distribuzione editoriale

Pagina99
Pubblicato il 28 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

La Storia Insegna che la Storia non Insegna Nulla

Se «Pub­blico» aveva resi­stito solo 103 giorni in edi­cola abbiamo ora un nuovo record in nega­tivo, ahimè.

È il caso de il “Sole 24 Ore di sini­stra”: «Pagina99» che, lan­ciato l’11 feb­braio scorso, a soli 45 giorni di distanza annun­cia che ces­serà la pub­bli­ca­zione quo­ti­diana per diven­tare, per quanto riguarda la ver­sione car­ta­cea, solo settimanale.

Il quo­ti­diano [*] aveva mani­fe­stato sin dall’inizio di avere gravi pro­blemi legati alla distri­bu­zione sia per i costi che per le inef­fi­cienze cro­ni­che del sistema, della filiera.

«Il Fatto Quo­ti­diano», unico caso di suc­cesso di un gior­nale lan­ciato negli ultimi dieci anni, o più, nel nostro Paese, ha basato il lan­cio su tre aspetti di fondo:

  • Crea­zione di una forte com­mu­nity di per­sone riu­nite intorno ad un ideale — fon­da­men­tal­mente l’anti ber­lu­sco­ni­smo —  mesi prima del lancio;
  • Rac­colta cospi­cua di fondi gra­zie ad una cam­pa­gna di abbo­na­menti, che defi­ni­rei di sot­to­scri­zioni poi­chè mosse da un ideale, quello della com­mu­nity di rife­ri­mento, che hanno garan­tito una solida base al lancio;
  • Piano strut­tu­rato di distri­bu­zione selet­tiva al lan­cio ideato evi­den­te­mente da chi cono­sce bene la filiera distri­bu­tiva tra­di­zio­nale del canale edicole.

Tutti gli altri che hanno pro­vato ad ope­rare in modo diverso hanno fallito.

Scri­veva Ales­san­dro Moran­dotti che “La sto­ria inse­gna che la sto­ria non inse­gna nulla”. Pare avesse asso­lu­ta­mente ragione purtroppo.

Pagina99

Legnini Accordo
Pubblicato il 7 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Intesa sugli Interventi a Sostegno dell’Editoria

E’ stato rag­giunto ieri l’accordo tra Governo e mondo dell’editoria. Lo annun­cia Gio­vanni Legnini, Sot­to­se­gre­ta­rio alla Pre­si­denza del Con­si­glio con delega a edi­to­ria e attua­zione del pro­gramma, su Twit­ter e dal suo blog per­so­nale nel tardo pome­rig­gio di ieri.

Legnini Accordo

Il docu­mento è stato sot­to­scritto da pra­ti­ca­mente tutti gli attori del mondo edi­to­riale, incluso l’online: FIEG [Fede­ra­zione Ita­liana Edi­tori Gior­na­list]), FNSI [Fede­ra­zione Nazio­nale Stampa Ita­liana], INPGI [Isti­tuto Nazio­nale Pre­vi­denza Gior­na­li­sti Ita­liani], ANADIS [Asso­cia­zione Nazio­nale Distri­bu­tori Stampa], ANES [Asso­cia­zione Nazio­nale Edi­to­ria Perio­dica Spe­cia­liz­zata], ANSO [Asso­cia­zione Nazio­nale Stampa Ondine], Con­si­glio Nazio­nale Ordine dei Gior­na­li­sti, FILE [Fede­ra­zione Ita­liana Liberi Edi­tori], FISC [Fede­ra­zione Ita­liana Set­ti­ma­nali Cat­to­lici], MEdia­coop, NDM [Net­work Dif­fu­sione Media]; USPI [Unione Stampa Perio­dica Ita­liana]; SINAGI; SNAG, UILTUCS; FENAG; USIAGI UGL [Sigle di rap­pre­sen­tanza dei giornalai].

I Con­te­nuti dell’accordo, che seguono  la riso­lu­zione par­la­men­tare appro­vata il primo ago­sto scorso dalla Com­mis­sione Affari Costi­tu­zio­nali del Senato, costi­tuirà la base per un pros­simo inter­vento nor­ma­tivo di carat­tere straor­di­na­rio da inse­rirsi nella tanto attesa riforma del settore.

I ter­mini dell’intesa sono stati pub­bli­cati inte­gral­mente alle 18:30 di ieri sul blog del Sot­to­se­gre­ta­rio alla Pre­si­denza del Con­si­glio con delega a edi­to­ria, men­tre invece non com­pa­iono in nes­suno dei siti web delle sigle che l’hanno sottoscritto.

Undici i punti dell’accordo sottoscritto:

a) Soste­nere i pro­cessi di inno­va­zione tec­no­lo­gica e di ristrut­tu­ra­zione azien­dale  attra­verso il rifi­nan­zia­mento di misure come il cre­dito age­vo­lato alle imprese;

b) Favo­rire la nascita di nuove imprese edi­to­riali ispi­rate a modelli inno­va­tivi attra­verso l’applicazione degli stru­menti già pre­vi­sti in altri set­tori per le start-up;

c) Favo­rire l’ingresso di nuovi e qua­li­fi­cati pro­fes­sio­ni­sti con l’abilità nell’area dei new media in con­ti­nua evo­lu­zione, con­te­stual­mente al rifi­nan­zia­mento al soste­gno all’uscita e degli altri stru­menti di pro­te­zione sociale, anche uti­liz­zando gli isti­tuti con­te­nuti nella legge 5 ago­sto 1981 n. 416;

d) Pro­muo­vere, anche con misure di incen­ti­va­zione fiscale, il pieno svi­luppo delle poten­zia­lità delle piat­ta­forme digi­tali e l’offerta dei con­te­nuti mul­ti­me­diali e digi­tali, com­pa­ti­bil­mente con le nor­ma­tive euro­pee ed i vin­coli di finanza pubblica;

e) Favo­rire, nel set­tore dell’informazione online, l’offerta di con­te­nuti legali per garan­tire un’effettiva tutela del diritto d’autore ai pro­dut­tori di con­te­nuti ori­gi­nali, valo­riz­zan­done così il ruolo;

f) Favo­rire la sot­to­scri­zione di accordi tra le orga­niz­za­zioni di rap­pre­sen­tanza degli edi­tori e le società che svol­gono atti­vità di aggre­ga­zione di noti­zie, per indi­vi­duare forme di remu­ne­ra­zione per l’utilizzo in rete dei con­te­nuti edi­to­riali, così da garan­tire un’effettiva tutela del diritto d’autore e lo svi­luppo dell’offerta online di con­te­nuti legali;

g) Pro­muo­vere la moder­niz­za­zione della rete di distri­bu­zione e dei punti di ven­dita con misure di incen­ti­va­zione fiscale  e con ido­nei inter­venti di carat­tere ammi­ni­stra­tivo o normativo;

h) Pro­muo­vere il con­fronto con le auto­no­mie locali e regio­nali, in sede di con­fe­renza Stato-Regioni, al fine di defi­nire cri­teri uni­formi di appli­ca­zione delle misure rela­tive alla distri­bu­zione e ven­dita dei gior­nali, intro­dotte dal decreto-legge 24 gen­naio 2012, n.1, con­ver­tito con modi­fi­ca­zioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27;

i) Garan­tire  un livello ade­guato e sta­bile di finan­zia­mento del fondo gestito dalla Pre­si­denza del Con­si­glio dei Mini­stri per la con­tri­bu­zione diretta all’Editoria  per il pros­simo triennio;

l) Evi­tare che il fondo gestito dalla Pre­si­denza del Con­si­glio dei Mini­stri per la con­tri­bu­zione diretta all’Editoria sia gra­vato da oneri finan­ziari rela­tivi a rego­la­zioni debi­to­rie pregresse;

m) Favo­rire  per il pros­simo trien­nio  pro­se­cu­zione dell’attuale regime tarif­fa­rio con­cor­dato con Poste Ita­liane nella misura sta­bi­lita dal vigente decreto del Mini­stro dello Svi­luppo Eco­no­mico, anche con­tem­plando ulte­riori alleg­ge­ri­menti delle tariffe per le imprese edi­to­riali minori e no profit.

Adults

Dif­fi­cile entrare nello spe­ci­fico visto che si tratta di cri­teri gene­rali che andranno a costi­tuire la base di inter­venti spe­ci­fici. E’ comun­que posi­tivo che a poco più di 3 mesi dall’insediamento del nuovo Governo vi sia stata atten­zione costante e si sia giunti ad un pro­to­collo d’intesa sul quale lavorare.

Per quanto riguarda il digi­tale e l’online sia in ter­mini di pro­fes­sio­na­lità che a livello di soste­gno eco­no­mico alle start-up, che tanto fati­cano, ven­gono pre­vi­sti inter­venti spe­ci­fici. Que­sto, per quanto si rie­sce a deco­di­fi­care, potrebbe alli­neare anche le ali­quote IVA abbat­tendo le attuali dif­fe­renze tra il 4% sulla carta ed il 21% sul digitale.

Si torna a ricer­care solu­zioni, accordi, tra “orga­niz­za­zioni di rap­pre­sen­tanza degli edi­tori e le società che svol­gono atti­vità di aggre­ga­zione di noti­zie”, fon­da­men­tal­mente Goo­gle News. Visti i risul­tati in Bel­gio, Fran­cia e Ger­ma­nia — di cui par­lavo non più tardi di ieri — non mi farei più di tante illu­sioni al riguardo.

Due i punti spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cati alla distri­bu­zione edi­to­riale, final­mente. L’incentivazione fiscale pre­vi­sta per la moder­niz­za­zione della rete, leggi infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole, lascia inten­dere che verrà pro­ba­bil­mente pro­cra­sti­nato il cre­dito di impo­sta di 10 milioni di euro pre­vi­sto dal pre­ce­dente Governo. Sul tema ci tengo a sot­to­li­neare che NON può, NON deve essere Info­riv, il gestio­nale attual­mente più dif­fuso, lo stru­mento, l’applicativo di soste­gno all’informatizzazione delle edi­cole. E’ neces­sa­rio disin­ter­me­diare l’intermediazione e met­tere in col­le­ga­mento diretto, attra­verso appo­sito soft­ware appunto, edi­tori e edi­cole; senza que­sto pas­sag­gio tutto il resto sarebbe vanificato.

Seguirò, come d’abitudine, con estrema atten­zione gli sviluppi.

Accordo Editoria

Pubblicato il 28 maggio 2013 by Pier Luca Santoro

Ce n’est qu’un début

Si parla dif­fu­sa­mente tra gli addetti ai lavori di rap­pre­sen­ta­zione dell’informazione, di nuove forme e for­mati per tra­sfe­rire l’informazione alle per­sone in maniera sin­te­tica ed efficace.

L’impressione per quanto riguarda il nostro Paese è che se parli molto ma si fac­cia poco, si spe­ri­men­tino in maniera estre­ma­mente ridotta, o nulla, for­mat infor­ma­tivi che escano dalla con­sue­tu­dine. Basti vedere le home page di oggi sui risul­tati elet­to­rali per constatarlo.

E’ par­tendo da que­ste con­si­de­ra­zioni di fondo che ci siamo messi all’opera, pas­sando final­mente dalla teo­ria, dalle enun­cia­zioni, alla pra­tica, ed abbiamo [#] rea­liz­zato sia una mappa inte­rat­tiva, basata sui dati ADS, della dif­fu­sione per pro­vin­cia dei quo­ti­diani. La mappa for­ni­sce a colpo d’occhio la situa­zione della dif­fu­sione dei gior­nali e fa emer­gere imme­dia­ta­mente come la distri­bu­zione sia deci­sa­mente più ridotta al sud del nostro Paese.

“Gio­cando” con la mappa, cosa che ovvia­mente, se posso, invito a fare, si sco­prono cose inte­res­santi a mio avviso. Clic­cando su una pro­vin­cia, il gra­fico si modi­fica e visua­lizza l’elenco dei 20 gior­nali più dif­fusi nella pro­vin­cia sele­zio­nata. Clic­cando sul nome di un gior­nale, la mappa si modi­fica e mostra la dif­fu­sione della testata nelle pro­vince ita­liane. Anche il gra­fico si modi­fica e mostra quali solo le 20 pro­vince dove la testata ha una mag­giore dif­fu­sione. Si viene così a sco­prire, ad esem­pio, che nella pro­vin­cia di Milano dopo «Il Cor­riere della Sera» sono «Il Sole24Ore» e «La Gaz­zetta dello Sport» i quo­ti­diani mag­gior­mente dif­fusi men­tre «la Repub­blica» è solo al quarto posto per numero di copie diffuse.

Oltre alla mappa inte­rat­tiva sono state rea­liz­zate altre forme di rap­pre­sen­ta­zione dei dati ADS che alla chia­rezza infor­ma­tiva abbi­nasse ele­menti di bel­lezza di visua­liz­za­zione dei dati. Sono nate così tre info­gra­fi­che che [di]mostrano l’estrema fram­men­ta­zione del mer­cato sul ter­ri­to­rio ita­liano e che al tempo stesso rap­pre­sen­tano le pre­ci­tate infor­ma­zioni in maniera tanto effi­cace quanto gra­de­vole este­ti­ca­mente con un effetto “bolle” che ha una bel­lezza propria.

Si tratta di una prima spe­ri­men­ta­zione alla quale, posso annun­ciare senza timore di smen­tita, segui­ranno ben pre­sto altre. Come si sarebbe detto tempo fa, ce n’est qu’un début, con­ti­nuons le combat.

Infografica Max Gentile

[#] Oltre al sot­to­scritto i con­tri­bu­tors al pro­getto sono: Andrea Nel­son Mauro, Mas­simo Gen­tile — che ha rea­liz­zato anche un splen­dida locan­dina dell’inziativa — e Raf­faele Mastro­lo­nardo. Un con­tri­buto all’organizzazione ed all’elaborazione dei dati ADS è venuto anche da parte di Ste­fano Durì.

Edicola Elettronica
Pubblicato il 4 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Game Over?

A fine 2012 in Sve­zia è stato lan­ciato un nuovo pro­getto di edi­cola elettronica.

Mega­News Maga­zi­nes, que­sto il nome dell’iniziativa, rea­liz­zata in col­la­bo­ra­zione con Ricoh, la nota mul­ti­na­zio­nale giap­po­nese di stam­panti sia con­su­mer che pro­fes­sio­nali, si pro­pone di col­lo­care dei chio­schi elet­tro­nici dove le per­sone, sce­gliendo tra oltre due­cento titoli dispo­ni­bili, gra­zie ad accordi già rag­giunti con i prin­ci­pali edi­tori sve­desi, pos­sano stam­pare il pro­prio gior­nale o la pro­pria rivista.

Secondo quanto viene spie­gato nel sito web azien­dale, le per­sone, dopo aver sele­zio­nato la testata di pro­prio inte­resse ed aver pagato con carta di cre­dito, in due minuti avranno la pro­pria copia fre­sca di stampa pronta da leggere.

Le copie elet­tro­ni­che delle testate sono su dei ser­ver che in fun­zione di cia­scuna richie­sta effet­tuata dalle per­sone sca­ri­cano e stam­pano quanto desi­de­rato dall’acquirente. I respon­sa­bili dell’iniziativa si pro­pon­gono di instal­lare i chio­schi elet­tro­nici in quelle zone non ser­vite, non coperte dalla distri­bu­zione tra­di­zio­nale ma anche in luo­ghi di grande tran­sito quali gli aero­porti. I primi dieci chio­schi dovreb­bero essere col­lo­cati a breve per testare il suc­cesso o meno dell’idea.

Edicola Elettronica

Nell’iniziativa, a mio avviso, ci sono ele­menti d’interesse ma anche diverse zone d’ombra o quan­to­meno da cali­brare in maniera diversa dall’attuale con­ce­zione del progetto.

Il plus prin­ci­pale è ovvia­mente quello di otti­miz­zare tutto il pro­cesso di distri­bu­zione del car­ta­ceo eli­mi­nando costi di tra­sporto, gestione e rese che in que­sto modo si annullano.

Il prin­ci­pale minus è legato ai tempi di attesa poi­chè se il sin­golo indi­vi­duo potrebbe anche essere dispo­ni­bile ad atten­dere due minuti per la stampa della pro­pria copia nei momenti di pic­chi di traf­fico, di afflusso delle per­sone, si pensi a quando alla mat­tina anche dieci per­sone con­tem­po­ra­nea­mente vanno in un’edicola ad acqui­stare un quo­ti­diano, ren­de­reb­bero l’attesa troppo lunga. Un tempo che dav­vero pochi, o nes­suno, sarebbe dispo­ni­bile ad atten­dere, ancor meno se pos­si­bile in luo­ghi di grande tran­sito quali gli aeroporti.

A que­sto si aggiunge anche il fat­tore umano. In mol­tis­simi casi, soprat­tutto nell’Italia dei mille cam­pa­nili, della pro­vin­cia, l’edicola, al pari della far­ma­cia, della chiesa e del “bar in piazza”, è un punto di rife­ri­mento, di aggre­ga­zione, ed il gior­na­laio “un amico”, una per­sona con la quale molto spesso si fanno quat­tro chiac­chiere. Tutto que­sto non è sosti­tui­bile dal chio­sco elet­tro­nico ed incen­ti­ve­rebbe ulte­rior­mente lo spo­sta­mento verso l’online ed il digi­tale ren­dendo non soste­ni­bile l’investimento iniziale.

Lo stu­dio di Boston Con­sul­ting Group sul valore dei media, indica come sia sulla stampa quo­ti­diana e perio­dica il sur­plus mag­giore di valore per­ce­pito dalle per­sone tra online e tra­di­zio­nale car­ta­ceo. In buona parte sicu­ra­mente que­sto avviene anche gra­zie al fatto di poter leg­gere online testate che sono di dif­fi­cile, o nulla, dispo­ni­bi­lità. Potrebbe essere que­sto un’area di poten­ziale inte­resse e svi­luppo dell’iniziativa che con­sen­ti­rebbe alle edi­cole di inte­grare la loro attuale offerta e di annul­lare la dif­fi­cile gestione attuale che di fatto com­plica la dif­fu­sione di gior­nali e rivi­ste stra­niere. Si pensi, in par­ti­co­lare ma non solo, al bene­fi­cio durante la sta­gione turistica.

A que­sto si potrebbe asso­ciare un ser­vi­zio di print on demand per arti­coli o sezioni spe­ci­fi­che da ren­dere dispo­ni­bili entro due ore dalla richie­sta sod­di­sfando desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione dell’informazione e gene­rando reve­nues supplementari.

Insomma per le edi­cole non è ancora game over ma pro­po­ste di que­sto tipo potreb­bero essere parte inte­grante di quella che sarà “l’edicola del futuro e del futuro delle edi­cole”, titolo, il caso vuole, diciamo, del mio libro sul tema in uscita a fine marzo.

divieti
Pubblicato il 13 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Divieti Medievali

Come accen­navo qual­che giorno fa, sto lavo­rando, anche, alla pro­du­zione di un liber­colo. Il libro, in uscita a fine marzo 2013, nasce con l’obiettivo di far cono­scere la realtà di una delle reti com­mer­ciali al det­ta­glio di mag­gior capil­la­rità nel nostro Paese descri­vendo la vita di chi ci lavora, rac­con­tando la realtà di tutti i giorni della filiera edi­to­riale tra­di­zio­nale per fare il punto della situa­zione su uno degli argo­menti più tra­scu­rati ed aiu­tare il let­tore a com­pren­derne le dinamiche.

Ne verrà riper­corsa la sto­ria dalla nascita delle edi­cole ai giorni nostri, ana­liz­zando se e  come si è evo­luta la filiera edi­to­riale nel nostro Paese, quali sono state le cri­ti­cità risolte e quali invece i pro­blemi non affron­tati ancora irri­solti, per ten­tare di imma­gi­nare le edi­cole del futuro ma anche il futuro delle edi­cole e di riflesso dell’editoria su carta stam­pata negli anni a venire.

All’interno del libro, a cavallo tra l’istant book ed il long­form jour­na­lism, ho pen­sato di rac­co­gliere le testi­mo­nianze degli addetti ai lavori del set­tore che infatti sto con­tat­tando in que­sti giorni. Qui sta il punto.

Gra­zie ad un’amica invio per mail lo schema d’intervista, una decina di domande, alla segre­ta­ria di un’importante diri­gente di un distri­bu­tore nazio­nale, coloro che si inter­fac­ciano e gesti­scono la logi­stica tra edi­tori e distri­bu­tori locali che poi a loro volta con­se­gnano alle sin­gole riven­dite, alle edi­cole, per chi non lo sapesse.

In meno di due ore ricevo la seguente risposta:

Buon­giorno dott. Santoro.

Il dott. XXXX La rin­gra­zia per la pro­po­sta e la con­si­de­ra­zione dimo­strata, ma pur­troppo la policy azien­dale non gli con­sente di rila­sciare interviste.

Cor­diali saluti

L’episodio è la più con­creta testi­mo­nianza di quanto e come que­sto set­tore sia per­vaso da logi­che medie­vali che non a caso vivono ancora sulla tra­di­zione ama­nuense.

Già due anni fa al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo del 2011, in qua­lità di mode­ra­tore del panel “Chi vende le noti­zie. Distri­bu­zione dell’informazione: visioni & modelli per la con­ver­genza edi­to­riale” avevo ten­tato di invi­tare a for­nire un loro con­tri­buto al dibat­tito ed al con­fronto sul tema rap­pre­sen­tati dei distri­bu­tori nazio­nali e locali otte­nendo sola­mente dinie­ghi o addi­rit­tura nes­suna risposta.

Ora la sto­ria si ripete. Come si suol dire, se una volta è un caso due fanno un indi­zio. E’ l’indicazione di una chiu­sura a ric­cio frutto di una men­ta­lità medie­vale testi­mo­niata, anche, dal fatto che nes­suna delle due asso­cia­zioni che riu­ni­scono i distri­bu­tori abbia un sito web. Nè l’Associazione Distri­bu­tori Nazio­nali A.d.n. e nep­pure la prin­ci­pale, l’A.NA.DIS, l’Associazione Nazio­nale Distri­bu­tori Stampa hanno una pre­senza in Rete.

Per con­fronto si veda cosa suc­cede oltralpe da parte della Société Pro­fes­sion­nelle des Papiers de Presse, l’omologo fran­cese delle due asso­cia­zioni pre­ci­tate, che ha un sito web estre­ma­mente ricco di infor­ma­zioni e che mostra quale sia il livello di ser­vi­zio, l’informatizzazione e le logi­che al di là del confine.

E’ anche para­dos­sal­mente il segnale, nel caso spe­ci­fico, di aziende, attive nel mer­cato dell’informazione, con logi­che di con­trollo dell’informazione bolsceviche.

Divieti medie­vali sin­tomo, evi­denza di mio­pia grave, di un’arretratezza cul­tu­rale che non lascia spe­rare niente di buono per il futuro dei gior­nali qual­siasi esso sia.

divieti

Incidenza Rese Settimanali & Mensili
Pubblicato il 17 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Filiera Editoriale: Andare Oltre l’Emergenza

Il «Cor­riere della Sera» ha pub­bli­cato ieri un’inchiesta sul mondo delle edi­cole dal titolo “Sos: le edi­cole chiudono”.

Se, da un lato, è per­lo­meno stra­va­gante che un gior­nale debba far con­durre un’inchiesta su un tema che dovrebbe padro­neg­giare alla per­fe­zione essendo parte inte­grante ed essen­ziale del pro­prio busi­ness, dall’altro lato ha il merito di aver por­tato all’attenzione di un pub­blico più vasto quello che all’interno di que­sti spazi viene rego­lar­mente segna­lato con cadenza perio­dica sin dagli inizi.

Oltre alla que­stione dell’espo­si­zione finan­zia­ria che l’approvazione recente dell’Art.39 sul tema della libe­ra­liz­za­zione del sistema di ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica dovrebbe aver, final­mente, risolto, il ser­vi­zio evi­den­zia sia la gra­vità e l’onerosità di un sistema di cat­tiva gestione di for­ni­ture e rese che la con­flit­tua­lità, la diver­genza di inte­ressi, tra i distri­bu­tori locali ed i loro clienti: le edi­cole, come testi­mo­nia la parte con l’intervento da parte di uno di essi.

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Nel ser­vi­zio, come mostra il video, le per­cen­tuali di resa ven­gono sti­mate com­ples­si­va­mente nell’ordine del 50% del con­se­gnato alle edi­cole con “punte del 90% per deter­mi­nate pub­bli­ca­zioni”. Livelli di inven­duto che secondo il rap­porto “La Stampa in Ita­lia 2009–2011”, curato dal Cen­tro studi della Fede­ra­zione Ita­liana Edi­tori Gior­nali e pub­bli­cato a metà del mese scorso, si atte­stano al 34% sul ven­duto per quanto riguarda i set­ti­ma­nali [25% sulle tira­ture] ed al 50% per i men­sili [30 sulle tirature].

Un sistema di com­mer­cia­liz­za­zione che pro­duce livelli così ele­vati di inven­duto ha al suo interno ele­menti di dise­co­no­mi­cità che richie­dono un pro­cesso di moder­niz­za­zione che dovrebbe avere nell’infor­ma­tiz­za­zione della rete di ven­dita il suo ful­cro, come evi­denza, anche, il pre­ci­tato stu­dio della FIEG.Appro­fon­diamo, ancora una volta.

Gli edi­tori, coloro che hanno il ruolo di “chan­nel lea­der” sanno poco o nulla di quel che avviene quando il loro pro­dotto uscito dalle rota­tive viene cari­cato sui camion.

E’ evi­den­te­mente una situa­zione asso­lu­ta­mente ano­mala rispetto a quanto avviene in altri mer­cati anche di dimen­sioni infe­riori a quello edi­to­riale, è, altret­tanto, una situa­zione che di fatto non con­sente di fatto una gestione del brand, del pro­dotto. Una situa­zione gene­rata dallo stra­po­tere della logi­stica con distri­bu­tori nazio­nali e, se pos­si­bile, ancor più i distri­bu­tori locali nel ruolo di feu­da­tari che “ten­gono per le palle” [sorry per il fran­ce­si­smo, ma non trovo ter­mine più effi­cace] gli edi­tori ini­bendo, osta­co­lando il pro­cesso infor­ma­tivo neces­sa­rio alla effet­tiva cono­scenza del pro­prio busi­ness da parte di coloro che dovreb­bero esse­rene deten­tori: gli edi­tori, appunto.

La solu­zione, come punto di par­tenza, è tanto sem­plice quanto, sin ora, inap­pli­cata. Si chiama, appunto, infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

L’informatizzazione delle edi­cole, con­sente, dia­logo, comu­ni­ca­zione, e dun­que cono­scenza spe­ci­fica, di ogni sin­gola realtà.

L’informatizzazione delle edi­cole [ad oggi sono circa 5mila — su 3omila — quelle infor­ma­tiz­zate con due appli­ca­tivi distinti che dia­lo­gano solo con il distri­bu­tore locale] con­sen­ti­rebbe all’editore di cono­scere in tempo reale il ven­duto per cia­scun punto ven­dita garan­tendo otti­miz­za­zione del costo delle rese, l’attenuazione [o scom­parsa] delle micro rot­ture di stock che para­dos­sal­mente carat­te­riz­zano le pub­bli­ca­zioni alto vendenti.

L’informatizzazione delle edi­cole age­vola la pos­si­bi­lità di son­daggi, di ricer­che su argo­menti ad hoc e favo­ri­sce l’implementazione di ser­vizi a par­tire, per citarne almeno uno, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

L’informatizzazione delle edi­cole con­sente, ter­mine in voga, di disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a que­sti con­cetti e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiungere.

Altri fat­tori qua­li­fi­canti sono stati pre­ce­den­te­mente espressi e ven­gono qui di seguito ripresi, adat­tan­doli al pas­sare del tempo, alle evo­lu­zioni inter­corse, per faci­lità di lettura:

  • Cen­si­mento e stra­ti­fi­ca­zione dei circa 30mila punti ven­dita al det­ta­glio che coprono il ter­ri­to­rio nazio­nale, affin­ché per cia­scuna realtà pos­sano essere adot­tate le logi­che di for­ni­tura e distri­bu­zione real­mente ade­guate alle esi­genze non­chè si renda pos­si­bile l’implementazione di azioni di comu­ni­ca­zione, di mer­chan­di­sing, di ven­dita ade­guate a realtà omogenee.
  • Intro­du­zione di incon­tri men­sili a livello pro­vin­ciale tra gior­na­lai, distri­bu­tore locale e un edi­tore a rotazione.
  • Crea­zione di un osser­va­to­rio per­ma­nente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro com­po­sto da rap­pre­sen­tanti di tutta la filiera [inclusi gior­na­li­sti e con­ces­sio­na­rie pub­bli­cità] che con cadenza seme­strale si con­fron­tino, aggior­nino e lavo­rino con­giun­ta­mente sul tema.

Sono certo che effet­tuando que­sti inter­venti quello che, ad oggi, rap­pre­senta media­mente l’80% dei ricavi sarebbe sostan­zial­mente miglio­rato e tute­lato con­sen­tendo signi­fi­ca­tivi recu­peri con­tri­bu­tivi alla filiera per­met­tendo per­ciò di guar­dare con mag­giore pro­spet­tiva e miglior soli­dità patri­mo­niale a tutte le evo­lu­zioni future dell’ecosistema dell’informazione.

Sono, anche in que­sto caso, a dispo­si­zione di chi volesse ulte­rior­mente appro­fon­dire gli spunti sopra descritti.

Pubblicato il 30 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Il Futuro dell’Informazione e’ Racchiuso in 8 m²?

Giu­seppe Gra­nieri negli ultimi giorni ha scritto di futuro, uti­liz­zando la meta­fora dav­vero effi­cace della dif­fe­renza tra gui­dare l’automobile e gui­dare la moto della quale mi sono già abu­si­va­mente appro­priato, e dell’indu­stria delle noti­zie vec­chie, quella dei gior­nali di carta non in grado di per­so­na­liz­zare l’informazione. Arti­coli tutti da leg­gere per gli spunti e gli appro­fon­di­menti che consentono.

Anche Arianna Cic­cone, pren­dendo spunto dai dati sui quo­ti­diani online e super­blog pub­bli­cati in que­sti spazi ieri, con sapiente humor fa rifles­sioni molto serie a tutto campo sul futuro dell’informazione. Dati, che sep­pure non ven­gano citati espli­ci­ta­mente, sono fonte di rifles­sione anche per Luca Conti che sostiene che la causa del calo sia una que­stione legata al calo di inte­resse verso il tipo di noti­zie pub­bli­cate e verso le fonti, i quo­ti­diani online, che le pubblicano.

Inte­resse ed atten­zione sono ele­menti chiave sui quali si gioca la par­tita, in ter­mini di pro­po­sta di con­te­nuti, del futuro dell’industria dell’informazione, non vi è dub­bio davvero.

Da un lato gran parte dell’informazione è light, snack e gran parte degli utenti va sui por­tali per seguire l’attualità come dimo­strano i dati rela­tivi a Vigi­lio che da solo vale come tutti i quo­ti­diani online in ter­mini di utenti unici e il calo di pagine viste e di tempo di per­ma­nenza per le edi­zioni online dei gior­nali. Dall’altro lato tutte le evi­denze sin ora rac­colte con­fer­mano che la let­tura sulla carta faci­lita atten­zione e memo­ra­bi­lità delle infor­ma­zioni, que­stione di grande valore sia a livello gior­na­li­stico che altret­tanto per quanto riguarda la capa­cità di atti­rare inve­sti­menti pub­bli­ci­tari.

Per­so­nal­mente ritengo che le attese, i pro­clami apo­ca­lit­tici di scom­parsa della carta si con­fer­mano essere ecces­sivi ed enor­me­mente ampli­fi­cati rispetto alla realtà [da “guru pour cause”?] con stampa e digi­tale, media tra­di­zio­nali e digi­tali, a costi­tuire le due facce della stessa meda­glia, entrambi impor­tanti nell’attualità e per il futuro; se dovessi sbi­lan­ciarmi direi per almeno i pros­simi 50 anni nel nostro Paese.

Un futuro fatto dun­que di spe­ri­men­ta­zione, in una logica di medio  — lungo periodo, per quanto riguarda l’ambiente digi­tale nel suo com­plesso, e di miglio­ra­menti e razio­na­liz­za­zioni pro­gres­sive in rife­ri­mento alla carta.

Inte­res­sante sotto que­sto pro­filo quanto pub­bli­cato dal «The Wall Street Jour­nal» che riporta dell’installazione all’interno della Broo­klyn Public Library di una mac­china in grado di stam­pare on demand, in pochi minuti, un  intero libro sulla base delle pre­fe­renze del let­tore. La stam­pante, della quale allo stato attuale sono state rea­liz­zate 70 instal­la­zioni, misura poco più di 8 m², e per­mette alle per­sone di sce­gliere da un data­base di 8 milioni di volumi quale sia il pro­prio preferito.

La pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digi­tal. Gra­zie alla tanto auspi­cata, quanto sin ora disat­tesa, infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole il let­tore potrebbe, ad esem­pio, come suc­cede oggi con i pre­fe­riti, i book­mark del bro­w­ser, o con appli­ca­zioni dedi­cate,  sal­vare le infor­ma­zioni che trova di pro­prio inte­resse e tro­varle stam­pate nel suo quotidiano.

Scri­veva Her­mann Hesse “Se tracci una riga sul pavi­mento, è altret­tanto dif­fi­cile cam­mi­narci sopra che avan­zare sulla più sot­tile delle funi. Eppure chiun­que ci rie­sce tran­quil­la­mente per­chè non è peri­co­loso. Se fai finta che la fune non è altro che un dise­gno fatto col gesso e l’aria intorno è il pavi­mento, rie­sci a pro­ce­dere sicuro su tutte le funi del mondo”.

Almeno una parte del futuro dell’industria dell’informazione potrebbe essere rac­chiusa in 8m².

Pubblicato il 20 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

La Lettera

Tra le molte aree di recu­pero di red­di­ti­vità per il com­parto edi­to­riale quella pro­ba­bil­mente più tra­scu­rata è rela­tiva alla distri­bu­zione ed alla gestione delle scorte nel punto ven­dita, nelle edicole.

E’ un tema di asso­luta rile­vanza che in que­sti spazi si è cer­cato di por­tare all’attenzione di tutti gli attori coin­volti nella filiera a più riprese, con­vinto che, in tempi di crisi del set­tore, la mar­gi­na­lità resi­dua recu­pe­ra­bile da una miglior effi­cienza  sia deci­sa­mente un ambito sul quale intervenire.

Dovendo iden­ti­fi­care l’anello debole della catena per­so­nal­mente non ho dubbi sulle respon­sa­bi­lità di distri­bu­tori nazio­nali e locali, vero tappo per edi­tori e giornalai.

Affari Ita­liani pub­blica la let­tera di un let­tore di quo­ti­diani che sin­te­tizza per­fet­ta­mente lo stato dell’arte:

Egr. Diret­tore,

sono un comune let­tore di gior­nali che come migliaia di altri cit­ta­dini si reca all’edicola più o meno sotto casa per acqui­stare il quo­ti­diano o la rivi­sta che più mi aggrada. Ora fre­quen­tando più assi­dua­mente la mia edi­cola, vengo a sco­prire che in Ita­lia esi­ste una sorta di oli­go­po­lio, for­mato dai distri­bu­tori di gior­nali che a loro pia­ci­mento, seguendo un cri­te­rio alquanto oscuro, deci­dono se un edi­cola debba avere più o meno copie di un dato quo­ti­diano, se un let­tore debba o meno segui­tare a rivol­gersi ad una data edicola.

Il sistema sem­plice nel suo svi­lup­parsi, parte appunto dal fatto che il distri­bu­tore decide cosa e quanto inviare all’edicola, e già que­sto potrebbe essere opi­na­bile, se fatto in barba alle richie­ste effet­tive di quella zona, ma può decre­tare la morta eco­no­mica o il suc­cesso di un’attività di edi­co­lante sem­pli­ce­mente sot­traendo con mirata ocu­la­tezza le rivi­ste richie­ste o i gior­nali più ven­duti, facendo di fatto emi­grare i let­tori ad altra edi­cola più for­nita. Ho pro­vato tra­mite ami­ci­zie a far pre­sente quanto sopra a diret­tori di gior­nali di impor­tanza nazio­nale, ma evi­den­te­mente que­sto “pro­blema” oltre a sem­brare di poca impor­tanza per l’opinione pub­blica sem­bra essere spi­noso anche per la stampa stessa che sa di poter essere stroz­zata da una “invo­lon­ta­ria” cat­tiva distri­bu­zione del pro­prio gior­nale in un dato territorio.

Invece di essere acca­nirsi con la tablet­ma­nia sarebbe oppor­tuno inter­ve­nire pron­ta­mente per cor­reg­gere que­ste distor­sioni del sistema.

Pubblicato il 2 settembre 2010 by Pier Luca Santoro

Du Yu Spik Inglisc?

Paid Con­tent [gruppo The Guar­dian] pub­blica la sin­tesi dei risul­tati sull’andamento delle edi­cole nel Regno Unito.

Secondo quanto ripor­tato, il fat­tu­rato sarebbe cre­sciuto com­ples­si­va­mente del 10% nell’ultimo decen­nio per effetto dell’aumento dei prezzi.

Le pre­vi­sioni per il com­mer­cio sono a tinte fosche con una stima di una fles­sione del 21% da qui al 2015. Con il cam­bia­mento nelle abi­tu­dini e moda­lità di con­sumo delle infor­ma­zioni dovrebbe essere in par­ti­co­lare il seg­mento popo­lare, di bassa qua­lità, quello a mag­gior rischio poten­ziale di per­dita di vendite.

Come segnala il docu­mento redatto dall’antitrust, nella parte dedi­cata spe­ci­fi­ca­ta­mente alla Gran Bre­ta­gna in ter­mini di para­gone rispetto al nostro sistema, esi­stono delle spe­ci­fi­cità che in un momento di rifles­sione e pro­po­si­ti­vità rispetto al futuro delle edi­cole può essere inte­res­sante ripren­dere in sintesi.

In par­ti­co­lare per quanto riguarda la distri­bu­zione inter­me­dia, vera spina nel fianco di edi­tori e gior­na­lai, il rap­porto segnala che nel sistema bri­tan­nico i distri­bu­tori ope­rano in un regime di esclu­siva ter­ri­to­riale, ma in que­sto caso la sele­zione dell’operatore avviene sulla base di gare perio­di­che svolte, per quanto riguarda i quo­ti­diani, dalle società edi­trici e, per quanto riguarda i perio­dici, dalle società distri­bu­trici che gene­ral­mente sele­zio­nano l’operatore locale per conto degli edi­tori dei mede­simi perio­dici. I con­tratti che sono sti­pu­lati ad esito di tali gare con i distri­bu­tori all’ingrosso hanno di norma una durata di cin­que anni.

Sono cri­teri gestio­nali che, a parità di con­di­zione, garan­ti­scono miglior qua­lità di ser­vi­zio ed impe­di­scono la crea­zione di riserve esclu­sive, di feudi intoc­ca­bili come avviene nel nostro paese.

Pubblicato il 26 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Conflitto d’Interessi

Più volte ho rac­co­man­dato a chi opera, a vario titolo, in ambito edi­to­riale di leg­gere la realtà delle edi­cole ita­liane attra­verso la lente di Face­book, e dei nume­rosi gruppi, dai nomi più diversi, che spon­ta­nea­mente si aggre­gano per ten­tare di dare voce alla pro­pria realtà quotidiana.

E’ pro­prio attra­verso uno di que­sti che imparo una situa­zione ancora più dra­stica rispetto a quella segna­lata, anche di recente, in que­sti spazi.

Viene ripor­tato infatti che:

“Il Sinagi in Cam­pa­nia è stato com­mis­sa­riato con tutti i suoi diri­genti che non con­tenti sono pas­sati al Fenagi tra­sfe­rendo il pac­chetto di deleghe,senza avvi­sare nean­che gli iscritti.

In pra­tica 250 edi­cole di Napoli e pro­vin­cia si sono tro­vate sull’ec il cam­bio di sigla sindacale,senza aver fir­mato revoca e soprat­tutto delega per il nuovo sin­da­cato Fenagi.

Il distri­bu­tore ha fatto il gioco dei diri­genti, se tele­foni per pro­te­stare dicendo che non sei del Fenagi e che fino a ieri eri Sinagi ti risponde che non è responsabile,allora tu fai pre­sente che il DL per riti­rare la quota deve avere le deleghe,e loro dicono che ese­guono solo ordini e che non si puo’ ritor­nare o disdire se non in accordo col sindacato”.

L’amara rispo­sta ai, sem­pre gra­diti, sug­ge­ri­menti di Marta.

La con­ferma di quali siano, ad ogni lati­tu­dine, le col­lu­sioni, i con­flitti di inte­ressi esistenti.

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