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Vantaggi Card per Filiera Editoriale
Pubblicato il 27 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Ottimizzazione della Filiera Editoriale

Come pro­messo ieri, oggi si parla di otti­miz­za­zione e razio­na­liz­za­zione dei pro­cessi con par­ti­co­lare rife­ri­mento alla filiera edi­to­riale, alla sua distribuzione.

Il Rap­porto 2012 sull’industria dei quo­ti­diani in Ita­lia, segna­lato e com­men­tato ieri, si apre con la tavola, sot­to­ri­por­tata, rela­tiva alle ven­dite dei quo­ti­diani ed alle rese. Emerge come le rese nel 2011 abbiano pesato per oltre un quarto [28,3%] del totale.

Nella pre­sen­ta­zione, effet­tuata da Sal­va­tore Curiale, diret­tore di ASIG [Asso­cia­zione Stam­pa­tori Ita­liana Gior­nali], effet­tuata sem­pre nel corso della XV Edi­zione di WAN-IFRA Ita­lia, emerge come per ogni 100 copie stam­pate, meno di 70 gene­rano red­dito per le aziende edi­to­riali. In totale, ogni anno si stam­pano oltre set­te­cento milioni di copie di gior­nale che non pro­du­cono ricavi o che, nel caso delle rese, deter­mi­nano costi aggiuntivi.

Costi che sono ricon­du­ci­bili alla voce dei ser­vizi [in pre­va­lenza tra­sporti e com­po­si­zione e stampa presso terzi] e mate­rie prime [essen­zial­mente la carta] che pesano per il 60% del totale dei costi che gra­vano sull’indistria dei quo­ti­diani nel nostro Paese.

Se non sba­glio i conti, que­sto signi­fica che annul­lare le rese, o comun­que mini­miz­zarle al mas­simo, por­te­rebbe un bene­fi­cio eco­no­mico di recu­pero con­tri­bu­tivo per le imprese del set­tore che potrebbe arri­vare sino al 18%. In tempi come que­sti recu­pe­rare il 18% di ricavi sarebbe una boc­cata di ossi­geno straor­di­na­ria che con­sen­ti­rebbe di guar­dare al futuro, ai suoi svi­luppi, senza la spada di damo­cle sulla testa.

Già, ma come? La solu­zione, come punto di par­tenza, è tanto sem­plice quanto, sin ora, inap­pli­cata. Si chiama infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

Aspetto sul quale mi sono sof­fer­mato più volte all’interno di que­sti spazi, anche di recente, evi­den­ziando come l’informatizzazione delle edi­cole, con­senta dia­logo, comu­ni­ca­zione, e dun­que cono­scenza spe­ci­fica, di ogni sin­gola realtà.

L’informatizzazione delle edi­cole [ad oggi sono circa 5mila — su 3omila — quelle infor­ma­tiz­zate con due appli­ca­tivi distinti che dia­lo­gano solo con il distri­bu­tore locale] con­sen­ti­rebbe all’editore di cono­scere in tempo reale il ven­duto per cia­scun punto ven­dita garan­tendo otti­miz­za­zione del costo delle rese, l’attenuazione [o scom­parsa] delle micro rot­ture di stock che para­dos­sal­mente carat­te­riz­zano le pub­bli­ca­zioni alto vendenti.

L’informatizzazione delle edi­cole age­vola la pos­si­bi­lità di son­daggi, di ricer­che su argo­menti ad hoc e favo­ri­sce l’implementazione di ser­vizi a par­tire, per citarne almeno uno, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

L’informatizzazione delle edi­cole con­sente, ter­mine in voga, di disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a que­sti con­cetti e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiungere.

Con­cetti che ven­gono riba­diti ed ampliati nella pre­sen­ta­zione, ancora una volta effet­tuata durante la XV Edi­zione di WAN-IFRA Ita­lia, da Bain & Com­pany, nota società di con­su­lenza, che effet­tua un’analisi sul pano­rama della distri­bu­zione edi­to­riale estre­ma­mente pun­tuale e interessante.

La pre­sen­ta­zione [da leg­gere asso­lu­ta­mente] ana­lizza gli ele­menti strut­tu­rali e ciclici della crisi del set­tore sug­ge­rendo gli inter­venti neces­sari sul pro­dotto edi­to­riale, sull’evoluzione della sua con­ce­zione, sulla neces­sità di ridi­se­gno dei pro­cessi di reda­zione, sulla pro­po­sta pub­bli­ci­ta­ria che i gior­nali, nei diversi for­mati, deb­bono effet­tuare, e la sua vei­co­la­zione attra­verso le con­ces­sio­na­rie, per arri­vare, appunto, alla distri­bu­zione ed all’informatizzazione delle edicole.

Dallo sli­de­show emerge come dal 2008 ad oggi siano state chiuse 6mila edi­cole, pas­sate dalle 40mila del 2008, alle 34mila del 2011, e 40 distri­bu­tori locali, scesi da 170 a 130 nello stesso periodo. La slide 23, sot­to­ri­por­tata, evi­den­zia, i bene­fici imme­diati e le pro­spet­tive offerte dal pro­cesso di infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

Tutti i det­ta­gli anche rela­tivi al refill e dun­que all’abbattimento delle micro rot­ture di stock che si veri­fi­cano pun­tual­mente, para­dos­sal­mente, per le testate alto ven­denti, sono ben spie­gati nella pre­sen­ta­zione, che con­ti­nua con una pro­po­sta evo­lu­tiva che parte dalla base dell’informatizzazione dei punti vendita.

Pro­po­sta di spe­cia­liz­za­zione che con­di­vido ed ho richia­mato a più riprese, soste­nendo che alla strada del gene­ra­li­smo, del ven­dere di tutto o del for­nire ser­vizi che già ven­gono for­niti in altri canali [paga­mento bol­lette, ad esem­pio] con mar­gini ine­si­stenti, pri­vi­le­gio quella della spe­cia­liz­za­zione sia per aver veri­fi­cato diret­ta­mente che i ser­vizi inte­gra­tivi sin ora ipo­tiz­zati non appor­te­reb­bero alcuna mar­gi­na­lità inte­gra­tiva al canale che per visione stra­te­gica e coerenza.

Bain & Com­pany ipo­tizza, sug­ge­ri­sce, l’introduzione di card, sia mono edi­tore che pluri edi­tore, che per­met­tano di rac­co­gliere infor­ma­zioni sul let­tore e avviare pro­grammi di fide­liz­za­zione nel canale edi­cole. Card che con­sen­ti­rebbe anche di rac­co­gliere dati sul let­tore utili per pro­fi­lare l’offerta edi­to­riale e pub­bli­ci­ta­ria, sot­to­pro­dotto asso­lu­ta­mente non trascurabile.

Il recu­pero di effi­cienza con­tri­bu­tiva e le pro­spet­tive offerte dall’informatizzazione delle edi­cole sono IL pas­sag­gio neces­sa­rio per la ripresa di tutta la filiera edi­to­riale dagli edi­tori alle edi­cole. Se n’é par­lato troppo alungo e troppo a vuoto sin ora, è giunto, dav­vero, il momento per la FIEG, il Governo e le rap­pre­sen­tanze sin­da­cali dei gior­na­lai di darvi la giu­sta prio­rità a par­tire dall’incontro che si terrà oggi tra le parti. Mi auguro che que­ste rifles­sioni pos­sano essere spunto e base di un con­fronto fat­tivo; le ho espo­ste, anche, con que­sto obiettivo.

Pubblicato il 26 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Libertà Complementare

La piog­gia di emen­da­menti rischia di annac­quare e intor­bi­dire i prov­ve­di­menti del Governo rela­tivi alle liberalizzazioni.

Tra tutti gli emen­da­menti pro­po­sti, per quanto riguarda gli inte­ressi dello scri­vente e degli argo­menti trat­tati all’interno di que­sti spazi, è quello rela­tivo alle edi­cole che pare essere a rischio di sna­tu­rare in maniera signi­fi­ca­tiva lo spi­rito ed il signi­fi­cato della prima ste­sura. Emen­da­mento “bipar­ti­san” pre­sen­tato da Simona Vicari [PDL] e Filippo Bub­bico [PD] del quale, forse non casual­mente, i gior­nali non par­lano nono­stante l’ampia coper­tura gene­rale del tema, che rap­pre­senta una peri­co­losa mar­cia indie­tro rispetto alla con­ce­zione originaria.

L’emen­da­mento pro­po­sto infatti eli­mi­ne­rebbe la pos­si­bi­lità pre­ce­den­te­mente pre­vi­sta da parte dei gior­na­lai di rifiu­tare i pro­dotti col­la­te­rali rice­vuti, quell’accozzaglia di per­line ed amu­leti che inonda quo­ti­dia­na­mente le edi­cole in viurtù di una pre­te­stuosa ed ana­cro­ni­stica inter­pre­ta­zione della parità di trat­ta­mento, così come la pos­si­bi­lità di defal­care il valore del mate­riale resti­tuito ai distri­bu­tori locali in com­pen­sa­zione dei paga­menti delle nuove consegne.

Sono ele­menti che alleg­ge­ri­reb­bero di non poco la pres­sione finan­zia­ria alla quale 30mila le edi­cole sin qui soprav­vi­sute sono sot­to­po­ste e, soprat­tutto, resti­tui­rebbe dignità impren­di­to­riale ad una cate­go­ria troppo spesso vitu­pe­rata dagli altri attori del sistema favo­rendo il neces­sa­rio pro­cesso di moder­niz­za­zione che dovrebbe essere alla base delle pro­po­ste di libe­ra­liz­za­zione e del quale la filiera edi­to­riale ha tanto bisogno.

Se le modi­fi­che venis­sero appro­vate i gior­na­lai ita­liani,  che ini­zial­mente erano stati pro­mossi a lavo­ra­tori auto­nomi, che ave­vano facoltà di  deci­dere del loro destino, che, pur nei i limiti della legge, pote­vano sce­gliere cosa far entrare nelle loro riven­dite e cosa no, ritor­ne­reb­bero al loro sta­tus di peo­nes per garan­tire a loro spese flussi di cassa ad edi­tori diso­ne­sti inqui­nando, forse in maniera defi­ni­tiva, la pos­si­bi­lità di un’evoluzione posi­tiva di tutto il sistema.

Mi segnala un rap­pre­sen­tante della cate­go­ria che Pie­tro Bar­cel­lona, un giu­ri­sta, docente di diritto, scrive che “la cer­tezza di esi­stere non è data dal denaro,ma dall’universo sim­bo­lico”, da quell’insieme di segni, usi, con­sue­tu­dini, sim­boli insomma che sono capaci di man­te­nere un indi­vi­duo nel suo mondo. La parete è ora liscia, buona per pre­ci­pi­tare a terra con un grande tonfo. I ganci sulla parete messi da chi aveva scritto la prima parte del decreto, erano l’ uni­verso sim­bo­lico dei gior­na­lai. Se fosse con­fer­mato che ora non c’è più, sarà impos­si­bile ripristinarlo.

Un con­cetto di libertà com­ple­men­tare agli inte­ressi deviati, ancora una volta, di pochi. Un’opzione senza ritorno che chiun­que abbia a cuore uno svi­luppo sano e soste­ni­bile del nostro Paese non può accettare.

Pubblicato il 29 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Giornalai: Liberi di Fare che Cosa?

Le norme gene­rali sulle libe­ra­liz­za­zioni appro­vate in que­sti giorni, per quanto riguarda i gior­na­lai hanno intro­dotto una serie di novità che com­ples­si­va­mente pos­sono essere giu­di­cate posi­ti­va­mente. Riporto gli ele­menti salienti per evi­tarvi la dif­fi­coltà di ricer­carli all’interno del testo generale.

Art. 39 Libe­ra­liz­za­zione del sistema di ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica e dispo­si­zioni in mate­ria di diritti con­nessi al diritto d’autore

1. All’articolo 5, comma 1, dopo la lett. d) decreto legi­sla­tivo 24 aprile 2001, n. 170 sono aggiunte le seguenti:

e) gli edi­co­lanti pos­sono rifiu­tare le for­ni­ture di pro­dotti com­ple­men­tari for­niti dagli edi­tori e dai distri­bu­tori e pos­sono altresi’ ven­dere presso la pro­pria sede qua­lun­que altro pro­dotto secondo la vigente normativa;

f) gli edi­co­lanti pos­sono pra­ti­care sconti sulla merce ven­duta e defal­care il valore del mate­riale for­nito in conto ven­dita e resti­tuito a com­pen­sa­zione delle suc­ces­sive anti­ci­pa­zioni al distributore;

g) fermi restando gli obbli­ghi pre­vi­sti per gli edi­co­lanti a garan­zia del plu­ra­li­smo infor­ma­tivo, la ingiu­sti­fi­cata man­cata for­ni­tura, ovvero la for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per eccesso o difetto, rispetto alla domanda da parte del distri­bu­tore costi­tui­scono casi di pra­tica com­mer­ciale sleale ai fini dell’applicazione delle vigenti dispo­si­zioni in materia.

f) le clau­sole con­trat­tuali fra distri­bu­tori ed edi­co­lanti, con­tra­rie alle dispo­si­zioni del pre­sente arti­colo, sono nulle per con­tra­sto con norma impe­ra­tiva di legge e non viziano il con­tratto cui accedono.

2. Al fine di favo­rire la crea­zione di nuove imprese nel set­tore della tutela dei diritti degli arti­sti inter­preti ed ese­cu­tori, mediante lo svi­luppo del plu­ra­li­smo com­pe­ti­tivo e con­sen­tendo mag­giori eco­no­mi­cita’ di gestione non­che’ l’effettiva par­te­ci­pa­zione e con­trollo da parte dei tito­lari dei diritti, l’attivita’ di ammi­ni­stra­zione e inter­me­dia­zione dei diritti con­nessi al diritto d’autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n.633, in qua­lun­que forma attuata, e’ libera;

3. Con decreto del Pre­si­dente del Con­si­glio dei Mini­stri da ema­narsi entro tre mesi dall’entrata in vigore della pre­sente legge e pre­vio parere dell’Autorita’ Garante della Con­cor­renza e del Mer­cato, sono indi­vi­duati, nell’interesse dei tito­lari aventi diritto, i requi­siti minimi neces­sari ad un razio­nale e cor­retto svi­luppo del mer­cato degli inter­me­diari di tali diritti connessi;

4. Restano fatte salve le fun­zioni asse­gnate in mate­ria alla Societa’ Ita­liana Autori ed Edi­tori (SIAE). Tutte le dispo­si­zioni incom­pa­ti­bili con il pre­sente arti­colo sono abrogate

Sono aspetti di rile­vanza non tra­scu­ra­bile. Per la prima volta si sta­bi­li­sce un freno agli abusi che la parità di diritto gene­rava e, final­mente, gli edi­co­lanti pos­sono rifiu­tare le for­ni­ture di pro­dotti com­ple­men­tari for­niti dagli edi­tori e dai distri­bu­tori. Viene pre­vi­sto inol­tre, che fermi restando gli obbli­ghi pre­vi­sti per i gior­na­lai a garan­zia del plu­ra­li­smo infor­ma­tivo, costi­tui­scono casi di pra­tica com­mer­ciale sleale le seguenti ipotesi:

  1. ingiu­sti­fi­cata man­cata fornitura,
  2. for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per difetto,
  3. for­ni­tura ingiu­sti­fi­cata per eccesso.

Quindi tutta la pra­tica di cat­tiva gestione delle for­ni­ture da parte dei distri­bu­tori locali potrà essere san­zio­nata. Dovreb­bero così ces­sare i casi di sovra­stoc­cag­gio per otte­nere un flusso finan­zia­rio a bene­fi­cio del DL ed altret­tanto le micro­rot­ture di stock sui [pochi] pro­dotti alto ven­denti. Aspetti che, ovvia­mente, dovranno andare di pari passo con la tanto attesa, ed auspi­cata, infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

Se nel suo insieme dun­que la legge pare possa essere ele­mento di sod­di­sfa­zione per il trade, per la rete di 30mila edi­cole sparse sul ter­ri­to­rio, è giunto il momento di inter­ro­garsi sui passi successivi.

Se le ven­dite di quo­ti­diani e perio­dici, set­ti­ma­nali e men­sili, poco vero­si­mil­mente avranno un recu­pero, ora che sono pos­si­bili alcune aree di recu­pero di effi­cienza gra­zie alle norme sopra­ri­por­tate, resta la domanda rela­ti­va­mente a quale sia l’indirizzo stra­te­gico che le edi­cole vogliono, vor­ranno, intraprendere.

Alla strada del gene­ra­li­smo, del ven­dere di tutto o del for­nire ser­vizi che già ven­gono for­niti in altri canali [paga­mento bol­lette, ad esem­pio] con mar­gini ine­si­stenti, pri­vi­le­gio quella della spe­cia­liz­za­zione sia per aver veri­fi­cato diret­ta­mente che i ser­vizi inte­gra­tivi sin ora ipo­tiz­zati non appor­te­reb­bero alcuna mar­gi­na­lità inte­gra­tiva al canale che per visione stra­te­giuca e coe­renza. Gra­zie all’informatizzazione mi piace pen­sare alle pos­si­bi­lità esi­stenti che que­sto pro­cesso con­sen­ti­rebbe, a par­tire, per citarne almeno una, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

La spe­cia­liz­za­zione, con inte­gra­zione di ser­vizi e offerta a monte ed a valle rispetto all’attuale modello, e non il gene­ra­li­smo sono LA scelta per il futuro delle edi­cole. Non ho dubbi.

Pubblicato il 20 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Nuotare Controcorrente è Difficile ma Possibile

Guido Vene­ziani Edi­tore, a cui fanno capo rivi­ste quali «Vero», «Top» e «Vera»,  pub­bli­ca­zioni “popo­lari” lea­der o co-leader nel loro seg­mento, ha scelto la strada del dia­logo con la Rete delle edi­cole invece di quella mag­gior­mente pra­ti­cata della con­trap­po­si­zione o, nel migliore dei casi, dell’indifferenza.

E’ una case history che merita di essere raccontata.

L’editore ha inse­rito, circa due anni fa, nel pro­prio staff la figura del Respon­sa­bile dei Rap­porti con le Edi­cole sce­gliendo una per­sona di field, un pro­fes­sio­nal con una lunga espe­rienza sul campo in grado di inter­pre­tare neces­sità e sen­ti­ment dei giornalai.

Da allora il tempo non è tra­scorso invano.

Uno degli ele­menti di con­tra­sto tra edi­tori e punti ven­dita sta nella con­sue­tu­dine di ribal­tare sul trade il costo delle ope­ra­zioni, sem­pre più fre­quenti se non per­ma­nenti, di cut price, di taglio del prezzo di coper­tina. Guido Vene­ziani ha scelto la strada del rico­no­sci­mento dell’aggio pieno, indi­pen­den­te­mente dal cut-price, sta­bi­liendo un pre­ce­dente memo­ra­bile mai nep­pure con­tem­plato dall’accordo [sca­duto] nazio­nale. La tabella com­pa­ra­tiva sot­to­ri­por­tata ne esem­pli­fica la con­cre­tezza della por­tata para­go­nando la mag­gior mar­gi­na­lità rico­no­sciuta da GVE rispetto ad una testata concorrente.

A que­sta ini­zia­tiva, adot­tata come pra­tica da circa un anno, nel tempo si sono aggiunti un forum di discus­sione, punto d’incontro per man­te­nere una rela­zione costante tra le parti, e, di recente, un mini­sito dove gli edi­co­lanti pos­sono inse­rire le gia­cenze delle testate del gruppo edi­to­riale al fine di otti­miz­zare il pro­cesso di distri­bu­zione — resa nei sin­goli punti ven­dita. Ottima ini­zia­tiva “tam­pone” in attesa della tanto auspi­cata, anche in que­sti spazi, infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole.

Ini­zia­tive tanto inte­res­santi ed oppor­tune quanto poco con­si­de­rate sia dai sin­da­cati di rap­pre­sen­tanza della cate­go­ria, che invece di caval­care l’onda del “nuovo” si sono pure messe per tra­verso, che dalla FIEG  e dagli altri edi­tori associati.

Si tratta di atti­vità che, nella mia per­so­nale visione, dovreb­bero costi­tuire l’ABC, la base, di quello che in altri canali viene imple­men­tato ormai da oltre un decen­nio in maniera dif­fusa, col­lo­cate nel più ampio spet­tro delle atti­vità di trade mar­ke­ting. Un ter­mine, e soprat­tutto una pra­tica, sco­no­sciuta al com­parto editoriale.

A Guido Vene­ziani Edi­tore va indub­bia­mente rico­no­sciuto il merito di aver dimo­strato che nuo­tare con­tro­cor­rente è dif­fi­cile ma non impossibile.

Pubblicato il 18 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Tanto Tuonò che Piovve

Come molti sapranno è stato annun­ciato lo scio­pero dei gior­na­lai, la ser­rata delle edi­cole per il 27–28-29 dicem­bre prossimi.

Le ragioni della pro­te­sta, sin­te­tiz­zate nel comu­ni­cato uni­ta­rio delle prin­ci­pali sigle sin­da­cali di rap­pre­sen­tanza degli edi­co­lanti,  si basano sulla pos­si­bile libe­ra­liz­za­zione della ven­dita di pub­bli­ca­zioni edi­to­riali [gior­nali e perio­dici] che in base all’arti­colo 31 potrebbe riguar­dare i punti ven­dita, le edi­cole, unici rima­sti dopo la mar­cia indie­tro su con­ces­sioni auto­stra­dali, tas­si­sti e famacisti.

E’ dif­fi­cile sta­bi­lire cosa effet­ti­va­mente acca­drà ma ho deciso di par­larne comun­que, sia per ren­dere giu­sti­zia al nome di cui si fre­gia que­sto spa­zio che per fare chia­rezza su un tema che gli organi di infor­ma­zione stanno trat­tando in maniera, a dir poco, appros­si­ma­tiva e super­fi­ciale, limi­tan­dosi a pub­bli­care una sin­tesi del pre­ci­tato  comu­ni­cato sindacale.

Se dal primo gen­naio 2012 alcuni gior­nali potreb­bero chiu­dere, la situa­zione delle edi­cole è di gran lunga peg­giore già da tempo.  Negli ultimi anni hanno chiuso circa 8mila punti ven­dita pas­sando da 38mila a 30mila, ridu­cen­dosi per oltre un quinto.

Ini­ziamo subito col dire che que­sto scio­pero, se si farà, è tanto tar­divo quanto inu­tile. A pre­scin­dere dalla minac­cia di libe­riz­za­zione delle licenze almeno 10mila gior­na­lai, quelli esclu­sivi, quelli cioè che non trat­tano altre cate­go­rie mer­ceo­lo­gi­che [tabac­chi, gio­chi ed altro], hanno ormai il destino segnato, stri­to­lati finan­zia­ria­mente dai distri­bu­tori locali che river­sano su di loro la neces­sità di fare cassa inon­dan­doli di pseudo pub­bli­ca­zioni edi­to­riali in virtù della vetu­sta ed ana­cro­ni­stica idea che si ha della parità di trattamento.

La con­vo­ca­zione di uno scio­pero in que­sto con­te­sto rischia di essere più stru­mento di con­trat­ta­zione nelle mani della FIEG, che forse non a caso in que­sta cir­co­stanza non si è espressa sulla pro­te­sta come era avve­nuto nelle raris­sime occa­sioni pre­ce­denti, per sal­vare i finan­zia­menti milio­nari che lo stato gli elar­gi­sce, che non ele­mento effi­cace di riven­di­ca­zione dei diritti dei peo­nes dell’editoria nostrana.

Il ter­reno su cui le rela­zioni di potere ope­rano è prin­ci­pal­mente costruito attorno a glo­bale e locale ed è orga­niz­zato attorno a reti, non a sin­gole unità. Le reti sono mol­te­plici e le rela­zioni di potere sono spe­ci­fi­che di cia­scuna. Una norma fon­da­men­tale di eser­ci­zio del potere, comune a tutte le reti, è l’esclusione dalla rete, spiega Manuell Castells. Pos­si­bile sin­tesi dell’abbandono, della col­pe­vole tra­scu­ra­tezza nei con­fronti della rete di edi­cole nel nostro Paese.

Avevo già avuto modo di evi­den­ziare la non tra­scu­ra­bile dif­fe­renza tra libe­ra­liz­za­zione e libertà, sono con­cetti, credo di poter dire, che restano a distanza di due anni dalla pub­bli­ca­zione di scot­tante attua­lità.  Senza una revi­sione com­ples­siva del sistema la even­tuale libe­ra­liz­za­zione delle edi­cole sarà solo ulte­riore ele­mento di peg­gio­ra­mento che non appor­terà alcun bene­fi­cio con­creto alla filiera editoriale.

La ten­denza a but­tare via il bam­bino con l’acqua sporca, come si suo dire comu­ne­mente, era già emersa dal dibat­tito con­dotto sul tema all’ Inter­na­tio­nal Jour­na­lism Festi­val 2011. Dibat­tito al quale, nono­stante i miei ripe­tuti inviti, non si erano pre­sen­tati rap­pre­sen­tanti della distri­bu­zione locale. Tema­ti­che e pro­ble­ma­ti­che che mi pare siano spie­gate con suf­fi­ciente chia­rezza e det­ta­glio sino al punto di dive­nire non solo pro­pe­deu­ti­che alla riso­lu­zione dei pro­blemi ma addi­rit­tura didascaliche.

Quale sia la mia visione sull’edi­cola del futuro ed il futuro delle edi­cole mi pare di averlo espresso con chia­rezza da tempo. Opi­nione che com­ples­si­va­mente non ho cambiato.

Credo che all’eventualità di una ser­rata deb­bano essere sosti­tuiti, o per­lo­meno affian­cati, stru­menti e mezzi di mag­gior attua­lità, come dimo­stra la por­tata delle pro­te­ste degli “indi­gna­dos” nel mondo occi­den­tale,  che sin ora non sono mai stati spe­ri­men­tati dai gior­na­lai [e tanto meno dalle loro rap­pre­sen­tanze] spesso rin­chiusi su se stessi in gruppi su Face­book che, ahimè, fun­gono più da “sfo­ga­toio” che non da aggre­ga­tore di ri-soluzioni.

Mezzi e stru­menti che ser­vono ad atti­rare l’attenzione sui pro­blemi, spesso sco­no­sciuti ai più nell’opinione pub­blica, sin­te­tiz­zati sin qui, ai quali affian­care la con­cre­tezza di solu­zioni ed azioni che non hanno più il tempo di essere rin­viate oltre.

In tale ipo­tesi non posso che riba­dire, con­fer­mare, la mia com­pleta dispo­ni­bi­lità già espressa pub­bli­ca­mente a più riprese, a met­termi a dispo­si­zione con le mie com­pe­tenze di coloro che, final­mente, voles­sero fare un lavoro serio, degno di que­sto nome al riguardo.

Pubblicato il 24 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Didascalisco & Propedeutico

Ste­fano Quin­ta­relli qual­che giorno fa ha pro­dotto un inte­res­sante rifles­sione su quella che è la que­stione di fondo sulla quale l’editoria di tutto il mondo si inter­roga senza, ad oggi, tro­vare un rispo­sta certa, una solu­zione: se e come sarà pos­si­bile com­pen­sare la ten­denza nega­tiva delle pub­bli­ca­zioni car­ta­cee gra­zie all’online ed al digi­tale più in generale.

Nel farlo ha pro­dotto un’analisi dida­sca­lica della situa­zione attuale che con­si­dera entrambi i ver­santi, digi­tale e tra­di­zio­nale, con par­ti­co­lare rife­ri­mento al pano­rama ita­liano.  Si tratta, a mio avviso, di spunti pro­pe­deu­tici ad ulte­riori approfondimenti.

Seguo con­cet­tual­mente lo stesso schema rea­liz­zato dal Diret­tore dell’Area Digi­tal del Gruppo 24 ORE così da faci­li­tare con­fronto, inte­gra­zione e sintesi.

Carta:

Come illu­stra la tabella di sin­tesi recen­te­mente rea­liz­zata, i ricavi da ven­dita inci­dono media­mente per oltre il 60% del totale men­tre le reve­nues dell’area elet­tro­nica ed online si asse­stano a poco più del 2%.

Oltre ai costi elen­cati da Quin­ta­relli sono da aggiun­gersi i costi di distri­bu­zione pri­ma­ria e secon­da­ria.  Il tema della distri­bu­zione secondo me è cen­trale, a parità di con­di­zione,  rispetto alla red­di­ti­vità attuale ed alle pro­spet­tive dei quo­ti­diani, delle testate “tra­di­zio­nali”.  Approfondiamolo:

In ter­mini di sistema, le spe­ci­fi­cità della distri­bu­zione delle testate nel nostro paese ven­gono descritte con tutti i det­ta­gli del caso nel docu­mento rea­liz­zato dall’ Anti­trust su que­sto tema al quale vi rimando per  appro­fon­di­menti e spunti di rifles­sione che pos­sono nascere dal con­fronto con le moda­lità uti­liz­zate in altre nazioni.

Vale la pena di spe­ci­fi­care che il canale distri­bu­tivo tra­di­zio­nale della stampa vede coin­volti quat­tro soggetti:

  • l’editore,
  • il distri­bu­tore nazionale,
  • il distri­bu­tore locale
  • le riven­dite – le edicole.

Il pro­cesso distri­bu­tivo può essere distinto in quat­tro fasi:

  • la defi­ni­zione del piano dif­fu­sio­nale primario,
  • il tra­sporto al distri­bu­tore locale,
  • la for­ni­tura delle rivendite
  • la gestione delle rese.

Nella catena distri­bu­tiva di quo­ti­diani e perio­dici sono gli edi­tori a svol­gere il ruolo prin­ci­pale [chan­nel lea­der]. L’editore si fa carico del rischio che deriva dalla dif­fi­coltà di ade­guare l’offerta alla domanda con­sen­tendo al sistema distri­bu­tivo il diritto di resa delle copie inven­dute. A fronte dell’assunzione del rischio com­mer­ciale [ma non eco­no­mico e finan­zia­rio], l’editore detiene il con­trollo della poli­tica distri­bu­tiva, defi­nendo i prezzi di ven­dita e la dimen­sione delle for­ni­ture, non­ché con­fe­rendo esclu­sive ter­ri­to­riali per la distri­bu­zione all’ingrosso rela­tiva ad una deter­mi­nata area geografica.

La strut­tura della distri­bu­zione di quo­ti­diani e perio­dici a livello nazio­nale risulta piut­to­sto con­cen­trata. Due prin­ci­pali ope­ra­tori, Press-Di e M-Dis, rap­pre­sen­tano oltre metà del mer­cato di pro­dotto edi­to­riale distri­buito da distri­bu­tori nazio­nali, men­tre il restante 45% è ricon­du­ci­bile a cin­que altre imprese. In par­ti­co­lare, i distri­bu­tori nazio­nali ope­ranti in Ita­lia sono M-Dis (33% circa del volume d’affari com­ples­sivo), Press-Di (24%), Sodip (17%), A&G Marco (11%), Par­rini & C. (9%), Mes­sag­ge­rie Perio­dici Me.pe. (6%) e Pie­roni (1%) par­te­ci­pata a sua volta da M-Dis.

E’ un pano­rama che genera quello che Quin­ta­relli, dotato di una miglior sin­tesi del sot­to­scritto, descrive in que­sto modo:

Se qual­cuno vi dicesse c’e’ un busi­ness in cui

  • il cliente è intermediato,
  • non si hanno dati di ven­dita pre­cisi se non dopo molto tempo dopo,
  • non si sa nulla dei clienti,
  • il rap­porto con il cliente avviene a inter­valli fissi,
  • i ser­vizi devono essere ven­duti a pacchetto

Qui sta il punto.

Gli edi­tori, coloro che hanno, così come lo abbiamo defi­nito, il ruolo di chan­nel lea­der sanno poco o nulla di quel che avviene quando il loro pro­dotto uscito dalle rota­tive viene cari­cato sui camion.

E’ evi­den­te­mente una situa­zione asso­lu­ta­mente ano­mala rispetto a quanto avviene in altri mer­cati anche di dimen­sioni infe­riori a quello edi­to­riale, è, altret­tanto, una situa­zione che di fatto non con­sente di fatto una gestione del brand, del pro­dotto. Una situa­zione gene­rata dallo stra­po­tere della logi­stica con distri­bu­tori nazio­nali e, se pos­si­bile, ancor più i distri­bu­tori locali nel ruolo di feu­da­tari che “ten­gono per le palle” [sorry per il fran­ce­si­smo, ma non trovo ter­mine più effi­cace] gli edi­tori ini­bendo, osta­co­lando il pro­cesso infor­ma­tivo neces­sa­rio alla effet­tiva cono­scenza del pro­prio busi­ness da parte di coloro che dovreb­bero esse­rene deten­tori: gli edi­tori, appunto.

La solu­zione, come punto di par­tenza, è tanto sem­plice quanto, sin ora, inap­pli­cata. Si chiama infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

L’informatizzazione delle edi­cole, con­sente, dia­logo, comu­ni­ca­zione, e dun­que cono­scenza spe­ci­fica, di ogni sin­gola realtà.

L’informatizzazione delle edi­cole [ad oggi sono circa 5mila — su 32mila — quelle infor­ma­tiz­zate con due appli­ca­tivi distinti che dia­lo­gano solo con il distri­bu­tore locale] con­sen­ti­rebbe all’editore di cono­scere in tempo reale il ven­duto per cia­scun punto ven­dita garan­tendo otti­miz­za­zione del costo delle rese, l’attenuazione [o scom­parsa] delle micro rot­ture di stock che para­dos­sal­mente carat­te­riz­zano le pub­bli­ca­zioni alto vendenti.

L’informatizzazione delle edi­cole age­vola la pos­si­bi­lità di son­daggi, di ricer­che su argo­menti ad hoc e favo­ri­sce l’implementazione di ser­vizi a par­tire, per citarne almeno uno, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

L’informatizzazione delle edi­cole con­sente, ter­mine in voga, di disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a que­sti con­cetti e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiungere.

Altri fat­tori qua­li­fi­canti sono stati pre­ce­den­te­mente espressi e ven­gono qui di seguito ripresi, adat­tan­doli al pas­sare del tempo, alle evo­lu­zioni inter­corse, per faci­lità di lettura:

  • Cen­si­mento e stra­ti­fi­ca­zione dei circa 35mila punti ven­dita al det­ta­glio che coprono il ter­ri­to­rio nazio­nale, affin­ché per cia­scuna realtà pos­sano essere adot­tate le logi­che di for­ni­tura e distri­bu­zione real­mente ade­guate alle esi­genze non­chè si renda pos­si­bile l’implementazione di azioni di comu­ni­ca­zione, di mer­chan­di­sing, di ven­dita ade­guate a realtà omogenee.
  • Intro­du­zione di incon­tri men­sili a livello pro­vin­ciale tra gior­na­lai, distri­bu­tore locale e un edi­tore a rotazione.
  • Crea­zione di un osser­va­to­rio per­ma­nente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro com­po­sto da rap­pre­sen­tanti di tutta la filiera [inclusi gior­na­li­sti e con­ces­sio­na­rie pub­bli­cità] che con cadenza seme­strale si con­fron­tino, aggior­nino e lavo­rino con­giun­ta­mente sul tema.

A que­sti aspetti, che per quanto pos­si­bile ho sin­te­tiz­zato, andrebbe aggiunta l’introduzione di una figura di rac­cordo così come già imple­men­tato da Guido Vene­ziani Edi­tore con ottimi risul­tati negli ultimi mesi.

Sono certo che effet­tuando que­sti inter­venti quello che, ad oggi, rap­pre­senta media­mente l’80% dei ricavi sarebbe sostan­zial­mente miglio­rato e tute­lato con­sen­tendo signi­fi­ca­tivi recu­peri con­tri­bu­tivi alla filiera per­met­tendo per­ciò di guar­dare con mag­giore pro­spet­tiva e miglior soli­dità patri­mo­niale a tutte le evo­lu­zioni future dell’ecosistema dell’informazione.

Se siete arri­vati a leg­gere sin qui signi­fica che si tratta di un tema che vi inte­ressa e vi coin­volge, qua­lun­que com­mento o inte­gra­zione è, come sem­pre, non solo gra­dito ma auspicato.

Nei pros­simi giorni com­ple­terò la visione con­cen­tran­domi sugli altri due aspetti trat­tati da Quin­ta­relli: comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria e pro­spet­tive dell’editoria online/digitale.

Pubblicato il 25 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Il Marketing Spiegato [d]a Riffeser Monti

Spiega il dizio­na­rio eti­mo­lo­gico che il ter­mine ossesso deriva dal latino obes­ses­sus par­ti­ci­pio pas­sato del verbo obsi­dere [com­po­sto da Ob — intorno — e Sedeo — mi poso, seggo, dimoro] da cui il signi­fi­cato comu­ne­mente attri­buito di impor­tu­nare con assi­duità ma anche tor­men­tare con illusioni.

Andrea Rif­fe­ser Monti, edi­tore del gruppo Poli­gra­fici [Qn, La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Car­lino], pare osses­sio­nato  dai gior­nali nei bar. Si tratta di un argo­mento che nelle sue dichia­ra­zioni ritorna perio­di­ca­mente come, appunto, un’ ossessione.

Anche nell’inter­vi­sta rila­sciata venerdì 22 ad «Ita­lia Oggi» ritorna sull’idea di far pagare una sorta di tassa ai bari­sti che fanno leg­gere gra­tui­ta­mente i gior­nali nei loro locali.

D. Nei bar i gior­nali si tro­vano, e si leg­gono gra­tis…R. Anche que­sto deve finire. Un po’ come è suc­cesso con Sky: se fai vedere la par­tite al bar, devi pagare una tariffa diversa. La stessa cosa deve acca­dere coi gior­nali: non esi­ste che un bari­sta com­pra una copia di un quo­ti­diano a 1,20 euro, e la fa leg­gere a 300 per­sone. Noi siamo arrab­biati, gli edi­co­lanti sono infu­riati. La legge a tutela del copy­right deve essere appli­cata, senza ecce­zioni. Se un bari­sta vuole usare il quo­ti­diano come leva di mar­ke­ting, deve pagare di più, magari in base al numero di avven­tori del suo esercizio.

Vale la pena di ricor­dare che la stampa misura la rea­der­ship di cia­scuna testata al fine di deter­mi­nare valore, tariffe e costo con­tatto degli annunci che le aziende pia­ni­fi­cano anche per le pub­bli­ca­zioni delle quali è edi­tore, e che la pena­liz­za­zione ripe­tu­ta­mente auspi­cata da Rif­fe­ser Monti com­por­te­rebbe ine­vi­ta­bil­mente una ridu­zione dei let­tori e dun­que, anche, dei ricavi per i quo­ti­diani del suo gruppo editoriale.

Poi­chè la spe­ci­fi­ca­zione non è mai ovvia, sono certo che que­sto minimo pro­me­mo­ria sulle basi del mar­ke­ting e della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria tra­di­zio­nale possa essere di ausi­lio per tor­nare a par­lare con cogni­zione di causa del futuro delle edi­cole.

Pubblicato il 9 maggio 2011 by Pier Luca Santoro

Il Futuro delle Edicole: Generalismo o Specializzazione?

Si è con­cluso ieri il 10° Con­gresso nazio­nale del SI.NA.GI., il prin­ci­pale sin­da­cato dei gior­na­lai, al quale, gra­zie alla cor­te­sia e dispo­ni­bi­lità, in par­ti­co­lare, di Amil­care Digiuni [Segre­ta­rio Nazio­nale Respon­sa­bile Orga­niz­za­zione] ho avuto occa­sione di pre­sen­ziare come ospite.

Il pome­rig­gio della prima gior­nata ha rap­pre­sen­tato un’occasione impor­tante per fare il punto della situa­zione sulla filiera edi­to­riale con la rela­zione intro­dut­tiva del Segre­ta­rio Gene­rale Vito Michea e la tavola rotonda sul tema alla quale hanno par­te­ci­pato, tra gli altri, Elisa Grande [ Capo dipar­ti­mento ‘Infor­ma­zione e edi­to­ria’ di Palazzo Chigi], e il Diret­tore Gene­rale della FIEG Fabri­zio Carotti.

Temi trat­tati ampia­mente, a più riprese, in que­sti spazi, rispetto ai quali, per i det­ta­gli, rimando al “live twee­ting” che ho rea­liz­zato nel corso di tutto il pome­rig­gio del 6 mag­gio e all’articolo pub­bli­cato dal “Mani­fe­sto” unico quo­ti­diano con la pre­senza sta­bile di un gior­na­li­sta che ha effet­tuato una coper­tura dell’evento.

Dal con­ve­gno sono emersi, secondo la mia per­so­nale visione, tre elementi:

  • Ina­de­gua­tezza del “chan­nel lea­der”, gli edi­tori, e delle loro rap­pre­sen­tanze, la FIEG, la cui arren­de­vo­lezza agli eventi è disarmante.
  • Valore della rete sul ter­ri­to­rio per capillarità
  • Ricon­ver­sione par­ziale del busi­ness con spo­sta­mento nell’area dei ser­vizi e dei giochi.

Dopo oltre 17 mesi tra­scorsi senza riu­scire di fatto, per i motivi più sva­riati, a con­vo­care gli stati gene­rali dell’editoria, tavolo comune di con­fronto isti­tu­zio­nale per la filiera edi­to­riale nel suo insieme, come è stato detto, se l’obiettivo non sarà rag­giunto entro la fine del 2011 sarà evi­dente la non volontà di per­se­guire una stra­te­gia comune. Non si potrà dun­que che pren­derne atto ed agire di conseguenza.

Quale sia la mia visione sull’edi­cola del futuro ed il futuro delle edi­cole mi pare di averlo espresso con chia­rezza quasi un anno fa. Opi­nione che com­ples­si­va­mente non ho cam­biato in que­sto tempo.

L’informatizzazione delle edi­cole è, comun­que vadano le cose, un must, un impe­ra­tivo cate­go­rico sul quale è neces­sa­rio inter­ve­nire con la mas­sima sol­le­ci­tu­dine. Non tanto per ero­gare i ser­vizi ai quali hanno fatto cenno Elisa Grande e Vito Michea nei loro inter­venti, che pos­sono rea­liz­zare l’obiettivo di “traf­fic buil­ding”, di attra­zione [persa con il calo delle ven­dite dei quo­ti­diani] verso il canale edi­cole dell’utenza, ma non quello di gene­rare recu­pero con­tri­bu­tivo per i gior­na­lai stante le mar­gi­na­lità asso­lu­ta­mente irri­so­rie che assi­cu­rano [chie­dete ai tabac­cai che già ero­gano que­sti ser­vizi il loro gua­da­gno su rica­ri­che tele­fo­ni­che, paga­mento bolli auto, bollette…etc], quanto per assi­cu­rare una comu­ni­ca­zione diretta tra parte ter­mi­nale — le edi­cole — ed ini­ziale -  edi­tori — che con­senta di sca­val­care il blocco dei distri­bu­tori nazio­nali e locali garan­tendo miglior effi­ca­cia con par­ti­co­lare rife­ri­mento alla gestione del ven­duto, ed al feno­mento delle micro rot­ture di stock,  non­chè alla gestione effi­ciente delle rese che pre­senta ampi mar­gini di miglio­ra­mento della con­tri­bu­zione per entrambi gli attori coinvolti.

Non è nep­pure la pos­si­bi­lità di offire il supe­re­na­lotto, come trion­fal­mente annun­ciato dall’altro prin­ci­pale sin­da­cato dei gior­na­lai, lo SNAG, che può miglio­rare la red­di­ti­vità del canale, sia per­chè, come ampia­mente con­sta­tato con la par­ziale libe­ra­liz­za­zione della ven­dita di quo­ti­diani, ad un incre­mento dei punti ved­nita non cor­ri­sponde neces­sa­ria­mente un aumento delle ven­dite, sia per­chè [se even­tual­mente non fosse noto] il canone richie­sto da Sisal per que­sto ser­vi­zio erode molto spesso una grande fetta del ricavo.

Alla strada del gene­ra­li­smo pri­vi­le­gio quella della spe­cia­liz­za­zione. Gra­zie all’informatizzazione mi piace pen­sare alle pos­si­bi­lità esi­stenti che que­sto pro­cesso con­sen­ti­rebbe, a par­tire, per citarne almeno una, dalla pos­si­bi­lità di effet­tuare in edi­cola il ser­vi­zio di print on demand, che con­sen­ti­rebbe la qua­dra tra desi­de­rio di per­so­na­liz­za­zione da parte del let­tore e man­canza di red­di­ti­vità che que­sto ottiene online nella sua decli­na­zione all digital.

Quando, com’è il caso delle edi­cole e del com­parto nel suo com­plesso, le situa­zioni di dif­fi­coltà diven­gono strut­tu­rali sono richie­ste fon­da­men­tal­mente due qua­lità, in ordine di rilevanza:

  1. Visione Stra­te­gica
  2. Pen­siero late­rale, così come defi­nito da Edward De Bono

La spe­cia­liz­za­zione, con inte­gra­zione di ser­vizi e offerta a monte ed a valle rispetto all’attuale modello, e non il gene­ra­li­smo sono LA scelta per il futuro delle edicole.

Word Cloud Rela­zione Vito Michea

Il testo com­pleto, esclu­siva ed ante­prima nazio­nale del “Gior­na­laio”, della rela­zione del Segre­ta­rio Gene­rale del SI.NA.GI Vito Michea: Read More

Pubblicato il 9 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Premium Price

Aumento sostan­zioso del prezzo di ven­dita del “Sole 24 Ore” a par­tire da domani con un incre­mento di cin­quanta centesimi.

Il pas­sag­gio a 1,50 € tutti i giorni viene “ammor­bi­dito” dal man­te­ni­mento allo stesso prezzo anche nelle gior­nate in cui vi è un inserto.

Dell’aumento non vi è trac­cia di infor­ma­zione sul sito del quo­ti­diano di Con­fin­du­stria, ma il distri­bu­tore nazio­nale, M-Dis, lo ha anti­ci­pato da un paio di giorni agli edi­co­lanti. In  que­sto modo “Il Sole” diven­terà il gior­nale a larga dif­fu­sione più caro di tutti.

Una scelta corag­giosa, det­tata molto cer­ta­mente dalle note dif­fi­coltà di bilan­cio del quo­ti­diano, resta da vedere se i let­tori saranno dispo­ni­bili a rico­no­scere que­sto pre­mium price.

Pubblicato il 20 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

La Lettera

Tra le molte aree di recu­pero di red­di­ti­vità per il com­parto edi­to­riale quella pro­ba­bil­mente più tra­scu­rata è rela­tiva alla distri­bu­zione ed alla gestione delle scorte nel punto ven­dita, nelle edicole.

E’ un tema di asso­luta rile­vanza che in que­sti spazi si è cer­cato di por­tare all’attenzione di tutti gli attori coin­volti nella filiera a più riprese, con­vinto che, in tempi di crisi del set­tore, la mar­gi­na­lità resi­dua recu­pe­ra­bile da una miglior effi­cienza  sia deci­sa­mente un ambito sul quale intervenire.

Dovendo iden­ti­fi­care l’anello debole della catena per­so­nal­mente non ho dubbi sulle respon­sa­bi­lità di distri­bu­tori nazio­nali e locali, vero tappo per edi­tori e giornalai.

Affari Ita­liani pub­blica la let­tera di un let­tore di quo­ti­diani che sin­te­tizza per­fet­ta­mente lo stato dell’arte:

Egr. Diret­tore,

sono un comune let­tore di gior­nali che come migliaia di altri cit­ta­dini si reca all’edicola più o meno sotto casa per acqui­stare il quo­ti­diano o la rivi­sta che più mi aggrada. Ora fre­quen­tando più assi­dua­mente la mia edi­cola, vengo a sco­prire che in Ita­lia esi­ste una sorta di oli­go­po­lio, for­mato dai distri­bu­tori di gior­nali che a loro pia­ci­mento, seguendo un cri­te­rio alquanto oscuro, deci­dono se un edi­cola debba avere più o meno copie di un dato quo­ti­diano, se un let­tore debba o meno segui­tare a rivol­gersi ad una data edicola.

Il sistema sem­plice nel suo svi­lup­parsi, parte appunto dal fatto che il distri­bu­tore decide cosa e quanto inviare all’edicola, e già que­sto potrebbe essere opi­na­bile, se fatto in barba alle richie­ste effet­tive di quella zona, ma può decre­tare la morta eco­no­mica o il suc­cesso di un’attività di edi­co­lante sem­pli­ce­mente sot­traendo con mirata ocu­la­tezza le rivi­ste richie­ste o i gior­nali più ven­duti, facendo di fatto emi­grare i let­tori ad altra edi­cola più for­nita. Ho pro­vato tra­mite ami­ci­zie a far pre­sente quanto sopra a diret­tori di gior­nali di impor­tanza nazio­nale, ma evi­den­te­mente que­sto “pro­blema” oltre a sem­brare di poca impor­tanza per l’opinione pub­blica sem­bra essere spi­noso anche per la stampa stessa che sa di poter essere stroz­zata da una “invo­lon­ta­ria” cat­tiva distri­bu­zione del pro­prio gior­nale in un dato territorio.

Invece di essere acca­nirsi con la tablet­ma­nia sarebbe oppor­tuno inter­ve­nire pron­ta­mente per cor­reg­gere que­ste distor­sioni del sistema.

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