editorial games

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Posted on 29 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Gioco Vs Simulazione

L’articolo di ieri nel quale veniva segna­lato un video­game in cui si imper­so­ni­fi­cava un capo­re­dat­tore ha riscon­trato [gra­zie!] un buon inte­resse e gra­di­mento. Diversi i tweet che l’hanno segna­lato, i mi piace su Face­book e  su altre reti sociali.

Non è così per Andrea Ian­nuzzi, diret­tore dell’AGL, l’Agenzia Gior­nali Locali del gruppo edi­to­riale L’Espresso, che sia su Twit­ter che su Face­book esprime il suo disac­cordo rispetto all’utilità del gioco. Dis­senso al quale, mi pare di capire, si uni­scono altre per­sone delle quali, come anche per Ian­nuzzi stesso, ho stima e considerazione.

Ovvia­mente non è sem­pre neces­sa­rio essere d’accordo nono­stante le affi­nità ma credo valga la pena di approfondire.

L’obiezione di fondo che viene mossa è che poi­chè il video­gioco obbliga ad essere filo­go­ver­na­tivo que­sto non sia un buon stru­mento per for­mare. Le parole esatte, se vi inte­res­sasse il det­ta­glio — con anche qual­che digres­sione se non acida sicu­ra­mente, mi spiace doverlo con­sta­tare, di dub­bio gusto — potete leg­gerle qui e qui.

Credo ci sia, almeno, un equi­voco di fondo.

In pri­mis è oppor­tuno distin­guere tra gioco e simu­la­zione. Men­tre infatti una simu­la­zione, se restiamo in ambito for­ma­tivo la ver­sione “clas­sica” è rap­pre­sen­tata dai busi­ness games, deve essere la ripro­du­zione il più fedele pos­si­bile, un gioco non  deve esserlo altret­tanto. Il gioco, come pro­vavo a spie­gare in 140 carat­teri, si con­cede delle licenze che fanno parte della nar­ra­tiva, di quello che uti­liz­zando l’inglese viene defi­nito comu­ne­mente storytelling.

E’ in que­sto senso che va intesa la con­te­stua­liz­za­zione di “The Repu­blia Times”.

A que­sto va aggiunto che se cer­ta­mente si apprende attra­verso l’autoformazione soli­ta­mente, a parità di con­di­zione, la for­ma­zione è invece di mag­gior effi­ca­cia. Anche in que­sto caso il gioco, uti­liz­zato in aula sotto la guida di un for­ma­tore esperto, aumenta il suo valore. Infatti oltre a costrin­gere ad una serie di prese di deci­sione, come sot­to­li­neavo ieri, potrebbe essere uti­liz­zato pro­prio per dia­lo­gare con i discenti sui con­di­zio­na­menti, che esi­stono al di là della fac­ciata e delle ipo­cri­sie sul tema, nella quo­ti­dia­nità del lavoro gior­na­li­stico dando un ulte­riore tocco di sano rea­li­smo ad argo­menti che spesso restano troppo alea­tori, teo­rici ed inutili.

Credo insomma che sia stata fatta un’interpretazione troppo let­te­rale del gioco e che vi sia stata, a mio modo di vedere ovvia­mente, una certa mio­pia, o forse più banal­mente igno­ranza [non cono­scenza], sul come e per­chè uti­liz­zare gio­chi e video­gio­chi in ambito for­ma­tivo. Da qui le critiche.

Il dibat­tito è pub­blico ed aperto dite la vostra se vi va, qui nell’apposito spa­zio dei com­menti, o altrove se pre­fe­rite, avendo, gen­til­mente, l’accortezza di segnalarmelo.

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Bonus track, gra­zie alla segna­la­zione su Face­book di Cri­stina Cuc­ci­niello, ben 14 gio­chi sui diversi skill, le diverse com­pe­tenze giornalistiche.

The Republia Times Prima Pagina
Posted on 28 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Fare il Caporedattore

“The Repu­blia Times” è un video­gioco, gio­ca­bile gra­tui­ta­mente online, che vi pone nei panni di un caporedattore.

Le con­di­zioni di lavoro non sono cer­ta­mente otti­mali una guerra con una nazione con­fi­nante è appena ter­mi­nata e la popo­la­zione ha sen­ti­menti nega­tivi con­tro il governo in carica. Ini­zial­mente il com­pito è quello di edi­tare il gior­nale in modo da miglio­rare la per­ce­zione delle per­sone verso lo sta­tus quo. Per assi­cu­rarsi che que­sto avvenga vostro figlio e vostra moglie sono tenuti in ostag­gio. Otte­nuto que­sto obiet­tivo dovrete man­te­nere la base di let­tori fide­liz­zan­doli ed accre­scerla numericamente.

The Republia Times

Il gioco con­si­ste nel com­porre il gior­nale posi­zio­nando i diversi arti­coli sulla prima pagina tra­sci­nan­doli — click and drop — nelle diverse sezioni sino a com­ple­tarla per tempo. La gra­fica è estre­ma­mente spar­tana ma costringe a prese di deci­sione su quali noti­zie pub­bli­care e quali no for­nendo il risul­tato rag­giunto al ter­mine di cia­scuna manche.

Buona esem­pli­fi­ca­zione di come anche con poche risorse si pos­sano creare degli stru­menti inte­res­santi e for­ma­tivi. Un must gio­carci per i gior­na­li­sti in erba e stu­denti delle scuole di giornalismo.

The Republia Times Prima Pagina

Newsgames Chicago Tribune
Posted on 30 luglio 2013 by Pier Luca Santoro

Quando la Notizia è un Videogioco

I new­sgame e gli edi­to­rial game sono video­gio­chi inte­rat­tivi che asso­ciano la tra­smis­sione di noti­zie e infor­ma­zioni a un for­mat che con­sente di coin­vol­gere gli utenti in un modo più attivo rispetto alle tec­ni­che clas­si­che finora uti­liz­zate. Il gioco sod­di­sfa infatti moti­va­zioni sociali, coin­volge, crea un senso di comu­nità, spinge alla con­di­vi­sione dei con­te­nuti e può aumen­tare, ad esem­pio, il tempo tra­scorso sul sito di un quo­ti­diano online, al pari di altri for­mati mul­ti­me­diali di dif­fu­sione delle notizie.

Ne parlo nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory esa­mi­nando casi­sti­che con­crete ed ana­liz­zando lo svluppo nel corso del tempo ed il per­chè della scarsa dif­fu­sione di que­sto for­mat nono­stante i mol­te­plici van­taggi offerti.

Buona let­tura.

Newsgames Chicago Tribune

Posted on 11 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Newsgames [e censura]

I new­sga­mes e gli edi­to­rial games asso­ciano la tra­smis­sione di noti­zie e infor­ma­zioni a un for­mat, che con­senta di coin­vol­gere l’utenza in un modo attual­mente ini­bito dalle tec­ni­che clas­si­che finora uti­liz­zate. Il gioco sod­di­sfa moti­va­zioni sociali, coin­volge, crea un senso di comu­nità spin­gendo alla con­di­vi­sione dei con­te­nuti e aumenta la per­ma­nenza, il tempo sul sito del quo­ti­diano online qua­lora fosse allo­cato in tale spa­zio al pari di altri for­mati mul­ti­me­diali di dif­fu­sione delle notizie.

Lon­tani dall’essere impe­ne­tra­bili come sono spesso tutt’oggi i quo­ti­diani, attra­verso il gioco si pos­sono dise­gnare espe­rienze “friendly user” acces­si­bili a tutte le fasce d’età uti­liz­zando il tipo adatto all’utenza ed all’informazione da tra­smet­tere. Sono moda­lità che hanno già tro­vato ampio impiego in altri set­tori per i quali l’efficacia è stata ampia­mente dimostrata.

Nati come media da uti­liz­zare “one shot” per avve­ni­menti di por­tata pla­ne­ta­ria, attual­mente pre­sen­tano limi­ta­zioni legate a costi e tempi di svi­luppo rispetto ai quali sono stati creati spe­ci­fici pro­getti di ricerca che con­sen­tano di sor­pas­sare que­sti ostacoli.

Game the News è un por­tale inte­ra­mente dedi­cato, come dice il nome stesso, ai gio­chi come media per tra­sfe­rire infor­ma­zioni, noti­zie, siano esse rela­tive a temi eco­no­mici, scien­ti­fici o socio-politici che recen­te­mente ha creato End­game Syria  esplo­ra­zione inte­rat­tiva della guerra civile in corso, che mette il gio­ca­tore, le per­sone in grado di fare le scelte per vin­cere la pace e la guerra.

End­game Syria è una libera esplo­ra­zione inte­rat­tiva degli avve­ni­menti in corso in Siria oggi. Si tratta di una notizia-gioco, una simu­la­zione che uti­lizza l’interattività con­sen­tendo di esplo­rare un mondo vero e pro­prio legato a que­sti tra­gici eventi che la nazione sta vivendo.

Svi­lup­pato in circa due set­ti­mane, il gioco per­mette agli utenti di esplo­rare le pos­si­bi­lità di cui dispon­gono i ribelli siriani simu­lando il con­flitto al suo finale [di par­tita]. Ogni scelta che l’utente fa ha delle con­se­guenze: i tipi di unità mili­tari che può distri­buire, i per­corsi poli­tici che si sce­glie di adot­tare. Non solo ogni scelta impatta la situa­zione attuale, ma le scelte pos­sono inci­dere sull’esito finale. Gli utenti pos­sono gio­care e ripro­durre gli eventi per vedere come scelte diverse sul ter­reno potreb­bero por­tare a risul­tati diversi.

End­game Syria può essere gio­cato diret­ta­mente nella sua ver­sione html in rete e sono state rea­liz­zate anche le ver­sioni per smart­pho­nes e tablet sia android che iOS ma pur­troppo la ver­sione per gli uti­liz­za­tori di un device Apple non è dispo­ni­bile poi­chè l’azienda di Cuper­tino, secondo quanto riporta «The Guar­dian», non ha “appro­vato ” il gioco per i suoi con­te­nuti poli­tici. Una cat­tiva pra­tica che non è una novità per l’azienda in que­stione che già in pas­sato aveva adot­tato simili com­por­ta­menti di cen­sura dav­vero deprecabili.

Endgame Syria

Update del 12.01: Gra­zie alla segna­la­zione di Arianna Cic­cone sco­pro che poche ore dopo la pub­bli­ca­zione di que­sto arti­colo sul «The Guar­dian» pro­pone “News as games: immo­ral or the future of inte­rac­tive jour­na­lism?” tema e con­clu­sioni molto vicine, deci­sa­mente in sin­to­nia con quanto affer­mato dal sot­to­scritto in que­sti spazi con l’ultimo para­grafo che con­clude: “Fun­da­men­tally, new­ga­mes repre­sent a means of sha­ring infor­ma­tion via a for­mat that huge num­bers of peo­ple are enga­ged with; it is not unwise and fri­vo­lous to explore those pos­si­bi­li­ties, it seems unwise and fri­vo­lous not to”, come appunto viene detto nel primo para­grafo di que­sto articolo.

Could u be a medallist - The Guardian
Posted on 31 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Gamification e Newsgames Olimpionici

Su quali siano i van­taggi della gami­fi­ca­tion dell’informazione e dei new­sga­mes mi sono sof­fer­mato così tante volte, anche di recente, che ritengo inu­tile, forse anche noioso, ritor­narci sopra.

Le olim­piadi sono defi­nite anche come gio­chi olim­pici, cosa dun­que di più natu­rale se non quello di coin­vol­gere il let­tore attra­verso dei giochi?

E’ esat­ta­mente quello che devono aver pen­sato al «The Guar­dian» che ha messo al lavoro una squa­dra di esperti per  creare “Could you be a medal­list?” set di gio­chi a 8 bits dal sapore volu­ta­mente retrò che per­met­tono di gio­care 4 disci­pline olimpiche.

Per cia­scun gioco: corsa 100 mt., nuoto 100 mt., cicli­smo e mara­tona di 10 Km., si è invi­tati a sce­gliere il pro­prio ava­tar tra gli atleti dispo­ni­bili, nazio­na­lità e nome. Se si pra­tica uno di que­sti sport viene richie­sto di inse­rire il pro­prio miglior tempo che verrà così visua­liz­zato nella prima parte del gioco dove si com­pete a fianco dei miglioti atleti atleti di tutti i tempi e che viene para­go­nato alla meda­glia d’oro di tale disci­plina nelle olim­piadi del pas­sato. Si viene così a sco­prire, ad esem­pio, che 1 minuto per nuo­tare i 100 metri è il tempo di Alfred Hoos meda­glia d’oro nel 1896.

Uti­liz­zando la tastiera si gioca [e si rigioca tutte le volte che lo si desi­dera]. E’ pos­si­bile effet­tuare una gara “mista” con­tro atleti ed ani­mali avendo così il senso della velo­cità degli stessi. Nel nuoto, ad esem­pio, l’orca ovvia­mente è imbattibile.

E’ pos­si­bile con­di­vi­dere i risul­tati su Face­book gra­zie all’integrazione nel gioco della social app del quo­ti­diano anglo­sas­sone. Così facendo ven­gono abi­li­tate nuove pos­si­bi­lità e carat­te­ri­sti­che di gioco.

Insomma, infor­ma­zione, intrat­te­ni­mento e con­di­vi­sione sociale per una rea­liz­za­zione da meda­glia d’oro che pone ancora una volta il  «The Guar­dian» una spanna sopra gli altri gior­nali e mostra e dimo­stra con­cre­ta­mente appli­ca­zioni e decli­na­zioni pos­si­bili della gami­fi­ca­tion dell’informazione e dei newsgames.

Cha­peau!

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