fiducia

Pubblicato il 26 gennaio 2011 by Pier Luca Santoro

Dal Quadrato al Triangolo

Edel­man ha pub­bli­cato i risul­tati gene­rali dell’undicesima edi­zione del Trust Baro­me­ter. La ricerca ha coin­volto oltre 5mila indi­vi­dui in 23 nazioni diverse del mondo, Ita­lia inclusa, ana­liz­zando il livello di fidu­cia nei con­fronti di imprese, isti­tu­zioni e media.

Il rap­porto indica chia­ra­mente come nei paesi mag­gior­mente svi­lup­pati eco­no­mi­ca­mente, tra i quali l’Italia, vi sia il mag­gior tasso di sfi­du­cia nei main­stream media. In par­ti­co­lare rife­ri­mento al nostro paese emerge come circa la metà della popo­la­zione [il 45%] non nutra fidu­cia in quanto viene ripor­tato dai mezzi di comu­ni­ca­zione di massa.

Com­ples­si­va­mente, tra i set­tori ana­liz­zati, i media hanno lo sco­ring tra i più bassi, appena al di sopra di assi­cu­ra­zioni, ban­che e ser­vizi finan­ziari, con una per­cen­tuale del 52% di indi­vi­dui che ha fidu­cia in quanto viene riportato.

L’Indagine evi­den­zia come i fat­tori qua­li­fi­canti per la repu­ta­zione azien­dale siano l’alta qua­lità dei pro­dotti o ser­vizi e tra­spa­renza ed one­stà,  ele­menti che, visti i risul­tati, non ven­gono rico­no­sciuti ai media.

Come fonte per la ricerca di noti­zie ed infor­ma­zioni sulle imprese al primo posto figu­rano i motori di ricerca ed al secondo le news online, stampa e pub­bli­ca­zioni perio­di­che si col­lo­cano sola­mente al terzo posto con una per­cen­tuale del 15% dei casi.

Il pano­rama attuale dei media e lo scet­ti­ci­smo di cui è con­to­nato richie­dono mol­te­pli­cità di voci e canali di comunicazione.

Le regole ed i cri­teri sui quali si fonda l’attribuzione di fidu­cia si sono evo­lute, tra­sfor­mando la mappa degli ele­menti che la com­pon­gono, dal qua­drato del pas­sato all’attuale trian­golo, come illu­stra la figura sottostante.

Il pro­blema dei media non risiede nel web e nella per­dita di red­di­ti­vità che ne con­se­gue ma nella man­canza di rela­zione e fidu­cia con i pub­blici di rife­ri­mento. Sarebbe bene avere il corag­gio di ammet­terlo ed inter­ve­nire pron­ta­mente invece di con­ti­nuare a girarci intorno.

Pubblicato il 28 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Metterci la Faccia

Le aziende che uti­liz­zano i social media ci “met­tono la faccia”e quelle che fanno comu­ni­ca­zione tra­di­zio­nale no?

Que­sta la domanda che ad ini­zio set­ti­mana ho pro­vo­ca­to­ria­mente lan­ciato [ora posso con­fes­sarlo] per con­fron­tarmi su quale fosse l’essenza della pre­senza delle imprese sui social media. Tema che ‚dif­fuso in un social net­work fre­quen­tato da molte per­sone che lavo­rano all’interno di quest’area della comu­ni­ca­zione, ha otte­nuto ade­sione e riscontro.

L’estrema sin­tesi dell’elemento qua­li­fi­cante che è emerso dal dibat­tito è rias­su­mi­bile in: “starci non signi­fica esserci”.

Nelle parole di Gio­vanni Arata, ”«met­terci la fac­cia» sta per: rac­con­tarti per come sei e non per come si vede in tv [e quindi] incas­sare con un sor­riso le cri­ti­che quando col­gono il segno. ma soprat­tutto, ascol­tare in maniera meto­dica ogni pos­si­bile domanda e rispon­dere ad ognuna. in inglese sarebbe essere «accoun­ta­ble», da noi la parola non esi­ste e forse non è un caso.”

Ripresa dal sot­to­scritto, al fine di «con­durre» la discus­sione, con: “la gente, l’utenza di inter­net apprezza la pre­senza di un’impresa su twitter…etc a patto che diano rispo­ste in tempi brevi, interagiscano..etc. Quello è starci — met­ten­doci la fac­cia — invece di esserci e non rispon­dere o, peg­gio, rispon­dere solo a complimenti.”

E’ esat­ta­mente quello che emerge dai dati pub­bli­cati da eMar­ke­ter, secondo i quali gli ele­menti qua­li­fi­canti sulla cui base l’utenza discri­mina l’affidabilità e con­cede fidu­cia sono un’apertura al dia­logo sia in caso di com­menti nega­tivi che posi­tivi e la reat­ti­vità, la capa­cità di rispo­sta, dello “spon­sor” [dell’impresa] o dell’autore.

L’utilizzo in chiave cor­po­rate dei social media non è neces­sa­ria­mente esclu­si­va­mente in ter­mini di con­ver­sa­zione, ma cer­ta­mente la comu­ni­ca­zione attiva, fatta di di emis­sione di mes­saggi ma anche, se non soprat­tutto, di ascolto, costi­tui­sce una discri­mi­nante essen­ziale tra esserci e starci.

Già il pub­bli­ci­ta­rio fran­cese Mar­cel Bleustein-Blanchet ricor­dava che la comu­ni­ca­zione è come l’amore: biso­gna essere in due e lo stu­pro non paga.

Non vi è dub­bio che gua­da­gnarsi la fidu­cia dell’utenza sia di gran lunga più fati­coso rispetto a com­prarla, ma non riu­scire a farlo non sarà ancora a lungo un’opzione per le imprese che hanno a cuore il loro futuro, qua­lun­que sia il settore-mercato in cui operano.

Pubblicato il 23 giugno 2010 by Pier Luca Santoro

Media, Social Network & Dintorni

Le pagine di Face­book con il mag­gior numero di fol­lo­wers sono rela­tive ad argo­menti che spa­ziano dalla musica ai video­gio­chi pas­sando per i pro­grammi tele­vi­sivi di mag­gior successo.

Secondo quanto riporta Face­book Page­Data, si nota una forte con­cen­tra­zione nell’area dell’intrattenimento men­tre la poli­tica o l’attualità in ter­mini di noti­zie sci­vo­lano in secondo piano.

Sono dati che, con­giun­ta­mente alle cifre segna­late sul Guar­dian, rela­ti­va­mente allo spreco di risorse effet­tuato dai media sui diversi social net­work, fanno riflet­tere sulla distanza esi­stente tra il pub­blico attivo degli inter­nauti ed il mondo delle noti­zie che com­ples­si­va­mente con­ti­nua a pre­sen­tarsi con moda­lità indif­fe­ren­ziate che, tranne in raris­simi casi, non coin­vol­gono l’utenza off line o on line che sia.

Sen­tenza senza appello che la recente ricerca di Zogby Inter­na­tio­nal, svolta nella prima set­ti­mana di giu­gno di quest’anno, decreta defi­ni­ti­va­mente, rile­vando come i media nel loro com­plesso godano della minor fidu­cia in asso­luto per gli sta­tu­ni­tensi in gene­rale, ed ancor più tra i gio­vani come illu­stra la tabella di sin­tesi sottostante.

Credo che siano spunti che richie­dano una rifles­sione che vada ben al di là di quanto si è visto sin ora, con tat­ti­ci­smi tanto ori­gi­nali quanto inu­tili. Imma­gino non sia casuale che le inno­va­zioni in ambito gior­na­li­stico arri­vino pre­va­len­te­mente da parte di chi non è legato alla pro­fes­sione in senso stretto, men­tre i quo­ti­diani hanno sino ad ora fal­lito nell’innovare e nel con­qui­stare nuove audience.

I nuovi modelli di infor­ma­zione gior­na­li­stica devono ricon­si­de­rare i con­cetti della libertà di stampa, della qua­lità e della gover­nance delle noti­zie, pun­tando su una diver­si­fi­ca­zione dei media a bene­fi­cio della par­te­ci­pa­zione e sod­di­sfa­zione del lettore.

L’alternativa è perire indi­stin­ta­mente nelle ver­sioni tra­di­zio­nali car­ta­cee oppure in quelle nuove on line. Il pro­blema non sta nel mezzo o nel sup­porto, mi pare evidente.

Pubblicato il 6 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Media trust

Sono stati resi dispo­ni­bili pochi giorni fa i risu­lati di una ricerca svolta da TNS a fine 2008 rela­ti­va­mente alla fidu­cia che viene ripo­sta nei diversi mezzi di comunicazione.

I risul­tati sono seg­men­tati per tutte le diverse aree del mondo com­presa l’europa occidentale.

Per quanto riguarda il nostro paese, con­fer­mando una ten­denza rile­vata a livello com­ples­sivo dalla ricerca, la fonte che gode di mag­gior fidu­cia e cre­di­bi­lità sono le noti­zie on line.

Tele­gior­nali e quo­ti­diani hanno livelli di cre­di­bi­lità tra i più bassi in tutta l’Europa occi­den­tale. E’ inte­res­sante rile­vare come la free press goda di livelli di fidu­cia risibili.

Come soste­nevo esi­ste un pro­blema di crisi di rela­zione tra mezzi di comu­ni­ca­zione tradizionali/classici e pub­blici di rife­ri­mento dovuto alla carenza di fidu­cia nei con­te­nuti e nelle moti­va­zioni che ispi­rano tali contenuti.

Gior­na­li­sti ed edi­tori devono avere la forza di affron­tare ” a viso aperto” que­sto aspetto che [insi­sto] è asso­lu­ta­mente prio­ri­ta­rio per una rina­scita dell’editoria, senza nascon­dersi die­tro a micro­pa­ga­menti, kindle one two three.……gimme some more & affini.

Il pro­blema, in ter­mini di con­te­nuti ero­gati, non è nel mezzo ma nel messaggio.

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Social isn’t the medium, is the action”.