editoria

11223895_10153231385542568_4821614313312288148_n
Posted on 3 settembre 2015 by Andrea Spinosi Picotti, Pier Luca Santoro

Post-it

In que­sta set­ti­mana in cui c’è uffi­cial­mente la ripresa lavo­ra­tiva post-vacanze con­ti­nua ad esserci un numero con­si­stente di per­sone in cerca di occu­pa­zione [che le vacanze NON le hanno fatte], oggi uno spe­ciale su media e lavoro.

  • Edi­to­ria, Media e Gior­na­li­smo — Il Gruppo Mon­rif edi­tore de Il Resto del Car­lino ha avviato la ricerca di un tiro­ci­nante da affian­care a per­so­nale qua­li­fi­cato per il ruolo di Web Mar­ke­ting Assi­stant. Sede di lavoro: Bolo­gna.
  • Social Care - L’operatore tele­fo­nico H3G attra­verso un annun­cio su Lin­ke­dIn è alla ricerca di per­so­nale per gestire il cliente attra­verso i canali social: pagine 3Italia e 3 Assi­stenza Clienti su Face­book e su Twit­ter. Sede di lavoro: Milano.
  • Comu­ni­ca­zione e Mar­ke­ting - La società Havas Media Group è alla ricerca di una figura di Digi­tal Account Mana­ger che sarà inse­rirà all’interno di un team di lavoro con respon­sa­bi­lità di gestione e coor­di­na­mento al fine di pro­muo­vere la rea­liz­za­zione di cam­pa­gne integrate.
  • Pro­du­zione Tv - La società di pro­du­zione tele­vi­siva Tur­ner Broa­d­ca­sting è alla ricerca di un Diret­tore Com­mer­ciale al quale sarà affi­data la respon­sa­bi­lità della stra­te­gia com­mer­ciale di Tur­ner in Ita­lia com­presa la distri­bu­zione e la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria. Sede di lavoro: Roma.
  • Digi­tal Mar­ke­ting — La Diennea-MagNews ricerca una risorsa da inqua­drare con un tiro­ci­nio, volto ad una col­la­bo­ra­zione con­ti­nua­tiva in azienda, a sup­porto del team crea­tivo nell’implementazione e nella gestione day by day dei pro­getti per i pro­pri clienti. Sede di lavoro: Faenza. 
  • Edi­to­ria Online - Il quo­ti­diano Il Gior­nale sele­ziona infor­ma­tico esperto di tec­no­lo­gie web [qui le altre com­pe­tenze richie­ste] da inte­grare nello staff tec­nico. Sede di lavoro: Milano.
  • Sales - Piemme Edi­zioni, con­ces­sio­na­ria del gruppo Cal­ta­gi­rone, ricerca un Web Account Mana­ger al quale verrà affi­data la ven­dita e la pia­ni­fi­ca­zione di cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie web e l’implementazione di pro­getti new busi­ness. Sede di lavoro: Roma e Milano.

Work Hard Success

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Economist Revenues
Posted on 26 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Insta­gram — L’uso di Insta­gram con­ti­nua ad essere in cre­scita, anche in Ita­lia, con una cre­scita del 14% di utenti attivi secondo gli ultimi dati dispo­ni­bili. IJNet pub­blica un inte­res­sante rie­pi­logo di come 5 testate, con carat­te­ri­sti­che molto diverse tra loro, lo stiano usando. Idee che, se la vostra testata o il vostro brand non sono ancora su Insta­gram, potreb­bero esservi d’ispirazione.
  • Abe­ce­da­rio63 ter­mini sul digi­tal adver­ti­sing che ogni mar­ke­ter dovrebbe cono­scere, da above the fold a view through pas­sando per demand-side plat­form e con­ver­sion pixel.
  • Clic­k­bait — Il vero costo del clic­k­bai­ting è la per­dita di fidu­cia da parte delle per­sone nei con­fronti della testata. Fatevi i vostri conti…
  • Kindle Unli­mi­ted — Gli autori dei libri da circa un paio di mesi ven­gono pagati da Ama­zon in base alle pagine lette. I dati dif­fusi dicono che media­mente ven­gono remu­ne­rati  $ 0.00576 [€ 0.0050] a pagina.
  • Digi­tal Media Con­sump­tion — Secondo i dati di com­Score la frui­zione di media digi­tali negli USA è cre­sciuta del 49% negli ultimi due anni. Quello che è inte­res­sante notare è come dai dati emerga un for­tis­sima cre­scita della frui­zione attra­verso gli smart­phone ed ormai PC e tele­foni siano i device uti­liz­zati più comuni, quasi a pari merito. I tablet invece con­ti­nuano a rap­pre­sen­tare un quota rela­ti­va­mente mar­gi­nale. Insomma, i tablet non sono per la frui­zione delle news ma per altre atti­vità “ricrea­tive”; meglio tenerne conto.
  • Social Media Tools — Il detto un’immagine vale più di mille parole è sem­pre più vero e valido. Ecco allora un ampio elenco di 23 tools per creare, modi­fi­care, miglio­rare le imma­gini da postare sui social. Utile.
  • Acqui­si­zione di Twit­ter - La crisi di Twit­ter da giorni genera rumors sulla pos­si­bile acqui­si­zione da parte di un “gigante del Web”. In molti indi­cano in Goo­gle l’acquirente ideale, ma per­so­nal­mente non vedo il motivo per una mossa di que­sto genere da parte di “big G”. Comun­que sia i rumors diven­tano sem­pre più insi­stenti ed un per­so­nag­gio di spicco di una banca d’affari spiega, in maniera tanto sin­te­tica quanto effi­cace, le ragioni per le quali è ormai ine­vi­ta­bile la ven­dita della piat­ta­forma di micro­blog­ging da 140 caratteri

Economist Revenues

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Unfollow Me
Posted on 25 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Mobile Immo­bile — I let­tori dei quo­ti­diani online da mobile, ed in par­ti­co­lare da smart­phone, cre­scono a vista d’occhio. Così non è invece per gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, e gli edi­tori ini­ziano a fare i conti con il “mobile gap”. Non si tratta di un pro­blema del gaz­zet­tino di Pol­lena Troc­chia, con rispetto par­lando, ma di testate del cali­bro del New York Times e/o del The Wall Street Jour­nal. La dimo­stra­zione che la tanto citata chart di Mary Mee­ker, sulla dif­fe­renza tra tempo speso ed inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, ripro­po­sta anno dopo anno come evi­denza dei trend, è come la coraz­zata Potëmkin.
  • Sel­fie Pay — Che fos­simo nell’epoca dei sel­fie ormai lo dicono per­sino al TG1 ogni due per tre. Adesso però Master­Card sta spe­ri­men­tando un metodo di paga­mento gra­zie agli auto-scatti. L’idea di per se stessa avrebbe senso, è sulle con­se­guenze che mi tre­mano le ginocchia…
  • Page Mes­sa­ging — Face­book, a meno di un mese dell’introduzione di que­sta nuova opzione, ha rila­sciato una guida per il buon uso dei mes­saggi da parte degli ammi­ni­stra­tori delle pagine azien­dali. Adesso non avete più scuse per non rispon­dere alle per­sone se non l’ignavia.
  • Veni, Vidi, Video — Grande movi­mento da parte dei media per il video adver­ti­sing, seg­mento, come noto, in grande espan­sione che sti­mola gli appe­titi di tele­vi­sioni, gior­nali online e molti altri, a colpi di acqui­si­zioni da cen­ti­naia di milioni di euro, men­tre gli inve­sti­menti su You­Tube cre­scono del 40% anno su anno. Lo rac­conta con tutti i det­ta­gli del caso il Finan­cial Times.
  • Con­tro­di­pen­denza - La rea­zione di con­tro­di­pen­denza nelle rela­zioni affet­tive ed inter­per­so­nali è una moda­lità per man­te­nere una “distanza di sicu­rezza” in quelle rela­zione sen­tite come molto intime e che atti­vano aspetti di dipen­denza vis­suti come minac­cia. È stato il caso in  pas­sato di “blog­ger” vs gior­na­li­sti o di molti “haters” sui social da tempo . Adesso sem­bra essere la volta dei giganti di Inter­net, o OTT, che dir si voglia come spiega egre­gia­mente, come d’abitudine, Fré­dé­ric Fil­loux nel suo arti­colo “Why Europe Hates US Inter­net Giants In Six Charts”
  • Iper­te­sto — Il 24 Ago­sto 1965 Ted Nel­son usò per la prima volta il ter­mine iper­te­sto, da lui coniato, in una pre­sen­ta­zione alla Asso­cia­tion for Com­pu­ting Machi­nery. Sono pas­sati 50 anni da allora e la stra­grande mag­gio­ranza delle testate online del nostro Paese con­ti­nua a non usarlo con­vinti che i link por­tino via i visi­ta­tori. Sigh!
  • Psi­co­lo­gia dei “Like” — Se il valore delle azioni sui social deve essere valu­tata in base al time spen­ding come metro di valu­ta­zione dell’engagement delle per­sone, i like sono l’azione più mec­ca­nica, meno impe­gna­tiva e coin­vol­gente. Le cin­que moti­va­zioni che por­tano le per­sone a met­tere un like, un mi piace, su Face­book val­gono comun­que il tempo di lettura.

Unfollow Me

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

edicola bnio
Posted on 20 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Te Piace ‘o Presepe?

Ormai è chiaro che le edi­cole “pure”, quelle che ven­dono esclu­si­va­mente pub­bli­ca­zioni edi­to­riali, sono sem­pre più desti­nate all’estinzione, nell’indifferenza gene­rale, a favore di negozi “misti”, che trat­tano altre cate­go­rie mer­ceo­lo­gi­che, come avviene già da anni nel Nord Europa.

Non aver mai gestito ade­gua­ta­mente una rete di distri­bu­zione che negli anni prima della crisi con­tava su 36mila punti ven­dita distri­buiti spesso in posi­zioni stra­te­gi­che del ter­ri­to­rio non lascia ben spe­rare sul buon esito di altre forme di distri­bu­zione attuali e futuribili.

Per farsi un’idea di quello che avviene quo­ti­dia­na­mente in un’edicola vi esorto a chie­dere al vostro gior­na­laio di fidu­cia, se ancora ne avete uno natu­ral­mente, di mostrarvi la bolla che riceve quo­ti­dia­na­mente dal distri­bu­tore locale e di farvi spie­gare da lui in breve il fun­zio­na­mento. In alter­na­tiva, a meno di tre euro, leg­ge­tevi il mio e-book sul tema.

Emble­ma­tico in tal senso il lan­cio dal 14 ago­sto scorso di “Il Pre­sepe – La sto­ria del Natale”, rac­colta com­po­sta di 85 [ottan­ta­cin­que!] uscite della quale cer­ta­mente alcuni di voi avranno visto lo spot in tele­vi­sione on air in que­sti giorni.

Sicu­ra­mente molti ricor­dano le scene di Natale in casa Cupiello con Eduardo De Filippo che ripe­tu­ta­mente chiede al figlio svo­gliato “te piace ‘o pre­sepe?” per poi, dopo rei­te­rati ten­ta­tivi ed altret­tanti dinie­ghi, con­clu­dere ” e cam­mina…”. Ecco!

old-news
Posted on 19 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Freemium & Couponing per Generare Ricavi per i Newsbrand

E stato [ri]lanciato la scorsa set­ti­mana YOUng, forse il primo social paper al mondo. Una piat­ta­forma digi­tale che inte­gra l’esperienza d’uso di un gior­nale online con quella di un social net­work tutta italiana.

Tra le diverse carat­te­ri­sti­che d’interesse un nuovo modello di busi­ness, final­mente non basato sulla pub­bli­cità, fon­dato su l’idea di free­mium e cou­po­ning per gene­rare reve­nues. Per appro­fon­dire ho inter­vi­stato[*] Ger­mano Milite fon­da­tore della testata.

1) YOUng per una testata è un nome che richiama i gio­vani ma non solo. Come nasce la scelta dei que­sto [news]brand?

In realtà YOUng è l’unione di due parole. O meglio, di una parola e di un acro­nimo: YOU, che sta appunto ad indi­care la per­so­na­liz­za­zione, il “tu” appunto messo al cen­tro del sistema, visto che il pro­getto dipende da sem­pre dal soste­gno eco­no­mico di chi lo segue. Poi c’è “ng”, che sta per “new gene­ra­tion”, ovvero per una nuova gene­ra­zione di pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, esperti cono­sci­tori del mer­cato digi­tale e della comu­ni­ca­zione online. Insieme, si legge quindi “YOUng”, che sta per “gio­vane”. Ci tengo però a pre­ci­sare che il con­cetto di gio­vane è inteso come approc­cio e filo­so­fia gene­rale, come guizzo deciso e corag­gioso verso il nuovo. Non è banal­mente col­le­gata all’età degli autori e dei fon­da­tori e lo dimo­stra la com­po­si­zione ana­gra­fi­ca­mente molto ete­ro­ge­nea della nostra reda­zione gior­na­li­stica e degli autori del blog: ci sono under 30, under 20 ed over 50. Che, fuor di reto­rica e di gio­va­ni­li­smo spic­cio, sono un con­vinto e con­creto soste­ni­tore del cosid­detto “patto gene­ra­zio­nale”, dove espe­rienze ed entu­sia­smi diversi si mesco­lano per darsi reci­pro­ca­mente qual­cosa di importante.

2) YOUng uni­sce la for­mula d’abbonamento free­mium al cou­po­ning per gene­rare reve­nues. Un modello di busi­ness deci­sa­mente non ordi­na­rio. Spie­ga­celo meglio.

Certo: In pra­tica, gra­zie anche ad un sistema di gami­fi­ca­tion, noi siamo in grado di resti­tuire indi­ret­ta­mente l’intera somma ver­sata dai nostri lettori/sostenitori gra­zie a dei cre­diti vir­tuali [gli “YP”] che retro­ce­diamo in cam­bio o della dona­zione e/o, appunto, dell’azione di gami­fi­ca­tion [es con­di­vi­sione di un arti­colo, com­ple­ta­mento del pro­prio pro­filo, invito di un amico ad iscri­versi ecc]. Que­sti cre­diti ser­vono per acqui­stare i cou­pon di sconto offerti dai nostri part­ner. Esem­pio: Tizio ci dona 5 euro, riceve 5 cre­diti e può sca­ri­care il cou­pon da 2,50 cre­diti per otte­nere un gelato in omag­gio. Da set­tem­bre, inol­tre, atti­ve­remo anche il ser­vi­zio free­mium, con arti­coli riser­vati solo ai nostri lettori/sostenitori, ovvero a coloro che effet­tue­ranno una dona­zione per soste­nere il nostro lavoro.

3) Gami­fi­ca­tion e una com­mu­nity interna al gior­nale. Anche que­sta è una scelta che in Ita­lia si è vista poco o nulla. I motivi.

Prima di tutto, a mio avviso, per­ché chi opera nel nostro set­tore è ten­den­zial­mente un anal­fa­beta digi­tale, che quando sente il ter­mine “gami­fi­ca­tion” non sa asso­lu­ta­mente cosa signi­fi­chi. Il resto è com­po­sto da con­for­mi­sti cro­nici senza idee e grandi edi­tori che, per motivi intui­bili, hanno molte dif­fi­coltà ad inno­vare sul serio [Rcs ha messo le fac­cine del “come ti senti”, ad esem­pio, pre­sen­tan­dole come grande novità per coin­vol­gere la “com­mu­nity”] e, gestendo anche l’oligopolio dell’advertising online in accordo con le grosse con­ces­sio­na­rie ed i cen­tri media, hanno per ora poco inte­resse con­creto nello spin­gere modelli vera­mente nuovi. Ma qual­che bell’esempio, oltre a YOUng, per for­tuna c’è anche in Ita­lia. Non par­liamo ancora di gami­fi­ca­tion vera e pro­pria, ma realtà come Lega Nerda e VVVID a mio parere sono da tenere d’occhio.

4) I have a dream. Come sarà YOUng tra 5 anni?

Bella domanda. Io spero prima di tutto che sarà inter­na­zio­nale, tra­dotto in Inglese, Spa­gnolo e Por­to­ghese e che riu­scirà a rac­co­gliere intorno a sé una vera e pro­pria comu­nità offline, oltre che una com­mu­nity vir­tuale. Mi auguro che YOUng, tra 5 anni, si evolva da gior­nale online indi­pen­dente a movi­mento cul­tu­rale in grado di pro­porre quel patto gene­ra­zio­nale di cui accen­navo durante la mia prima rispo­sta. Per­ché va bene leg­gere e con­di­vi­dere arti­coli, va bene scam­biare pareri online, ma penso che il nostro obiet­tivo finale dovrà essere quello di affian­care all’attività edi­to­riale di alto pro­filo anche gli eventi tema­tici, che coin­vol­ge­ranno sia i nostri part­ner com­mer­ciali che i nostri let­tori ed i nostri autori, tra­sfor­mando la pub­bli­cità da disturbo a ser­vi­zio utile per l’utente.

5) Tor­nando alla com­mu­nity interna. Per­ché le per­sone dovreb­bero fre­quen­tare quella di YOUng e non Face­book o altri social?

Prima di tutto per­ché, oggi più che mai, i social sono spesso un ricet­ta­colo cao­tico di fri­vo­lezze o di bufale o di noti­zie di scarso valore ed uti­lità. YOUng si impe­gna a for­nire solo con­te­nuto di alto pro­filo e di alto valore aggiunto per chi lo fre­quenta. E’ un pro­getto con­ce­pito, nato ed orga­niz­zato per favo­rire il pro­fi­lare di “nic­chie” orga­niz­zate al suo interno, che mira a “trat­te­nere” i let­tori tra­sfor­man­doli da sem­plici frui­tori di noti­zie in utenti attivi, che gra­zie all’interazione reci­proca den­tro e fuori da YOUng, pos­sono gua­da­gnare cre­diti ed otte­nere quindi “ricom­pense”. La dina­mica cui abbiamo pen­sato è pro­prio quella che ha fatto il suc­cesso di molti gio­chi online: tu passi tempo su YOUng, lo sostieni eco­no­mi­ca­mente e ne dif­fondi il brand, noi ti pre­miamo per­met­ten­doti di acce­dere a con­te­nuti e fun­zio­na­lità ed offerte esclu­sive. Ma atten­zione: noi non vogliamo certo porci come alter­na­tiva ai vari Face­book, Insta­gram, Lin­ke­din, Twit­ter ecc. Noi rap­pre­sen­tiamo sem­mai un’integrazione, un qual­cosa di diverso che non sosti­tui­sce l’esperienza social ma la rende appunto diver­si­fi­cata. Più “pulita” e selet­tiva ma non per que­sto noiosa o limitata.

6)  Qual è la stra­te­gia di comu­ni­ca­zione a sup­porto del lan­cio di YOUng?

Con­si­de­rando il nostro bud­get che rasenta lo zero, dob­biamo pun­tare tutto sul nostro net­work social pre-esistente [abbiamo circa 600.000 iscritte alle pagine face­book che pro­muo­vono YOUng] e sulle nostre com­pe­tenze. Dalla pros­sima set­ti­mana lan­ce­remo anche un video di promo per la cam­pa­gna di cro­w­d­fun­ding con Marco Bal­dini come testi­mo­nial. Poi il con­sueto lavoro di uffi­cio stampa per farci cono­scere dai media e, si spera, recu­pe­rare altre inter­vi­ste come que­sta. In più, lan­ce­remo l’hashtag #Dipen­de­DaTe e rega­le­remo magliette ordi­nati su Worth Wea­ring con il logo YOUng e la scritta “Dipende da me” ad ogni soste­ni­tore che ci avrà donato almeno 100 euro, invi­tan­dolo a girare un video dove dirà:”Sono Tizio e YOUng Dipende anche da me”. In que­sta ope­ra­zione cer­che­remo di coin­vol­gere anche intel­let­tuali, arti­sti e per­so­naggi noti del web.

7)  3 cose che i new­sbrand fanno bene in Ita­lia e 3 che invece fanno male.

Ti sem­brerò pre­sun­tuoso ma non rie­sco sul serio a tro­vare tre cose che i new­sbrand fanno bene oggi, soprat­tutto con­si­de­rando l’Italia. E ti sem­brerò magari meno pre­sun­tuoso se ti dico che i primi ad aver fatto poco o nulla di buono fino ad un anno fa siamo stati in pri­mis noi di YOUng. Certo abbiamo rac­colto quasi 10.000 iscri­zioni, lan­ciato diverse cam­pa­gne cro­w­d­fun­ding di suc­cesso e col­le­zio­nato 6 milioni di accessi unici nel 2014. Al di la di inter­vi­ste, appro­fon­di­menti, repor­tage ed inchie­ste di qua­lità, però, non abbiamo pro­dotto nulla che non ci sia già altrove. Nulla che non si sia già visto e che, magari, in certi casi fun­ziona pure meglio. Una prima svolta c’è stata nel 2014, con l’inaugurazione del nuovo sistema per i fol­lo­wer, che ha pre­an­nun­ciato ciò che abbiamo lan­ciato lo scorso 12 ago­sto. Se devo pro­prio sfor­zarmi, comun­que, ti dico che di sicuro la pro­fi­la­zione degli utenti ed il ten­ta­tivo di creare com­mu­nity interne, orga­niz­zando anche eventi, sono un buon ini­zio che molte piat­ta­forme hanno preso in con­si­de­ra­zione. Quello che fanno male? Pun­tare ancora così tanto su visite, click ed adv display, dipen­dere troppo dai social e non riu­scire ad avere una linea edi­to­riale chiara e coe­rente, trat­tando magari meno argo­menti ma in maniera più appro­fon­dita e com­pe­tente ed inse­guendo invece i vari tor­men­toni viral. In gene­rale non credo che l’informazione gene­ra­li­sta abbia un futuro — e nep­pure un pre­sente — al di fuori del mai­stream pre-esistente [e pure sov­ven­zio­nato pub­bli­ca­mente]. L’errore più grande è non avere il corag­gio di spe­ri­men­tare sistemi alter­na­tivi a quelli attuali, sof­frire di que­sto com­plesso vir­tuale che online vuole imporre ogni con­te­nuto gra­tui­ta­mente, altri­menti “nes­suno lo legge”. Certo: ma quando fai 6 milioni di unici ed incassi 3000 euro, signi­fica che il tuo modello non regge e non può basarsi solo sulle visite e gli adv display. Anche il “native” da solo non può asso­lu­ta­mente bastare [e lo trovo anche poco cor­retto deon­to­lo­gi­ca­mente]. Occorre inte­grare diversi sistemi che pos­sano essere win win e tra­spa­renti per tutti i sog­getti coin­volti: publisher/editori, inser­zio­ni­sti ed utenti finali. Noi ci proveremo.

old-news

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto intrat­tiene rap­porti pro­fes­sio­nali rego­lar­mente retri­buiti con Ger­mano Milite e col­la­bora con YOUng. Que­sto arti­colo invece NON è remu­ne­rato in alcun modo.

Older Posts
Vai alla barra degli strumenti