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HH Data
Posted on 15 luglio 2015 by Giacomo Fusina

Attenzione, concentrazione!

Tutti i feno­meni umani che inte­res­sano un largo pub­blico mostrano la ten­denza a con­cen­trare la pro­pria inten­sità in un seg­mento di ridotte dimen­sioni. La logica è la mede­sima: che si tratti di red­dito, ric­chezza, con­sumi media­tici, atti­vità spor­tiva, chi­lo­me­tri per­corsi in auto, ham­bur­ger con­su­mati. Il Prin­ci­pio di Pareto è una di quelle leggi uni­ver­sali che met­tono in crisi il nostro con­cetto di <media> e la nostra ten­denza a com­pren­dere il mondo imma­gi­nan­dolo omo­ge­neo. Il mondo omo­ge­neo non è e ogni feno­meno ha la sua carat­te­ri­stica disomogeneità.

La con­cen­tra­zione può essere par­ti­co­lar­mente forte quando si con­si­de­rano feno­meni non mate­riali, per i quali non esi­stono vin­coli fisici nella distri­bu­zione delle risorse o dei con­sumi. E’ il caso della con­di­vi­sione sociale dei con­te­nuti di attua­lità. Lo stu­dio di oltre un milione di arti­coli pub­bli­cati online negli ultimi 16 mesi (da Gen­naio 2014 ad Aprile 2015) mostra che metà delle con­di­vi­sioni sui social net­work è stata pro­dotta sull’1,81% degli arti­coli (meno di 20.000). Si tratta di 136 milioni di con­di­vi­sioni su Face­book, Twit­ter, Goo­gle Plus e Lin­ke­dIn, una media di 6.878 con­di­vi­soni per arti­colo. I restanti 1.073.807 arti­coli hanno pro­dotto l’altra metà di con­di­vi­sioni (127 per articolo).

Curva di concentrazione del fenomeno della condivisioni social delle notizie di attualità online: L'80% delle condivisioni è prodotto dall'8,47% degli articoli (92.674 articoli per 218.291.066 condivisioni)

Curva di con­cen­tra­zione del feno­meno della con­di­vi­sioni social delle noti­zie di attua­lità online: L’80% delle con­di­vi­sioni è pro­dotto dall’8,47% degli arti­coli (92.674 arti­coli per 218.291.066 condivisioni)

 

I domini che espri­mono il mag­gior numero di “Arti­coli Top” (l’1,81% degli arti­coli più con­di­visi degli ultimi 16 mesi) sono, pre­ve­di­bil­mente, quelle con il mag­gior traf­fico in Rete: alcuni quo­ti­diani online di deri­va­zione car­ta­cea e alcune delle nuove testate digi­tali. A mag­gior traf­fico cor­ri­sponde gene­ral­mente un mag­gior numero di con­di­vi­sioni, una dina­mica vir­tuosa (sem­pre che il traf­fico sia una virtù) che ori­gina altro traf­fico al sito Web:

Numero di "Articoli Top" per testata. Gli Articoli Top pubblicati da gennaio 2014 ad aprile 2015 sono 19.842 su un totale di oltre un milione pubblicati nello stesso periodo sulle 97 testate monitorate da UAC

Numero di “Arti­coli Top” per testata. Gli Arti­coli Top pub­bli­cati da gen­naio 2014 ad aprile 2015 sono 19.842 su un totale di oltre un milione pub­bli­cati nello stesso periodo sulle 97 testate moni­to­rate da UAC

 

La pro­du­zione di arti­coli sulle testate online è molto varia­bile: si va da poche unità al giorno per le testate ver­ti­cali e locali alla media di 100 per le edi­zioni online dei grandi quo­ti­diani car­ta­cei nazio­nali. E’ per que­sto che diventa inte­res­sante esa­mi­nare la “den­sità” di Arti­coli Top sul totale degli arti­coli pub­bli­cati: ogni 100 arti­coli pub­bli­cati, quanti diven­tano Top? Da que­sta ango­la­tura il ran­king delle testate più attive nella con­di­vi­sione cam­bia in modo signi­fi­ca­tivo rispetto a quanto mostrato nel gra­fico precedente:

Densità di "Articoli Top" per testata, ovvero quota degli articoli pubblicati dalla testata che superano il numero di condivisioni oltre il quale sono classificati come "Top" (l'1,81% degli articoli Top è individuato dall'avere ottenuto più di 2.640 condivisioni su Facebook, Twitter, LinkedIn e Google +)

Den­sità di “Arti­coli Top” per testata, ovvero quota degli arti­coli pub­bli­cati dalla testata che supe­rano il numero di con­di­vi­sioni oltre il quale sono clas­si­fi­cati come “Top” (l’1,81% degli arti­coli Top è indi­vi­duato dall’avere otte­nuto più di 2.640 con­di­vi­sioni su Face­book, Twit­ter, Lin­ke­dIn e Google +)

 

Di cosa par­lano gli arti­coli Top? La den­sità di arti­coli Top dipende in effetti dal tema trat­tato. La pro­ba­bi­lità che un arti­colo ottenga un ele­vato numero di con­di­vi­sioni è mas­sima nelle cate­go­rie che trat­tano di “Costume & Società”, Salute, Istru­zione, Reli­gione anche se, esa­mi­nando i dati in pro­fon­dità, si nota che i per­so­naggi, le situa­zioni e la pre­senza di foto e video negli arti­coli sono molto più deci­sivi nel suc­cesso della dina­mica di con­di­vi­sione rispetto alla con­si­de­ra­zione del solo tema trattato.

Den­sità di “Arti­coli Top” per tema trattato. La classificazione del contenuto degli articoli è stata generata grazie a Cogito, il motore di analisi semantica di Expert System.

Den­sità di “Arti­coli Top” per tema trat­tato. La clas­si­fi­ca­zione del con­te­nuto degli arti­coli è stata gene­rata gra­zie a Cogito, il motore di ana­lisi seman­tica di Expert System.

 

Human High­way man­tiene sotto osser­va­zione il feno­meno della con­di­vi­sione social delle noti­zie di attua­lità dal novem­bre 2011 con un pro­prio stru­mento di ana­lisi, UAC Meter. I dati di con­di­vi­sione pro­dotti da UAC Meter sono quindi arric­chiti con la clas­si­fi­ca­zione del con­te­nuto dell’articolo, gra­zie al motore seman­tico di Expert System (Cogito). Puoi vedere un esem­pio dei con­te­nuti dei primi quat­tro mesi del 2015 nell’ana­lisi inte­rat­tiva che Human High­way rende dispo­ni­bile sul pro­prio sito, in un wid­get di Tableau.

Posted on 26 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Libertà Complementare

La piog­gia di emen­da­menti rischia di annac­quare e intor­bi­dire i prov­ve­di­menti del Governo rela­tivi alle liberalizzazioni.

Tra tutti gli emen­da­menti pro­po­sti, per quanto riguarda gli inte­ressi dello scri­vente e degli argo­menti trat­tati all’interno di que­sti spazi, è quello rela­tivo alle edi­cole che pare essere a rischio di sna­tu­rare in maniera signi­fi­ca­tiva lo spi­rito ed il signi­fi­cato della prima ste­sura. Emen­da­mento “bipar­ti­san” pre­sen­tato da Simona Vicari [PDL] e Filippo Bub­bico [PD] del quale, forse non casual­mente, i gior­nali non par­lano nono­stante l’ampia coper­tura gene­rale del tema, che rap­pre­senta una peri­co­losa mar­cia indie­tro rispetto alla con­ce­zione originaria.

L’emen­da­mento pro­po­sto infatti eli­mi­ne­rebbe la pos­si­bi­lità pre­ce­den­te­mente pre­vi­sta da parte dei gior­na­lai di rifiu­tare i pro­dotti col­la­te­rali rice­vuti, quell’accozzaglia di per­line ed amu­leti che inonda quo­ti­dia­na­mente le edi­cole in viurtù di una pre­te­stuosa ed ana­cro­ni­stica inter­pre­ta­zione della parità di trat­ta­mento, così come la pos­si­bi­lità di defal­care il valore del mate­riale resti­tuito ai distri­bu­tori locali in com­pen­sa­zione dei paga­menti delle nuove consegne.

Sono ele­menti che alleg­ge­ri­reb­bero di non poco la pres­sione finan­zia­ria alla quale 30mila le edi­cole sin qui soprav­vi­sute sono sot­to­po­ste e, soprat­tutto, resti­tui­rebbe dignità impren­di­to­riale ad una cate­go­ria troppo spesso vitu­pe­rata dagli altri attori del sistema favo­rendo il neces­sa­rio pro­cesso di moder­niz­za­zione che dovrebbe essere alla base delle pro­po­ste di libe­ra­liz­za­zione e del quale la filiera edi­to­riale ha tanto bisogno.

Se le modi­fi­che venis­sero appro­vate i gior­na­lai ita­liani,  che ini­zial­mente erano stati pro­mossi a lavo­ra­tori auto­nomi, che ave­vano facoltà di  deci­dere del loro destino, che, pur nei i limiti della legge, pote­vano sce­gliere cosa far entrare nelle loro riven­dite e cosa no, ritor­ne­reb­bero al loro sta­tus di peo­nes per garan­tire a loro spese flussi di cassa ad edi­tori diso­ne­sti inqui­nando, forse in maniera defi­ni­tiva, la pos­si­bi­lità di un’evoluzione posi­tiva di tutto il sistema.

Mi segnala un rap­pre­sen­tante della cate­go­ria che Pie­tro Bar­cel­lona, un giu­ri­sta, docente di diritto, scrive che “la cer­tezza di esi­stere non è data dal denaro,ma dall’universo sim­bo­lico”, da quell’insieme di segni, usi, con­sue­tu­dini, sim­boli insomma che sono capaci di man­te­nere un indi­vi­duo nel suo mondo. La parete è ora liscia, buona per pre­ci­pi­tare a terra con un grande tonfo. I ganci sulla parete messi da chi aveva scritto la prima parte del decreto, erano l’ uni­verso sim­bo­lico dei gior­na­lai. Se fosse con­fer­mato che ora non c’è più, sarà impos­si­bile ripristinarlo.

Un con­cetto di libertà com­ple­men­tare agli inte­ressi deviati, ancora una volta, di pochi. Un’opzione senza ritorno che chiun­que abbia a cuore uno svi­luppo sano e soste­ni­bile del nostro Paese non può accettare.

Posted on 27 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

L’Edicola del Futuro & Il Futuro delle Edicole

Nella crisi che sta attra­ver­sando l’editoria i diversi sog­getti coin­volti tro­vano tavoli a cui sedersi ed inter­lo­cu­tori con i quali trat­tare, nego­ziare pos­si­bili solu­zioni. Che si tratti di gior­na­li­sti o di edi­tori gli inte­ressi della cate­go­ria rap­pre­sen­tata sono por­tati avanti.

Nell’affannosa ricerca di un’ancora di sal­vezza si per­se­guono molto spesso inte­ressi che sono spe­ci­fici di que­sta o quella cate­go­ria senza che vi sia una visione d’assieme di impli­ca­zioni e solu­zioni orga­ni­che. Testi­mo­nianza con­creta di ciò è rap­pre­sen­tato dal sostan­ziale silen­zio, dopo ten­ta­tivi inqua­li­fi­ca­bili, sotto il quale sono pas­sate le rac­co­man­da­zioni emerse dal docu­mento redatto dall’antitrust quasi un anno fa e rima­sto, ad oggi, let­tera morta.

I gior­na­lai mal rap­pre­sen­tati, stretti nella morsa del “si salvi chi può”, sono in una con­di­zione di sof­fe­renza sia economico-finanziaria che psi­co­lo­gica. Con­di­zione che passa sotto il silen­zio gene­rale da tempo anche per l’incapacità [o peg­gio] degli orga­ni­smi dele­gati a rap­pre­sen­tarli la cui ina­de­gua­tezza ha dato vita a gruppi di pro­te­sta vir­tuale ed ora ad un nascente “sin­da­cato padano” con la Lega pronta a caval­care lo scon­tento che ser­peg­gia da lungo tempo.

In oltre venti anni di lavoro ho avuto l’opportunità di cono­scere molti set­tori e mer­cati ed ovvia­mente anche i rela­tivi canali di sbocco com­mer­ciale o distri­bu­tivo, quel che avviene nel canale edi­cole non ha uguali e non può con­ti­nuare oltre con le moda­lità pra­ti­cate sin ora, né per quella fran­gia qua­li­fi­cata dell’editoria né tanto meno per chi gesti­sce una riven­dita, un’edicola.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo una pro­po­sta, della quale avevo par­lato in que­sti spazi tempo fa, ha regi­strato 38 pre­fe­renze [“likes”] e ben 293 com­menti spin­gen­domi a ten­tare di dare orga­niz­za­zione e con­cre­tezza all’insieme di temi.

Nella mag­gior sin­tesi pos­si­bile, per punti, schematizzando.

1) Svi­luppo Aree & Logi­che di Busi­ness per il Canale Edi­cole:

  • Dif­fe­ren­zia­zione tra negozi “misti” [pro­mi­scui] che rap­pre­sen­tano già il 50% del totale ed esclu­sivi, in ter­mini di offerta, livelli com­penso, premi, assortimento.
  • Crea­zione di cir­cuiti di comu­ni­ca­zione nazio­nali, regio­nali e pro­vin­ciali che affit­tino spazi di comu­ni­ca­zione in vetrina e sul banco delle edicole.
  • Rine­go­zia­zione degli attuali mar­gini sui ser­vizi acces­sori offerti a par­tire dalle rica­ri­che tele­fo­ni­che i cui costi dell’abolizione del fee a carico del con­su­ma­tore sono stati ribal­tati esclu­si­va­mente sulle rivendite.
  • Qua­li­fi­ca­zione del canale attra­verso l’offerta esclu­siva di pro­dotti nell’ ambito edi­to­riale sep­pure in maniera allar­gata [libri, musica.…etc.]
  • Intro­du­zione di ser­vizi inte­gra­tivi esclu­sivi coe­renti con la mis­sion di ser­vi­zio pub­blico del canale [bigliet­te­rie treni, con­certi, bus lunga percorrenza…etc.Introduzione di ser­vizi coe­renti con la mis­sion isti­tu­zio­nale del canale quali quelli di “print on demand” con arti­co­la­zione dell’offerta dalla stampa del quo­ti­diano per­so­na­liz­zato a altri col­la­te­rali legati alla carta stam­pata nel suo complesso.

2) Svi­luppo di Canale & Comu­ni­ca­zione della Filiera Edi­to­riale:

  • Con­tri­buti sino ad un mas­si­male di 2000 euro per punto vendita/ragione sociale per l’informatizzazione della rete di edi­cole. Con­tri­buto sta­tale del 70% a fondo per­duto e dal 10 al 15% a carico degli edi­tori in ragione del volume d’affari del sin­golo punto vendita.
  • Cen­si­mento e stra­ti­fi­ca­zione dei circa 35mila punti ven­dita al det­ta­glio che coprono il ter­ri­to­rio nazio­nale, affin­ché per cia­scuna realtà pos­sano essere adot­tate le logi­che di for­ni­tura e distri­bu­zione real­mente ade­guate alle esigenze.
  • Intro­du­zione di incon­tri men­sili a livello pro­vin­ciale tra gior­na­lai, distri­bu­tore locale e un edi­tore a rotazione.
  • Crea­zione di un osser­va­to­rio per­ma­nente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro com­po­sto da rap­pre­sen­tanti di tutta la filiera [inclusi gior­na­li­sti e con­ces­sio­na­rie pub­bli­cità] che con cadenza seme­strale si con­fron­tino, aggior­nino e lavo­rino con­giun­ta­mente sul tema.
  • Crea­zione di cam­pa­gne di comu­ni­ca­zione promo pub­bli­ci­ta­ria che abbiano l’obiettivo di valo­riz­zare la fun­zione delle edi­cole in virtù della loro con­si­de­ra­zione di ser­vi­zio pub­blico, la loro capil­la­rità in ter­mini di pre­senza sul ter­ri­to­rio ed ancora il ser­vi­zio offerto con orari di aper­tura spesso vicini alle 24h/die.

3) Le Regole del Gioco:

  • Abro­ga­zione della parità di trat­ta­mento ed intro­du­zione di un fee [quo­ti­diani esclusi] per l’introduzione di nuovi pro­dotti edi­to­riali nel canale edicole.
  • Tagli prezzo a carico dell’editore e non del canale di ven­dita con rico­no­sci­mento di una com­pen­sa­zione rispetto al mar­gine in valore asso­luto con­sueto in caso di ope­ra­zione di cut price o abbi­na­mento rivi­ste [banded].
  • Penali in caso di inse­ri­mento cou­pon per abbo­na­menti nei quali lo sconto offerto superi il valore rico­no­sciuto al trade [distributori+edicole]
  • Rico­no­sci­mento di un fee per inse­ri­mento cam­pioni di pro­dotto nelle rivi­ste set­ti­ma­nali e mensili.
  • Revi­sione dei cri­teri di defi­ni­zione di cosa sia pro­dotto edi­to­riale e rela­tive autorizzazioni.
  • Ripri­stino del con­tratto esti­ma­to­rio tra edi­co­lanti ed editori
  • Penali ai distri­bu­tori locali, che gesti­scono le zone di com­pe­tenza come feudi baroc­chi, che non effet­tuino for­ni­ture ade­guate sulla base dello sto­rico delle ven­dite del sin­golo cliente [edicola]
  • Rico­no­sci­mento di un fee per il lavoro di inse­ri­mento di alle­gati svolto dall’edicolante

Diceva l’indimenticabile De Cur­tis in una delle sue cele­bri bat­tute “dove dob­biamo andare per dove dob­biamo andare?” Ho cer­cato di osser­vare la situa­zione da più di una pro­spet­tiva ten­tando di com­pren­dere nei temi pro­po­sti una visione che sia fun­zio­nale ed inte­res­sante non solo per que­sta o quella cate­go­ria, con­vinto che un sistema si [ri]costruisca solo facendo sistema, inclu­dendo e con­si­de­rando inte­ressi di tutti gli attori coinvolti.

Credo che sia impor­tante disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a que­sti con­cetti e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiun­gere. Anche per riu­scire ad otte­nere il giu­sto risalto media­tico credo sia impor­tante san­cire un primo momento del per­corso in cui ritro­varsi, discu­tere, pro­gram­mare e ripar­tire le atti­vità nate dalle pro­po­ste con­di­vise. Con que­sto obiet­tivo, vor­rei orga­niz­zare un bar­camp, in con­co­mi­tanza con eventi legati al mondo dell’informazione quale [per citare il più vicino tem­po­ral­mente] il Festi­val Inter­na­zio­nale di ini­zio ottobre.

Chi vuole col­la­vo­rare e col­la­bo­rare a que­sta ipo­tesi metta, cor­te­se­mente, “un dito qui sotto” nei com­menti. Grazie.

Posted on 14 maggio 2010 by Pier Luca Santoro

Se 80 ore vi sembran poche

Il famoso canto di pro­te­sta delle mon­dine, a distanza di anni trova, ahimè, motivo di essere ripreso ed aggior­nato con rife­ri­mento ai peo­nes dell’editoria: i giornalai.

A conti fatti il tito­lare di un’edicola, un gior­na­laio, lavora 80 ore alla set­ti­mana e, com­plice la crisi delle edi­to­ria, che edi­tori e tutta la filiera distri­bu­tiva sca­ri­cano sull’anello debole della catena, pro­blemi finan­ziari e chiu­sure sono all’ordine del giorno.

Molto spesso il sin­da­cato latita, quando si muove lo fa con moda­lità e lin­guaggi arcaici, inadatti.

Sono pro­blemi dif­fusi su tutto il ter­ri­to­rio nazio­nale, incan­cre­niti da immo­bi­li­smo unito ad oppor­tu­ni­smo.

L’ultimo, in ordine cro­no­lo­gico, dei casi di mala gestione del canale com­mer­ciale viene da due pae­soni alle porte di Milano in quella che viene comu­ne­mente chia­mata Meta­no­poli [S. Donato & S. Giu­liano] vuoi per la pre­senza sto­rica degli uffici dire­zio­nali di aziende del set­tore ener­ge­tico che, pro­ba­bil­mente, per lo sta­tus civile e sociale dei due comuni.

Le riven­dite di quella zona si sono asso­ciate spon­ta­nea­mente ed in que­sti giorni stanno cer­cando di sen­si­bi­liz­zare cit­ta­di­nanza e auto­rità rispetto alla situa­zione che vivono.

Sono aspetti che nel tempo ho cer­cato di evi­den­ziare a più riprese, pro­po­nendo dalla mia pro­spet­tiva poten­ziali solu­zioni. Ad oggi le indi­ca­zioni for­nite restano inat­tese, ina­scol­tate da edi­tori e distri­bu­tori tanto malin­co­nici quanto miopi, pronti ad acco­gliere ogni bufala tec­no­lo­gica venga loro pro­po­sta ed inca­paci di pro­durre un piano d’azione con­creto a soste­gno di quello che resta lo sbocco com­mer­ciale con­creto dei loro prodotti.

“Ama­zing but not amusing!”

Posted on 8 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Google News & Dintorni

El Pais, all’interno del suo sup­ple­mento dome­ni­cale “Nego­cios”, dedica ampio spa­zio a Goo­gle con ben quat­tro arti­coli che par­lano dell’azienda di Moun­tain View.

Inte­res­sante la sin­tesi che viene fatta sulle con­tro­ver­sie che vedono Goo­gle come anta­go­ni­sta dell’editoria tra­di­zio­nale a livello mon­diale. Nell’articolo si ricorda come sia Mur­doch il pro­ta­go­ni­sta prin­ci­pale di que­sta bat­ta­glia che anche nel nostro paese ha risvolti legali.

L’argomentazione di fondo è sem­pre la stessa: Goo­gle pre­le­ve­rebbe inde­bi­ta­mente i con­te­nuti pro­dotti dai diversi edi­tori bene­fi­cian­done in ter­mini di ricavi pub­bli­ci­tari.

Non si può che essere d’accordo con lo stu­pore di Seth Godin che, inter­ve­nendo sulla vicenda, afferma: “Non si pre­ten­dono soldi dai motori di ricerca per avere visite ai pro­pri siti bensì li si pagano. Se non si rie­sce a fare dei soldi con l’attenzione, biso­gne­rebbe fare qual­cosa d’altro per vivere. Richie­dere denaro per atten­zione non porta né atten­zione né danaro”.

In caso di dub­bio, a ulte­riore con­forto, ritengo che basti visi­tare la pagina di Goo­gle News per veri­fi­carlo. Come mostra chia­ra­mente l’immagine dello screen­shot preso dome­nica, que­sti sono i con­te­nuti che l’aggregatore di noti­zie mostra rela­ti­va­mente all’inqualificabile vicenda del decreto inter­pre­ta­tivo.

Il pro­blema, mi pare, sia chia­ra­mente nella tipo­lo­gia e nella qua­lità dei con­te­nuti che ven­gono vei­co­lati. Come direbbe il buon Renzo Arbore: medi­tate gente, meditate!

A mar­gine, si segnala infine, che viste le evi­denze recen­te­mente rac­colte da Hit­wise che evi­den­ziano come Face­book tra­sfe­ri­sca traf­fico in misura addi­rit­tura tre volte supe­riore a Goo­gle News, c’ è giu­sta­mente chi si chiede se ben pre­sto vi sarà una levata di scudi degli edi­tori con­tro il popo­lare social net­work, que­sta volta per lesa mae­stà e inac­cet­ta­bile snobismo?

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