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Evoluzione Ricavi Editoria Online
Pubblicato il 17 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

Costi Vs Ricavi

È stato pre­sen­tato ieri il rap­porto rea­liz­zato dalla FIEG: “La Stampa in Ita­lia 2011–2013″. La ricerca annuale sull’industria della stampa ita­liana ana­lizza lo sta­tus quo dell’informazione quo­ti­diana nel nostro Paese rela­ti­va­mente ai let­tori, al mer­cato pub­bli­ci­ta­rio, agli indi­ca­tori eco­no­mici e alla situa­zione occu­pa­zio­nale e retri­bu­tiva del set­tore. Il rap­porto si arti­cola nelle diverse sezioni per 60 pagine com­ples­sive, come sem­pre, tutte da leg­gere.

A mio avviso il punto chiave è nell’evidenza che il taglio dei costi, pur essendo dolo­ro­sa­mente ope­ra­zione neces­sa­ria, non è di per se stesso suf­fi­ciente a garan­tire la soste­ni­bi­lità eco­no­mica delle imprese del set­tore, delle testate gior­na­li­sti­che. Ne deriva la neces­sità di iden­ti­fi­care migliori e mag­giori fonti di ricavo che sup­pli­scano ala calo di ven­dita di copie e rac­colta pubblicitaria.

Tra il 2011 ed il 2013 il peso dell’online, del digi­tale, passa da un’incidenza com­ples­siva del 3.9% al 6.4%; il 93,6% dei ricavi deriva ancora dal car­ta­ceo. L’incremento com­ples­sivo dei ricavi dal digi­tale è del 30% ma que­sto non rie­sce a com­pen­sare il crollo del totale delle reve­nues che è comun­que del 20%.

Evoluzione Ricavi Editoria OnlineAncora più chiaro è il gra­fico di sin­tesi del rap­porto costi-ricavi di 51 imprese edi­trici. Emerge come a fronte  di un taglio dei costi di circa 220 milioni di euro si assi­sta ad un calo delle reve­nues per 564 milioni di euro; ben oltre il doppio.

Se è cer­ta­mente pos­si­bile ope­rare in ter­mini di rior­ga­niz­za­zione del lavoro, area sulla quale osser­vando altri com­parti non si può non notare quanti e quali inter­venti siano neces­sari in quest’ambito, il taglio dei costi tout court non pre­senta ampi spazi di mano­vra pena il deca­di­mento del pro­dotto rea­liz­zato, dei giornali.

È dun­que evi­dente che la leva sulla quale agire sia quella dell’aumento dei ricavi.

Il bino­mio vendite-pubblicità non è, e non sarà mai più, un modello di busi­ness in grado di soste­nere l’economia delle testate, siano esse all digi­tal o meno. Fon­da­men­tal­mente, come ho pro­vato a sot­to­li­neare ripe­tu­ta­mente, si tratta di pas­sare dal pie­di­stallo allo sga­bello per chi ha la capa­cità di guar­dare oltre i soliti, obso­leti, modelli di business.

Se non esi­ste un modello di busi­ness unico ed uni­voco, esi­stono però, si pos­sono ricer­care e pla­smare, dei modelli che nel loro insieme garan­ti­scano ricavi apprez­za­bili. Non è mai troppo pre­sto per inziare a lavo­rarci sopra.

Costi_Ricavi Quotidiani

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Pubblicato il 16 aprile 2014 by Andrea Nelson Mauro

La Mappa della Diffusione dei Mensili Italiani

Motori e casa sono i topic dei prin­ci­pali men­sili ita­liani per dif­fu­sione, con due ecce­zioni in par­ti­co­lare in cima alla clas­si­fica: una riguarda Focus (scienza), l’altra il Mes­sag­gero di Sant’Antonio (attua­lità) [1]. Lo dimo­stra la mappa inte­rat­tiva che abbiamo rea­liz­zato a com­ple­ta­mento del lavoro svolto su set­ti­ma­nali, che regi­stra­vano la netta pre­do­mi­nanza dei tele­vi­sivi, e per i quo­ti­diani. Restano valide le avver­tenze e le con­si­de­ra­zioni di fondo espresse rela­ti­va­mente ai dati for­niti da Ads.

La mappa inte­rat­tiva mostra la sud­di­vi­sione ter­ri­to­riale di que­sta cate­go­ria di perio­dici, basata su dati Ads del 2012. Le pro­vince più respon­sive alla let­tura dei men­sili sono Milano, Savona e Genova [dove più di un resi­dente su quat­tro legge un perio­dico], e ad ogni modo la dif­fu­sione ter­ri­to­riale dei men­sili pare molto più robu­sta a Nord che a Sud, come mostra il gra­fico seguente.

Tra i primi dieci men­sili capeg­giano quello dell’ACI ed «Il Mes­sag­gero di Sant’Antonio» si tratta in entrambi i casi di testate vei­co­late quasi esclu­si­va­mente per abbonamento.

Per com­ple­tare l’analisi, per “chiu­dere il cer­chio”, ci pia­ce­rebbe, cre­diamo sarebbe utile, incro­ciare i dati delle dif­fu­sioni con la distri­bu­zione delle edi­cole nel nostro Paese ma non esi­stono dati aggior­nati al riguardo. Ci date una mano a trovarli?

Di seguito la mappa dei men­sili con i dati ADS del 2012. Clic­cando sul nome di un men­sile in alto a sini­stra, la mappa visua­lizza la dif­fu­sione per pro­vin­cia. Clic­cando su una pro­vin­cia sulla mappa, il gra­fico in basso a sini­stra visua­lizza i primi 20 men­sili più dif­fusi in quella provincia.

Anche in que­sto caso, di seguito la mappa dei men­sili con i dati ADS del 2011. Clic­cando sul nome di un men­sile in alto a sini­stra, la mappa visua­lizza la dif­fu­sione per pro­vin­cia. Clic­cando su una pro­vin­cia sulla mappa, il gra­fico in basso a sini­stra visua­lizza i primi 20 men­sili più dif­fusi in quella provincia.

Mappe a cura di Andrea Nel­son Mauro & Ales­sio Cima­relli, com­mento ai dati di Pier Luca Santoro

Note & Update

[1] — Update inse­rita gra­zie al com­mento di Mar­ghe­rita Fronte

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Pubblicato il 10 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

Parole, parole, parole…

Si è svolto in que­sti giorni l’11esimo con­gresso nazio­nale di Snag, il sin­da­cato nazio­nale auto­nomo gior­na­lai ade­rente a Confcommercio.

Al con­gresso sono inter­ve­nuti anche nume­rosi rela­tori del mondo che ruota, diret­ta­mente ed indi­ret­ta­mente, intorno alle edi­cole. dal diret­tore gene­rale dell’UPA ai diret­tori di diversi quo­ti­diani e perio­dici  pas­sando per il diret­tore gene­rale di FIEG.

Secondo quanto ripor­tato quest’ultimo avrebbe dichia­rato che “Per ren­dere più effi­ciente la distri­bu­zione è indi­spen­sa­bile infor­ma­tiz­zare le edi­cole in que­sto modo avremo più fide­liz­za­zione dei clienti e più chance per fare cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie mirate, con l’obiettivo con­di­viso da tutti di aumen­tare le vendite”

Capita, come forse qual­cuno ricor­derà, che il sot­to­scritto abbia scritto, e pub­bli­cato, un libro sul tema esat­ta­mente un anno fa. Libro nel quale è dato ampio spa­zio pro­prio all’analisi di “punti sen­si­bili” quali il finan­zia­mento ai gior­nali e l’informatizzazione come stru­mento per una riforma dell’intera filiera. Aspetti, tra l’altro legati tra loro per una legge valida da ini­zio 2013 ed ancora inapplicata.

A luglio 2013 la “road map” pre­sen­tata alla XVIa Con­fe­renza inter­na­zio­nale per l’editoria e la stampa quo­ti­diana ita­liana, pro­mossa da WAN-IFRA in asso­cia­zione con FIEG ed ASIG pre­ve­deva il rila­scio dell’applicativo nella prima metà del 2014. Siamo ad aprile e siamo fermi alle dichia­ra­zioni d’intenti.

Parole, parole, parole…

libro-pls-indice

settimanali
Pubblicato il 3 marzo 2014 by Andrea Nelson Mauro

I Primi 20 Set­ti­ma­nali più Dif­fusi per Provincia: Mappa Interattiva

Dopo la map­pa­tura dei quo­ti­diani, abbiamo effet­tuato lo stesso lavoro con i primi 20 set­ti­ma­nali più dif­fusi nel nostro Paese. Restano valide le avver­tenze e le con­si­de­ra­zioni di fondo espresse per i quotidiani.

Tra i primi dieci per dif­fu­sione la metà sono dedi­cati alla pro­gram­ma­zione tele­vi­siva ed il primo in asso­luto, con 703mila copie dif­fuse, è il perio­dico set­ti­ma­nale tele­vi­sivo per eccel­lenza: «Sor­risi e Can­zoni TV». Esclu­dendo i due maga­zine alle­gati ai prin­ci­pali quo­ti­diani ita­liani, nelle prime dieci posi­zioni solo 3 sono i set­ti­ma­nali dedi­cati al com­mento dell’attualità.

È dun­que evi­dente che si tratti di un pub­blico molto con­ser­va­tore, affe­zio­nato alla pro­pria rivi­sta tele­vi­siva da tempo che con­ti­nua ad acqui­stare per tra­di­zione, per abi­tu­dine [anche se ovvia­mente anche que­sto tipo di rivi­ste sof­fre]. Un feno­meno tutt’altro che tra­scu­ra­bile da appro­fon­dire incro­ciando i dati delle ven­dite con gli accessi ai rispet­tivi siti web di que­sta cate­go­ria di testate.

 È inte­res­sante notare come nei grandi cen­tri urbani, nelle prin­ci­pali città siano i maga­zine dei quo­ti­diani i set­ti­ma­nali a mag­gior dif­fu­sione, scal­zando il pri­mato ai set­ti­ma­nali tele­vi­sivi. Certo sarebbe neces­sa­rio sapere quanti di que­sti acqui­stino il gior­nale in quel giorno poi­chè il maga­zine con­tiene, anche, la pro­gram­ma­zione tele­vi­siva. Una moti­va­zione d’acquisto che cer­ta­mente non è trascurabile.

Aspet­tiamo con ansia che qual­che famoso socio­logo ci illu­mini sul “popolo della tele­vi­sione” invece di anno­iarci con quello della Rete o, peg­gio, di Twitter.

Di seguito la mappa dei set­ti­ma­nali con i dati ADS del 2012. Clic­cando sul nome di un set­ti­ma­nale in alto a sini­stra, la mappa visua­lizza la dif­fu­sione per pro­vin­cia. Clic­cando su una pro­vin­cia sulla mappa, il gra­fico in basso a sini­stra visua­lizza i primi 20 set­ti­ma­nali più dif­fusi in quella provincia.

Di seguito la mappa dei set­ti­ma­nali con i dati ADS del 2011. Clic­cando sul nome di un set­ti­ma­nale in alto a sini­stra, la mappa visua­lizza la dif­fu­sione per pro­vin­cia. Clic­cando su una pro­vin­cia sulla mappa, il gra­fico in basso a sini­stra visua­lizza i primi 20 set­ti­ma­nali più dif­fusi in quella provincia.

Mappe a cura di Andrea Nel­son Mauro & Ales­sio Cima­relli, com­mento ai dati di Pier Luca Santoro

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Pubblicato il 25 febbraio 2014 by Andrea Nelson Mauro, Pier Luca Santoro

La Diffusione dei Quotidiani: Mappa Interattiva

La mappa inte­rat­tiva pub­bli­cata in que­sta pagina visua­lizza la dif­fu­sione dei 65 prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali per pro­vin­cia. I dati sono quelli Accer­ta­mento Dif­fu­sione Stampa [ADS], ai quali si può avere accesso pre­via regi­stra­zione, e sono rela­tivi all’anno 2012 poi­chè i dati rela­tivi al 2013 non sono ancora con­so­li­dati ma sola­mente “sti­mati”, ovvero basati esclu­si­va­mente sulle dichia­ra­zioni auto­pro­dotte dall’editore e non ancora sot­to­po­sti a veri­fica ispettiva.

Clic­cando sui nomi dei giornali è pos­si­bile visua­liz­zare la loro dif­fu­sione pro­vin­ciale; clic­cando su cia­scuna delle pro­vince invece si può vedere quali sono i gior­nali più dif­fusi per cia­scuna di queste.

Si viene così a sco­prire, ad esem­pio, che nella pro­vin­cia di Milano dopo «Il Cor­riere della Sera» sono «Il Sole24Ore» e «La Gaz­zetta dello Sport» i quo­ti­diani mag­gior­mente dif­fusi men­tre «la Repub­blica» è solo al quarto posto per numero di copie diffuse.

Non è que­sto l’unico ele­mento di nota. “Gio­cando” con la mappa, cosa che ovvia­mente, se posso, invito a fare, si viene a sco­prire che la pro­vin­cia in cui «Ita­lia Oggi» è mag­gior­mente dif­fuso è quella di Genova dove sareb­bero distri­buite ben il 13.8% del totale delle copie, ed ancora che in cin­que pro­vin­cie della Cala­bria vi sono la bel­lezza del 17.7% delle copie distri­buite con­tro il 15% di Milano e Roma messe assieme. I casi sono due o il cuore finan­zia­rio ed eco­no­mico del Paese ha spo­stato il pro­prio bari­cen­tro [#asuain­sa­puta] o è evi­dente che qual­cosa non torna visto che invece il già citato  diretto con­cor­rente: «Il Sole24Ore» nelle due metro­poli del nostro Paese fa quasi il 30% delle copie dif­fuse [28.5%].

Spiega ADS, nel suo rego­la­mento [che ancora una volta merita un’attenta let­tura] che gli edi­tori, tra le altre cose, devono accet­tare la società di revi­sione inca­ri­cata da ADS per i con­trolli esterni, rila­scian­dole man­leva per il segreto d’ufficio non­ché auto­riz­za­zione scritta per abi­li­tarla a ese­guire tutti i con­trolli pre­vi­sti presso i distri­bu­tori locali. Non resta che augu­rarsi che a code­ste sti­ma­tis­sime — per defi­ni­zione — società di revi­sione arrivi il nostro mode­sto lavoro di map­pa­tura poi­chè è lam­pante che qual­cosa non torna.

Il Sot­to­se­gre­ta­rio all’Editoria del Governo Monti, Paolo Peluffo, uno che con­tra­ria­mente ad altri sapeva dove, e per­chè, met­tere le mani, aveva reso obbli­ga­to­ria per legge la trac­cia­bi­lità delle ven­dite e delle rese dei gior­nali quo­ti­diani e perio­dici, come sta­bi­lito dal decreto legge di metà mag­gio del2012, suc­ces­si­va­mente con­ver­tito con alcune modi­fi­che dalla legge 16 luglio 2012, n. 103, recante dispo­si­zioni urgenti in mate­ria di rior­dino dei con­tri­buti alle imprese edi­trici, non­che’ di ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica e di pub­bli­cita’ istituzionale.

Obbligo, che ricade sull’intera filiera distri­bu­tiva, e che ha [aveva?] come obiet­tivo quello di favo­rire la moder­niz­za­zione del sistema di distri­bu­zione e ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica e di assi­cu­rare una ade­guata cer­ti­fi­ca­zione delle copie distri­buite alle quali, tra l’altro, dal 2013 sono legati i finan­zia­menti statali.

Di tutto que­sto, al 25 feb­braio del 2014, non vi è trac­cia e nulla è avve­nuto dall’approvazione della legge ad oggi. Come sem­pre a tutto c’è un per­chè, per det­ta­gli cito­fo­nare in Via Pie­monte, 64 a Roma.

Al di là di qua­lun­que altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione ci si chiede, mi chiedo, come, su quali basi saranno ero­gati i finan­zia­menti del 2013 alle testate che ne avranno diritto.

Che nel 2014 un intero set­tore e la sua capil­lare rete distri­bu­tiva siano rima­sti ancora al tempo degli ama­nuensi è ver­go­gnoso.  Sin­tomo, evi­denza di mio­pia grave, di un’arretratezza cul­tu­rale, o peg­gio, che non lascia spe­rare niente di buono per il futuro dei gior­nali, e di riflesso della distri­bu­zione edi­to­riale, qual­siasi esso sia.

Qui in basso invece la mappa inte­rat­tiva con i dati ADS del 2011 per con­fronto. Le fun­zio­na­lità sono le stesse della mappa del 2012: clicca sui nomi dei gior­nali per vedere la loro dif­fu­sione pro­vin­ciale; clicca sulle pro­vince per vedere quali sono i gior­nali più diffusi.

Mappe a cura di Andrea Nel­son Mauro & Ales­sio Cima­relli, com­mento ai dati di Pier Luca Santoro

Game Over Loser
Pubblicato il 19 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

Edicola Italiana: Il Flop è Servito?

Le indi­scre­zioni cir­co­late a fine set­tem­bre par­reb­bero con­fer­mate. Nella pri­ma­vera del 2014 dovrebbe vedere la luce, siamo ormai al sesto forse set­timo annun­cio di lan­cio, “Edi­cola Ita­liana”, con­sor­zio costi­tuito da Cal­ta­gi­rone Edi­tore, Gruppo 24 ORE, Gruppo Edi­to­riale L’Espresso, La Stampa, Mon­da­dori e RCS Media­Group al fine di con­sen­tire agli utenti di acqui­stare e leg­gere quo­ti­diani e maga­zine, o abbo­narsi a gior­nali e rivi­ste pre­fe­riti in for­mato digitale.

Secondo quanto ha dichia­rato Fabri­zio Carotti, Diret­tore Gene­rale della Fede­ra­zione Ita­liana Edi­tori Gior­nali, nomi­nato Pre­si­dente del con­sor­zio, “Gli edi­tori ita­liani sono con­sa­pe­voli che il futuro dell’industria dell’informazione passa attra­verso l’innovazione digi­tale e, con l’iniziativa di EDICOLA ITALIANA, fanno un signi­fi­ca­tivo passo avanti in que­sta dire­zione. È impor­tante sot­to­li­neare come, a fronte di azioni a livello glo­bale di ope­ra­tori che met­tono a dispo­si­zione a caro prezzo ser­vizi di distri­bu­zione dei con­te­nuti gior­na­li­stici digi­tali, gli edi­tori ita­liani, ope­rando in stretta col­la­bo­ra­zione, stiano ora offrendo alter­na­tive di pari qua­lità tec­no­lo­gica e faci­lità d’uso”.

Sul signi­fi­cato di con­sa­pe­vo­lezza dell’innovazione digi­tale basti vedere, da un lato, i tempi biblici di rea­liz­za­zione della piat­ta­forma per imma­gi­nare quante e quali con­tro­ver­sie e guerre di quar­tiere abbia dovuto  affron­tare il pro­getto  annun­ciato in pompa magna nel marzo 2012 e poi alla fine dell’anno scorso quando si tornò a par­larne e, dall’altro lato, veri­fi­care come sulla trac­cia­bi­lità delle ven­dite, a cui sono legati per decreto legi­sla­tivo [*] i finan­zia­menti ai gior­nali per il 2013,  di fatto non abbia visto la luce nep­pure nel corso di quest’anno. Aspetto quest’ultimo sul quale mi chiedo dun­que su quali basi ver­ranno liqui­dati i finanziamenti.

A que­sto si aggiunga che se si osser­vano i dati di Fran­cia e Spa­gna per ini­zia­tive simili a quella di Edi­cola Ita­liana non si può certo par­lare di successo.

Oltralpe esi­stono tre piat­ta­forme che distri­bui­scono, che ven­dono le copie digi­tali di quo­ti­diani e perio­dici. Relay, che vende 158 titoli e appar­tiene a una società dell’editore Lagar­dère, Lekiosk, che peral­tro è pre­sente anche sul mer­cato ita­liano, ed ePresse. Secondo quanto dichia­rato da OJD, l’equivalente della nostrana ADS, nel totale le copie digi­tali del primo seme­stre del 2013 hanno rap­pre­sen­tato il 9% degli esem­plari ven­duti a pagamento.

In Spa­gna, Orbyt, che è molto più simile al con­sor­zio della nascente Edi­cola Ita­liana, rea­lizza numeri dav­vero ridotti ed, anche in que­sto caso, è tutt’altro che un suc­cesso di ven­dite come cer­ti­fica la OJD della peni­sola iberica.

Da non tra­scu­rare infine che spesso le ven­dite sono effet­tuate a prezzi dav­vero ridotti se non addi­rit­tura seguendo la for­mula “all you can eat”.

Edi­cola Ita­liana: Il flop è servito?

Game Over Loser

[*] Come sta­bi­lito dal decreto legge di metà mag­gio dell’anno scorso, suc­ces­si­va­mente con­ver­tito con al cune modi­fi­che dalla legge 16 luglio 2012, n. 103, recante dispo­si­zioni urgenti in mate­ria di rior­dino dei con­tri­buti alle imprese edi­trici, non­che’ di ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica e di pub­bli­cita’ istituzionale

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Pubblicato il 14 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Edicolapp — Dinamiche di Fruizione e Business Sostenibile per il Mondo dell’Editoria e dell’Informazione?

 

Dopo un lungo silen­zio pare che nella pri­ma­vera del 2014 dovrebbe final­mente vedere la luce “Edi­cola Ita­liana”, il chio­sco digi­tale dove com­prare quo­ti­diani e rivi­ste dei prin­ci­pali editori.

In attesa di quel giorno, se la pro­messa verrà man­te­nuta visto il dila­tarsi dei tempi dal primo annun­cio dell’iniziativa ad oggi, le ven­dite di copie digi­tali secondo i dati ADS non bril­lano. Come mostra il gra­fico sot­to­stante, se si esclude «Il Sole24Ore»,  le ven­dite ten­dono ad un  appiat­ti­mento o addi­rit­tura, come è il caso di «Il Cor­riere della Sera», ad un calo. Non ci spe­re­rei più di tanto in ulte­riori svi­luppi a breve.

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E’ in que­sto qua­dro gene­rale che nasce la pro­po­sta di Emma Ciceri, appas­sio­nata di tec­no­lo­gie dell’informazione, studi filo­so­fici e noma­di­smo nel cuore, come lei stessa si defi­ni­sce, che ritiene che la solu­zione sia pun­tare ad un ser­vi­zio di print on demand di quo­ti­diani e perio­dici con quella che lei chiama “Edi­co­lapp” i cui det­ta­gli sono sin­te­tiz­zati nella pre­sen­ta­zione sottostante.

Nella pro­po­sta c’è del buono. Infatti, se non capi­sco male, que­sto ser­vi­zio sarebbe com­ple­men­tare e non alter­na­tivo alle edi­cole tra­di­zio­nali inte­gran­dosi al loro interno e, dopo una neces­sa­ria fase di test, pre­vede anche una quota desti­nata ai gior­na­lai, ma con­sen­ti­rebbe di abbat­tere, di eli­mi­nare, i costi di resa e distri­bu­zione che, in par­ti­co­lare per le testate con ven­dite basse, hanno una grossa inci­denza sui conti degli editori.

Che una parte dello svi­luppo, delle edi­cole del futuro e del futuro delle edi­cole possa pas­sare per il print on demand è una delle tesi che sostengo con mio libro, pub­bli­cato ad aprile di quest’anno, sul tema, come mostra la mappa da me rea­liz­zata sotto riportata.

I limiti sono, altret­tanto, spie­gati nel libro dove viene citata un’iniziativa simile, “Mega­News Maga­zi­nes”, che gli amici di LSDI hanno pub­bli­cato come estratto del libro di recente.

Come dico, vale dun­que anche per “Edi­co­lapp”, il print on demand può essere con­ce­pito come ser­vi­zio inte­gra­tivo. Un’area di poten­ziale inte­resse e svi­luppo dell’ ini­zia­tiva che con­sen­ti­rebbe alle edi­cole di inte­grare la loro attuale offerta e di annul­lare la dif­fi­cile gestione attuale che di fatto com­plica la dif­fu­sione di gior­nali e rivi­ste stra­niere, si pensi, in par­ti­co­lare ma non solo, al bene­fi­cio durante la sta­gione turi­stica, o comun­que di testate con ven­dite che siano ecces­si­va­mente ridotte per sop­por­tare gli oneri della distri­bu­zione. A que­sto si potrebbe asso­ciare un ser­vi­zio di print on demand per arti­coli o sezioni spe­ci­fi­che da ren­dere dispo­ni­bili entro due ore dalla richie­sta sod­di­sfa­cendo desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione dell’ infor­ma­zione e gene­rando reve­nues supplementari.

Dina­mi­che di Frui­zione e Busi­ness Soste­ni­bile per il Mondo dell’Editoria e dell’Informazione? Per­so­nal­mente credo di si, voi?

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Collaterali
Pubblicato il 14 luglio 2013 by Pier Luca Santoro

Di Cosa Stiamo Parlando?

La FIEG pub­blica sul pro­prio sito web un appello a Governo e Par­la­mento con­tro la pos­si­bile intro­du­zione dell’IVA al 21%, con­tro il 4% attuale, per gli abbi­na­menti edi­to­riali a quo­ti­diani e periodici.

L’appello rie­sce incre­di­bil­mente a riu­nire i prin­ci­pali sin­da­cati degli edi­co­lanti, asso­cia­zioni dei distri­bu­tori ed i prin­ci­pali distri­bu­tori nazio­nali oltre che natu­ral­mente le testate quo­ti­diane e perio­di­che rap­pre­sen­tate dalla Fede­ra­zione Ita­liana Edi­tori Giornali.

Tra le varie cose nell’appello si legge che: “Qua­lora il testo fosse con­ver­tito in Legge, si assi­ste­rebbe ad una dra­stica ridu­zione o, addi­rit­tura, alla scom­parsa dalle edi­cole di DVD, CD e beni fun­zio­nal­mente con­nessi, togliendo al canale il 35% delle ven­dite com­ples­sive: un feno­meno che avrebbe un impatto dram­ma­tico in ter­mini di occu­pa­zione in un mer­cato già in grande sofferenza”.

A pre­scin­dere dal fatto, non tra­scu­ra­bile, che negli abbi­na­menti ven­gono con­trab­ban­dati in edi­cola pro­dotti che nulla hanno a che fare quali occhiali  e per­fino siga­rette elet­tro­ni­che, i dati pub­bli­cati all’interno della rela­zione AGCOM, pre­sen­tata la scorsa set­ti­mana di cui si è ampia­mente par­lato su tutti i media, mostrano come i “col­la­te­rali”, gli abbi­na­menti edi­to­riali a quo­ti­diani e perio­dici appunto, pesino attual­mente meno del 6% del fat­tu­rato com­ples­sivo[*] ed abbiano la peg­gior ten­denza anche rispetto al calo delle ven­dite ed al crollo della rac­colta pubblicitaria.

Ma di che cosa stiamo par­lando? Non sarà certo la ridu­zione del ciar­pame dalle edi­cole a minarne la loro soprav­vi­venza, sono ben altri gli ele­menti sui quali foca­liz­zare l’attenzione.

Collaterali

[*] Update ore 09:30 — Quel 6% [5.7%] che indica la tabella sopra­ri­por­tata è rife­rito solo ai quo­ti­diani, se ci met­tiamo i ricavi dei perio­dici scende ancora, ovviamente.

RoadMap Informatizz Edicole
Pubblicato il 3 luglio 2013 by Pier Luca Santoro

Il Futuro della Distribuzione Editoriale

Si è tenuto la scorsa set­ti­mana “Espe­rienze di suc­cesso per scon­fig­gere la crisi”,  XVIa Con­fe­renza inter­na­zio­nale per l’editoria e la stampa quo­ti­diana ita­liana, pro­mossa da WAN-IFRA in asso­cia­zione con FIEG ed ASIG.

Tra le tre ses­sioni di lavoro intorno alle quali hanno ruo­tato le due gior­nate di lavoro la fase con­clu­siva è stata dedi­cata alla distri­bu­zione edi­to­riale. E’ que­sto cer­ta­mente un fatto posi­tivo che testi­mo­nia, final­mente, la con­sa­pe­vo­lezza della neces­sità di inter­ve­nire su quest’area.

Dopo l’intervento di Ales­san­dro Bom­pieri, Respon­sa­bile pro­blemi della ven­dita e distri­bu­zione FIEG e capo della nuova area Dire­zione Media di RCS Media­Group, nella quale rien­trano i quo­ti­diani e i perio­dici del gruppo e Rcd, la Reda­zione con­te­nuti digi­tali, sono seguiti gli inter­venti di Tony Jashan­mal, Pre­si­dente di Distri­press, che ha for­nito un breve pano­rama su quanto avviene all’estero, quello di Mas­simo Viganò, Part­ner Tra­de­Lab Edi­to­ria, incen­trato sul pro­getto resa cer­ti­fi­cata e, come direb­bero gli inglesi, last but not least, quello di Alfonso Fug­getta, Ammi­ni­stra­tore Dele­gato CEFRIEL, su come inno­vare la distri­bu­zione attra­verso l’informatizzazione delle edi­cole, tema a me molto caro al quale viene dedi­cata una parte del mio libro pub­bli­cato ad aprile di quest’anno.

Pare dun­que che la società inca­ri­cata di rea­liz­zare l’applicativo che, sotto il patro­ci­nio di FIEG, per­met­terà l’informatizzazione delle edi­cole nel nostro Paese sia dun­que CEFRIEL, società con­sor­tile a respon­sa­bi­lità limi­tata senza scopo di lucro i cui soci sono il Poli­tec­nico di Milano, l’Università degli Studi di Milano, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, l’Università degli Studi dell’Insubria, la Regione Lom­bar­dia e 15 aziende mul­ti­na­zio­nali ope­ranti nel set­tore ICT e dell’editoria mul­ti­me­diale, gra­zie alla pre­senza di RCS Media­Group.  Società che vedendo i pro­getti sin qui svi­lup­pati non pare avere una spic­cata cono­scenza della distribuzione.

Nel suo inter­vento Fugetta infatti come case study di suc­cesso cita esempi che sono ben distanti da quella che è la realtà della distri­bu­zione edi­to­riale nazio­nale. L’applicativo, oltre a con­tem­plare tutta la filiera edi­to­riale, dagli edi­tori ai punti ven­dita, alle edi­cole, sup­por­terà anche, in moda­lità “plug&play” ser­vizi di parti terze che i gior­na­lai potranno ero­gare quali ad esem­pio money trans­fer o paga­mento delle multe. Ser­vizi che si evol­ve­ranno ulte­rior­mente con fide­lity card e nuovi sistemi pro­mo­zio­nali. Tutti ele­menti ampia­mente con­tem­plati nella “mappa del mar­ke­ting dell’edicola” di mia realizzazione.

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Vedendo la road­map pare che l’applicativo sia ancora nello sta­dio di pro­get­ta­zione e che il rila­scio avverrà nella prima metà del 2014.  Con­si­de­rando che dal primo di gen­naio di quest’anno è obbli­ga­to­ria per legge la trac­cia­bi­lità delle ven­dite e delle rese dei gior­nali quo­ti­diani e perio­dici, come sta­bi­lito dal decreto legge di metà mag­gio dell’anno scorso, suc­ces­si­va­mente con­ver­tito con al cune modi­fi­che dalla legge 16 luglio 2012, n. 103, recante dispo­si­zioni urgenti in mate­ria di rior­dino dei con­tri­buti alle imprese edi­trici, non­che’ di ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica e di pub­bli­cita’ istituzionale.

Obbligo, che ricade sull’intera filiera distri­bu­tiva, ha come obiet­tivo quello di favo­rire la moder­niz­za­zione del sistema di distri­bu­zione e ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica e di assi­cu­rare una ade­guata cer­ti­fi­ca­zione delle copie distri­buite alle quali, tra l’altro, dal 2013 sono legati i finan­zia­menti statali.

In quest’ambito l’informatizzazione delle edi­cole gioca un ruolo cru­ciale poi­chè senza la stessa diviene estre­ma­mente dif­fi­cile se non impos­si­bile garan­tire un’effettiva tracciabilità.

RoadMap Informatizz Edicole

Aspetto che è vero e valido anche per quanto riguarda l’altra parte di moder­niz­za­zione della distri­bu­zione, quello rela­tivo al pro­getto “resa cer­ti­fi­cata”. Anche in que­sto caso, dalle slide dell’intervento di Mas­simo Viganò emerge come attual­mente sola­mente 13 siano già cer­ti­fi­cati e si ipo­tizza che siano 70 sola­mente a fine 2014.

Al di là di qua­lun­que altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione ci si chiede, mi chiedo, come, su quali basi saranno ero­gati i finan­zia­menti del 2013 alle testate che ne avranno diritto.

Che nel 2013 un intero set­tore e la sua capil­lare rete distri­bu­tiva siano rima­sti ancora al tempo degli ama­nuensi è ver­go­gnoso.  Sin­tomo, evi­denza di mio­pia grave, di un’arretratezza cul­tu­rale che non lascia spe­rare niente di buono per il futuro dei gior­nali, e di riflesso della distri­bu­zione edi­to­riale, qual­siasi esso sia.

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Pubblicato il 27 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Vendite dei Giornali: Diffusioni & Confusioni

Ad aprile del 2012 ha preso il via il nuovo sistema di rile­va­zione della Ads che non si basa più sulla media dei 12 mesi pre­ce­denti ma rileva la dif­fu­sione dei sin­goli mesi. Se l’adozione di que­sta nuova meto­do­lo­gia ha lo svan­tag­gio, sino ad aprile 2013, di ren­dere impos­si­bile il con­fronto tra i dati del pari periodo dell’anno pre­ce­dente in teo­ria oltre ad una mag­giore attua­lità del dato, che viene for­nito a distanza di 30 giorni e non più di 60 come in pre­ce­denza, doveva anche for­nire mag­gior chia­rezza e tra­spa­renza su dif­fu­sioni e ven­dite soprat­tutto a bene­fi­cio degli inve­sti­tori pubblicitari.

Che dif­fu­sioni e ven­dite dichia­rate da alcuni edi­tori non siano ade­renti alla realtà è cosa che si sus­surra in un orec­chio  in con­fi­denza da tempo e che anche il sot­to­scritto ha evi­den­ziato come pos­si­bile recentemente.

Franco Abruzzo, gior­na­li­sta di lungo corso ed ex Pre­si­dente dell’Ordine dei Gior­na­li­sti della Lom­bar­dia [e molto altro ancora], in un arti­colo pub­bli­cato ieri sul suo sito a firma di Fran­ce­sco M. De Bonis, scrive che “Sulle ven­dite e sui bilanci delle società edi­trici di quo­ti­diani quo­tate in Borsa si impone, però, una grande “ope­ra­zione verità”. I dati delle ven­dite sono cir­con­dati dal mistero più fitto. La dif­fu­sione è una realtà, le ven­dite in edi­cola sono un’altra realtà”.

L’articolo pro­se­gue appro­fon­dendo la situa­zione del «Il Sole24Ore» ma basta un’occhiata ai dati di det­ta­glio che è pos­si­bile visio­nare nell’area riser­vata, pre­via regi­stra­zione, del sito di Ads per capire che la situa­zione non è cir­co­scritta al solo quo­ti­diano di Confindustria.

E’ in par­ti­co­lare sof­fer­man­dosi sui dati per pro­vin­cia che si notano imme­dia­ta­mente le distor­sioni. Ad esem­pio per quanto riguarda «Ita­lia Oggi» que­sti sono i dati medi gior­na­lieri 2011: Bolo­gna 809, Milano 3.606, Genova 8.538 . Sin troppo facile capire che le copie che rega­late sono com­prese tra le copie dif­fuse nei canali pre­vi­sti dalle dispo­si­zioni di legge. O ancora il caso di «Milano Finanza», per restare nell’area dell’informazione economico-finanziaria, con ven­dite medie del 2011: 5.789 copie media­mente a set­ti­mana a Milano, 2.747 a Roma e.….15.672 a Genova. I casi sono due o la finanza si è tra­sfe­rita in blocco a  Genova oppure è evi­dente che i dati sono fal­sati arti­fi­cio­sa­mente ad hoc.

L’autore del pre­ci­tato arti­colo sug­ge­ri­sce di “pen­sare a una auto­rità [l’Agcom?] alla quale con­fe­rire il potere di con­durre accer­ta­menti pene­tranti”, pro­se­guendo “Gli stessi con­tri­buti pub­blici vanno rap­por­tati ad ele­menti sicuri e cer­ti­fi­cati. la libera stampa è il perno del sistema demo­cra­tico e non può tol­le­rare zone opa­che e tene­brose. Gli inser­zio­ni­sti  si pos­sono recu­pe­rare con  una poli­tica impron­tata alla trasparenza”. 

Sono aspetti sui quali, ora posso anti­ci­parlo, sto scri­vendo un libro [che uscirà verso la fine di marzo], rispetto ai quali ho avuto modo di entrare in buona pro­fon­dità al con­tra­rio, sorry, di Fran­ce­sco M. De Bonis che evi­den­te­mente non è aggior­nato sulla situa­zione legi­sla­tiva al riguardo.

Esi­ste già un obbligo di trac­cia­bi­lità delle ven­dite, dispo­si­zione di legge alla quale appare evi­dente per­chè ci si voglia sot­trarre. Non c’è biso­gno di nes­suna auto­rità garante rispetto a quelle già esi­stenti che garan­ti­sca tra­spa­renza sia nei con­fronti degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari  che rela­ti­va­mente ai con­tri­buti sta­tali, c’è biso­gno di rimuo­vere lacci e lac­cioli, bloc­chi e veti incro­ciati tra FIEG da un lato e rap­pre­sen­tanze sin­da­cali delle riven­dite, dei gior­na­lai, dall’altro lato e pro­ce­dere con alla mas­sima sol­le­ci­tu­dine  alla fine del pro­cesso da ama­nuensi ed infor­ma­tiz­zare le edi­cole costruendo una volta per tutte un appli­ca­tivo che dia­lo­ghi diret­ta­mente tra punti ven­dita ed edi­tori al quale il Dipar­ti­mento per l’informazione e l’editoria, che tra le altre cose eroga i finan­zia­menti sta­tali, abbia accesso.

Se l’informazione è un bene pre­zioso per il Paese biso­gna sta­bi­lirlo defi­ni­ti­va­mente ed agire di con­se­guenza, se invece è un pro­dotto come tutti gli altri lascia­molo pure a coloro che con­ti­nuano a con­fon­dere il mar­ke­ting con le marchette.

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