futuro giornali

Bilancio Caltagirone Editore Genn_Sett 2012 Vs 2011
Pubblicato il 13 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Investimenti sulla Carta

Cal­ta­gi­rone Edi­tore Spa, è il secondo gruppo edi­to­riale in Ita­lia, con quasi 6 milioni di let­tori nel giorno medio detiene il 26.4% della rea­der­ship di quo­ti­diani nello sti­vale. Con­trolla «Il Mes­sag­gero», «Il Gaz­zet­tino», «Il Mat­tino», «Il Cor­riere Adria­tico», «Il Nuovo Quo­ti­diano di Puglia», la social free press «Leggo» e la con­ces­sio­na­ria di pub­bli­cità Piemme.

Nono­stante un risul­tato gestio­nale nei primi 9 mesi di quest’anno all’insegna della nega­ti­vità, come tutto il com­parto edi­to­riale nel suo com­plesso, ha effet­tuato un rin­no­va­mento pro­fondo del suo quo­ti­diano più impor­tante: «Il Messaggero».

Rin­no­va­mento che ha visto la luce il 9 novem­bre scorso e che manda dei mes­saggi impor­tanti da cogliere sull’attualità dell’informazione ed il futuro dei giornali.

Ne parlo nella mia rubrica set­ti­ma­nale per l’European Jour­na­lism Cen­ter. Buona let­tura.

Pubblicato il 29 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Il Futuro dei Giornali

Quale sarà il futuro dell’informazione e su quali modelli di busi­ness si fon­de­ranno gli edi­tori è, ad oggi, una domanda ancora aperta alla quale di fatto non esi­ste una rispo­sta certa.

Wei­tz­ner Limi­ted, impresa dedi­cata all’interior design di alta gamma, ha tro­vato il modo di valo­riz­zare il sup­porto tra­di­zio­nale dei quo­ti­diani, creando New­swor­thy, linea di parati rea­liz­zata a par­tire dalle strip dei giornali.

L’azienda non è nuova all’utilizzo di que­sti mate­riali che aveva già spe­ri­men­tato recen­te­mente in ambito fashion.

Se otte­nesse il suc­cesso meri­tato potrebbe rap­pre­sen­tare anche un’interessante moda­lità per fina­liz­zare azioni non con­ven­zio­nali di mar­ke­ting editoriale.

Pubblicato il 21 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Apollo

L’idea di un quo­ti­diano per­so­na­liz­zato, à la carte, e la tec­no­lo­gia per rea­liz­zarlo, per offrire al let­tore infor­ma­zioni, noti­zie, per­fet­ta­mente in sin­to­nia con i suoi inte­ressi, è il punto di arrivo del futuro dei giornali.

Secondo quanto ripor­tato da Tech­Crunch potremmo essere meno lon­tani di quanto nor­mal­mente imma­gi­ne­remmo dal rag­giun­gere l’ambita meta.

Si tratta di Apollo, pro­getto di Har­thor­ne­labs, start up sta­tu­ni­tense fon­data da inge­gneri che prima di dar vita all’impresa lavo­ra­vano per Goo­gle e Microsoft.

Apollo, è un’applicazione per iPad, che si pro­pone come punto di rife­ri­mento per l’informazione digi­tale per­so­na­liz­zata, tanto che i suoi autori non esi­tano a defi­nirla il gior­nale del futuro. In ven­dita a 5 dol­lari viene offerta gra­tui­ta­mente a chi si impe­gna a for­nire il pro­prio feed­back dopo averla provata.

Il fun­zio­na­mento, illu­strato nel video, si basa su di un algo­ritmo che misura il tempo tra­scorso dall’utente nella let­tura di cia­scuno arti­colo, le sue fonti pre­fe­rite ed il tipo di con­te­nuti di cui frui­sce nei social net­work, ed in base ai risul­tati [ri]consegna al let­tore, aggre­gate nel for­mat di un gior­nale, le infor­ma­zioni predilette.

Sin ora l’appli­ca­zione di mag­gior suc­cesso in ambito infor­ma­tivo è stata quella del Guar­dian. In fun­zione dell’adesione, o meno, e della spe­ri­men­ta­zione da parte degli utenti potremo dire se siamo, come par­rebbe, sulla strada giusta.

Pubblicato il 24 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Divergenze

Le ipo­tesi di far pagare i con­te­nuti dei quo­ti­diani on line sono viste come ele­mento di rile­vanza sia per il recu­pero di una parte della red­di­ti­vità persa che per pre­ser­vare le ven­dite della ver­sione car­ta­cea dei giornali.

Que­sta l’opinione pre­va­lente che emer­ge­rebbe da un recente son­dag­gio svolto per conto dell’ Ame­ri­can Press Insti­tute ad ini­zio di que­sto mese, secondo il quale circa il 60% degli asso­ciati sta pen­sando di far pagare i con­te­nuti resi dispo­ni­bili sin ora gra­tui­ta­mente. Tesi soste­nuta anche dall’ Ammi­ni­stra­tore Dele­gato di Jour­na­lism online secondo il quale la que­stione non è se, ma come riu­scire a far pagare le notizie.

Secondo quanto ripor­tato, inol­tre, circa un quarto degli imprese asso­ciate pensa di imple­men­tare entro i pros­simi sei mesi una qual­che forma di paga­mento per i pro­pri con­te­nuti editoriali.

Pec­cato che quando sono stati con­sul­tati anche i visi­ta­tori, i let­tori, dei siti web in que­stione le opi­nioni sia sul valore dei con­te­nuti che sulla pos­si­bi­lità di otte­nerli altrove in caso di “pay­walls” siano state estre­ma­mente diverse. Dif­fe­renza che emerge, tra l’altro, anche rispetto alla visione degli inve­sti­tori pubblicitari.

Sono diver­genze che se non venis­sero tenute nella giu­sta con­si­de­ra­zione rap­pre­sen­te­reb­bero l’ennesimo passo falso dell’editoria, non vi è dubbio.

Pubblicato il 6 luglio 2009 by Pier Luca Santoro

Public Trust In The News: A constructivist study of the social life of the news

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism [branca del Dipar­ti­mento di Poli­tica e Rela­zioni Inter­na­zio­nali dell’Università di Oxford] a metà giu­gno ha rila­sciato i risul­tati di una ricerca che mi appare di asso­luto interesse.

“Public Trust In The News: A con­struc­ti­vist study of the social life of the news” si con­cen­tra, come il titolo lascia intuire, sulla fidu­cia del pub­blico rela­ti­va­mente alle noti­zie diffuse.

La fidu­cia è un asset [un cespite*] fon­da­men­tale dal quale l’intera società oggi dipende come forse non mai. Attra­verso le sto­rie rac­con­tate i media inqua­drano e defi­ni­scono un senso con­di­viso del mondo sia locale che gene­rale. Lo stu­dio, con la tec­nica dei focus group, ha inve­sti­gato quest’area di impor­tanza capi­tale chie­dendo al pub­blico cosa si aspet­tasse dalle noti­zie ed ai gior­na­li­sti cosa si atten­des­sero dai lettori.

Invece di chie­dere alle per­sone quale fosse il loro livello di fidu­cia nelle noti­zie ed ai gior­na­li­sti quanto pen­sas­sero di meri­tarla, come se la fidu­cia fosse un ter­mine ben defi­nito, la ricerca è par­tita da una diversa pro­spet­tiva. Cosa sono le noti­zie? Cosa i let­tori vogliono/hanno biso­gno di cono­scere? In que­sto modo, spo­stando il focus dalla fidu­cia in ter­mini di accet­ta­zione a quello delle attese, rela­ti­va­mente alle aspet­ta­tive di come il pub­blico pensa di dovere essere ser­vito, si è resa pos­si­bile l’elaborazione di una base comune e con­di­visa. L’approccio uti­liz­zato è stato quello di faci­li­tare [#] una defi­ni­zione di fidu­cia da parte dei par­te­ci­panti e non di imporne una defi­nita dai ricer­ca­tori sulla quale inve­sti­gare. Que­sto rende i risul­tati dello stu­dio ancor più inte­res­santi a mio avviso.

Il rap­porto nella prima parte si foca­lizza sulla que­stione fon­da­men­tale della natura della cono­scenza pub­blica e del ruolo e del fine delle noti­zie in quest’area. Vi sono poi tre sezioni dedi­cate ai risul­tati emer­genti dalla ricerca ed alle rispo­ste otte­nute dai diversi gruppi di gior­na­li­sti, edi­tori e blog­ger, e la parte con­clu­siva nella quale sono offerte alcune pro­po­ste dei ricer­ca­tori per il miglio­ra­mento del rap­porto tra il pub­blico ed i new­sma­kers attual­mente in evi­dente crisi.

Le circa 50 pagine del rap­porto sono asso­lu­ta­mente da stam­pare e leg­gere con atten­zione e non posso che limi­tarmi ad alcuni spunti in que­sti spazi.

Il primo para­dos­sale risul­tato che emerge con chia­rezza è come i mai­stream media fal­li­scano mise­ra­mente nello spie­gare le noti­zie, anche le più basi­che. Al riguardo viene citato come mol­tis­simi let­tori non fos­sero al cor­rente del fatto che Barack Obama e Hil­lary Clin­ton fos­sero dello stesso partito.

I mass media lasciano il pub­blico incerto e disar­mato rela­ti­va­mente a cosa cre­dere, inter­net aiuta i let­tori ad appro­fon­dire e dun­que a com­pren­dere le noti­zie. “We were struck by the con­fi­dence that peo­ple expres­sed in the inter­net gene­rally and Goo­gle spe­ci­fi­cally as the most tru­sted resource of expla­na­tion and ana­ly­sis,”

E’ evi­dente che lad­dove non vi sia com­pren­sione non possa esservi ade­sione. Il ruolo dei media si è nel tempo distorto. Affi­dare ad inter­net l’approfondimento e la com­pren­sione delle noti­zie è la vera con­danna a morte per i quo­ti­diani ed è su que­sto aspetto che è neces­sa­rio lavo­rare invece di affon­dare in derive vel­lei­ta­rie, come del resto emer­geva chia­ra­mente già nei com­menti ripor­tati pochi giorni fa.

Enne­simo para­dosso emer­gente è rela­tivo a come il gruppo di gior­na­li­sti inter­vi­stati sia com­ples­si­va­mente più pro­penso dei let­tori a rite­nere che molte delle noti­zie pub­bli­cate siano false o fal­sa­mente riportate.

Il gruppo dei gior­na­li­sti è for­te­mente cri­tico nei con­fronti dei blog­ger rite­nendo che i blog ripor­tino solo noti­zie di seconda mano.

Il livello di fidu­cia dei let­tori nei media crolla quando i gior­na­li­sti pub­bli­cano noti­zie sui gruppi sociali, aree e moda­lità che evi­den­te­mente non com­pren­dono.

speak the truth

Il capi­tolo con­clu­sivo “ A mis­sion to con­nect” rias­sume già nel titolo le indi­ca­zioni di fondo dei ricer­ca­tori, eccole testual­mente in tutta la loro essenza:

The mis­sion to con­nect for con­tem­po­rary jour­na­list invol­ves four prin­ci­pal: bet­ween con­tex­tual back sto­ries and cur­rent events; bet­ween citi­zens and insti­tu­tio­nal pro­ces­ses of policy making; bet­ween citi­zen and the con­fu­sing mass of on line as weel as off line infor­ma­tion sour­ces; and bet­ween com­mu­ni­ties and com­mu­ni­ties. These are not enti­rely new tasks, but all entail reco­gnic­tion tath both the media eco­logy and demo­cra­tic citi­zen­ship itself are being recon­fi­gu­red in ways that reshape the terms of com­mu­ni­ca­tion

Molto inte­res­santi e tutte da leg­gere, infine le ver­ba­liz­za­zioni rac­colte ed evi­den­ziate all’interno del rap­porto che è anche ric­chis­simo di segna­la­zioni e anno­ta­zioni di docu­menti e link per chi volesse ulte­rior­mente approfondire.

Le indi­ca­zioni sono chiare. E’ ora di met­tersi al lavoro seria­mente con­si­de­rando le issue dei pub­blici di rife­ri­mento ed accan­to­nando chi­mere ed illu­sioni tec­no­lo­gi­che. Il pro­blema è il mes­sag­gio non il mezzo, stam­pia­mo­celo bene in mente.

* Rela­ti­va­mente al ter­mine cespite ho [ri]trovato una slide che vi pro­porrò ben presto.

# Il con­cetto di faci­li­ta­zione è perno fon­da­men­tale anche in ambito formativo.

Pubblicato il 6 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Il fatto

Le pre­no­ta­zioni per abbo­narsi a “Il Fatto”, il cui titolo è un omag­gio ad Enzo Biagi, nuovo quo­ti­diano diretto da Anto­nio Padel­laro che anno­vera tra i prin­ci­pali redat­tori Marco Tra­va­glio e Furio Colombo, secondo quanto ripor­tato, hanno già supe­rato le 10mila richieste.

Il suc­cesso oltre le aspet­ta­tive del quo­ti­diano, in edi­cola a par­tire da set­tem­bre, rap­pre­senta a mio avviso la con­ferma che le pro­ble­ma­ti­che dei quo­ti­diani sono legate pre­va­len­te­mente alla qua­lità ed alla cre­di­bi­lità com­ples­siva delle attuali proposte.

L’accettazione e l’entusiasmo sulla carta [let­te­ral­mente] riba­di­scono, infine, che il pro­blema non è il sup­porto o il mezzo ma il mes­sag­gio che sem­pre più il pub­blico di rife­ri­mento dei quo­ti­diani è in grado di selezionare.

 

Selezione

Sele­zione

Pubblicato il 4 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Self fulfilling prophecy

Risale ai tempi in cui avevo paura di spet­ti­narmi la cele­bre fred­dura già citata tempo fa: “Papà, papà è lon­tana l’America? — Zitto e nuota figliuolo”. 

Secondo quanto scrive Peter Pre­ston nella auto­re­vole sezione dedi­cata ai media del Guar­dian potrebbe non essere più solo una battuta.

Nell’arti­colo pub­bli­cato il 31 mag­gio scorso [ The future is a com­plex web] Pre­ston dopo aver sin­te­ti­ca­mente ricor­dato gli ultimi dati resi dispo­ni­bili a livello mon­dale, si con­cen­tra sulla situa­zione spe­ci­fica del gior­na­li­smo bri­tan­nico e ricorda come l’andamento della rea­der­ship dei quo­ti­diani di qua­lità pre­senti in Gran Bre­ta­gna sia in incre­mento [FT up 15%, the Times 6%, the Guar­dian 3% and the Obser­ver, Sunday’s only rising star, 2%. ].

Ricor­dando anche il caso del Seat­tle Post Intel­li­gen­cer, l’andamento com­ples­sivo della free press e la pene­tra­zione di inter­net negli USA ed in GB, Pre­ston si chiede dun­que da dove nasca in Europa effet­ti­va­mente l’allarme attuale sullo stato di crisi dei quo­ti­diani ed il per­chè dell’univocità sin ora della rispo­sta pre­va­len­te­mente for­nita: il futuro è on line, a pagamento.

La rispo­sta che viene for­nita al let­tore è sin­te­tiz­zata otti­ma­mente nella frase: “Because too many press peo­ple can’t see “beyond the sim­ple rhe­to­ric and merely join the cho­rus that the future is online, online, online, almost to the exclu­sion of eve­ry­thing else”, he says. “It’s a mistake. It over­sim­pli­fied a rather com­plex issue.

Con­si­de­rando le dif­fe­renze tra il pano­rama anglo­sas­sone [USA & UK] e la situa­zione attuale del nostro paese sono asso­lu­ta­mente con­corde con la visione pro­po­sta nell’articolo.

Avverto for­te­mente il desi­de­rio di sem­pli­fi­ca­zione ed il rischio che le solu­zioni sin ora pre­va­len­te­mente con­si­de­rate appor­tano al futuro del gior­na­li­smo e dei gior­nali nel nostro paese. Ha asso­lu­ta­mente ragione Luca De Biase quando, tra gli altri, afferma e ricorda che stiamo par­lando molto di come soste­nere eco­no­mi­ca­mente il gior­na­li­smo (pub­bli­cità, bene­fi­cenza, spesa pub­blica, paga­mento delle noti­zie…). Ma non stiamo par­lando abba­stanza di come si defi­ni­sce, ali­menta e costrui­sce il gior­na­li­smo di qua­lità. Eppure è solo affron­tando que­sto tema che si può risol­vere l’altro.

Il rischio reale che il dibat­tito si svi­luppi in maniera ecces­si­va­mente sem­pli­ci­stica con la solu­zione appa­ren­te­mente più a por­tata di mano – e scon­tata – pren­dendo a rife­ri­mento realtà quali quella sta­tu­ni­tense che riba­di­sco essere troppo distanti dalla nostra, è da evi­tarsi ad ogni costo. La pos­si­bi­lità di una self ful­fil­ling pro­phecy [A self-fulfilling pro­phecy is sim­ply a sta­te­ment that alters actions and the­re­fore comes true because of the person’s actions] sarebbe in caso con­tra­rio dav­vero elevata.

Sin dall’apertura di que­sto spa­zio ho cer­cato di for­nire il mio mode­sto con­tri­buto su cosa ritengo sia qua­lità del gior­na­li­smo e su quali siano i fun­da­men­tals sui quali inter­ve­nire da que­sto punto di vista. Visione che direi è sin­te­tiz­zata in que­sti tre articoli:

Mi pia­ce­rebbe poter par­te­ci­pare alla costi­tu­zione di un gruppo di lavoro misto com­po­sto da gior­na­li­sti, blog­ger, pub­bli­ci­tari e – per­chè no – gior­na­lai che lavo­rando su que­sto tema svi­luppi delle gui­de­li­nes in pro­po­sito che vadano oltre il coro dell’ on line a tutti i costi. Alea iacta est [*], riflet­te­teci, riflettiamoci.

prophecy

[*]Tra­du­zione let­te­rale di alea iacta est: Il futuro del gior­na­li­smo è ad est.