etica giornalismo

Comprensione Argomenti Giornali
Pubblicato il 4 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

[Il]Leggibilità Quotidiane

I gior­nali, il gior­na­li­smo, hanno un grave pro­blema: i temi di mag­gior rile­vanza per la società, per la demo­cra­zia e la vita pub­blica, sof­frono di un defi­cit di leg­gi­bi­lità e chia­rezza. E’ quanto emerge da uno stu­dio con­dotto dall’ Uni­ver­sity of Bri­stol e dalla School of Jour­na­lism della Car­diff University.

I temi di mag­gior spes­sore, di mag­gior valore in ter­mini di con­tri­buto alla for­ma­zione di cono­scenza e con­sa­pe­vo­lezza che un’informazione di qua­lità, un buon gior­na­li­smo, dovrebbe for­nire, quali poli­tica, ambiente, ma anche dina­mi­che dei prezzi al con­sumo e busi­ness, infor­ma­zione eco­no­mica, sono le cate­go­rie che pre­sen­tano il minor livello di leg­gi­bi­lità, di com­pren­sione, da parte del lettore.

Ana­lisi e com­mento alla ricerca nella mia rubrica set­ti­ma­nale per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory. Buona let­tura.

Comprensione Argomenti Giornali

Word Cloud Rupert Murdoch's Memo to News Corp Staff
Pubblicato il 18 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

L’Alto Costo del Sensazionalismo

«Estrella Digi­tal», quo­ti­diano all digi­tal spa­gnolo, pub­blica i costi soste­nuti da News Corp a seguito dei nume­rosi scan­dali legati alle inter­cet­ta­zioni del «The News of The World» che ad un anno di distanza dalla chiu­sura del quo­ti­diano con­ti­nua a creare pro­blemi al più grande colosso del mondo dei media con  addi­rit­tura la Chiesa d’Inghilterra schie­rata con­tro.

Sono ad oggi 224 milioni di dol­lari in spese legali e 125 in azioni di mar­ke­ting i costi diretti soste­nuti da News Corp per far fronte ad un a delle peg­giori pagine del gior­na­li­smo inter­na­zio­nale. Costi ai quali cer­ta­mente è legata la deci­sione di scor­po­rare le atti­vità di publi­shing del gigante media­tico di Rupert Mur­doch che a causa della ristrut­tu­ra­zione ha accu­mu­lato per­dite per la bel­lezza, si fa per dire, di 2.800 milioni di dol­lari [circa 2.200 milioni di euro].

Un costo eco­no­mico e d’immagine che ha por­tato all’annuncio della revi­sione del codice etico dell’azienda con una nota interna dif­fusa diret­ta­mente da Mur­doch a tutti i dipen­denti di richiamo ai nuovi stan­dard dell’impresa.

Dal testo inte­grale del memo interno ho creato la nuvola di parole per vedere quali fos­sero i ter­mini più usati e, come mostra appunto l’immagine sot­to­stante, tra tutti spicca “com­pliance”. Ter­mine che in eco­no­mia indica la fun­zione atta a pre­ve­nire il rischio con­nesso alla pos­si­bi­lità di giun­gere a danni di imma­gine o per­dite finan­zia­rie, in seguito a cat­tivo fun­zio­na­mento e/o comportamento.

L’alto costo del sensazionalismo.

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Pubblicato il 6 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Il Terremoto delle Notizie

I due ter­re­moti, per par­lare delle scosse prin­ci­pali del 20 e 29 mag­gio, che hanno scosso l’Emilia e coin­volto emo­ti­va­mente l’Italia intera, hanno avuto una gran­dis­simi coper­tura media­tica sia dalle fonti tra­di­zio­nali, gior­nali e tele­vi­sioni, che in Rete con Twit­ter sem­pre più mezzo di dif­fu­sione di noti­zie anche nel nostro paese.

Su entrambi i fronti non sono man­cate le pole­mi­che e gli errori, con da un lato il richiamo dell’ordine dei Gior­na­li­sti ad evi­tare allar­mi­smo nella rin­corsa allo scoop ad ogni costo da parte dei pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione e la bufala della RAI, e dall’altro lato l’ingorgo di Twit­ter che ha creato la neces­sità di scri­vere un deca­logo sul suo uti­lizzo negli eventi di crisi anche a causa di spe­cu­la­zioni tanto dan­nose quanto inu­tili che sono state create da alcune imprese.

Sono aspetti dei quali ho avuto modo di par­lare più volte nel tempo, anche di recente. Se cer­ta­mente la tem­pe­sti­vità dell’informazione non è sem­pre neces­sa­ria­mente un valore, ancor meno se fini­sce per essere ele­mento di disturbo alla sele­zione qua­li­fi­cata ed all’affidabilità, pre­fe­ri­sco guar­dare al lato posi­tivo, alla soli­da­rietà, ai volon­tari digi­tali [e ovvia­mente a quelli sul campo] ed agli esempi vir­tuosi di col­la­bo­ra­zione che si sono sviluppati.

E’ indub­bio che vi siamo ancora degli anelli man­canti per sfrut­tare al meglio le poten­zia­lità infor­ma­tive e di col­la­bo­ra­zione, ma se  la “con­tent cura­tion” è la sfida da vin­cere sui social net­work, come giu­sta­mente scrive Serena Danna nel suo arti­colo sul tema, esi­stono gli stru­menti per farlo, forse il pro­blema è di cono­scerli e saperli utilizzare.

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Sarà inte­res­sante cono­scere, quando saranno dispo­ni­bili, i dati Audi­web con gli accessi durante il mese di mag­gio ai siti d’informazion e online e i dati ADS sulle dif­fu­sioni dei quo­ti­diani in edi­cola, anche se da una mia inda­gine pare che per le ven­dite dei quo­ti­diani il ter­re­moto ha avuto un impatto scarso o nullo. Ele­mento che, se con­fer­mato, fa riflet­tere sul posi­zio­na­mento dei gior­nali gene­ra­li­sti nell’attuale eco­si­stema dell’informazione.

Come nel caso dell’attentato di Brin­disi, sono state  ana­liz­zate in det­ta­glio le con­di­vi­sioni delle 30 testate moni­to­rate da UAC Meter in rife­ri­mento al ter­re­moto [che non smette].

I risul­tati evi­den­ziano, come già emer­geva dal gra­fico sopra ripor­tato rela­tivo solo a Twit­ter,  che la seconda scossa del 29 mag­gio ha otte­nuto un numero di con­di­vi­sioni su Face­book, Twit­ter e Goo­gle Plus, di gran lunga supe­riore a quella pre­ce­dente del 20.

Com­ples­si­va­mente, nel per­diodo com­preso tra il 20 mag­gio ed il 03 giu­gno, sono state circa 350mila [347,743] le con­di­vi­sioni di arti­coli sulla notizia.

Oltre ai tre “soliti noti”: «La Repub­blica», «Il Cor­riere della Sera» ed «Il Fatto Quo­ti­diano», emerge l’ «Ansa», fonte d’informazione che ottiene il mag­gior numero di arti­coli con­di­visi [183] con­fer­mando il valore attri­buito alla tem­pe­sti­vità dell’informazione in que­sti casi, anche se il pri­mato del totale con­di­vi­sioni resta a «La Repub­blica» con 64,872 men­tion totali.

Anche «TGcom24» ha ben 157 arti­coli con­di­visi con un arti­colo: “Sisma le ban­che fanno cassa sulle disgra­zie. Com­mis­sioni sui boni­fici di soli­da­rietà” che da solo ottiene oltre 7mila con­di­vi­sioni. Rispunta la voca­zione social [in par­ti­co­lare su Face­book — vd 12 & 3] di «Gior­na­let­ti­smo», testata all digi­tal di recente entrata nel gruppo Ban­zai, che ha 83 arti­coli con­di­visi per un totale di più di 15mila mention.

La quota delle prime sei testate sopra men­zio­nate arriva al 63%. I  tre “soliti noti”, così come li ho con­ven­zio­nal­mente defi­niti, pesano il 43,3%.

L’informazione in Rete con­ti­nua a mostrare una mag­gior con­cen­tra­zione rispetto a quella omo­loga su carta anche sui social media, è un aspetto non tra­scu­ra­bile sia in ter­mini di pro­spet­tive di busi­ness che a livello di moni­to­rag­gio della plu­ra­lità informativa.

Anche que­sta volta, clic­cando sull’immagine sot­to­stante avrete accesso ad altre infor­ma­zioni sup­ple­men­tari, che per sin­tesi ho tra­la­sciato, non­chè alla ver­sione inte­rat­tiva e per­so­na­liz­za­bile dell’elaborazione realizzata.

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Pubblicato il 2 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Analisi della Diffusione Sociale sull’Attentato a Brindisi

Sono tra­scorse esat­ta­mente due set­ti­mane dal giorno dell’attentato a Brin­disi e, pur­troppo, nono­stante le riprese delle tele­ca­mere di sicu­rezza l’attentatore non è stato ancora con­se­gnato alla giustizia.

La noti­zia della bomba davanti alla scuola è stata una gior­nata buia dell’informazione ita­liana per il trat­ta­mento effet­tuato da quasi tutti i prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali come testi­mo­nia sia il richiamo del garante della pri­vacy che quello del Pre­si­dente dell’Ordine dei Gior­na­li­sti, che recen­te­mente ha avviato tre pro­ce­di­menti disci­pli­nari sulla questione.

Una que­stione non sol­tanto etica ma di respon­sa­bi­lità sociale frutto della ricerca dello scoop ad ogni costo che, ahimè, si sta ripe­tendo anche in occa­sione del ter­re­moto che ha col­pito l’Emilia e la pro­vin­cia in cui risiedo.

Con l’amico Gia­como Fusina, tito­lare di Human High­way, società di ricer­che che ha svi­lup­pato UAC Meter, stru­mento di moni­to­rag­gio della social popu­la­rity delle noti­zie  e delle fonti d’informazione, abbiamo deciso di con­cen­trare l’analisi sull’attentato del capo­luogo pugliese per veri­fi­care l’impatto del tra­gico fatto.

L’ela­bo­ra­zione, basata sui dati rac­colti da UAC meter dal 19 al 27 mag­gio, mostra lo svi­luppo tem­po­rale delle con­di­vi­sioni, la pro­gres­sione per giorno e ora del numero com­ples­sivo di con­di­vi­sioni degli arti­coli pro­dotti sul tema.

Com­ples­si­va­mente su Face­book, Twit­ter e [per quel che vale] Goo­gle Plus, vi sono state 200mila con­di­vi­sioni della noti­zia. Le tre fonti mag­gior­mente citate sono state, in ordine di numero di men­tion, «La Repub­blica» con 98 arti­coli citati, «Il Cor­riere della Sera» con 66 ed «Il Fatto Quo­ti­diano» con 49.

Le tre testate da sole pesano il 65% del totale delle con­di­vi­sioni di arti­coli sulla noti­zia. L’articolo che ha avuto la mag­gior par­te­ci­pa­zione sociale, di «La Repub­blica», ha otte­nuto 66.168 condivisioni.

Clic­cando sull’immagine sot­to­stante avrete accesso ad altre infor­ma­zioni sup­ple­men­tari, che per sin­tesi ho tra­la­sciato, non­chè alla ver­sione inte­rat­tiva e per­so­na­liz­za­bile dell’elaborazione realizzata.

Ben­ve­nuti nell’era della distri­bu­zione sociale dei mezzi di massa.

A mar­gine, sem­pre in tema di con­di­vi­sioni, si segnala quanto pub­bli­cato da Nie­man Lab rela­ti­va­mente al peso, al valore dei “bot­toni” di Twit­ter all’interno dei siti d’informazione.