fact checking

Notizie che non lo erano Sofri
Posted on 13 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Notizie che NON lo Erano

27esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata a noti­zie false e vere bufale attra­verso la recen­sione del libro di recen­tis­sima uscita “Noti­zie che non lo erano”.

Il libro, scritto da Luca Sofri, prende il titolo dalla rubrica che ormai da anni il diret­tore de Il Post dedica ad un tema che è per­niante per gior­nali e gior­na­li­smo. In cin­que capi­toli, che par­tono da come e per­ché si gene­rano le noti­zie false per con­clu­dersi con come se ne esce, nel libro  oltre a rive­lare i pic­coli e grandi mec­ca­ni­smi del gior­na­li­smo, il let­tore è invi­tato a riflet­tere sullo stato della nostra infor­ma­zione e a costruirsi una bus­sola per distin­guere il vero dal falso.

Viene affron­tato il tema cru­ciale della rapi­dità ver­sus l’accuratezza con una ric­chezza di esempi sia inter­na­zio­nali che nazio­nali quali il caso del Ceni­spes, Cen­tro Ita­liano di Studi Poli­tici Sociali ed Eco­no­mici, del quale non vi è asso­lu­ta­mente trac­cia in Rete ma che però viene citato da molti dei nostri quo­ti­diani come fonte sulle spese degli ita­liani per San Valen­tino ed in diverse altre sedi­centi ricer­che sui com­por­ta­menti della popolazione.

Notizie che non lo erano Sofri

Illu­mi­nante sullo stato gene­rale dell’editoria la cita­zione di un pas­sag­gio di un arti­colo di Michele Serra su Repub­blica nel set­tem­bre 2012, che all’epoca scri­veva: “Non è la gente che fab­brica le noti­zie, sono i media. Anche il più scal­ci­nato dei ban­ca­rel­lai ha facoltà di deci­dere quali merci esporre. I media sono gli unici com­mer­cianti che danno sem­pre al cliente la colpa della loro merce avariata”.

Inci­pit che offre più di uno spunto di rifles­sione anche sulla annosa que­stione rela­ti­va­mente alla quale da anni si pro­clama che il gior­na­li­smo di qua­lità costa e va pagato.

Ele­mento sul quale si chiude il libro con: “Il plu­ra­li­smo che serve non è quello per cui accanto a mol­tis­sima infor­ma­zione sciatta, irri­le­vante ed ego­cen­trica ci sia anche un’offerta dif­fe­rente, in cui allar­mi­smo, tito­li­smo e ricerca di un posto in clas­si­fica non siano i cri­teri prio­ri­tari con cui rivol­gersi ai lettori”.

Insomma, il libro vale asso­lu­ta­mente sia il tempo della let­tura che l’esborso eco­no­mico. Da leggere.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno ed è ancora pos­si­bile offrire sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account  @pedroelrey / @radiofujiko.

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Posted on 26 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Fact Checking

Ottava pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata al fact checking.

Le cause della dif­fu­sione delle bufale con cenni ad hami­ster­za­tion, nowinsm e cherry-picking. Le regole di base, che poi sareb­bero fon­da­men­tal­mente quelle del “buon gior­na­li­smo”, per fare fact che­king e una mas­sima per con­clu­dere: “quella che chia­miamo verità è solo l’eliminazione di errori”.

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

 

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La pros­sima set­ti­mana, il 04.12, si parla di Data­Jour­na­lism.  Si ricorda che è pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14  @pedroelrey /@radiofujiko.

Chi si loda s'imbroda
Posted on 3 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Chi si Loda s’Imbroda?

L’articolo di fact chec­king, di revi­sione cri­tica, rela­ti­va­mente alle dichia­ra­zioni di “straor­di­na­rio suc­cesso” di «L’Huffington Post Ita­lia»  ha avuto un’incredibile atten­zione in ter­mini di visite a que­sto spa­zio e di ampli­fi­ca­zione sociale, di con­di­vi­sione sui social [GRAZIE!].

Così è stato, com’era natu­rale che fosse, anche da parte dei diretti inte­res­sati che, a firma del Vice Diret­tore della testata in que­stione, hanno repli­cato con: “Una rispo­sta a chi dubita dei nostri dati”.

Tweet HuffPost

Pre­messo che, ovvia­mente, non vi sono que­stioni per­so­nali ma si tratta di altro tipo di que­stioni, di inte­resse a capire il vero anda­mento dei “new players” dell’informazione. Ana­liz­ziamo la “risposta”.

Gianni Del Vec­chio cita una ricerca che cono­sco molto bene aven­dola sin­te­tiz­zata nella prima metà di set­tem­bre, anche per­chè Human Hig­way, la società di ricer­che che ha rea­liz­zato per conto di Ban­zai lo stu­dio, tra l’altro, è stata in diverse occa­sioni part­ner in alcuni dei nostri lavori.

Citando i dati emer­genti dalla pre­ci­tata ricerca, si scrive che:

• Nel primo seme­stre del 2014 gli arti­coli di Huf­fing­ton Post hanno gene­rato quasi 20mila con­di­vi­sioni ogni giorno, risul­tati che lo col­lo­cano al set­timo posto nel pano­rama ita­liano, subito die­tro a Corriere.it e prima di Gaz­zetta, La Stampa, Sole 24 Ore, Libero, Leggo, Il Post;

• Si tratta di un incre­mento del 154% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (a scopo di para­gone, nello stesso periodo, Repub­blica è cre­sciuta del 54%, Il Fatto dell’86%, il Cor­riere del 7%);

• A livello medio, ogni arti­colo pub­bli­cato da Huf­fing­ton genera 350 con­di­vi­sioni, meglio di Cor­riere, Gaz­zetta, Lin­kie­sta, Il Post;

• Anche in que­sto caso, la cre­scita rispetto al primo seme­stre 2013 è del 131%;

• In que­sto momento gli utenti attivi dell’Huffington Post su Face­book sono il 43% della base fan, indice di un coin­vol­gi­mento della comu­nità che pochi in Ita­lia pos­sono vantare;

Si tratta di dati che solo par­zial­mente hanno a che vedere con l’engagement — che comun­que la Annun­ziata col­lo­cava al 50% circa e non al 43% — essendo le con­di­vi­sioni solo uno dei para­me­tri attra­verso i quali si moni­tora lo stesso, come mostra l’immagine sot­to­stante in caso di dubbi al riguardo.

Fan­page Karma mostra, come è stato scritto, che l’engagement è dello 0,1% e che il 74% dei fan della pagina Face­book inte­ra­gi­sce solo una volta. Che Huf­f­Post Ita­lia mostri, e dimo­stri, i pro­pri dati pub­bli­ca­mente così che pos­sano essere veri­fi­cati come lo sono que­sti. Sarebbe comun­que, a pre­scin­dere dalla que­stione spe­ci­fica, una dimo­stra­zione di aper­tura al con­fronto, alla socia­lità di cui stiamo parlando.

Engagement Rate Facebook

Più in gene­rale, pro­ba­bil­mente c’è biso­gno di una “ripas­sa­tina” ai basic delle metri­che dei social.

Infatti si pro­se­gue — e si con­clude — con:

• Sul fronte Twit­ter, si con­te­sta l’attività dell’account (“ha ret­wit­tato 26 volte [1% del totale dei tweet], ha rispo­sto — reply — 10 volte ed ha men­zio­nato 91 volte un account che non fosse il pro­prio”) ma l’engagement è un’altra cosa: è il numero di ret­weet, e men­zioni rice­vute, non quelle effettuate

Quella è la reach, gen­ti­lis­simo Del Vec­chio, non l’engagement. Non lo dico io ma Twit­ter, mi spiace.

Nes­suna rispo­sta viene invece sul fronte dei ricavi, che era il terzo punto del mio arti­colo di lunedì 29 set­tem­bre scorso, e sulla rile­vanza dell’home page di Repubblica.it sul totale degli utenti unici nel giorno medio.

Come, altret­tanto, nes­sun cenno viene fatto alla pro­messa effet­tuata all’esordio di non dare spa­zio a gos­sip nella terza colonna [quella dei “boxini mor­bosi” per inten­derci] che invece guar­dando quali sono gli arti­coli più clic­cati non par­rebbe essere stata man­te­nuta. Giu­di­cate voi.

Da anni lo scri­vente, ed i suoi incauti com­pa­gni di viag­gio, pro­vano ad instil­lare, per­lo­meno, il dub­bio che nell’online non è più pos­si­bile pren­dere le metri­che solo dal punto di vista quan­ti­ta­tivo ma che sia neces­sa­rio, forse indi­spen­sa­bile, anche quello qua­li­ta­tivo e che su que­sto serve un salto di qua­lità nelle ana­lisi dei dati. Il “celo­lun­ghi­smo”, i toni trion­fali, basati esclu­si­va­mente su ele­menti quan­ti­ta­tivi, ser­vono a poco a tutti.

Il mio, il nostro, fact chec­king va in que­sta dire­zione e pace se facendo que­sto si toc­cano alcune sen­si­bi­lità se ciò può con­tri­buire a riflet­tere meglio su come ana­liz­zare i dati. Que­sto è uno spa­zio aperto per tutti quelli che su que­sti temi [senza pre­giu­dizi o motivi auto­pro­mo­zio­nali] vogliano discu­terne, non a caso, fati­co­sa­mente, con le nostre sole forze, stiamo aprendo un’area com­mu­nity al suo interno.

Chi si loda s’imbroda?

Chi si loda s'imbroda

“Bonus track”: Defi­ning the Right Mea­su­re­ment for Your Digi­tal Strategy

HUFF-POST22
Posted on 29 settembre 2014 by Pier Luca Santoro, Massimo Gentile

Batti, Batti le Manine

Lucia Annun­ziata, uno dei pochi diret­tori di un gior­nale che con­ti­nua osti­na­ta­mente a non avere nep­pure un account Twit­ter, a due anni dalla nascita di Huf­f­Post Ita­lia ha pub­bli­cato un arti­colo auto-celebrativo in cui parla degli stra­bi­lianti suc­cessi della testata da lei diretta dall’esordio ad oggi.

Mi sono preso il tempo per fare un minimo di fact chec­king rispetto a quanto dichiara l’Annunziata.

Abbiamo 250mila fan su Face­book e 180mila fol­lo­wer su Twit­ter, con un enga­ge­ment della com­mu­nity che sfiora il 50% della base fan, uno dei più alti del settore.

Uti­liz­zando Fan­page Karma [se non lo cono­scete è l’occasione buona per] ho veri­fi­cato che il tasso di enga­ge­ment della pagina Face­book del quo­ti­diano si atte­sta al 5.9% ed il livello medio di inte­ra­zione sui post [la “bel­lezza” di 40/die] è dello 0.1%. Attra­verso Twi­to­nomy ho veri­fi­cato che dal 19 luglio al 27 set­tem­bre l’account Twit­ter ha ret­wit­tato 26 volte [1% del totale dei tweet], ha rispo­sto — reply — 10 volte ed ha men­zio­nato 91 volte un account che non fosse il pro­prio [21 delle quali per Mat­teo Renzi] su un totale di 3200 tweet effet­tuati nel periodo preso in considerazione.

Non mi appa­iono esat­ta­mente livelli di inte­ra­zione, di enga­ge­ment, stra­to­sfe­rici come dichia­rato. In caso di dubbi al riguardo basta con­sul­tare la ricerca di «Innova et Bella» su i Face­book Top New­spa­pers 2014 che infatti nep­pure nomina Huf­f­Post Ita­lia, anche se pro­ba­bil­mente, cer­cando di deco­di­fi­care, l’Annunziata in realtà si rife­ri­sce alla reach, alla por­tata della pagina Face­book, quando parla del “50% della base fan”. Come si dice a Milano, Offe­lee, fa el tò mestee [Pastic­ciere, fa’ il tuo mestiere].

2 Grande il suc­cesso del traf­fico da mobile che ormai è pari al 51% del totale.

E sono in effetti pro­prio I social net­work, i motori di ricerca e la cre­scita sul mobile ad aver cam­biato le fonti del nostro traf­fico. La fine­stra su Repubblica.it, che è stata fon­da­men­tale nel lan­cio di que­sta nostra testata, for­ni­sce oggi solo un terzo dei nostri accessi. 

Un terzo degli accessi — pari a circa 60mila utenti unici nel giorno medio — non sono esat­ta­mente bru­sco­lini. Anzi sono per l’esattezza la seconda fonte di traf­fico dopo i social [97% Face­book]. Un peso, quello di Repubblica.it, che va ben oltre le visite dirette e le visite da motori dei ricerca come mostra il gra­fico sottostante.

Gli accesi da mobile, secondo Audi­web, sono il 32%. Com­ples­si­va­mente la for­tis­sima dipen­denza da Repubblica.it e dai social indi­cano un basso tasso di fedeltà alla testata.

3 Que­sta ten­denza posi­tiva si riflette anche sui conti eco­no­mici. Chiu­de­remo il 2014 con un incre­mento dei ricavi del 19 per cento.

«L’Huffington Post Ita­lia» nel suo primo anno di vita ha rea­liz­zato meno di un milione di euro di ricavi ed altret­tanti di per­dite. Per l’esattezza 815mila euro di ricavi e 847mila euro di per­dite. Il 19% di cre­scita dei ricavi è pari a 154mila euro. A pre­scin­dere dal non tra­scu­ra­bile fatto che se le per­dite hanno seguito lo stesso anda­mento i conti della testata restano in rosso, sin­ce­ra­mente 154mila euro di fat­tu­rato pub­bli­ci­ta­rio in più non mi sem­brano un risul­tato stra­bi­liante per una testata con le ambi­zioni [ed il soste­gno] di cui gode — di Huf­f­Post Italia.

Batti, batti le manine…

HUFF-POST22

Content Mktg
Posted on 24 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Content Marketing “De Noartri”

Alti­me­ter ha pub­bli­cato recen­te­mente “The State of Social Busi­ness 2013: The Matu­ring of Social Media into Social Busi­ness”. La ricerca porta la firma di cele­brati esperti inter­na­zio­nali del cali­bro di Brian Solis e Char­lene Li.

Tra i diversi risul­tati emer­genti si sco­pre, o meglio viene con­fer­mato, che il con­tent mar­ke­ting è in cima alla lista delle prio­rità della comu­ni­ca­zione d’impresa per il 2013.

Una super­fi­ciale ricerca su Goo­gle, effet­tuata uti­liz­zando il nome dello stu­dio, for­ni­sce cen­ti­naia e cen­ti­naia di risul­tati di “blog­ger” che hanno scritto arti­coli e com­menti al riguardo. Lo stesso avviene su Twit­ter e gli altri social media, social network.

Sic­come è ormai noto che la pub­bli­ca­zione di uno stu­dio, di una ricerca sia uno dei modi migliori, e più dif­fusi, per far par­lare di se, mi sono abi­tuato da tempo a guar­dare prima dei risul­tati la meto­do­lo­gia così da poterne veri­fi­care atten­di­bi­lità ed effet­tivo valore [ed even­tual­mente par­larne in que­sti spazi].

Nel caso spe­ci­fico NON viene indi­cata la meto­do­lo­gia e la ricerca si basa su 65 casi. E’ chiaro dun­que che con un cam­pione tanto ridotto di aziende giun­gere a delle con­clu­sioni affi­da­bili è una chi­mera, ed è anche, a mio modo di vedere,  in asso­luto con­tra­sto con le policy dichiarate.

Il con­tent mar­ke­ting “de noartri”.

Content Mktg

PS: Pren­de­tela, se vi pare, come una — minima — lezione di fact checking.

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