free press

Pubblicato il 2 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Investimenti Pubblicitari in Italia per Media

Niel­sen ha rila­sciato la sin­tesi degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari nel nostro Paese, con la sud­di­vi­sione per mezzo, rela­ti­va­mente ai primi nove mesi dell’anno.

Sti­mo­lato da una discus­sione su Twit­ter che, com­plice il limite dei 140 carat­teri ed il fatto che fossi in quel momento impe­gnato, non sono riu­scito a seguire con l’attenzione che meri­tava, ho deciso di appro­fon­dire il tema che perio­di­ca­mente ricorre.

[tweet https://twitter.com/ferrazza/status/274498637067857920 align=‘center’ lang=‘it’]

Nel com­plesso l’andamento degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari nel periodo gennaio-settembre 2012 regi­stra una fles­sione dell’11.7% per­dendo la bel­lezza [si fa per dire] di 720 milioni di euro. Di que­sti ben 403 [56%] sono rela­tivi alla tele­vi­sione che per la prima volta nella sto­ria recente del nostro Paese, per quanto a me noto, vede un calo così significativo.

Oltre alla tele­vi­sione sono tutti i mezzi a regi­strare un anda­mento nega­tivo ad esclu­sione di Inter­net che in un mer­cato calante, di riflesso, vede cre­scere la pro­pria inci­denza dal 7,2% del 2011 all’attuale 8,9%.

Incidenza per Media Investimenti Adv Italia Genn_Sett

Pre­messo che per­so­nal­mente credo sia più cor­retto con­si­de­rare Inter­net un ambiente e non un media, non è una distin­zione solo seman­tica evi­den­te­mente, e che i dati degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sul Web non inclu­dono la search [*] poi­chè Goo­gle, che in Europa detiene il 93% del mer­cato, custo­di­sce gelo­sa­mente i dati rela­tivi, è inte­res­sante, utile, ana­liz­zare le dina­mi­che all’interno di cia­scun media.

La fles­sione del 15,4% dei  quo­ti­diani, nasce da un crollo dei quo­ti­diani free press [-53,2% a fat­tu­rato e –52% a spa­zio], senza i quali il calo è del 14% in ter­mini di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria a valore. In par­ti­co­lare vale la pena di evi­den­ziare che il calo a spa­zio è sen­si­bi­li­mente infe­riore e si atte­sta al –4,4%, cosa che invece non avviene per i perio­dici, ed in par­ti­co­lare per i men­sili che hanno indici nega­tivi sia a fat­tu­rato [-12,4%] che a spa­zio [-13,1%].

Nella mia deco­di­fica que­sto signi­fica che vi sono ten­sioni sui prezzi, sui listini [ammesso che si possa par­lare dei listini in un Paese quale l’Italia dove la norma è il 70%, o più, di sconto], ma che l’interesse da parte degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, delle aziende, a pia­ni­fi­care sui quo­ti­diani non è così in calo come parebbe dalla sin­tesi rila­sciata da Niel­sen. Si tratta di una ten­denza che peral­tro pro­se­gue anche per il mese di ottobre.

Inter­net, nono­stante la forte cre­scita del for­mato video, rad­dop­piato, e del mobile [+18%], mostra segni di ral­len­ta­mento con ago­sto al +5% e set­tem­bre addi­rit­tura al +1,3%, il tasso più basso di cre­scita dall’inizio del 2012. Una ten­denza, anche in que­sto caso, con­fer­mata anche dai dati di otto­bre [+4%] che por­tano il pro­gres­sivo annuo ad un +9,1%.

Ral­len­ta­mento che si regi­stra com­ples­si­va­mente in mol­tre altre nazioni del vec­chio con­ti­nente e che, se con­fer­mato, costrin­ge­rebbe a vedere al ribasso le stime di espan­sione ed il con­se­guente tanto annun­ciato “sor­passo” sui quo­ti­diani che attual­mente pesano il 70% in più. Se ai quo­ti­diani aggiun­giamo i perio­dici, molto spesso di pro­prietà dei mede­simi edi­tori, l’incidenza a valore della carta stam­pata è del 24,51% del totale con­tro l’8,94% di Inter­net; quasi il triplo.

La strada, com­plice ancora una volta la ten­denza al ribasso dei listini anche per quanto riguarda i valori rico­no­sciuti per CPM, pare dav­vero più lunga di quanto ipo­tiz­zato e non priva di sorprese.

Se, come credo, la spe­ci­fi­ca­zione non è mai ovvia, era dove­roso entrare nel det­ta­glio prima di abban­do­narsi a facili trion­fa­li­smi [pour cause?].

Investimenti Adv per Media Genn_Sett 2012 Nielsen

[*] La stima di com­Score per il 2011 è di 448 milioni di euro per quanto riguarda la search in Italia.

Pubblicato il 7 gennaio 2011 by Pier Luca Santoro

Il Peso della Free Press in Europa

Islanda e Lus­sem­burgo sono le due nazioni in Europa dove l”incidenza della “free press” è supe­riore al 50% del totale mercato.

L’ Ita­lia si atte­sta su una quota del 42% con­tro una media euro­pea del 27%.

Sono dispo­ni­bili anche i dati rela­tivi a Stati Uniti e Sud Ame­rica per chi volesse approfondire.

Pubblicato il 11 novembre 2010 by Pier Luca Santoro

Comunicazione Quotidiana

La rubrica «Ditelo a quelli del mar­ke­ting» che Domi­tilla Fer­rari tiene sul suo blog, è la dimo­stra­zione di come spesso la mappa ed il ter­ri­to­rio non abbiano una cor­ri­spon­denza effet­tiva, della neces­sità di scen­dere sul campo ad osser­vare ed ascol­tare quel che avviene al di là di dati ed informazioni.

In almeno due casi ha dimo­strato con­cre­ta­mente come, al di là di ogni comune aspet­ta­tiva sia ingente il costo della free press sia in ter­mini di costi per la col­let­ti­vità che per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari.

Non è da esclu­dere che le sue segna­la­zioni siano arri­vate al desti­na­ta­rio, ma quel che è certo è che la nuova cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria di “Metro” si cen­tra pro­prio su que­sti aspetti con l’invito espli­cito a non but­tare, a con­di­vi­dere, la pro­pria copia del giornale.

L’idea, fun­zio­nale sia per ridurre lo spreco di carta che per l’allargamento della rea­der­ship, e dun­que degli annunci pub­bli­ci­tari, si dimo­stra tra l’altro d’esempio rispetto all’inadeguatezza della comu­ni­ca­zione isti­tu­zio­nale nel nostro paese in quest’ambito.

Pubblicato il 22 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Vivo Morto o X

Nell’epoca della digi­ta­liz­za­zione dei media assi­stere al per­corso inverso è una notizia.

E’ il caso di Mila­noX set­ti­ma­nale gra­tuito che nasce dalle espe­rienze dell’omonimo sito web e dalle sue declinazioni.

Sono, in par­ti­co­lare, Smog­ville e Eco­to­pia, cri­tica docu­men­tata sulla vita nella metro­poli mila­nese e sulle uto­pie eco­lo­gi­ste dei movi­menti legati alla con­tro­cul­tura, le aree dalle quali, con una scelta corag­giosa in asso­luta con­tro­ten­denza, il 18 Feb­braio scorso il primo numero car­ta­ceo è stato dif­fuso gra­tui­ta­mente nelle sta­zioni della metro­po­li­tana, bar, cir­coli e cen­tri sociali.

Quello che si auto­de­fi­ni­sce il primo wee­kly ere­tico ha una folia­zione di 12 pagine tutte a colori e secondo quanto dichiara in un’intervista il suo prin­ci­pale ispi­ra­tore, Alex Foti, per il momento ci sono i soldi per stam­parlo, forse, sino a fine giugno.

Come riporta il comu­ni­cato stampa dif­fuso in occa­sione del lan­cio, il set­ti­ma­nale free press vuole essere “una voce nella metro­poli che s’indirizza al pub­blico poten­ziale degli spazi sociali e dell’associazionismo di sini­stra. Sarà piat­ta­forma per lo street repor­ting, vei­colo dell’ecologia urbana, dell’agitazione sociale e del fer­mento arti­stico e musi­cale dal basso, delle spe­ri­men­ta­zioni della classe creativa”.

Se non vivete a Mila­no­poli, come la defi­ni­sce Foti, e volete dare un’occhiata al numero in distri­bu­zione è pos­si­bile sca­ri­carne gra­tui­ta­mente la ver­sione in pdf.

Spiace doverlo dire ma l’impressione che si ottiene è che delle eco­to­pie reste­ranno ben pre­sto solo ricordi di sogni che, sep­pur legit­timi, appa­iono deci­sa­mente uto­pici nei ter­mini e con le moda­lità attra­verso le quali ven­gono esplicitati.

Spero di sba­gliarmi ma dovendo fare la scelta tra vivo o morto, per­so­nal­mente, la x la metto sulla seconda casella.

Pubblicato il 8 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Tempus fugit

Secondo uno stu­dio della JPMor­gan, gli utenti spen­dono il 29% del loro tempo su inter­net però gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sono ancora deci­sa­mente sfa­sati a favore di altri mezzi di comu­ni­ca­zione. In par­ti­co­lare sarebbe pro­prio la stampa ad avere il rap­porto mag­gior­mente sfa­vo­re­vole, in ter­mini di pro­spet­tiva, tra tempo ed investimenti.

Ovvia­mente la gestione stra­te­gica della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria non si basa esclu­si­va­mente sul tempo speso dal pub­blico con un deter­mi­nato media ma tiene in con­si­de­ra­zione una mol­te­pli­cità di aspetti che gui­dano gli investitori.

Cer­ta­mente la stampa deve con­si­de­rare con atten­zione il suo posi­zio­na­mento pena un ulte­riore ridi­men­sio­na­mento di ven­dite e di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria. Sotto que­sto pro­filo, nel nostro paese, attual­mente e, a mio avviso, ancora per lungo tempo a venire, la minac­cia viene più dalla tele­vi­sione, la cui quota di inve­sti­menti pub­bli­ci­tari è straor­di­na­ria­mente supe­riore agli altri paesi,che dal web.

Non è sulla gra­tuità che pare pos­si­bile fare leva come testi­mo­niano le nume­rose chiu­sure della free press, ma sul coin­vol­gi­mento attivo del let­tore, sulla crea­zione di un senso di com­mu­nity che ritengo sia neces­sa­rio lavo­rare. Mi pare che il suc­cesso del “Fatto” vada letto in tal senso.

Sotto que­sto pro­filo il lavoro da svol­gere è ancora con­si­de­re­vole, il tempo si riduce sem­pre più da que­sta pro­spet­tiva più che da quella degli inve­sti­tori. Meglio agire.

clicca per ingrandire

Update:  Sono riu­scito a sco­vare il docu­mento inte­grale della JPMor­gan dal quale è estratto il gra­fico sopra­ri­por­tato.  JPMor­gan Nothing But Net Inter­net Invest­ment Guide 2009 è un docu­mento arti­co­lato e cor­poso ma vale la let­tura. Qui il docu­mento ed i link per sca­ri­carlo gratuitamente.

Pubblicato il 24 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Imbuti, filosofie e modelli di business

“Il Foglio” di circa un anno fa [non spa­ven­ta­tevi, la data ha un suo senso] riporta l’intervista ad Alberto Rigotti, ban­chiere, docente di filo­so­fia ed edi­tore, noto ai più come “Mister EPolis”.

Il pas­sag­gio di mag­gior inte­resse è nelle con­clu­sioni dell’inter­vi­sta quando Rigotti in rife­ri­mento al quo­ti­diano afferma: “Per me l’obiettivo di un inve­sti­mento è sem­pre la crea­zione di valore, tutti i pro­getti indu­striali reg­gono sol­tanto se hanno come fine il pro­fitto, se non a breve, almeno a medio ter­mine. […..] L’edicola è una stroz­za­tura, per que­sto con EPo­lis pun­tiamo al con­tatto diretto con il let­tore. Con la free press gli andiamo incon­tro. Gli evi­tiamo la fatica di tro­vare un’edicola”.

I risul­tati di que­sta visione sono argo­mento di attua­lità noto a molti ed in par­ti­co­lare a stam­pa­tori, distri­bu­tori e gior­na­li­sti che lavo­rano senza per­ce­pire i dovuti com­pensi per la crisi che ha por­tato, tra l’altro, ad oltre un mese di sospen­sione delle pubblicazioni.

Nella filo­so­fia e nel modello di busi­ness, nel “munus”, della free press forse andava chia­rito che il rife­ri­mento era al lavoro altrui, che non casual­mente a Napoli si chiama fatica, pro­ba­bil­mente valeva la pena di farla per recarsi in edi­cola ad acqui­stare qual­che mode­sto volu­metto per un rapido, ed utile, ripasso.

Sem­bra, dun­que, che senza imbuti il vino divenga aceto nella botte.

Biz Plan

Pubblicato il 4 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

Dubito ergo sum

Credo di aver com­ples­si­va­mente lasciato inten­dere quale sia la mia posi­zione rela­ti­va­mente al con­cetto pro­mosso, prin­ci­pal­mente, da uno dei migliori impac­chet­ta­tori di idee attual­mente in circolazione.

Torno sull’argomento per foca­liz­zare l’attenzione e, spero, sti­mo­lare la rifles­sione ed il dibat­tito con spe­ci­fico rife­ri­mento alla free press.

E’ noto che il modello di busi­ness sul quale si fonda[va] la free press ha dimo­strato scarsa tenuta ed è di que­sti giorni , a con­ferma, l’ufficializzazione della ces­sione, ampia­mente pre­an­nun­ciata, dell’edi­zione ita­liana di Metro.

Al di là del modello, fal­li­men­tare, di busi­ness, si tende gene­ral­mente a con­si­de­rare la free press come un pro­dotto senza costo per il sin­golo e per la col­let­ti­vità nel suo insieme. E’ inte­res­sante, a mio avviso, rile­vare come non vi sia nulla di meno vero in que­sta dif­fusa credenza.

Un primo costo occulto è rela­tivo alla rac­colta della free press che viene get­tata dopo la let­tura. Secondo quanto ripor­tato dall’ AMSA, più di un milione di chili di carta viene rac­colto nelle sole sta­zioni della metro­po­li­tana mila­nese. Que­ste quan­tità, equi­va­lenti alla cel­lu­losa otte­nuta da circa 15mila piante, hanno un evi­dente costo eco­lo­gico ed anche un costo imme­diato, sti­mato in 300mila €, annui per la col­let­ti­vità. Mol­ti­pli­cando i dati rife­riti alla sola città di Milano per tutte le altre città in cui viene distri­buita la free press, si com­prende quale sia il costo – ingente – di quanto era­vamo por­tati a rite­nere gratuito.

L’altro costo, non meno rile­vante, riguarda le con­se­guenze che la free press [così come la Tv com­mer­ciale] ha per ampi strati della popo­la­zione ed è rela­tivo agli aspetti sociali e cul­tu­rali di cui la free press è, tra gli altri, vei­colo, mezzo appunto.

Se da un lato, infatti, sono migliaia i ‘non let­tori’ che si sono avvi­ci­nati alla let­tura gra­zie ai quo­ti­diani distri­buiti gra­tui­ta­mente , dall’altro la ste­ri­liz­za­zione cul­tu­rale e la mani­po­la­zione sono state indub­bia­mente favo­rite dal free.

La cul­tura del trash, degli [ir]reality show e delle veline, è soste­nuta, se non ali­men­tata, dalla pro­po­sta effet­tuata dai quo­ti­diani [e maga­zine] gra­tuiti che costi­tuendo spesso l’unica fonte di infor­ma­zione fini­sce per influen­zare com­por­ta­menti e scelte delle fasce meno pro­tette della popolazione.

Poi­ché distri­buita gra­tui­ta­mente la dipen­denza della free press dai let­tori è deci­sa­mente infe­riore rispetto a quella della carta stam­pata a paga­mento, men­tre aumenta di con­se­guenza l’influenza che inser­zio­ni­sti e cen­tri di potere pos­sono eser­ci­tare in quanto finanziatori.

La pros­sima volta che vi offrono gra­tui­ta­mente con­te­nuti pro­dotti soste­nendo, ine­vi­ta­bil­mente, dei costi riflet­te­teci ed infor­ma­tevi sulle regole del gioco. Tutto ha un costo.

Dubito ergo sum.

Forges - "El Pais"

For­ges — “El Pais”

Pubblicato il 13 luglio 2009 by Pier Luca Santoro

The [Un]Printed Blog

Ad ini­zio di quest’anno era stato lan­ciato un set­ti­ma­nale gra­tuito basato sull’aggregazione di con­te­nuti dai blog.

L’iniziativa aveva destato inte­resse e curio­sità da parte dei media e degli addetti ai lavori, sia per la volontà di com­piere il per­corso inverso rispetto a quello che pare essere la ten­denza gene­rale che per il modello di busi­ness che si fon­dava sulla rac­colta di pub­bli­cità locale per ripar­tire poi i pro­venti con i 300 blog­ger autori degli arti­coli pub­bli­cati. Il set­ti­ma­nale, nato con l’ambizione di essere rea­liz­zato in ben 50 distinte edi­zioni, nella realtà si era già ridi­men­sio­nato e veniva distri­buito nelle sta­zioni del tra­sporto pub­blico di Chi­cago e San Francisco.

Dal 27 Gen­naio 2009 ad oggi sono stati rea­liz­zati 16 numeri di The Prin­ted Blog, distri­buite 80mila copie su carta e ne sono state sca­ri­cate altre 100mila da internet.

E’ del 07 Luglio l’annuncio del fon­da­tore che ne comu­nica la chiu­sura per pro­blemi economici.

The Printed Blog

Nell’arti­colo di com­miato dai let­tori Josh Karp rac­conta le lezioni che ritiene di aver impa­rato da que­sta – fal­li­men­tare – esperienza:

1) If you have a com­pel­ling vision for the future (not neces­sa­rily for a busi­ness), you can get incre­di­bly talen­ted peo­ple to work for free. Post an ad on Craig­slist. It’s far easier to sell a vision of the future, than the rea­lity of the present.

2) If you have a good idea, don’t let your­self get pul­led away from it: Stay focu­sed! This was pro­ba­bly the big­gest sin­gle les­son that I lear­ned too late, and if I had rea­li­zed it, we may not be shut­ting down.

3) Don’t write a long busi­ness plan. Write a good sum­mary, have a good pre­sen­ta­tion, and have a good reve­nue / busi­ness model.

4) If you think you can get reve­nue, do it.

5) If you’re loo­king for money from a ven­ture capi­ta­list, make sure you have a ven­ture capi­ta­list DEAL

6)Finally, the most impor­tant thing you have is time. Make sure you spend it on the right things every day. What are the right things? You’ll know soon enough if you’re not spen­ding your time on them.

Rifles­sioni appa­ren­te­mente scon­tate che troppo spesso ven­gono [dis]perse nel cam­mino di una impresa,editoriale e non. Spe­riamo che le espe­rienze di altri pos­sano ser­vire d’insegnamento.

Ah! Pare che ora Josh Karp abbia a new dream, que­sta volta a paga­mento.

Pubblicato il 4 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Self fulfilling prophecy

Risale ai tempi in cui avevo paura di spet­ti­narmi la cele­bre fred­dura già citata tempo fa: “Papà, papà è lon­tana l’America? — Zitto e nuota figliuolo”. 

Secondo quanto scrive Peter Pre­ston nella auto­re­vole sezione dedi­cata ai media del Guar­dian potrebbe non essere più solo una battuta.

Nell’arti­colo pub­bli­cato il 31 mag­gio scorso [ The future is a com­plex web] Pre­ston dopo aver sin­te­ti­ca­mente ricor­dato gli ultimi dati resi dispo­ni­bili a livello mon­dale, si con­cen­tra sulla situa­zione spe­ci­fica del gior­na­li­smo bri­tan­nico e ricorda come l’andamento della rea­der­ship dei quo­ti­diani di qua­lità pre­senti in Gran Bre­ta­gna sia in incre­mento [FT up 15%, the Times 6%, the Guar­dian 3% and the Obser­ver, Sunday’s only rising star, 2%. ].

Ricor­dando anche il caso del Seat­tle Post Intel­li­gen­cer, l’andamento com­ples­sivo della free press e la pene­tra­zione di inter­net negli USA ed in GB, Pre­ston si chiede dun­que da dove nasca in Europa effet­ti­va­mente l’allarme attuale sullo stato di crisi dei quo­ti­diani ed il per­chè dell’univocità sin ora della rispo­sta pre­va­len­te­mente for­nita: il futuro è on line, a pagamento.

La rispo­sta che viene for­nita al let­tore è sin­te­tiz­zata otti­ma­mente nella frase: “Because too many press peo­ple can’t see “beyond the sim­ple rhe­to­ric and merely join the cho­rus that the future is online, online, online, almost to the exclu­sion of eve­ry­thing else”, he says. “It’s a mistake. It over­sim­pli­fied a rather com­plex issue.

Con­si­de­rando le dif­fe­renze tra il pano­rama anglo­sas­sone [USA & UK] e la situa­zione attuale del nostro paese sono asso­lu­ta­mente con­corde con la visione pro­po­sta nell’articolo.

Avverto for­te­mente il desi­de­rio di sem­pli­fi­ca­zione ed il rischio che le solu­zioni sin ora pre­va­len­te­mente con­si­de­rate appor­tano al futuro del gior­na­li­smo e dei gior­nali nel nostro paese. Ha asso­lu­ta­mente ragione Luca De Biase quando, tra gli altri, afferma e ricorda che stiamo par­lando molto di come soste­nere eco­no­mi­ca­mente il gior­na­li­smo (pub­bli­cità, bene­fi­cenza, spesa pub­blica, paga­mento delle noti­zie…). Ma non stiamo par­lando abba­stanza di come si defi­ni­sce, ali­menta e costrui­sce il gior­na­li­smo di qua­lità. Eppure è solo affron­tando que­sto tema che si può risol­vere l’altro.

Il rischio reale che il dibat­tito si svi­luppi in maniera ecces­si­va­mente sem­pli­ci­stica con la solu­zione appa­ren­te­mente più a por­tata di mano – e scon­tata – pren­dendo a rife­ri­mento realtà quali quella sta­tu­ni­tense che riba­di­sco essere troppo distanti dalla nostra, è da evi­tarsi ad ogni costo. La pos­si­bi­lità di una self ful­fil­ling pro­phecy [A self-fulfilling pro­phecy is sim­ply a sta­te­ment that alters actions and the­re­fore comes true because of the person’s actions] sarebbe in caso con­tra­rio dav­vero elevata.

Sin dall’apertura di que­sto spa­zio ho cer­cato di for­nire il mio mode­sto con­tri­buto su cosa ritengo sia qua­lità del gior­na­li­smo e su quali siano i fun­da­men­tals sui quali inter­ve­nire da que­sto punto di vista. Visione che direi è sin­te­tiz­zata in que­sti tre articoli:

Mi pia­ce­rebbe poter par­te­ci­pare alla costi­tu­zione di un gruppo di lavoro misto com­po­sto da gior­na­li­sti, blog­ger, pub­bli­ci­tari e – per­chè no – gior­na­lai che lavo­rando su que­sto tema svi­luppi delle gui­de­li­nes in pro­po­sito che vadano oltre il coro dell’ on line a tutti i costi. Alea iacta est [*], riflet­te­teci, riflettiamoci.

prophecy

[*]Tra­du­zione let­te­rale di alea iacta est: Il futuro del gior­na­li­smo è ad est.