engagement

Members Only
Pubblicato il 22 maggio 2014 by Lelio Simi

Membership e giornali (due idee per discuterne)

Già un bel po’ di tempo fa (era il 2010) uno degli osser­va­tori più attenti ai nuovi modelli di busi­ness nel campo dell’editoria come Ken Doc­tor dedi­cava uno dei primi arti­coli della sua cele­bre rubrica New­so­no­mics sul Nie­man Lab al con­cetto di mem­ber­ship (nell’incipit scri­veva più o meno così: “che cosa ren­derà soste­ni­bile le nuove imprese gior­na­li­sti­che? La rispo­sta è una sola: “mem­ber­ship”). In quel pezzo Doc­tor ricor­dava che que­sta non è affatto un’idea nuova, né tanto meno un “espe­ri­mento” intra­preso dalle testate in epoca digi­tale, ma anzi è una vec­chia pra­tica cono­sciuta da oltre 40 anni che oggi è asso­lu­ta­mente fon­da­men­tale per i gior­nali (online e non) saper rin­no­vare e rilanciare.

Alla fine del 2013 il Guar­dian ha nomi­nato un respon­sa­bile per lo svi­luppo delle stra­te­gie di “mem­ber­ship” creando così un nuovo ruolo all’interno del gior­nale pro­prio per incre­men­tare da que­ste poli­ti­che nuove reve­nue, che non dipen­dono nel caso del Guar­dian — è bene pre­ci­sarlo — da nes­sun tipo di pay­wall o sot­to­scri­zione chie­sta diret­ta­mente ai let­tori (su que­sto tema potete anche leg­gere: La stra­te­gia open del Guar­dian).

Molto più recen­te­mente Jeff Jarvis ha dedi­cato pro­prio al con­cetto di “mem­ber­ship” gli ultimi para­grafi di un post Enga­ge­ment, col­la­bo­ra­tion, and mem­ber­ship che fa parte di lungo sag­gio dedi­cato al nuovo eco­si­stema della noti­zia e strut­tu­rato in cin­que parti pub­bli­cate su Medium (uno dei “luo­ghi” più inte­res­santi da visi­tare nel web in que­sto momento). Pro­prio da quello che scrive Jar­vis sul con­cetto di “mem­ber­ship” — come detto sono solo alcuni para­grafi che in parte ripren­dono alcuni con­cetti che Jar­vis scrive da anni — ho cer­cato di estra­po­lare un paio di con­cetti per­ché mi sem­brano par­ti­co­lar­mente inte­res­santi da segnarsi e appun­tare come spunti per svi­lup­pare una discus­sione e delle rifles­sioni più arti­co­late su un argo­mento che ha valore appro­fon­dire (per que­sto ovvia­mente sono gra­dite con­tri­buti e idee):

1. La “mem­ber­ship” non è sem­pli­ce­mente un’altra forma di sot­to­scri­zione, è un modo per ripen­sare il rap­porto tra let­tore e giornali

“Mem­ber­ship” è un ter­mine che spesso viene con­fuso con il con­cetto di “soste­ni­tore” di una testata (soprat­tutto non pro­fit, che sia un gior­nale o un’emittente radio o tv locale) al quale si chiede, sostan­zial­mente, di sot­to­scri­vere un finan­zia­mento per aiu­tare la testata in que­stione a soprav­vi­vere e/o di man­te­nersi indi­pen­dente dai grandi inve­sti­tori pub­bli­ci­tari. Insomma il “patto” con il lettore/sostenitore e la testata è sostan­zial­mente que­sto: tu ci dai soldi e in cam­bio noi pro­met­tiamo di man­te­nere alta la qua­lità dell’informazione e la nostra sostan­ziale indi­pen­denza. Ma se par­liamo di “mem­ber­ship” è neces­sa­rio farci una domanda: cosa dovreb­bero otte­nere di più i mem­bri oltre all’eterna rico­no­scenza dei redat­tori e qual­che bel gad­get da por­tarsi a casa? Una buona rispo­sta potrebbe essere: essere coin­volti con­cre­ta­mente nel pro­cesso pro­dut­tivo del giornale.

In giro ci sono un bel po’ di buone pra­ti­che (ad esem­pio: la piat­ta­forma Kinja che pra­ti­ca­mente mette sullo stesso livello l’autore dell’articolo il let­tore che com­menta quell’articolo, e in giro nel web esi­stono timidi ten­ta­tivi dove si dà la pos­si­bi­lità ai let­tori di poter cam­biare i titoli degli arti­coli pre­via auto­riz­za­zione dei redat­tori). Bene, ma per la mag­gior parte que­sti espe­ri­menti il coin­vol­gi­mento è ancora, diciamo così, a livello base. Si può (si deve) fare ancora di più? Pro­ba­bil­mente sì. La col­la­bo­ra­zione che si con­cede ai let­tori, nella migliore delle ipo­tesi, non va oltre, scrive ancora Jar­vis, a quanto si con­cede ai ragaz­zini in visita al museo di scienze «qui ecco, bam­bini, c’è un bot­tone che potete pre­mere per far appa­rire qual­cuno che potrà fare qual­cosa, ma non temete!, niente di peri­co­loso, è solo per diver­tirvi un po’».

Certo, le comu­nità pos­sono benis­simo orga­niz­zarsi anche da sole (anche nel web, oggi ne hanno tutti gli stru­menti) ma le reda­zioni pos­sono aggiun­gere valore, ad esem­pio con­di­vi­dendo stru­menti e met­tendo a dispo­si­zione la pro­pria orga­niz­za­zione per inse­gnare come veri­fi­care una noti­zia, con­te­stua­liz­zarla e appro­fon­dirla. Domanda: quali stru­menti e stra­te­gie sono neces­sa­rie per ren­dere i let­tori dav­vero par­te­cipi del pro­cesso pro­dut­tivo del giornale?

2. “Mem­ber­ship” è un con­cetto for­te­mente legato all’idea comu­nità, ma le comu­nità non ven­gono “create” dai gior­nali, esi­stono già e i gior­nali ne sono essi stessi dei membri.

«Non solo i gior­nali, i blog e le tech com­pany sono mem­bri di un eco­si­stema dell’informazione nelle loro comu­nità di rife­ri­mento – scrive Jar­vis – ma sono essi stessi mem­bri di quelle stesse comu­nità. Tutti loro hanno degli inte­ressi nella comu­nità e la neces­sità di essere bene infor­mati su di essa. E se è così, non dovreb­bero i mem­bri della comu­nità essere coin­volti ed avere gli stru­menti ade­guati nel deci­dere come si stanno uti­liz­zando le risorse e poter discu­tere le prio­rità nel gestire il lavoro delle testate gior­na­li­sti­che?» Insomma la comu­nità esi­ste già e il gior­nale (la testata gior­na­li­stica) è solo un altro mem­bro che la com­pone, la sua fina­lità dovrebbe essere quella di con­tri­buire con i pro­pri mezzi a darle valore (e rice­verne a sua volta valore). Domanda: qual è il valore che la comu­nità può dare al gior­nale, solo una forma di finan­zia­mento per sostenerlo?

C’è quindi un modo diverso di guar­dare alla “mem­ber­ship”, ci dice ancora Jar­vis nel quale il gior­nale non neces­sa­ria­mente deve pen­sarsi «ego­cen­tri­ca­mente al cen­tro della comu­nità ma sem­mai ai suoi mar­gini», posi­zione migliore per osser­vare quali discus­sioni sono pre­senti nella comu­nità: chi sono le per­sone che per­sone che la com­pon­gono e di cosa si inte­res­sano, cosa sta gli sta a cuore. Con un obiet­tivo: i gior­nali oggi pos­sono for­nire a quelle per­sone (che stanno discu­tendo di poli­tica, sanità, sport, model­li­smo o giar­di­nag­gio) con­te­nuti, cono­scenze, ma anche stru­menti e piat­ta­forme per con­di­vi­dere meglio quello che cono­scono, per avere più occa­sioni di stare insieme e anche (per­ché no?) per acqui­stare cose e ser­vizi. È in que­sto modo che il gior­nale può essere per­ce­pito come un valore, uno stru­mento utile e con­creto per abi­tare quella comu­nità in modo migliore.

Members Only

Gazzetta.it
Pubblicato il 12 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

I Risultati del Restyling di Gazzetta.it

I dati pub­bli­cati la scorsa set­ti­mana rela­ti­va­mente al resty­ling del sito web de «il Cor­riere della Sera» hanno acceso un dibat­tito inte­res­sante sulla que­stione. Oltre ai nume­ro­sis­simi inter­venti, com­menti sui diversi social si sono espressi al riguardo Mas­simo Man­tel­lini che ha appro­fon­dito la tesi di chi, com­preso il sot­to­scritto, non ha apprez­zato il resty­ling, e Simone Tolo­melli [Aka @sasa­ki­fu­jika] che invece imputa i numeri emer­genti a fat­tori legati ad altri aspetti tec­nici rela­tivi alle meto­do­lo­gie attuali di rile­va­zione di Audiweb.

Ho pen­sato avesse senso appro­fon­dire e sono andato a recu­pe­rare e rie­la­bo­rare i dati Audi­web rela­tivi a Gazzetta.it, sem­pre della fami­glia RCS, per veri­fi­care gli effetti del resty­ling avve­nuto a fine gen­naio di quest’anno.

Come mostra la tabella sot­to­stante, nel mese suc­ces­sivo al resty­ling si assi­ste ad un calo del 22% delle pagine viste [con­tro il - 30% di Corriere.it] e nel mese di marzo, ultimo dato dispo­ni­bile, si regi­stra addi­rit­tura una cre­scita sep­pure i numeri restino comun­que infe­riori rispetto al gen­naio; mese per il quale vale la pena di rile­vare la for­tis­sima cre­scita sia di utenti unici che di pagine viste.

Gazzetta.it

Che si sia ancora in attesa della “total digi­tal audience” annun­ciata a novem­bre 2013 e calen­da­riz­zata per gen­naio 2014 è un dato di fatto. Che la cre­scita della frui­zione di inter­net da mobile porti ad un minor numero di pagine viste è altret­tanto noto.

Vedremo se con i dati di aprile si assi­sterà ad un  recu­pero da parte di Corriere.it. Quel che è certo è che evi­den­te­mente la scelta edi­to­riale non è stata esat­ta­mente cen­trata altri­menti non si assi­ste­rebbe alla attuale retro­mar­cia con il ritorno a bloc­chi di testo invece delle sole immagini.

Al di là delle dif­fi­coltà di Audi­web [e delle rela­tive tur­ba­tive che gene­rano per il mer­cato, eh!] se la cre­scita nell’utilizzo della Rete in mobi­lità porta ad un minor numero di pagine risulta evi­dente come que­ste non pos­sano più essere la metrica di rife­ri­mento pena l’ulteriore ridu­zione dei già esi­gui ricavi.

I para­me­tri di valu­ta­zione devono essere altri e su que­sto agen­zie, cen­tri media e edi­tori devono lavo­rare in tempi stretti. Al Festi­val del Gior­na­li­smo  recen­te­mente con­clu­sosi abbiamo pro­vato a for­nire un ulte­riore con­tri­buto sul tema.  Indu­giare ancora una volta sulla que­stione potrebbe rive­larsi fatale.

whore clicks

Frequenza Utilizzo Sito Da Social
Pubblicato il 13 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

Social: Utilizzo e Traffico

L’Osservatorio New Media & New Inter­net del Poli­tec­nico di Milano ha pre­sen­tato un paio di giorni fa i risul­tati della ricerca su  l’utilizzo e le pro­spet­tive di svi­luppo dei media abi­li­tati da internet.

Una parte dello stu­dio si foca­lizza sui social, sulla loro pene­tra­zione, l’utilizzo ed i com­por­ta­menti delle per­sone rela­ti­va­mente all’editoria tradizionale.

Tra gli uti­liz­za­tori di Inter­net del nostro Paese l’82% è iscritto ad un social network/media. La parte del leone, come noto, spetta a Face­book che rag­giunge il 76% di iscritti tra gli utenti ita­liani della Rete. Ana­liz­zando il diverso grado di dif­fu­sione dei vari social è inte­res­sante notare come l’ultimo di que­sti sia Four­square. La con­ferma, dalla mia pro­spet­tiva, di come bad­gi­fi­ca­tion e poin­ti­fi­ca­tion non siano ele­menti suf­fi­cienti di per se stessi per creare inte­resse ed enga­ge­ment ma siano solo ele­menti del pro­cesso di gami­fi­ca­tion, di game design, che se mal con­ge­gnato, o assente, come evi­dente, non funziona.

Diffusione Social Italia

Quel che è ancor più inte­res­sante è l’effettivo uti­lizzo dei social ai quali si è iscritti. Anche in que­sto caso Face­book spa­dro­neg­gia con un tasso di uti­lizzo nell’ultimo mese dell’86% [sempre+spesso] da parte di chi ha un pro­prio pro­filo sul social net­work più popo­loso del pianeta.

Sem­pre dalle maglie di Zuck, sep­pure abbia una base di iscritti infe­riore ad altri social, segue Insta­gram con il 36% degli iscritti che ne fa un uti­lizzo intenso. Un terzo, o più, degli iscritti a Goo­gle+, Twit­ter e Four­square, sono iscritti ma non lo uti­liz­zano pra­ti­ca­mente mai. Twit­ter, in par­ti­co­lare, su que­sto ha un pro­blema da risolvere.

Utilizzo Social Ultimo Mese

Per quanto riguarda diret­ta­mente l’editoria tra­di­zio­nale, più della metà degli ita­liani iscritti ai social è fan/follower di almeno un media tele­vi­sivo, edi­to­riale o radiofonico.

Le fan page e gli account uffi­ciali degli edi­tori più seguite sono quelle dei pro­grammi TV [33%] e dei quo­ti­diani [30%]. È ele­vata la per­cen­tuale di utenti che ormai legge le news diret­ta­mente dai Social Net­work ma solo nel 33% dei casi si accede poi — sem­pre o spesso — al sito dell’editore di rife­ri­mento per un appro­fon­di­mento. La con­ferma, se neces­sa­rio, che uti­liz­zare gli account social come disca­rica di link nella spe­ranza di dra­gare traf­fico al sito web non fun­ziona, o comun­que fun­ziona solo in minima parte.

Su que­sto, sia sul 55% che segue un media tra­di­zio­nale sui social che sul 45% che invece non lo fa, c’è da imple­men­tare un lavoro di ascolto, di ana­lisi e ricerca per com­pren­dere inte­ressi e biso­gni delle per­sone per poterli coin­vol­gere effi­ca­ce­mente. Si tratta di un com­pito non facile al quale è neces­sa­rio dedi­care risorse ed ener­gie, in ter­mini di sistemi, cri­teri di ana­lisi e tempo dedi­cato, che dob­biamo asso­lu­ta­mente intra­pren­dere il prima pos­si­bile; non ho dubbi al riguardo.

Frequenza Utilizzo Sito Da Social

marczewski-gamification-2013-infographic
Pubblicato il 27 febbraio 2014 by Pier Luca Santoro

Gamification Framework

Non amo par­ti­co­lar­mente le info­gra­fi­che. Affer­ma­zione sin­go­lare per un sog­getto, il sot­to­scritto, che col­la­bora alla crea­zione di un hub, uno spa­zio, Data­Me­dia­Hub, dedi­cato alla visua­liz­za­zione dei dati, ma di fatto molto spesso, troppo spesso le info­gra­fi­che sono degli oggetti creati per creare buzz, per diven­tare virali sfrut­tando la super­fi­cia­lità di let­tura dei molti. Fuor­vianti, ine­satte o, nella migliore delle ipo­tesi, insignificanti.

Ovvia­mente, come sem­pre accade, esi­stono ottime ecce­zioni alla regola. È il caso di quella rea­liz­zata da Andr­zej Marc­zew­ski, gami­fi­ca­tion evan­ge­list [come lo scri­vente?], che rias­sume egre­gia­mente il qua­dro di cosa sia la gami­fi­ca­tion, i cri­teri da adot­tare nella costru­zione ed uti­lizzo della stessa e aree di moti­va­zione delle per­sone per il game design.

Avendo veri­fi­cato per­so­nal­mente, anche di recente, che, nono­stante se ne parli da tempo, esi­ste ancora un’ignoranza abba­stanza dif­fusa sul tema mi è sem­brato inte­res­sante pro­porla. Può essere uno spunto, un punto di par­tenza per appro­fon­dire sul tema, spero.

Al riguardo, infine, posso anti­ci­pare che al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia pros­simo ven­turo terrò un work­shop sull’argomento. Non appena avremo una data esatta non man­cherò di comunicarla.

marczewski-gamification-2013-infographic

attention_minutes_and_sharing_560
Pubblicato il 17 febbraio 2014 by Pier Luca Santoro

Sharing Mirage e Low Engagement

Il tema delle metri­che per misu­rare il valore dei quo­ti­diani online al di là delle pagine viste sem­bra allar­garsi, final­mente, e nelle ultime set­ti­mane diversi sono stati i con­tri­buti in tal senso.

Tra que­sta la con­di­vi­sione viene indi­cata come una delle metri­che da tenere in con­si­de­ra­zione. Le con­di­vi­sioni sui social net­work sono un ele­mento essen­ziale nell’attuale eco­si­stema dell’informazione. Non si tratta sol­tanto di un ele­mento di traf­fic buil­ding ma di un para­me­tro signi­fi­ca­tivo dell’interesse e dell’attenzione nei con­fronti della testata e degli arti­coli, dell’informazione della testata stessa. Le con­di­vi­sioni sui social net­work creano brand aware­ness, noto­rietà di marca, e costrui­scono fidu­cia, gra­zie al pas­sa­pa­rola online degli utenti sul valore del giornale.

Per capire come venga gestito que­sto pro­cesso da parte dell’industria dell’informazione ita­liana l’anno scorso avevo fina­liz­zato una desk research sce­gliendo alcune testate, sia all digi­tal che non, cer­cando di veri­fi­care com­por­ta­menti, stra­te­gie messe in atto e livello di coin­vol­gi­mento delle per­sone. Ricerca dalla quale emer­geva con chia­rezza come ascolto, par­te­ci­pa­zione e coin­vol­gi­mento sono dav­vero ai minimi livelli rispec­chiando l’inseguimento di quello che Fré­dé­ric Fil­loux sapien­te­mente aveva defi­nito“sha­ring mirage”, di un uti­lizzo dei social media come sem­plice ampli­fi­ca­tore, come mega­fono e non come mezzo di ascolto e di rela­zione, di “con­ver­sa­zione” con le persone.

Arri­vano ora i dati di Upworty, pub­bli­cati da The Verge, che con­fer­mano come molto spesso, ahimè, le per­sone ret­wee­tano senza leg­gere i contenuti.

attention_minutes_and_sharing_560

Se dun­que le con­di­vi­sioni hanno cer­ta­mente un loro ruolo e signi­fi­cato è il tempo speso il prin­ci­pale indi­ca­tore di valore.

Un indi­ca­tore che è valido per quanto riguarda le reti social dove il time time spen­ding è l’indicatore fon­da­men­tale dell’impegno e della par­te­ci­pa­zione, dell’engagement, in base all’impegno che richiede [Voto – likes, +1, RT.…; Con­di­vido – sul mio pro­filo, via email.…; Com­mento – diret­ta­mente in calce al post, sotto la mia con­di­vi­sione o quella di altri.….] dive­nendo indice del tasso d’interesse di un con­te­nuto. Indi­ca­tore altret­tanto valido, o forse ancor più, se pos­si­bile, per quanto riguarda il tempo di per­ma­nenza sul sito.

Con­ti­nuare ad inse­guire il traf­fico dai social attra­verso le con­di­vi­sioni dimen­ti­can­dosi della rela­zione con il pub­blico e dell’interesse per il tema affron­tato pro­cura solo un valore ine­si­ta­bile. È tempo che anche i cen­tri media, il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio ne assuma consapevolezza.

retweeting-without-reading

Road to the future
Pubblicato il 24 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

I Trend per il Giornalismo Online

Chart­beat, società che for­ni­sce ana­ly­tics in tempo reale ad edi­tori ed ai media più in gene­rale, ha pub­bli­cato una pre­sen­ta­zione sulle ten­denze per il gior­na­li­smo online nel 2014.

Lo sli­de­show è una rac­colta di dati e di cita­zioni da parte di alcuni dei mas­simi espo­nenti del mondo dei media come, ad esem­pio quella di Mark Thomp­son, CEO del NYti­mes, che spiega — o meglio, ricorda — come [il suc­cesso] non sia que­stione di mezzi ma di rela­zione instau­rata, non è basata sui click ma sulle persone.

Road to the future

La parte più inte­res­sante, a mio avviso, a par­tire dalla dia­po­si­tiva numero 20, si con­cen­tra sulle metri­che da adot­tare per misu­rare il valore del gior­na­li­smo, e dei gior­nali, online, dalla quale emerge, si con­ferma, come le pagine viste non siano ele­mento prio­ri­ta­rio, bensì sia il tempo speso sul sito, la pro­pen­sione a tor­nare a visi­tare il sito web del gior­nale, la fide­liz­za­zione come si suol dire, gli ele­menti di valore, gli assett da misu­rare e su cui costruire il valore aggiunto della pro­pria testata.

Che il 2014 debba essere l’anno nel quale i gior­nali deb­bano ripen­sare le metri­che e ripro­get­tare i cri­teri di misu­ra­zione del suc­cesso basan­dosi sulla qua­lità del let­to­rato oltre che sulla quan­tità è un aspetto che sot­to­li­neavo, ancora una volta, non più tardi di ieri al quale il caso vuole, diciamo, abbia dedi­cato pro­prio la mia pre­vi­sione, esor­ta­zione, per quest’anno, defi­nendo il 2014 l’anno delle metriche.

Ne riprendo la parte essenziale.

Vi sono due aspetti di fondo. In pri­mis le met­riche sono fon­da­men­tal­mente incen­trate sul val­ore, o pre­sunto tale, gen­er­ato per l’inserzionista come [di]mostra la preva­lente focal­iz­zazione su utenti unici e pagine viste. Met­riche preva­len­te­mente quan­ti­ta­tive che, da un lato, trascu­rano ele­menti essen­ziali comun­que di val­ore per gli investi­tori pub­blic­i­tari e, dall’altro lato, non mis­urano  l’impatto gior­nal­is­tico, il val­ore delle pro­poste infor­ma­tive della tes­tata per la soci­età nel suo com­p­lesso. Aspetto tutt’altro che trascur­abile se si con­ferma che il gior­nal­ismo e l’informazione sono un pilas­tro fon­da­men­tale per le democrazie.

Inol­tre, le met­riche preva­len­te­mente in uso non hanno pos­si­bil­ità di essere rese omo­ge­nee rispetto alla ver­sione tra­di­zio­nale, car­tacea, dei quo­tid­i­ani. In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del liv­ello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In que­sto caso, se que­sto ele­mento di mis­urazione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una met­rica comune ad entrambe le versioni.

Se con­ti­nuiamo a misu­rare ed a valu­tare la bontà del nostro lavoro su metri­che che hanno scarso valore non potremo mai costruire qual­cosa che abbia effet­ti­va­mente valore. Credo, e spero, sia chiaro.

Sul tema vale asso­lu­ta­mente la let­tura l’articolo di John Paton, CEO di Digi­tal First, “Now What?”, dedi­cato appunto al che fare e come farlo.

Whore
Pubblicato il 20 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

2014: L’Anno delle Metriche

A fine dell’anno scorso avevo indi­cato nelle “tre C”: Con­ver­genza, Coin­vol­gi­mento e Citi­zen Jour­na­lism  le prio­rità di inter­vento, i key pil­lars per il set­tore edi­to­riale nel 2013.  Dovendo fare un bilan­cio il risul­tato, ahimè, è com­ples­si­va­mente nega­tivo. Su tutti e tre gli aspetti, gli assett stra­te­gici di inter­vento si è visto com­ples­si­va­mente, soprat­tutto per quanto riguarda il pano­rama nazio­nale, dav­vero poco; al mas­simo qual­che, goffo, ten­ta­tivo, spe­ri­men­ta­zioni una tan­tum abban­do­nate tanto fret­to­lo­sa­mente quanto intra­prese senza un a chiara visione d’assieme.

Credo che le prio­rità non siano cam­biate e rilan­cio inse­rendo un quarto aspetto al quale nel corso dell’anno ho dedi­cato, o almeno o pro­vato a dedi­care, spa­zio tutte le volte che è stato pos­si­bile per ali­men­tare il dibat­tito, il con­fronto pro­fes­sio­nale sul tema: le metriche.

Vi sono due aspetti di fondo. In pri­mis le metri­che sono fon­da­men­tal­mente incen­trate sul valore, o pre­sunto tale, gene­rato per l’inserzionista come [di]mostra la pre­va­lente foca­liz­za­zione su utenti unici e pagine viste. Metri­che pre­va­len­te­mente quan­ti­ta­tive che, da un lato, tra­scu­rano ele­menti essen­ziali comun­que di valore per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari e, dall’altro lato, non misu­rano  l’impatto gior­na­li­stico, il valore delle pro­po­ste infor­ma­tive della testata per la società nel suo com­plesso. Aspetto tutt’altro che tra­scu­ra­bile se si con­ferma che il gior­na­li­smo e l’informazione sono un pila­stro fon­da­men­tale per le democrazie.

Inol­tre, le metri­che pre­va­len­te­mente in uso non hanno pos­si­bi­lità di essere rese omo­ge­nee rispetto alla ver­sione tra­di­zio­nale, car­ta­cea, dei quo­ti­diani. In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In que­sto caso, se que­sto ele­mento di misu­ra­zione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

Col­la­vo­rare [no, non è un refuso] sul tema è un must poi­chè è evi­dente la deriva qua­li­ta­tiva che gli attuali cri­teri gene­rano. Il 2014 sarà, dovrà essere, l’anno in cui provi rime­dio hic et nunc. 2014: l’anno delle metriche.

Whore

SoDOMM
Pubblicato il 20 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

SoDOMM

Digi­mind, società di moni­to­rag­gio dei social media, durante la seconda metà di set­tem­bre ha con­dotto un’analisi degli account Twit­ter di tre testate tra­di­zio­nali [@Nytimes, @WSJ, @Usatoday] e tre all digi­tal [@Buzzfeed, @Mashable, @HuffPost] per veri­fi­care il potere di ampli­fi­ca­zione di “new media” e “old media”.

I risul­tati, sin­te­tiz­zati nell’infografica sot­to­ri­por­tata, mostrano una net­tis­sima pre­do­mi­nanza delle testate tra­di­zio­nali. La ten­denza è quasi la mede­sima anche nel nostro Paese come mostrano i dati di UAC Meter, stru­mento di osser­va­zione e ana­lisi della dif­fu­sione dell’informazione online sui social network.

Evi­denza di come i social media siano, anche, mezzi di distri­bu­zione e dif­fu­sione dei mass media, come segna­lava Tom Forem­ski, auto­re­vole [ex] gior­na­li­sta del «Finan­cial Times», che ne ha  rias­sunto l’idea appunto con l’acronimo di SoDOMM [The Social Distri­bu­tion of Mass Media]. Evi­denza inol­tre, sia del pas­sag­gio dall’impression all’expression, dalla pura espo­si­zione ai con­te­nuti di un media a quello di let­tura, apprez­za­mento e con­di­vi­sione, che del pas­sag­gio dallo user gene­ra­ted con­tent allo user ampli­fied content.

Il tasso di ampli­fi­ca­zione sociale delle noti­zie di una testata diventa così un indice che esprime ade­sione, con­senso o dis­senso, par­te­ci­pa­zione e coin­vol­gi­mento, ma anche ele­mento di misu­ra­zione del “valore” del brand delle testate.

SoDOMM

Tempi di lettura Carta Vs Online
Pubblicato il 7 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Nuove Metriche di Successo

E’ molto dif­fi­cile, il che ovvia­mente non signi­fica impos­si­bile, riu­scire ad alli­neare le metri­che tra­di­zio­nal­mente uti­liz­zate per la ver­sione car­ta­cea di una testata a quelle in fase di spe­ri­men­ta­zione d’uso nel digitale/online per valu­tare inte­resse, suc­cesso e valore di una testata.

Nor­mal­mente quelle di base per la ver­sione tra­di­zio­nale, car­ta­cea, di un quo­ti­diano sono copie ven­dute e rea­der­ship, numero di let­tori. Su quali siano e quali deb­bano essere quelle di una testata online ho avuto modo di pro­nun­ciarmi a metà settembre.

Per la ver­sione car­ta­cea di una testata, sia essa quo­ti­diana o perio­dica, in realtà il valore è nel tempo di let­tura. Non a caso tra i van­taggi della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria sulla carta da sem­pre si anno­vera, la per­ma­nenza del mes­sag­gio e la pos­si­bi­lità di appro­fon­dire di dare infor­ma­zioni che altri mezzi, quali ad esem­pio TV o radio, non con­sen­tono. E’ in tal senso che sto­ri­ca­mente le case auto­mo­bi­li­sti­che hanno usato que­sti mezzi, dando alla tele­vi­sione il ruolo di creare emo­zione sul modello pro­po­sto ed alla carta stam­pata la pos­si­bi­lità di appro­fon­dire le carat­te­ri­sti­che tec­ni­che del veicolo.

Il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In que­sto caso, se que­sto ele­mento di misu­ra­zione fosse appli­cato anche alla carta stam­pata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

E’ quello che ha fatto Neil Tru­man in uno stu­dio sui quo­ti­diani del Regno Unito pub­bli­cato ad ini­zio di ago­sto. Lo stu­dio: “NEWSPAPER CONSUMPTION IN THE DIGITAL AGE. Mea­su­ring multi-channel audience atten­tion and brand popu­la­rity” è molto arti­co­lato ed appro­fon­dito, come d’abitudine ne con­si­glio asso­lu­ta­mente la let­tura.

Riprendo sola­mente uno dei gra­fici di sin­tesi dei risul­tati pub­bli­cati. Quello che a mio parere è il più signi­fi­ca­tivo, dove ven­gono messi diret­ta­mente a con­fronto i tempi di let­tura di entrambe le ver­sioni [carta e online] dei 12 quo­ti­diani bri­tan­nici presi in considerazione.

Come si vede chia­ra­mente il livello di atten­zione e di inte­resse è, ad oggi, di gran lunga mag­giore per quanto riguarda la carta. Aspetti che, para­dos­sal­mente, ricor­dava di recente anche Hal Varian, chief eco­no­mist di Goo­gle, affer­mando che “La let­tura di noti­zie offline è un’attività da tempo libero, la let­tura online si fa durante l’orario di lavoro. La buona noti­zia è che i gior­nali online pos­sono rag­giun­gere i loro let­tori in momenti della gior­nata nei quali prima non li riu­sci­vano a rag­giun­gere; la cat­tiva noti­zia è che, in que­sti rita­gli di tempo, i let­tori non hanno molto tempo da dedi­care a una let­tura approfondita”.

Come scri­veva Bal­ta­sar Gra­cián, scrit­tore e filo­sofo spa­gnolo, “Ci sono alcuni che fanno gran caso di quello che importa ben poco, e poco caso di quel che vale molto”.Era il 1600, giorno più o giorno meno. Forse vale la pena di trarre inse­gna­mento dalle sue parole e [ri]pensare a nuove metri­che di successo.

Tempi di lettura Carta Vs Online

UP2U
Pubblicato il 4 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Se il Giornale va in Scena con gli Users Generated Content

All’inizio di que­sta set­ti­mana «La Stampa» ha lan­ciato “UP2U”, talent show users gene­ra­ted con­tent nato da un’idea della gior­na­li­sta Giu­lia Vola, che qual­che anno fa ha fatto un’esperienza nel mondo teatrale.

Per par­te­ci­pare i can­di­dati, di età com­presa tra i 18 e i 35 anni, devono inviare alla reda­zione un pro­vino ine­dito. Un video, lungo non più di cin­que minuti, che rac­conti [attra­verso i gesti, le parole o l’espressione cor­po­rea] le realtà quo­ti­diane. Ogni per­for­mance deve inter­pre­tare uno tra i seguenti temi di attua­lità: lavoro, cit­ta­di­nanza, gene­ra­zioni, cro­naca [stra]ordinaria, cor­pore sano, amore e rivoluzione.

Sul mini-sito creato ad hoc c’è anche un blog dove scam­biarsi opi­nioni e con­si­gli su come rea­liz­zare i fil­mati. L’ultimo giorno per inviare i video — per posta, via mail o tra­mite un upload sul sito — è il 7 gen­naio. Dopo tale data la gara entrerà nel vivo. Ver­ranno sele­zio­nati trenta fina­li­sti. Dodici [ovvero i primi due delle sei cate­go­rie] saranno scelti dallla “giu­ria popo­lare”, dalle per­sone che potranno votare i video sele­zio­nati, gli altri 18 da una giu­ria di esperti di tea­tro e giornalisti.

Il 23 gen­naio il primo ver­detto. Per chi supera que­sto sco­glio si spa­lan­che­ranno le porte della reda­zione. I pre­scelti, infatti, ver­ranno nello stu­dio de La Stampa tv a regi­strare una per­for­mance. Tutti i video rea­liz­zati saranno cari­cati online. Ci saranno anche i back­stage delle regi­stra­zioni e le inter­vi­ste ai pro­ta­go­ni­sti. Dal 9 marzo via alla seconda fase. I “live” affron­te­ranno il giu­di­zio di entrambe le giu­rie: quella popo­lare e quella di qua­lità. I vin­ci­tori scelti dalla Rete si esi­bi­ranno il 14 aprile ai Can­tieri Ogr, una delle grandi realtà indu­striali di Torino che si è rein­ven­tata labo­ra­to­rio arti­stico. Gli altri, invece, il giorno dopo, sol­che­ranno il palco del Tea­tro Carignano.

UP2U

L’iniziativa del quo­ti­diano tori­nese mi pare inte­res­sante da diversi punti di vista.

Sotto il pro­filo gior­na­li­stico costi­tui­sce una nuova moda­lità di nar­ra­zione, di rac­con­tare la cro­naca quo­ti­diana. Uti­lizza la mul­ti­me­dia­lità della Rete for­nen­dola di una “let­tura arti­stica” della nostra quo­ti­dia­nità vista con gli occhi del let­tore, delle persone.

E’ anche un modo per creare enga­ge­ment, coin­vol­gi­mento online e, al tempo stesso, pre­si­diare sul ter­ri­to­rio di rife­ri­mento del quo­ti­diano un rap­porto diretto, un aspetto troppo a lungo tra­scu­rato nella rela­zione con i lettori.

Ini­zia­tiva deci­sa­mente fuori dal comune che mi [pre]occuperò di moni­to­rare nel tempo per veri­fi­carne il livello di ade­sione da parte delle persone.

Older Posts