flipboard

SnapAddStory10
Posted on 19 giugno 2015 by Donata Columbro

Una settimana nel futuro del giornalismo – Google Trends, YouTube Newswire e molto altro

La rubrica dove rac­co­gliamo i link per non per­dere le novità nel mondo dell’informazione.

Le storie di Snapchat vivono. E fanno guadagnare. Snapchat è un’app di messaggistica instantanea nata per la condivisione di messaggi e immagini temporanei, che spariscono dopo pochi secondi dall’invio. Da quando hanno deciso di ospitare contenuti in diretta, quelli di Snapchat hanno capito che i guadagni però derivano dalla permanenza di un utente su una storia: la sezione Lives Stories, montaggi di foto e video prodotti dagli utenti, attrae 20 milioni di utenti in 24 ore, in media. Dal punto di vista del business guadagna 2 centesimi per visualizzazione di ogni pubblicità di 10 secondi dentro il contenuto live.

Apple presenta la nuova app Edicola agli editori. Nell’email inviata a diversi gruppi editoriali, Apple spiega che nell’app, con un interfaccia simile a quella di Flipboard, saranno inclusi automaticamente i feed rss dei siti di news, a meno di una specifica richiesta di non farlo da parte di un editore.

La tua storia su Flipboard. Se la nuova app iOS9 sarà molto simile a Flipboard, la startup di Palo Alto che permette di creare magazine secondo i propri interessi, ha deciso di aggiungere delle funzioni per mantenere alta la concorrenza. Gli utenti potranno inserire propri contenuti, opinioni, post, link e foto: Flipboard is the new Tumblr?

Google aggiorna i trends. Ci aggiunge informazioni in tempo reale, dataset a disposizione dei giornalisti, una combinazione dei trend dalla Ricerca, YouTube e News per una “migliore comprensione delle storie di tendenza nel web”, la ricerca di temi di nicchia, in aree geografiche più piccole. La nuova homepage dei trend è già disponibile in 28 paesi nel mondo.

YouTube Newswire: una novità di Google, in collaborazione con Storyful, per il lancio di un canale con video di contenuti genrati dagli utenti, ma “verificati” dal team di Storyful. Una partnership simile a quella avviata con Facebook per la pagina Fb Newswire.

Buzzfeed news diventa app. Il lancio della nuova applicazione mobile di Buzzfeed, disponibile dal 18 giugno su iOS8, è stato annunciato per settimane, in dieci diversi blog post del sito, e gli sviluppatori ne hanno parlato su Twitter attraverso l’hashtag #teamnesapp. Buzzfeed ha deciso di rendere pubblico il “processo” del lancio coinvolgendo un gruppo di utenti beta tester, a cui ha chiesto di discutere la propria esperienza dando suggerimenti per il miglioramento dell’app.

Self publishing, guadagni se vieni letto. Amazon cambierà il metodo di pagamento degli autori che pubblicano libri attraverso il sistema Kindle Direct Publishing. Dal primo luglio il calcolo delle royalties sarà influenzato dalla quantità di pagine lette da ogni singolo lettore. La regola sarà applicata agli autori britannici e a quelli statunitensi. Immaginate se un giornalista venisse pagato in base ai minuti di lettura sui propri articoli (non diciamolo troppo forte…).

App Mobile Grafo
Posted on 9 luglio 2014 by Pier Luca Santoro

I Dati sull’Utilizzo di Applicazioni per le News In Italia

Audiweb ha rilasciato i primi dati sull’audience da mobile. DataMediaHub è entrata in possesso anche dei dati di dettaglio relativi ai top 500 app a marzo di quest’anno. Abbiamo estrapolato i dati relativi alle app di news.

La rilevazione è basata su panel “meterizzato” di smartphone & tablet con sistemi operativi iOS e Android. La classificazione di siti e app basata sulla struttura MarketView già in uso per il PC.

Come mostra il grafico relativo agli utenti unici nel giorno medio mensili [dati per ‘000] sotto riportato, la prima applicazione per numero di utenti NON è una testata giornalistica bensì un aggregatore, per la precisione probabilmente il miglior aggregatore di notizie in circolazione attualmente.

È l’ennesima conferma, se necessario, che il giornale, inteso come entità nella sua interezza è in via di estinzione. I singoli contenuti, via social e search, hanno sempre maggior predominanza su quello che fino ad oggi [ieri?] abbiamo inteso come fonte d’informazione.

 

I cinque motivi del successo di Flipboard sono così sintetizzabili:

1) Mantenimento del fascino delle riviste e dei giornali nell’ esperienza di lettura:

Con titoli chiari, intuitivi, categorizzazione e dimensioni immagini perfettamente accoppiate, Flipboard ha unito il meglio della stampa e mondi digitali. L’uso intelligente di redattori e algoritmi per incanalare i contenuti in base alle preferenze dell’utente e la presentazione come rivista dà all’utente un maggior controllo sugli argomenti e l’intera esperienza è simile alla lettura di un giornale stampato.

2) Flussi gestibili dei contenuti:

Nel suo cuore, Flipboard è un aggregatore di notizie. Notizie, foto, video, articoli, blog, link – da tutta una varietà di reti sociali come Facebook, Twitter, LinkedIn e pubblicazioni online. E questo non è un compito facile da realizzare, considerando l’enorme quantità di questi contenuti. Ma attraverso caratteristiche come storie di copertina, titoli chiari, contenuti personalizzati, curation, facile condivisione sociale e ricerca intuitiva, Flipboard riesce proporre dei contenuti in flussi gestibili.

3) Il richiamo di nuovi contenuti:

Flipboard è un mash up di contenuti da social network, blog, riviste, giornali e altre fonti curata esclusivamente in base agli interessi degli utenti, offre sempre il fascino di contenuti freschi, aggiornati. Con la recente acquisizione di Zite da CNN, Flipboard ha il vantaggio aggiunto di un potente motore di raccomandazione per attrarre e mantenere gli utenti con contenuti su misura su base giornaliera.

4) L’esperienza utente:

Con un’interfaccia utente che è stata l’invidia di molti produttori di app, Flipboard è stato un clamoroso successo su questo fronte. Browsing, la ricerca, la personalizzazione, la sottoscrizione di riviste – ogni azione eseguita sul app è una lezione di user experience.

5) Coinvolgimento degli utenti:

Se dicono che il successo di un app sta nel come molti utenti tornano ad essa, nell’effettivo utilizzo, Flipboard è modello di esempio come dimostrano, anche i dati sull’Italia.

Di seguito il dettaglio delle app comprese nelle top 500 [le testate non elencate sono al di sotto del ranking di Audiweb dunque] con tutti i parametri forniti.

Guardian Abbonamenti iPad
Posted on 20 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Quali Possibilità per i Giornali dai Tablet?

Che le speranze di recupero di ricavi significativi per i giornali attraverso le app siano decisamente ridotte, o nulle, è un aspetto sul quale mi sono soffermato più di una volta, anche recentemente.

I dati pubblicati da paidContent relativamente a «The Guardian» e «The Times» mostrano come anche per i quotidiani anglosassoni la strada sia tutta in salita con il primo che, secondo quanto riportato nel report annuale 2012, ha un tasso di conversione del 2,1% sui 804,000 downloads dell’applicazione per iPad [pari a 17mila abbonati a pagamento] ed il secondo che si ferma addirittura al 0,82%.

Tassi di conversione e redditività davvero ai minimi se si pensa che  «The Guardian» ha raggiunto i 60 milioni di utenti unici con il proprio sito web – gratuito – ed ha una vendita dell’edizione cartacea di circa 211mila copie. Stesso discorso per il quotidiano di Rupert Murdoch che vende oltre 400mila copie ed ha dichiarato di avere raggiunto ad aprile 8,6 milioni di utenti unici dopo essere cresciuto di 1 milione circa in un solo mese a seguito di massicci investimenti sull’online pari a circa 15 milioni di euro.

Dati che, come dicevo, sono da inquadrare in un panorama più ampio in cui social media e aggregatori di prima e seconda generazione non rendono interessante per le persone, ancor meno se a pagamento, l’applicazione dedicata della singola testata.

Quali possibilità dunque per i giornali dai tablet?

Le opportunità potrebbero venire proprio dagli aggregatori di seconda generazione quali Zite e Flipboard come dimostrano i recenti accordi tra Flipboard e «The New York Times», ed anche quello tra Pulse e «The Wall Street Journal». In questo modo l’esperienza di lettura potrebbe essere più personalizzata e, come dichiara Akshay Kothari, co-fondatore di Pulse, riuscire così a rendere maggiore rispetto all’attualità la disponibilità dei lettori a pagare per contenuti maggiormente focalizzati sui propri interessi specifici.

Se, come dicevo a Piero Vietti, Responsabile del sito internet del «Il Foglio», pochi giorni fa, mi offrissero la possibilità di pagare un abbonamento mensile per ricevere soltanto gli articoli dei giornalisti o degli argomenti che mi interessano direi di sì. Ipotesi sostenuta anche da Arianna Ciccone, Fondatrice Festival Internazionale del Giornalismo, e molto probabilmente da tanti altri.

[tweet https://twitter.com/_arianna/status/236721165706600448 align=’center’ lang=’it’]

Obbligare il lettore a pagare anche per contenuti che non interessano come è stato fatto sin ora, replicando anche per i tablet il modello generalista dei giornali è una strada perdente. La personalizzazione dei contenuti resa possibile dal digitale, magari anche grazie agli aggregatori, è una strada da esplorare con maggior attenzione di quanto sia avvenuto sin ora come dimostra il tentativo, ancora una volta del «The Guardian» che ha appena [ri]lanciato una app dedicata esclusivamente alla fotografia di qualità che ha ottenuto un numero maggiore di downloads rispetto a quelli dell’applicazione del quotidiano inglese nel suo insieme [1 milione Vs 804mila].

È chiaro che il futuro offre grandi opportunità. È anche disseminato di trabocchetti. Il trucco consiste nell’evitare i trabocchetti, prendere al balzo le opportunità e rientrare a casa per l’ora di cena, diceva Woody Allen in Effetti collaterali. Forse è proprio quello che si tratta di fare.

Posted on 19 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Semplicemente

Il 2011 è stato certamente l’anno nel quale grandi consensi sono arrivati per gli aggregatori sociali, con Flipboard a dare il via ad un nuovo segmento nel quale nel tempo si sono aggiunti Yahoo Livestand, Editions di AOL, Zite, poi ceduto alla CNN che pare lo abbia pagato ben 25 milioni di dollari, e verso la fine dell’anno, Currents da parte di Google.

Forti del relativo successo raccolto dalle proposte, il 2012 sembra ulteriormente accellerare il passo in questa direzione e ormai non passa giorno senza che nasca un nuovo aggregatore sociale di notizie.

A pochi giorni di distanza dal lancio di C.O.R.E, da parte di Yahoo ecco affacciarsi sulla scena anche Microsoft con msnNOW, aggregatore rigorosamente social che in tempo reale utilizza le informazioni provenienti dai principali social network e social media, da Facebook a You Tube passando inevitabilmente per Twitter, per fornire  un riepilogo personalizzato delle notizie più rilevanti del momento. Proposte che fanno seguito a Uberpaper altro aggregatore, anche se con una visione differenziata rispetto a tutti quelli citati, lanciato non più tardi della fine del mese scorso

Non solo il mercato si sta affollando ma, forse complice il dilatarsi dei tempi di sviluppo, le nuove proposte sembrano aggiungere davvero poco rispetto a quelle preesistenti.

Da un lato si sta rendendo davvero difficile la scelta al lettore su quale preferire, dall’altro lato, soprattutto, si snatura la concezione di filtro da parte degli aggregatori rendendoli di fatto se non inutili superflui attraverso un eccesso di fonti e di dettagli che complessivamente confondono diversificando rispetto a prima la natura del rumore di fondo ma non annullandone effetti e pericoli. Mi pare insomma si stia passando ad una esasperazione dell’idea originaria che nella pratica ne elimina il ruolo ed il significato: trovare informazioni pertinenti e qualificate rispetto ai propri interessi.

Ben venga allora la semplificazione proposta da Jeremy Singer-Vine, reporter del Wall Street Journal, che ha realizzato Topheadlin, applicazione sperimentale per smartphones, fruibile anche dal Web, che propone solamente i 10 titoli principali di altrettante fonti selezionate di riconosciuta autorevolezza ed affidabilità.

Uno dei bisogni attuali da soddisfare è indubbiamente quello di favorire, facilitare la selezione, annullando il più possibile gli effetti dell’infobesità inclusa la rindondanza e la ripetitività di diffusione social delle informazioni, semplicemente.

Posted on 28 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Appositamente Impersonale

Il 2011 è stato l’anno di grandi consensi per gli aggregatori sociali, con Flipboard a dare il la ad un nuovo segmento nel quale nel tempo si sono aggiunti Yahoo Livestand, Editions di AOL e Zite, recentemente acquisito dalla CNN per circa 25 milioni di dollari, a testimonianza della rilevanza che viene attribuita a questa modalità di distribuzione delle informazioni, e l’ultima proposta, in ordine temporale, da parte di Google con Currents.

C’è chi sostiene che l’aggregazione faccia parte del DNA del giornalismo e, come si suol dire, venga da lontano. Dall’altra parte a più riprese si sono levate voci contro i pericoli dell’aggregazione e dell’eccesso di personalizzazione che finirebbero per costruire un mondo chiuso, una bolla come sostiene Eli Pariser.

Si tratta di un problema, di un potenziale pericolo, che il neo nato Uberpaper si propone di risolvere.

A cavallo tra Flipboard e Pinterest, l’aggregatore nato la settimana scorsa, ad esclusione dell’opzione “piace” o “non piace” affianco a ciascun articolo segnalato, non si avvale di alcun elemento sociale.  Secondo quanto dichiarato dai creatori, l’idea è quella di ricreare l’esperienza originale del giornale, dove, inevitabilmente, sfogliando il quotidiano, “si scoprono” le notizie.

Uberpaper, è disponibile in 10 lingue diverse, si compone di 8 sezioni che a loro volta contengono delle sotto sezioni. E’ possibile inoltre selezionare la visualizzazione delle notizie sulla base di 4 criteri distinti: articoli più popolari, più nuovi, più controversi e più freschi; è probabilmente questo un’altro dei punti di forza, di distinzione dell’aggregatore.

Anche se è particolarmente centrato sugli States, esiste una sezione dedicata all’Europa e alcune sottosezioni, quale ad esempio quella dedicata ai social media, sono trasversali, transnazionali, rendendo il prodotto interessante al di là della localizzazione.

Quello che appare di maggior interesse è l’idea di andare controcorrente, di essere appositamente impersonale, per ridare al lettore il piacere della scoperta. Concetto che potrebbe fare breccia in una fascia d’utenti evoluti preoccupati per la privacy o per gli effetti della bolla in cui si tende ad essere avvolti. Personalmente l’ho messo immediatamente nei preferiti.

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