equo compenso

Muro delle Lamentele Giornalisti Spagnoli
Pubblicato il 27 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Muro del Pianto

Il futuro del gior­na­li­smo, e dei gior­nali è online.

Adesso lo dice anche l’ultimo album di Super­man che lascia il suo lavoro al Daily Pla­net per fon­dare, si dice, un nuovo «Huf­fing­ton Post» o «Drudge Report» e c’è anche chi gli spiega, giu­sta­mente, le dif­fe­renze tra lavo­rare in un gior­nale tra­di­zio­nale ed in una reda­zione liquida.  Sto­ria che in que­sta set­ti­mana ha fatto il giro del mondo presa ad esem­pio delle evo­lu­zioni in corso.

Se Super­man in pas­sato qual­che pro­blema di lavoro l’aveva già avuto, un paio di giorni fa la Aso­cia­ción de la Prensa de Madrid ha aperto “El Muro de las Lamen­ta­cio­nes de los Perio­di­stas” [il muro delle lamen­tele dei gior­na­li­sti]. Muro vir­tuale in cui si pos­sono inse­rire video, foto o testi, spa­zio di denun­cia sulla situa­zione pro­fes­sio­nale e lavo­ra­tiva dei gior­na­li­sti spagnoli.

Uno dei primi mes­saggi ad appa­rire sulla bacheca richiama l’hastag #gra­ti­sno­tra­bajo [non lavoro gra­tis] popo­la­ris­simo su Twit­ter da mesi.

Le due facce della stessa meda­glia della dif­fi­cile tran­si­zione al digi­tale dei gior­nali e del dilemma del pri­gio­niero, richia­mato nell’articolo di ieri, che come avviene in ogni com­parto indu­striale impatta diret­ta­mente sulle con­di­zioni di chi vi lavora[va].

Ad inte­gra­zione, si sug­ge­rice la let­tura di: “What’s Really Kil­ling Print Jour­na­lism”, bella ana­lisi sul tema ricca di appro­fon­di­menti possibili.

Doonesbury Non Pagato
Pubblicato il 1 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Valore delle Opinioni

Le dichia­ra­zioni di Lucia Annun­ziata nell’inter­vi­sta rila­sciata a «Prima Comu­ni­ca­zione» di que­sto mese:

I blog­ger sono una parte essen­ziale del nuovo pro­getto.[…] I blog non sono un pro­dotto gior­na­li­stico, sono com­menti, opi­nioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blog­ger non ven­gono pagati

hanno fatto il giro d’Italia sol­le­vando un vespaio sia tra i gior­na­li­sti, già sul piede di guerra per la tanto attesa nor­ma­tiva sull’equo com­penso, che ovvia­mente tra “i blog­ger”. Gli amici di LSDI/Dig.it hanno rac­colto buona parte degli inter­venti più signi­fi­ca­tivi sul tema.

Al tempo stesso il «The New York Times» nell’ obi­tuary, nell’arti­colo di com­me­mo­ra­zione per la morte di Arthur Ochs Sulz­ber­ger, a lungo [1963–1992] edi­tore del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense che sotto la sua guida, tra l’altro, ha otte­nuto 31 dei 108 Premi Puli­tzer, la più pre­sti­giosa ono­ri­fi­cenza nazio­nale per il gior­na­li­smo, si chiude con una cita­zione di Sulzberger:

I think that paper and ink are here to stay for the kind of new­spa­pers we print. There’s no shor­tage of news in this world. If you want news, you can go to cyber­space and grab out all this junk. […] You’re not buy­ing news when you buy The New York Times. You’re buy­ing judg­ment. [Non state com­prando noti­zie quando acqui­state il NYTi­mes. State com­prando giu­dizi, opinioni]

Credo che que­sto sia ancora più vero nella fase attuale dove molto spesso, pur con tutte le limi­ta­zioni del caso, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo ed in par­ti­co­lare il video/foto citi­zen jour­na­lism, arriva ine­vi­ta­bil­mente prima di gior­nali e gior­na­li­sti sulla noti­zia il più delle volte.

Come ho avuto modo di dire, il biso­gno è di capire non di vedere, l’informazione deve spie­gare non mostrare o ripor­tare. Se que­sto, come credo, è un punto car­dine per la qua­lità dell’informazione, sarà bene ricon­si­de­rare il valore delle opinioni.

Sem­pre in tema, si segnala, ad inte­gra­zione delle segna­la­zioni di LSDI, l’arti­colo: “Il McHuf­fing­ton­Post e i blog­ger non retribuiti”.

Pubblicato il 31 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Alla Fame per la Fama

Come molti ricor­de­ranno, dopo la ces­sione dell’«Huffington Post» ad AOL per la straor­di­na­ria cifra di 315 milioni di dol­lari, una parte dei blog­ger che scri­ve­vano gra­tui­ta­mente per la testata all digi­tal più famosa al mondo inten­ta­rono una class action pre­ten­dendo una parte dei ricavi otte­nuti dalla ces­sione d’azienda soste­nendo che aveva rag­giunto quel valore, anche, gra­zie al loro lavoro mai pagato, e recla­man­done un terzo.

Il «The New York Times» all’epoca aveva pro­dotto un’analisi esau­stiva che quan­ti­fi­cava con­cre­ta­mente il valore eco­no­mico dei blog dell’«Huffington Post». Nell’arti­colo, pro­dotto allora, viene iden­ti­fi­cato spe­ci­fi­ca­ta­mente il peso dei blog, ana­liz­zando il numero di pagine viste sul totale ed i com­menti [e dun­que la par­te­ci­pa­zione dei let­tori] per arri­vare a quello che potrebbe essere il valore in ter­mini di ricavi pub­bli­ci­tari. Ne emerge un rap­porto di 1 a 20 tra gli arti­coli retri­buiti e quelli gra­tuiti di blog­ger che dareb­bero luogo a reve­nues pub­bli­ci­ta­rie nell’ordine di poco più di 6 US $ ogni mille pagine viste. Un  rap­porto deci­sa­mente infe­riore alla quota di reve­nues pre­tesa dalla class action.

A meno di un anno di distanza è arri­vata ieri la sen­tenza, favo­re­vole ad AOL.

Nelle moti­va­zioni il giu­dice afferma che nulla è dovuto poi­chè non è mai stato sti­pu­lato un con­tratto one­roso tra «Huf­fing­ton Post» ed i blog­ger che sin dall’inizio sape­vano che il loro lavoro non sarebbe stato remu­ne­rato ed avendo accet­tato ugual­mente nulla è loro dovuto. Il caso è stato licen­ziato con “pre­ju­dice”, dun­que non potrà essere impu­gnata la sen­tenza o ripro­po­sta la causa in altra forma.

Ovvia­mente posi­tiva la rea­zione della testata sta­tu­ni­tense che esprime sod­di­sfa­zione per la sen­tenza e rin­no­vato impe­gno nella col­la­bo­ra­zione futura con tutti i blogger.

Con lo sbarco in Europa, appog­gian­dosi ai quo­ti­diani nazio­nali, dell’HuffPo, già attiva, con buoni risul­tati, per quanto riguarda la Fran­cia, e attesa immi­nente per le ver­sioni spa­gnole, ini­zial­mente pre­vi­sto a marzo e poi riviato a giu­gno, ed ita­liane, per le quali sono già stati scelti i diret­tori, sarà inte­res­sante veri­fi­care il peso di blog e blog­ger nell’impostazione edi­to­riale. Se infatti, a parità di man­te­ni­mento della mede­sima gab­bia gra­fica in entrambe le ver­sioni euro­pee, nell’edizione bri­tan­nica si nota un largo impiego di blog­ger, men­tre in quella fran­cese pare di gran lunga infe­riore. Una dif­fe­renza pro­ba­bil­mente dovuta sia alla cul­tura, alla men­ta­lità delle per­sone che alle dif­fe­renze nella legi­sla­zione nazionale.

Con la legge sull’equo com­penso per i gior­na­li­sti in dirit­tura d’arrivo nel nostro Paese, la defi­ni­zione di blog­ger, altra “parola sca­to­lone” senza signi­fi­cato che, come noto, non apprezzo a pre­scin­dere dal caso spe­ci­fico,  potrebbe dive­nire sino­nimo di pro­dut­tore di con­te­nuti non pagato. Un bel tema da affron­tare insieme al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo il mese prossimo.