gamify

Pubblicato il 1 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

NewsGames & Gamification dell’Informazione

I new­sga­mes e gli edi­to­rial games asso­ciano la tra­smis­sione di noti­zie e infor­ma­zioni a un for­mat, che con­senta di coin­vol­gere l’utenza in un modo attual­mente ini­bito dalle tec­ni­che clas­si­che finora utilizzate.

Il panel di discus­sione al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo appena con­clu­sosi su “Gami­fi­ca­tion: Il Con­vol­gi­mento del let­tore è un gioco” è stato dav­vero ricco di spunti ed infor­ma­zioni utili sul tema, sia gra­zie ai con­tri­buti tanto qua­li­fi­cati quanto offerti da pro­spet­tive diverse dei rela­tori che all’interazione con chi era inter­ve­nuto ad ascoltare.

Come spesso fac­cio in que­sti casi ho cer­cato di rias­su­mere, aggre­gan­doli per area di rife­ri­mento, gli argo­menti e le evi­denze emer­genti, uti­liz­zando la tec­nica del meta­plan.

Dall’esperienza inter­na­zio­nale di Garett Good­man, coor­di­na­tore inter­na­zio­nale di Citi­zen­side il social net­work pio­niere del gior­na­li­smo col­la­bo­ra­tivo con una com­mu­nity di 70.000 cittadini-giornalisti locali in oltre 150 paesi, che uti­lizza dina­mi­che di gioco per creare inte­res­santi espe­rienze inte­rat­tive che attrag­gono, moti­vano e fide­liz­zano la com­mu­nity, emerge come anche sotto que­sto pro­filo vi sia arre­tra­tezza nel nostro Paese. Molto inte­res­sante il caso di iwit­ness 24 che arriva a una per­ma­nenza di ben 28 minuti per utente sul pro­prio sito, con­tro i 4 minuti che attual­mente otten­gono le edi­zioni dei nostri quo­ti­diani online, gra­zie, anche, all’applicazione delle mec­ca­ni­che della gami­fi­ca­tion nel con­te­sto informativo.

Dal dibat­tito sono emersi con chia­rezza i van­taggi della gami­fi­ca­tion, o del game design, come ha pre­fe­rito defi­nirlo Fede­rico Fasce, appli­cato al con­te­sto infor­ma­tivo, che ha iden­ti­fi­cato in socia­lità, com­pe­tenza ed auto­no­mia i tre ele­menti chiave dei new­sga­mes e del gaming più in generale.

I gio­chi, con­tra­ria­mente alla cre­denza comune, sono una cosa seria ed anche di com­plessa rea­liz­za­zione, ele­mento che pro­ba­bil­mente, al di là delle bar­riere cul­tu­rali sul tema, frena una dif­fu­sione più allar­gata del media in questione.

I new­sga­mes, o edi­to­rial games, e la gami­fi­ca­tion appli­cata all’informazione, appro­fon­di­scono l’esperienza del let­tore, delle per­sone, creano coin­vol­gi­mento e par­te­ci­pa­zione, miglio­rando com­ples­si­va­mente di riflesso le per­for­mance di bui­sness aziendali.

Clic­cando sull’immagine sot­to­stante avrete accesso al video inte­grale di tutto il dibat­tito durato circa 90 minuti.

Pubblicato il 28 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Il Coinvolgimento del Lettore è un Gioco?

Nel mio minimo con­tri­buto pub­bli­cato sul sito dell’International Jour­na­lism Festi­val 2012, pro­pe­deu­tico al con­fronto sul tema di come la gami­fi­ca­tion delle noti­zie possa essere ele­mento di coin­vol­gi­mento del let­tore, che si terrà oggi sabato 28 aprile dalle 11,30 alle 13,00 presso la Sala Bal­de­schi del Palazzo Bonucci, del quale sono stato, incau­ta­mente, desi­gnato come mode­ra­tore,  scri­vevo, testual­mente: “Il gioco sod­di­sfa moti­va­zioni sociali, coin­volge, crea un senso di comu­nità spin­gendo alla con­di­vi­sione dei con­te­nuti e aumenta la per­ma­nenza, il tempo sul sito del quo­ti­diano on line”.

Una tesi che chi mi cono­sce sa che sostengo da diverso tempo e che anche all’interno di que­sta TAZ è stata soste­nuta a più riprese nel tempo a par­tire dalla vicenda, che forse ricor­de­rete, del sal­va­tag­gio dei 33 mina­tori cileni nell’ottobre 2010.

Adesso il «The New York Times» chiede ai bam­bini sotto i 12 anni di dise­gnare le noti­zie, ele­mento che, in qual­che modo, richia­mavo in aper­tura della mia pre­sen­ta­zione di set­tem­bre sul tema dei gio­chi come con­te­ni­tori, come media.

Sem­pre in tema di gio­chi, Niel­sen in una sua recente inda­gine mostra dove è allo­cata all’interno della casa la con­solle di gioco, con il salone a farla da padrone nel 50% dei casi. Con­solle che, sem­pre secondo Niel­sen, sono sem­pre più cen­tro di intrat­te­ni­mento per tutta la fami­glia e cre­scente sistema di con­nes­sione ad inter­net della tele­vi­sione. Aspetti che par­reb­bero deli­neare un ulte­riore ele­mento sul quale porre atten­zione nella “sofà war” in corso, in cui i gio­chi, così come avviene anche per tablet e smart­pho­nes, assu­mono rile­vanza e centralità.

Lo sli­de­show rea­liz­zato da PSFK, rias­sume i prin­ci­pali trend emer­genti in mate­ria di gaming e gami­fi­ca­tion, evi­den­ziando, anche in que­sto caso, come siano ele­menti cen­trali per coin­vol­gere e moti­vare l’audience.

Con­si­de­ra­teli, cor­te­se­mente, spunti e appunti ai quali daremo con­cre­tezza mas­sima oggi qui al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo, nel panel di discus­sione “Gami­fi­ca­tion: Il Con­vol­gi­mento del let­tore è un gioco” con Garett Good­man, coor­di­na­tore inter­na­zio­nale di Citi­zen­side il social net­work pio­niere del gior­na­li­smo col­la­bo­ra­tivo con una com­mu­nity di 70.000 cittadini-giornalisti locali in oltre 150 paesi, che uti­lizza dina­mi­che di gioco per creare inte­res­santi espe­rienze inte­rat­tive che attrag­gono, moti­vano e fide­liz­zano la com­mu­nity, Fede­rico Fasce, sicu­ra­mente uno dei migliori [se non il migliore] game desi­gner in cir­co­la­zione sul suolo ita­lico. fon­da­tore di Uru­star e docente presso UILM e IED, e, last but not least, Andrea Grassi, publi­sher dell’area IT di Play Media Com­pany, che por­terà una case study di grande inte­resse sul tema. Con il sot­to­scritto in veste di val­letto, faci­li­ta­tore del dibat­tito con tutti coloro che vor­ranno intervenire.

Mi rac­co­mando, ci vediamo lì.

Pubblicato il 5 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Giochini Stupidi che Funzionano

Nel mio minimo con­tri­buto pub­bli­cato sul sito dell’International Jour­na­lism Festi­val 2012, pro­pe­deu­tico al con­fronto sul tema di come la gami­fi­ca­tion delle noti­zie possa essere ele­mento di coin­vol­gi­mento del let­tore, che si terrà sabato 28 aprile nel corso del festi­val, del quale sono stato, incau­ta­mente, desi­gnato come mode­ra­tore, poco più di una set­ti­mana fa scri­vevo, testual­mente: “Il gioco sod­di­sfa moti­va­zioni sociali, coin­volge, crea un senso di comu­nità spin­gendo alla con­di­vi­sione dei con­te­nuti e aumenta la per­ma­nenza, il tempo sul sito del quo­ti­diano on line”.

Una tesi che chi mi cono­sce sa che sostengo da diverso tempo e che anche all’interno di que­sta TAZ è stata soste­nuta a più riprese nel tempo a par­tire dalla vicenda, che forse ricor­de­rete, del sal­va­tag­gio dei 33 mina­tori cileni nell’ottobre 2010.

Ieri il «The New York Times» in testa ad un arti­colo che trat­tava su come alcuni video­gio­chi pur banali e sem­plici, stu­pidi, fos­sero estre­ma­mente coin­vol­genti, ha messo pro­prio un gioco di quel tipo, una sorta di rivi­si­ta­zione di Aste­roid, arcade game che chi appar­tiene alla mia gene­ra­zione o è molto coin­volto su tema del gaming sicu­ra­mente cono­sce, che con­sen­tiva di distrug­gere a colpi di navi­cella spa­ziale buona parte della testata giornalistica.

Idea che, come segnala «Nie­man Jour­na­lism Lab», ha otte­nuto un suc­cesso straor­di­na­rio sia presso il let­tori che, di riflesso, gli inser­zio­ni­sti, gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari che già ori­gi­na­ria­mente si erano comun­que mostrati entu­sia­sti della pro­po­sta che hanno visto nell’idea, anche, un nuovo pos­si­bile for­mat per display ads inte­rat­tivi; sot­to­pro­dotto, per così dire, da non sot­to­va­lu­tare assolutamente.

Il coin­vol­gi­mento del let­tore, delle per­sone non è un gioco ma può pas­sare asso­lu­ta­mente per un gioco. Ne abbiamo oggi l’ennesima conferma.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo ne par­lano: Co.Create, Gotha­mist, Fish­bo­wlNY, The Huf­fing­ton Post, The 6th Floor, The Verge, Engad­get, Mediaite, Beta­beat, All­ThingsD e Poyn­ter.

Pubblicato il 4 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Il Gioco Come Catalizzatore del Cambiamento

E’ ini­ziata ieri la mara­tona digi­tale di 48 ore per scon­fig­gere la povertà nel mondo. Come si fa a par­te­ci­parvi? Sem­plice, si gioca.

Gra­zie al con­tri­buto dell’ Insti­tute for the Future e della Roc­ke­fel­ler Foun­da­tion è on line, da ieri 3 aprile sino al 5  Cata­lysts for Change, gioco il cui obiet­tivo è quello di rac­co­gliere, in una sorta di brain­stor­ming mon­diale, idee e sug­ge­ri­menti per aiu­tare oltre il miliardo di per­sone che vive in con­di­zioni di disa­gio e povertà estrema.

Come dichiara Jane McGo­ni­gal, autrice di “La realtà in gioco. Per­ché i gio­chi ci ren­dono migliori e come pos­sono cam­biare il mondo”, libro tra­dotto in ita­liano a metà del 2011 del quale, se posso, con­si­glio asso­lu­ta­mente let­tura, “I gio­chi sono uno stru­mento straor­di­na­rio per oltre­pas­sare i limiti della nostra razio­na­lità. Usano la com­pe­ti­zione per creare coo­pe­ra­zione […] costi­tuendo così una piat­ta­forma eccel­lente per col­le­gare idee ed intenti comuni”.

Cata­lysts for Change viene gio­cato no stop per 48 ore. Dopo essersi regi­strati ed aver scelto il pro­prio carat­tere, la pro­pria iden­tità,  il par­te­ci­pante effet­tua delle gio­cate da 140 carat­teri, sulla fal­sa­riga di Twit­ter. Il gio­ca­tore gioca le pro­prie carte [come mostra la figura sopra­ri­por­tata] divise fon­da­men­tal­mente in due aree: imma­gi­na­zione posi­tiva ed imma­gi­na­zione cri­tica, cia­scuna delle quali per­mette di espri­mere un’idea, un sug­ge­ri­mento, inter­fac­cian­dosi con gli altri par­te­ci­panti e costruendo in que­sto modo una mappa ed un per­corso soste­ni­bile per rag­giun­gere l’obiettivo.

Alcune mis­sioni, alcuni obiet­tivi sono pre cari­cati sulla fan page di Face­book, così da ali­men­tare con­cre­tezza e  dif­fu­sione social del gioco.

Cata­lysts for Change non è sola­mente un gioco che illu­stra la potenza del mezzo inte­rat­tivo nel dif­fon­dere un mes­sag­gio. In un senso più ampio, ed in un modo che forse nes­sun altro media rie­sce a rag­giun­gere, dimo­stra che quello che i gio­chi rie­scono a rea­liz­zare sono coin­vol­gi­mento ed empatia.

Come soste­nevo recen­te­mente, l’interazione sociale attra­verso il gioco è un mezzo non un fine. I gio­chi sono sem­pre più un cata­liz­za­tore di nuovi legami sociali e di inte­ressi comuni, dun­que di riflesso media per costruire ed aggre­gare comu­nità di inte­resse come il gioco in que­stione segna­lato quest’oggi, se neces­sa­rio, conferma.

Che si tratti di new­sga­mes o di gio­chi con altre fina­lità nar­ra­tive e di comu­ni­ca­zione, tra­la­sciare que­sta opzione è sem­pre meno sensato.

Pubblicato il 26 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Applicare i Meccanismi del Gioco all’Informazione

Pro­se­guono gli appunti, gli spunti, in vista del panel al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo su “Gami­fi­ca­tion: Il Coin­vol­gi­mento del Let­tore è un Gioco.

La gami­fi­ca­tion nel gior­na­li­smo rap­pre­senta non solo una moda­lità nuova di nar­ra­zione ma un modo di coin­vol­gere il let­tore facen­do­gli vivere, facen­dolo par­te­ci­pare inte­rat­ti­va­mente alle noti­zie e più in gene­rale all’informazione. Per­so­nal­mente sono con­vinto che possa, anche, essere un cavallo di troia per riu­scire a far pagare l’informazione in ambito digi­tale vista la pro­pen­sione esi­stente ad effet­tuare un esborso per acqui­stare i gio­chi da parte delle persone.

Dopo le mie rifles­sioni di sabato sul tema, il video di una recente lec­ture sull’argomento con Bobby Sch­wei­zer, co-autore di “New­sga­mes: Jour­na­lism at Play”, ed altri esperti del set­tore, che ana­liz­zano i diversi for­mat  ed i van­taggi che l’utilizzo dei video­gio­chi pos­sono appor­tare come ele­mento di inno­va­zione nella nar­ra­zione gior­na­li­stica, nella tra­smis­sione di notizie.

Il video dura circa un’ora e, ovvia­mente, mi per­metto di con­si­gliarne la visione inte­grale. Se pro­prio non ce la fate almeno i primi 9 minuti sono dav­vero un must. Se invece l’argomento, come al sot­to­scritto, vi appas­siona e vi coin­volge, potete dare un’occhiata anche a que­sta mia pre­sen­ta­zione effet­tuata all’ultimo Salone del Libro di Torino, sem­pre in tema.

Pubblicato il 24 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Gamification delle Notizie

Al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo, tra le altre cose, sabato 28 aprile dalle 11,30 alle 13,00 presso la Sala Bal­de­schi del Palazzo Bonucci, farò il mode­ra­tore di un panel di discus­sione con pro­fes­sio­nals mul­ti­di­sci­pli­nari, esperti di por­tata inter­na­zio­nale che appor­te­ranno il loro con­tri­buto al dibat­titto su “Gami­fi­ca­tion: Il Coin­vol­gi­mento del Let­tore è un Gioco.

Oggi sul sito del Festi­val sono stati pub­bli­cati alcuni appunti, spunti pro­pe­deu­tici al tema di  come appli­care le dina­mi­che del gioco alla nar­ra­zione delle notizie.

Per­so­nal­mente sono sem­pre più con­vinto che il coin­vol­gi­mento del let­tore, delle per­sone non sia un gioco ma possa pas­sare cer­ta­mente per un gioco. Se avete voglia di inziare a leg­gere le mie con­si­de­ra­zioni, potremo poi con­fron­tarci di per­sona durante il panel a ijf12.

Pubblicato il 28 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Gamification Diffusa

Chi visita con rego­la­rità que­sta zona tem­po­ra­nea­mente auto­noma sa quanta atten­zione ed inte­resse sia stato dedi­cato nel tempo all’utilizzo dei gio­chi e delle sue mec­ca­ni­che come mezzo di comu­ni­ca­zione e coin­vol­gi­mento delle persone.

Si tratta di una moda­lità che viene rac­colta nel suo insieme dal ter­mine gami­fi­ca­tion, la cui miglior defi­ni­zione, a mio avviso, è offerta da Gabe Zicher­man:

“Gami­fi­ca­tion is the pro­cess of using game thin­king and mecha­nics to engage an audience and solve pro­blems” — Gabe Zicherman

Nasce in que­sti giorni «Gamify», piat­ta­forma che si pro­pone come ser­vi­zio chiavi in mano per editori.

Pur non essendo ancora dispo­ni­bile le carat­te­ri­sti­che dell’offerta sem­brano di asso­luto inte­resse gra­zie, tra l’altro, alla pos­si­bi­lità di avere ana­lisi e feed­back in tempo reale e di offrire mec­ca­ni­smi di ricom­pensa estre­ma­mente varie­gati in fun­zione dei sin­goli obiet­tivi specifici.

Dopo Bunch­ball e Bad­ge­ville un passo ulte­riore verso una gami­fi­ca­tion dif­fusa si va rea­liz­zando, si tratta ora di com­pren­derne cor­ret­ta­mente la natura e coglierne le oppor­tu­nità offerte.