futuro dei media

Pubblicato il 2 marzo 2011 by Pier Luca Santoro

Il Media del Futuro è sempre uno Schermo

Il video ““A Day Made of Glass” è stato rea­liz­zato da Cor­ning, “the world lea­der in glass and cera­mics”, per pro­mo­zio­nare il mar­chio azien­dale e le diverse rea­liz­za­zioni, linee di prodotto.

Cari­cato su You­Tube il 07 Feb­braio ha tota­liz­zato, ad ora, oltre 5 milioni di visua­liz­za­zione e ben 2645 commenti.

Cin­que minuti che si tra­scor­rono con il fiato sospeso per la bril­lan­tezza delle solu­zioni pro­po­ste chie­den­dosi quando tutto que­sto sarà dav­vero dif­fusa  realtà quotidiana.

Una cosa pare certa, anche dopo il pas­sag­gio dalla tele­vi­sione al pc ed inter­net, il media del futuro è sem­pre rac­chiuso in uno schermo.

Pubblicato il 11 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Nuove prospettive sul futuro dell’ informazione — Contributi da Giornalaio

“Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi fis­sano le stelle”.

La frase di Oscar Wilde credo rias­suma per­fet­ta­mente la situa­zione attuale, e le spe­ranze di rina­scita, sia in ter­mini gene­rali che con spe­ci­fico rife­ri­mento al com­parto edi­to­riale.

Luca De Biase, nell’articolo Nuove pro­spet­tive sul futuro dell’informazione, con la com­pe­tenza e la pro­fes­sio­na­lità che lo distin­guono dalla massa di molti suoi col­le­ghi, sin­te­tizza in tre punti quelli che sono a suo avviso gli aspetti salienti e qua­li­fi­canti per un futuro – red­di­ti­zio – dell’editoria.

Visione che viene inte­grata e spe­ci­fi­cata dalle inte­res­san­tis­sime postille di Marco Formento.

Uno degli aspetti che emerge è rela­tivo alle nuove pro­fes­sio­na­lità richie­ste per sod­di­sfare l’evoluzione dell’utenza, ele­mento che peral­tro viene spe­ci­fi­cato con chia­rezza anche nel suc­ces­sivo arti­colo che, in qual­che modo, inte­gra il pre­ce­dente, richia­mando con mag­gior vigore la mas­sima di Wilde qui riportata.

Per quanto riguarda le pro­fes­sio­na­lità richie­ste credo che una let­tura dell’ Obser­va­toire des métiers de la presse, ed in par­ti­co­lare all’area della Car­to­gra­phie des métiers de la presse che mappa con estrema pre­ci­sione l’elenco di tutte le fun­zioni coin­volte nel pro­cesso di rea­liz­za­zione di un pro­dotto edi­to­riale, sud­di­vi­den­dole per aree di com­pe­tenza [dalla ela­bo­ra­zione e pro­du­zione di con­te­nuti sino alla logi­stica], sia ele­mento di straor­di­na­ria chia­ri­fi­ca­zione al riguardo. Sotto que­sto pro­filo vale anche la pena di ricor­dare come la carta stam­pata sia il set­tore che assorbe attual­mente circa il 70% dei gior­na­li­sti impie­gati.

Sem­pre in ter­mini di com­ple­tezza di infor­ma­zione e di visione, credo possa valere la pena di ripren­dere i pas­saggi salienti dei diret­tori dei prin­ci­pali quo­ti­diani ripor­tati dalla rivi­sta che ho già avuto modo recen­te­mente di citare. In sintesi:

  • Fer­ruc­cio De Bor­toli – Cor­riere della Sera: “[.…]Meglio guar­dare in fac­cia la realtà e riboc­carci le mani­che. Tutti insieme. Noi che con­fe­zio­niamo l’informazione quo­ti­diana e voi che la distri­buite nella società. Voi [gli edi­co­lanti] che rima­nete sem­pre il punto di rife­ri­mento prin­ci­pale per le aziende edi­to­riale e, soprat­tutto, per i lettori.”
  • Ezio Mauro – La Repub­blica: “L’edicola.…è un luogo dove si incon­trano l’offerta di infor­ma­zione e il diritto con­sa­pe­vole di essere infor­mati. I let­tori fer­mano l’automobile, scen­dono dal tram per cer­care in edi­cola pro­prio que­sto. Que­sto luogo dove si cerca e si offre informazione”.
  • Carlo Ver­delli – La Gaz­zetta dello Sport: “[.…] La cosa che mi fa più felice come diret­tore è vedere qual­cuno, la mat­tina, che si avvi­cina al chio­sco verde, posa un euro e se ne va con una copia della Gaz­zetta sotto brac­cio. Quel gesto, il posto dove avviene, è il ful­cro di tutta l’attività giornalistica.….L’edicola di nuovo al cen­tro del sistema dell’informazione scritta: ecco secondo me la vera sfida che ci aspetta”.
  • Gianni Riotta – Il Sole 24 Ore: “E’ pos­si­bile una demo­cra­zia senza gior­nali quo­ti­diani? No. Sono imma­gi­na­bili, in Ita­lia, gior­nali quo­ti­diani senza edi­cole? Credo di no.”

Cer­ta­mente sono parole adat­tate al con­te­sto ma non posso , non voglio, pen­sare che siano solo que­sto; spero dav­vero che riflet­tano anche effet­ti­va­mente l’opinione, il sen­ti­mento, di quelli che sono i diret­tori dei prin­ci­pali quo­ti­diani del nostro paese.

Legit­ti­ma­mente cia­scuno osserva la situa­zione dalla pro­pria pro­spet­tiva, come disse Kon­rad Ade­nauer “viviamo tutti sotto il mede­simo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso oriz­zonte”, ma non posso che espri­mere il mio scon­certo ed il mio ram­ma­rico per il silen­zio che vige sul ruolo di gior­na­lai ed edi­cole anche da parte di per­sone nei con­fronti delle quali nutro sin­cera stima e considerazione.

Men­tre in altri set­tori di mer­cato la distri­bu­zione ha un ruolo deter­mi­nante nelle poli­ti­che delle imprese for­ni­trici, gode di meri­tato rispetto e di dovute atten­zioni, in campo edi­to­riale a nes­sun livello vi è trac­cia di inte­resse, di una ben­ché minima pro­get­tua­lità che coin­volga la distribuzione.

Non esi­ste, ad oggi, nel nostro paese, con­ve­gno, festi­val, con­fe­renza o incon­tro che tratti i temi dell’informazione e del suo futuro con il con­tri­buto dei pro­ta­go­ni­sti della distri­bu­zione com­mer­ciale dei pro­dotti edi­to­riali. Tutto il set­tore appare disin­te­res­sato alla costru­zione di per­corsi di rivi­ta­liz­za­zione dell’editoria attra­verso la par­te­ci­pa­zione della distri­bu­zione, si imma­gi­nano, si pro­get­tano, nuovi pro­dotti e nuovi sce­nari senza men­zione o con­si­de­ra­zione alcuna del ruolo dei punti ven­dita, per­pe­tuando il loop di nuovi mezzi e vec­chi pro­blemi. L’unica ecce­zione alla attuale deso­la­zione è rap­pre­sen­tata dalle rac­co­man­da­zioni di Econ­sul­tancy che, vivad­dio, all’interno dei 5 punti car­dine per un modello di suc­cesso [e red­di­ti­zio] delle pub­bli­ca­zioni edi­to­riali include anche il sug­ge­ri­mento espli­cito: “Think like a Retai­ler”.

Con­ti­nuare il dibat­tito sul futuro dell’informazione e dell’editoria senza ascol­tare la voce, senza dare spazi, alla distri­bu­zione è por­tare avanti un discorso monco sin dall’inizio che ine­vi­ta­bil­mente por­terà a con­clu­sioni altret­tanto tanto par­ziali quanto prov­vi­so­rie. Mi pare la si chiami visione stra­te­gica, tor­ne­remo a par­larne ben pre­sto, sta­tene certi.

Pubblicato il 28 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

Nuovi mezzi, vecchi problemi

La rivi­sta Sport Illu­stra­ted mostra un eccel­lente esem­pio di come i nuovi sup­porti per­met­tano poten­zial­mente espe­rienze di grande inte­resse per gli utenti più evo­luti della pro­du­zione editoriale.

Il video dimo­stra­tivo, rea­liz­zato da The Won­der­fac­tory, illu­stra magni­fi­ca­mente le poten­zia­lità dei tablet per utenti, edi­tori e agen­zie di comunicazione.

Si con­ferma, dun­que, come gli e rea­ders siano con­cet­tual­mente già sor­pas­sati nono­stante volumi di ven­dita com­ples­si­va­mente inte­res­santi anche per­chè scar­sa­mente affi­da­bili sotto il pro­filo della pro­te­zione dei con­te­nuti per gli editori.

Non è que­sto il solo cap­pio al collo dei nuovi sup­porti digi­tali. Per­man­gono irri­solti, infatti, i pro­blemi rela­tivi all’orga­niz­za­zione del lavoro nelle imprese edi­to­riali, i cri­teri del fare infor­ma­zione e, non ultimo, un livello di aper­tura verso l’esterno dav­vero ridotto.

I nuovi mezzi pos­sono essere tanto inte­res­santi quanto inu­tili, se si con­ti­nuerà a foca­liz­zarsi solo sulla tec­no­lo­gia più attraente, per­dendo di vista moda­lità di frui­zione e con­te­nuti, i pro­blemi attuali del com­parto edi­to­riale non potranno, ahimè che restare irrisolti.

Il futuro delle noti­zie e dei gior­nali non può restare alieno, da un lato, alle logi­che di buona gestione mana­ge­riale di una qua­lun­que impresa e, dall’altro, dalla imple­men­ta­zione di moda­lità comu­ni­ca­zio­nali bidi­re­zio­nali e, dun­que, effi­caci; l’epoca in cui i mass media nutri­vano i let­tori volge al ter­mine sem­pre più rapi­da­mente oggi, molto spesso, sono i let­tori a nutrire i mezzi di informazione.

Pubblicato il 9 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Commentate pure [Grazie!]

L’articolo di qual­che giorno fa che soste­neva l’importanza della con­di­vi­sione e della socia­lità nella costru­zione della noti­zia credo sia meri­te­vole di un appro­fon­di­mento, nel ten­ta­tivo, anche, di for­nire una prima rispo­sta agli spunti for­niti da Isa­bella Cesa­reo che, fon­da­men­tal­mente, si chiede se il let­tore medio abbia gli stru­menti e la cul­tura ade­guata per contro-argomentare in modo ade­guato [ad un’informazione volu­ta­mente e stra­te­gi­ca­mente distorta e deformata].

Ovvia­mente i com­menti sono solo una parte della costru­zione della noti­zia men­tre, come cer­cavo di dire nell’articolo pre­ci­tato, l’aspetto sociale della noti­zia e dun­que del gior­na­li­smo non si limita a que­sti con­tri­buti ma anno­vera nume­rosi altri ele­menti.

Per quanto ho avuto modo di osser­vare e spe­ri­men­tare in que­sti anni di inte­ra­zione sul web, in rife­ri­mento spe­ci­fico ai com­menti, credo che com­ples­si­va­mente siano i primi due, mas­simo tre, ad essere in tema con l’informazione, con la noti­zia, men­tre i suc­ces­sivi gene­ral­mente ten­dono a per­dere il filo ini­ziale del discorso por­tando ad uno sfi­lac­cia­mento del dibat­tito che nor­mal­mente risulta poco pro­dut­tivo rispetto al pro­cesso di [ri]costruzione della notizia.

Mi pare che que­sta ten­denza sia più pro­nun­ciata all’interno di gruppi di discus­sione, social net­work ed in tutti gli ambiti “ama­to­riali” [blog inclusi ovvia­mente] men­tre all’interno delle appen­dici on line dei media uffi­ciali la qua­lità e la coe­renza sia com­ples­si­va­mente mag­giore. Evi­den­te­mente ad ogni ine­vi­ta­bile gene­ra­liz­za­zione fanno da con­tral­tare nume­rose ecce­zioni.

Se, come sostengo, l’apporto alla [ri]definizione della noti­zia così come il valore creato sono mag­giori in con­te­sti dotati di “uffi­cia­lità” le oppor­tu­nità per il gior­na­li­smo ed i gior­na­li­sti in tal senso sono dav­vero tutte da cogliere anche sotto que­sto profilo.

Sono que­ste, e le pros­sime che cer­ta­mente ver­ranno, forme che non sosti­tui­scono ma inte­grano gior­nali e gior­na­li­smo il cui futuro mi appare legato a que­sti come ad altri fat­tori.

what-interactions-do-you-want-from-social-media

Com­men­tate pure. [grazie!]

Pubblicato il 6 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Personalizzazione della notizia & Potenzialità dei media tradizionali

Media scar­city is dead.

Ini­zia così l’articolo pub­bli­cato su Tech­Crunch da Edo Segal sul futuro dell’industria dei media che, con­cen­trando l’analisi sui mezzi digi­tali, tra­duce tutto in files che pos­sono essere scam­biati e pira­tati pre­ve­dendo dun­que il pre­va­lere degli smart­pho­nes con par­ti­co­lare rife­ri­mento ad Apple e App store, per con­clu­dere come, a suo avviso, sia neces­sa­rio ven­dere accesso ed espe­rienze invece di media files.

Allo stesso tempo, come a con­ferma della attuale fra­gi­lità dell’industria dei media ed in par­ti­co­lare dell’area digi­tale degli stessi, alla ricerca di un modello di busi­ness degno di que­sto nome, non­ché della com­ples­siva bontà delle ipo­tesi for­mu­late da Segal, si assi­ste al lan­cio di quella che potrebbe essere la kil­ler appli­ca­tion della con­ver­sa­zione su inter­net e di quello che per con­ven­zione viene defi­nito twit­ter gior­na­li­smo.

Twit­ter Tim.es con­sente di sepa­rare il segnale dal rumore sele­zio­nando i temi con pre­ci­sione ed in maniera per­so­na­liz­zata secondo i pro­pri inte­ressi. Le infor­ma­zioni pos­sono essere orga­niz­zate per rile­vanza ed in fun­zione della popo­la­rità della fonte, è pos­si­bile fil­trare le noti­zie sulla base dei pro­fili seguiti ed anche di altri d’interesse.

Maxim Gri­nev, respon­sa­bile tec­nico del gruppo di lavoro che ha creato l’applicazione, dichiara, tra l’altro, che : “ viene cal­co­lato quante volte un link viene pub­bli­cato dai nostri « amici » ed in que­sto modo siamo in grado di costruire un gior­nale, un noti­zia­rio, per­so­na­liz­zato”. Non è da esclu­dere che in futuro Twit­ter Times possa essere uti­liz­zato all’interno dei siti web dei quo­ti­diani stessi restrin­gendo il con­cetto ad una sin­gola fonte. Par­rebbe infatti che il NYT, secondo quanto dichiara Gri­nev, possa essere inte­res­sato ed all’utilizzo dello strumento.

future of media_lifecycle

La disputa tra il Guar­dian e Mur­doch sulla pos­si­bi­lità effet­tiva di far pagare i con­te­nuti on line e la guerra agli aggre­ga­tori che regi­stra ogni giorno un nuovo capi­tolo, dimo­strano l’incertezza e l’inesperienza di un set­tore che per troppo tempo ha retto la pro­pria esi­stenza sull’ uovo e la gal­lina e [per con­ti­nuare la para­frasi] sui favori del gallo.

Non è sulla rapi­dità per ragioni strut­tu­rali orga­niz­za­tive né sulla per­so­na­liz­za­zione per motivi di ogget­tiva limi­ta­zione, che i media tra­di­zio­nali [ed in par­ti­co­lare quo­ti­diani e perio­dici] potranno vin­cere la sfida con la comu­ni­ca­zione e l’informazione digi­tale.

Le noti­zie del XX secolo sono ina­datte alla società del XXI ricorda il mani­fe­sto sui new media redatto dall Har­ward Busi­ness Publi­shing che rias­sume bril­lan­te­mente in sette punti focali gli aspetti sui quali concentrarsi:

  • Cono­scenza invece di notizie
  • Gestione e non solo abi­li­ta­zione dei commenti
  • Temi invece di articoli
  • Scar­sità con­tro circolazione
  • Pro­vo­ca­zione non perfezione
  • Non ven­dersi
  • Mes­saggi invece di mezzi e tecnologia

Quando fu chie­sto a Mark Zuc­ker­berg quali fos­sero i motivi essen­ziali del suc­cesso di Face­book la rispo­sta fu: “foca­liz­za­zione, astu­zia e rapi­dità”, tre punti che emer­gono chia­ra­mente nelle rac­co­man­da­zioni del manifesto.

Sono evi­den­te­mente con­si­gli gene­rali e gene­ra­liz­zati che vanno adat­tati con­te­stua­liz­zan­doli ad ogni realtà spe­ci­fica, per que­sto esi­stono i mana­ger azien­dali, no?