Posted on 11 novembre 2012 by

#NoalEredelPais

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Il licen­zia­mento di 129 gior­na­li­sti, su un totale di 44o, ad «El Pais» è una pagina tri­ste, dolo­rosa e dan­nosa, per il quo­ti­diano spa­gnolo e più in gene­rale per il gior­na­li­smo, non tanto per le discu­ti­bili moda­lità di inviare comu­ni­ca­zione agli inte­res­sati un sabato per posta elet­tro­nica quanto per le moti­va­zioni e le impli­ca­zioni che que­sta deci­sione comporta.

Il gruppo Prisa, che nella carta stam­pata con­trolla «El Pais», il quo­ti­diano spor­tivo «AS» e quello eco­no­mico «Cinco Dias», secondo il rap­porto annuale, ha chiuso il 2011, nel suo com­plesso , assom­mando tutte le atti­vità che non riguar­dano solo la stampa, come mostra il gra­fico sot­to­stante, con un EBIT posi­tivo per 273 milioni di euro [-18.7% vs 2010] e i dati del primo seme­stre 2012 pre­sen­tano un EBIT di 109,5 milioni di euro [-25.8% vs stesso periodo 2011].

L’area della carta stam­pata, le cui ven­dite pesano il 6% dei ricavi com­ples­sivi del gruppo, nel primo seme­stre di quest’anno genera 169 milioni di euro di ricavi [-20.6% vs stesso periodo 2011], ai quali si aggiun­gono 25 milioni di ricavi dell’area digi­tale prin­ci­pal­mente ricon­du­ci­bili alla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria per l’edizione online di  «El Pais» e «AS», ed un EBIT di 6,5 mil­liuoni di euro [-75.5 vs stesso periodo 2011].

Se dun­que la situa­zione è cer­ta­mente pre­oc­cu­pante vista la forte ten­denza nega­tiva gene­rale ed anche della stampa, sia il gruppo che l’area della carta stam­pata con­ti­nuano ad essere pro­fit­te­voli. Una situa­zione rara di que­sti tempi che cer­ta­mente non giu­sti­fica le dichia­ra­zioni del Diret­tore del «El Pais», Javier Moreno, che parla di una situa­zione nella quale il gruppo Prisa è alla rovina nel ten­ta­tivo di moti­vare la richie­sta di ERE, di licenziamento.

La crisi del gior­nale spa­gnolo non è tanto, o sola­mente, un pro­blema di busi­ness, di ricavi, di audience e di irru­zione dei [ex] nuovi media sul mer­cato, ma è una crisi gior­na­li­stica e morale. Una brec­cia tra impresa, dire­zione, reda­zione e pubbblico.

I gior­na­li­sti da giorni hanno atti­vato tutti i canali pos­si­bili per mani­fe­stare le loro ragioni, aprendo un blog, un canale su You­Tube e, in ultimo uno spa­zio su Change.org dove invi­tano le per­sone a fir­mare una peti­zione ed a inviarla al Diret­tore del quo­ti­diano, cosa che, al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, è già stata fatta da quasi 8mila per­sone. Ieri, dopo la dif­fu­sione della noti­zia della comu­ni­ca­zione dei licen­zia­menti, su Twit­ter l’hashtag #Noa­lE­re­del­Pais ha otte­nuto 4500 men­tion molte delle quali con­ten­gono anche l’invito “unfol­low” @elpais.

Adesso il futuro di «El Pais» sarà ancora più dif­fi­cile. Non per colpa di Inter­net o del calo delle ven­dite ma per la rot­tura della con­ver­sa­zione con i gior­na­li­sti e con il pub­blico, che assi­ste e par­te­cipa. Con­ver­sa­zione senza la quale qua­lun­que pro­dotto, qua­lun­que gior­nale non ha i pre­sup­po­sti per proseguire.

Come diceva Wal­ter Lip­p­mann ” la qua­lità delle noti­zie nella società moderna è un indice della sua orga­niz­za­zione sociale”. Quando il con­tratto sociale con i lavo­ra­tori, si tratti di gior­na­li­sti o altro, con le per­sone, con il pub­blico viene rotto que­sto diviene un peri­co­loso segnale di deca­denza che va al di là degli aspetti eco­no­mici ma com­porta un impatto anche economico-finanziario.

Che la vicenda del gior­nale ibe­rico sia, spe­riamo, di monito, d’insegnamento a quanti stanno rischiando di seguire lo stesso percorso.

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