editoria

Fatturato Editoria
Pubblicato il 27 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

I Media in Italia in 4 Grafici

Si è tenuto ieri “Senza let­tura non c’è cre­scita. Quo­ti­diani, perio­dici e libri come leva per lo svi­luppo del Paese”, appun­ta­mento annuale per fare il punto sulla filiera della carta pro­mosso dalle otto asso­cia­zioni che la costi­tui­scono: Aci­mga, Aie, Anes, Argi, Asig, Asso­carta, Asso­gra­fici e Fieg.

Gli inter­venti del Prof. Ales­san­dro Nova dell’Università Boc­coni e di Giu­seppe Roma del Cen­sis fanno un’analisi macro dell’intera filiera e con­ten­gono alcuni dati spe­ci­fi­ca­ta­mente rife­riti all’industria dell’informazione che vale la pena di ripren­dere poi­ché a colpo d’occhio con­sen­tono di foto­gra­fare il pano­rama attuale.

1) Il Fat­tu­rato dell’Editoria 2004–2014

2) Con­sumi in libri e gior­nali / con­sumi totali delle famiglie

Consumi in libri e giornali

3) Le distanze tra gio­vani e anziani nel con­sumo mediatico

Le distanze tra giovani e anziani

4) L’evoluzione del con­sumo dei media

L’evoluzione del consumo dei media

Come solu­zione arriva la pro­po­sta del “bonus let­tura”, un buono spesa che con­sen­ti­rebbe ai gio­vani di età com­presa tra i 18 e 25 anni di acqui­stare libri e abbo­na­menti a quo­ti­diani e perio­dici, pagando solo il 25% del prezzo [il restante 75% ver­rebbe pagato con il bonus fino ad un mas­simo del con­tri­buto pub­blico di 100 € a per­sona] per incen­ti­vare i gio­vani alla let­tura e al con­sumo di pro­dotti cul­tu­rali, ovvia­mente esclu­si­va­mente car­ta­cei. Siamo al deli­rio, non credo pos­sano esi­stere altri ter­mini per defi­nire l’ipotesi di lavoro.

Com­ment is free…

Lettori Online
Pubblicato il 23 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

Il Belpaese in 7 Grafici

L’Istat ha pub­bli­cato la set­tima edi­zione di “Noi Ita­lia. 100 sta­ti­sti­che per capire il Paese in cui viviamo”, un qua­dro d’insieme dei diversi aspetti eco­no­mici, sociali, demo­gra­fici e ambien­tali del nostro Paese, della sua col­lo­ca­zione nel con­te­sto euro­peo e delle dif­fe­renze regio­nali che lo carat­te­riz­zano. Gli indi­ca­tori, rac­colti in 19 set­tori, spa­ziano dall’economia alla cul­tura, al mer­cato del lavoro, alle con­di­zioni eco­no­mi­che delle fami­glie, alla finanza pub­blica, all’ambiente, alle tec­no­lo­gie e all’innovazione.

Abbiamo rac­colto quelli più signi­fi­ca­tivi rela­ti­va­mente a media, inno­va­zione e for­ma­zione per foto­gra­fare quello che Chiap­pori già nel 1973 chia­mava il belpaese.

Let­tori di Quo­ti­dianiSca­rica i dati

Nel 2014 il 47.1% della popo­la­zione di 6 anni e più ha dichia­rato di leg­gere il gior­nale almeno una volta alla set­ti­mana. I let­tori assi­dui, coloro che leg­gono il gior­nale almeno cin­que giorni su sette, sono il 36.5 %. Coloro che dichia­rano di leg­gere un gior­nale almeno una volta alla set­ti­mana supe­rano abbon­dan­te­mente i let­tori di quo­ti­diani e rivi­ste online online come del resto già emer­geva dai dati Audipress.

Nella fascia d’età 18–24 anni si scende sotto il 40%, men­tre in tutte le classi d’età over 25, sino ai 74 anni, la per­cen­tuale supera la media nazio­nale con un picco del 58.5% per coloro tra 60 e 64 anni. Tutto il Sud Ita­lia ben al di sotto della media nazio­nale men­tre al nord si distin­gue, nega­ti­va­mente, il Veneto con il 33.7% della popo­la­zione che legge il gior­nale almeno cin­que giorni su sette.

Let­tori di Quo­ti­diani e Rivi­ste su Inter­netSca­rica i dati

Nel 2014, in Ita­lia, il 31% della popo­la­zione di 6 anni e più dichiara di leg­gere gior­nali, news o rivi­ste dal web negli ultimi 3 mesi, in calo rispetto al 2013 quando erano il 33.2%. Nella fascia d’età 18–24 anni le per­cen­tuali arri­vano a circa il 50% per rag­giun­gere il 51% nella fascia d’età 25–34 anni per poi invece calare sen­si­bil­mente. Secondo gli ultimi dati Audi­web, nel mese di dicem­bre 2014 erano online nel giorno medio il 68% dei 25-34enni [4,7 milioni], il 65% dei 18-24enni [2,7 milioni], e il 56% dei 35-54enni.

Il con­fronto inter­na­zio­nale, che fa rife­ri­mento alla fascia di età 16–74 anni nel 2013, mostra come l’Italia sia, ancora una volta, nella parte bassa della classifica.

Let­tori di Libri Online o e-bookSca­rica i dati

Se meno di un terzo della popo­la­zione dichiara di leg­gere gior­nali e/o rivi­ste online, il let­tori di libri online o e-book sono dav­vero “merce rara”. Solo l’8.7% della popo­la­zione di 6 anni e più usa inter­net per leg­gere o sca­ri­care libri online o e-book. I mag­giori frui­tori del libro elet­tro­nico sono i gio­vani di 18–24 anni [oltre il 18%]. Rispetto al 2013 la ten­denza è nega­tiva, nono­stante il cre­scere dell’offerta, con una lieve fles­sione dei let­tori che erano dal 9.1% dodici mesi prima.

Let­tori di LibriSca­rica i dati

Nel 2014 solo il 41.4% della popo­la­zione di 6 anni e più dichiara di aver letto almeno un libro nel tempo libero nell’arco di dodici mesi, per­cen­tuale che crolla al 14.3% per i let­tori forti, assi­dui, per coloro che affer­mano di averne letti minimo 12. Com­ples­si­va­mente il numero dei let­tori di libri con­ti­nua a dimi­nuire, scen­dendo dal 43% del 2013. In calo anche i gio­vani con coloro tra i 20–24 anni che pas­sano dal 57.2 a 53.5%.

La pro­pen­sione alla let­tura è molto dif­fe­rente per donne e uomini. Lo scarto, a favore delle prime, è di oltre 13 punti per­cen­tuali: le let­trici sono il 48%, i let­tori il 34.5%. Sulle soglie dell’analfabetismo le per­cen­tuali di let­tori di libri nel Mezzogiorno.

Utenti di Inter­netSca­rica i dati

In Ita­lia il 57.3% della popo­la­zione di 6 anni e più uti­lizza la Rete, ma è poco più di un terzo [36.9%] a farlo quo­ti­dia­na­mente. Anal­fa­beti digi­tali già foto­gra­fati dal rap­porto del Cen­sis del dicem­bre 2014 per quanto riguarda l’utilizzo del PC.

Migliora, ma non in maniera con­si­stente, il pano­rama per quanto riguarda i gio­vani tra i 15 e i 24 anni che si con­net­tono ad Inter­net, più della metà lo fa tutti i giorni. Il con­fronto inter­na­zio­nale con le altre nazioni dell’UE28 è impietoso.

Appren­di­mento Per­ma­nenteSca­rica i dati

La for­ma­zione post expe­rience, nel corso dell’attività lavo­ra­tiva, è pre­sup­po­sto di base per man­te­nere aggior­nate le pro­prie cono­scenze e com­pe­tenze rima­nendo com­pe­ti­tivi sul mer­cato del lavoro come indi­vi­dui e restando com­ples­si­va­mente com­pe­ti­tivi come sistema Paese rispetto alle altre nazioni.

Se già emer­geva un gap signi­fi­ca­tivo con le altre nazioni della UE28 in spe­ci­fico rife­ri­mento alle com­pe­tenze digi­tali, anche più in gene­rale la situa­zione non migliora, anzi.

In Ita­lia l’indicatore assume un valore infe­riore a quello medio Ue28: un valore pari al 14.6% per chi è in pos­sesso di un titolo di stu­dio uni­ver­si­ta­rio [18.6% media Ue], un valore pari al 7,5 per cento per chi ha un titolo secon­da­rio supe­riore [8.7% media Ue], per crol­lare all’1.6% per chi ha al più un livello di istru­zione secon­da­rio infe­riore [4.4% media Ue].

Spesa Pub­blica per l’Istruzione e la For­ma­zioneSca­rica i dati

Nel 2012 per l’Italia il valore dell’indicatore [4.2% del Pil] è infe­riore rispetto al valore medio dell’UE28 [5,3 per cento] ed a tutte le altre nazioni tranne Gre­cia, Slo­vac­chia, Bul­ga­ria e Romania.

La spesa in istru­zione e for­ma­zione, misu­rata in rap­porto al pro­dotto interno lordo, rap­pre­senta uno degli indi­ca­tori chiave per valu­tare le policy attuate in mate­ria di cre­scita e valo­riz­za­zione del capi­tale umano. I dati par­lano da soli…

Come In We are Open
Pubblicato il 17 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

Open Data, Call to Action

In col­la­bo­ra­zione con Human High­way abbiamo deciso di aprire, di for­nire a tutti, i dati delle con­di­vi­sioni degli arti­coli delle diverse testate.

Ogni arti­colo con­te­nuto nel data­set è descritto dall’URL, dal titolo e dai tag [even­tual­mente] ad esso asso­ciati. Alla data dell’osservazione, ripor­tata nell’omonimo campo, le API di quat­tro social net­work con­se­gnano a UAC Meter il numero di con­di­vi­sioni dell’articolo:

  • Like e share su Facebook
  • Tweet e ret­weet su Twitter
  • +1 su Goo­gle Plus
  • Like e con­di­vi­sioni su LinkedIn

Diamo il data­base men­sile open e avremmo pia­cere di vedere quali ela­bo­ra­zioni ed inte­gra­zioni si pos­sono fare rispetto a quelle che abbiamo già effet­tuato. Potre­ste avere delle idee che noi non abbiamo mai avuto, sia nell’analisi che nel modo di visua­liz­zare i risul­tati. Potre­sti arric­chirli con altre infor­ma­zioni, clas­si­fi­carli in base al con­te­nuto — molto utile ma molto dif­fi­cile — o appro­fon­dire le ragioni alla base della condivisione.

Avete tempo sino al 7 di marzo per fare la vostra ana­lisi e/o visua­liz­za­zione gra­fica ed inviarle a a info@humanhighway.it o a info@datamediahub.it. Le migliore ana­lisi o le migliori visua­liz­za­zioni gra­fi­che dei risul­tati saranno pub­bli­cate con un arti­colo e un’intervista su Data­Me­dia­Hub nella seconda set­ti­mana di marzo 2015. Non fate i timidi.

Come In We are Open 

Home Page Data
Pubblicato il 16 febbraio 2015 by Massimo Gentile, Pier Luca Santoro

I 64 Modi di Concepire la Home Page

Par­tendo dai 64 modi di con­ce­pire la home­page di un sito di news, illu­strati da Melody Joy Kra­mer, abbiamo [*] voluto riflet­tere su quanto è impor­tante la home­page per un sito di news?  Ovvia­mente, messa così, la domanda è un para­dosso. Eppure a leg­gere con atten­zione gli esempi dell’articolo “I 64 modi di con­ce­pire la home­page” l’interrogativo appare pertinente.

In Ita­lia ci siamo abi­tuati a pen­sare alla home di un sito di news col mede­simo approc­cio con cui con­si­de­riamo la prima pagina di un gior­nale: ossia una “vetrina” di tutti i migliori con­te­nuti pre­senti nel sito. Non che sia sba­gliato ma forse si tratta di una visione limi­tata o che per­lo­meno più legata alla cul­tura car­ta­cea che a quella digi­tale. Alcuni tra i 64 esempi sono illu­mi­nanti al pro­po­sito. Pren­diamo Goo­gle, per esem­pio. Si può dire che è un sito senza home poi­ché oggi la ricerca tra­mite motore la si può effet­tuare diret­ta­mente dal bro­w­ser pre­fe­rito e con la pro­fon­dità di una sola pagina, quella dei risultati.

La “fun­zione” di Goo­gle — motore di ricerca — deter­mina la strut­tura e l’organizzazione delle loro pagine. Niente orpelli e imme­dia­ta­mente una lista [se vogliamo anche lun­ghis­sima] di risul­tati, ma con cer­ta­mente tra i primi cin­que, al mas­simo dieci, quello che si stava cercando.

L’esempio di Goo­gle, che potrebbe sem­brare non per­ti­nente se si pensa a siti di quo­ti­diani, ha una “fun­zione” chiara e svolge effi­ca­ce­mente il pro­prio com­pito nel far tro­vare quello che si cerca. E’ essen­ziale e non tenta di strap­parti click aggiun­tivi con cose che nulla hanno a che vedere con la richie­sta ini­ziale. In maniera ana­loga sono gli schemi di Twit­ter e di Red­dit che però, invece di pre­sen­tare una lista di risul­tati, mostrano le noti­zie aggior­nate [e pre­fe­rite e votate nel caso di Red­dit] dalla comu­nità degli utenti.Ossia, nei tre casi che cono­sciamo benis­simo, la fun­zione del sito deter­mina prima ancora che la home (pra­ti­ca­mente irri­le­vante o ine­si­stente) la strut­tura stessa del sito.

Cer­ta­mente i siti di gior­nali non pos­sono avere la mede­sima sem­pli­cità della pagina Goo­gle, eppure la vera sfida, anche per i quo­ti­diani online, è quella di defi­nire quale sia la pro­pria “fun­zione”. Com­pito com­plesso, non c’è dub­bio. Come si diceva in pre­ce­denza, in Ita­lia la home­page è imma­gi­nata un poco come la prima pagina di un quo­ti­diano, ma con la visione di qual­che decen­nio addie­tro quando in coper­tina si cer­cava di infi­larci il più alto numero di richiami possibile [#].

La sen­sa­zione, nello scor­rere il rullo di moti siti di quo­ti­diani ita­liani, è di una certa con­fu­sione in qual­che modo voluta. Si cerca di accon­ten­tare poten­zial­mente un numero il più ele­vato pos­si­bile di poten­ziali utenti offrendo il ven­ta­glio più ampio di noti­zie e let­ture in sus­se­guirsi in cui poli­tica, esteri, cro­naca e cul­tura si rin­cor­rono e si sovrap­pongo. In media solo lo sport, il cal­cio a dire il vero, nor­mal­mente man­tiene spazi fissi e riconoscibili.

Il senso della con­fu­sione poi aumenta gra­zie a due fattori:

- l’impaginazione a tre colonne, in cui fatta salva la parte ini­ziale della home dove il ter­mo­me­tro delle news è sem­pre molto chiaro, poi si perde com­ple­ta­mente il senso e la rile­vanza di uno “strillo”;
– l’estrema, ecces­siva lun­ghezza delle home, difetto pre­sente un po’ tutti i siti di infor­ma­zione nostrani.

Il risul­tato finale è troppo spesso una sorta di mine­strone di oggetti gra­fici tutti uguali. Insomma, i gior­nali ita­liani nella loro ver­sione online sem­brano aver scelto di mostrarsi più gene­ra­li­sti di quanto non lo siano nelle ver­sioni car­ta­cee. Non aiuta poi la ten­ta­zione in cui si cade troppo spesso di sci­vo­lare nell’appeal di foto più o meno sexy dell’attrice o della can­tante di turno.

Evi­den­ziati dai cer­chi, i richiami su San­remo sui siti di diverse testate di rile­vanza nazio­nale.
Imma­gini cat­tu­rate alle ore 06 di oggi, due giorni dopo la chiu­sura del Festival

Immagini delle ore 6 del 16 febbraio, due gironi dopo la chiusura del festival

Defi­nire la pro­pria fun­zione per un quo­ti­diano potrebbe anche e sem­pli­ce­mente tra­dursi nel sele­zio­nare i fatti rile­vanti e far ordine nella rile­vanza delle noti­zie. Orga­niz­zare il grande flusso di fatti, ana­lisi, com­menti e magari con­tri­buti dei let­tori in qual­cosa di facil­mente con­sul­ta­bile e com­pren­si­bile potrebbe essere un buon ini­zio per una rifles­sione. Di esempi ben riu­sciti ai quali guar­dare con atten­zione ne esi­stono parecchi.

La home del New York Times è un ottimo esem­pio di equi­li­brio tra orga­niz­za­zione e numero ade­guato di richiami. Gli spazi sono spesso divisi in mini sezioni [opi­nions, sun­day review, wee­kend reads] che razio­na­liz­zano l’offerta e age­vo­lano la ricerca.

HP www-nytimes-com
Usa Today, col suo “look and feel” visual­mente più moderno, ha un approc­cio diverso, ma non meno inte­res­sante. Il sito ha una home e è sud­di­viso in otto sezioni, dalle News al Tempo, cia­scuna con­trad­di­stinta da un codice colore. La home­page [su cin­que colonne] è un com­pen­dio delle sezioni interne, lad­dove ogni sin­gola noti­zia, oltre a una foto, riporta anche il tim­bro colore della sezione di appar­te­nenza. L’ultima colonna della home­page è desti­nata alla clas­si­fica delle Top Sto­ries, seguite dalle “Most Popu­lar”, “Tren­ding on Social” e chiude con “Right Now”, una sorta di pan­nello di strilli sugli aggior­na­menti “live” più impor­tanti in cui evi­den­te­mente il gol del Bar­cel­lona può venire subito dopo l’ultima noti­zia sui fatti da Copenhagen.

Dopo la home, si entra diret­ta­mente nelle sezioni che non sono mai ecces­sive nel numero di richiami. La pagina delle News conta una tren­tina di noti­zie nel colon­none por­tante che è affian­cato da un colon­nino di richiami minori impa­gi­nati a lista. La navi­ga­zione tra una sezione e l’altra è in oriz­zon­tale, a scor­ri­mento come quando si sfo­glia una pagina, e avviene tra­mite l’immancabile frec­cia — a destra e a sini­stra — a metà schermo, sulle due estremità.

HP www-usatoday-com

L’altro esem­pio da citare potrebbe essere quello del Guar­dian. Di come sia stato il recente resty­ling ne abbiamo par­lato qui. Ecco, quello del Guar­dian è l’esempio più recente di come ridi­se­gnare la ver­sione online di un gior­nale. E nel loro caso il pro­cesso è avve­nuto dal basso. La strut­tura di in sito di infor­ma­zione è ine­vi­ta­bil­mente a albero, con le varie sezioni e sot­to­se­zioni che par­tono come rami. Al Guar­dian sono par­titi dise­gnando i rami per arri­vare al tronco, la home. Non il contrario.

Può sem­brare un con­cetto sem­plice, ma se si con­si­dera che una pagina può svol­gere infi­nite fun­zioni, si capi­sce quanto sia impor­tante ragio­nare su come indi­vi­duare la fun­zione da affi­dare a quella par­ti­co­lare pagina che chia­miamo home­page.

news-as-treasure-map

In linea gene­rale, per capire quali fun­zioni far svol­gere a un par­ti­co­lare sito, e per “pesare” ognuna di esse, è neces­sa­rio par­tire dai biso­gni degli utenti ai quali il sito è desti­nato, leg­gendo que­sti biso­gni alla luce degli obiet­tivi di busi­ness e i valori iden­ti­tari della testata. Que­sto pro­cesso di defi­ni­zione “pro­fondo” è l’ambito in cui lavora con le sue tec­ni­che l’Architetto dell’Informazione, di con­certo con gli stakeholders.

Variare il modo in cui si misce­lano que­sti tre ele­menti cam­bia il risul­tato finale. Pen­siamo ad esem­pio a quanto i valori iden­ti­tari di Ikea con­cor­rono a defi­nire i suoi spazi fisici e digi­tali rispetto a quanto avviene per Leroy Merlin.

Quando si pro­getta un sito di news, o un pro­dotto gior­na­li­stico in genere, i valori iden­ti­tari ten­dono a essere pro­mi­nenti, in par­ti­co­lar modo quando le stra­te­gie di busi­ness sono orien­tate a trarre pro­fitto dalle pos­si­bili forme di affe­zione e dun­que di affi­lia­zione degli utenti al brand.

Come sap­piamo, prima di Goo­gle le home­page erano le uni­che pagine indi­ciz­zate dai motori di ricerca [gli indici si face­vano a mano e costava fatica]. Era quindi natu­rale che la fun­zione prin­ci­pale di una home­page fosse quella di fun­gere da “por­tale” verso il resto del sito. Oggi però il primo con­tatto con un un sito avviene attra­verso le pagine in cui leg­giamo un’articolo che ci inte­ressa, un video, o la scheda tec­nica di un pro­dotto. Arri­viamo a que­ste pagine attra­verso Goo­gle (che indi­cizza i siti per intero) oppure gra­zie alle segna­la­zioni dei nostri amici sui social net­work. Per que­sta ragione oggi la fun­zione di “por­tale” deve essere pre­sente in ognuna di que­ste pagine, ma in subor­dine rispetto alla fun­zione nar­ra­tiva prin­ci­pale di ognuna di esse [chi vuole può appro­fon­dire il tema qui].

In quest’ottica, la home­page è la pagina dove vuoi che i tuoi utenti vadano dopo aver sco­perto il tuo sito in un social net­work, come ha sug­ge­rito Wol­fgang Blau, diret­tore delle stra­te­gie digi­tali del Guar­dian. Ma per­ché dovreb­bero farlo? Se rispondi a que­sta domanda, sai come deve essere fatta la tua homepage.

HP www-theguardian-com-uk

Un buon punto di par­tenza è con­si­de­rare l’homepage come la pagina che dovrà comu­ni­care al meglio l’identità del brand. Per farlo, essa ospita al suo interno un grap­polo di “fun­zioni stan­dard” [uguali per tutti i siti] e una macro-funzione che va invece tro­vata di volta in volta. Il grap­polo di fun­zioni stan­dard risponde agli utenti che si doman­dano: per chi stai facendo il tuo lavoro? per­ché lo stai facendo? come si usa que­sto ambiente?  da quanto tempo lavori a que­sto pro­dotto? per quanto tempo ancora lo farai? chi sei tu? come fare per con­tat­tarti? Per rispon­dere, a volte può ser­vire un’intera sotto-pagina, penso ad esem­pio alla gerenza di una testata gior­na­li­stica, in altri casi basta un’etichetta, come quella che recita “24 ore su 24″ pre­sente nella testata di Repubblica.it.

La macro-funzione che com­pleta la pagina è quella che, fra tutte quelle iden­ti­fi­cate nel corso della pro­get­ta­zione per rispon­dere ai biso­gni degli utenti, viene con­si­de­rata più coin­ci­dente con l’identità stessa del brand o della testata.

Repubblica.it, come molti siti di testate gior­na­li­sti­che, ha scelto di attri­buire alla pro­pria home­page la macro-funzione di “mostrare le noti­zie più impor­tanti in que­sto momento”, giu­di­cando di con­si­de­rare le real time news ciò che meglio defi­ni­sce il pro­prio ruolo digi­tale. I numeri di Repubblica.it dimo­strano che que­sta fun­zione oggi cor­ri­sponde bene a un biso­gno dif­fuso e sen­tito dagli utenti, tut­ta­via que­sto non signi­fica che non sia pos­si­bile indi­vi­duare fun­zioni gior­na­li­sti­che diverse, con un forte poten­ziale iden­ti­ta­rio, che cor­ri­spon­dano a biso­gni altret­tanto mar­cati. Cre­diamo che la par­tita del gior­na­li­smo digi­tale dell’immediato futuro, si gio­cherà pro­prio su que­sto ter­reno. Le tec­ni­che e le tec­no­lo­gie segui­ranno, non gui­de­ranno que­sto processo.

Insomma, per i quo­ti­diani defi­nire la pro­pria fun­zione è molto più com­plesso che per Goo­gle per­ché i gior­nali sono o dovreb­bero essere spazi dove le noti­zie sono aggre­gate in base a scelte e ragio­na­mento, non sulla base di algo­ritmi. Anche il caos può essere orga­niz­zato in maniera da ren­derlo intellegibile.

Consumption of content

Ma, se come si è detto dopo la pub­bli­ca­zione dell’internal report del NYTi­mes, l’home page è morta, ha senso con­ti­nuare a dedi­carle così tanta atten­zione?  Per pro­vare a dare una rispo­sta al que­sito abbiamo ela­bo­rato i dati più recenti dispo­ni­bili sulla frui­zione di alcune tra le prin­ci­pali testate del nostro Paese.

Par­tendo dai dati Audi­web del dicem­bre 2014, abbiamo sele­zio­nato le testate per i quali era dispo­ni­bile sia il dato del totale traf­fico che quello rela­tivo invece alla sola home page. I dati delle 17 fonti d’informazione mostrano come sol­tanto per 3 di que­ste l’home page abbia un peso supe­riore al 50% del totale degli utenti unici nel giorno medio.

Pur esclu­dendo Blogo.it, per il quale l’home page pesa meno dell’1%, sono diverse le testate per le quali il numero di utenti unici che arri­vano, e leg­gono, l’home page oscilla tra un terzo ed un quarto del totale degli utenti unici. Si tratta di un dato che si acui­sce ulte­rior­mente per quanto riguarda l’audience da mobile che per ben sette testate non supera il 10% del totale.

L’elaborazione dimo­stra insomma come siano sem­pre più i sin­goli arti­coli, in fun­zione delle ricer­che e delle con­di­vi­sioni sui social net­work, e non la home page, il primo punto di accesso. L’ approc­cio di Reu­ters al riguardo è emble­ma­tico in tal senso.

Come emer­geva da uno stu­dio di Char­beat, i let­tori che vanno diret­ta­mente all’home page di un sito di noti­zie sono i più pro­pensi a tor­nare. Emerge infatti che circa l’80% di coloro che visi­tano un sito diret­ta­mente tor­nerà entro una set­ti­mana, rispetto a un tasso medio di circa il 30% com­ples­sivo. Con­vin­cere le per­sone a visi­tare diret­ta­mente l’edizione online di un quo­ti­diano è un forte segno di con­te­nuti di suc­cesso del brand del gior­nale per­chè que­sto tipo di pub­blico non solo torna più spesso ma passa anche più tempo sul sito.

Le noti­zie però sono sem­pre più unbran­ded, come già emer­geva dal Digi­tal News Report 2014 del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism, e come con­ferma la nostra ela­bo­ra­zione. Com­mo­dity in cui il valore dei sin­goli brand, delle sin­gole testate, è costan­te­mente in calo. Un decen­nio di tat­ti­ci­smi, di rin­corse all’ultimo click hanno gene­rato: una per­dita di fidu­cia e di valore del brand delle testate distrutte, tra le altre cose, nella dico­to­mia delle loro ver­sioni online rispetto a quelle cartacee.

Il pro­blema da risol­vere è dun­que a monte. Non si tratta di lay­out, design gra­fico e user expe­rience, che cer­ta­mente aiu­tano a parità di con­di­zione, ma di lavo­rare sulla rela­zione con i let­tori, con le per­sone, e, appunto, sul bran­ding, sulla costru­zione di valore del mar­chio della testata. Si chiama mar­ke­ting, pare.

[*] NB: Oltre a Mas­simo Gen­tile e Pier Luca San­toro alla reda­zione di que­sto arti­colo ha for­nito il suo pre­zioso con­tri­buto Fede­rico Badaloni

[#] Nota: Essendo il testo multi autore alcuni pas­saggi non neces­sa­ria­mente rifletto l’opinione di tutti coloro che hanno col­la­bo­rato alla reda­zione del pezzo

Io Leggo Perchè
Pubblicato il 12 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

Gli Editori Italiani si Affidano alla Gamification

In un Paese, il nostro, in cui i let­tori di libri sono da cer­carsi con il lumi­cino i dati rela­tivi al 2014 con 820mila per­sone [-3.4%] che sono uscite dal mondo della let­tura, por­tando al 41% chi legge almeno un libro all’anno, hanno fatto suo­nare più di un cam­pa­nello di allarme all’Associazione Ita­liana Edi­tori che ha lan­ciato #ioleg­go­per­ché, ini­zia­tiva nazio­nale di pro­mo­zione del libro e della let­tura rivolta ai futuri let­tori, fon­data sulla pas­sione dei let­tori di ogni età ed estra­zione che cul­mi­nerà Il 23 aprile in occa­sione della gior­nata mon­diale del libro e del diritto d’autore.

Per rea­liz­zare l’obiettivo si affida ai “mes­sag­geri”, alle per­sone, e soprat­tutto alla gami­fi­ca­tion. All’interno del sito infatti esi­ste un’apposita area costruita ad hoc con una serie di mis­sioni nella migliore tra­di­zione del gioco.

Dopo essersi regi­strati si riceve già un primo bonus di pre­mio per essere dive­nuti “mes­sag­gero di primo livello. Il col­le­gare i pro­pri account social — Face­book, Twit­ter & Insta­gram — frutta 250 punti per cia­scuno di que­sti. Seguono diverse mis­sioni che hanno sem­pre fon­da­men­tal­mente l’obiettivo di gene­rare buzz, passa parola, sia online che off line.

Oltre all’eccessivo accento posto sulla dif­fu­sione dell’iniziativa, su appunto la gene­ra­zione di buzz, l’altro limite con­si­ste in un  game design ecces­si­va­mente basico e senza né una pro­gres­sione nelle dif­fi­coltà di gioco né nei rela­tivi punteggi.

Si tratta comun­que di un’iniziativa inte­res­sante che dalla mia pro­spet­tiva non posso che augu­rarmi che fac­cia da apri­pi­sta ad altre, pos­si­bil­mente meglio strut­tu­rate, vin­cendo igno­ranza e pre-giudizi che sono ancora molto dif­fusi sul valore della gami­fi­ca­tion in ambito edi­to­riale ed informativo.

Io Leggo Perchè

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