futuro dei giornali

Locandine Giornali
Pubblicato il 8 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Le 20 Tendenze per il 2020

Se Mark Potts su «Reco­ve­ring Jour­na­list» trac­cia una sin­tesi dei cam­bia­menti che la Rete e la tec­no­lo­gia hanno appor­tato a gior­nali e gior­na­li­smo negli ultimi 20 anni che vale asso­lu­ta­mente il tempo della let­tura, sono ancora più inte­res­santi le pre­vi­sioni rea­liz­zate da «New­spa­pers & Tech­no­logy» sulle ten­denze per il 2020, uno sguardo futu­ri­bile che parte da feno­meni attual­mente già in fase di avvio che dovreb­bero, secondo quanto pub­bli­cato, esplo­dere e consolidarsi.

Per como­dità di let­tura ho tra­dotto i 20 punti elencati.

1. La con­net­ti­vità wire­less è onni­pre­sente e facil­mente acces­si­bile, reti più potenti sono messe in funzione.

2.  La pene­tra­zione Tablet vola, diven­tano più leg­geri, più eco­no­mici e più ver­sa­tili, gli smart­phone sono uti­liz­zati da oltre il 90 per cento dei con­su­ma­tori. I dispo­si­tivi mobili sono sem­pre presenti.

3.  I siti sono più intel­li­genti, pro­get­tati con ele­menti con­ce­piti per inte­grarsi in fun­zione di come il cer­vello umano inte­ra­gi­sce con essi.

4.  Aumen­tano le pres­sioni, e le forze eco­no­mi­che, sui costi asso­ciati alla distri­bu­zione fisica di un pro­dotto stampato.

5.  Noti­zie che non solo è pos­si­bile uti­liz­zare, ma noti­zie iper­per­so­na­liz­zate rea­liz­zate per ogni sin­golo indi­vi­duo. Hyper-informazione mirata che è costan­te­mente visua­liz­zata sui pro­pri dispo­si­tivi mobile. Ma i con­su­ma­tori dipen­dono ancora dai redat­tori dalla loro capa­cità di curare le infor­ma­zioni impor­tanti per loro.

6.  Il gior­nale stam­pato soprav­vive, ma non in ogni città ame­ri­cana e non tutti i giorni della settimana.

7 . I gior­nali sono ormai mar­chi di noti­zie, con la carta stam­pata che è solo uno dei molti pro­dotti e ser­vizi che inclu­dono social media mana­ge­ment, pro­get­ta­zione di siti web e altre offerte su misura per le pic­cole e medie imprese.

8. I Gior­nali di carta sono dispo­ni­bili in più forme e dimen­sioni, con for­mati com­patti che pre­val­gono sugli attuali broad­sheet e  tabloid.

9. Le orga­niz­za­zioni edi­to­riali di infor­ma­zione sono più sog­get­tive, con con­te­nuti volti a ser­vire par­ti­co­lari gruppi di inte­resse ed  ideo­lo­gie. Una ple­tora di canali e punti ven­dita offre ai con­su­ma­tori mol­te­plici prospettive.

10. La pro­prietà azien­dale di quo­ti­diani non è più di imprese ma di pri­vati ​​e gruppi di pri­vate equity che ven­gono ad assu­mere un mag­giore con­trollo dell’industria dell’informazione.

11. Pic­coli edi­tori dedi­cati a sin­gole comu­nità e pro­prie­tari di gior­nali che ser­vono le più pic­cole città con­ti­nuano a pro­spe­rare. Allo stesso modo, le mar­che nazio­nali come il New York Times, il Wall Street Jour­nal e USA Today rima­nere in vita, men­tre quelli di medie dimen­sioni metro­po­li­tane hanno com­ple­ta­mente rior­ga­niz­zato le loro ope­ra­tions per rima­nere vitali.

12. La Qua­lità vende: La ricerca della verità è ancora importante.

13. I Pro­dotti ed cicli di vita delle tec­no­lo­gie si com­pri­mono ulte­rior­mente, costrin­gendo mana­ger e diri­genti a rea­gire ai cam­bia­menti del mer­cato ancora più velocemente.

14. Le stra­te­gie di coin­vol­gi­mento della comu­nità si evol­vono con i gior­nali che sono foca­liz­zati su come attrarre una par­te­ci­pa­zione civica dei let­tori. Alcuni mer­cati hanno repor­ter volon­tari in maniera simile a come alcune città hanno i vigili del fuoco volon­tari. L’obiettivo: ridurre i costi asso­ciati alla crea­zione di contenuti.

15. La pre­coc­cu­pa­zione per quanto riguarda la pri­vacy cre­sce in quanto i con­su­ma­tori sono sem­pre più pre­oc­cu­pati di quanto il mar­ke­ting e altri terzi in gene­rale cono­scano le loro inten­zioni e preferenze.

16. La linea di demar­ca­zione tra il mondo delle app ed il Web scom­pare, per­met­tendo la crea­zione di un nuovo por­ta­fo­glio di servizi.

17. Forum di discus­sione e com­mento sono monetizzati.

18. I Dati regnano sovrani: Come sono rac­colti, come ven­gono estratti e come sono con­fe­zio­nati sia per gli inser­zio­ni­sti e lettori.

19. Gli edi­tori che si adat­tano con suc­cesso si posi­zio­nano per godere della pros­sima età d’oro del giornalismo.

20 Il Chi­cago Tri­bune, Chi­cago Sun-Times e Daily Herald a Arling­ton Heights, Illi­nois, offrono edi­zioni spe­ciali olo­gra­fi­che dei Chi­cago Cubs vin­ci­tori del 2020 World Series. OK. Stiamo sognando una parte di que­sto arti­colo, ma la tec­no­lo­gia olo­gra­fica è reale.

Mi sem­bra possa essere uno sce­na­rio suf­fi­cien­te­mente pro­ba­bile, anche se, per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese, aggiun­ge­rei almeno altri 5 anni aggior­nando le ten­denze descritte al 2025.

Sem­pre da da «New­spa­pers & Tech­no­logy», si con­si­glia la let­tura di “It’s 2020: Do you know where your new­spa­per is? Bet­ter yet, do you know what your new­spa­per is?” e la sin­tesi rea­liz­zata da WAN — IFRA sul tema: “The fami­liar future face of newspapers”

Pubblicato il 19 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

A Little Less Conversation

Dice Luca De Biase che il sistema dell’informazione costrui­sce lo spa­zio pub­blico, nel quale si svi­luppa la dimen­sione col­let­tiva, sociale, della spe­cie umana. Non stu­pi­sce che men­tre que­sto sistema cam­bia, se ne discuta tanto.

Quasi allo stesso tempo Gianni Riotta, citando Hal Varian, afferma che «Le tre cose più impor­tanti che un gior­nale quo­ti­diano possa fare oggi sono: spe­ri­men­tare, spe­ri­men­tare, sperimentare»

Il rap­porto sullo stato del gior­na­li­smo digi­tale ricorda che in realtà le spe­ri­men­ta­zioni, le reali inno­va­zioni, i casi di eccel­lenza con­ti­nuano ad essere la mino­ranza men­tre pre­vale l’incertezza, l’attendismo, la rin­corsa all’ultima tro­vata. Realtà che viene inter­pre­tata aspra­mente pro­prio in rife­ri­mento al quo­ti­diano nel quale lavora sia De Biase che Riotta.

L’impressione qui dall’edicola del pae­sello è che nei fatti sia cam­biato dav­vero poco, in rela­zione al tempo tra­scorso, nel pano­rama edi­to­riale ita­liano. Si sug­ge­ri­sce di cogliere l ‘invito che viene pro­po­sto nella can­zone: “a lit­tle less con­ver­sa­tion a lit­tle more action”

Pubblicato il 8 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Tempus fugit

Secondo uno stu­dio della JPMor­gan, gli utenti spen­dono il 29% del loro tempo su inter­net però gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sono ancora deci­sa­mente sfa­sati a favore di altri mezzi di comu­ni­ca­zione. In par­ti­co­lare sarebbe pro­prio la stampa ad avere il rap­porto mag­gior­mente sfa­vo­re­vole, in ter­mini di pro­spet­tiva, tra tempo ed investimenti.

Ovvia­mente la gestione stra­te­gica della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria non si basa esclu­si­va­mente sul tempo speso dal pub­blico con un deter­mi­nato media ma tiene in con­si­de­ra­zione una mol­te­pli­cità di aspetti che gui­dano gli investitori.

Cer­ta­mente la stampa deve con­si­de­rare con atten­zione il suo posi­zio­na­mento pena un ulte­riore ridi­men­sio­na­mento di ven­dite e di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria. Sotto que­sto pro­filo, nel nostro paese, attual­mente e, a mio avviso, ancora per lungo tempo a venire, la minac­cia viene più dalla tele­vi­sione, la cui quota di inve­sti­menti pub­bli­ci­tari è straor­di­na­ria­mente supe­riore agli altri paesi,che dal web.

Non è sulla gra­tuità che pare pos­si­bile fare leva come testi­mo­niano le nume­rose chiu­sure della free press, ma sul coin­vol­gi­mento attivo del let­tore, sulla crea­zione di un senso di com­mu­nity che ritengo sia neces­sa­rio lavo­rare. Mi pare che il suc­cesso del “Fatto” vada letto in tal senso.

Sotto que­sto pro­filo il lavoro da svol­gere è ancora con­si­de­re­vole, il tempo si riduce sem­pre più da que­sta pro­spet­tiva più che da quella degli inve­sti­tori. Meglio agire.

clicca per ingrandire

Update:  Sono riu­scito a sco­vare il docu­mento inte­grale della JPMor­gan dal quale è estratto il gra­fico sopra­ri­por­tato.  JPMor­gan Nothing But Net Inter­net Invest­ment Guide 2009 è un docu­mento arti­co­lato e cor­poso ma vale la let­tura. Qui il docu­mento ed i link per sca­ri­carlo gratuitamente.

Pubblicato il 6 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Personalizzazione della notizia & Potenzialità dei media tradizionali

Media scar­city is dead.

Ini­zia così l’articolo pub­bli­cato su Tech­Crunch da Edo Segal sul futuro dell’industria dei media che, con­cen­trando l’analisi sui mezzi digi­tali, tra­duce tutto in files che pos­sono essere scam­biati e pira­tati pre­ve­dendo dun­que il pre­va­lere degli smart­pho­nes con par­ti­co­lare rife­ri­mento ad Apple e App store, per con­clu­dere come, a suo avviso, sia neces­sa­rio ven­dere accesso ed espe­rienze invece di media files.

Allo stesso tempo, come a con­ferma della attuale fra­gi­lità dell’industria dei media ed in par­ti­co­lare dell’area digi­tale degli stessi, alla ricerca di un modello di busi­ness degno di que­sto nome, non­ché della com­ples­siva bontà delle ipo­tesi for­mu­late da Segal, si assi­ste al lan­cio di quella che potrebbe essere la kil­ler appli­ca­tion della con­ver­sa­zione su inter­net e di quello che per con­ven­zione viene defi­nito twit­ter gior­na­li­smo.

Twit­ter Tim.es con­sente di sepa­rare il segnale dal rumore sele­zio­nando i temi con pre­ci­sione ed in maniera per­so­na­liz­zata secondo i pro­pri inte­ressi. Le infor­ma­zioni pos­sono essere orga­niz­zate per rile­vanza ed in fun­zione della popo­la­rità della fonte, è pos­si­bile fil­trare le noti­zie sulla base dei pro­fili seguiti ed anche di altri d’interesse.

Maxim Gri­nev, respon­sa­bile tec­nico del gruppo di lavoro che ha creato l’applicazione, dichiara, tra l’altro, che : “ viene cal­co­lato quante volte un link viene pub­bli­cato dai nostri « amici » ed in que­sto modo siamo in grado di costruire un gior­nale, un noti­zia­rio, per­so­na­liz­zato”. Non è da esclu­dere che in futuro Twit­ter Times possa essere uti­liz­zato all’interno dei siti web dei quo­ti­diani stessi restrin­gendo il con­cetto ad una sin­gola fonte. Par­rebbe infatti che il NYT, secondo quanto dichiara Gri­nev, possa essere inte­res­sato ed all’utilizzo dello strumento.

future of media_lifecycle

La disputa tra il Guar­dian e Mur­doch sulla pos­si­bi­lità effet­tiva di far pagare i con­te­nuti on line e la guerra agli aggre­ga­tori che regi­stra ogni giorno un nuovo capi­tolo, dimo­strano l’incertezza e l’inesperienza di un set­tore che per troppo tempo ha retto la pro­pria esi­stenza sull’ uovo e la gal­lina e [per con­ti­nuare la para­frasi] sui favori del gallo.

Non è sulla rapi­dità per ragioni strut­tu­rali orga­niz­za­tive né sulla per­so­na­liz­za­zione per motivi di ogget­tiva limi­ta­zione, che i media tra­di­zio­nali [ed in par­ti­co­lare quo­ti­diani e perio­dici] potranno vin­cere la sfida con la comu­ni­ca­zione e l’informazione digi­tale.

Le noti­zie del XX secolo sono ina­datte alla società del XXI ricorda il mani­fe­sto sui new media redatto dall Har­ward Busi­ness Publi­shing che rias­sume bril­lan­te­mente in sette punti focali gli aspetti sui quali concentrarsi:

  • Cono­scenza invece di notizie
  • Gestione e non solo abi­li­ta­zione dei commenti
  • Temi invece di articoli
  • Scar­sità con­tro circolazione
  • Pro­vo­ca­zione non perfezione
  • Non ven­dersi
  • Mes­saggi invece di mezzi e tecnologia

Quando fu chie­sto a Mark Zuc­ker­berg quali fos­sero i motivi essen­ziali del suc­cesso di Face­book la rispo­sta fu: “foca­liz­za­zione, astu­zia e rapi­dità”, tre punti che emer­gono chia­ra­mente nelle rac­co­man­da­zioni del manifesto.

Sono evi­den­te­mente con­si­gli gene­rali e gene­ra­liz­zati che vanno adat­tati con­te­stua­liz­zan­doli ad ogni realtà spe­ci­fica, per que­sto esi­stono i mana­ger azien­dali, no?

Pubblicato il 28 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Il futuro dei giornali nell’era del web, ovvero come uscire dalla crisi

L’ Euro­pean Jour­na­lism Obser­va­tory ha rila­sciato pochi giorni fa i risul­tati di una desk research sul futuro dei gior­nali e del gior­na­li­smo ai tempi di internet.

Come ripor­tato nella pre­fa­zione al rap­porto, la ricerca ana­lizza quanto acca­duto nel corso del 2008, gli effetti dell’attuale crisi eco­no­mica sullo stato di salute dei gior­nali e il rap­porto di que­sti ultimi con le con­trad­di­zioni sol­le­vate dal mer­cato dell’informazione online. In par­ti­co­lare si tende ad indi­vi­duare i costi asso­ciati alla stampa e al web veri­fi­cando quali ipo­tesi di svi­luppo sono pos­si­bili in base ai fon­da­men­tali eco­no­mici legati all’uno e all’altro modello di produzione.

L’attualità del tema ne fa una let­tura for­te­mente rac­co­man­data a chiun­que si occupi di comu­ni­ca­zione, come ero­ga­tore, frui­tore o inve­sti­tore.

Giornali come uscire dalla crisi

Con­cen­tre­rei l’attenzione sulle dina­mi­che descritte all’interno del rap­porto con spe­ci­fico rife­ri­mento al nostro paese riman­dan­dovi ine­vi­ta­bil­mente alla let­tura com­pleta per gli oppor­tuni appro­fon­di­menti e le inte­res­santi com­pa­ra­zioni effet­tuate con gli altri paesi euro­pei e gli spe­ci­fici rife­ri­menti a modelli di busi­ness solo on line [fon­da­men­tal­mente non soste­ni­bili] ed all’ipotesi dei micro­pa­ga­menti.

Dal 2001 ad oggi il calo delle ven­dite di quo­ti­diani nel nostro paese è stato supe­riore al 20% [circa 1.500.000 copie in meno] al quale cor­ri­sponde una chiu­sura di 6mila edi­cole pari al 17% del totale dei punti ven­dita. La libe­ra­liz­za­zione non è stata dun­que una solu­zione e non ha por­tato alcun miglio­ra­mento alla ven­dita dei gior­nali; i pro­blemi – come noto ai più – sono altri.

Nello stesso periodo l’incidenza dei ricavi pub­bli­ci­tari per i quo­ti­diani è scesa dal 58% a meno del 50% del fat­tu­rato totale. Anche in que­sto caso la moder­niz­za­zione degli impianti di stampa ed il pas­sag­gio gene­rale al colore non sono stati ele­menti suf­fi­cienti a recu­pe­rare com­pe­ti­ti­vità ed inte­resse verso gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari che hanno pre­fe­rito altri media.

Così come in altre nazioni, anche in Ita­lia gran parte del pub­blico è orien­tato verso modelli con­ver­genti del con­sumo di media, e da un’informazione uni­di­re­zio­nale si sta pro­gres­si­va­mente sem­pre più spo­stando verso una mol­te­pli­cità di fonti infor­ma­tive, inter­net incluso ovvia­mente. Appare dun­que quasi tau­to­lo­gico con­sta­tare come i distinti media non siano dun­que alter­na­tivi bensì com­ple­men­tari.

La com­ple­men­ta­rietà dei mezzi, con par­ti­co­lare rife­ri­mento ai quo­ti­diani ed al web, è una delle pecu­lia­rità del nostro paese che regi­stra la più alta inci­denza dei quo­ti­diani online come fonte di infor­ma­zione rispetto a paesi come Spa­gna, Fran­cia, Ger­ma­nia e Gran Bretagna.

Piramidi mediali in europa

Agli aspetti legati alla comu­ni­ca­zione ed al gior­na­li­smo, sui quali ci siamo sof­fer­mati, il rap­porto aggiunge la visione sugli ambiti orga­niz­za­tivi e distri­bu­tivi degli edi­tori di quo­ti­diani, ana­liz­zan­done le carenze e for­nendo inte­res­santi spunti di rifles­sione e svi­luppo tutti da appro­fon­dire. Sono que­sti aspetti copri­mari nello sviluppo/rilancio dell’editoria, rela­ti­va­mente ai quali ahimè non siamo riu­sciti a tro­vare trac­cia né nella docu­men­ta­zione uffi­ciale dif­fusa recen­te­mente né nei discorsi degli editori.

Se pre­fe­rite, la sin­tesi del docu­mento viene ripor­tata testual­mente da LSDI, anche se, come dicevo, le ricer­che vanno lette ed interpretate.

Buona let­tura.