imma­gi­nare che si otter­reb­bero risul­tati di gran lunga migliori se le locan­dine che ci viene pro­po­sto di affig­gere sulle porte dei nostri negozi par­las­sero di altri argo­menti con altri linguaggi.

Per­ché non evi­den­ziare la fun­zione di ser­vi­zio pub­blico assolta dalle edi­cole, la loro capil­la­rità in ter­mini di pre­senza sul ter­ri­to­rio ed ancora il ser­vi­zio offerto con orari di aper­tura vicini alle 24h/die.

Credo che posi­ti­viz­zare il mes­sag­gio sia una delle regole base della comu­ni­ca­zione e possa essere uno dei primi e più ele­men­tari prin­cipi che ci gui­dano nella rela­zione con la clientela.

Insomma, e se pro­vas­simo a fare Mar­ke­ting?

Pubblicato il 22 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Informatizzazione dell’edicola

Se, da un lato col­tivo l’idea di riu­scire a dare forma ad alcuni pro­getti di cen­si­mento ed ana­lisi del canale di ven­dita di rife­ri­mento attuale e futuro per l’editoria [al momento non posso spe­ci­fi­care oltre per la fase asso­lu­ta­mente embrio­nale dei pro­getti], dall’altro ho ini­ziato a col­la­bo­rare con uno dei sin­da­cati dei gior­na­lai per favo­rire lo svi­luppo dell’informatizzazione delle edicole.

Non più tardi della set­ti­mana scorsa ho par­te­ci­pato alla prima riu­nione nazio­nale del nascente gruppo di lavoro che si occu­perà di come favo­rire il pro­cesso di alfa­be­tiz­za­zione infor­ma­tica dei gior­na­lai. Con­di­zione e pre­sup­po­sto essen­ziale, a mio avviso, per la riqua­li­fi­ca­zione di que­sto canale di vendita.

Attual­mente sono com­ples­si­va­mente circa 5mila le edi­cole che sono dotate di un soft­ware di gestione del punto ven­dita. Nel 2009, dun­que, più dell’80% dei punti ven­dita non è dotato di que­sto stru­mento gestionale.

I due prin­ci­pali soft­ware uti­liz­zati con­sen­tono di dia­lo­gare con il pro­prio distri­bu­tore locale, veri­fi­cando for­ni­ture e rese oltre a ren­dere più fluido il pro­cesso di comu­ni­ca­zione tra i punti ven­dita distri­buiti sul ter­ri­to­rio ed i loro primi fornitori.

Aware Resa

Ige­riv è il primo nato dei due e risente sicu­ra­mente di una con­ce­zione datata che ne influenza nega­ti­va­mente le per­for­mance. La gestione delle ven­dite a banco è dav­vero limi­tata e l’aspetto di rile­va­mento e cono­scenza dell’andamento del pro­prio punto ven­dita pra­ti­ca­mente assente. Si tratta per­ciò più di uno stru­mento fun­zio­nale alla sem­pli­fi­ca­zione della rou­tine quo­ti­diana del gior­na­laio che non di un gestio­nale vero e pro­prio. Punto di forza la pos­si­bi­lità di visua­liz­zare le imma­gini dei pro­dotti richia­mati in resa [aspetto non tra­scu­ra­bile quando nella bolla alla voce “sup­ple­mento bime­strale di dia­bete oggi” cor­ri­sponde, a seconda dei casi, l’ultimo calen­da­rio della sub­rette di turno discinta o il cd con le cover dei Pink Floyd].

Info­riv è l’altro soft­ware che gode di una discreta pene­tra­zione – circa 2mila edi­cole — “spon­so­riz­zato” dai prin­ci­pali attori della filiera è sicu­ra­mente di miglior rea­liz­za­zione, per­mette anche la comu­ni­ca­zione tra distri­bu­tori locali ed editori/distributori nazio­nali con evi­dente van­tag­gio di imme­dia­tezza in ter­mini di moni­to­rag­gio dell’andamento delle pub­bli­ca­zioni. Più tec­nico, di mag­gior costo e senza imma­gini per i detrattori.

Poi­ché per il gior­na­laio è fon­da­men­tale nell’esercizio della pro­pria atti­vità la comu­ni­ca­zione con il primo anello, con il pro­prio primo for­ni­tore, il sot­to­scritto è dotato obbli­ga­to­ria­mente del primo dei due stru­menti infor­ma­tici citati poi­ché è quello adot­tato dal pro­prio distri­bu­tore locale. Il sin­da­cato ed il gruppo di lavoro al quale sono stato invi­tato a far parte cal­deg­giano invece l’adozione dell’altra proposta.

Entrambi mi sem­brano asso­lu­ta­mente ina­de­guati per il futuro delle edi­cole e strut­tu­rati in modo da non favo­rirne l’utilizzo nella pra­tica quo­ti­diana di lavoro dei gior­na­lai. Mi pare che in altri canali – ali­men­tare, risto­ra­zione, cate­ring – si siano adot­tate già solu­zioni di mag­gior pra­ti­cità rispetto a quelle in uso nelle edicole.

Credo che siano gli stru­menti infor­ma­tici a doversi adat­tare al biso­gno e non vice­versa e sarà que­sto uno degli aspetti che cer­cherò sem­pre di tenere alto nel dia­logo con i tec­nici del gruppo di lavoro. Ovvia­mente le com­ples­sità sono mol­te­plici e vanno oltre que­sto aspetto sia per gli aspetti eco­no­mici che per le impli­ca­zioni “poli­ti­che” della vicenda.

Non man­cherò di tenervi aggior­nati al riguardo nei limiti della pos­si­bi­lità e della cor­ret­tezza pro­fes­sio­nale. A presto.

Pubblicato il 14 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

L’Interrogazione

Poco prima delle vacanze Cate­rina Pes ha pre­sen­tato una inter­ro­ga­zione al Pre­si­dente del Con­si­glio, al Mini­stro del lavoro, della salute e delle poli­ti­che sociali rela­ti­va­mente alla con­di­zione degli edi­co­lanti, con par­ti­co­lare rife­ri­mento ai rap­porti di forza tra i vari sog­getti della filiera – edi­tori e distri­bu­tori – ed, appunto i gior­na­lai.

La depu­tata del PD, in par­ti­co­lare, evi­den­zia come: “Vi è un evi­dente squi­li­brio dei rap­porti di forza tra i vari sog­getti della filiera, squi­li­brio che com­porta solo obbli­ghi per gli edi­co­lanti e soli diritti per il resto dei sog­getti, al punto che edi­tori e distri­bu­tori deci­dono quale e quanto mate­riale sca­ri­care e le rela­tive moda­lità di paga­mento in maniera sostan­zial­mente uni­la­te­rale ed auto­re­fe­ren­ziale”. Rife­ri­sce inol­tre che “la situa­zione attuale è dram­ma­tica per la quasi tota­lità degli edi­co­lanti che non rie­scono più a sop­por­tare il peso di que­sto pena­liz­zante sistema di paga­mento”. Con­clu­dendo “[.….] se il Governo sia a cono­scenza dei fatti rap­pre­sen­tati in pre­messa, se le ten­sioni con­cer­nenti la distri­bu­zione e la ven­dita al det­ta­glio della stampa abbiano pena­liz­zato o rischino di pena­liz­zare il diritto all’informazione dell’utenza e quali ini­zia­tive intenda pro­muo­vere o adot­tare, anche tra­mite l’Osservatorio per il moni­to­rag­gio del mer­cato edi­to­riale ”.

L’interrogazione pro­pone una parte dei temi che anche all’interno di que­sti spazi sono stati ripresi più volte nel tempo e che, ad oggi, sono rima­sti ina­scol­tati.

Rin­gra­zio Cate­rina Pes per l’attenzione posta al tema, anche se for­mal­mente sarebbe stata più inci­siva una inter­pel­lanza par­la­men­tare, come un ser­vi­zio pub­blico – quali sono le edi­cole – meriterebbe.

Sono pur­troppo que­sti tempi bui nei quali i nostri gover­nanti tuo­nano con­tro i gior­nali e si inte­res­sano a ben altre inter­ro­ga­zioni.

Ho la sen­sa­zione che le ini­zia­tive da met­tere in campo siano neces­sa­ria­mente di mag­gior inten­sità e vigore rispetto a quella, pur meri­te­vole, qui ripor­tata; nei pros­simi giorni por­terò la mia pro­po­sta al riguardo in que­ste pagine. Ancora una volta, si accet­tano sug­ge­ri­menti utili.

San

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