Posted on 4 agosto 2009 by

Dubito ergo sum

Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Share on Google+1Share on LinkedIn0Email this to someonePrint this page

Credo di aver com­ples­si­va­mente lasciato inten­dere quale sia la mia posi­zione rela­ti­va­mente al con­cetto pro­mosso, prin­ci­pal­mente, da uno dei migliori impac­chet­ta­tori di idee attual­mente in circolazione.

Torno sull’argomento per foca­liz­zare l’attenzione e, spero, sti­mo­lare la rifles­sione ed il dibat­tito con spe­ci­fico rife­ri­mento alla free press.

E’ noto che il modello di busi­ness sul quale si fonda[va] la free press ha dimo­strato scarsa tenuta ed è di que­sti giorni , a con­ferma, l’ufficializzazione della ces­sione, ampia­mente pre­an­nun­ciata, dell’edi­zione ita­liana di Metro.

Al di là del modello, fal­li­men­tare, di busi­ness, si tende gene­ral­mente a con­si­de­rare la free press come un pro­dotto senza costo per il sin­golo e per la col­let­ti­vità nel suo insieme. E’ inte­res­sante, a mio avviso, rile­vare come non vi sia nulla di meno vero in que­sta dif­fusa credenza.

Un primo costo occulto è rela­tivo alla rac­colta della free press che viene get­tata dopo la let­tura. Secondo quanto ripor­tato dall’ AMSA, più di un milione di chili di carta viene rac­colto nelle sole sta­zioni della metro­po­li­tana mila­nese. Que­ste quan­tità, equi­va­lenti alla cel­lu­losa otte­nuta da circa 15mila piante, hanno un evi­dente costo eco­lo­gico ed anche un costo imme­diato, sti­mato in 300mila €, annui per la col­let­ti­vità. Mol­ti­pli­cando i dati rife­riti alla sola città di Milano per tutte le altre città in cui viene distri­buita la free press, si com­prende quale sia il costo – ingente – di quanto era­vamo por­tati a rite­nere gratuito.

L’altro costo, non meno rile­vante, riguarda le con­se­guenze che la free press [così come la Tv com­mer­ciale] ha per ampi strati della popo­la­zione ed è rela­tivo agli aspetti sociali e cul­tu­rali di cui la free press è, tra gli altri, vei­colo, mezzo appunto.

Se da un lato, infatti, sono migliaia i ‘non let­tori’ che si sono avvi­ci­nati alla let­tura gra­zie ai quo­ti­diani distri­buiti gra­tui­ta­mente , dall’altro la ste­ri­liz­za­zione cul­tu­rale e la mani­po­la­zione sono state indub­bia­mente favo­rite dal free.

La cul­tura del trash, degli [ir]reality show e delle veline, è soste­nuta, se non ali­men­tata, dalla pro­po­sta effet­tuata dai quo­ti­diani [e maga­zine] gra­tuiti che costi­tuendo spesso l’unica fonte di infor­ma­zione fini­sce per influen­zare com­por­ta­menti e scelte delle fasce meno pro­tette della popolazione.

Poi­ché distri­buita gra­tui­ta­mente la dipen­denza della free press dai let­tori è deci­sa­mente infe­riore rispetto a quella della carta stam­pata a paga­mento, men­tre aumenta di con­se­guenza l’influenza che inser­zio­ni­sti e cen­tri di potere pos­sono eser­ci­tare in quanto finanziatori.

La pros­sima volta che vi offrono gra­tui­ta­mente con­te­nuti pro­dotti soste­nendo, ine­vi­ta­bil­mente, dei costi riflet­te­teci ed infor­ma­tevi sulle regole del gioco. Tutto ha un costo.

Dubito ergo sum.

Forges - "El Pais"

For­ges — “El Pais”

Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Share on Google+1Share on LinkedIn0Email this to someonePrint this page