gestione editoriale

Jesus Community
Pubblicato il 15 aprile 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Festival Internazionale del Giornalismo 2015

Ini­zia oggi il Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo 2015 [Peru­gia dal 15 al 19 aprile]. 5 giorni dav­vero intensi, con oltre 200 eventi, 600 spea­ker da 34 Paesi diversi, tutto rigo­ro­sa­mente a ingresso libero.

Ieri vi abbiamo dedi­cato la 23esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter”  con una pano­ra­mica su quello che Mathew Ingram, auto­rità del set­tore , ha defi­nito il miglior evento al mondo sul gior­na­li­smo ed alcuni sug­ge­ri­menti su quali eventi seguire.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Oggi due work­shop su temi di asso­luta attualità.

Il primo, 14:30 — 16:00, dedi­cato a Social media mar­ke­ting per le news: La gestione dei social per i gior­nali. Com­mu­nity mana­ge­ment per andare oltre il click bai­ting. Di seguito le slide che ver­ranno uti­liz­zate durante l’intervento for­ma­tivo. Nel corso della gior­nata sul sito del Festi­val saranno dispo­ni­bili anche quelle in inglese.

Il secondo, 18:00 — 19:00, dedi­cato a Il dilemma del pri­gio­niero: Il bino­mio vendite-pubblicità è defunto. Quali i pos­si­bili modelli di busi­ness per la soste­ni­bi­lità dell’informazione? Anche in que­sto caso, sotto ripor­tate le slide che faranno da base al lavoro con i par­te­ci­panti al workshop.

Domani, per un’intera gior­nata, dalle 9.30 alle 20.00 tutto il team di Data­Me­dia­Hub al com­pleto coor­di­nerà i lavori per #hackmedia15 il primo hac­ka­thon dedi­cato al mondo dei media ita­liani [in par­ti­co­lare quelli legati all’informazione gior­na­li­stica]. L’evento ha il prin­ci­pale obiet­tivo di costruire assieme a gior­na­li­sti, edi­tori, svi­lup­pa­tori, ricer­ca­tori e tutti coloro che sono inte­res­sati a que­sto tema, discus­sione e con­fronto, pro­muo­vendo un nuovo modo di rac­co­gliere, leg­gere e ela­bo­rare i dati rela­tivi ai media italiani.

Durante #hackmedia15, oltre a lavo­rare insieme sulle track defi­nite, teste­remo, pro­du­cendo dei con­te­nuti ad hoc, un pro­dotto di sup­porto a un’agenzia di infor­ma­zione radio­fo­nica o a un cen­tro media rea­liz­zato da una start up tutta italiana.

M Obama Hackmedia

Per la durata di tutto il Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo moni­to­re­remo, con tool pro­fes­sio­nali ad hoc, sia le men­tion su carta e web che le con­ver­sa­zioni sui social rela­ti­va­mente a #ijf15, pro­du­cendo, a par­tire da domani, una ana­lisi quo­ti­diana che verrà pub­bli­cata in que­sti spazi.

Ci vediamo a Perugia.

top_aggregazioni
Pubblicato il 14 aprile 2015 by Pier Luca Santoro

Aggregazioni Siti Web Informazione Italia

Audi­web ha reso dispo­ni­bili pub­bli­ca­mente i dati della total digi­tal audience del mese di feb­braio 2015.

A par­tire da que­sto mese di rile­va­zione viene offerto un mag­gior det­ta­glio nella rap­pre­sen­ta­zione delle com­po­nenti di audience di ogni edi­tore iscritto ad Audi­web, distin­guendo le audience ‘’orga­ni­che”, deri­vanti dal traf­fico rea­liz­zato su siti di pro­prietà del publi­sher iscritto, da quelle ‘’com­ples­sive o non orga­ni­che’’, deri­vanti da accordi edi­to­riali di ces­sione del traf­fico, comu­ne­mente cono­sciute come aggregazioni.

Tema “caldo” sul quale è dav­vero inte­res­sante poter fare, final­mente, defi­ni­ti­va­mente chiarezza.

Su 32 siti web d’informazione nazio­nale o plu­ri­re­gio­nale sono 6 i new­sbrand che sfrut­tano la pos­si­bi­lità di aggre­gare al loro interno altre fonti di traf­fico gra­zie ad accordi commerciali.

I primi tre per inci­denza sulla total digi­tal audience sono Quotidiano.net il cui traf­fico orga­nico è il 40.3% del totale, Nano­press che ha il 43% di audience frutto di aggre­ga­zioni e La Stampa con il 20.4% di audience che deriva da altri siti.

TgCom24 è all’82.8% di traf­fico orga­nico, Il Post 80.4%, Il Mes­sag­gero 84%, La Repub­blica 92.7%, La Gaz­zetta dello Sport 94.4% ed il Cor­riere della Sera il 97.6%. Per quanto riguarda quest’ultimo in realtà l’incidenza di altri brand, come ad esem­pio You­Re­por­ter che viene con­teg­giato al suo interno, è superiore.

Il gra­fico sot­to­stante for­ni­sce il det­ta­glio per cia­scuna testata evi­den­ziando la total digi­tal audience orga­nica rispetto a quella complessiva.

Stagista Gazzettino
Pubblicato il 7 aprile 2015 by Pier Luca Santoro

Click-Baiting, Chi la Fa l’Aspetti

Che Il Gaz­zet­tino sia, ahimè, un caso di stu­dio, in nega­tivo, su come dila­pi­dare il brand del quo­ti­diano più dif­fuso del Nord-Est, è un aspetto che ho avuto modo di evi­den­ziare già in precedenza.

Per 30 denari si demo­li­sce un new­sbrand per acchiap­pare qual­che click in più con con­te­nuti che nulla hanno a che vedere con l’identità del gior­nale e con gli inte­ressi dei lettori.

Accade che all’ennesimo post soft porn cari­cato sulla pagina Face­book del quo­ti­diano in que­stione, oltre ai soliti insulti e vol­ga­rità, non mode­rati come d’abitudine, qual­cuno colga per­fet­ta­mente nel segno ed uti­liz­zando uno dei tanti tool dispo­ni­bili online allo scopo pro­duca un post di rispo­sta che cen­tra in pieno la poli­tica scel­le­rata por­tata avanti dal gior­nale del gruppo Caltagirone.

Stagista Gazzettino

Non è sol­tanto Mark Zuc­ker­berg, che evi­den­te­mente cono­sce le per­sone molto meglio dei gior­nali, a dichia­rare guerra con­tro il click-baiting, l“adescamento” che met­tono in atto alcuni gior­nali a comin­ciare appunto da Il Gaz­zet­tino. Sor­gono infatti ini­zia­tive quali quella di una comu­nità su Face­book: Spoi­le­rare posts che lasciano infor­ma­zioni a metà, che conta, al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, ben 31mila iscritti, ed è sem­pre più fre­quente, for­tu­na­ta­mente anche tra i diret­tori di testate online, chi afferma io non clicco.

Come scrisse David Ogilvy ai suoi col­le­ghi, “il con­su­ma­tore non è uno stu­pido. Il con­su­ma­tore è tua moglie”. Click-baiting, chi la fa l’aspetti.

Greatness Communication
Pubblicato il 3 aprile 2015 by Pier Luca Santoro

Buone Pratiche Social

Invece di pun­tare il dito con­tro le, nume­rose, cat­tive pra­ti­che — anche se ogni tanto è neces­sa­rio farlo per dare “una scossa” — tre esempi di buone pratiche.

Il primo viene da KPMG. La nota società di con­su­lenza ha pub­bli­cato da tempo un video: KPMG Social Media Gui­de­li­nes, rivolto al pro­prio per­so­nale che da un lato inco­rag­gia all’utilizzo dei social, spie­gan­done i motivi, e dall’altro lato sta­bi­li­sce una serie di buoni com­por­ta­menti da tenere per la pre­senza sui diversi canali, mezzi. Una best prac­tice tanto neces­sa­ria quanto poco diffusa.

Ci si lamenta con fre­quenza del livello dei com­menti online arri­vando addi­rit­tura ad eli­mi­narne la pos­si­bi­lità o, peg­gio, lascian­doli in stato di abban­dono, non gesten­doli, sui social, su Face­book, come se non fos­sero parte inte­grante dei pro­prio con­te­nuti e dun­que ele­mento del [news]brand.

Il Finan­cial Times invece sce­glie la strada più cor­retta, quella di incen­ti­varli defi­nen­done al tempo stesso i con­fini. Base affin­ché il dia­logo sia tale con la comu­nità di rife­ri­mento che parte dal pre­sup­po­sto sotto ripor­tato per defi­nire in estremo det­ta­glio, con pun­tua­lità, modi e moda­lità per i com­menti secondo l’autorevole quo­ti­diano eco­no­mico — finan­zia­rio. A memo­ria si tratta della più com­pleta defi­ni­zione che abbia visto, da pren­dere come esem­pio di buona pratica.

Rea­ders’ com­ments are an inte­gral part of ft.com. They help to put our cove­rage in con­text and pro­vide dif­fe­rent per­spec­ti­ves. Some­ti­mes we get story ideas from these discus­sions, as a com­ment can be a star­ting point for ano­ther FT piece.

Ieri su Twit­ter segnalo che a la Gaz­zetta dello Sport hanno qual­che pro­ble­mino, diciamo, e con­fon­dono hash­tag ed account. Pro­blema di alfa­be­tiz­za­zione digi­tale di base da parte delle testate che per altro, dopo la segna­la­zione, sco­pro essere di gran lunga più dif­fuso di quanto sin­ce­ra­mente pen­sassi e sperassi.

Il social media edi­tor del quo­ti­diano spor­tivo, con tempi di rispo­sta asso­lu­ta­mente ragio­ne­voli e con­grui, risponde ammet­tendo l’errore, rin­gra­ziando e ammet­tendo la neces­sità di una “sco­la­riz­za­zione” sul tema [e din­torni]. Se que­sto dovrebbe essere la norma, sap­piamo invece, ahimè, quali siano nor­mal­mente le pra­ti­che ed i com­por­ta­menti quo­ti­diani da parte delle testate ma non solo. Un caso vir­tuoso da segna­lare come buona pra­tica in attesa di alzare ulte­rior­mente l’asticella, di evol­versi ancor più.

L’illustrazione di Gai­ping­void rias­sume per­fet­ta­mente, credo, il senso com­ples­sivo dei tre casi di buone pra­ti­che segna­lati. Buon lavoro.

Greatness Communication

The Reportero
Pubblicato il 2 aprile 2015 by Pier Luca Santoro

Formazione Obbligatoria per Giornalisti

La for­ma­zione obbli­ga­to­ria per i gior­na­li­sti è una delle [tante?] spine nel fianco dell’Ordine dei Gior­na­li­sti. Non solo l’idea della neces­sità di aggior­na­mento pro­fes­sio­nale è stata comu­ni­cata deci­sa­mente male ma anche la gestione in molti casi non pare otti­male. Leg­gendo i com­menti sui social dei molti amici, o comun­que con­tatti, gior­na­li­sti vedo spesso espri­mere più di una per­ples­sità su come ven­gono affron­tati gli argo­menti da parte dei docenti durante i corsi.

Nella mia espe­rienza per la for­ma­zione post-experience, per l’aggiornamento pro­fes­sio­nale per chi già lavora, le tra­di­zio­nali ses­sioni fron­tali hanno scarso impatto e valore poi­ché coin­vol­gendo poco il pub­blico creano un rifiuto anche nei con­fronti dei con­te­nuti. In tal senso il lear­ning by doing, l’imparare facendo, e l’applicazione di meto­do­lo­gie e tec­ni­che “non con­ven­zio­nali”  favo­ri­scono la par­te­ci­pa­zione e ren­dono pos­si­bile l’introiezione dei con­te­nuti da parte dei discenti.

The Repor­tero Chal­lenge è un gioco che pone le per­sone nel ruolo di un capo redat­tore di un  quo­ti­diano di Tijuana, Mes­sico, tra­di­zio­nal­mente schie­rato con­tro i car­telli della droga e la cor­ru­zione. Argo­mento per altro di estrema attua­lità visti i peri­coli del mestiere in quel Paese che hanno por­tato recen­te­mente alla crea­zione di Mexi­co­Leaks, piat­ta­forma di denun­cia che garan­ti­sce l’anonimato.

Nel gioco, in inglese e/o in spa­gnolo, con 52 gio­cate cor­ri­spon­denti ad altret­tante set­ti­mane, ven­gono richie­ste prese di deci­sione sui dif­fe­renti sce­nari pro­po­sti. Deci­sioni che hanno un impatto sulla cre­di­bi­lità del gior­nale, sulle sue ven­dite e sulla sicu­rezza del suo per­so­nale. Il gioco è fun­zio­nale all’insegnamento dell’etica gior­na­li­stica, della deon­to­lo­gia, ma anche alla gestione di un gior­nale ed all’impatto che deter­mi­nate scelte hanno anche sotto il pro­filo economico.

È pos­si­bile ripe­tere il gioco sce­gliendo opzioni diverse per veri­fi­care diret­ta­mente il loro impatto ed esi­ste una guida al suo uti­lizzo per i for­ma­tori. Mi pare che con la giu­sta con­sa­pe­vo­lezza possa even­tual­mente essere uti­liz­zato come stru­mento di auto-formazione.

Come si suol dire, fai­tes vos jeux.

The Reportero

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