errori carcerari

Pubblicato il 25 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

La Guantanamo dell’Informazione Italiana

L’informazione in tutto il mondo dif­fonde e com­menta i files dif­fusi rela­ti­va­mente a Guan­ta­namo.

Molti quo­ti­diani, anche Euro­pei, sono riu­sciti ad uscire con la prima pagina che riporta in grande evi­denza la noti­zia ed il Guar­dian ha imme­dia­ta­mente rea­liz­zato una sezione di aggior­na­mento con­ti­nuo sulla vicenda.

In Ita­lia, ecce­zion fatta per Il Post, regna il silen­zio più asso­luto dopo più di 10 ore [sono le 10.18 in qs momento].

E’ il segnale lam­pante dell’arretratezza dell’informazione nel nostro paese. La Guan­ta­namo dell’informazione in Italia.

Pubblicato il 25 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Guantanamo Leaks

Iro­nia della sorte, o bef­fardo segno del destino, pro­prio nel giorno della ricor­renza della libe­ra­zione nel nostro paese Wiki­Leaks pub­blica 779 files, redatti tra il 2002 ed il 2009, clas­si­fi­cati come segreti rela­ti­va­mente a quella che è una delle pagine più buie delle demo­cra­zie occi­den­tali: la pri­gione di Guantanamo.

Al momento, tra i media part­ners dell’organizzazione gui­data da Julian Assange sola­mente The Washing­ton Post, The McClat­chy Com­pany, El Pais. Le MondeThe Tele­graph hanno pub­bli­cato estratti e sin­tesi della docu­men­ta­zione che era stata rice­vuta da circa un mese e sulla quale Wiki­leaks ha tolto l’embargo, il veto di pub­bli­ca­zione, sta­notte dopo aver saputo che altri mezzi di comu­ni­ca­zione erano in pos­sesso della docu­men­ta­zione e sta­vano per pubblicarla.

Si è così, infatti, venuta a creare una sorta di “leak dei leaks” che ha con­sen­tito al New York Times di pub­bli­care i files, otte­nuti da altra fonte, ceden­doli a sua volta alla NPR ed al Guar­dian.

Al di là della coper­tura media­tica e delle vicende con­nesse, che sarà cer­ta­mente inte­res­sante appro­fon­dire appena pos­si­bile, i files, ordi­nati per numero dei pri­gio­nieri [Intern­ment Serial Num­ber], nome o nazio­na­lità, con­fer­mano, docu­men­tan­dolo, le mal­ver­sa­zioni, l’arbitrarietà, spesso eser­ci­tata erro­nea­mente, e gli orrori e gli errori del cen­tro di reclu­sione nel quale per­man­gono ancora 181 dete­nuti, costato, sin ora, oltre 500 milioni di dol­lari al Governo degli USA.

Il NYT, al riguardo, ha pub­bli­cato una time­line inte­rat­tiva che sin­te­tizza tutti gli avve­ni­menti all’interno del cen­tro di deten­zione ed evi­den­zia i casi det­ta­gliati degli errori più evi­denti dei dete­nuti che veni­vano clas­si­fi­cati secondo il sup­po­sto livello di riscio che pre­sup­po­ne­vano per la sicu­rezza degli USA e con le indi­ca­zioni di che fare con lui.

Il Governo degli Stati Uniti con­danna aspra­mente la dif­fu­sione della docu­men­ta­zione ed al tempo stesso con­ti­nua a bloc­care l’accesso, il con­tatto, con Brad­ley Man­ning, il sol­dato al cen­tro della vicenda. Ulte­riori ten­ta­tivi di muti­la­zione della demo­cra­zia e della giu­sti­zia spe­riamo desti­nati a nau­fra­gare miseramente.

Come recita il pay off di Wiki­Leaks, il corag­gio è contagioso.