disinformazione

Global Trust In Media
Pubblicato il 28 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Mediaticamente Sfiduciati

Sono stati dif­fusi i risul­tati del 2014 Edel­man Trust Baro­me­ter, 14esimo rap­porto con cadenza annuale sul livello di fidu­cia nei con­fronti di imprese, isti­tu­zioni e media. Il rap­porto ana­lizza il livello di fidu­cia in 27 nazioni nel mondo, Ita­lia compresa.

Per quanto riguarda in maniera spe­ci­fica i media, media tra­di­zio­nali e motori di ricerca online sono rite­nuti le fonti più affi­da­bili di noti­zie e infor­ma­zioni gene­rali in tutto il mondo. I motori di ricerca in par­ti­co­lare sono la prima fonte attra­verso la quale ricer­care infor­ma­zioni [con tanti saluti al valore dell’home page]. È inte­res­sante notare che, men­tre i livelli di fidu­cia in ogni forma spe­ci­fica dei mezzi di comu­ni­ca­zione sono cre­sciuti rispetto allo scorso anno, la fidu­cia nei media come isti­tu­zione glo­bale ha perso terreno.

Level Of Trust Media

Nell’80% delle nazioni ana­liz­zate il livello di fidu­cia nei media resta sta­bile o cala. Media­mente la fidu­cia nei media ha una fles­sione dal 57% al 52%, tra i diversi set­tori presi in con­si­de­ra­zione i media sono fana­lino di coda per livello di fidu­cia, supe­riori solo a quello attri­buito alle ban­che. In Ita­lia il calo è di dieci punti per­cen­tuali e passa dal 50% del 2013 all’attuale 40%.

Global Trust In Media

L’Edelman Trust Baro­me­ter iden­ti­fica 16 varia­bili, 16 attri­buti chiave nel deter­mi­nare la fidu­cia, sud­di­visi in cin­que macro aree. Di que­sti l’area dell’engagement, del coin­vol­gi­mento, costi­tuita da: ascolto e feed­back sui biso­gni dei clienti, delle per­sone, buone rela­zioni con il per­so­nale interno, ante­porre gli inte­ressi dei clienti al pro­fitto e comu­ni­care con buona fre­quenza ed in maniera tra­spa­rente sono uno degli asset chiave, come mostrano le slide dalla 31 alla 40 della pre­sen­ta­zione sotto riportata.

Non credo ci sia biso­gno di com­men­tare su quale sia la strada da seguire.

TG & Politica
Pubblicato il 8 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Distorsione delle Notizie per l’Inganno Politico

La cam­pa­gna elet­to­rale è entrata nella fase più accesa, del richiamo agli inte­ressi forti, al coin­vol­gi­mento emo­zio­nale e alla coe­renza sociale. Tra smen­tite e memento, con­tro­in­for­ma­zione e rin­facci, i capi coa­li­zione, i can­di­dati e i soste­ni­tori delle liste elet­to­rali vec­chie e nuove si affron­tano senza esclu­sione di colpi nella gara per la con­qui­sta dei votanti. Un fiume in piena di noti­zie invade i media e tocca gli elettori.

Da vent’anni le ele­zioni ita­liane si svol­gono in un clima di forte anta­go­ni­smo e quanto più i richiami valo­riali, alle regole della demo­cra­zia, si omo­lo­gano, tanto più sono gli espo­nenti di spicco dei par­titi di opi­nione a fare le dif­fe­renze, sem­pre più enfa­tiz­zate sul pro­cesso men­tale di costru­zione delle “comu­nità imma­gi­nate”, come le definì Bene­dict Ander­son, cioè i gruppi a cui i poli­tici attri­bui­scono carat­te­ri­sti­che e com­por­ta­menti, risul­tanti dal miscu­glio di un forte tri­ba­li­smo e di una giun­gla hob­be­siana, bene espresso dal pro­ver­bio “Io e mio fra­tello con­tro mio cugino. Io e mio cugino con­tro il mondo intero”.

Il tri­ba­li­smo è l’idea che la soli­da­rietà sia basata solo sulla pros­si­mità delle rela­zioni di san­gue e sia raf­for­zata da un atteg­gia­mento di osti­lità per­ma­nente verso il resto del mondo.

La comu­ni­ca­zione elet­to­rale, basata sui media tra­di­zio­nali e nuovi, fa leva sulla squa­li­fi­ca­zione reci­proca dei pro­ta­go­ni­sti per i com­por­ta­menti tenuti nel pas­sato e sulla sva­lu­ta­zione delle inten­zioni e dei pro­grammi futuri di governo.

Le liste elet­to­rali in campo fanno una vera e pro­pria “esor­ciz­za­zione dei nemici”, accu­sati di voler peg­gio­rare la con­di­zione socio-economica dei cit­ta­dini, in cam­bio di tro­vate estem­po­ra­nee per l’avvenire e cor­re­zioni retro­spet­tive della poli­tica sba­gliata, attuata nel passato.

I mass media per­lo­più si pre­stano ad ampli­fi­care que­ste ten­zoni, spet­ta­co­la­riz­zarle e ador­narle di infor­ma­zioni distin­tive, rac­colte da fonti, non sem­pre affi­da­bili o non veri­fi­cate, oppure ela­bo­rate per dedu­zione e verosimiglianza.

Si viene così a com­porre un vero e pro­prio arzi­go­golo tea­trale, da tea­tro comico, in cui la “per­so­na­liz­za­zione della poli­tica”, chiave pri­vi­le­giata dell’interpretazione dei fatti, fa da guida per sug­ge­rire colpi di scena e com­por­ta­menti scontati.

La visi­bi­lità media­tica dei pro­ta­go­ni­sti di ogni ordine e grado ne gua­da­gna naturalmente.

Se la carta stam­pata spinge la col­la­bo­ra­zione del let­tore alla rifles­sione e alla valu­ta­zione dei fatti comu­ni­cati, la tele­vi­sione aggiunge alla spet­ta­co­la­rità la distanza fra spet­ta­tore e pro­ta­go­ni­sta e la faci­li­ta­zione del pro­cesso di cono­scenza, diven­tato sem­pre più rapido e frut­ti­fero per chi agisce.

“Sono i media d’attualità che creano, let­te­ral­mente, la noto­rietà, per la loro capa­cità di ren­dere visi­bili e fami­liari i per­so­naggi pub­blici a milioni di per­sone, che non li hanno mai incon­trati in carne e ossa” scri­veva Char­les L. Ponce de Leon in “Self-Exposure: Human-Interest Jour­na­lism and the Emer­gence of Cele­brity in America”.

L’immagine tele­vi­siva con­fi­gu­rata in que­sto modo e cate­go­riz­zata per i fatti mostrati, si ste­reo­ti­pizza nel vis­suto degli spet­ta­tori e diventa ele­mento cogni­tivo di rife­ri­mento abi­tuale. Lo stesso accade per il fre­quen­ta­tore del social net­work nell’interazione con il tito­lare dell’account.

In Ita­lia, come negli altri Paesi, l’ elet­tore s’informa sulla poli­tica per mezzo della tele­vi­sione e non c’è canale nazio­nale che non dia noti­zie, almeno set­ti­ma­nal­mente, ai suoi spet­ta­tori sull’esito dei son­daggi affi­dati agli isti­tuti di indagine.

Rile­va­zioni e ana­lisi su orien­ta­menti e ten­denze dei votanti abbon­dano anche sulla carta stam­pata, sui gior­nali online e sui siti inte­res­sati alla poli­tica, ma la tele­vi­sione fa da padrona, forte delle carat­te­ri­sti­che pro­prie e dell’eventuale cor­re­la­zione con altri media, che danno spa­zio ai poli­tici. Costi­tui­sce un traino forte, di facile accesso e com­pren­sione, imbat­ti­bile dai concorrenti.

Il suc­cesso in poli­tica dei per­so­naggi tele­vi­sivi sta a dimo­strare l’ effi­ca­cia del medium, da solo e in com­mu­ni­ca­tion mix.

TG & Politica

L’esaltazione visiva dei pro­ta­go­ni­sti costi­tui­sce la com­po­nente prin­ci­pale della distor­sione veri­dica dei fatti. Il cosid­detto “spin­ning”, l’espressione inglese legata al verbo omo­nimo, che può cor­ri­spon­dere al lom­bardo “far su”, cioè mani­po­lare l’atteggiamento di qual­cuno per otte­nerne il con­senso, fa leva sull’immagine e la visi­bi­lità mediatica.

Usato soprat­tutto nella comu­ni­ca­zione poli­tica, “in gene­rale, lo spin è la rico­stru­zione che dà rilievo a certi aspetti e ne tra­scura altri, mette in rela­zione certi fatti e non altri” spiega Franca D’Agostini in “Men­zo­gna”. E’ un modo ope­ra­tivo del new­sma­king, della pub­bli­cità, della difesa avvo­ca­te­sca, serve per sti­mo­lare la fidu­cia e otte­nere l’adesione al mes­sag­gio rivolto al target.

Anche se siamo “natu­ral­mente” entrati nell’epoca della dif­fi­denza, in cui “inte­ra­giamo soprat­tutto con per­sone in cui non abbiamo fidu­cia [e forse verso le quali pro­viamo dif­fi­denza]” scrive Rus­sell Har­din, lo fac­ciamo per­ché cre­diamo di poter tro­vare il modo per sod­di­sfare i nostri inte­ressi nelle azioni degli altri.

E’ la logica che in poli­tica si chiama del “ Votare turan­dosi il naso” per otte­nere le uti­lità fatte balu­gi­nare dal manipolatore.

Il poli­to­logo John J. Mear­shei­mer dell’University of Chi­cago nel libro “Why lea­ders lie”, pub­bli­cato da Oxford Uni­ver­sity Press nel 2011, attri­bui­sce ai poli­tici ame­ri­cani, governi in testa, di aver fatto uso di “spin­ning” per rac­co­gliere l’adesione della mag­gio­ranza dei cit­ta­dini USA fino alle deci­sioni di inter­vento armato in Afga­ni­stan e Irak, mostrando gli aspetti favo­re­voli e van­tag­giosi per il paese, esa­ge­rando e distor­cendo addi­rit­tura la verità, ridu­cendo o igno­rando gli incon­ve­nienti della situa­zione, senza prevaricazioni.

Lo spin­ning può essere ammesso come estrema risorsa di fronte a situa­zioni dram­ma­ti­che, in cui non si può aspet­tare per evi­tarne l’aggravamento sostiene Mearsheimer.

La tesi giu­sti­fi­ca­zio­ni­sta del poli­to­logo non altera la pun­ti­gliosa rico­stru­zione dei fatti, basata su docu­menti ori­gi­nali e l’esemplificazione delle tec­ni­che di distor­sione delle noti­zie in poli­tica effet­tuata nel libro.

Negli uni e nelle altre sta l’utilità di “Why lea­ders lie. The truth about lying in Inter­na­tio­nal poli­tics”. Let­tura con­si­gliata in que­sti 15 giorni che ci sepa­rano dalle elezioni.

Diffamazione Infografica
Pubblicato il 18 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Diffamazione: Il Difficile Equilibrio tra Libertà di Stampa e Tutela dei Cittadini

Il caso Sal­lu­sti con­ti­nua a tenere banco in que­sti giorni ali­men­tando il dibat­tito sul tema della dif­fa­ma­zione a mezzo stampa e più in gene­rale sul dif­fi­cile equi­li­brio tra libertà di stampa e tutela dei cittadini.

Pare slit­tare la deli­be­rante per il ddl dif­fa­ma­zione, meglio noto con il nome di decreto “salva Sal­lu­sti”, con il Diret­tore del «Il Gior­nale» che gioca a fare il mar­tire spa­rando ad alzo zero con­tro tutti con un lin­guag­gio [ancora una volta?] da oste­ria, e la FNSI che con­corda sull’obbligo di ret­ti­fica e sug­ge­ri­sce l’istituzione di un “giurì per la lealtà dell’informazione” ma si dice prec­cu­pata dei lacci all’autonomia e alla libertà dell’informazione.

Sul tema l’infografica pub­bli­cata da «Lin­kie­sta» offre una pano­ra­mica della legi­sla­zione nei diversi Paesi d’Europa con la mag­gior parte delle nazioni che pre­ve­dono sia pene deten­tive che pene pecu­nia­rie rile­vanti. Una con­ferma di quanto allar­mi­smo si stia facendo sul tema in Ita­lia e della rile­vanza della que­stione attri­buita nelle nazioni con noi con­fi­nanti; in Ger­ma­nia, ad esem­pio, si arriva a pene che pos­sono essere sino a 5 anni di car­cere, nono­stante la Corte di Stra­sburgo con una sen­tenza del 2007 abbia affer­mato il contrario.

E’ pro­prio di que­sti temi di grande attua­lità che tratta Al Qaeda, Al Qaeda, docu-film di denun­cia, che fa luce su ciò che accade sull’altra fac­cia del mondo della dif­fa­ma­zione. Quella abi­tata dagli offesi e da chi ha pro­vato a difen­dersi, con­tro la disin­for­ma­zione e la per­se­cu­zione a mezzo stampa in Italia.

Il docu-film rico­strui­sce e narra sto­rie vere, attra­verso la testi­mo­nianza diretta degli inte­res­sati, mate­riale di archi­vio e scene ori­gi­nali, le sto­rie che giorno dopo giorno i media rac­con­tano agli ita­liani, senza rite­gno per la verità delle cose e molto spesso senza alcun rispetto per le per­sone che sono coinvolte.

Nel film si suc­ce­dono la sto­ria di Bep­pino Englaro, pro­ta­go­ni­sta della incre­di­bile gogna media­tica legata al dramma della figlia Eluana, la vicenda di Yous­sef Nada un ban­chiere musul­mano indi­cato dai gior­nali e poi da Bush tra i finan­zia­tori di Al Qaeda: tutto falso, come si è potuto dimo­strare in seguito. E poi le sto­rie di tante per­sone comuni, tutte unite dall’unico deno­mi­na­tore: l’avere incon­trato sulla loro strada il loro dif­fa­ma­tore, il car­ne­fice che ha tolto loro l’onore, la repu­ta­zione, l’identità.

Il docu­men­ta­rio, della durata di circa un’ora, sarà pre­sen­tato uffi­cial­mente oggi 18 otto­bre alle 18:00 presso il cinema Apollo in Gal­le­ria De Cri­sto­fo­ris a Milano in ante­prima nazio­nale per poi essere distri­buito attra­verso i canali “non uffi­ciali” in Rete, su iTunes..etc. Ed anche in dvd, posto in ven­dita al prezzo “popo­lare” di 8/10 euro.

Io ci sarò, ci vediamo lì?

PS: Spero che la pub­bli­ca­zione della coper­tina del DVD che riporta, anche, il mio nome, sia suf­fi­ciente come disclai­mer sul mio inte­res­sa­mento diretto alla questione.

Pubblicato il 11 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Storie da Copertina

Fiumi di parole sono state scritte in que­sti giorni sulla coper­tina del «Time» di que­sta set­ti­mana che è stata dedi­cata al nostro Pre­si­dente del Con­si­glio Mario Monti. La scelta di ritrarre l’attuale capo del nostro Governo è stata una­ni­ma­mente inter­pre­tata come la con­ferma dell’autorevolezza e del buon lavoro che gli viene attri­buito e rico­no­sciuto, san­cito, sugel­lato dalla copertina.

Pec­cato che così non sia asso­lu­ta­mente. Infatti la coper­tina degli Stati Uniti, dove il set­ti­ma­nale vende la stra­grande mag­gio­ranza delle pro­prie copie, ha un sog­getto com­ple­ta­mente diverso, men­tre Monti è rap­pre­sen­tato sola­mente sulle edi­zioni distri­buite fuori dagli USA.

Sto­rie da coper­tina che sta­bi­li­scono ancora una volta il limite tra noti­zie e informazione.

Pubblicato il 22 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Comma Sutra

Di grande inte­resse “Infor­ma­zione e Pub­bli­cità: Le rela­zioni peri­co­lose”, ricerca curata dal Gruppo di lavoro sulla Qua­lità dell’ infor­ma­zione del Con­si­glio nazio­nale dell’ Ordine dei gior­na­li­sti e dal LaRiCA Uni­ver­sità degli Studi di Urbino Carlo Bo, che ha inve­sti­gato se e quanto la pub­bli­cità con­di­ziona la linea edi­to­riale delle testate del nostro Paese.

Lo stu­dio è stato con­dotto nell’estate del 2011, il cam­pione di gior­na­li­sti coin­volti com­prende pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione che lavo­rano per diverse tipo­lo­gie di testate, dal quo­ti­diano nazio­nale al men­sile, dal gior­nale free press alla pub­bli­ca­zione all digi­tal, in maniera tra­sver­sale. I risul­tati sono stati pub­bli­cati ieri ed evi­den­ziano, tra l’altro, la dico­to­mia tra codice etico e pra­tica comune con una sepa­ra­zione tra infor­ma­zione e pub­bli­cità sem­pre meno facil­mente defi­ni­bile per il let­tore secondo il 79% dei rispon­denti. Una situa­zione per­ce­pita dai gior­na­li­sti stessi che nel 46% dei casi affer­mano un con­di­zio­na­mento dalla pub­bli­cità per la pro­du­zione di informazione.

Se sono dati che sono in con­tra­sto con almeno 8 fonti deon­to­lo­gi­che diverse che fanno rife­ri­mento al tema spe­ci­fico, ama­reg­giano ma non stupiscono.

Pre­ce­denti studi sulla cor­re­la­zione tra adver­ti­sing e coper­tura gior­na­li­stica ave­vano già evi­den­ziato come il ritorno, in ter­mini di arti­coli pub­bli­cati, sia diret­ta­mente cor­re­lato al cre­scere degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, aumen­tando sia in fun­zione dei comu­ni­cati stampa dif­fusi che del livello di inve­sti­mento in comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria delle imprese. Un aspetto che è asso­lu­ta­mente noto a chi opera pro­fes­sio­nal­mente nel set­tore della comu­ni­ca­zione, ed in par­ti­co­lare delle PR.

Non si tratta sola­mente di inve­sti­tori pub­bli­ci­tari che rice­vono un trat­ta­mento pre­fe­ren­ziale nella coper­tura gior­na­li­stica ma vi sono tutta una serie di aspetti che non vanno trascurati.

Da un lato, ad esem­pio, in que­sto pare essersi spe­cia­liz­zato, inau­gu­rando forse un filone ine­dito, il quo­ti­diano eco­no­mico – giu­ri­dico e poli­tico «Ita­lia Oggi». Nella rubrica quo­ti­diana “Un pro­fes­sio­ni­sta al giorno”, il pre­ci­tato gior­nale, che si carat­te­rizza per il giallo – nero, pro­pone un’intervista roman­zata di un per­so­nag­gio [o sedi­cente tale] dell’economia e degli affari ita­liani in gene­rale. Oltre a magni­fi­care ed ampli­fi­care imman­ca­bil­mente sia le doti pro­fes­sio­nali che quelle umane dell’intervistato, la gab­bia gra­fica della pagina in que­stione pre­vede come schema fisso l’equivalente di due colonne con “i pre­fe­riti” dell’intervistato. Gli oggetti sono quasi sem­pre libri, viaggi, film e motori; l’unica variante è dipen­dente dal sesso dell’intervistato che se uomo è un oro­lo­gio, men­tre se donna scarpe o borse, restiamo sem­pre comun­que nell’ambito dei com­ple­menti – acces­sori dell’abbigliamento. Imma­gini dei pro­dotti e mar­chi “di pre­sti­gio”, in linea con il tar­get dei let­tori del quo­ti­diano, sono sem­pre ben visibili.

Dall’altro lato, forse di mag­gior impatto, è nota la prassi secondo la quale non sia oppor­tuno, per così dire, espri­mere cri­ti­che par­ti­co­lar­mente aspre nei con­fronti degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari. Sotto que­sto pro­filo, com­pa­gnie di tele­fo­nia o aziende di moda hanno nel tempo annul­lato cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie e rela­tivi inve­sti­menti, bud­get, pro­prio in virtù di espres­sioni gior­na­li­sti­che sul loro ope­rato non apprezzate.

Que­sto aspetto, tra l’altro, si inse­ri­sce pro­prio nel dibat­tito su moti­va­zioni e cri­teri secondo i quali lo Stato debba, o meno, finan­ziare deter­mi­nate testate. Molto spesso, infatti, l’affollamento pub­bli­ci­ta­rio, o meno, di una deter­mi­nata testata non è sola­mente legato alla rea­der­ship ma anche all’orientamento espresso dai gior­na­li­sti. «Il Mani­fe­sto» ne è uno degli esempi più con­creti anche se evi­den­te­mente non l’unico.

Sono aspetti che nel loro insieme si acu­tiz­zano in momenti quali l’attuale di crisi degli inve­sti­menti e di lavoro, con testate e gior­na­li­sti che evi­den­te­mente diven­gono ancor più ricattabili.

Realtà che non ha neces­sità di inse­rirsi nell’ attuale revi­sione delle linee guida di riforma dell’ordinamento gior­na­li­stico poi­chè la disci­plina esi­stente è asso­lu­ta­mente ade­guata allo scopo,  in ter­mini teo­rici almeno.

Fin­ché gli arti­coli dei gior­nali saranno scritti sul retro degli annunci pub­bli­ci­tari, i gior­na­li­sti e le testate, con­ti­nue­ranno ad essere costretti di fatto a pra­ti­care il comma sutra, fusione, neo­lo­gi­smo, che sta­bi­li­sce la distanza tra le buone pra­ti­che codi­fi­cate e le scor­ret­tezze, con diverse esten­sioni, della pra­tica quotidiana.

Pubblicato il 28 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

L’Uragano dell’Informazione

Come fac­cio quasi ogni mat­tina, stavo dando un’occhiata alla ver­sione online dei prin­ci­pali quo­ti­diani quando, arri­vato al terzo, qual­cosa ha ini­ziato a stri­dere, per­fino ad infa­sti­dirmi, spin­gen­domi ad approfondire.

Ho così veri­fi­cato che l’apertura, il primo titolo in testa, delle home page di tutti i mag­giori gior­nali euro­pei è dedi­cata a Irene l’uragano che sta col­pendo gli Stati Uniti. Non c’è quo­ti­diano per il quale la noti­zia prin­ci­pale non sia rela­tiva a que­sto evento atmo­sfe­rico eccezionale.

Jeff Jar­vis parla di #storm­porn ridi­co­liz­zando la qua­lità della coper­tura gior­na­li­stica, ed in par­ti­co­lare quella tele­vi­siva, dell’uragano.

Se è pos­si­bile com­pren­dere che i gior­nali inglesi dedi­chino tanta rile­vanza ai fatti poi­chè per loro la quota di traf­fico, di visite, che arriva dagli USA è una quota rile­vante, che que­sto avvenga anche per i gior­nali ita­liani, fran­cesi e spa­gnoli desta in me più di qual­che per­ples­sità e preoccupazione.

Se la teo­ria com­plot­ti­sta potrebbe rile­vare una stra­te­gia della disat­ten­zione rispetto ad altri fatti che cer­ta­mente hanno rile­vanza supe­riore nei rispet­tivi Paesi, per­so­nal­mente pro­pendo per una non meno pre­oc­cu­pante omo­lo­ga­zione al ribasso.

L’audience dri­ven jour­na­lism, il gior­na­li­smo che punta tutto sull’attrazione dell’audience, si evolve, pare ad ogni lati­tu­dine, in karaoke jour­na­lism annul­lando di fatto le poten­zia­lità di plu­ra­lità di visione e di pen­siero della Rete in nome degli accessi da ven­dere agli inve­sti­tori pubblicitari.

Tutto cam­bia, nulla muta.

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Pubblicato il 27 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Twitter è più Veloce di un Terremoto

The New York Times ha creato un nuovo feed, un nuovo account su Twit­ter spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cato a for­nire infor­ma­zione in tempo reale su eventi di par­ti­co­lare rile­vanza.  Le moti­va­zioni die­tro alla crea­zione di un ulte­riore canale oltre a quello già esi­stente sono ben spie­gate dal Nie­man Jour­na­lism Lab.

Si tratta della con­sa­cra­zione defi­ni­tiva di Twit­ter come canale d’informazione.

Con­tem­po­ra­nea­mente, Twit­ter stesso ha pro­dotto un breve video pro­mo­zio­nale nel quale punta deci­sa­mente sul pro­prio plus di essere mezzo d’informazione rapido. Il girato, gio­cando con sapiente iro­nia, mostra una per­sona che avvi­sata via Twit­ter del ter­re­moto pone rime­dio, per così dire, alla situazione.

Come ho già avuto modo di segna­lare, pun­tare tutto sulla velo­cità d’informazione rischia di creare un feno­meno defi­nito “ham­ste­ri­za­tion” che, para­fra­sando la corsa all’interno della ruota del cri­ceto, con­ferma in tutta la sua nega­ti­vità i rischi  dell’effetto audi­tel sull’informazione online.

La tem­pe­sti­vità dell’informazione non è sem­pre neces­sa­ria­mente un valore, ancor meno se fini­sce per essere ele­mento di disturbo alla sele­zione qua­li­fi­cata ed all’affidabilità.

Pubblicato il 22 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Nowism: Social Media & Informazione

James Suro­wieck, gior­na­li­sta sta­tu­ni­tense di rico­no­sciuta auto­re­vo­lezza, fa risa­lire il momento in cui i social media sono dive­nuti una parte rile­vante dell’ecosistema dell’informazione allo tsu­nami del 2005. Nella sua con­fe­renza sul tema spiega che:

In the world of blogs, there’s going to be before the tsu­nami and after the tsu­nami, because one of the things that hap­pe­ned in the wake of the tsu­nami was that, although ini­tially — that is, in that first day — there was actually a kind of dearth of live repor­ting, there was a dearth of live video — and some peo­ple com­plai­ned about this. They said, sort of, you know, the blog­sters let us down. What became very clear was that within a few days the out­pou­ring of infor­ma­tion was immense, and we got a com­plete and power­ful pic­ture of what had hap­pe­ned in a way that we never had been able to get before. And what you had was a group of essen­tially unor­ga­ni­zed, uncon­nec­ted wri­ters, video blog­gers, et cetera, who were able to come up with a col­lec­tive por­trait of a disa­ster that gave us a much bet­ter sense of what it was like to actually be there than the main­stream media could give us.

Si tratta di una ten­denza sem­pre più mar­cata che, sem­pre per iden­ti­fi­care ten­ta­ti­va­mente dei momenti topici di rife­ri­mento, dalla rivolta ira­niana del giu­gno 2009 vede in Twit­ter il “news stream”, la fonte dalla quale attin­gere le noti­zie più aggior­nate, per eccellenza.

Se indub­bia­mente rap­pre­senta un arric­chi­mento di fonti e punti di vista sugli avve­ni­menti di por­tata mon­diale, Twit­ter [o forse sarebbe meglio dire l’utenza di Twit­ter?] sem­bra afflitto dalla sin­drome di voler capeg­giare a tutti i costi rispetto agli altri media nell’essere la prima fonte in ordine tem­po­rale a dif­fon­dere noti­zie rilevanti.

E’ un feno­meno dif­fuso che non appar­tiene escl­si­va­mente ai social media ma è ormai carat­te­ri­stica inte­grante di una ten­denza gene­rale più ampia clas­si­fi­cata come nowism: il biso­gno di gra­ti­fi­ca­zioni ed infor­ma­zioni istan­ta­nee e costanti ben sin­te­tiz­zato dalla defi­ni­zione che ne for­ni­sce l’Urban Dictionary.

Ho veri­fi­cato per­so­nal­mente tra ieri e l’altroieri gli effetti deva­stanti che può avere sull’informazione con rife­ri­mento alle som­mosse popo­lari che stanno por­tando alla caduta dell’attuale regime in Libia.

Lo strea­ming con­ti­nuo di noti­zie dalla Libia su Twit­ter è carat­te­riz­zato da momenti di picco in seguito alla dif­fu­sione di infor­ma­zioni par­ti­co­lar­mente rile­vanti che ecci­tano gli animi e la dif­fu­sione.  Ecla­tante e signi­fi­ca­tiva a tale pro­po­sito la dina­mica rela­tiva alla pre­sunta fuga all’estero di Ghed­dafi con una prima indi­scre­zione che ottiene ben 2452 [a que­sto momento] ret­weet diven­tando di fatto noti­zia e gene­rando, oltre alla mia iro­nia,  una ridda di indi­scre­zioni, di bufale, nate su Twit­ter e riprese dai main­stream media frutto della ricon­corsa al pri­mato nella notizia.

Il nowism rischia di ucci­dere l’informazione con un rumore di fondo costante  di voci ed illa­zioni che si ricor­rono annul­lando di fatto  la posi­ti­vità di un flusso infor­ma­tivo con­di­viso e dif­fuso. Si tratta di una situa­zione che viene ben sin­te­tiz­zata da Carlo Dante nel suo «Minime Per­ve­nute»: “In prin­ci­pio fu il verbo, poi il discorso, poi l’affermazione, poi l’informazione, infine un chiasso infernale”.

Dif­fi­cile dire se si tratti di un appen­dice dell’effetto audi­tel per l’informazione online, di pro­pa­ganda, o, più sem­pli­ce­mente, di un ine­vi­ta­bile pas­sag­gio verso la matu­rità, verso una mag­giore con­sa­pe­vo­lezza, del ruolo dei social media nell’ambito più stret­ta­mente infor­ma­tivo in chiave gior­na­li­stica.  Cer­ta­mente rap­pre­senta una deriva poten­zial­mente dan­nosa da tenere in con­si­de­ra­zione alla quale attual­mente non resta che porre rime­dio affi­dan­dosi a fonti sul campo e di rico­no­sciuta affi­da­bi­lità.

- Ante­prima della Prima Pagina del NYT del 22.02.2011 -

Pubblicato il 9 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Il Mezzo NON è il Messaggio

Il quo­ti­diano tori­nese La Stampa sta­mane, in uno degli arti­coli dedi­cati agli scon­tri in atto da tre giorni in Inghil­terra, titola: “Lon­dra, la rivolta corre su Twit­ter”, lasciando inten­dere  che il tam tam sui social net­work sia respon­sa­bile dei fatti.

E’ oppor­tuno spe­ci­fi­care che si tratta, ad essere bene­voli, di un’inesattezza, poi­chè in realtà il mezzo pre­va­len­te­mente uti­liz­zato dai gio­vani per coor­di­narsi è stato il Blac­k­Berry Mes­san­ger, ser­vi­zio di mes­sag­ge­ria istan­ta­nea che non è pos­si­bile clas­si­fi­care come social network.

Ciò pre­messo, in que­ste ore i cit­ta­dini bri­tan­nici stanno uti­liz­zando i social media ed i social net­work esat­ta­mente in maniera opposta.

Sotto la deno­mi­na­zione di «Riot Clean Up» è un fio­rire di ini­zia­tive spon­ta­nee delle diverse comu­nità di resi­denti che si orga­niz­zano e coor­di­nano attra­verso distinte moda­lità e mezzi, sfrut­tando la Rete, per rista­bi­lire una situa­zione di normalità.

Si va dalle com­mu­nity che si danno appun­ta­mento per pulire i quar­tieri deva­stati, alle pagine su Face­book desti­nate al mede­simo scopo o, addi­rit­tura, per segna­lare con foto e video atti di van­da­li­smo ed autori; com­pito al quale è dedi­cato anche un micro­blog su Tum­blr così come avviene con Flickr.

Si tratta di una ten­denza pre­sente anche su Twit­ter dove i mes­saggi a favore della puli­zia [#riot­clea­nup] hanno quasi pareg­giato quelli di nar­ra­zione, più o meno rea­li­stica e più o meno par­ti­giana su, come ven­gono chia­mati in inglese, i riots [#londonriots].

Il mezzo non è il messaggio.

Per appro­fon­dire: 1234

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