futuro delle notizie

Pubblicato il 28 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

Nuovi mezzi, vecchi problemi

La rivi­sta Sport Illu­stra­ted mostra un eccel­lente esem­pio di come i nuovi sup­porti per­met­tano poten­zial­mente espe­rienze di grande inte­resse per gli utenti più evo­luti della pro­du­zione editoriale.

Il video dimo­stra­tivo, rea­liz­zato da The Won­der­fac­tory, illu­stra magni­fi­ca­mente le poten­zia­lità dei tablet per utenti, edi­tori e agen­zie di comunicazione.

Si con­ferma, dun­que, come gli e rea­ders siano con­cet­tual­mente già sor­pas­sati nono­stante volumi di ven­dita com­ples­si­va­mente inte­res­santi anche per­chè scar­sa­mente affi­da­bili sotto il pro­filo della pro­te­zione dei con­te­nuti per gli editori.

Non è que­sto il solo cap­pio al collo dei nuovi sup­porti digi­tali. Per­man­gono irri­solti, infatti, i pro­blemi rela­tivi all’orga­niz­za­zione del lavoro nelle imprese edi­to­riali, i cri­teri del fare infor­ma­zione e, non ultimo, un livello di aper­tura verso l’esterno dav­vero ridotto.

I nuovi mezzi pos­sono essere tanto inte­res­santi quanto inu­tili, se si con­ti­nuerà a foca­liz­zarsi solo sulla tec­no­lo­gia più attraente, per­dendo di vista moda­lità di frui­zione e con­te­nuti, i pro­blemi attuali del com­parto edi­to­riale non potranno, ahimè che restare irrisolti.

Il futuro delle noti­zie e dei gior­nali non può restare alieno, da un lato, alle logi­che di buona gestione mana­ge­riale di una qua­lun­que impresa e, dall’altro, dalla imple­men­ta­zione di moda­lità comu­ni­ca­zio­nali bidi­re­zio­nali e, dun­que, effi­caci; l’epoca in cui i mass media nutri­vano i let­tori volge al ter­mine sem­pre più rapi­da­mente oggi, molto spesso, sono i let­tori a nutrire i mezzi di informazione.

Pubblicato il 13 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Rivoluzione, Evoluzione o Involuzione

Ha destato un certo inte­resse il repor­tage pub­bli­cato dal NYT inti­to­lato “A galla nell’Oceano, si espan­dono isole d’immondizia” che docu­menta l’invasione dei rifiuti nell’Oceano Pacifico.

Più che per il con­te­nuto rela­tivo all’ennesima tra­ge­dia ambien­tale che si va con­su­mando, i gior­nali nazio­nali ne hanno par­lato in fun­zione del fatto che l’articolo è stato pub­bli­cato gra­zie ai finan­zia­menti dei let­tori che, via Spot Us, hanno sov­ven­zio­nato le spese del free­lance che lo ha realizzato.

Gene­ral­mente gli arti­coli della stampa nostrana hanno sot­to­li­neato la noti­zia come una rivo­lu­zione o quan­to­meno una evo­lu­zione del gior­na­li­smo d’inchiesta. Abbiamo anche un neo­lo­gi­smo che descrive que­sto feno­meno: il cro­w­d­fun­ding jou­na­lism o, meno sin­te­tico, com­mu­nity fun­ded repor­ting.

Un com­mento alla noti­zia ripor­tata da Pra­tel­lesi, chiede testual­mente: “Ma se il giorn­li­smo di qua­lità deve essere pagato dalle fon­da­zioni allora quello di scarsa qua­lità da chi deve essere pagato ??” Con­ti­nuando: “Ma lo dob­biamo sal­vare per forza que­sto giornalismo ???”

Con­di­vido la per­ples­sità del let­tore. Come dicevo a Ric­cardo Silvi a me pare più una invo­lu­zione anzi­ché una rivo­lu­zione. I “grandi gior­nali” fanno ser­vizi fuori dal coro con soldi non loro e con pro­fes­sio­ni­sti che non rischiano di per­dere il posto di lavoro per­ché non lo hanno.

Se i gior­nali neces­si­tano delle sov­ven­zioni dei let­tori per rea­liz­zare arti­coli inte­res­santi, scor­dia­moci di par­lare ancora di gior­na­li­smo del futuro.

Con­cen­triamo la nostra atten­zione sul bilan­ciare edi­tori non puri, lobby e pres­sione degli inser­zio­ni­sti, riu­scirci sarebbe un obiet­tivo di minima che cer­ta­mente favo­ri­rebbe la qua­lità del gior­na­li­smo e dei giornali.

Involution

Pubblicato il 9 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Commentate pure [Grazie!]

L’articolo di qual­che giorno fa che soste­neva l’importanza della con­di­vi­sione e della socia­lità nella costru­zione della noti­zia credo sia meri­te­vole di un appro­fon­di­mento, nel ten­ta­tivo, anche, di for­nire una prima rispo­sta agli spunti for­niti da Isa­bella Cesa­reo che, fon­da­men­tal­mente, si chiede se il let­tore medio abbia gli stru­menti e la cul­tura ade­guata per contro-argomentare in modo ade­guato [ad un’informazione volu­ta­mente e stra­te­gi­ca­mente distorta e deformata].

Ovvia­mente i com­menti sono solo una parte della costru­zione della noti­zia men­tre, come cer­cavo di dire nell’articolo pre­ci­tato, l’aspetto sociale della noti­zia e dun­que del gior­na­li­smo non si limita a que­sti con­tri­buti ma anno­vera nume­rosi altri ele­menti.

Per quanto ho avuto modo di osser­vare e spe­ri­men­tare in que­sti anni di inte­ra­zione sul web, in rife­ri­mento spe­ci­fico ai com­menti, credo che com­ples­si­va­mente siano i primi due, mas­simo tre, ad essere in tema con l’informazione, con la noti­zia, men­tre i suc­ces­sivi gene­ral­mente ten­dono a per­dere il filo ini­ziale del discorso por­tando ad uno sfi­lac­cia­mento del dibat­tito che nor­mal­mente risulta poco pro­dut­tivo rispetto al pro­cesso di [ri]costruzione della notizia.

Mi pare che que­sta ten­denza sia più pro­nun­ciata all’interno di gruppi di discus­sione, social net­work ed in tutti gli ambiti “ama­to­riali” [blog inclusi ovvia­mente] men­tre all’interno delle appen­dici on line dei media uffi­ciali la qua­lità e la coe­renza sia com­ples­si­va­mente mag­giore. Evi­den­te­mente ad ogni ine­vi­ta­bile gene­ra­liz­za­zione fanno da con­tral­tare nume­rose ecce­zioni.

Se, come sostengo, l’apporto alla [ri]definizione della noti­zia così come il valore creato sono mag­giori in con­te­sti dotati di “uffi­cia­lità” le oppor­tu­nità per il gior­na­li­smo ed i gior­na­li­sti in tal senso sono dav­vero tutte da cogliere anche sotto que­sto profilo.

Sono que­ste, e le pros­sime che cer­ta­mente ver­ranno, forme che non sosti­tui­scono ma inte­grano gior­nali e gior­na­li­smo il cui futuro mi appare legato a que­sti come ad altri fat­tori.

what-interactions-do-you-want-from-social-media

Com­men­tate pure. [grazie!]

Pubblicato il 6 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Personalizzazione della notizia & Potenzialità dei media tradizionali

Media scar­city is dead.

Ini­zia così l’articolo pub­bli­cato su Tech­Crunch da Edo Segal sul futuro dell’industria dei media che, con­cen­trando l’analisi sui mezzi digi­tali, tra­duce tutto in files che pos­sono essere scam­biati e pira­tati pre­ve­dendo dun­que il pre­va­lere degli smart­pho­nes con par­ti­co­lare rife­ri­mento ad Apple e App store, per con­clu­dere come, a suo avviso, sia neces­sa­rio ven­dere accesso ed espe­rienze invece di media files.

Allo stesso tempo, come a con­ferma della attuale fra­gi­lità dell’industria dei media ed in par­ti­co­lare dell’area digi­tale degli stessi, alla ricerca di un modello di busi­ness degno di que­sto nome, non­ché della com­ples­siva bontà delle ipo­tesi for­mu­late da Segal, si assi­ste al lan­cio di quella che potrebbe essere la kil­ler appli­ca­tion della con­ver­sa­zione su inter­net e di quello che per con­ven­zione viene defi­nito twit­ter gior­na­li­smo.

Twit­ter Tim.es con­sente di sepa­rare il segnale dal rumore sele­zio­nando i temi con pre­ci­sione ed in maniera per­so­na­liz­zata secondo i pro­pri inte­ressi. Le infor­ma­zioni pos­sono essere orga­niz­zate per rile­vanza ed in fun­zione della popo­la­rità della fonte, è pos­si­bile fil­trare le noti­zie sulla base dei pro­fili seguiti ed anche di altri d’interesse.

Maxim Gri­nev, respon­sa­bile tec­nico del gruppo di lavoro che ha creato l’applicazione, dichiara, tra l’altro, che : “ viene cal­co­lato quante volte un link viene pub­bli­cato dai nostri « amici » ed in que­sto modo siamo in grado di costruire un gior­nale, un noti­zia­rio, per­so­na­liz­zato”. Non è da esclu­dere che in futuro Twit­ter Times possa essere uti­liz­zato all’interno dei siti web dei quo­ti­diani stessi restrin­gendo il con­cetto ad una sin­gola fonte. Par­rebbe infatti che il NYT, secondo quanto dichiara Gri­nev, possa essere inte­res­sato ed all’utilizzo dello strumento.

future of media_lifecycle

La disputa tra il Guar­dian e Mur­doch sulla pos­si­bi­lità effet­tiva di far pagare i con­te­nuti on line e la guerra agli aggre­ga­tori che regi­stra ogni giorno un nuovo capi­tolo, dimo­strano l’incertezza e l’inesperienza di un set­tore che per troppo tempo ha retto la pro­pria esi­stenza sull’ uovo e la gal­lina e [per con­ti­nuare la para­frasi] sui favori del gallo.

Non è sulla rapi­dità per ragioni strut­tu­rali orga­niz­za­tive né sulla per­so­na­liz­za­zione per motivi di ogget­tiva limi­ta­zione, che i media tra­di­zio­nali [ed in par­ti­co­lare quo­ti­diani e perio­dici] potranno vin­cere la sfida con la comu­ni­ca­zione e l’informazione digi­tale.

Le noti­zie del XX secolo sono ina­datte alla società del XXI ricorda il mani­fe­sto sui new media redatto dall Har­ward Busi­ness Publi­shing che rias­sume bril­lan­te­mente in sette punti focali gli aspetti sui quali concentrarsi:

  • Cono­scenza invece di notizie
  • Gestione e non solo abi­li­ta­zione dei commenti
  • Temi invece di articoli
  • Scar­sità con­tro circolazione
  • Pro­vo­ca­zione non perfezione
  • Non ven­dersi
  • Mes­saggi invece di mezzi e tecnologia

Quando fu chie­sto a Mark Zuc­ker­berg quali fos­sero i motivi essen­ziali del suc­cesso di Face­book la rispo­sta fu: “foca­liz­za­zione, astu­zia e rapi­dità”, tre punti che emer­gono chia­ra­mente nelle rac­co­man­da­zioni del manifesto.

Sono evi­den­te­mente con­si­gli gene­rali e gene­ra­liz­zati che vanno adat­tati con­te­stua­liz­zan­doli ad ogni realtà spe­ci­fica, per que­sto esi­stono i mana­ger azien­dali, no?