flipboard

App Mobile Grafo
Pubblicato il 9 luglio 2014 by Pier Luca Santoro

I Dati sull’Utilizzo di Applicazioni per le News In Italia

Audi­web ha rila­sciato i primi dati sull’audience da mobile. Data­Me­dia­Hub è entrata in pos­sesso anche dei dati di det­ta­glio rela­tivi ai top 500 app a marzo di quest’anno. Abbiamo estra­po­lato i dati rela­tivi alle app di news.

La rile­va­zione è basata su panel “mete­riz­zato” di smart­phone & tablet con sistemi ope­ra­tivi iOS e Android. La clas­si­fi­ca­zione di siti e app basata sulla strut­tura Mar­ket­View già in uso per il PC.

Come mostra il gra­fico rela­tivo agli utenti unici nel giorno medio men­sili [dati per ‘000] sotto ripor­tato, la prima appli­ca­zione per numero di utenti NON è una testata gior­na­li­stica bensì un aggre­ga­tore, per la pre­ci­sione pro­ba­bil­mente il miglior aggre­ga­tore di noti­zie in cir­co­la­zione attualmente.

È l’ennesima con­ferma, se neces­sa­rio, che il gior­nale, inteso come entità nella sua inte­rezza è in via di estin­zione. I sin­goli con­te­nuti, via social e search, hanno sem­pre mag­gior pre­do­mi­nanza su quello che fino ad oggi [ieri?] abbiamo inteso come fonte d’informazione.

 

I cin­que motivi del suc­cesso di Fli­p­board sono così sintetizzabili:

1) Man­te­ni­mento del fascino delle rivi­ste e dei gior­nali nell’ espe­rienza di lettura:

Con titoli chiari, intui­tivi, cate­go­riz­za­zione e dimen­sioni imma­gini per­fet­ta­mente accop­piate, Fli­p­board ha unito il meglio della stampa e mondi digi­tali. L’uso intel­li­gente di redat­tori e algo­ritmi per inca­na­lare i con­te­nuti in base alle pre­fe­renze dell’utente e la pre­sen­ta­zione come rivi­sta dà all’utente un mag­gior con­trollo sugli argo­menti e l’intera espe­rienza è simile alla let­tura di un gior­nale stampato.

2) Flussi gesti­bili dei contenuti:

Nel suo cuore, Fli­p­board è un aggre­ga­tore di noti­zie. Noti­zie, foto, video, arti­coli, blog, link — da tutta una varietà di reti sociali come Face­book, Twit­ter, Lin­ke­dIn e pub­bli­ca­zioni online. E que­sto non è un com­pito facile da rea­liz­zare, con­si­de­rando l’enorme quan­tità di que­sti con­te­nuti. Ma attra­verso carat­te­ri­sti­che come sto­rie di coper­tina, titoli chiari, con­te­nuti per­so­na­liz­zati, cura­tion, facile con­di­vi­sione sociale e ricerca intui­tiva, Fli­p­board rie­sce pro­porre dei con­te­nuti in flussi gestibili.

3) Il richiamo di nuovi contenuti:

Fli­p­board è un mash up di con­te­nuti da social net­work, blog, rivi­ste, gior­nali e altre fonti curata esclu­si­va­mente in base agli inte­ressi degli utenti, offre sem­pre il fascino di con­te­nuti fre­schi, aggior­nati. Con la recente acqui­si­zione di Zite da CNN, Fli­p­board ha il van­tag­gio aggiunto di un potente motore di rac­co­man­da­zione per attrarre e man­te­nere gli utenti con con­te­nuti su misura su base giornaliera.

4) L’esperienza utente:

Con un’interfaccia utente che è stata l’invidia di molti pro­dut­tori di app, Fli­p­board è stato un cla­mo­roso suc­cesso su que­sto fronte. Bro­w­sing, la ricerca, la per­so­na­liz­za­zione, la sot­to­scri­zione di rivi­ste — ogni azione ese­guita sul app è una lezione di user experience.

5) Coin­vol­gi­mento degli utenti:

Se dicono che il suc­cesso di un app sta nel come molti utenti tor­nano ad essa, nell’effettivo uti­lizzo, Fli­p­board è modello di esem­pio come dimo­strano, anche i dati sull’Italia.

Di seguito il det­ta­glio delle app com­prese nelle top 500 [le testate non elen­cate sono al di sotto del ran­king di Audi­web dun­que] con tutti i para­me­tri forniti.

Guardian Abbonamenti iPad
Pubblicato il 20 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Quali Possibilità per i Giornali dai Tablet?

Che le spe­ranze di recu­pero di ricavi signi­fi­ca­tivi per i gior­nali attra­verso le app siano deci­sa­mente ridotte, o nulle, è un aspetto sul quale mi sono sof­fer­mato più di una volta, anche recen­te­mente.

I dati pub­bli­cati da pai­d­Con­tent rela­ti­va­mente a «The Guar­dian» e «The Times» mostrano come anche per i quo­ti­diani anglo­sas­soni la strada sia tutta in salita con il primo che, secondo quanto ripor­tato nel report annuale 2012, ha un tasso di con­ver­sione del 2,1% sui 804,000 down­loads dell’applicazione per iPad [pari a 17mila abbo­nati a paga­mento] ed il secondo che si ferma addi­rit­tura al 0,82%.

Tassi di con­ver­sione e red­di­ti­vità dav­vero ai minimi se si pensa che  «The Guar­dian» ha rag­giunto i 60 milioni di utenti unici con il pro­prio sito web — gra­tuito — ed ha una ven­dita dell’edizione car­ta­cea di circa 211mila copie. Stesso discorso per il quo­ti­diano di Rupert Mur­doch che vende oltre 400mila copie ed ha dichia­rato di avere rag­giunto ad aprile 8,6 milioni di utenti unici dopo essere cre­sciuto di 1 milione circa in un solo mese a seguito di mas­sicci inve­sti­menti sull’online pari a circa 15 milioni di euro.

Dati che, come dicevo, sono da inqua­drare in un pano­rama più ampio in cui social media e aggre­ga­tori di prima e seconda gene­ra­zione non ren­dono inte­res­sante per le per­sone, ancor meno se a paga­mento, l’applicazione dedi­cata della sin­gola testata.

Quali pos­si­bi­lità dun­que per i gior­nali dai tablet?

Le oppor­tu­nità potreb­bero venire pro­prio dagli aggre­ga­tori di seconda gene­ra­zione quali Zite e Fli­p­board come dimo­strano i recenti accordi tra Fli­p­board e «The New York Times», ed anche quello tra Pulse e «The Wall Street Jour­nal». In que­sto modo l’esperienza di let­tura potrebbe essere più per­so­na­liz­zata e, come dichiara Akshay Kothari, co-fondatore di Pulse, riu­scire così a ren­dere mag­giore rispetto all’attualità la dispo­ni­bi­lità dei let­tori a pagare per con­te­nuti mag­gior­mente foca­liz­zati sui pro­pri inte­ressi specifici.

Se, come dicevo a Piero Vietti, Respon­sa­bile del sito inter­net del «Il Foglio», pochi giorni fa, mi offris­sero la pos­si­bi­lità di pagare un abbo­na­mento men­sile per rice­vere sol­tanto gli arti­coli dei gior­na­li­sti o degli argo­menti che mi inte­res­sano direi di sì. Ipo­tesi soste­nuta anche da Arianna Cic­cone, Fon­da­trice Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo, e molto pro­ba­bil­mente da tanti altri.

[tweet https://twitter.com/_arianna/status/236721165706600448 align=‘center’ lang=‘it’]

Obbli­gare il let­tore a pagare anche per con­te­nuti che non inte­res­sano come è stato fatto sin ora, repli­cando anche per i tablet il modello gene­ra­li­sta dei gior­nali è una strada per­dente. La per­so­na­liz­za­zione dei con­te­nuti resa pos­si­bile dal digi­tale, magari anche gra­zie agli aggre­ga­tori, è una strada da esplo­rare con mag­gior atten­zione di quanto sia avve­nuto sin ora come dimo­stra il ten­ta­tivo, ancora una volta del «The Guar­dian» che ha appena [ri]lanciato una app dedi­cata esclu­si­va­mente alla foto­gra­fia di qua­lità che ha otte­nuto un numero mag­giore di down­loads rispetto a quelli dell’applicazione del quo­ti­diano inglese nel suo insieme [1 milione Vs 804mila].

È chiaro che il futuro offre grandi oppor­tu­nità. È anche dis­se­mi­nato di tra­boc­chetti. Il trucco con­si­ste nell’evitare i tra­boc­chetti, pren­dere al balzo le oppor­tu­nità e rien­trare a casa per l’ora di cena, diceva Woody Allen in Effetti col­la­te­rali. Forse è pro­prio quello che si tratta di fare.

Pubblicato il 19 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Semplicemente

Il 2011 è stato cer­ta­mente l’anno nel quale grandi con­sensi sono arri­vati per gli aggre­ga­tori sociali, con Fli­p­board a dare il via ad un nuovo seg­mento nel quale nel tempo si sono aggiunti Yahoo Live­stand, Edi­tions di AOL, Zite, poi ceduto alla CNN che pare lo abbia pagato ben 25 milioni di dol­lari, e verso la fine dell’anno, Cur­rents da parte di Google.

Forti del rela­tivo suc­cesso rac­colto dalle pro­po­ste, il 2012 sem­bra ulte­rior­mente accel­le­rare il passo in que­sta dire­zione e ormai non passa giorno senza che nasca un nuovo aggre­ga­tore sociale di notizie.

A pochi giorni di distanza dal lan­cio di C.O.R.E, da parte di Yahoo ecco affac­ciarsi sulla scena anche Micro­soft con msn­NOW, aggre­ga­tore rigo­ro­sa­mente social che in tempo reale uti­lizza le infor­ma­zioni pro­ve­nienti dai prin­ci­pali social net­work e social media, da Face­book a You Tube pas­sando ine­vi­ta­bil­mente per Twit­ter, per for­nire  un rie­pi­logo per­so­na­liz­zato delle noti­zie più rile­vanti del momento. Pro­po­ste che fanno seguito a Uber­pa­per altro aggre­ga­tore, anche se con una visione dif­fe­ren­ziata rispetto a tutti quelli citati, lan­ciato non più tardi della fine del mese scorso

Non solo il mer­cato si sta affol­lando ma, forse com­plice il dila­tarsi dei tempi di svi­luppo, le nuove pro­po­ste sem­brano aggiun­gere dav­vero poco rispetto a quelle preesistenti.

Da un lato si sta ren­dendo dav­vero dif­fi­cile la scelta al let­tore su quale pre­fe­rire, dall’altro lato, soprat­tutto, si sna­tura la con­ce­zione di fil­tro da parte degli aggre­ga­tori ren­den­doli di fatto se non inu­tili super­flui attra­verso un eccesso di fonti e di det­ta­gli che com­ples­si­va­mente con­fon­dono diver­si­fi­cando rispetto a prima la natura del rumore di fondo ma non annul­lan­done effetti e peri­coli. Mi pare insomma si stia pas­sando ad una esa­spe­ra­zione dell’idea ori­gi­na­ria che nella pra­tica ne eli­mina il ruolo ed il signi­fi­cato: tro­vare infor­ma­zioni per­ti­nenti e qua­li­fi­cate rispetto ai pro­pri interessi.

Ben venga allora la sem­pli­fi­ca­zione pro­po­sta da Jeremy Singer-Vine, repor­ter del Wall Street Jour­nal, che ha rea­liz­zato Tophead­lin, appli­ca­zione spe­ri­men­tale per smart­pho­nes, frui­bile anche dal Web, che pro­pone sola­mente i 10 titoli prin­ci­pali di altret­tante fonti sele­zio­nate di rico­no­sciuta auto­re­vo­lezza ed affidabilità.

Uno dei biso­gni attuali da sod­di­sfare è indub­bia­mente quello di favo­rire, faci­li­tare la sele­zione, annul­lando il più pos­si­bile gli effetti dell’infobesità inclusa la rin­don­danza e la ripe­ti­ti­vità di dif­fu­sione social delle infor­ma­zioni, semplicemente.

Pubblicato il 28 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Appositamente Impersonale

Il 2011 è stato l’anno di grandi con­sensi per gli aggre­ga­tori sociali, con Fli­p­board a dare il la ad un nuovo seg­mento nel quale nel tempo si sono aggiunti Yahoo Live­stand, Edi­tions di AOL e Zite, recen­te­mente acqui­sito dalla CNN per circa 25 milioni di dol­lari, a testi­mo­nianza della rile­vanza che viene attri­buita a que­sta moda­lità di distri­bu­zione delle infor­ma­zioni, e l’ultima pro­po­sta, in ordine tem­po­rale, da parte di Goo­gle con Cur­rents.

C’è chi sostiene che l’aggregazione fac­cia parte del DNA del gior­na­li­smo e, come si suol dire, venga da lon­tano. Dall’altra parte a più riprese si sono levate voci con­tro i peri­coli dell’aggregazione e dell’eccesso di per­so­na­liz­za­zione che fini­reb­bero per costruire un mondo chiuso, una bolla come sostiene Eli Pariser.

Si tratta di un pro­blema, di un poten­ziale peri­colo, che il neo nato Uber­pa­per si pro­pone di risolvere.

A cavallo tra Fli­p­board e Pin­te­rest, l’aggregatore nato la set­ti­mana scorsa, ad esclu­sione dell’opzione “piace” o “non piace” affianco a cia­scun arti­colo segna­lato, non si avvale di alcun ele­mento sociale.  Secondo quanto dichia­rato dai crea­tori, l’idea è quella di ricreare l’esperienza ori­gi­nale del gior­nale, dove, ine­vi­ta­bil­mente, sfo­gliando il quo­ti­diano, “si sco­prono” le notizie.

Uber­pa­per, è dispo­ni­bile in 10 lin­gue diverse, si com­pone di 8 sezioni che a loro volta con­ten­gono delle sotto sezioni. E’ pos­si­bile inol­tre sele­zio­nare la visua­liz­za­zione delle noti­zie sulla base di 4 cri­teri distinti: arti­coli più popo­lari, più nuovi, più con­tro­versi e più fre­schi; è pro­ba­bil­mente que­sto un’altro dei punti di forza, di distin­zione dell’aggregatore.

Anche se è par­ti­co­lar­mente cen­trato sugli Sta­tes, esi­ste una sezione dedi­cata all’Europa e alcune sot­to­se­zioni, quale ad esem­pio quella dedi­cata ai social media, sono tra­sver­sali, trans­na­zio­nali, ren­dendo il pro­dotto inte­res­sante al di là della localizzazione.

Quello che appare di mag­gior inte­resse è l’idea di andare con­tro­cor­rente, di essere appo­si­ta­mente imper­so­nale, per ridare al let­tore il pia­cere della sco­perta. Con­cetto che potrebbe fare brec­cia in una fascia d’utenti evo­luti pre­oc­cu­pati per la pri­vacy o per gli effetti della bolla in cui si tende ad essere avvolti. Per­so­nal­mente l’ho messo imme­dia­ta­mente nei preferiti.

Pubblicato il 9 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Google Currents

Dopo il recen­tis­simo aggior­na­mento di Fli­p­board, ora dispo­ni­bile anche per iPhone oltre che per iPad, Goo­gle ha lan­ciato ieri il pro­prio aggre­ga­tore sociale di noti­zie per tablets e smart­pho­nes sia per iOS, il sistema ope­ra­tivo di Apple, che per Android.

L’appli­ca­zione conta già con la part­ner­ship di 150 edi­tori per un totale di 180 fonti d’informazione quali CNET, All­ThingsD, For­bes, Saveur, PBS, Huf­fing­ton Post, Fast Com­pany e molti altri ancora. Attual­mente dispo­ni­bile solo per il mer­cato sta­tu­ni­tense, sicu­ra­mente non tar­derà molto ad esserlo anche nelle altre nazioni, Ita­lia compresa.

Con­tem­po­ra­nea­mente al lan­cio di Cur­rents, Goo­gle ha reso dispo­ni­bile una piat­ta­forma che con­sente agli edi­tori di rea­liz­zare e per­so­na­liz­zare i pro­pri con­te­nuti per­met­tendo anche a orga­niz­za­zioni locali o, comun­que, di dimen­sioni ridotte, quali, ad esem­pio, orga­niz­za­zioni no pro­fit, di avere i pro­pri con­te­nuti dispo­ni­bili per l’aggregatore sociale di Moun­tain View senza par­ti­co­lare sforzo nè com­pe­tenze tecniche.

Oltre ad un design molto pulito ed alla pos­si­bi­lità di con­di­vi­dere i con­te­nuti, le noti­zie, in maniera più arti­co­lata rispetto a Fli­p­board, potrebbe essere pro­prio que­sto l’asso nella manica che con­senta a Goo­gle Cur­rents di sba­ra­gliare la nume­rosa con­cor­renza che ormai esi­ste anche in que­sto seg­mento con Yahoo Live­stand, Edi­tions di AOL e Zite, recen­te­mente acqui­sito dalla CNN per circa 25 milioni di dol­lari, a testi­mo­nianza della rile­vanza che viene attri­buita a que­sta moda­lità di distri­bu­zione delle informazioni.

Atten­zione ed inte­resse ripo­sti che evi­den­te­mente si basano sull’ipotesi di pro­spet­tive future poi­chè allo stato attuale l’utilizzo dei tablet resta pre­va­len­te­mente in ambito “lei­sure”, di intrattenimento.

Pubblicato il 14 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

The Tweeted Times

La rac­colta, l’aggregazione di con­te­nuti, al di là degli abusi, è, da un lato, neces­sità, ele­mento faci­li­tante per la let­tura degli argo­menti di inte­resse e, dall’altro lato, rischio di crea­zione di sistemi chiusi d’informazione.

Al di là dei più noti, a par­tire ovvia­mente da Goo­gle News, i casi, le piat­ta­forme che mag­gior suc­cesso hanno riscosso recen­te­mente sono Fli­p­board, appli­ca­zione per iPad, e Paper.li diret­ta­mente dal bro­w­ser, ten­den­zial­mente attra­verso il pc.

Arriva ora The Twee­ted Times, quo­ti­diano per­so­na­liz­zato che, pur par­tendo dal pro­prio account su Twit­ter, non si limita ad aggre­gare le fonti delle per­sone che si segue sulla cele­bre piat­ta­forma di micro­blog­ging per­met­tendo un ele­vato livello di appro­fon­di­mento e di personalizzazione.

Dopo averlo atti­vato con­sen­tendo l’accesso dell’applicazione al pro­prio account, è pos­si­bile aggre­gare e per­so­na­liz­zare i con­te­nuti sia sulla base di utenti ed argo­menti sug­ge­riti che in fun­zione delle pro­prie pre­fe­renze al di là di Twitter.

L’aggiornamento dei con­te­nuti avviene con fre­quenza ora­ria e sono dispo­ni­bili anche tutti i prin­ci­pali quo­ti­diani del globo non­ché l’archivio delle prin­ci­pali notizie.

Il con­cetto di socia­lità delle noti­zie e della per­so­na­liz­za­zione dell’esperienza della let­tura sono ele­mento fon­da­men­tale nell’attuale pano­rama media­tico come pare con­fer­mare anche la deci­sione del Washing­ton Post di pro­durre una appli­ca­zione pro­prie­ta­ria che dovrebbe aggre­gare ben 10mila fonti diverse.

L’impatto deva­stante per i gior­nali tra­di­zio­nali in for­mato car­ta­ceo non può che costrin­gere ad un ridi­se­gno totale del pro­dotto così come lo abbiamo cono­sciuto sin ora.