Posted on 14 ottobre 2012 by

I Fantasmi del Giornalismo

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E’ stato pub­bli­cato meno di un mese fa “Il gior­na­li­sta fan­ta­sma” e-book a cavallo tra il sag­gio ed il gior­na­li­smo nar­ra­tivo, più spesso noto come long form jour­na­lism, scritto dall’amico Carlo Felice Dalla Pasqua, capo­ser­vi­zio della reda­zione Inter­net del «Gazzettino».

Let­tura dav­vero con­si­gliata per grandi e pic­cini, per chi si occupa di gior­na­li­smo da tempo e per i gio­vani che si stanno avvi­ci­nando alla pro­fes­sione, descrive con pun­tua­lità ed effi­ca­cia le tra­sfor­ma­zioni del mestiere di gior­na­li­sta e l’impatto del digi­tale, dell’online per le reda­zioni e i gior­nali nel loro insieme.

Credo che il modo migliore per spie­gare il libro, ed incen­ti­varne la let­tura, sia ripren­den­done un pas­sag­gio, quello a pagina 15 che mi ha col­pito più di altri, nel para­grafo che ini­zia all’insegna di “Mostrare la noti­zia, non rac­con­tarla” e che esprime con­cetti che anche il sot­to­scritto, tra gli altri, ha cer­cato di iden­ti­fi­care.

La noti­zia non può più essere sol­tanto detta, deve essere mostrata: il gior­na­li­sta più bravo è colui che la mostra meglio, non colui che la scrive meglio o la scrive per primo. Nel tempo dell’information over­load si perde il valore asso­luto della velo­cità (basta non arri­vare dopo due giorni) ed emerge più nitido quello della pre­ci­sione, che è come un custo­mer care effi­ciente di un’azienda. E’ chiaro che in que­sto con­te­sto, anche la tanto rac­co­man­data bre­vità perde valore asso­luto: il let­tore si con­cede forse meno tempo prima di leg­gere, ma ne trova ancora meno quando si rende conto che le noti­zie sono quasi tutte uguali su qua­lun­que gior­nale. Essere ori­gi­nali ed essere anche lun­ghi (senza esa­ge­ra­zioni) può essere una carta vin­cente per recu­pe­rare l’attenzione dei lettori.

Il libro, in una dome­nica di piog­gia come oggi, si legge in gior­nata e con­sente di far lavo­rare la pro­pria testa ad un costo dav­vero irri­so­rio. Un’occasione da non per­dere per scac­ciare i fan­ta­smi del giornalismo.

Ad inte­gra­zione, il video su per­chè il pas­sato è diverso dal futuro, con­sta­ta­zione appa­ren­te­mente banale sulla quale poi non si riflette mai abba­stanza in realtà.

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