editoria

og-jobs
Pubblicato il 5 marzo 2015 by Lelio Simi

Quali professionalità cercano i siti che guidano la trasformazione digitale dell’informazione?

Quali pro­fes­sio­na­lità stanno cer­cando siti come Buz­z­Feed, Vox, Quartz o Vice? Per quali set­tori (reda­zione, mar­ke­ting, svi­luppo e ricerca) e per quali pro­fili pro­fes­sio­nali? Molto si è scritto, e si scrive, sulla tra­sfor­ma­zione digi­tale dei gior­nali, ma al di là delle ana­lisi e delle con­si­de­ra­zioni (posi­tive o nega­tive che pos­siamo fare) su alcune testate al cen­tro di que­sta tra­sfor­ma­zione come quelle citate, può essere dav­vero utile andare a guar­darsi le loro pagine dedi­cate alle “vacan­cies”, le posi­zioni aperte, dove si pub­bli­cano gli annunci per ricer­care le per­sone da assu­mere e da inte­grare nel pro­prio pro­cesso pro­dut­tivo. Giu­sto un’occhiata, niente di scien­ti­fico ma un po’ di dati ed ele­menti da appun­tarsi per fare qual­che con­si­de­ra­zione e magari, sti­mo­lare una discus­sione su que­sto argomento.

Buz­z­Feed

Della pagina “Careers” del cam­pione mon­diale della vira­liz­za­zione dei con­te­nuti (valu­tato 750 milioni di dol­lari e con 150 milioni di utenti mese) quello che col­pi­sce è la quan­tità e la varietà delle posi­zioni aperte (e paic­cia o no anche in que­sto si con­ferma una mac­china da guerra). Al momento di scri­vere que­sto pezzo sono 133 le “vacan­cies” dispo­ni­bili per tre­dici diversi set­tori, sia quelli “clas­sici” come Edi­to­rial, HR, IT, Sales e Admin ma anche Data Science (molto impor­tante in Buz­z­feed), Crea­tive Ser­vice o Busi­ness Operation.

Le sedi dei lavori sono sparse nel mondo: prin­ci­pal­mente per quella di New York (in tutto 70) ma anche per quella di Los Ange­les (28), Lon­dra (15) Syd­ney (11) e poi tutte le altre da Mexico City a San Paolo da Lagos a Hong Kong.

Le posi­zioni aperte sono in mag­gior parte richie­ste per la reda­zione: 54 vacan­cies (ovvero circa il 40% del totale) ma i set­tori “tec­nici” hanno un peso quasi pari­ta­rio, nel solo set­tore “Enge­nee­ring” se ne con­tano ad esem­pio 34, e in quello “Data Science” quattro.

Tra i pro­fili pro­fes­sio­nali ricer­cati per la reda­zione (Edi­to­rial) leg­giamo Enter­tain­ment News Edi­tor, Food Edi­tor, Food Sty­list and Recipe Deve­lo­per, Geeky Staff Wri­ter che non sono esat­ta­mente pro­fili clas­sici ricer­cati nelle reda­zioni dei media tra­di­zio­nali ma che cono­scendo anche solo mini­ma­mente la linea edi­to­riale di Buz­z­Feed sor­pren­dono fino a un certo punto. Più inte­res­sante notare ad esem­pio un Indi­ge­nous Affairs Repor­ter per la sede di Syd­ney «per espan­dere il team che si occupa delle news dall’Australia nella coper­tura dei temi legati agli abo­ri­geni e gli indi­geni delle isole dello Stretto di Tor­res» e un Paren­ting Wri­ter «Siamo alla ricerca di qual­cuno, full time e dispo­ni­bile a ini­ziare subito, per far cre­scere la nostra audience legata ai temi della geni­to­ria­lità, il che signi­fica coprire una vasta gamma di argo­menti, tra cui l’adozione, geni­tori sin­gle, omo­ge­ni­to­ria­lità, e altro ancora». Solo due esempi che la dicono lunga però sull’attenzione nello svi­lup­pare inte­ra­zione con comu­nità di inte­resse all’interno e oltre la pro­pria comu­nità dei lettori.

Vox Media

Della pagina “careers” di Vox Media (valu­tato a fine 2014 circa 380 milioni di dol­lari) col­pi­sce in prima bat­tuta la cura gra­fica e la facile acces­si­bi­lità dal sito prin­ci­pale, pos­siamo anche con­si­de­rarlo un aspetto secon­da­rio ma è indice che c’è reale e con­creto inte­resse a inte­ra­gire con i poten­ziali can­di­dati (vogliamo sco­mo­dare la parola “rispetto”?), e sin­ce­ra­mente non mi sem­bra poco, ma su que­sto tor­nerò bre­ve­mente nelle con­si­de­ra­zioni finali. In que­sto momento le posi­zioni aperte sono circa 50 divise per i sei por­tali pub­bli­cati (tra cui The Verge, Vox.com, Eater e Sb Nation) e undici sezioni ope­ra­tive (tra cui Adver­ti­sing, Cor­po­rate, Voc Crea­tive, Sales, Mar­ke­ting & Deve­lo­p­ment) la mag­gior parte per le sedi di New York, Washing­ton (dove ha sede Vox.com il pro­getto molto ambi­zioso del gior­na­li­sta Ezra Klein).

Tra le pro­fes­sio­na­lità ricer­cate un  Data Visua­li­za­tion Repor­ter e un Gro­wth Edi­tor ma col­pi­sce quella ricer­cata pro­prio per la crea­tura di Ezra Klein, Short­form Edi­tor ovvero un edi­tor che dovrà inte­ra­mente dedi­carsi ai testi dalla forma breve per «model­lare e svi­lup­pare la voce di Vox su que­sto tipo di con­te­nuti» per­ché «Vogliamo creare la miglior risorsa per i con­su­ma­tori di noti­zie su qual­siasi piat­ta­forma si tro­vino, e abbiamo biso­gno di qual­cuno che ci aiuti nel curare, impac­chet­tare, e (sì!) aggre­gare il meglio che il web ha da offrire per avan­zare que­sta missione».

Quartz

La strut­tura di Quartz (una ini­zia­tiva edi­to­riale di Atlan­tic edi­tore sto­rico ma che da tempo sta pun­tando molto sul digi­tale) è rela­ti­va­mente pic­cola rispetto alle ini­zia­tive che abbiamo citato, ma essendo uno dei pro­getti più inte­res­santi e inno­va­tivi nel campo dell’informazione online (noi ne abbiamo par­lato qui) è inte­res­sante dare uno sguardo anche alla sua pagina delle posi­zioni aperte: dodici posi­zioni aperte in tutto di cui quat­tro nella reda­zione (il 25%).

Per le pro­fes­sio­na­lità cer­cate per la reda­zione è inte­res­sante leg­gere quello richie­sto alla vaca­cies pe ril Things Repor­ter «”Thing” è sem­pli­ce­mente il nostro ter­mine onni­com­pren­sivo per le sto­rie che spez­zano libe­ra­mente il tra­di­zio­nale for­mato dell’articolo per tra­smet­tere le infor­ma­zioni in moda­lità che fun­zio­nano meglio sul web. Lo svi­lup­pare que­sti nuovi metodi e tec­ni­che nar­ra­tive deve favo­rire tutti gli altri redat­tori ad usarli, è que­sto l’obiettivo di que­sto lavoro. Siamo alla ricerca di qual­cuno con un back­ground in uno o più di que­sti campi: svi­luppo web fron­tend, ammi­ni­stra­zione dei sistemi, sta­ti­sti­che, scienze dei dati, dise­gno, scrit­tura e archi­tet­tura dell’informazione. Non pre­oc­cu­parti se nes­suno copre tutto que­sto ter­reno. Stiamo costruendo una squa­dra a tutto tondo, con una gamma di espe­rienze. Facci sapere che cosa si dovrebbe aggiun­gere, com­prese le com­pe­tenze che non sono men­zio­nati qui».

Una nota: Lo abbiamo già accen­nato ma col­pi­sce come que­ste pagine siano, nella mag­gior parte degli esempi citati, molto curate, pia­ce­voli gra­fi­ca­mente, facil­mente rag­giun­gi­bili e “usa­bili” per il can­di­dato, anche nei det­ta­gli (ad esem­pio nell’accuratezza dei form) insomma è facile capire cosa si richiede e man­dare la pro­pria can­di­da­tura . Alcuni di que­ste testate hanno atti­vato account dedi­cati alla ricerca di per­so­nale come ad esem­pio VIce­Jobs su Twit­ter, oppure messi in bella evi­denza nei pro­pri social come ad esem­pio fa Buz­z­Feed (quanti altri casi pos­siamo citare nei media tradizionali?).

No, non sono aspetti secon­dari, è il segnale che l’interazione inte­ressa real­mente e che l’editore ha tutto l’interesse a met­tere il poten­ziale can­di­dato nella posi­zione migliore per espri­mere le pro­prie potenzialità.

Infine qual­che numero di testate tra­di­zio­nali, giu­sto per dare un ulte­riore raf­fronto: sulla pagina “careers” del New York Times ci sono (sem­pre nel momento in cui scri­viamo) 115 posi­zioni aperte, in quella “work for us” del Guar­dian sono 56 (sono le due testate prese a modello, giu­sta­mente, per le loro stra­te­gie edi­to­riali sul digi­tale). Se guar­diamo in casa nostra (certo, i con­te­sti sono di tutt’altro tipo) nella pagina del Gruppo Espresso o in quella di Rcs di posi­zioni aperte non ce ne sono, in quella di Mon­da­dori sono cin­que (quat­tro sono stage) in tutte e tre le pagine si nota però in bella evi­denza i form per le “can­di­da­ture spon­ta­nee”, una moda­lità di can­di­da­tura che invece non abbiamo tro­vato in molte delle pagine che abbiamo citato sopra di testate stra­niere. Vorrà dire qualcosa?

Ecco qui un elenco delle pagine delle “posi­zioni aperte” in alcune testate all digi­tal, tra­di­zio­nali e italiane:

Quartz

ViceMedia

Huff Post

Vox Media:

Buz­z­feed

Fusion

Digi­day

Upwor­thy

New York Times

Guar­dian

Gruppo Espresso

Gruppo Mon­da­dori

Rcs

 

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Pubblicato il 4 marzo 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Media che si Masturbano

19esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata ai media ed il [soft] porno, di come la stra­grande mag­gio­ranza delle testate online siano sem­pre più alla deriva nell’affannosa ricerca di click, pro­du­cendo quello che Man­tel­lini defi­ni­sce, giu­sta­mente, “Il gior­na­li­smo delle caz­zate“[*]

Il pre­te­sto, l’occasione, per affron­tare ancora una volta il tema è for­nita dalla sapiente ope­ra­zione di con­tent mar­ke­ting con­dotta lo scorso wee­kend da Por­n­hub con Wan­k­band.

Par­tiamo dai “Pig Data” del por­tale di con­te­nuti por­no­gra­fici, sem­pre più azienda di tec­no­lo­gia e data ana­ly­tics, per andare dritti al cuore della que­stione evi­den­ziando come i media di tutto il pia­neta abbiano imme­dia­ta­mente rac­colto l’ipotesi del brac­cia­letto che rica­ri­che­rebbe [il con­di­zio­nale è d’obbligo poi­ché allo stato attuale non si cono­sce se e quando verrà effet­ti­va­mente rea­liz­zato] i pro­pri device tec­no­lo­gici gra­zie all’energia pro­dotta dalla masturbazione.

ilGiornale-posts-wankband

Nume­ro­sis­sime le testate, anche nel nostro Paese, che hanno colto l’occasione “acchiappa click” rilan­cian­dola anche sui social con i risul­tati che l’immagine sopra ripor­tata esem­pli­fica. Da l’Huffington Post, che al lan­cio aveva solen­ne­mente pro­messo che non avrebbe dato spa­zio a gos­sip e din­torni, a La Stampa, pas­sando per Il Gior­nale per chiu­dere in bel­lezza, si fa per dire, con il men­sile di lyfe­style maschile GQ che pro­pone “Wan­k­band, il brac­ciale che vale una sega”.

Deriva dalla quale non è immune pra­ti­ca­mente nes­suna testata con, giu­sto per citare qual­che esem­pio con­creto solo degli ultimi giorni. Il Gaz­zet­tino che si lan­cia in una appas­sio­nante cro­naca minuto per minuto — che mi aveva fatto addi­rit­tura pen­sare all’ipotesi che ci voles­sero fare un live blog­ging sulla que­stione stante il numero di arti­coli pro­dotti in 36 ore al riguardo - della “sexy sup­plente” cul­mi­nata con il “per­dono del pre­side” cor­re­dato da una foto­gal­lery degna delle rivi­ste che cir­co­la­vano ai miei tempi nelle caserme. Il Gior­nale che nel suo ricco reper­to­rio pro­pone il video della gior­na­li­sta che sul sito “si tuffa semi­nuda”, men­tre sui social — da leg­gere i com­menti, ancora una volta — diventa “tutta nuda”, appunto per acchiap­pare click, ed Il Cor­riere della Sera che tran­quil­lizza l’orgoglio maschile sulle dimen­sioni medie dei loro attri­buti più cari otte­nendo anche in que­sto caso le rea­zioni del pro­prio pubblico.

Corriere Pene

È fon­da­men­tal­mente un discorso di new­sbrand, di imma­gine di marca della testata e di coe­renza con la stessa che è fon­da­men­tale. Se per Buz­z­feed, et simi­lia, è un valore aggiunto inse­rire anche con­te­nuti di valore oltre a meme, gat­tini, etc., poi­chè rap­pre­senta un upgra­ding, così non è per gior­nali che invece inse­rendo con­te­nuti “fri­voli”, o peg­gio, svi­li­sce la pro­pria imma­gine di marca rispetto al pro­prio pubblico.

Il sen­sa­zio­na­li­smo, le coper­tine “hot” [e din­torni] non sono una novità del gior­na­li­smo online, la dif­fe­renza però è che adesso non si tratta più di un esclu­siva dei maga­zine popo­lari di gos­sip ma il cer­chio si è allar­gato a dismi­sura a fonti d’informazione “serie”.

Qual­che giorno fa è stato pub­bli­cato un inte­res­sante arti­colo: “Porn Can Save the News Indu­stry, and Not in the Way That You Think” che sostiene quanto avevo pro­vato ad espli­ci­tare anni fa su come il porno sia da sem­pre pre­cur­sore dei tempi e la costante ricerca di inno­va­zione com­ples­siva del set­tore pos­sono [al di là di gusti e mora­li­smi indi­vi­duali] essere d’insegnamento per molti altri set­tori e seg­menti di mer­cato. Se ne con­si­glia asso­lu­ta­mente la let­tura ai capo redat­tori dei web desk delle testate che è evi­dente abbiano sinora ampia­mente frain­teso il concetto.

Ad oggi, la com­pe­ti­zione si è asse­stata sul minimo comun deno­mi­na­tore per un modello che ricerca volume e non valore, non è cer­ta­mente que­sta la strada da percorrere.

Digital Revenues

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

Fatturato Editoria
Pubblicato il 27 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

I Media in Italia in 4 Grafici

Si è tenuto ieri “Senza let­tura non c’è cre­scita. Quo­ti­diani, perio­dici e libri come leva per lo svi­luppo del Paese”, appun­ta­mento annuale per fare il punto sulla filiera della carta pro­mosso dalle otto asso­cia­zioni che la costi­tui­scono: Aci­mga, Aie, Anes, Argi, Asig, Asso­carta, Asso­gra­fici e Fieg.

Gli inter­venti del Prof. Ales­san­dro Nova dell’Università Boc­coni e di Giu­seppe Roma del Cen­sis fanno un’analisi macro dell’intera filiera e con­ten­gono alcuni dati spe­ci­fi­ca­ta­mente rife­riti all’industria dell’informazione che vale la pena di ripren­dere poi­ché a colpo d’occhio con­sen­tono di foto­gra­fare il pano­rama attuale.

1) Il Fat­tu­rato dell’Editoria 2004–2014

2) Con­sumi in libri e gior­nali / con­sumi totali delle famiglie

Consumi in libri e giornali

3) Le distanze tra gio­vani e anziani nel con­sumo mediatico

Le distanze tra giovani e anziani

4) L’evoluzione del con­sumo dei media

L’evoluzione del consumo dei media

Come solu­zione arriva la pro­po­sta del “bonus let­tura”, un buono spesa che con­sen­ti­rebbe ai gio­vani di età com­presa tra i 18 e 25 anni di acqui­stare libri e abbo­na­menti a quo­ti­diani e perio­dici, pagando solo il 25% del prezzo [il restante 75% ver­rebbe pagato con il bonus fino ad un mas­simo del con­tri­buto pub­blico di 100 € a per­sona] per incen­ti­vare i gio­vani alla let­tura e al con­sumo di pro­dotti cul­tu­rali, ovvia­mente esclu­si­va­mente car­ta­cei. Siamo al deli­rio, non credo pos­sano esi­stere altri ter­mini per defi­nire l’ipotesi di lavoro.

Com­ment is free…

Lettori Online
Pubblicato il 23 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

Il Belpaese in 7 Grafici

L’Istat ha pub­bli­cato la set­tima edi­zione di “Noi Ita­lia. 100 sta­ti­sti­che per capire il Paese in cui viviamo”, un qua­dro d’insieme dei diversi aspetti eco­no­mici, sociali, demo­gra­fici e ambien­tali del nostro Paese, della sua col­lo­ca­zione nel con­te­sto euro­peo e delle dif­fe­renze regio­nali che lo carat­te­riz­zano. Gli indi­ca­tori, rac­colti in 19 set­tori, spa­ziano dall’economia alla cul­tura, al mer­cato del lavoro, alle con­di­zioni eco­no­mi­che delle fami­glie, alla finanza pub­blica, all’ambiente, alle tec­no­lo­gie e all’innovazione.

Abbiamo rac­colto quelli più signi­fi­ca­tivi rela­ti­va­mente a media, inno­va­zione e for­ma­zione per foto­gra­fare quello che Chiap­pori già nel 1973 chia­mava il belpaese.

Let­tori di Quo­ti­dianiSca­rica i dati

Nel 2014 il 47.1% della popo­la­zione di 6 anni e più ha dichia­rato di leg­gere il gior­nale almeno una volta alla set­ti­mana. I let­tori assi­dui, coloro che leg­gono il gior­nale almeno cin­que giorni su sette, sono il 36.5 %. Coloro che dichia­rano di leg­gere un gior­nale almeno una volta alla set­ti­mana supe­rano abbon­dan­te­mente i let­tori di quo­ti­diani e rivi­ste online online come del resto già emer­geva dai dati Audipress.

Nella fascia d’età 18–24 anni si scende sotto il 40%, men­tre in tutte le classi d’età over 25, sino ai 74 anni, la per­cen­tuale supera la media nazio­nale con un picco del 58.5% per coloro tra 60 e 64 anni. Tutto il Sud Ita­lia ben al di sotto della media nazio­nale men­tre al nord si distin­gue, nega­ti­va­mente, il Veneto con il 33.7% della popo­la­zione che legge il gior­nale almeno cin­que giorni su sette.

Let­tori di Quo­ti­diani e Rivi­ste su Inter­netSca­rica i dati

Nel 2014, in Ita­lia, il 31% della popo­la­zione di 6 anni e più dichiara di leg­gere gior­nali, news o rivi­ste dal web negli ultimi 3 mesi, in calo rispetto al 2013 quando erano il 33.2%. Nella fascia d’età 18–24 anni le per­cen­tuali arri­vano a circa il 50% per rag­giun­gere il 51% nella fascia d’età 25–34 anni per poi invece calare sen­si­bil­mente. Secondo gli ultimi dati Audi­web, nel mese di dicem­bre 2014 erano online nel giorno medio il 68% dei 25-34enni [4,7 milioni], il 65% dei 18-24enni [2,7 milioni], e il 56% dei 35-54enni.

Il con­fronto inter­na­zio­nale, che fa rife­ri­mento alla fascia di età 16–74 anni nel 2013, mostra come l’Italia sia, ancora una volta, nella parte bassa della classifica.

Let­tori di Libri Online o e-bookSca­rica i dati

Se meno di un terzo della popo­la­zione dichiara di leg­gere gior­nali e/o rivi­ste online, il let­tori di libri online o e-book sono dav­vero “merce rara”. Solo l’8.7% della popo­la­zione di 6 anni e più usa inter­net per leg­gere o sca­ri­care libri online o e-book. I mag­giori frui­tori del libro elet­tro­nico sono i gio­vani di 18–24 anni [oltre il 18%]. Rispetto al 2013 la ten­denza è nega­tiva, nono­stante il cre­scere dell’offerta, con una lieve fles­sione dei let­tori che erano dal 9.1% dodici mesi prima.

Let­tori di LibriSca­rica i dati

Nel 2014 solo il 41.4% della popo­la­zione di 6 anni e più dichiara di aver letto almeno un libro nel tempo libero nell’arco di dodici mesi, per­cen­tuale che crolla al 14.3% per i let­tori forti, assi­dui, per coloro che affer­mano di averne letti minimo 12. Com­ples­si­va­mente il numero dei let­tori di libri con­ti­nua a dimi­nuire, scen­dendo dal 43% del 2013. In calo anche i gio­vani con coloro tra i 20–24 anni che pas­sano dal 57.2 a 53.5%.

La pro­pen­sione alla let­tura è molto dif­fe­rente per donne e uomini. Lo scarto, a favore delle prime, è di oltre 13 punti per­cen­tuali: le let­trici sono il 48%, i let­tori il 34.5%. Sulle soglie dell’analfabetismo le per­cen­tuali di let­tori di libri nel Mezzogiorno.

Utenti di Inter­netSca­rica i dati

In Ita­lia il 57.3% della popo­la­zione di 6 anni e più uti­lizza la Rete, ma è poco più di un terzo [36.9%] a farlo quo­ti­dia­na­mente. Anal­fa­beti digi­tali già foto­gra­fati dal rap­porto del Cen­sis del dicem­bre 2014 per quanto riguarda l’utilizzo del PC.

Migliora, ma non in maniera con­si­stente, il pano­rama per quanto riguarda i gio­vani tra i 15 e i 24 anni che si con­net­tono ad Inter­net, più della metà lo fa tutti i giorni. Il con­fronto inter­na­zio­nale con le altre nazioni dell’UE28 è impietoso.

Appren­di­mento Per­ma­nenteSca­rica i dati

La for­ma­zione post expe­rience, nel corso dell’attività lavo­ra­tiva, è pre­sup­po­sto di base per man­te­nere aggior­nate le pro­prie cono­scenze e com­pe­tenze rima­nendo com­pe­ti­tivi sul mer­cato del lavoro come indi­vi­dui e restando com­ples­si­va­mente com­pe­ti­tivi come sistema Paese rispetto alle altre nazioni.

Se già emer­geva un gap signi­fi­ca­tivo con le altre nazioni della UE28 in spe­ci­fico rife­ri­mento alle com­pe­tenze digi­tali, anche più in gene­rale la situa­zione non migliora, anzi.

In Ita­lia l’indicatore assume un valore infe­riore a quello medio Ue28: un valore pari al 14.6% per chi è in pos­sesso di un titolo di stu­dio uni­ver­si­ta­rio [18.6% media Ue], un valore pari al 7,5 per cento per chi ha un titolo secon­da­rio supe­riore [8.7% media Ue], per crol­lare all’1.6% per chi ha al più un livello di istru­zione secon­da­rio infe­riore [4.4% media Ue].

Spesa Pub­blica per l’Istruzione e la For­ma­zioneSca­rica i dati

Nel 2012 per l’Italia il valore dell’indicatore [4.2% del Pil] è infe­riore rispetto al valore medio dell’UE28 [5,3 per cento] ed a tutte le altre nazioni tranne Gre­cia, Slo­vac­chia, Bul­ga­ria e Romania.

La spesa in istru­zione e for­ma­zione, misu­rata in rap­porto al pro­dotto interno lordo, rap­pre­senta uno degli indi­ca­tori chiave per valu­tare le policy attuate in mate­ria di cre­scita e valo­riz­za­zione del capi­tale umano. I dati par­lano da soli…

Come In We are Open
Pubblicato il 17 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

Open Data, Call to Action

In col­la­bo­ra­zione con Human High­way abbiamo deciso di aprire, di for­nire a tutti, i dati delle con­di­vi­sioni degli arti­coli delle diverse testate.

Ogni arti­colo con­te­nuto nel data­set è descritto dall’URL, dal titolo e dai tag [even­tual­mente] ad esso asso­ciati. Alla data dell’osservazione, ripor­tata nell’omonimo campo, le API di quat­tro social net­work con­se­gnano a UAC Meter il numero di con­di­vi­sioni dell’articolo:

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Diamo il data­base men­sile open e avremmo pia­cere di vedere quali ela­bo­ra­zioni ed inte­gra­zioni si pos­sono fare rispetto a quelle che abbiamo già effet­tuato. Potre­ste avere delle idee che noi non abbiamo mai avuto, sia nell’analisi che nel modo di visua­liz­zare i risul­tati. Potre­sti arric­chirli con altre infor­ma­zioni, clas­si­fi­carli in base al con­te­nuto — molto utile ma molto dif­fi­cile — o appro­fon­dire le ragioni alla base della condivisione.

Avete tempo sino al 7 di marzo per fare la vostra ana­lisi e/o visua­liz­za­zione gra­fica ed inviarle a a info@humanhighway.it o a info@datamediahub.it. Le migliore ana­lisi o le migliori visua­liz­za­zioni gra­fi­che dei risul­tati saranno pub­bli­cate con un arti­colo e un’intervista su Data­Me­dia­Hub nella seconda set­ti­mana di marzo 2015. Non fate i timidi.

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