Posted on 8 febbraio 2013 by

Distorsione delle Notizie per l’Inganno Politico

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La cam­pa­gna elet­to­rale è entrata nella fase più accesa, del richiamo agli inte­ressi forti, al coin­vol­gi­mento emo­zio­nale e alla coe­renza sociale. Tra smen­tite e memento, con­tro­in­for­ma­zione e rin­facci, i capi coa­li­zione, i can­di­dati e i soste­ni­tori delle liste elet­to­rali vec­chie e nuove si affron­tano senza esclu­sione di colpi nella gara per la con­qui­sta dei votanti. Un fiume in piena di noti­zie invade i media e tocca gli elettori.

Da vent’anni le ele­zioni ita­liane si svol­gono in un clima di forte anta­go­ni­smo e quanto più i richiami valo­riali, alle regole della demo­cra­zia, si omo­lo­gano, tanto più sono gli espo­nenti di spicco dei par­titi di opi­nione a fare le dif­fe­renze, sem­pre più enfa­tiz­zate sul pro­cesso men­tale di costru­zione delle “comu­nità imma­gi­nate”, come le definì Bene­dict Ander­son, cioè i gruppi a cui i poli­tici attri­bui­scono carat­te­ri­sti­che e com­por­ta­menti, risul­tanti dal miscu­glio di un forte tri­ba­li­smo e di una giun­gla hob­be­siana, bene espresso dal pro­ver­bio “Io e mio fra­tello con­tro mio cugino. Io e mio cugino con­tro il mondo intero”.

Il tri­ba­li­smo è l’idea che la soli­da­rietà sia basata solo sulla pros­si­mità delle rela­zioni di san­gue e sia raf­for­zata da un atteg­gia­mento di osti­lità per­ma­nente verso il resto del mondo.

La comu­ni­ca­zione elet­to­rale, basata sui media tra­di­zio­nali e nuovi, fa leva sulla squa­li­fi­ca­zione reci­proca dei pro­ta­go­ni­sti per i com­por­ta­menti tenuti nel pas­sato e sulla sva­lu­ta­zione delle inten­zioni e dei pro­grammi futuri di governo.

Le liste elet­to­rali in campo fanno una vera e pro­pria “esor­ciz­za­zione dei nemici”, accu­sati di voler peg­gio­rare la con­di­zione socio-economica dei cit­ta­dini, in cam­bio di tro­vate estem­po­ra­nee per l’avvenire e cor­re­zioni retro­spet­tive della poli­tica sba­gliata, attuata nel passato.

I mass media per­lo­più si pre­stano ad ampli­fi­care que­ste ten­zoni, spet­ta­co­la­riz­zarle e ador­narle di infor­ma­zioni distin­tive, rac­colte da fonti, non sem­pre affi­da­bili o non veri­fi­cate, oppure ela­bo­rate per dedu­zione e verosimiglianza.

Si viene così a com­porre un vero e pro­prio arzi­go­golo tea­trale, da tea­tro comico, in cui la “per­so­na­liz­za­zione della poli­tica”, chiave pri­vi­le­giata dell’interpretazione dei fatti, fa da guida per sug­ge­rire colpi di scena e com­por­ta­menti scontati.

La visi­bi­lità media­tica dei pro­ta­go­ni­sti di ogni ordine e grado ne gua­da­gna naturalmente.

Se la carta stam­pata spinge la col­la­bo­ra­zione del let­tore alla rifles­sione e alla valu­ta­zione dei fatti comu­ni­cati, la tele­vi­sione aggiunge alla spet­ta­co­la­rità la distanza fra spet­ta­tore e pro­ta­go­ni­sta e la faci­li­ta­zione del pro­cesso di cono­scenza, diven­tato sem­pre più rapido e frut­ti­fero per chi agisce.

“Sono i media d’attualità che creano, let­te­ral­mente, la noto­rietà, per la loro capa­cità di ren­dere visi­bili e fami­liari i per­so­naggi pub­blici a milioni di per­sone, che non li hanno mai incon­trati in carne e ossa” scri­veva Char­les L. Ponce de Leon in “Self-Exposure: Human-Interest Jour­na­lism and the Emer­gence of Cele­brity in America”.

L’immagine tele­vi­siva con­fi­gu­rata in que­sto modo e cate­go­riz­zata per i fatti mostrati, si ste­reo­ti­pizza nel vis­suto degli spet­ta­tori e diventa ele­mento cogni­tivo di rife­ri­mento abi­tuale. Lo stesso accade per il fre­quen­ta­tore del social net­work nell’interazione con il tito­lare dell’account.

In Ita­lia, come negli altri Paesi, l’ elet­tore s’informa sulla poli­tica per mezzo della tele­vi­sione e non c’è canale nazio­nale che non dia noti­zie, almeno set­ti­ma­nal­mente, ai suoi spet­ta­tori sull’esito dei son­daggi affi­dati agli isti­tuti di indagine.

Rile­va­zioni e ana­lisi su orien­ta­menti e ten­denze dei votanti abbon­dano anche sulla carta stam­pata, sui gior­nali online e sui siti inte­res­sati alla poli­tica, ma la tele­vi­sione fa da padrona, forte delle carat­te­ri­sti­che pro­prie e dell’eventuale cor­re­la­zione con altri media, che danno spa­zio ai poli­tici. Costi­tui­sce un traino forte, di facile accesso e com­pren­sione, imbat­ti­bile dai concorrenti.

Il suc­cesso in poli­tica dei per­so­naggi tele­vi­sivi sta a dimo­strare l’ effi­ca­cia del medium, da solo e in com­mu­ni­ca­tion mix.

TG & Politica

L’esaltazione visiva dei pro­ta­go­ni­sti costi­tui­sce la com­po­nente prin­ci­pale della distor­sione veri­dica dei fatti. Il cosid­detto “spin­ning”, l’espressione inglese legata al verbo omo­nimo, che può cor­ri­spon­dere al lom­bardo “far su”, cioè mani­po­lare l’atteggiamento di qual­cuno per otte­nerne il con­senso, fa leva sull’immagine e la visi­bi­lità mediatica.

Usato soprat­tutto nella comu­ni­ca­zione poli­tica, “in gene­rale, lo spin è la rico­stru­zione che dà rilievo a certi aspetti e ne tra­scura altri, mette in rela­zione certi fatti e non altri” spiega Franca D’Agostini in “Men­zo­gna”. E’ un modo ope­ra­tivo del new­sma­king, della pub­bli­cità, della difesa avvo­ca­te­sca, serve per sti­mo­lare la fidu­cia e otte­nere l’adesione al mes­sag­gio rivolto al target.

Anche se siamo “natu­ral­mente” entrati nell’epoca della dif­fi­denza, in cui “inte­ra­giamo soprat­tutto con per­sone in cui non abbiamo fidu­cia [e forse verso le quali pro­viamo dif­fi­denza]” scrive Rus­sell Har­din, lo fac­ciamo per­ché cre­diamo di poter tro­vare il modo per sod­di­sfare i nostri inte­ressi nelle azioni degli altri.

E’ la logica che in poli­tica si chiama del “ Votare turan­dosi il naso” per otte­nere le uti­lità fatte balu­gi­nare dal manipolatore.

Il poli­to­logo John J. Mear­shei­mer dell’University of Chi­cago nel libro “Why lea­ders lie”, pub­bli­cato da Oxford Uni­ver­sity Press nel 2011, attri­bui­sce ai poli­tici ame­ri­cani, governi in testa, di aver fatto uso di “spin­ning” per rac­co­gliere l’adesione della mag­gio­ranza dei cit­ta­dini USA fino alle deci­sioni di inter­vento armato in Afga­ni­stan e Irak, mostrando gli aspetti favo­re­voli e van­tag­giosi per il paese, esa­ge­rando e distor­cendo addi­rit­tura la verità, ridu­cendo o igno­rando gli incon­ve­nienti della situa­zione, senza prevaricazioni.

Lo spin­ning può essere ammesso come estrema risorsa di fronte a situa­zioni dram­ma­ti­che, in cui non si può aspet­tare per evi­tarne l’aggravamento sostiene Mearsheimer.

La tesi giu­sti­fi­ca­zio­ni­sta del poli­to­logo non altera la pun­ti­gliosa rico­stru­zione dei fatti, basata su docu­menti ori­gi­nali e l’esemplificazione delle tec­ni­che di distor­sione delle noti­zie in poli­tica effet­tuata nel libro.

Negli uni e nelle altre sta l’utilità di “Why lea­ders lie. The truth about lying in Inter­na­tio­nal poli­tics”. Let­tura con­si­gliata in que­sti 15 giorni che ci sepa­rano dalle elezioni.

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