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Pubblicato il 28 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Giornalismo Post Industriale

E’ stato dif­fuso ieri “Post-Industrial Jour­na­lism: Adap­ting to the Pre­sent”, rap­porto della Colum­bia Jour­na­lism School, redatto da C.W. Ander­son, Emily Bell e Clay Shirky, sullo stato del gior­na­li­smo e dell’editoria.

Il rap­porto si basa su 21 incon­tri svol­tisi ad aprile 2012 e sulle espe­rienze, di altis­simo livello, dei tre autori che infatti, nel primo para­grafo dell’introduzione, spie­gano che si tratta “in parte di inda­gine e in parte di un mani­fe­sto sulle attuali pra­ti­che del gior­na­li­smo”, con­ti­nuando “[il rap­porto] non è sul futuro dell’industria dell’informazione, sia per­chè una gran parte di quel futuro è già qui adesso che per­chè non esi­ste più l’industria dell’informazione”

Il rap­porto, libe­ra­mente sca­ri­ca­bile, si arti­cola in 5 sezioni: intro­du­zione, gior­na­li­sti, orga­niz­za­zioni, eco­si­stema [dell’informazione] e con­clu­sioni per un totale di 122 pagine tutte da leg­gere. Molto dif­fi­cile farne una sin­tesi per il modo con il quale è stato con­ce­pito e scritto. Qui di seguito gli ele­menti, gli aspetti che per­so­nal­mente mi hanno mag­gior­mente colpito.

Intro­du­zione:

Citando Wil­liam Gib­son, con­si­de­rato l’esponente di spicco del filone cyber­punk, gli autori riba­di­scono che “il futuro è già qui, è sola­mente distri­buito in maniera non uni­forme”. Ven­gono espresse forti pre­oc­cu­pa­zioni sulla ridu­zione della qua­lità dell’informazione sta­tu­ni­tense e la con­vin­zione che ten­den­zial­mente le cose peg­gio­re­ranno sotto que­sto pro­filo, auspi­cando che il rap­porto possa essere utile a fre­nare que­sto deca­di­mento evi­den­ziando stru­menti, tec­ni­che e meto­do­lo­gie attual­mente dispo­ni­bili che dieci anni fa non lo erano.

Cin­que i punti chiave:

  • Il gior­na­li­smo è rilevante
  • Il “buon gior­na­li­smo” è sem­pre stato sovvenzionato
  • Inter­net ha rotto la parte di sov­ven­zione, di finan­zia­mento, del gior­na­li­smo che era rap­pre­sen­tato dall’advertising
  • La ristrut­tu­ra­zione è dun­que for­zata, inevitabile
  • Ci sono molte oppor­tu­nità per fare un buon lavoro gior­na­li­stico in nuovo modi

Gior­na­li­sti:

Com­pren­dere la disgre­ga­zione nella pro­du­zione delle noti­zie e del gior­na­li­smo e deci­dere dove le risorse umane, lo sforzo, devono con­cen­trarsi per essere effi­caci è vitale per i gior­na­li­sti. Per com­pren­dere quale possa essere il ruolo più fun­zio­nale, più utile dei gior­na­li­sti nel nuovo eco­si­stema dell’informazione è neces­sa­rio dare rispo­sta a due domande di fondo:

  • Cosa fanno, o pos­sono fare, di meglio i “new comers” rispetto a quanto veniva svolto dai gior­na­li­sti nel vec­chio sistema mediatico
  • Quale ruolo pos­sono i gior­na­li­sti stessi svol­gere, assol­vere, meglio

Con l’avvento dei social media, di Twit­ter come new­swire, del gior­na­li­smo partecipativo…etc, i gior­na­li­sti non sono stati ripiaz­zati ma rial­lo­cati ad un livello supe­riore della catena edi­to­riale, pas­sando [o dovendo pas­sare ine­vi­ta­bil­mente, aggiungo io] dalla pro­du­zione ini­ziale di osser­va­zione della realtà a quella che pone l’accento sulla veri­fica e l’interpretazione, dando un senso al flusso di testi, audio, foto e video pro­dotti dal pubblico.

In tal senso i punti chiave sono:

  • Accoun­ta­bi­lity: Atten­di­bi­lità, respon­sa­bi­lità del gior­na­li­sta, del giornalismo
  • Effi­ciency: Effi­cienza, in anti­tesi alla sem­plice dis­se­mi­na­zione di informazioni
  • Ori­gi­na­lity: Ori­gi­na­lità, a livello di capa­cità di com­pren­sione [e divul­ga­zione] della realtà
  • Cha­ri­sma: Cari­sma. Le per­sone seguono per­sone, essendo “umani” i gior­na­li­sti si rita­gliano un ruolo più potente nel nuovo eco­si­stema informativo.

Il rap­porto, in quest’area, pro­se­gue elen­cando gli “hard skill” neces­sari ai gior­na­li­sti e fonendo nume­ro­sis­simi esempi al riguardo. In par­ti­co­lare si evi­den­zia la neces­sità di spe­cia­liz­za­zione, la capa­cità di leg­gere [e saper aggre­gare e inter­pre­tare] dati e sta­ti­sti­che, com­pren­sione di metri­che e audience, programmazione.

Par­ti­co­lare enfasi viene posta alla neces­sa­rie capa­cità di pro­ject mana­ge­ment da parte dei gior­na­li­sti poi­chè nell’attuale eco­si­stema, ed ancor più in quello che è ragio­ne­vol­mente pre­ve­di­bile, i gior­na­li­sti sono, dovranno essere al cen­tro di un sistema di pro­du­zione dell’informazione che dovranno coor­di­nare, gover­nare. Le dif­fe­renze chiave rispetto al pas­sato sono:

  • Dead­li­nes e for­mati sono senza limitazioni
  • La loca­zione geo­gra­fica perde di impor­tanza nel pro­cesso di crea­zione e con­sumo delle informazioni
  • Lo stream “live”, in tempo reale, di dati e l’attività social delle per­sone for­ni­scono nuovi mate­riali da filtrare
  • Il feed­back in tempo reale influenza le sto­rie e la sua narrazione
  • Gli indi­vi­dui, le per­sone, diven­tano più impor­tanti dei brand

Orga­niz­za­zioni:

Le orga­niz­za­zioni edi­to­riali sono carat­te­riz­zate da tre feno­meni che nella mag­gior parte dei casi acca­dono simul­ta­nea­mente: declino e col­lasso, rina­scita e, soprat­tutto, capa­cità adat­ta­tiva, adat­ta­mento al nuovo sistema.

Le orga­niz­za­zioni pro­du­cono fon­da­men­tal­mente due tipo­lo­gie di infor­ma­zione: gene­rica, rela­ti­va­mente ad eventi di pub­blico domi­nio, e spe­cia­li­stica, rea­liz­zata per avere un impatto su altre orga­niz­za­zioni sociali. La con­fu­sione e la ten­denza gior­na­li­stica a com­bi­nare que­sti due aspetti della pro­du­zione di infor­ma­zione rende dif­fi­cile sta­bi­lire quale delle due sia prio­ri­ta­rio preservare.

Secondo gli esten­sori del rap­porto, quello che è mutato non è la dimen­sione dell’audience [ter­mine che per­so­nal­mente, al pari di tar­get, abro­ghe­rei defi­ni­ti­va­mente] ma il modo di rela­zio­narsi tra le orga­niz­za­zioni e l’audience, tra gior­na­li­smo e la sua imma­gine dell’audience.

Viene elen­cato, ancora una volta con una ric­chezza di esempi con­creti straor­di­na­ria, cos’è e come si com­pone il capi­tale sim­bo­lico delle orga­niz­za­zioni, e stres­sato il cam­bia­mento nell’aspetto repu­ta­zio­nale in declino. Ampio spa­zio è dedi­cato ai cam­bia­menti sia orga­niz­za­tivi che tec­no­lo­gici all’interno delle reda­zioni e per cia­scun aspetto ven­gono for­mu­late delle rac­co­man­da­zioni con­clu­sive, anche in que­sto caso, tutte da leggere.

Si evi­den­ziano i due “dilemmi” di fondo che carat­te­riz­zano il gior­na­li­smo del 21esimo secolo. Da un lato il tanto discusso impatto di Inter­net e la len­tezza di adat­ta­mento da parte delle orga­niz­za­zioni. Dall’altro lato il meno dibat­tuto aspetto delle nuove forme di pro­du­zione delle noti­zie, dai “cura­ted Twit­ter feeds” di Andy Car­vin a tutte le altre forme e for­mati di cura dei con­te­nuti com­ples­si­va­mente tanto sot­tou­ti­liz­zati quanto sot­to­va­lu­tati attualmente.

Come sot­to­li­neavo non più tardi di ieri, si richiama la neces­sità di iden­ti­fi­care una plu­ra­lità di fonti di ricavo che badano oltre il bino­mio attuale.

I pro­dotti edi­to­riali dovranno, devono, essere “hac­ke­ra­bili”, essere riu­ti­liz­za­bili il più pos­si­bile su altre piat­ta­forme, altri device, in nuove sto­rie e per­sino da altre orga­niz­za­zioni edi­to­riali. Ele­mento che, oltre a con­di­vi­dere asso­lu­ta­mente, evi­den­zia quanto ana­cro­ni­stica e di retro­guar­dia sia l’attuale, enne­sima, bat­ta­glia con­tro Google.

Eco­si­stema:

L’effetto prin­ci­pale dei digi­tal media è che non c’è un effetto prin­ci­pale. Il cam­bia­mento appor­tato dalla Rete, dagli smart­pho­nes e dalle appli­ca­zioni costruite è costi vasto e varie­gato da ren­dere impos­si­bile l’identificazione di un solo ele­mento chiave.

L’importanza dell’informazione non sta scom­pa­rendo. La rile­vanza di ope­ra­tore pro­fes­sio­nali che vi si dedi­cano, i gior­na­li­sti, nep­pure va scom­pa­rendo. Quello che sta scom­pa­rendo è la linea­rità di pro­cesso e la pas­si­vità dell’audience.

Par­lare di un nuovo eco­si­stema dell’informazione signi­fica rico­no­scere che attual­mente nes­suna orga­niz­za­zione è padrona del suo destino. Rela­zioni sta­bi­lite altrove nell’ecosistema defi­ni­scono il con­te­sto di ogni orga­niz­za­zione; i cam­bia­menti nell’ecosistema mutano il con­te­sto. Sul tema riporto testual­mente un estratto che mi pare estre­ma­mente effi­cace nel descri­vere la situazione:

The arri­val of the inter­net did not herald a new entrant in the news ecosystem.

It heral­ded a new eco­sy­stem, full stop. Adver­ti­sers could reach con­su­mers directly,without pay­ing a toll, and it tur­ned out many con­su­mers pre­fer­red it that way.

Ama­teurs could be repor­ters, in the most lite­ral sense of the word—stories from the Sze­chuan quake to Sullenberger’s Hud­son River lan­ding to Syrian mas­sa­cres were bro­ken by fir­sthand accounts. The doc­trine of “fair use,” pre­viou­sly an escape valve for orderly reuse of small amounts of con­tent among a small group of publi­shers, sud­denly became the sort of oppor­tu­nity that whole new busi­nes­ses of aggre­ga­tion and re-blogging could be built on top of. And so on.

Ander­son, Bell e Shirky negano l’imprevedibilità, spesso soste­nuta per spie­gare l’attuale crisi, richia­mando pre­vi­sioni sull’effetto di Inter­net per l’industria dell’informazione che par­tono addi­rit­tura dalla fine degli anni ’80.

I ten­ta­tivi di rein­sta­ru­rare il vec­chi sta­tus quo oltre ad essere inu­tili sono per­sino dan­nosi. Ovvia­mente le orga­niz­za­zioni devono fare ciò che pos­sono, che sono capaci, per miglio­rare i loro ricavi ma la linea­rità, l’affidabilità dei ricavi del 20esimo secolo sono andati. Per i gior­na­li­sti e per le orga­niz­za­zioni il con­trollo dei costi, la ristrut­tu­ra­zione verso un mag­gior impatto per ora o dol­laro [anche euro ovvia­mente, eh] inve­stito sono la nuova norma di un’organizzazione edi­to­riale effi­ciente, il per­corso che gli autori defi­ni­scono, da cui il titolo del rap­porto, gior­na­li­smo post industriale.

Gior­na­li­smo post indu­striale che si basa su quanto richia­mato nel capi­tolo rela­tivo alle orga­niz­za­zioni della per­dita di con­trollo sul processo.

L’esplosione di fonti d’informazione e la ridu­zione dei costi di accesso alle stesse costi­tu­sce ele­mento saliente dell’aspetto a rete, “net­wor­ked” delle noti­zie. Viene uti­liz­zata l’evoluzione della tele­vi­sione, sto­ria negli Stati Uniti ed ancora in corso nel nostro Paese, per esem­pli­fi­care e sug­ge­rire la spe­cia­liz­za­zione, il pre­si­dio di nic­chie, di argo­menti che inte­res­sano e coin­vol­gono gruppi rela­ti­va­mente ristretti di per­sone che Inter­net rende possibile.

C’è uno spa­zio per noti­zie veloci, brea­king news, uno per ana­lisi di mode­rata pro­fon­dità ed uno per quelle det­ta­gliate; c’è, anche, uno spa­zio per il long form jour­na­lism lon­tano dalla esa­spe­ra­zione della velo­cità informativa.

Con­clu­sioni:

La sfida prin­ci­pale non è tanto com­pren­dere il futuro quanto avere la capa­cità di adat­tar­visi. Nel 2020 con­ti­nue­ranno ad esi­stere, ad esem­pio, il «Los Ange­les Times» o la CNN, ma que­sta con­ti­nuità sarà accom­pa­gnata dalla ricon­fi­gu­ra­zione di ogni sin­golo bit del con­te­sto media­tico in cui ope­rano, in cui opereranno.

Più per­sone con­su­me­ranno, frui­ranno, mag­gior infor­ma­zione da fonti diverse ma poche di que­ste saranno di “inte­resse gene­rale”, gene­ra­li­ste. Aspetto che, se posso dirlo, evi­den­ziavo nelle con­clu­sioni rela­ti­va­mente alle 8 case stu­dies rea­liz­zate per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory qual­che mese fa.

Aumen­terà ulte­rior­mente la varia­bi­lità. Non stiamo pas­sando da grandi orga­niz­za­zioni a pic­cole e nep­pure dal gior­na­li­smo “lento” a quello “veloce”, le dina­mi­che sono con­tem­po­ra­nea­mente su più assi.

Gli autori in que­sto sce­na­rio con­clu­dono con una rac­co­man­da­zione tanto sin­te­tica quanto sfi­dante: survive.

Ovvia­mente non posso che rac­co­man­dare la let­tura inte­grale del rap­porto poi­chè la mia sin­tesi è ine­vi­ta­bil­mente par­ziale. Se non ave­ste tempo o voglia di farlo un’altra sin­tesi è stata effet­tuata da Nie­man Lab in “Post-Industrial Jour­na­lism: A new Colum­bia report exa­mi­nes the disrup­ted news uni­verse”. Certo che se siete dav­vero arri­vati a leg­gere sin qui, magari può anche essere inte­res­sante rile­vare comu­nanze e dif­fe­renze tra le due, e tra quelle che cer­ta­mente verranno.

Pubblicato il 2 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Notizie Virali

Quanto social media e social net­work siano solo mezzi di distri­bu­zione sociale dei mezzi di massa, come sostiene Tom Forem­ski, o se invece svol­gano un ruolo ormai indi­spen­sa­bile per un’eco­lo­gia dell’informazione, è parte inte­grante delle spe­ri­men­ta­zioni e del dibat­tito in corso su evo­lu­zioni, cre­di­bi­lità e soste­ni­bi­lità del sistema massmediatico.

Nella mag­gior parte dei casi, sin ora, le fonti di infor­ma­zione tra­di­zio­nale hanno mostrato incer­tezza ed insi­cu­rezza, da un lato desi­de­rose di sfrut­tare al meglio le poten­zia­lità offerte dallo stru­mento a fini pro­mo­zio­nali dall’altro incerte, insi­cure sull’impatto reale che lo stesso può avere sul loro futuro, zig­za­gando peri­co­lo­sa­mente tra veti e socia­lità della notizia.

L’interazione delle per­sone, il “word of mouth” vir­tuale eser­ci­tato attra­verso le diverse piat­ta­forme di social net­wor­king, e tutti i feno­meni ad esso col­le­gati, ha cam­biato e con­ti­nuerà a cam­biare ine­vi­ta­bil­mente l’attuale moda­lità di dif­fu­sione delle noti­zie che saranno sem­pre meno divul­gate ano­ni­ma­mente ad una massa ete­ro­ge­nea di sog­getti, sem­pre più dif­fuse attra­verso l’interazione delle per­sone in fun­zione del livello di fidu­cia di cui que­ste per­sone godono tra i mem­bri della pro­pria comu­nità virtuale.

New­sWhip, società spe­cia­liz­zata nel moni­to­rag­gio della dif­fu­sione delle noti­zie attra­verso social net­work e social media, ha clas­si­fi­cato, sin­te­tiz­zan­dole [anche a fini pro­mo­zio­nali?] in un’infografica le 25 fonti di infor­ma­zione che nel mese di gen­naio di quest’anno hanno otte­nuto almeno 100 men­zioni su Twit­ter e Facebook.

«BBC», «Huf­fing­ton Post» e «The Guar­dian» sono le tre fonti di infor­ma­zione mag­gior­mente con­di­vise sulle due piat­ta­forme sociali. 12 delle 25 fonti mag­gior­mente citate su Twit­ter sono “all digi­tal”, non hanno un cor­ri­spet­tivo car­ta­ceo; emerge anche una pre­va­lenza di inte­resse verso l’area “tech”. Dall’altro lato, su Face­book si evi­den­zia una pre­do­mi­nanza del gos­sip, diver­genza che lascia intuire la dif­fe­renza di pub­blici, di utenti delle due piat­ta­forme che, come emerge anche da altre ricerca, allo stato attuale non hanno una grande sovrap­po­si­zione di iscritti.

Per veri­fi­care in tempo reale quale siano le infor­ma­zioni di mag­gior inte­resse per gli inter­nauti di lin­gua inglese non resta che recarsi sul sito di New­sWhip men­tre la veri­fica della social popu­la­rity delle noti­zie nel nostro Paese può essere effet­tuata gra­tui­ta­mente gra­zie a UAC Meter.

Pubblicato il 5 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Citofonare al Direttore

Non si pla­cano le pole­mi­che sull’attendibilità di Twit­ter come fonte d’informazione. Ieri gior­nata densa di avve­ni­menti su que­sto fronte.

Se il falso d’autore della moglie di Mur­doch pare sia dovuto ad un banale errore umano, in base al quale Twit­ter addi­rit­tura non avrebbe cer­ti­fi­cato, vali­dato, la vera Wendi Deng a favore invece del “fake”, «Asso­cia­ted Press» riporta di una pro­te­sta uffi­ciale da parte del Governo Cubano nei con­fronti della piat­ta­forma di micro­blog­ging accu­sata di aver favo­rito la dif­fu­sione della, falsa, morte di Fidel Castro.

Debe­ne­detti, gior­na­li­sta free­lance, già noto per azioni simili in Ita­lia, si è sosti­tuito a ben cin­que mini­stri del nuovo ese­cu­tivo spa­gnolo gui­dato da Rajoy, per dimo­strare, appunto, la scarsa sicu­rezza delle reti sociali, “per­ché la gente com­prenda che le reti sociali favo­ri­scono l’inganno e la comu­ni­ca­zione frau­do­lenta”.   Allo stesso tempo, EFE, agen­zia stampa spa­gnola, vieta ai gior­na­li­sti che vi col­la­bo­rano di dif­fon­dere i lanci delle noti­zie su Twitter.

Tesi spo­sata, pare da Gianni Riotta che in rispo­sta ad una mia segna­la­zione di un ottimo arti­colo di Luca De Biase pro­prio sul tema in que­stione, risponde cri­tico ancora una volta. Su que­sto fronte, anche se sono fon­da­men­tal­mente sug­ge­ri­menti legati al buon senso, vale la pena di leg­gere i 6 punti su come sco­prire un falso su Twit­ter e le con­si­de­ra­zioni di oggi di Augu­sto Valeriani.

Sem­pre ieri, «Gior­na­let­ti­smo», testata digi­tale d’informazione, riprende la clas­si­fica di diret­tori e gior­na­li­sti su Twit­ter rea­liz­zata da «Ita­lia Oggi». Clas­si­fica che oltre ad essere par­ziale, per ammis­sione stessa degli autori, è tal­mente incom­pleta, incon­si­stente ed insi­gni­fi­cante da avermi fatto venire voglia di appro­fon­dire. Cosa che ho fatto.

Nell’elenco ho preso in con­si­de­ra­zione solo i diret­tori di quo­ti­diani nazio­nali o comun­que con una dif­fu­sione rile­vante. Per cia­scun nomi­na­tivo, in ordine alfa­be­tico per testata, è indi­cato: il nome, l’account su Twit­ter, il nome del gior­nale, numero di fol­lo­wers e di per­sone seguite, il numero di tweets e la data di iscri­zione alla piat­ta­forma da 140 carat­teri. Clic­cando su col­le­ga­mento dei det­ta­gli per cia­scuno è pos­si­bile visua­liz­zare infor­ma­zioni sup­ple­men­tari quali: media gior­na­liera di tweets, ran­king com­ples­sivo ed altro ancora.

L’elenco rea­liz­zato dimo­stra che con un minimo di padro­nanza e dime­sti­chezza con gli stru­menti dispo­ni­bili in Rete è pos­si­bile fare un lavoro deci­sa­mente più accu­rato rispetto a quanto svolto dalla testata economico-finanziaria in que­stione e, spiace con­sta­tarlo, da chi si è limi­tato a ripor­tare tout court senza veri­fi­care o appro­fon­dire, lasciando emer­gere la dif­fe­renza tra aggre­gare e curare informazione.

Diret­tori Quo­ti­diani Nazionali

  • Fer­ruc­cio de Bor­toli — @DeBortoliF – Cor­sera – 39637 vs 533 – 533 Tweets — su Twit­ter dal 15.07.2011 — det­ta­gli
  • Ste­fano Meni­chini — @smenichini – Europa – 6327 vs 772 – 9659 Tweets – Su Twit­ter dal 14.05.2009 — det­ta­gli
  • Mario Sechi — @masechi – Il Tempo – 4507 vs 133 – 729 Tweets – Su Twit­ter da 29.03.2009 — det­ta­gli
  • Anto­nio Padel­laro — @padellaronews – Il Fatto – 4644 vs 6 – 33 Tweets – Su Twit­ter dal 29.03.2011 — det­ta­gli
  • Mario Gior­dano — @mariogiordano5 – Il Gior­nale – 1886 vs 32 [NO Bel­pie­tro No Sal­lu­sti] – Su Twit­ter dal 08.11.2011 — det­ta­gli
  • Mauro Tede­schini — @MauroTedeschini – La Nazione – 82 vs 6 – 6 Tweets – Su Twit­ter dal 03.11.2011 — det­ta­gli
  • Mario Cala­bresi — @mariocalabresi – La Stampa – 10129 vs 79 – 229 Tweets – Su Twit­ter dal 09.07.2009 — det­ta­gli
  • Ezio Mauro — @eziomauro – Repub­blica – 14853 vs 46 – 375 Tweets – Su Twit­ter dal 31.08.2011 — det­ta­gli
  • Paolo De Paola — @DepaolaP – Tut­to­sport – 86 vs 18 – 9 – Su Twit­ter dal 25.11.2011 — det­ta­gli

Al di là dell’intensità sog­get­tiva di uti­lizzo del mezzo, pare emer­gere, dando per scon­tata la bontà di con­te­nuti da parte di tutti coloro com­presi nell’elenco, una rela­zione tra noto­rietà del quo­ti­diano e numero di fol­lo­wers. La data d’iscrizione sug­ge­ri­sce come pre­va­len­te­mente  i diret­tori dei gior­nali abbiano sco­perto Twit­ter recen­te­mente se non recen­tis­si­ma­mente. Si evi­den­zia inol­tre come que­ste per­sone siano ancora una mino­ranza con la mag­gio­ranza dei loro col­le­ghi [vd sotto] che non hanno ancora deciso di met­tersi a lavare i piatti.

Recente anche la pre­senza in Rete del cele­brato Alfonso Signo­rini, Diret­tore di «Chi» & «Sor­risi e Can­zoni»,  NON Mondadori/Mediaset come scritto dal “quo­ti­diano giallo”, che, comun­que, ottiene un suc­cesso [Alfonso Signo­rini — @alfosignorini – Chi & Sor­risi e Can­zoni – 89046 vs 119 – 471 Tweets – Su Twit­ter dal 02.12.2011 — det­ta­gli]  infe­riore ad altre star­lette del circo media­tico appro­date ulti­ma­mente su Twitter.

Diret­tori Quo­ti­diani All Digital

  • Luca Sofri — @lucasofri – Il Post – 21723 vs 312 – 7851 Tweets – Su Twit­ter dal 15.02.2009 — det­ta­gli
  • Paolo Madron — @paolomadron – Let­tera 43 – 1003 vs 17 – 1126 Tweets – Su Twit­ter dal 31.08.2010 — det­ta­gli
  • Jacopo Ton­delli — @jacopotondelli – L’Inkiesta – 1350 vs 114 – 513 Tweets – Su Twit­ter dal 14.12.2009 — det­ta­gli

Tra i diret­tori dei quo­ti­diani all digi­tal, i così­detti super­blog, pri­meg­gia Luca Sofri. Non biso­gna dimen­ti­care, ovvia­mente, che la pre­senza e la noto­rietà dell’attuale Diret­tore del «Post» nasce, in Rete, dal suo blog per­so­nale ancora oggi cita­tis­simo e visitatissimo.

A titolo di curio­sità, sem­pre tra i diret­tori di testate, spicca Vera Mon­ta­nari [Vera Mon­ta­nari — @VeraMontanari – Gra­zia & Flair – 111 vs 9 –1 tweet del 1 giu­gno – Su Twit­ter dal 27.03.2009 — det­ta­gli] il cui unico tweet, come lei stessa afferma, non pare averle por­tato fortuna.

Siamo ancora insomma in una fase di “new shiny object”, come ricorda Vin­cenzo Cosenza, per quanto riguarda Twit­ter nel nostro Paese. Pro­prio per que­sto mi pre­oc­cupo, mi occupo prima, di atten­zione e responsabilità.

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Pubblicato il 4 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Un Mondo di Tweets

Twit­ter è assorto defi­ni­ti­va­mente a news net­work, piat­ta­forma di dif­fu­sione par­te­ci­pata dell’informazione, spesso prima dei media tra­di­zio­nali. Imme­dia­tezza e velo­cità di dif­fu­sione delle noti­zie sono sicu­ra­mente i due prin­ci­pali punti di forza della piattaforma.

Anche «The New York Times» ha creato recen­te­mente un nuovo feed, un nuovo account su Twit­ter spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cato a for­nire infor­ma­zione in tempo reale su eventi di par­ti­co­lare rile­vanza.  Le moti­va­zioni die­tro alla crea­zione di un ulte­riore canale oltre a quello già esi­stente sono ben spie­gate dal Nie­man Jour­na­lism Lab. Si tratta della con­sa­cra­zione defi­ni­tiva di Twit­ter come canale d’informazione.

Come ho già avuto modo di segna­lare, pun­tare tutto sulla velo­cità d’informazione rischia di creare un feno­meno defi­nito “ham­ste­ri­za­tion” che, para­fra­sando la corsa all’interno della ruota del cri­ceto, con­ferma in tutta la sua nega­ti­vità i rischi  dell’effetto audi­tel sull’informazione online.

La tem­pe­sti­vità dell’informazione non è sem­pre neces­sa­ria­mente un valore, ancor meno se fini­sce per essere ele­mento di disturbo alla sele­zione qua­li­fi­cata ed all’affidabilità. Tema sul quale il con­tri­buto di Luca Ala­gna, cer­ta­mente un rife­ri­mento qua­li­fi­cato in quest’ambito, sulla atten­zione da porre nell’utilizzare Twit­ter come fonte d’informazione e sulla capa­cità del sistema di auto­re­go­larsi, è asso­lu­ta­mente da leg­gere.

Ieri è stata una gior­nata in cui vi sono stati diversi casi che for­ni­scono ulte­riori spunti di rifles­sione sull’argomento in que­stione. Oltre alla bufala della morte di Fidel Castro, che Luca Ala­gna uti­lizza come case study nel suo arti­colo pre citato, è emerso come l’accont della moglie di Mur­doch, appa­ren­te­mente sbar­cata su Twit­ter con­tem­po­ra­nea­mente al marito, fosse un  falso d’autore.  Epi­so­dio che Mathew Ingram, dal sem­pre inte­res­sante Gigaom, descrive con pre­oc­cu­pa­zione rispetto alla man­canza di tra­spa­renza che implica.

Una rea­liz­za­zione, una volta tanto tutta ita­liana, per­mette di visua­liz­zare sulla mappa del pia­neta l’intesità e la loca­liz­za­zione dei tweets. Oltre alla map­pa­tura dei cin­quet­tii sono offerte una serie di sta­ti­sti­che sull’utilizzo per cia­scuna nazione ed il rela­tivo ran­king.  Si apprende in que­sto modo che l’Italia, nono­stante i recente ingresso mas­sivo di per­so­naggi di grande noto­rietà,  pesa sola­mente l’1,19% del totale, dodi­ce­sima die­tro Spa­gna, Olanda e Malesia.

Per­chè allora tanto inte­resse, tanta rile­vanza, anche da parte dei media tra­di­zio­nali del nostro Paese, intorno a Twit­ter? Sem­plice. Per­chè al suo interno si sta for­mando anche in Ita­lia un’elite di opi­nion lea­ders in grado di influen­zare l’agenda set­ting sia in ter­mini poli­tici che di informazione.

Pro­prio per que­sto, per la capa­cità di influenza che ottiene e sem­pre più otterrà, è neces­sa­rio che ad una cor­retta vigi­lanza dei pro­prie­tari della piat­ta­forma si abbini un atto con­creto di respon­sa­bi­lità da parte di coloro che vi par­te­ci­pano. Ci stiamo lavorando.

Pubblicato il 2 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Se Piace, Piacerà

A meno di una set­ti­mana dal lan­cio di “UAC Meter”, tool di misu­ra­zione della social popu­la­rity delle noti­zie nel nostro Paese, gli autori dello stru­mento con­ti­nuano ad inno­vare con una nuova proposta.

Youllike.it, se ti piace, pia­cerà, è un aggre­ga­tore di noti­zie che prende i dati di UAC Meter e li pre­senta con taglio edi­to­riale e non “di ricerca” come invece visua­liz­zati da UAC.

Le noti­zie più in evi­denza quando si apre il sito, o in alter­na­tiva clic­cando sull’icona rossa a forma di mondo, sono ordi­nate per cre­scita ora­ria di likes: più una noti­zia sta cre­scendo in ter­mini di popo­la­rità e più  occupa uno spa­zio grande, ha il titolo grande, e  si trova in alto, in mag­giore evi­denza, nella pagina.

Pre­mendo invece le icone dei tre social net­works le noti­zie si rior­di­nano con la stessa logica pre­ci­tata ma con­si­de­rando tutti i like acqui­siti e non il trend ora­rio dei like.

Per ogni arti­colo viene for­nito: titolo, por­zione di testo, imma­gine [se pre­sente], dati sui likes e icona che pre­senta la forma della cre­scita del numero dei like nelle ore pre­ce­denti. Esi­ste la ver­sione rela­tiva ai quo­ti­diani online, siti web che sono l’emanazione di testate tra­di­zio­nali, e fonti di infor­ma­zione “all digi­tal” quali ad esem­pio i così­detti super­blog ed altro.

 Youllike.it non è solo uno stru­mento inte­gra­tivo rispetto a quello pre­ce­dente ma è un vero e pro­prio pro­dotto edi­to­riale, un aggre­ga­tore di noti­zie basato sulle pre­fe­renze degli internauti.

La dimo­stra­zione di come si annulli sem­pre più la distanza tra imprese e orga­niz­za­zioni edi­to­riali, il cui ruolo diviene sem­pre più sovrap­po­ni­bile, e di quante pos­si­bi­lità ine­splo­rate esi­stano, volendo.

Pubblicato il 24 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

La “Social Popularity” delle Notizie Online

Al lan­cio di “Rip­pla”, sito web che moni­tora e trac­cia quali sono le noti­zie che mag­gior­mente ven­gono con­di­vise dai let­tori con­cen­tran­dosi prin­ci­pal­mente sulle fonti d’informazione anglo­sas­soni, fa seguito quasi con­tem­po­ra­nea­mente “UAC Meter”, tool di misu­ra­zione che, final­mente, si foca­lizza sul nostro Paese.

Lan­ciato da meno di una set­ti­mana da Human High­way, società di ricer­che online tutta ita­liana a dispetto del nome,  lo stru­mento offre nume­rose carat­te­ri­sti­che di asso­luto inte­resse per chi, a vario titolo, si inte­ressa al mondo dei media ed all’impatto che lo user ampli­fied con­tent ha all’interno dell’ecosistema dell’informazione.

Il sistema di moni­to­rag­gio si basa sui seguenti aspetti:

1) Un  cra­w­ler, un soft­ware, che ogni due ore ana­lizza i siti d’informazione ita­liani moni­to­rando tutti gli arti­coli in home page che hanno avuto almeno un click.

2) Un fil­tro che ana­lizza tutte le pagine indi­ciz­zate per sepa­rare le pagine con arti­coli da quelle con con­te­nuti diversi.

3) Un sistema di moni­to­rag­gio di tutti gli arti­coli che hanno avuto un “like”, sono stati “twit­tati” o hanno otte­nuto un “+”.

Attual­mente il moni­to­rag­gio è sud­di­viso tra quo­ti­diani online, siti web che sono l’emanazione di testate tra­di­zio­nali, e fonti di infor­ma­zione “all digi­tal” quali ad esem­pio i così­detti superblog.

Per cia­scuna delle due fonti ven­gono indi­cati quali sono le 24 noti­zie che hanno una mag­gior “social popu­la­rity”, così come defi­nita pre­ce­den­te­mente al punto 3, i primi 24 arti­coli che, sia nell’ultima ora che nelle ultime sei ore, hanno il mag­gior trend di cre­scita,  il trend delle 10 noti­zie più popo­lari delle ultime 24 & 48 ore, il livello di ampli­fi­ca­zione di cia­scuna testata nell’ultima set­ti­mana e nell’ultimo giorno non­chè la rela­tiva tendenza.

Le infor­ma­zioni sono libe­ra­mente acces­si­bili pre­via regi­stra­zione e for­ni­scono un pano­rama dav­vero inte­res­sante sulle ten­denze dei media e dell’informazione in Italia.

Lo stru­mento è un utile sup­porto sia per coloro che lavo­rano con/per gli edi­tori che più in gene­rale per ana­liz­zare il sen­ti­ment degli ita­liani di fronte a deter­mi­nate noti­zie come illu­stra, a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, la tavola di sin­tesi dei 10 arti­coli più con­di­visi nelle ultime 48 ore, che mostra l’impatto delle giu­ste affer­ma­zioni del Pre­si­dente della Repubblica.

Pubblicato il 30 giugno 2011 by Pier Luca Santoro

Scoiattoli, Filtri & Personalizzazione dell’Informazione

“La morte di uno sco­iat­tolo di fronte alla porta di casa pro­pria può essere più  rile­vante per i pro­pri inte­ressi di quella di cen­ti­naia di per­sone in Africa”. E’ con que­sta cita­zione di una frase di Mark Zuc­ker­berg che apre il suo speech Eli Pari­sier.

L’immensa mole di infor­ma­zioni e la rela­tiva neces­sità di sele­zio­nare ed aggre­gare con­te­nuti d’interesse, uni­ta­mente al trac­cia­mento  di abi­tu­dini ed inte­ressi da parte dei motori di ricerca e di altri, si scon­tra con l’idea di plu­ra­lità e aper­tura della Rete deter­mi­nando quella che Pari­sier defi­ni­sce “The Fil­ter Bub­ble”.

Nel video ven­gono mostrati casi reali di fil­tro dell’informazione da parte di Face­book e di Goo­gle che dimo­strano come invece di ampliare il pano­rama infor­ma­tivo sul Web si rischi di restare intrap­po­lati in una visione fil­trata e cir­co­scritta della realtà.

Tesi che ha dato orgine ad un libro di recen­tis­sima pub­bli­ca­zione in cui casi­sti­che ed esempi ven­gono appro­fon­diti valu­tando l’impatto com­ples­sivo di quello che inter­net “ci nasconde”.

Ne emerge un qua­dro che invita a riflet­tere su quale sia effet­ti­va­mente l’ecosistema dell’informazione che la Rete sta deter­mi­nando e sui rischi di ege­mo­nia cul­tu­rale che vi risiedono.

Pubblicato il 6 maggio 2011 by Pier Luca Santoro

Oltre le Apparenze

Già il giorno dopo Keith Urbahn aveva raf­fred­dato sen­si­bil­mente gli entu­sia­smi di coloro che cele­bra­vano il trionfo delle reti sociali con­tro i media tra­di­zio­nali: “La mia fonte è stata quella di un pro­dut­tore di un net­work tele­vi­sivo. Le sto­rie rela­tive alla morte dei MSM [Main­stream Media] che si basano sul mio primo tweet sono for­te­mente esagerate”.

Gigaom rias­sume egre­gia­mente il ciclo di vita della noti­zia iden­ti­fi­can­done con pre­ci­sione i sette pas­saggi nell’era di Face­book & Twitter:

  • Ecci­ta­zione nell’essere i primi a ripor­tare una notizia
  • Incer­tezza: richie­sta di appro­fon­di­mento e veri­fica delle fonti
  • Ricerca della Vali­da­zione: ricerca di fonti uffi­ciali che vali­dino l’informazione
  • Con­ferma dell’informazione trasmessa
  • Scherzi, Bana­lità e ten­ta­tivi di trarre Pro­fitto personale.
  • Azione: momento di aggre­ga­zione sociale, sia in rete che fisica, come avve­nuto  per quella che è stata defi­nita “la rivolta araba” e repli­cato a ground zero
  • Ana­lisi: che appro­fon­di­menti sono con­sen­titi da 140 caratteri?

Twit­ter e Face­book sono dun­que stru­menti molto inte­res­santi per quanto riguarda la distri­bu­zione e l’aggregazione sociale rispetto ad un evento ed alla rela­tiva noti­zia, ma non altret­tanto in ter­mini di auto­re­vo­lezza e di ana­lisi appro­fon­dita dell’informazione.

Il vero impatto viene defi­nito con estrema luci­dità da Juan Varela nel suo arti­colo all’interno del quo­ti­diano online spa­gnolo El Cor­reo: “I nuovi mezzi hanno ampli­fi­cato l’impatto e la distri­bu­zione della noti­zia men­tre i gior­na­li­sti cer­ca­vano di con­fer­marla. [.…] Le reti sociali non sosti­tui­scono il gior­na­li­smo, però l’informazione in tempo reale com­prime il ciclo della noti­zia e ne aumenta l’interesse al riguardo men­tre opi­nioni ed indi­scre­zioni si mesco­lano con l’informazione reale”.

Non vi è dun­que anta­go­ni­smo o riva­lità, bensì, esat­ta­mente al con­tra­rio com­ple­men­ta­rietà. Le reti sociali dif­fondo ed aggre­gano ciò che i mezzi di infor­ma­zione, i gior­na­li­sti, veri­fi­cano ed approfondiscono.

Se andare oltre le appa­renze è spesso solo que­stione di buon senso, per i mezzi d’informazione è invece la “rea­son why” per moti­vare le per­sone a con­ti­nuare a man­te­nere una rela­zione fidu­cia­ria che ne atte­sti essere effet­tiva fonte di rife­ri­mento.  Imma­gino debba dav­vero essere que­sto il ter­reno di con­fronto e di miglio­ra­mento anzi­chè la ste­rile misu­ra­zione di chi “ce l’ha più lungo”.

Pubblicato il 7 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Social News

Edwin Wong, Direc­tor  B2B Stra­te­gic Research & Insights di Yahoo, inter­vi­stato recen­te­mente parla di socia­lità delle noti­zie affer­mando che “le per­sone sem­pre più fre­quen­te­mente tro­vano le noti­zie attra­verso la lente [i sug­ge­ri­menti sui social net­work] dei loro contatti”.

In que­sto modo si deter­mina un pro­cesso di con­di­vi­sione che non solo ali­menta la dif­fu­sione delle noti­zie ma defi­ni­sce anche l’identità sociale delle per­sone sulla base dei link, delle infor­ma­zioni, che condividono.

Al tempo stesso Face­book crea una pagina dedi­cata alle rac­co­man­da­zioni, ai con­si­gli, per i gior­na­li­sti su come uti­liz­zare i social media. Sug­ge­ri­menti cer­ta­mente inte­res­sati dei quali, comun­que, pare vi sia un gran biso­gno.

Pubblicato il 5 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Giornalisti & Blogger

Il rap­porto tra gior­na­li­sti e blog­ger è segnato già dalla ter­mi­no­lo­gia che ne iden­ti­fica dif­fe­renze di status.

Si tratta una rela­zione che in più di un’occasione ho defi­nito di con­tro­di­pen­denza, ter­mine che sug­ge­ri­sce come vi sia dipen­denza gli uni dagli altri ma al tempo stesso conflittualità.

Con­flit­tua­lità che Paul Brad­shaw spiega, come illu­stra la gra­fica di sin­tesi sot­to­stante, in uno scon­tro di cul­ture, forse per­sino di ideo­lo­gie.  Una distin­zione di mezzi e fini che  fini­rebbe ine­vi­ta­bil­mente, pare, per gene­rare contrapposizione.

Il tema è ricor­rente da tempo, a ondate ritorna, così come l’ipotesi che i blog, al pari dei quo­ti­diani di carta, siano morti sepolti, tanto da spin­gere per­sino Jay Rosen ad occu­par­sene in occa­sione del recente SXSW 2011.

Se cer­ta­mente esi­tono delle distin­zioni, all’interno del “nuovo” eco­si­stema infor­ma­tivo i con­fini si assot­ti­gliano, si fanno sem­pre più labili, ren­dendo dav­vero dif­fi­cile trac­ciare una linea netta di demar­ca­zione tra cosa sia un post e cosa un arti­colo, tra cosa sia un blog e cosa un web maga­zine, un quo­ti­diano on line.

Se per­sino il NYT lascia ampi var­chi nei pro­pri recinti, rico­no­scendo impli­ci­ta­mente l’importanza dei “blog­ger”, e al tempo stesso  inau­gura, come molti altri quo­ti­diani, uno spa­zio su Tum­blr,  diviene impos­si­bile non cogliere i segnali ine­qui­vo­ca­bili di come nel tempo la con­ta­mi­na­zione abbia lavo­rato su entrambi i fronti, tra­sfe­rendo il valore dalla noti­zia al com­mento, all’analisi della stessa e ren­dendo com­ple­men­tari invece che alter­na­tivi e con­trap­po­sti que­sti due mezzi.

Il futuro dell’informazione si gioca, anche, sull’abbattimento delle bar­riere ormai insen­sate dei gior­na­li­sti con­tro i blogger.

Ben arri­vati nell’era dei gior­na­li­sti e dei blog­ger, anche se per­so­nal­mente non mi ritrovo in nes­suna delle due classificazioni.

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