earned media

Pubblicato il 28 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Earned Media & Gamification

I dati del report della Niel­sen: “Glo­bal Trust in Adver­ti­sing and Brand Mes­sa­ges”, pub­bli­cati a metà dello scorso mese, hanno con­fer­mato per l’ennesima volta come tra tutti i mezzi siano gli ear­ned media ad essere indub­bia­mente il vei­colo più potente, con rac­co­man­da­zioni di cono­scenti ed opi­nioni di gente comune a gui­dare la clas­si­fica della fidu­cia asse­gnata dalle per­sone a que­sti tra tutte le moda­lità di comu­ni­ca­zione e di influenza possibili.

Ma come, in chiave di comu­ni­ca­zione d’impresa, è pos­si­bile influen­zare, o almeno faci­li­tare, le rac­co­man­da­zioni spon­ta­nee? Quali azioni sono più fun­zio­nali all’ obiettivo?

Prova a dare una rispo­sta a que­ste domande cru­ciali lo stu­dio rea­liz­zato da Wil­d­fire: “Five Best Prac­ti­ces For Increa­sing Ear­ned Media”. La desk research ha ana­liz­zato 10mila cam­pa­gne pro­mo­zio­nali con­dotte su Face­book negli ultimi nove mesi sud­di­vi­den­dole in nove tipo­lo­gie: con­corsi a premi, cou­pons, campioni/omaggi, video, foto, con­corsi di scrit­tura, quiz, tri­via [altro for­mat di quiz ispi­rata dal cele­bre gioco: tri­vial pur­suit] e “sce­gli il tuo favorito”.

I risul­tati evi­den­ziano che le azioni che hanno un mag­gior numero di par­te­ci­panti e quelle che meglio fun­zio­nano, che sono mag­gior­mente con­di­vise dalle per­sone e dun­que favo­ri­scono la pro­pa­ga­zione della comu­ni­ca­zione, vi è una note­vole dif­fe­renza. Con­fer­mando lo scarso valore di per se stesso del numero di followers/fans; un dato che da solo dice dav­vero poco sull’efficacia delle azioni di social media mar­ke­ting e sul valore della repu­ta­zione aziendale.

Come evi­den­zia il gra­fico di sin­tesi sot­to­ri­por­tato, le per­sone par­te­ci­pano mag­gior­mente, anche sul cele­bre social net­work, ad azioni con moda­lità pro­mo­zio­nali cano­ni­che, stan­dard, quali con­corsi a premi, cou­pons e campioni/omaggi. Un dato che era emerso già in pre­ce­denza ma che in realtà offre una visione esclu­si­va­mente quan­ti­ta­tiva e non qua­li­ta­tiva di ciò che real­mente funziona.

Le moda­lità pro­mo­zio­nali che sono mag­gior­mente con­di­vise, favo­rendo mag­gior­mente il pas­sa­pa­rola ed allar­gando così l’audience, il pub­blico, espo­sto al mes­sag­gio è di ben altra natura. Sono “sce­gli il tuo favo­rito”, quiz e tri­via, rispet­ti­va­mente con il 39%, 32% e 29% di con­di­vi­sioni le azioni che otten­gono mag­gior suc­cesso. Modi che, non posso esi­mermi dal sot­to­li­neare, sono tutti ricon­du­ci­bili al gioco ed al con­cetto, nel senso più ampio del ter­mine, di gamification.

Ho evi­den­ziato più volte come il gioco sod­di­sfa moti­va­zioni sociali, coin­volge, crea un senso di comu­nità spin­gendo alla con­di­vi­sione dei con­te­nuti. I van­taggi della gami­fi­ca­tion: socia­lità, com­pe­tenza ed auto­no­mia, sep­pur ad un livello pri­mor­diale, sono ora ulte­rior­mente confermati.

A mar­gine si segnala, viste le recenti pole­mi­che sulla que­stione, l’applicazione, rea­liz­zata sem­pre da Wil­d­fire, che per­mette di visua­liz­zare la curva di ado­zione di followers/fans di una per­sona o di un brand. Quando ne vedete una così saprete che sono stati but­tati via, in ogni senso, dei soldi per com­prare dei follower.

Pubblicato il 12 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Il Valore della Pubblicità Online

Uno degli assiomi di base che porta a rite­nere che le pro­spet­tive dell’industria edi­to­riale siano ine­vi­ta­bil­mente pro­iet­tate verso l’area digi­tale e online  è la dif­fe­renza che esi­ste attual­mente tra il tempo che media­mente viene dedi­cato a cia­scun  media e gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari allo­cati per ogni mezzo allo stato presente.

Dati citati a più riprese da fonti diverse, mostrano come l’online, ed attual­mente ancor più tutta l’area legata al web in mobi­lità, abbia pro­spet­tive di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria dav­vero rile­vanti a danno pre­va­len­te­mente della carta stam­pata che, al con­tra­rio, oggi assorbe inve­sti­menti appa­ren­te­mente spro­por­zio­nati rispetto al tempo che le per­sone dedi­cano ad essa.

Teo­ria per­lo­meno ecces­si­va­mente mec­ca­ni­ci­stica come sot­to­li­neavo circa un mese fa.

Arri­vano ora i dati del report della Niel­sen: “Glo­bal Trust in Adver­ti­sing and Brand Mes­sa­ges” che con­ferma come tra tutti i mezzi, tutte le moda­lità di comu­ni­ca­zione e di influenza, il pas­sa­pa­rola è indub­bia­mente il vei­colo più potente.

La ricerca, basata su un cam­pione di 28mila rispon­denti di 56 nazioni diverse, Ita­lia com­presa, evi­den­zia, come si può rile­vare dal gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sopra ripor­tato, che le forme più tra­di­zio­nali di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria online [e mobile] sono quelle che godono di minor fidu­cia, e dun­que impatto e valore, da parte delle persone.

Aspetto che il det­ta­glio dei dati sulle atti­tu­dini spe­ci­fi­che della popo­la­zione euro­pea al riguardo depri­mono ulte­rior­mente con livelli di fidu­cia ed inte­resse estre­ma­mente ridotti.

La con­ferma, da un lato, di quanto peri­co­losi ed infon­dati certi assiomi mec­ca­nici pos­sano essere e, dall’altro lato, di come, mutuando la cele­ber­rima frase del clue­train mani­fe­sto, i pro­dotti siano sem­pre più conversazioni.

Nell’affannosa ricerca di nuove forme di ricavo l’industria dell’informazione è avvi­sata anche su que­sto, ancora una volta.

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Pubblicato il 29 giugno 2011 by Pier Luca Santoro

Reingegnerizzazione

L’invito a cam­biare pro­spet­tiva effet­tuato recen­te­mente trova ulte­riore con­cre­tezza nelle parole di Colin Raney:

“When you design the busi­ness around the expe­rience, [instead of the expe­rience around the busi­ness] you create a more power­ful and rela­ta­ble offer.”

La tabella sot­to­stante rie­la­bora i con­cetti pro­po­sti da For­re­ster nel 2009 ed uni­ver­sal­mente adot­tati, intro­du­cendo una nuova cate­go­ria: quella degli “shared media”. Inte­res­sante aggior­na­mento, fun­zio­nale ad una defi­ni­zione del ruolo e del signi­fi­cato di cia­scun mezzo di comu­ni­ca­zione nel costruire un’esperienza con il pub­blico di riferimento.

Pubblicato il 18 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

Digital Marketing Outlook 2011

The Society of Digi­tal Agen­cies, asso­cia­zione che riu­ni­sce a livello mon­diale agen­zie e pro­fes­sio­ni­sti che ope­rano nel campo della comu­ni­ca­zione digi­tale, ha con­dotto una ricerca su oltre 600 pro­fes­sio­nals del set­tore tesa ad iden­ti­fi­care le ten­denze per l’anno in corso rela­ti­va­mente agli orien­ta­menti ed alla pro­pen­sione all’utilizzo dei diversi mezzi e dei diversi mezzi in ambito digitale.

Il report, rila­sciato la scorsa set­ti­mana si com­pone di 5 sezioni rela­tive a: Digi­tal Con­su­mers, Modern Brands, Social Media, Emer­ging Tech­no­logy & Trends, ed ancora, Inno­va­tion, Cul­ture & Change.

Il rap­porto con­clu­sivo della ricerca, libe­ra­mente sca­ri­ca­bile, si com­pone di circa 200 pagine tutte da leg­gere ed approfondire.

L’area prin­ci­pale di inve­sti­mento in ambito digi­tale [ad esclu­sione di SEO/SEM] si con­cen­tra nell’area dei social media — social net­work con Face­book a fare la parte del leone vista la massa di utenti.

Sia da parte dei mar­ke­ters, dello staff interno alle imprese, che ancor più da parte delle agen­zie di comu­ni­ca­zione è estre­ma­mente mar­cata la pro­pen­sione ad incre­men­tare i pro­pri inve­sti­menti in  comu­ni­ca­zione nell’area degli “unpaid/earned media”.

Si tratta dell’ennesima con­ferma della neces­sità di rove­sciare i para­digmi nella rela­zione tra imprese e pub­blici di rife­ri­mento per­se­guendo stra­te­gie di pull che con­sen­tano di attrarre l’utenza, i clu­ster di per­sone, verso le imprese la loro comunicazione.

La valuta di scam­bio è sem­pre meno rap­pre­sen­tato dalla rela­zione merci/servizi — denaro con­cen­tran­dosi invece sul capi­tale sociale, sulla rela­zione fidu­cia­ria, tra indi­vi­dui ed imprese.

E’ un per­corso avviato ed ormai inar­re­sta­bile che coin­volge a pieno le imprese attive nel com­parto editoriale.

Pubblicato il 22 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

I Media Sociali sono Media di Massa

Anche se forse non era neces­sa­ria una con­ferma visti i numeri in gioco,  For­re­ster pub­blica l’estratto di una ricerca recen­te­mente con­dotta dal quale emerge  come l’insieme dei mezzi di comu­ni­ca­zione e di rela­zione che ven­gono comu­ne­mente rag­grup­pati sotto la deno­mi­na­zione di social media siano ormai un media di massa.

I dati, rife­riti all’Europa nel suo insieme, oltre a for­nire una dimen­sione del feno­meno, con­fer­mano la teo­ria di Pareto con circa l’11% dell’utenza che crea, genera l’80% dell’influenza sui con­te­nuti ed addi­rit­tura solo il 4% che pro­duce l’80%  di tutte le impres­sions.

Sono dina­mi­che che il coun­ter rea­liz­zato da Gary Hayes docu­menta in tempo reale.

Attual­mente que­sta defi­ni­zione di social media mi appare troppo gene­rale e rischia di diven­tare una delle tante “parole sca­to­lone”, ritengo possa essere di gran lunga più cor­retto ed inte­res­sante ragio­nare in ter­mini di ear­ned, owned e paid media.

Pubblicato il 20 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Earned Media Planning

IAB Uk ha pub­bli­cato uno schema delle linee guida, dei prin­ci­pali pas­saggi, da seguire nell’incerta ed intri­cata pia­ni­fi­ca­zione dei social media.

Come tutti gli schemi gene­rali neces­sita di oppor­tuna per­so­na­liz­za­zione ed adattamento.

Pubblicato il 5 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

MediaMente

Sean Cor­co­ran, ana­li­sta di For­re­ster Research, ha pub­bli­cato una inte­res­san­tis­sima tabella di sin­tesi frutto della ricerca recen­te­mente rila­sciata dalla nota società di ricer­che di mer­cato il cui titolo è di una chia­rezza deva­stante: No media should stand alone [nes­sun mezzo dovrebbe essere uti­liz­zato da solo].

Sep­pure le clas­si­fi­ca­zioni effet­tuate siano a bene­fi­cio pre­va­len­te­mente di mar­ke­ters ed agen­zie di comu­ni­ca­zione, mi appa­iono di estremo inte­resse ed uti­lità anche per gli edi­tori dei mezzi ai quali viene con­fer­mata la neces­sità di acce­le­rare il pro­cesso di inte­gra­zione e con­ver­genza.

Defining Earned, Owned And Paid Media

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