editorial games

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Pubblicato il 29 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Gioco Vs Simulazione

L’articolo di ieri nel quale veniva segna­lato un video­game in cui si imper­so­ni­fi­cava un capo­re­dat­tore ha riscon­trato [gra­zie!] un buon inte­resse e gra­di­mento. Diversi i tweet che l’hanno segna­lato, i mi piace su Face­book e  su altre reti sociali.

Non è così per Andrea Ian­nuzzi, diret­tore dell’AGL, l’Agenzia Gior­nali Locali del gruppo edi­to­riale L’Espresso, che sia su Twit­ter che su Face­book esprime il suo disac­cordo rispetto all’utilità del gioco. Dis­senso al quale, mi pare di capire, si uni­scono altre per­sone delle quali, come anche per Ian­nuzzi stesso, ho stima e considerazione.

Ovvia­mente non è sem­pre neces­sa­rio essere d’accordo nono­stante le affi­nità ma credo valga la pena di approfondire.

L’obiezione di fondo che viene mossa è che poi­chè il video­gioco obbliga ad essere filo­go­ver­na­tivo que­sto non sia un buon stru­mento per for­mare. Le parole esatte, se vi inte­res­sasse il det­ta­glio — con anche qual­che digres­sione se non acida sicu­ra­mente, mi spiace doverlo con­sta­tare, di dub­bio gusto — potete leg­gerle qui e qui.

Credo ci sia, almeno, un equi­voco di fondo.

In pri­mis è oppor­tuno distin­guere tra gioco e simu­la­zione. Men­tre infatti una simu­la­zione, se restiamo in ambito for­ma­tivo la ver­sione “clas­sica” è rap­pre­sen­tata dai busi­ness games, deve essere la ripro­du­zione il più fedele pos­si­bile, un gioco non  deve esserlo altret­tanto. Il gioco, come pro­vavo a spie­gare in 140 carat­teri, si con­cede delle licenze che fanno parte della nar­ra­tiva, di quello che uti­liz­zando l’inglese viene defi­nito comu­ne­mente storytelling.

E’ in que­sto senso che va intesa la con­te­stua­liz­za­zione di “The Repu­blia Times”.

A que­sto va aggiunto che se cer­ta­mente si apprende attra­verso l’autoformazione soli­ta­mente, a parità di con­di­zione, la for­ma­zione è invece di mag­gior effi­ca­cia. Anche in que­sto caso il gioco, uti­liz­zato in aula sotto la guida di un for­ma­tore esperto, aumenta il suo valore. Infatti oltre a costrin­gere ad una serie di prese di deci­sione, come sot­to­li­neavo ieri, potrebbe essere uti­liz­zato pro­prio per dia­lo­gare con i discenti sui con­di­zio­na­menti, che esi­stono al di là della fac­ciata e delle ipo­cri­sie sul tema, nella quo­ti­dia­nità del lavoro gior­na­li­stico dando un ulte­riore tocco di sano rea­li­smo ad argo­menti che spesso restano troppo alea­tori, teo­rici ed inutili.

Credo insomma che sia stata fatta un’interpretazione troppo let­te­rale del gioco e che vi sia stata, a mio modo di vedere ovvia­mente, una certa mio­pia, o forse più banal­mente igno­ranza [non cono­scenza], sul come e per­chè uti­liz­zare gio­chi e video­gio­chi in ambito for­ma­tivo. Da qui le critiche.

Il dibat­tito è pub­blico ed aperto dite la vostra se vi va, qui nell’apposito spa­zio dei com­menti, o altrove se pre­fe­rite, avendo, gen­til­mente, l’accortezza di segnalarmelo.

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Bonus track, gra­zie alla segna­la­zione su Face­book di Cri­stina Cuc­ci­niello, ben 14 gio­chi sui diversi skill, le diverse com­pe­tenze giornalistiche.

The Republia Times Prima Pagina
Pubblicato il 28 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Fare il Caporedattore

“The Repu­blia Times” è un video­gioco, gio­ca­bile gra­tui­ta­mente online, che vi pone nei panni di un caporedattore.

Le con­di­zioni di lavoro non sono cer­ta­mente otti­mali una guerra con una nazione con­fi­nante è appena ter­mi­nata e la popo­la­zione ha sen­ti­menti nega­tivi con­tro il governo in carica. Ini­zial­mente il com­pito è quello di edi­tare il gior­nale in modo da miglio­rare la per­ce­zione delle per­sone verso lo sta­tus quo. Per assi­cu­rarsi che que­sto avvenga vostro figlio e vostra moglie sono tenuti in ostag­gio. Otte­nuto que­sto obiet­tivo dovrete man­te­nere la base di let­tori fide­liz­zan­doli ed accre­scerla numericamente.

The Republia Times

Il gioco con­si­ste nel com­porre il gior­nale posi­zio­nando i diversi arti­coli sulla prima pagina tra­sci­nan­doli — click and drop — nelle diverse sezioni sino a com­ple­tarla per tempo. La gra­fica è estre­ma­mente spar­tana ma costringe a prese di deci­sione su quali noti­zie pub­bli­care e quali no for­nendo il risul­tato rag­giunto al ter­mine di cia­scuna manche.

Buona esem­pli­fi­ca­zione di come anche con poche risorse si pos­sano creare degli stru­menti inte­res­santi e for­ma­tivi. Un must gio­carci per i gior­na­li­sti in erba e stu­denti delle scuole di giornalismo.

The Republia Times Prima Pagina

Newsgames Chicago Tribune
Pubblicato il 30 luglio 2013 by Pier Luca Santoro

Quando la Notizia è un Videogioco

I new­sgame e gli edi­to­rial game sono video­gio­chi inte­rat­tivi che asso­ciano la tra­smis­sione di noti­zie e infor­ma­zioni a un for­mat che con­sente di coin­vol­gere gli utenti in un modo più attivo rispetto alle tec­ni­che clas­si­che finora uti­liz­zate. Il gioco sod­di­sfa infatti moti­va­zioni sociali, coin­volge, crea un senso di comu­nità, spinge alla con­di­vi­sione dei con­te­nuti e può aumen­tare, ad esem­pio, il tempo tra­scorso sul sito di un quo­ti­diano online, al pari di altri for­mati mul­ti­me­diali di dif­fu­sione delle notizie.

Ne parlo nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory esa­mi­nando casi­sti­che con­crete ed ana­liz­zando lo svluppo nel corso del tempo ed il per­chè della scarsa dif­fu­sione di que­sto for­mat nono­stante i mol­te­plici van­taggi offerti.

Buona let­tura.

Newsgames Chicago Tribune

Pubblicato il 11 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Newsgames [e censura]

I new­sga­mes e gli edi­to­rial games asso­ciano la tra­smis­sione di noti­zie e infor­ma­zioni a un for­mat, che con­senta di coin­vol­gere l’utenza in un modo attual­mente ini­bito dalle tec­ni­che clas­si­che finora uti­liz­zate. Il gioco sod­di­sfa moti­va­zioni sociali, coin­volge, crea un senso di comu­nità spin­gendo alla con­di­vi­sione dei con­te­nuti e aumenta la per­ma­nenza, il tempo sul sito del quo­ti­diano online qua­lora fosse allo­cato in tale spa­zio al pari di altri for­mati mul­ti­me­diali di dif­fu­sione delle notizie.

Lon­tani dall’essere impe­ne­tra­bili come sono spesso tutt’oggi i quo­ti­diani, attra­verso il gioco si pos­sono dise­gnare espe­rienze “friendly user” acces­si­bili a tutte le fasce d’età uti­liz­zando il tipo adatto all’utenza ed all’informazione da tra­smet­tere. Sono moda­lità che hanno già tro­vato ampio impiego in altri set­tori per i quali l’efficacia è stata ampia­mente dimostrata.

Nati come media da uti­liz­zare “one shot” per avve­ni­menti di por­tata pla­ne­ta­ria, attual­mente pre­sen­tano limi­ta­zioni legate a costi e tempi di svi­luppo rispetto ai quali sono stati creati spe­ci­fici pro­getti di ricerca che con­sen­tano di sor­pas­sare que­sti ostacoli.

Game the News è un por­tale inte­ra­mente dedi­cato, come dice il nome stesso, ai gio­chi come media per tra­sfe­rire infor­ma­zioni, noti­zie, siano esse rela­tive a temi eco­no­mici, scien­ti­fici o socio-politici che recen­te­mente ha creato End­game Syria  esplo­ra­zione inte­rat­tiva della guerra civile in corso, che mette il gio­ca­tore, le per­sone in grado di fare le scelte per vin­cere la pace e la guerra.

End­game Syria è una libera esplo­ra­zione inte­rat­tiva degli avve­ni­menti in corso in Siria oggi. Si tratta di una notizia-gioco, una simu­la­zione che uti­lizza l’interattività con­sen­tendo di esplo­rare un mondo vero e pro­prio legato a que­sti tra­gici eventi che la nazione sta vivendo.

Svi­lup­pato in circa due set­ti­mane, il gioco per­mette agli utenti di esplo­rare le pos­si­bi­lità di cui dispon­gono i ribelli siriani simu­lando il con­flitto al suo finale [di par­tita]. Ogni scelta che l’utente fa ha delle con­se­guenze: i tipi di unità mili­tari che può distri­buire, i per­corsi poli­tici che si sce­glie di adot­tare. Non solo ogni scelta impatta la situa­zione attuale, ma le scelte pos­sono inci­dere sull’esito finale. Gli utenti pos­sono gio­care e ripro­durre gli eventi per vedere come scelte diverse sul ter­reno potreb­bero por­tare a risul­tati diversi.

End­game Syria può essere gio­cato diret­ta­mente nella sua ver­sione html in rete e sono state rea­liz­zate anche le ver­sioni per smart­pho­nes e tablet sia android che iOS ma pur­troppo la ver­sione per gli uti­liz­za­tori di un device Apple non è dispo­ni­bile poi­chè l’azienda di Cuper­tino, secondo quanto riporta «The Guar­dian», non ha “appro­vato ” il gioco per i suoi con­te­nuti poli­tici. Una cat­tiva pra­tica che non è una novità per l’azienda in que­stione che già in pas­sato aveva adot­tato simili com­por­ta­menti di cen­sura dav­vero deprecabili.

Endgame Syria

Update del 12.01: Gra­zie alla segna­la­zione di Arianna Cic­cone sco­pro che poche ore dopo la pub­bli­ca­zione di que­sto arti­colo sul «The Guar­dian» pro­pone “News as games: immo­ral or the future of inte­rac­tive jour­na­lism?” tema e con­clu­sioni molto vicine, deci­sa­mente in sin­to­nia con quanto affer­mato dal sot­to­scritto in que­sti spazi con l’ultimo para­grafo che con­clude: “Fun­da­men­tally, new­ga­mes repre­sent a means of sha­ring infor­ma­tion via a for­mat that huge num­bers of peo­ple are enga­ged with; it is not unwise and fri­vo­lous to explore those pos­si­bi­li­ties, it seems unwise and fri­vo­lous not to”, come appunto viene detto nel primo para­grafo di que­sto articolo.

Could u be a medallist - The Guardian
Pubblicato il 31 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Gamification e Newsgames Olimpionici

Su quali siano i van­taggi della gami­fi­ca­tion dell’informazione e dei new­sga­mes mi sono sof­fer­mato così tante volte, anche di recente, che ritengo inu­tile, forse anche noioso, ritor­narci sopra.

Le olim­piadi sono defi­nite anche come gio­chi olim­pici, cosa dun­que di più natu­rale se non quello di coin­vol­gere il let­tore attra­verso dei giochi?

E’ esat­ta­mente quello che devono aver pen­sato al «The Guar­dian» che ha messo al lavoro una squa­dra di esperti per  creare “Could you be a medal­list?” set di gio­chi a 8 bits dal sapore volu­ta­mente retrò che per­met­tono di gio­care 4 disci­pline olimpiche.

Per cia­scun gioco: corsa 100 mt., nuoto 100 mt., cicli­smo e mara­tona di 10 Km., si è invi­tati a sce­gliere il pro­prio ava­tar tra gli atleti dispo­ni­bili, nazio­na­lità e nome. Se si pra­tica uno di que­sti sport viene richie­sto di inse­rire il pro­prio miglior tempo che verrà così visua­liz­zato nella prima parte del gioco dove si com­pete a fianco dei miglioti atleti atleti di tutti i tempi e che viene para­go­nato alla meda­glia d’oro di tale disci­plina nelle olim­piadi del pas­sato. Si viene così a sco­prire, ad esem­pio, che 1 minuto per nuo­tare i 100 metri è il tempo di Alfred Hoos meda­glia d’oro nel 1896.

Uti­liz­zando la tastiera si gioca [e si rigioca tutte le volte che lo si desi­dera]. E’ pos­si­bile effet­tuare una gara “mista” con­tro atleti ed ani­mali avendo così il senso della velo­cità degli stessi. Nel nuoto, ad esem­pio, l’orca ovvia­mente è imbattibile.

E’ pos­si­bile con­di­vi­dere i risul­tati su Face­book gra­zie all’integrazione nel gioco della social app del quo­ti­diano anglo­sas­sone. Così facendo ven­gono abi­li­tate nuove pos­si­bi­lità e carat­te­ri­sti­che di gioco.

Insomma, infor­ma­zione, intrat­te­ni­mento e con­di­vi­sione sociale per una rea­liz­za­zione da meda­glia d’oro che pone ancora una volta il  «The Guar­dian» una spanna sopra gli altri gior­nali e mostra e dimo­stra con­cre­ta­mente appli­ca­zioni e decli­na­zioni pos­si­bili della gami­fi­ca­tion dell’informazione e dei newsgames.

Cha­peau!

Pubblicato il 25 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Tablets per Gioco

I tablets ven­gono util­li­zati pre­va­len­te­mente per la frui­zione dei con­te­nuti e non per la crea­zione degli stessi.

Una ricerca svolta da Frank N. Magid Asso­cia­tes per conto di Play­First a marzo di quest’anno evi­den­zia come per i pos­ses­sori di tablets l’attività prin­ci­pale, supe­riore anche alla let­tura della posta elet­tro­nica, sia il gioco, con il 61% del cam­pione che uti­lizza que­sto device per que­sto scopo.

Scrive Jane McGo­ni­cal nel suo «La realtà in gioco. Per­chè i gio­chi ci ren­dono migliori come come pos­sono cam­biare il mondo» che “C’è qual­cosa di essen­zial­mente unico nel modo in cui i gio­chi strut­tu­rano l’esperienza”, con­ti­nuando “Quando li si spo­glia di tutte le dif­fe­renze di genere e delle com­ples­sità tec­no­lo­gi­che, tutti i gio­chi hanno in comune quat­tro tratti defi­ni­tori: un obiet­tivo, delle regole, un sistema di feed­back e la volon­ta­rietà della par­te­ci­pa­zione” che gene­rano quello che viene chia­mato eustress.

Ele­menti che se com­bi­nati con la dispo­ni­bi­lità a pagare per gio­care potreb­bero, da un lato, rap­pre­sen­tare il cavallo di troia per mone­tiz­zare una parte dei con­te­nuti da parte dell’industria dell’informazione e, dall’altro lato, aumen­tare per­ma­nenza sul sito e coin­vol­gi­mento delle persone.

I new­sga­mes, o edi­to­rial games, e la gami­fi­ca­tion appli­cata all’informazione, appro­fon­di­scono l’esperienza del let­tore, delle per­sone, creano coin­vol­gi­mento e par­te­ci­pa­zione, miglio­rando com­ples­si­va­mente di riflesso le per­for­mance di busi­ness aziendali.

Sono aspetti che con­si­de­rare ancora mar­gi­nali rap­pre­sen­te­rebbe una peri­co­losa sot­to­va­lu­ta­zione delle evi­denti potenzialità.

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Pubblicato il 20 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Gaming & Gamers

In que­sto spa­zio con buona fre­quenza si dedica atten­zione ai gio­chi come media, anche in chiave gior­na­li­stica.

Il rap­porto di Pri­ceWa­te­rhou­se­Coo­pers: “Glo­bal enter­tain­ment and media outlook: 2012–2016″, sin­te­tiz­zato pochi giorni fa, con­tiene anche un capi­tolo dedi­cato ai videogames.

Emerge come i video­gio­chi siano uno dei seg­menti più dina­mici con una pre­vi­sione di cre­scita annuale del 7,2%, carat­te­riz­zato da un pro­gres­sivo spo­sta­mento dalle con­solle di gioco tra­di­zio­nali a tablet e smart­phone come device uti­liz­zati per il gioco. Ten­denza che era già stata segna­lata da diverse ricer­che sul tema e che indica anche come casual games e social net­work games rap­pre­sen­tino una fetta sem­pre più rile­vante dell’online.

Il rap­porto sug­ge­ri­sce anche come i gio­chi siano, pos­sano essere un media che genera ricavi addi­zio­nali sia come forma di comu­ni­ca­zione d’impresa, di pub­bli­cità, che di [in]trattenimento.

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Sti­mo­lato dalle pre­vi­sioni di PWC, ho rea­liz­zato un focus sul gaming e sui gamers in Ita­lia ed in Europa per veri­fi­care la con­cre­tezza dell’opportunità anche nel nostro Paese. L’analisi e i dati sono con­te­nuti nella pre­sen­ta­zione sot­to­stante rea­liz­zata ad hoc.

Pubblicato il 1 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

NewsGames & Gamification dell’Informazione

I new­sga­mes e gli edi­to­rial games asso­ciano la tra­smis­sione di noti­zie e infor­ma­zioni a un for­mat, che con­senta di coin­vol­gere l’utenza in un modo attual­mente ini­bito dalle tec­ni­che clas­si­che finora utilizzate.

Il panel di discus­sione al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo appena con­clu­sosi su “Gami­fi­ca­tion: Il Con­vol­gi­mento del let­tore è un gioco” è stato dav­vero ricco di spunti ed infor­ma­zioni utili sul tema, sia gra­zie ai con­tri­buti tanto qua­li­fi­cati quanto offerti da pro­spet­tive diverse dei rela­tori che all’interazione con chi era inter­ve­nuto ad ascoltare.

Come spesso fac­cio in que­sti casi ho cer­cato di rias­su­mere, aggre­gan­doli per area di rife­ri­mento, gli argo­menti e le evi­denze emer­genti, uti­liz­zando la tec­nica del meta­plan.

Dall’esperienza inter­na­zio­nale di Garett Good­man, coor­di­na­tore inter­na­zio­nale di Citi­zen­side il social net­work pio­niere del gior­na­li­smo col­la­bo­ra­tivo con una com­mu­nity di 70.000 cittadini-giornalisti locali in oltre 150 paesi, che uti­lizza dina­mi­che di gioco per creare inte­res­santi espe­rienze inte­rat­tive che attrag­gono, moti­vano e fide­liz­zano la com­mu­nity, emerge come anche sotto que­sto pro­filo vi sia arre­tra­tezza nel nostro Paese. Molto inte­res­sante il caso di iwit­ness 24 che arriva a una per­ma­nenza di ben 28 minuti per utente sul pro­prio sito, con­tro i 4 minuti che attual­mente otten­gono le edi­zioni dei nostri quo­ti­diani online, gra­zie, anche, all’applicazione delle mec­ca­ni­che della gami­fi­ca­tion nel con­te­sto informativo.

Dal dibat­tito sono emersi con chia­rezza i van­taggi della gami­fi­ca­tion, o del game design, come ha pre­fe­rito defi­nirlo Fede­rico Fasce, appli­cato al con­te­sto infor­ma­tivo, che ha iden­ti­fi­cato in socia­lità, com­pe­tenza ed auto­no­mia i tre ele­menti chiave dei new­sga­mes e del gaming più in generale.

I gio­chi, con­tra­ria­mente alla cre­denza comune, sono una cosa seria ed anche di com­plessa rea­liz­za­zione, ele­mento che pro­ba­bil­mente, al di là delle bar­riere cul­tu­rali sul tema, frena una dif­fu­sione più allar­gata del media in questione.

I new­sga­mes, o edi­to­rial games, e la gami­fi­ca­tion appli­cata all’informazione, appro­fon­di­scono l’esperienza del let­tore, delle per­sone, creano coin­vol­gi­mento e par­te­ci­pa­zione, miglio­rando com­ples­si­va­mente di riflesso le per­for­mance di bui­sness aziendali.

Clic­cando sull’immagine sot­to­stante avrete accesso al video inte­grale di tutto il dibat­tito durato circa 90 minuti.

Pubblicato il 28 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Il Coinvolgimento del Lettore è un Gioco?

Nel mio minimo con­tri­buto pub­bli­cato sul sito dell’International Jour­na­lism Festi­val 2012, pro­pe­deu­tico al con­fronto sul tema di come la gami­fi­ca­tion delle noti­zie possa essere ele­mento di coin­vol­gi­mento del let­tore, che si terrà oggi sabato 28 aprile dalle 11,30 alle 13,00 presso la Sala Bal­de­schi del Palazzo Bonucci, del quale sono stato, incau­ta­mente, desi­gnato come mode­ra­tore,  scri­vevo, testual­mente: “Il gioco sod­di­sfa moti­va­zioni sociali, coin­volge, crea un senso di comu­nità spin­gendo alla con­di­vi­sione dei con­te­nuti e aumenta la per­ma­nenza, il tempo sul sito del quo­ti­diano on line”.

Una tesi che chi mi cono­sce sa che sostengo da diverso tempo e che anche all’interno di que­sta TAZ è stata soste­nuta a più riprese nel tempo a par­tire dalla vicenda, che forse ricor­de­rete, del sal­va­tag­gio dei 33 mina­tori cileni nell’ottobre 2010.

Adesso il «The New York Times» chiede ai bam­bini sotto i 12 anni di dise­gnare le noti­zie, ele­mento che, in qual­che modo, richia­mavo in aper­tura della mia pre­sen­ta­zione di set­tem­bre sul tema dei gio­chi come con­te­ni­tori, come media.

Sem­pre in tema di gio­chi, Niel­sen in una sua recente inda­gine mostra dove è allo­cata all’interno della casa la con­solle di gioco, con il salone a farla da padrone nel 50% dei casi. Con­solle che, sem­pre secondo Niel­sen, sono sem­pre più cen­tro di intrat­te­ni­mento per tutta la fami­glia e cre­scente sistema di con­nes­sione ad inter­net della tele­vi­sione. Aspetti che par­reb­bero deli­neare un ulte­riore ele­mento sul quale porre atten­zione nella “sofà war” in corso, in cui i gio­chi, così come avviene anche per tablet e smart­pho­nes, assu­mono rile­vanza e centralità.

Lo sli­de­show rea­liz­zato da PSFK, rias­sume i prin­ci­pali trend emer­genti in mate­ria di gaming e gami­fi­ca­tion, evi­den­ziando, anche in que­sto caso, come siano ele­menti cen­trali per coin­vol­gere e moti­vare l’audience.

Con­si­de­ra­teli, cor­te­se­mente, spunti e appunti ai quali daremo con­cre­tezza mas­sima oggi qui al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo, nel panel di discus­sione “Gami­fi­ca­tion: Il Con­vol­gi­mento del let­tore è un gioco” con Garett Good­man, coor­di­na­tore inter­na­zio­nale di Citi­zen­side il social net­work pio­niere del gior­na­li­smo col­la­bo­ra­tivo con una com­mu­nity di 70.000 cittadini-giornalisti locali in oltre 150 paesi, che uti­lizza dina­mi­che di gioco per creare inte­res­santi espe­rienze inte­rat­tive che attrag­gono, moti­vano e fide­liz­zano la com­mu­nity, Fede­rico Fasce, sicu­ra­mente uno dei migliori [se non il migliore] game desi­gner in cir­co­la­zione sul suolo ita­lico. fon­da­tore di Uru­star e docente presso UILM e IED, e, last but not least, Andrea Grassi, publi­sher dell’area IT di Play Media Com­pany, che por­terà una case study di grande inte­resse sul tema. Con il sot­to­scritto in veste di val­letto, faci­li­ta­tore del dibat­tito con tutti coloro che vor­ranno intervenire.

Mi rac­co­mando, ci vediamo lì.

Pubblicato il 26 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Applicare i Meccanismi del Gioco all’Informazione

Pro­se­guono gli appunti, gli spunti, in vista del panel al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo su “Gami­fi­ca­tion: Il Coin­vol­gi­mento del Let­tore è un Gioco.

La gami­fi­ca­tion nel gior­na­li­smo rap­pre­senta non solo una moda­lità nuova di nar­ra­zione ma un modo di coin­vol­gere il let­tore facen­do­gli vivere, facen­dolo par­te­ci­pare inte­rat­ti­va­mente alle noti­zie e più in gene­rale all’informazione. Per­so­nal­mente sono con­vinto che possa, anche, essere un cavallo di troia per riu­scire a far pagare l’informazione in ambito digi­tale vista la pro­pen­sione esi­stente ad effet­tuare un esborso per acqui­stare i gio­chi da parte delle persone.

Dopo le mie rifles­sioni di sabato sul tema, il video di una recente lec­ture sull’argomento con Bobby Sch­wei­zer, co-autore di “New­sga­mes: Jour­na­lism at Play”, ed altri esperti del set­tore, che ana­liz­zano i diversi for­mat  ed i van­taggi che l’utilizzo dei video­gio­chi pos­sono appor­tare come ele­mento di inno­va­zione nella nar­ra­zione gior­na­li­stica, nella tra­smis­sione di notizie.

Il video dura circa un’ora e, ovvia­mente, mi per­metto di con­si­gliarne la visione inte­grale. Se pro­prio non ce la fate almeno i primi 9 minuti sono dav­vero un must. Se invece l’argomento, come al sot­to­scritto, vi appas­siona e vi coin­volge, potete dare un’occhiata anche a que­sta mia pre­sen­ta­zione effet­tuata all’ultimo Salone del Libro di Torino, sem­pre in tema.

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