el pais

Posted on 22 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Digital & Open

Anche questa settimana all’interno della mia colonna per l’ European Journalism Observatory prosegue la serie di case studies sulle principali testate giornalistiche del vecchio continente.

Dopo aver analizzato, in ordine cronologico di pubblicazione, «Il Sole24Ore», «Le Monde», «El Pais» ed in ultimo il «Financial Times», questa settimana vengono esaminati i risultati, e le motivazioni degli stessi, di uno dei quotidiani generalisti più autorevoli a livello internazionale: il «The Guardian».

Ad un anno dall’annuncio dell’adozione di una strategia “digital first” il punto della situazione del quotidiano anglosassone.

Stiamo così creando all’interno dell’Osservatorio Europeo di Giornalismo, credo di poter dire, un archivio liberamente consultabile di diverse posizioni ed approcci al “dilemma del prigioniero“, in modo da fornire a chi lo desideri gli elementi di base per il benchmarking rispetto alla propria realtà editoriale. Ci manteniamo anche noi, così come il «The Guardian», digital e open.

Buona lettura e buon lavoro.

Posted on 13 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Il Futuro delle Notizie Secondo Google

Richard Gingras, responsabile di Google News, in un suo recente speech ad Harvard a tutto campo sul futuro delle notizie, dell’informazione. Da leggere con grande attenzione.

Personalmente mi ha particolarmente colpito la parte sul ruolo assolutamente decrescente, in termini di importanza nella strutturazione, nel design del sito web dei quotidiani online, della home page ed, ovviamente, la parte di analisi sul cambiamento delle modalità di distribuzione dei contenuti nonchè dell’advertsing.

Magistrale l’analisi di come i tablet NON salveranno l’industria dell’informazione:

[The iPad is] a fatal distraction for media companies. Too many publishers looked at the tablet as the road home to their magazine format, subscription model, and expensive full-page ads. The format of a single device does not change the fundamental ecosystem underneath it, and this shiny tablet has taken media companies’ eyes off of the ball..

Sempre Gingras, intervistato da «El Pais», parla della necessità dei cambiamenti organizzativi, del mutamento del ruolo dei giornalisti e di come [ri]costruire un rapporto di fiducia tra informazione e persone.

Emerge, o meglio si conferma, come sia necessario conversare di più e pontificare di meno.

Vale per l’industria dell’informazione ma non solo.

Ne parla, anche, Gigaom.

Posted on 10 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Giornali con le Pile

All’interno della mia colonna settimanale negli spazi dell’European Journalism Observatory prosegue la disamina delle strategie di alcune delle principali testate giornalistiche del vecchio continente.

Dopo l’analisi del «Sole24Ore», il contributo di grande valore fornito dalla pubblicazione dello studio del Reuters Institute for Journalism e la case study del francese «Le Monde», questa volta si analizzano le strategie di  «El Pais», giornale tra i primi 15 online a livello mondiale con 14,1 milioni di lettori dei quali ben 5,9 milioni, pari ad oltre il 40% del totale provengono da Sud America e Stati Uniti.

Buona lettura.

Posted on 28 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Il Decalogo del Giornalismo Partecipativo [e dintorni]

Come scrivevo lunedì, «The Guardian», sulla falsariga di quanto già adottato da «El Pais», da un lato, prosegue con coerenza straordinaria, senza esitazioni, il proprio percorso di apertura e trasparenza nei confronti dei lettori  e, dall’altro lato, riporta all’edizione online, al sito web del quotidiano la centralità di “luogo” che favorisce il contatto e la relazione  con e tra le persone sulla base dei loro distinti interessi, dimostrando concretamente la fondamentale differenza tra essere online ed essere parte della Rete.

I giornali devono tornare ad essere  perno centrale degli interessi delle persone, delle loro conversazioni e dei diversi gruppi, delle distinte comunità, sia in Rete che fisicamente come il caso diffuso dei cafè come punto d’incontro con le redazioni esemplifica e come l’open weekend realizzato proprio dal «The Guardian», che ha visto la partecipazione di ben 5mila persone, concretizza ulteriormente e magnifica.

Weekend a porte aperte, come direbbero i ladri di cavalli, i concessionari d’auto, al quale è stato immediatamente dato seguito in ambiente digitale con Alan Rusbridger, editor-in-chief del quotidiano anglosassone, che, ancora una volta, sul sito del giornale e su Twitter, dialogava con i lettori, con le persone interessate a confrontarsi relativamente al giornalismo partecipativo.

Tra le diverse risposte fornite, tutte da leggere con attenzione,  Rusbridger ha diffuso il decalogo del giornalismo partecipativo così come definito, dice, un anno fa dallo staff, dal gruppo di lavoro del giornale.  Decalogo, che poi ha ulteriormente diffuso su Twitter nella giornata di ieri, che per facilitare la lettura ho tradotto:

  1. Stimola la partecipazione. Invita a fornire e/o permette una risposta [#]
  2. Non è una forma inerte di pubblicazione da noi a loro [#]
  3. Stimola gli altri alla partecipazione al dibattito. Possiamo essere followers o leaders. Coinvolge l’altro nella pre-pubblicazione [#]
  4. Aiuta a costruire comunità d’interesse su temi comuni, istante o persone [#]
  5. E’ aperto al Web. Linka e collabora con altri materiali e fonti in Rete [#]
  6. Aggrega e/o edita [“cura”] il lavoro di altri [#]
  7. Riconosce che i giornalisti non sono l’unica voce autorevole, esperta e rilevante [#]
  8. Aspira ad ottenere ed a riflettere la diversità, così come a promuovere valori condivisi [#]
  9. Riconosce che la pubblicazione può essere l’inizio e non la fine del processo giornalistico/informativo [#]
  10. E’ trasparente e aperto alle sfide. Include la correzione, il chiarimento e l’integrazione, l’aggiunta [#]

C’è un undicesimo punto che Rusbridger omette e che invece deve entrare a far parte del dibattito: permette un saving economico grazie alla collaborazione gratuita, non remunerata, del “reporter-lettore”.

Se non prima, ne parleremo sicuramente al Festival Internazionale del Giornalismo il mese prossimo.

Posted on 26 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

SociAbile

Dalle colonne di «Monday Note» Frédéric Filloux prende spunto dal successo nei numeri dell’applicazione del «The Guardian» su Facebook per sostenere il pericolo di essere dipendenti da altri e parla di sharing mirage.

Aspetto che, partendo dalla partnership con le principali organizzazioni ed istituzioni del mondo dell’arte britannico annunciata dal quotidiano anglosassone, è al centro quest’oggi della mia colonna settimanale per conto dell’ Osservatorio europeo di giornalismo – European Journalism Observatory [EJO].

«The Guardian» infatti, sulla falsariga di quanto già adottato da «El Pais», riporta all’edizione online, al sito web del quotidiano, la centralità di “luogo” che favorisce il contatto e la relazione  con e tra le persone sulla base dei loro distinti interessi dimostrando concretamente la sottile ma fondamentale differenza tra essere online ed essere parte della Rete, la capacità di vedere oltre.

Buona lettura.

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