enterprise 2.0

Pubblicato il 27 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Fattori di Trasformazione del Business & Chiavi di Successo

Ross Daw­son rias­sume in un’unica chart i fat­tori di tra­sfor­ma­zione del busi­ness e gli ele­menti chiave di suc­cesso nel con­te­sto di rife­ri­mento attuale, evi­den­ziando gli aspetti legati alle tec­no­lo­gie, alla socia­lità ed alla respon­sa­bi­lità sociale delle imprese e le diverse aree da con­si­de­rare all’interno del macro­sce­na­rio quali l’accresciuto potere dei con­su­ma­tori e la diversa inte­sità com­pe­ti­tiva rispetto al passato.

Tutti i fat­tori chiave di suc­cesso iden­ti­fi­cati sono «imma­te­riali», evi­den­ziando quindi aspetti di qua­lità dell’impresa legati a varia­bili comu­ne­mente defi­nite «soft».

Il futuro delle «imprese 2.0» è già scritto da tempo, si tratta ora, o mai più, di imple­men­tare il cambiamento.

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Pubblicato il 21 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

Numerica & Ponderata

L’avvento dei social media, tranne nel caso di raris­sime ecce­zioni, non ha modi­fi­cato com­ples­si­va­mente l’approccio delle imprese alla comu­ni­ca­zione esterna.

Abi­tu­dine con­so­li­data a lavo­rare con la massa alla ricerca di volumi e la rela­tiva pro­pen­sione a spa­rare nel muc­chio andando a cac­cia di uccel­lini con il bazooka, unite alla ancor più ina­de­guata atten­zione alla comu­ni­ca­zione interna ed ai pro­cessi orga­niz­za­tivi, vis­suti pre­va­len­te­mente esclu­si­va­mente in chiave di cost saving, gene­rano una con­trad­di­zione dei ter­mini tra la realtà del web 2.0 e l’inconsistenza nella pra­tica dell’enter­prise 2.0.

Quello che sfugge ai più è l’implicazione che pre­sup­pone que­sto muta­mento in ter­mini di rela­zione con i con­su­ma­tori e, più in gene­rale con l’insieme degli sta­ke­hol­ders, che il nuovo sce­na­rio, egre­gia­mente rias­sunto da Ross Daw­son nello schema sot­to­stante, presuppone.

L’approccio è pres­so­chè esclu­si­va­mente quan­ti­ta­tivo con metri­che spesso non con­di­vise che basano il ten­ta­tivo di misu­ra­zione dell’efficacia su para­digmi che ser­vono a gene­rare report di pro­ba­bi­lità della con­ser­va­zione del posto per l’agenzia che le ha imple­men­tate e per il mana­ger che le ha com­mis­sio­nate. Defi­ni­zioni che danno i numeri ma non il loro valore.

Non a caso le inda­gini sulle inten­zioni di spesa, di inve­sti­mento, danno Face­book come il canale, il mezzo, sul quale agen­zie ed imprese mani­fe­stano mag­gior propensione.

Il con­cetto di nume­rica e pon­de­rata, ovvero del valore effet­tivo dei numeri, del ruolo di cia­scun agente, che coloro che ope­rano in mer­cati legati alla grande distri­bu­zione cono­scono dalla notte dei tempi, non pare tutt’oggi tro­vare rispo­ste con­grue nel mondo dei media e della comunicazione.

La moti­va­zione che spinge un utente ad uti­liz­zare un canale digi­tale invece che un altro è ele­mento di mag­gior rile­vanza rispetto al tempo che vi trascorre.

La qua­lità delle nic­chie di utenti attivi è asso­lu­ta­mente supe­riore a quella della massa dor­miente come già emer­geva con chia­rezza pro­prio in rife­ri­mento ai media nell’ana­lisi com­pa­ra­tiva tra diverse testate e qua­lità vs quan­tità dei fol­lo­wers su Twitter.

Sono que­sti alcuni degli ele­menti che già nel 2007 un gruppo di avven­tu­rosi, tra gli altri, aveva sot­to­li­neato e che nel 2009 veni­vano iden­ti­fi­cati con chia­rezza nel Mani­fe­sto for Social Busi­ness che, con spe­ci­fico rife­ri­mento alla rile­vanza nei [social] media, ovvero alla atten­zione a comu­ni­care alla per­sona cor­retta — cor­ret­ta­mente iden­ti­fi­cata — attra­verso il giu­sto mezzo il con­te­nuto d’interesse al tempo giu­sto, con­sen­tono effi­ca­cia e tra­sfe­ri­scono valore al pro­cesso di comunicazione.

L’epoca della nume­rica è finita, ben­ve­nuti nell’era della ponderata.

Pubblicato il 19 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Io Manifesto Apertamente

La qua­lità di un un quo­ti­diano si misura sem­pre più anche dal livello di aper­tura, di inte­ra­zione con l’utenza. E’ un biso­gno che, come noto, quello che viene rag­grup­pato sotto il deno­mi­na­tore comune di Web 2.0, ha reso espli­cito, evi­dente a chiun­que voglia ascoltarlo.

Va segna­lata sotto que­sto pro­filo la lode­vole ini­zia­tiva del Mani­fe­sto che dal 16 di que­sto mese ha pub­bli­cato gli inter­venti dei mem­bri del comi­tato di gestione del quo­ti­diano ed aperto ai let­tori, , invi­tan­doli espli­ci­ta­mente, la pos­si­bi­lità di for­nire il loro contributo.

Obiet­tivo dichia­rato del dibat­tito è quello di defi­nire in maniera par­te­ci­pata il per­corso di rilan­cio del quo­ti­diano in questione.

Sono almeno due gli aspetti che ren­dono, a mio avviso, straor­di­na­ria, in ter­mini posi­tivi evi­den­te­mente, que­sta iniziativa.

In pri­mis è la tra­spa­renza ed il corag­gio di ren­dere pub­blici gli inter­venti del gruppo diri­gen­ziale del gior­nale a costi­tuire esem­pio senza pre­ce­denti, per quanto a me noto, di cosa sia aper­tura verso l’esterno.

Si va così defi­nendo con­cet­tual­mente un nuovo stan­dard sia in ter­mini di costru­zione dell’informazione che nel pro­cesso di con­cre­tiz­za­zione di quel che in chiave mana­ge­riale ed orga­niz­za­tiva viene clas­si­fi­cato sotto l’egida dell’ enter­prise 2.0 e che, a ben vedere, è di asso­luta coe­renza con il ter­mine e la defi­ni­zione di comu­ni­sta che la coo­pe­ra­tiva, nella mia visione, for­tu­na­ta­mente, si ostina, appa­ren­te­mente “against all odds”, a man­te­nere per la testata.

Inol­tre, all’interno dei com­menti anche le cri­ti­che più aspre e, tal­volta, ano­nime ven­gono pub­bli­cate, a con­ferma, se neces­sa­rio, della tra­spa­renza e, fatto forse ancor più straor­di­na­rio rispetto a quella che è la norma, la con­sue­tu­dine dei gior­nali on line, quando del caso ven­gono for­nite delle risposte.

Sono que­sti ele­menti che esem­pli­fi­cano e con­cre­tiz­zano i con­cetti por­tanti di quelle che recen­tis­si­ma­mente sono state defi­nite come le tre C dell’informazione.

Non vi è dub­bio che Il Mani­fe­sto con que­sta ini­zia­tiva si sia posto, come si suol dire, una spanna al di sopra degli altri.

Dopo la pub­bli­ca­zione di oggi degli altri inter­venti pro­verò ad aggiun­gere il mio con­tri­buto a quelli di chi mi ha pre­ce­duto, azzar­dando i miei “2 cents” su ambiti e pos­si­bi­lità di rilan­cio on & off line. Stay tuned!

Pubblicato il 30 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Spunti e commenti sull’ utilizzo corporate dei social media

L’arti­colo redatto qual­che giorno fa da Ste­fa­nia Ric­cio, oltre ad essere ricco di spunti di rifles­sione e con­fronto ha inne­scato un dibat­tito meri­te­vole di essere approfondito.

In “Dal blog al book” viene sostan­zial­mente fatta una cri­tica dei social media, con par­ti­co­lare rife­ri­mento ai blog, sia in ter­mini di auto­re­fe­ren­zia­lità quando ricon­du­ci­bili ad una per­sona, che di uti­lizzo scor­retto o quan­to­meno fuor­viante quando rife­ri­bili ad una impresa.

Tesi spo­sata e rin­for­zata quasi all’unisono nei com­menti e sin­te­tiz­zata da quelli espressi da Fer­ruc­cio Bira­ghi che afferma: I blog padro­nali, allo stesso modo di tutto quello che è fina­liz­zato al pro­fitto, sono costi­tu­zio­nal­mente rivolti a per­sua­dere. La comu­ni­ca­zione aperta e la costru­zione di cono­scenza sono aldilà della loro logica d’azione. La degra­da­zione in book è legata agli utili e il modello redattore-lettore ripe­tono le strut­ture ver­ti­ci­sti­che dell’organizzazione di fab­brica, for­mag­gini, ser­vizi, noti­zie, inser­zioni che siano. Seguito subito da Simona Avi­ta­bile con: L’abuso della parola com­mu­nity vor­rebbe alleg­ge­rire la subor­di­na­zione delle audience e la pri­ma­zia delle for­mule reda­zio­nali adot­tate, copia con­forme dei modelli gerar­chici delle aziende patro­ci­na­trici, un trucco troppo evi­dente per con­vin­cere sugli obiet­tivi dichiarati.

Come dicevo, l’argomento è tal­mente vasto ed arti­co­lato che dif­fi­cil­mente può esau­rirsi in spazi così ridotti. Ten­tiamo comun­que di ampliare il dibat­tito e di rac­co­glierne, spero, gli spunti che ver­ranno appro­fon­dendo alcuni aspetti citati in sintesi.

In gene­rale, se da un lato Manuel Castells ricorda che La logica di rete induce una deter­mi­na­zione sociale di livello supe­riore rispetto a quello degli inte­ressi sociali spe­ci­fici espressi nelle reti; il potere dei flussi afferma la sua prio­rità sui flussi del potere , dall’altro Andrea Fuma­galli afferma come “Siamo di fronte a un para­dosso o meglio ad una poten­ziale con­trad­di­zione: il gene­ral intel­lect con­sente la crea­zione di un valore che trae linfa dalla coo­pe­ra­zione sociale, ma che viene distri­buito tra­mite pro­cessi di espro­pria­zione sociale”.

Se pen­siamo al twitter-giornalismo, per citare non solo un argo­mento di attua­lità ma anche un set­tore eco­no­mico sto­ri­ca­mente al ser­vi­zio del potere costi­tuito, non pos­siamo che con­cor­dare con la frase citata di Castells. Dall’altro lato, rima­nendo nello stesso ambito/settore, è di que­sti giorni, altret­tanto, l’espropriazione effet­tuata da “La Repub­blica” a danno di blog­ger ed utenti rela­ti­va­mente all’annosa que­stione delle dieci domande; coin­volti solo per essere sfrut­tati come ampli­fi­ca­tori del mes­sag­gio del quo­ti­diano senza coin­vol­gi­mento e rico­no­sci­mento alcuno da parte degli idea­tori della cam­pa­gna sociale, avval­lando così la tesi di Fumagalli.

future-of-social-web

In ambito cor­po­rate l’utilizzo dei social media è stato infi­ciato fon­da­men­tal­mente – nel nostro paese più che altrove, forse — da sedi­centi esperti che pour cause ne hanno decla­mato e pro­mosso per anni l’adozione presso le aziende, senza che fosse valu­tato l’impatto da nes­sun punto di vista. Molto spesso i social media sono stati descritti come la pana­cea low cost di tutti mali, senza che vi fosse una valu­ta­zione di coe­renza rispetto al mix di comu­ni­ca­zione e, soprat­tutto, senza con­si­de­rare l’impatto sull’organizzazione interna e la coe­renza tra que­sta e lo stile comu­ni­ca­zione effet­tuata all’interno dell’ impresa. E’ in que­sti casi, ahimè dif­fusi, che devo asso­lu­ta­mente con­cor­dare con Ste­fa­nia Ric­cio quando afferma che: “Il blog diventa una rac­colta di imma­gini e osanna, simile ai book di pre­sen­ta­zione di oggetti, mac­chine o per­sone e la moder­niz­za­zione appa­rente fini­sce con il mostrare la vera iden­tità”.

La sto­ria della comu­ni­ca­zione via inter­net è lastri­cata di errori, spesso pagati a caro prezzo. Dalla crea­zione dei primi siti web alla pre­senza all’interno dei più noti social net­work, pas­sando per second life e, appunto, i cor­po­rate blog abbiamo com­preso, mi auguro, come l’importante non sia esserci ma saperci stare.

I modelli cul­tu­rali e di comu­ni­ca­zione vanno rivi­sti e adat­tati, se neces­sa­rio rivo­lu­zio­nati, per uscire dalla logica top down [notare il lin­guag­gio non ver­bale: quando parla di quanto è impor­tante la rete per Fiat, incro­cia le brac­cia e non guarda nella tele­ca­mera, ma divaga con gli occhi da una parte all’altra. Qual­cuno potrebbe soste­nere che non è molto sin­cero] ed ingag­giare la con­ver­sa­zione con le per­sone sul web e fuori da esso.

L’impresa va uma­niz­zata e l’organizzazione interna dell’azienda adat­tata sia in ter­mini di strut­tura che di coin­vol­gi­mento dei dipen­denti. Più forte è il coin­vol­gi­mento, mag­giore è la fles­si­bi­lità, che serve alle per­for­mance collettive.

Troppo spesso ci si con­cen­tra sul mezzo non sul con­te­nuto e le sue impli­ca­zioni. E’ ora che la cosid­detta visione oli­stica venga effet­ti­va­mente appli­cata e non sola­mente decla­mata come avviene prevalentemente.

Il pas­sag­gio al web 2.0 è con­cla­mato, la frat­tura cau­sata dall’assenza della rea­liz­za­zione effet­tiva di « modelli enter­prise 2.0 », pas­sato – augu­ria­moci – l’attuale – momento con­giun­tu­rale potrebbe cau­sare dico­to­mie e scom­pensi altret­tanto gravi.

Buona parte della mappa è dispo­ni­bile, non resta che uti­liz­zarla ade­gua­ta­mente man­te­nendo la rotta.

Social media specialist

Nota: Sul tema si segna­lano due inte­res­santi con­ver­sa­zioni: una inne­scata dal sot­to­scritto che ha ripor­tato uno dei com­menti all’articolo ed un altra che verte sulla domanda se social media e fat­tu­rato siano compatibili.

Arti­colo ori­gi­na­ria­mente redatto per Irio­spark