editori

Pubblicato il 26 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Libertà Complementare

La piog­gia di emen­da­menti rischia di annac­quare e intor­bi­dire i prov­ve­di­menti del Governo rela­tivi alle liberalizzazioni.

Tra tutti gli emen­da­menti pro­po­sti, per quanto riguarda gli inte­ressi dello scri­vente e degli argo­menti trat­tati all’interno di que­sti spazi, è quello rela­tivo alle edi­cole che pare essere a rischio di sna­tu­rare in maniera signi­fi­ca­tiva lo spi­rito ed il signi­fi­cato della prima ste­sura. Emen­da­mento “bipar­ti­san” pre­sen­tato da Simona Vicari [PDL] e Filippo Bub­bico [PD] del quale, forse non casual­mente, i gior­nali non par­lano nono­stante l’ampia coper­tura gene­rale del tema, che rap­pre­senta una peri­co­losa mar­cia indie­tro rispetto alla con­ce­zione originaria.

L’emen­da­mento pro­po­sto infatti eli­mi­ne­rebbe la pos­si­bi­lità pre­ce­den­te­mente pre­vi­sta da parte dei gior­na­lai di rifiu­tare i pro­dotti col­la­te­rali rice­vuti, quell’accozzaglia di per­line ed amu­leti che inonda quo­ti­dia­na­mente le edi­cole in viurtù di una pre­te­stuosa ed ana­cro­ni­stica inter­pre­ta­zione della parità di trat­ta­mento, così come la pos­si­bi­lità di defal­care il valore del mate­riale resti­tuito ai distri­bu­tori locali in com­pen­sa­zione dei paga­menti delle nuove consegne.

Sono ele­menti che alleg­ge­ri­reb­bero di non poco la pres­sione finan­zia­ria alla quale 30mila le edi­cole sin qui soprav­vi­sute sono sot­to­po­ste e, soprat­tutto, resti­tui­rebbe dignità impren­di­to­riale ad una cate­go­ria troppo spesso vitu­pe­rata dagli altri attori del sistema favo­rendo il neces­sa­rio pro­cesso di moder­niz­za­zione che dovrebbe essere alla base delle pro­po­ste di libe­ra­liz­za­zione e del quale la filiera edi­to­riale ha tanto bisogno.

Se le modi­fi­che venis­sero appro­vate i gior­na­lai ita­liani,  che ini­zial­mente erano stati pro­mossi a lavo­ra­tori auto­nomi, che ave­vano facoltà di  deci­dere del loro destino, che, pur nei i limiti della legge, pote­vano sce­gliere cosa far entrare nelle loro riven­dite e cosa no, ritor­ne­reb­bero al loro sta­tus di peo­nes per garan­tire a loro spese flussi di cassa ad edi­tori diso­ne­sti inqui­nando, forse in maniera defi­ni­tiva, la pos­si­bi­lità di un’evoluzione posi­tiva di tutto il sistema.

Mi segnala un rap­pre­sen­tante della cate­go­ria che Pie­tro Bar­cel­lona, un giu­ri­sta, docente di diritto, scrive che “la cer­tezza di esi­stere non è data dal denaro,ma dall’universo sim­bo­lico”, da quell’insieme di segni, usi, con­sue­tu­dini, sim­boli insomma che sono capaci di man­te­nere un indi­vi­duo nel suo mondo. La parete è ora liscia, buona per pre­ci­pi­tare a terra con un grande tonfo. I ganci sulla parete messi da chi aveva scritto la prima parte del decreto, erano l’ uni­verso sim­bo­lico dei gior­na­lai. Se fosse con­fer­mato che ora non c’è più, sarà impos­si­bile ripristinarlo.

Un con­cetto di libertà com­ple­men­tare agli inte­ressi deviati, ancora una volta, di pochi. Un’opzione senza ritorno che chiun­que abbia a cuore uno svi­luppo sano e soste­ni­bile del nostro Paese non può accettare.

Pubblicato il 27 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

L’Edicola del Futuro & Il Futuro delle Edicole

Nella crisi che sta attra­ver­sando l’editoria i diversi sog­getti coin­volti tro­vano tavoli a cui sedersi ed inter­lo­cu­tori con i quali trat­tare, nego­ziare pos­si­bili solu­zioni. Che si tratti di gior­na­li­sti o di edi­tori gli inte­ressi della cate­go­ria rap­pre­sen­tata sono por­tati avanti.

Nell’affannosa ricerca di un’ancora di sal­vezza si per­se­guono molto spesso inte­ressi che sono spe­ci­fici di que­sta o quella cate­go­ria senza che vi sia una visione d’assieme di impli­ca­zioni e solu­zioni orga­ni­che. Testi­mo­nianza con­creta di ciò è rap­pre­sen­tato dal sostan­ziale silen­zio, dopo ten­ta­tivi inqua­li­fi­ca­bili, sotto il quale sono pas­sate le rac­co­man­da­zioni emerse dal docu­mento redatto dall’antitrust quasi un anno fa e rima­sto, ad oggi, let­tera morta.

I gior­na­lai mal rap­pre­sen­tati, stretti nella morsa del “si salvi chi può”, sono in una con­di­zione di sof­fe­renza sia economico-finanziaria che psi­co­lo­gica. Con­di­zione che passa sotto il silen­zio gene­rale da tempo anche per l’incapacità [o peg­gio] degli orga­ni­smi dele­gati a rap­pre­sen­tarli la cui ina­de­gua­tezza ha dato vita a gruppi di pro­te­sta vir­tuale ed ora ad un nascente “sin­da­cato padano” con la Lega pronta a caval­care lo scon­tento che ser­peg­gia da lungo tempo.

In oltre venti anni di lavoro ho avuto l’opportunità di cono­scere molti set­tori e mer­cati ed ovvia­mente anche i rela­tivi canali di sbocco com­mer­ciale o distri­bu­tivo, quel che avviene nel canale edi­cole non ha uguali e non può con­ti­nuare oltre con le moda­lità pra­ti­cate sin ora, né per quella fran­gia qua­li­fi­cata dell’editoria né tanto meno per chi gesti­sce una riven­dita, un’edicola.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo una pro­po­sta, della quale avevo par­lato in que­sti spazi tempo fa, ha regi­strato 38 pre­fe­renze [“likes”] e ben 293 com­menti spin­gen­domi a ten­tare di dare orga­niz­za­zione e con­cre­tezza all’insieme di temi.

Nella mag­gior sin­tesi pos­si­bile, per punti, schematizzando.

1) Svi­luppo Aree & Logi­che di Busi­ness per il Canale Edi­cole:

  • Dif­fe­ren­zia­zione tra negozi “misti” [pro­mi­scui] che rap­pre­sen­tano già il 50% del totale ed esclu­sivi, in ter­mini di offerta, livelli com­penso, premi, assortimento.
  • Crea­zione di cir­cuiti di comu­ni­ca­zione nazio­nali, regio­nali e pro­vin­ciali che affit­tino spazi di comu­ni­ca­zione in vetrina e sul banco delle edicole.
  • Rine­go­zia­zione degli attuali mar­gini sui ser­vizi acces­sori offerti a par­tire dalle rica­ri­che tele­fo­ni­che i cui costi dell’abolizione del fee a carico del con­su­ma­tore sono stati ribal­tati esclu­si­va­mente sulle rivendite.
  • Qua­li­fi­ca­zione del canale attra­verso l’offerta esclu­siva di pro­dotti nell’ ambito edi­to­riale sep­pure in maniera allar­gata [libri, musica.…etc.]
  • Intro­du­zione di ser­vizi inte­gra­tivi esclu­sivi coe­renti con la mis­sion di ser­vi­zio pub­blico del canale [bigliet­te­rie treni, con­certi, bus lunga percorrenza…etc.Introduzione di ser­vizi coe­renti con la mis­sion isti­tu­zio­nale del canale quali quelli di “print on demand” con arti­co­la­zione dell’offerta dalla stampa del quo­ti­diano per­so­na­liz­zato a altri col­la­te­rali legati alla carta stam­pata nel suo complesso.

2) Svi­luppo di Canale & Comu­ni­ca­zione della Filiera Edi­to­riale:

  • Con­tri­buti sino ad un mas­si­male di 2000 euro per punto vendita/ragione sociale per l’informatizzazione della rete di edi­cole. Con­tri­buto sta­tale del 70% a fondo per­duto e dal 10 al 15% a carico degli edi­tori in ragione del volume d’affari del sin­golo punto vendita.
  • Cen­si­mento e stra­ti­fi­ca­zione dei circa 35mila punti ven­dita al det­ta­glio che coprono il ter­ri­to­rio nazio­nale, affin­ché per cia­scuna realtà pos­sano essere adot­tate le logi­che di for­ni­tura e distri­bu­zione real­mente ade­guate alle esigenze.
  • Intro­du­zione di incon­tri men­sili a livello pro­vin­ciale tra gior­na­lai, distri­bu­tore locale e un edi­tore a rotazione.
  • Crea­zione di un osser­va­to­rio per­ma­nente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro com­po­sto da rap­pre­sen­tanti di tutta la filiera [inclusi gior­na­li­sti e con­ces­sio­na­rie pub­bli­cità] che con cadenza seme­strale si con­fron­tino, aggior­nino e lavo­rino con­giun­ta­mente sul tema.
  • Crea­zione di cam­pa­gne di comu­ni­ca­zione promo pub­bli­ci­ta­ria che abbiano l’obiettivo di valo­riz­zare la fun­zione delle edi­cole in virtù della loro con­si­de­ra­zione di ser­vi­zio pub­blico, la loro capil­la­rità in ter­mini di pre­senza sul ter­ri­to­rio ed ancora il ser­vi­zio offerto con orari di aper­tura spesso vicini alle 24h/die.

3) Le Regole del Gioco:

  • Abro­ga­zione della parità di trat­ta­mento ed intro­du­zione di un fee [quo­ti­diani esclusi] per l’introduzione di nuovi pro­dotti edi­to­riali nel canale edicole.
  • Tagli prezzo a carico dell’editore e non del canale di ven­dita con rico­no­sci­mento di una com­pen­sa­zione rispetto al mar­gine in valore asso­luto con­sueto in caso di ope­ra­zione di cut price o abbi­na­mento rivi­ste [banded].
  • Penali in caso di inse­ri­mento cou­pon per abbo­na­menti nei quali lo sconto offerto superi il valore rico­no­sciuto al trade [distributori+edicole]
  • Rico­no­sci­mento di un fee per inse­ri­mento cam­pioni di pro­dotto nelle rivi­ste set­ti­ma­nali e mensili.
  • Revi­sione dei cri­teri di defi­ni­zione di cosa sia pro­dotto edi­to­riale e rela­tive autorizzazioni.
  • Ripri­stino del con­tratto esti­ma­to­rio tra edi­co­lanti ed editori
  • Penali ai distri­bu­tori locali, che gesti­scono le zone di com­pe­tenza come feudi baroc­chi, che non effet­tuino for­ni­ture ade­guate sulla base dello sto­rico delle ven­dite del sin­golo cliente [edicola]
  • Rico­no­sci­mento di un fee per il lavoro di inse­ri­mento di alle­gati svolto dall’edicolante

Diceva l’indimenticabile De Cur­tis in una delle sue cele­bri bat­tute “dove dob­biamo andare per dove dob­biamo andare?” Ho cer­cato di osser­vare la situa­zione da più di una pro­spet­tiva ten­tando di com­pren­dere nei temi pro­po­sti una visione che sia fun­zio­nale ed inte­res­sante non solo per que­sta o quella cate­go­ria, con­vinto che un sistema si [ri]costruisca solo facendo sistema, inclu­dendo e con­si­de­rando inte­ressi di tutti gli attori coinvolti.

Credo che sia impor­tante disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a que­sti con­cetti e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiun­gere. Anche per riu­scire ad otte­nere il giu­sto risalto media­tico credo sia impor­tante san­cire un primo momento del per­corso in cui ritro­varsi, discu­tere, pro­gram­mare e ripar­tire le atti­vità nate dalle pro­po­ste con­di­vise. Con que­sto obiet­tivo, vor­rei orga­niz­zare un bar­camp, in con­co­mi­tanza con eventi legati al mondo dell’informazione quale [per citare il più vicino tem­po­ral­mente] il Festi­val Inter­na­zio­nale di ini­zio ottobre.

Chi vuole col­la­vo­rare e col­la­bo­rare a que­sta ipo­tesi metta, cor­te­se­mente, “un dito qui sotto” nei com­menti. Grazie.

Pubblicato il 14 maggio 2010 by Pier Luca Santoro

Se 80 ore vi sembran poche

Il famoso canto di pro­te­sta delle mon­dine, a distanza di anni trova, ahimè, motivo di essere ripreso ed aggior­nato con rife­ri­mento ai peo­nes dell’editoria: i giornalai.

A conti fatti il tito­lare di un’edicola, un gior­na­laio, lavora 80 ore alla set­ti­mana e, com­plice la crisi delle edi­to­ria, che edi­tori e tutta la filiera distri­bu­tiva sca­ri­cano sull’anello debole della catena, pro­blemi finan­ziari e chiu­sure sono all’ordine del giorno.

Molto spesso il sin­da­cato latita, quando si muove lo fa con moda­lità e lin­guaggi arcaici, inadatti.

Sono pro­blemi dif­fusi su tutto il ter­ri­to­rio nazio­nale, incan­cre­niti da immo­bi­li­smo unito ad oppor­tu­ni­smo.

L’ultimo, in ordine cro­no­lo­gico, dei casi di mala gestione del canale com­mer­ciale viene da due pae­soni alle porte di Milano in quella che viene comu­ne­mente chia­mata Meta­no­poli [S. Donato & S. Giu­liano] vuoi per la pre­senza sto­rica degli uffici dire­zio­nali di aziende del set­tore ener­ge­tico che, pro­ba­bil­mente, per lo sta­tus civile e sociale dei due comuni.

Le riven­dite di quella zona si sono asso­ciate spon­ta­nea­mente ed in que­sti giorni stanno cer­cando di sen­si­bi­liz­zare cit­ta­di­nanza e auto­rità rispetto alla situa­zione che vivono.

Sono aspetti che nel tempo ho cer­cato di evi­den­ziare a più riprese, pro­po­nendo dalla mia pro­spet­tiva poten­ziali solu­zioni. Ad oggi le indi­ca­zioni for­nite restano inat­tese, ina­scol­tate da edi­tori e distri­bu­tori tanto malin­co­nici quanto miopi, pronti ad acco­gliere ogni bufala tec­no­lo­gica venga loro pro­po­sta ed inca­paci di pro­durre un piano d’azione con­creto a soste­gno di quello che resta lo sbocco com­mer­ciale con­creto dei loro prodotti.

“Ama­zing but not amusing!”

Pubblicato il 8 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Google News & Dintorni

El Pais, all’interno del suo sup­ple­mento dome­ni­cale “Nego­cios”, dedica ampio spa­zio a Goo­gle con ben quat­tro arti­coli che par­lano dell’azienda di Moun­tain View.

Inte­res­sante la sin­tesi che viene fatta sulle con­tro­ver­sie che vedono Goo­gle come anta­go­ni­sta dell’editoria tra­di­zio­nale a livello mon­diale. Nell’articolo si ricorda come sia Mur­doch il pro­ta­go­ni­sta prin­ci­pale di que­sta bat­ta­glia che anche nel nostro paese ha risvolti legali.

L’argomentazione di fondo è sem­pre la stessa: Goo­gle pre­le­ve­rebbe inde­bi­ta­mente i con­te­nuti pro­dotti dai diversi edi­tori bene­fi­cian­done in ter­mini di ricavi pub­bli­ci­tari.

Non si può che essere d’accordo con lo stu­pore di Seth Godin che, inter­ve­nendo sulla vicenda, afferma: “Non si pre­ten­dono soldi dai motori di ricerca per avere visite ai pro­pri siti bensì li si pagano. Se non si rie­sce a fare dei soldi con l’attenzione, biso­gne­rebbe fare qual­cosa d’altro per vivere. Richie­dere denaro per atten­zione non porta né atten­zione né danaro”.

In caso di dub­bio, a ulte­riore con­forto, ritengo che basti visi­tare la pagina di Goo­gle News per veri­fi­carlo. Come mostra chia­ra­mente l’immagine dello screen­shot preso dome­nica, que­sti sono i con­te­nuti che l’aggregatore di noti­zie mostra rela­ti­va­mente all’inqualificabile vicenda del decreto inter­pre­ta­tivo.

Il pro­blema, mi pare, sia chia­ra­mente nella tipo­lo­gia e nella qua­lità dei con­te­nuti che ven­gono vei­co­lati. Come direbbe il buon Renzo Arbore: medi­tate gente, meditate!

A mar­gine, si segnala infine, che viste le evi­denze recen­te­mente rac­colte da Hit­wise che evi­den­ziano come Face­book tra­sfe­ri­sca traf­fico in misura addi­rit­tura tre volte supe­riore a Goo­gle News, c’ è giu­sta­mente chi si chiede se ben pre­sto vi sarà una levata di scudi degli edi­tori con­tro il popo­lare social net­work, que­sta volta per lesa mae­stà e inac­cet­ta­bile snobismo?

Pubblicato il 25 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Minima Moralia

“La libertà non sta nello sce­gliere tra bianco e nero, ma nel sot­trarsi a que­sta scelta pre­scritta” — Th.W.Adorno – Minima Mora­lia.

A mar­gine dei con­tri­buti dei giorni scorsi rela­ti­va­mente alle pro­spet­tive sul futuro dell’informazione, le sol­le­ci­ta­zioni del sot­to­scritto rela­ti­va­mente alla neces­sità di inclu­dere le logi­che del sistema distri­bu­tivo sono state rac­colte, ad oggi, esclu­si­va­mente da Vit­to­rio Paste­ris.

Sia per l’interesse diretto che nutro nei con­fronti di quest’area che per la con­vin­zione dell’importanza che rive­ste per un effet­tivo rilan­cio dell’editoria non libra­ria, come avevo anti­ci­pato la set­ti­mana scorsa, provo a siste­ma­tiz­zare le idee sulla distri­bu­zione.

Paste­ris trac­cia un inte­res­sante paral­lelo tra la distri­bu­zione delle testate e quella di auto­vei­coli affer­mando che: “Il sistema distri­bu­tivo fisico ita­liano, molto “viscoso” è ancora un’ancora di sal­vezza per il futuro degli edi­tori car­ta­cei. D’altra parte nes­suno ha cer­cato ad oggi di mutarlo, evi­den­te­mente sta bene così come è a edi­tori, distri­bu­tori e punti ven­dita. E’ come il rap­porto fra con­ces­sio­na­rie e case di pro­du­zione auto­mo­bi­li­sti­che, spesso cri­ti­cato, ma mai modi­fi­cato seriamente”.

E’ un para­gone asso­lu­ta­mente cal­zante per quella che è anche la mia espe­rienza pre­gressa. In entrambi i casi le reti distri­bu­tive si accol­lano l’onere impren­di­to­riale, il rischio d’impresa, ma sono gover­nate, o per­lo­meno for­te­mente con­di­zio­nate, dal pro­dut­tore che deter­mina assor­ti­mento, prezzo e poli­tica com­mer­ciale nel suo insieme. Entrambe sono, da tempo, in for­tis­sima sof­fe­renza e come non si con­tano le chiu­sure di con­ces­sio­na­rie di auto così avviene altret­tanto per le edi­cole. Entrambe, ancora, le reti di distri­bu­zione ven­dono, in man­canza di scelta di alter­na­tive reali, pro­dotti obso­leti nati più di un cen­ti­naio di anni fa e mai sostan­zial­mente mutati ma al mas­simo “rinnovati”.

Provo a siste­ma­tiz­zare e sin­te­tiz­zare situa­zione attuale, evo­lu­zioni e pro­po­ste di prospettiva.

A] La foto­gra­fia della situa­zione attuale:

In ter­mini di sistema, le spe­ci­fi­cità della distri­bu­zione delle testate nel nostro paese ven­gono descritte con tutti i det­ta­gli del caso nel docu­mento recen­te­mente rea­liz­zato dall’ Anti­trust su que­sto tema al quale vi rimando per gli approfondimenti.

Vale la pena di spe­ci­fi­care che il canale distri­bu­tivo tra­di­zio­nale della stampa vede coin­volti quat­tro soggetti:

  • l’editore,
  • il distri­bu­tore nazionale,
  • il distri­bu­tore locale
  • le riven­dite – le edicole.

Il pro­cesso distri­bu­tivo può essere distinto in quat­tro fasi:

  • la defi­ni­zione del piano dif­fu­sio­nale primario,
  • il tra­sporto al distri­bu­tore locale,
  • la for­ni­tura delle rivendite
  • la gestione delle rese.

Nella catena distri­bu­tiva di quo­ti­diani e perio­dici sono gli edi­tori a svol­gere il ruolo prin­ci­pale [chan­nel lea­der, come dicevo nel con­fronto con il mer­cato auto­mo­bi­li­stico]. L’editore si fa carico del rischio che deriva dalla dif­fi­coltà di ade­guare l’offerta alla domanda con­sen­tendo al sistema distri­bu­tivo il diritto di resa delle copie inven­dute. A fronte dell’assunzione del rischio com­mer­ciale [ma non eco­no­mico e finan­zia­rio], l’editore detiene il con­trollo della poli­tica distri­bu­tiva, defi­nendo i prezzi di ven­dita e la dimen­sione delle for­ni­ture, non­ché con­fe­rendo esclu­sive ter­ri­to­riali per la distri­bu­zione all’ingrosso rela­tiva ad una deter­mi­nata area geografica.

La strut­tura della distri­bu­zione di quo­ti­diani e perio­dici a livello nazio­nale risulta piut­to­sto con­cen­trata. Due prin­ci­pali ope­ra­tori, Press-Di e M-Dis, rap­pre­sen­tano oltre metà del mer­cato di pro­dotto edi­to­riale distri­buito da distri­bu­tori nazio­nali, men­tre il restante 45% è ricon­du­ci­bile a cin­que altre imprese. In par­ti­co­lare, i distri­bu­tori nazio­nali ope­ranti in Ita­lia sono M-Dis (33% circa del volume d’affari com­ples­sivo), Press-Di (24%), Sodip (17%), A&G Marco (11%), Par­rini & C. (9%), Mes­sag­ge­rie Perio­dici Me.pe. (6%) e Pie­roni (1%) par­te­ci­pata a sua volta da M-Dis.

Ele­mento car­dine del sistema è il con­cetto di parità di trat­ta­mento nato, da un lato, per con­sen­tire la pos­si­bi­lità a tutti gli edi­tori di dif­fon­dere le pro­prie idee e, dall’altro lato, ai let­tori di avere accesso alle informazioni.

B] Evo­lu­zione & prospettive:

Gli aspetti che coin­vol­gono le pro­spet­tive di rilan­cio e riqua­li­fi­ca­zione in ambito edi­to­riale sono sin­te­tiz­zati nello schema sot­to­stante che include i tre aspetti focali sui quali verte la distri­bu­zione di testate e periodici.

Con rife­ri­mento alle tra­sfor­ma­zioni dei com­por­ta­menti di acqui­sto, per quelli che sono gli spazi offerti da que­sto straor­di­na­rio mezzo chia­mato blog, credo [e spero] di essermi espresso con chia­rezza la scorsa settimana.

Riguardo all’evoluzione del qua­dro nor­ma­tivo, altret­tanto, mi pare, è avve­nuto di recente a com­mento della pro­po­sta di libe­ra­liz­za­zione delle licenze la cui incon­si­stenza è rias­sunta tutta nell’ Arti­colo 8 – Moni­to­rag­gio del mer­cato edi­to­riale — del decreto di attua­zione della diret­tiva 2006/123/CE che recita: “La Pre­si­denza del Con­si­glio dei Mini­stri, senza oneri aggiun­tivi a carico del bilan­cio dello Stato, assi­cura il moni­to­rag­gio della rete di ven­dita dei gior­nali quo­ti­diani e perio­dici per l’espansione del mer­cato edi­to­riale. A tale fine, con decreto del pre­si­dente del Con­si­glio dei Mini­stri, è indi­vi­duata la strut­tura pre­po­sta a detto moni­to­rag­gio, con la par­te­ci­pa­zione dei sog­getti del com­parto distri­bu­tivo edi­to­riale e delle regioni di volta in volta inte­res­sate”. In una nazione in cui da più parti si invo­cano a gran voce gli stati gene­rali dell’editoria senza risul­tato alcuno, non è dif­fi­cile com­pren­dere l’inconsistenza e l’insensatezza del provvedimento.

Rispetto allo svi­luppo di nuove forme e nuove for­mule di ven­dita vale la pena di sof­fer­marsi poi­ché rap­pre­sen­tano la macro area che coin­volge poten­zial­mente tutto il sistema distri­bu­tivo nel suo com­plesso e, per quanto mi riguarda più diret­ta­mente, le edicole.

Dal punto di vista degli edi­tori la mag­giore delle disef­fi­cienze è rap­pre­sen­tato dall’elevata inci­denza delle rese che restano, al di là di for­mule tanto futu­ri­bili quanto impro­ba­bili, il costo mag­giore e dun­que l’area di recu­pero poten­ziale di mar­gi­na­lità per i chan­nel leader.

Ritengo che vi pos­sano essere diversi spazi di inter­vento in tal senso.

In pri­mis mi sento di sug­ge­rire uno stu­dio appro­fon­dito del set­tore del fre­sco ali­men­tare per veri­fi­carne logi­che e ope­ra­ti­vità che se adat­tate ed imple­men­tate nell’ambito della distri­bu­zione delle testate sono certo appor­te­reb­bero bene­fici significativi.

In seconda bat­tuta, valu­te­rei la rein­tro­du­zione, attua­liz­zata, della figura dell’ispettore com­mer­ciale. Ogni impresa che si rispetti, anche la più impor­tante e tec­no­lo­gi­ca­mente avan­zata, è dotata di sen­sori sul campo, di uomini in grado di dia­lo­gare con la sin­gola realtà di cia­scun punto ven­dita e di ripor­tare [se ben adde­strati] in azienda punti di forza ed aree di miglio­ra­mento su cui lavo­rare; mi sfugge per­chè que­sto non avvenga nell’ambito di rife­ri­mento spe­ci­fico. E’ noto come per ogni stra­te­gia di approc­cio al mer­cato debba esserci una ade­guata orga­niz­za­zione; si segnala che dall’esterno non se ne per­ce­pi­sce l’esistenza.

Pur ope­rando in una logica mul­ti­ca­nale come gli utenti si atten­dono, lavo­re­rei in ter­mini di dif­fe­ren­zia­zione di pro­dotto così da man­te­nere part­ner­ship e svi­lup­pare poli­ti­che di canale, non­ché azioni di trade mar­ke­ting, degne di que­sto nome invece delle nefan­dezze che si osser­vano quotidianamente.

Incen­ti­ve­rei, anche con con­tri­buti eco­no­mici, l’infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole che se rea­liz­zata con pro­grammi degni di que­sto nome [dimen­ti­chia­moci di info­riv e ige­riv e svi­lup­piamo qual­cosa che abbia dav­vero un senso, per favore] favo­ri­rebbe tutta la filiera nella gestione. Que­sto con­sen­ti­rebbe, tra l’altro di avviare un dia­logo diretto bypas­sando mille lacci e lac­ciuoli.

Come gior­na­laio, invece, ho già avuto modo di for­mu­lare le mie pro­po­ste che mi sento tutt’oggi di con­fer­mare. Tor­nerò a par­larne con spe­ci­fico rife­ri­mento a quello che, come tema gene­rale, mi piace chia­mare “l’edicola del futuro ed il futuro delle edicole”.

Sono, ancora una volta, temi di una tale ampiezza da non potersi sicu­ra­mente rite­nere esau­riti. Pren­de­teli come una minima mora­lia, spunti di appro­fon­di­mento, appunti mal distribuiti.….per restare in tema.

Gra­zie dell’attenzione.