Posted on 25 dicembre 2013 by

Racconto di Natale 2013

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Mas­simo si alza pre­sto la mat­tina, tutti i giorni da vent’anni alle 5 è già in piedi, ormai non ha nean­che più biso­gno della sve­glia, si è abi­tuato. Si gira guarda la moglie che dorme e la bacia, un caffè bol­lente, una siga­retta, la barba e si parte.

Il tra­gitto è breve, circa 5 chi­lo­me­tri per una stra­dina di cam­pa­gna con poche case ai mar­gini a quell’ora deserta. D’estate la per­corre in meno di dieci minuti, ricorda a memo­ria le curve, i det­ta­gli e quella volta che dovette fre­nare di colpo per non inve­stire una lepre che sbucò dal prato all’improvviso. Adesso che è inverno impiega un paio di minuti in più, deve andare piano a quell’ora il fondo stra­dale è ghiac­ciato ci vuole prudenza.

Prima delle sei arriva al paese dove ha l’edicola. La luce del retro­bot­tega del for­naio è l’unico segno di vita, la guarda distrat­ta­mente ancora asson­nato, si fruga nelle tasche alla ricerca delle chiavi del nego­zio, apre, disin­se­ri­sce l’antifurto, accende le luci e richiude la porta die­tro di se, a quest’ora non si sa mai chi può esserci in giro meglio usare tutte le cautele.

Apre il cas­setto per riporvi un po’ di con­tante per i resti spe­rando che non arrivi, come al solito, Anto­nio, quello che, manco a farlo appo­sta, ogni mat­tina arriva e com­pra il gior­nale con 50 euro interi. Alle volte deve andare al bar affianco a chie­dere se, per favore, hanno loro il cam­bio per­chè dopo un quarto d’ora è già rima­sto senza resto. Ci pensa e sbuffa. Sarà un’altra lunga giornata.

Sente in lon­ta­nanza il rumore di un fur­gone, è quello delle con­se­gne, incon­fon­di­bile, un vec­chio ducato del 1982 con il fana­lino poste­riore destro rotto da anni ed una corda per tenere chiuso il por­tel­lone late­rale. Mas­simo si chiede come fac­cia ancora a fun­zio­nare, sem­bra sem­pre a punto di crol­lare a pezzi.

Ria­pre la porta e tira fuori le casse della resa, sem­pre più abbon­dante, si mette i guanti e aspetta di vedere Fran­ce­sco, il con­du­cente del fur­gone delle con­se­gne, un roma­nac­cio mezzo matto che grida come un pazzo tutte le mat­tine. In  fondo gli sta sim­pa­tico e lo capi­sce, lui, Fran­ce­sco, ini­zia alle 3 ogni giorno per cari­care gior­nali e rivi­ste da con­se­gnare alle “sue” 40 edicole.

Arriva, scende sbat­tendo la porta, slega la corda ed apre il por­tel­lone. Oggi sono 3 casse, il lunedì è sem­pre così, ci sono i set­ti­ma­nali tele­vi­sivi e i sup­ple­menti dei gior­nali. Que­sto è l’unica cosa che Mas­simo sa, cosa con­ten­gano quelle casse gli è ignoto, lui non ordina le pub­bli­ca­zioni a lui le man­dano d’ufficio nella varietà e nella quan­tità che qual­cuno, non si capi­sce con quale cri­te­rio, decide.

Ritira le casse saluta Fran­ce­sco ed apre il tavo­lino pie­ghe­vole, vi apre sopra la bolla di con­se­gna, un len­zuolo di carta che non fini­sce più, e ini­zia a spun­tare, a con­trol­lare la cor­ri­spon­denza tra quanto ripor­tato e quello che gli è stato con­se­gnato. Tira fuori gior­nali e perio­dici dalle casse, li conta, li posi­ziona al loro posto e spunta ogni voce. Sbuffa ancora, anche oggi 12 copie di “L’almanacco del sudoku” e solo 5 di “Sor­risi e Can­zoni TV”, come al solito. Ti man­dano sem­pre quello che non si vende e poco di quel che si vende, ammesso che ci siano ancora pro­dotti ven­di­bili. Negli ultimi tre anni le ven­dite si sono più che dimez­zate. Alza il capo chino sulla bolla e sbuffa di nuovo, “ma chi me l’ha fatto fare?” pensa tra se e se.

Oggi è Natale, la gente arri­verà più tardi rispetto al solito, non lavo­rano, loro, può fare le cose con un po’ più di calma rispetto agli altri giorni quando deve inter­rom­persi, fru­gare nelle casse alla ricerca di l’unica copia di “Armi e Tiro” che Fran­ce­sco, il figlio del salu­miere affianco, pare abbia sem­pre urgenza di leg­gere alle 6:30 della mattina.

Sono quasi le sette quando arriva la prima cliente, Anto­nella, una vedova sui cinquant’anni che più di una volta gli si è messa a pian­gere all’improvviso men­tre scam­bia­vano quat­tro chiac­chiere di cor­te­sia. Mas­simo prende il gior­nale e glielo porge, ormai cono­sce a memo­ria quello che la mag­gior parte dei pro­pri clienti, quelli rima­sti, vuole.

Pian piano ini­ziano ad arri­vare alla spic­cio­lata gli altri. Anziani, pen­sio­nati, sve­gli da ore che nella visita all’edicola rie­scono ad occu­pare un quarto d’ora della loro vuota gior­nata, poi papà con figli pic­coli alla ricerca dell’ultimo mostri­ciat­tolo in for­mato tasca­bile [a soli 2.50€, eh!] fug­giti da casa per non ritro­varsi coin­volti nei pre­pa­ra­tivi. “Cara vado a pren­dere il gior­nale, porto con me il bam­bino, non ti pre­oc­cu­pare, così tu puoi fare le tue cose con calma”, e via fino a mez­zo­giorno al bar a gio­care a scopa con un bic­chiere, o due, di vino men­tre il figlio/la figlia, giu­sta­mente, gli sal­tano sui piedi.

Ecco adesso che è finita la messa ci sarà l’assalto. E’ sem­pre così. In due minuti gli accal­cano davanti al ban­cone 30 per­sone india­vo­late che pare non siano in gradi di aspet­tare ordi­na­ta­mente il loro turno. Si spin­gono, pro­ten­dono mani con i soldi e pren­dono il gior­nale infi­lando il brac­cio in mezzo a chi gli sta davanti. Lui sor­ride e rin­gra­zia men­tre pensa che un giorno gli pia­ce­rebbe andare a sen­tire che dice il par­roco per otte­nere quest’effetto sulle per­sone appena escono dalla chiesa di fronte alla sua edicola.

Poi la calma, ancora qual­che, raro, cliente che si è ricor­dato che domani non escono i gior­nali e vuole avere i pro­grammi tele­vi­sivi anche per s.Stefano e Pina, un’anziana che tutti i giorni cam­bia idea almeno cin­que volte su quello che vuole.

Mas­simo con calma ini­zia a riporre i gior­nali ed a scri­vere le rese sula foglio della bolla. Ha ven­duto 150 gior­nali e 40 rivi­ste incas­sando circa 200 euro per un gua­da­gno, lordo, di una qua­ran­tina di euro.

Arri­vano le 13:00 si chiude, final­mente, oggi solo mezza gior­nata di lavoro.

Buon Natale a tutti i gior­na­lai d’Italia, a quelli che ancora con­ti­nuano ad andare in edi­cola e, natu­ral­mente, a chi ha avuto la [s]ventura di leg­gere que­sta breve sto­ria. AUGURI!

Santa Inflatable

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