disinformazione

Posted on 11 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Storie da Copertina

Fiumi di parole sono state scritte in questi giorni sulla copertina del «Time» di questa settimana che è stata dedicata al nostro Presidente del Consiglio Mario Monti. La scelta di ritrarre l’attuale capo del nostro Governo è stata unanimamente interpretata come la conferma dell’autorevolezza e del buon lavoro che gli viene attribuito e riconosciuto, sancito, sugellato dalla copertina.

Peccato che così non sia assolutamente. Infatti la copertina degli Stati Uniti, dove il settimanale vende la stragrande maggioranza delle proprie copie, ha un soggetto completamente diverso, mentre Monti è rappresentato solamente sulle edizioni distribuite fuori dagli USA.

Storie da copertina che stabiliscono ancora una volta il limite tra notizie e informazione.

Posted on 22 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Comma Sutra

Di grande interesse “Informazione e Pubblicità: Le relazioni pericolose”, ricerca curata dal Gruppo di lavoro sulla Qualità dell’ informazione del Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti e dal LaRiCA Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, che ha investigato se e quanto la pubblicità condiziona la linea editoriale delle testate del nostro Paese.

Lo studio è stato condotto nell’estate del 2011, il campione di giornalisti coinvolti comprende professionisti dell’informazione che lavorano per diverse tipologie di testate, dal quotidiano nazionale al mensile, dal giornale free press alla pubblicazione all digital, in maniera trasversale. I risultati sono stati pubblicati ieri ed evidenziano, tra l’altro, la dicotomia tra codice etico e pratica comune con una separazione tra informazione e pubblicità sempre meno facilmente definibile per il lettore secondo il 79% dei rispondenti. Una situazione percepita dai giornalisti stessi che nel 46% dei casi affermano un condizionamento dalla pubblicità per la produzione di informazione.

Se sono dati che sono in contrasto con almeno 8 fonti deontologiche diverse che fanno riferimento al tema specifico, amareggiano ma non stupiscono.

Precedenti studi sulla correlazione tra advertising e copertura giornalistica avevano già evidenziato come il ritorno, in termini di articoli pubblicati, sia direttamente correlato al crescere degli investimenti pubblicitari, aumentando sia in funzione dei comunicati stampa diffusi che del livello di investimento in comunicazione pubblicitaria delle imprese. Un aspetto che è assolutamente noto a chi opera professionalmente nel settore della comunicazione, ed in particolare delle PR.

Non si tratta solamente di investitori pubblicitari che ricevono un trattamento preferenziale nella copertura giornalistica ma vi sono tutta una serie di aspetti che non vanno trascurati.

Da un lato, ad esempio, in questo pare essersi specializzato, inaugurando forse un filone inedito, il quotidiano economico – giuridico e politico «Italia Oggi». Nella rubrica quotidiana “Un professionista al giorno”, il precitato giornale, che si caratterizza per il giallo – nero, propone un’intervista romanzata di un personaggio [o sedicente tale] dell’economia e degli affari italiani in generale. Oltre a magnificare ed amplificare immancabilmente sia le doti professionali che quelle umane dell’intervistato, la gabbia grafica della pagina in questione prevede come schema fisso l’equivalente di due colonne con “i preferiti” dell’intervistato. Gli oggetti sono quasi sempre libri, viaggi, film e motori; l’unica variante è dipendente dal sesso dell’intervistato che se uomo è un orologio, mentre se donna scarpe o borse, restiamo sempre comunque nell’ambito dei complementi – accessori dell’abbigliamento. Immagini dei prodotti e marchi “di prestigio”, in linea con il target dei lettori del quotidiano, sono sempre ben visibili.

Dall’altro lato, forse di maggior impatto, è nota la prassi secondo la quale non sia opportuno, per così dire, esprimere critiche particolarmente aspre nei confronti degli investitori pubblicitari. Sotto questo profilo, compagnie di telefonia o aziende di moda hanno nel tempo annullato campagne pubblicitarie e relativi investimenti, budget, proprio in virtù di espressioni giornalistiche sul loro operato non apprezzate.

Questo aspetto, tra l’altro, si inserisce proprio nel dibattito su motivazioni e criteri secondo i quali lo Stato debba, o meno, finanziare determinate testate. Molto spesso, infatti, l’affollamento pubblicitario, o meno, di una determinata testata non è solamente legato alla readership ma anche all’orientamento espresso dai giornalisti. «Il Manifesto» ne è uno degli esempi più concreti anche se evidentemente non l’unico.

Sono aspetti che nel loro insieme si acutizzano in momenti quali l’attuale di crisi degli investimenti e di lavoro, con testate e giornalisti che evidentemente divengono ancor più ricattabili.

Realtà che non ha necessità di inserirsi nell’ attuale revisione delle linee guida di riforma dell’ordinamento giornalistico poichè la disciplina esistente è assolutamente adeguata allo scopo,  in termini teorici almeno.

Finché gli articoli dei giornali saranno scritti sul retro degli annunci pubblicitari, i giornalisti e le testate, continueranno ad essere costretti di fatto a praticare il comma sutra, fusione, neologismo, che stabilisce la distanza tra le buone pratiche codificate e le scorrettezze, con diverse estensioni, della pratica quotidiana.

Posted on 28 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

L’Uragano dell’Informazione

Come faccio quasi ogni mattina, stavo dando un’occhiata alla versione online dei principali quotidiani quando, arrivato al terzo, qualcosa ha iniziato a stridere, perfino ad infastidirmi, spingendomi ad approfondire.

Ho così verificato che l’apertura, il primo titolo in testa, delle home page di tutti i maggiori giornali europei è dedicata a Irene l’uragano che sta colpendo gli Stati Uniti. Non c’è quotidiano per il quale la notizia principale non sia relativa a questo evento atmosferico eccezionale.

Jeff Jarvis parla di #stormporn ridicolizzando la qualità della copertura giornalistica, ed in particolare quella televisiva, dell’uragano.

Se è possibile comprendere che i giornali inglesi dedichino tanta rilevanza ai fatti poichè per loro la quota di traffico, di visite, che arriva dagli USA è una quota rilevante, che questo avvenga anche per i giornali italiani, francesi e spagnoli desta in me più di qualche perplessità e preoccupazione.

Se la teoria complottista potrebbe rilevare una strategia della disattenzione rispetto ad altri fatti che certamente hanno rilevanza superiore nei rispettivi Paesi, personalmente propendo per una non meno preoccupante omologazione al ribasso.

L’audience driven journalism, il giornalismo che punta tutto sull’attrazione dell’audience, si evolve, pare ad ogni latitudine, in karaoke journalism annullando di fatto le potenzialità di pluralità di visione e di pensiero della Rete in nome degli accessi da vendere agli investitori pubblicitari.

Tutto cambia, nulla muta.

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Posted on 27 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Twitter è più Veloce di un Terremoto

The New York Times ha creato un nuovo feed, un nuovo account su Twitter specificatamente dedicato a fornire informazione in tempo reale su eventi di particolare rilevanza.  Le motivazioni dietro alla creazione di un ulteriore canale oltre a quello già esistente sono ben spiegate dal Nieman Journalism Lab.

Si tratta della consacrazione definitiva di Twitter come canale d’informazione.

Contemporaneamente, Twitter stesso ha prodotto un breve video promozionale nel quale punta decisamente sul proprio plus di essere mezzo d’informazione rapido. Il girato, giocando con sapiente ironia, mostra una persona che avvisata via Twitter del terremoto pone rimedio, per così dire, alla situazione.

Come ho già avuto modo di segnalare, puntare tutto sulla velocità d’informazione rischia di creare un fenomeno definito “hamsterization” che, parafrasando la corsa all’interno della ruota del criceto, conferma in tutta la sua negatività i rischi  dell’effetto auditel sull’informazione online.

La tempestività dell’informazione non è sempre necessariamente un valore, ancor meno se finisce per essere elemento di disturbo alla selezione qualificata ed all’affidabilità.

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