fnsi

PLS OdG
Posted on 14 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Giornalismo Digitale [e dintorni]

Sono stati pubblicati i video della presentazione della ricerca sul gior­na­li­smo e l’organizzazione delle reda­zioni digi­tali in Ita­lia che il gruppo di lavoro sui “Gior­na­li­smi” del Con­si­glio nazio­nale dell’Ordine dei Gior­na­li­sti ha pre­sen­tato a Prato in aper­tura di Digit2014. 

È una serie di sette video con la presentazione della sintesi dei risultati da parte di Pino Rea, coordinatore del cruppo di lavoro del Cnog che ha condotto la ricerca in apertura dell’incontro, un ulteriore approfondimento da parte del sottoscritto, e gli interventi di Mario Tede­schini Lalli, vice­di­ret­tore Inno­va­zione e svi­luppo del Gruppo Espresso, ed il Pre­si­dente del Cnog Enzo Iaco­pino, seguiti da quello del segre­ta­rio della Fnsi Franco Siddi.

Interventi, gli ultimi due [quelli di Iacopino e Siddi], che hanno generato una reazione tanto pacata quanto decisa da parte mia. Nel video sottostante, dal minuto 7:21, potete ascoltare le mie parole, la mia personale visione su una serie di argomenti che vanno dall’organizzazione del lavoro nelle redazioni all’equo compenso passando per il fatto  che i lettori “devono” pagare le notizie online e la formazione ai giornalisti.

Seguono due video del dibattito, del question & answers con il pubblico, con le persone presenti in sala, che integrano ulteriormente il convegno arricchendolo con una serie di spunti e riflessioni che vale la pena di ascoltare, credo.

Nel mio intervento sopra riportato sono intenzionalmente “pungente”. MI farebbe piacere ricevere un feedback se poteste investire 3 minuti del vostro tempo inserendo un vostro contributo nell’apposito spazio dei commenti. Grazie

Diffamazione Infografica
Posted on 18 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Diffamazione: Il Difficile Equilibrio tra Libertà di Stampa e Tutela dei Cittadini

Il caso Sallusti continua a tenere banco in questi giorni alimentando il dibattito sul tema della diffamazione a mezzo stampa e più in generale sul difficile equilibrio tra libertà di stampa e tutela dei cittadini.

Pare slittare la deliberante per il ddl diffamazione, meglio noto con il nome di decreto “salva Sallusti”, con il Direttore del «Il Giornale» che gioca a fare il martire sparando ad alzo zero contro tutti con un linguaggio [ancora una volta?] da osteria, e la FNSI che concorda sull’obbligo di rettifica e suggerisce l’istituzione di un “giurì per la lealtà dell’informazione” ma si dice preccupata dei lacci all’autonomia e alla libertà dell’informazione.

Sul tema l’infografica pubblicata da «Linkiesta» offre una panoramica della legislazione nei diversi Paesi d’Europa con la maggior parte delle nazioni che prevedono sia pene detentive che pene pecuniarie rilevanti. Una conferma di quanto allarmismo si stia facendo sul tema in Italia e della rilevanza della questione attribuita nelle nazioni con noi confinanti; in Germania, ad esempio, si arriva a pene che possono essere sino a 5 anni di carcere, nonostante la Corte di Strasburgo con una sentenza del 2007 abbia affermato il contrario.

E’ proprio di questi temi di grande attualità che tratta Al Qaeda, Al Qaeda, docu-film di denuncia, che fa luce su ciò che accade sull’altra faccia del mondo della diffamazione. Quella abitata dagli offesi e da chi ha provato a difendersi, contro la disinformazione e la persecuzione a mezzo stampa in Italia.

Il docu-film ricostruisce e narra storie vere, attraverso la testimonianza diretta degli interessati, materiale di archivio e scene originali, le storie che giorno dopo giorno i media raccontano agli italiani, senza ritegno per la verità delle cose e molto spesso senza alcun rispetto per le persone che sono coinvolte.

Nel film si succedono la storia di Beppino Englaro, protagonista della incredibile gogna mediatica legata al dramma della figlia Eluana, la vicenda di Youssef Nada un banchiere musulmano indicato dai giornali e poi da Bush tra i finanziatori di Al Qaeda: tutto falso, come si è potuto dimostrare in seguito. E poi le storie di tante persone comuni, tutte unite dall’unico denominatore: l’avere incontrato sulla loro strada il loro diffamatore, il carnefice che ha tolto loro l’onore, la reputazione, l’identità.

Il documentario, della durata di circa un’ora, sarà presentato ufficialmente oggi 18 ottobre alle 18:00 presso il cinema Apollo in Galleria De Cristoforis a Milano in anteprima nazionale per poi essere distribuito attraverso i canali “non ufficiali” in Rete, su iTunes..etc. Ed anche in dvd, posto in vendita al prezzo “popolare” di 8/10 euro.

Io ci sarò, ci vediamo lì?

PS: Spero che la pubblicazione della copertina del DVD che riporta, anche, il mio nome, sia sufficiente come disclaimer sul mio interessamento diretto alla questione.

Posted on 14 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Anche per “La Repubblica” il Social Media Marketing Comincia dall’Interno

“Reporter”, iniziativa di giornalismo partecipativo lanciata da «La Repubblica» ha scatenato sin da subito un putiferio.

Non c’è rappresentanza dei giornalisti che non si sia schierata contro l’iniziativa. Il sindacato dei giornalisti [FNSI] contesta duramente l’iniziativa parlando di nuove forme di sfruttamento e rimandando il confronto al prossimo Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia che si annuncia davvero “caldo” anche sotto questo profilo. L’Asr e il Coordinamento lavoro autonomo atipico e precario dell’Associazione Stampa Romana, tra gli altri, insinuano il dubbio che si tratti di un’operazione di marketing da parte della testata, aspetto che comunque non cambia l’orientamento nei confronti dell’iniziativa.

Se complessivamente condivido la posizione espressa sul tema da Luca Conti è leggendo la posizione del cdr di «La Repubblica» che si capisce la natura del problema. Nel comunicato, pubblicato a pagina 25 del giornale di ieri, infatti si legge:

Il Cdr prende atto della rettifica apparsa sul sito concernente gli aspetti retributivi e delle scuse da parte di uno dei responsabili dell’iniziativa. Si augura che l’azienda completi il percorso di revisione critica dell’iniziativa e richiama la stessa alla correttezza nelle relazioni sindacali, evitando in futuro di ripetere il lancio di simili iniziative (come la stessa “Blu” per il pubblico di Facebook) senza la previa informazione al Cdr stesso come previsto dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico.

Si tratta di un passaggio fondamentale poichè evidenzia la carenza di concertazione e l’accostamento con “Blu” altre iniziativa di social media marketing lanciata in questi giorni dal quotidiano. Evidenziando di riflesso come ci sia stata una parte dell’organizzazione aziendale che non si è raccordata, non ha coinvolto, nè informato, pare, altre aree aziendali a cominciare dalla redazione.

Che si tratti di open journalism che impatta sulle relazioni interne da gestire con attenzione in una fase delicata quale quella attuale, o che sia un’operazione di social media marketing, personalmente propendo per la seconda ipotesi viste anche le dinamiche, l’armonizzazione, il coinvolgimento di tutte le diverse anime, i diversi comparti dell’impresa resta fondamentale.

Dimenticarsene, o peggio rimuovere questo aspetto, non può che causare una crisi di comunicazione. Reporter e dintorni ne sono, nella mia interpretazione, l’ennesima conferma.

Update: Da leggere anche la discussione sul tema su Facebook.

Posted on 20 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

La Democrazia dell’Abbonamento

Poco prima della canonica pausa estiva di ferragosto si è tenuto un incontro tra il sottosegretario Paolo Bonaiuti ed i rappresentanti della FIEG e dell’ FNSI sullo stato di salute del settore editoriale.

L’incontro pare essere stato prevalentemente interlocutorio, rinviando alla ripresa l’esame della situazione in cui, come noto, versa l’industria editoriale.

Il presidente della FIEG, Malinconico, ha, comunque, colto l’occasione, secondo quanto riportato, per effettuare del “pressing” sull’avvio di una necessaria riforma dell’editoria. In particolare ha sottolineato l’iniquità del decreto del 30 marzo scorso che ha sospeso le tariffe postali agevolate per gli abbonamenti ai giornali, concludendo come: “Una riforma organica dell’editoria è invece quanto mai necessaria per assicurare la presenza equilibrata dei diversi mezzi di comunicazione in un mix che è elemento essenziale di una moderna democrazia”.

Personalmente fatico davvero a comprendere il binomio, l’assioma, che unisce le proposte di abbonamenti con la democrazia del nostro paese.

Mi sfugge, altrettanto, come si continui a perseguire pratiche commerciali scorrette, che nonostante le malinconiche rivendicazioni, non sono assolutamente cessate dopo l’introduzione del precitato decreto legge.

Testimonianza più concreta di queste dinamiche è il portale web, realizzato da quello che è il secondo principale distributore nazionale [24% di market share], specificatamente dedicato agli abbonamenti.

Un sistema si [ri]costruisce coinvolgendo tutti gli stakeholders, non continuando a perseguire vantaggi individuali e pratiche vessatorie.

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