disinformazione

Global Trust In Media
Pubblicato il 28 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Mediaticamente Sfiduciati

Sono stati dif­fusi i risul­tati del 2014 Edel­man Trust Baro­me­ter, 14esimo rap­porto con cadenza annuale sul livello di fidu­cia nei con­fronti di imprese, isti­tu­zioni e media. Il rap­porto ana­lizza il livello di fidu­cia in 27 nazioni nel mondo, Ita­lia compresa.

Per quanto riguarda in maniera spe­ci­fica i media, media tra­di­zio­nali e motori di ricerca online sono rite­nuti le fonti più affi­da­bili di noti­zie e infor­ma­zioni gene­rali in tutto il mondo. I motori di ricerca in par­ti­co­lare sono la prima fonte attra­verso la quale ricer­care infor­ma­zioni [con tanti saluti al valore dell’home page]. È inte­res­sante notare che, men­tre i livelli di fidu­cia in ogni forma spe­ci­fica dei mezzi di comu­ni­ca­zione sono cre­sciuti rispetto allo scorso anno, la fidu­cia nei media come isti­tu­zione glo­bale ha perso terreno.

Level Of Trust Media

Nell’80% delle nazioni ana­liz­zate il livello di fidu­cia nei media resta sta­bile o cala. Media­mente la fidu­cia nei media ha una fles­sione dal 57% al 52%, tra i diversi set­tori presi in con­si­de­ra­zione i media sono fana­lino di coda per livello di fidu­cia, supe­riori solo a quello attri­buito alle ban­che. In Ita­lia il calo è di dieci punti per­cen­tuali e passa dal 50% del 2013 all’attuale 40%.

Global Trust In Media

L’Edelman Trust Baro­me­ter iden­ti­fica 16 varia­bili, 16 attri­buti chiave nel deter­mi­nare la fidu­cia, sud­di­visi in cin­que macro aree. Di que­sti l’area dell’engagement, del coin­vol­gi­mento, costi­tuita da: ascolto e feed­back sui biso­gni dei clienti, delle per­sone, buone rela­zioni con il per­so­nale interno, ante­porre gli inte­ressi dei clienti al pro­fitto e comu­ni­care con buona fre­quenza ed in maniera tra­spa­rente sono uno degli asset chiave, come mostrano le slide dalla 31 alla 40 della pre­sen­ta­zione sotto riportata.

Non credo ci sia biso­gno di com­men­tare su quale sia la strada da seguire.

TG & Politica
Pubblicato il 8 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Distorsione delle Notizie per l’Inganno Politico

La cam­pa­gna elet­to­rale è entrata nella fase più accesa, del richiamo agli inte­ressi forti, al coin­vol­gi­mento emo­zio­nale e alla coe­renza sociale. Tra smen­tite e memento, con­tro­in­for­ma­zione e rin­facci, i capi coa­li­zione, i can­di­dati e i soste­ni­tori delle liste elet­to­rali vec­chie e nuove si affron­tano senza esclu­sione di colpi nella gara per la con­qui­sta dei votanti. Un fiume in piena di noti­zie invade i media e tocca gli elettori.

Da vent’anni le ele­zioni ita­liane si svol­gono in un clima di forte anta­go­ni­smo e quanto più i richiami valo­riali, alle regole della demo­cra­zia, si omo­lo­gano, tanto più sono gli espo­nenti di spicco dei par­titi di opi­nione a fare le dif­fe­renze, sem­pre più enfa­tiz­zate sul pro­cesso men­tale di costru­zione delle “comu­nità imma­gi­nate”, come le definì Bene­dict Ander­son, cioè i gruppi a cui i poli­tici attri­bui­scono carat­te­ri­sti­che e com­por­ta­menti, risul­tanti dal miscu­glio di un forte tri­ba­li­smo e di una giun­gla hob­be­siana, bene espresso dal pro­ver­bio “Io e mio fra­tello con­tro mio cugino. Io e mio cugino con­tro il mondo intero”.

Il tri­ba­li­smo è l’idea che la soli­da­rietà sia basata solo sulla pros­si­mità delle rela­zioni di san­gue e sia raf­for­zata da un atteg­gia­mento di osti­lità per­ma­nente verso il resto del mondo.

La comu­ni­ca­zione elet­to­rale, basata sui media tra­di­zio­nali e nuovi, fa leva sulla squa­li­fi­ca­zione reci­proca dei pro­ta­go­ni­sti per i com­por­ta­menti tenuti nel pas­sato e sulla sva­lu­ta­zione delle inten­zioni e dei pro­grammi futuri di governo.

Le liste elet­to­rali in campo fanno una vera e pro­pria “esor­ciz­za­zione dei nemici”, accu­sati di voler peg­gio­rare la con­di­zione socio-economica dei cit­ta­dini, in cam­bio di tro­vate estem­po­ra­nee per l’avvenire e cor­re­zioni retro­spet­tive della poli­tica sba­gliata, attuata nel passato.

I mass media per­lo­più si pre­stano ad ampli­fi­care que­ste ten­zoni, spet­ta­co­la­riz­zarle e ador­narle di infor­ma­zioni distin­tive, rac­colte da fonti, non sem­pre affi­da­bili o non veri­fi­cate, oppure ela­bo­rate per dedu­zione e verosimiglianza.

Si viene così a com­porre un vero e pro­prio arzi­go­golo tea­trale, da tea­tro comico, in cui la “per­so­na­liz­za­zione della poli­tica”, chiave pri­vi­le­giata dell’interpretazione dei fatti, fa da guida per sug­ge­rire colpi di scena e com­por­ta­menti scontati.

La visi­bi­lità media­tica dei pro­ta­go­ni­sti di ogni ordine e grado ne gua­da­gna naturalmente.

Se la carta stam­pata spinge la col­la­bo­ra­zione del let­tore alla rifles­sione e alla valu­ta­zione dei fatti comu­ni­cati, la tele­vi­sione aggiunge alla spet­ta­co­la­rità la distanza fra spet­ta­tore e pro­ta­go­ni­sta e la faci­li­ta­zione del pro­cesso di cono­scenza, diven­tato sem­pre più rapido e frut­ti­fero per chi agisce.

“Sono i media d’attualità che creano, let­te­ral­mente, la noto­rietà, per la loro capa­cità di ren­dere visi­bili e fami­liari i per­so­naggi pub­blici a milioni di per­sone, che non li hanno mai incon­trati in carne e ossa” scri­veva Char­les L. Ponce de Leon in “Self-Exposure: Human-Interest Jour­na­lism and the Emer­gence of Cele­brity in America”.

L’immagine tele­vi­siva con­fi­gu­rata in que­sto modo e cate­go­riz­zata per i fatti mostrati, si ste­reo­ti­pizza nel vis­suto degli spet­ta­tori e diventa ele­mento cogni­tivo di rife­ri­mento abi­tuale. Lo stesso accade per il fre­quen­ta­tore del social net­work nell’interazione con il tito­lare dell’account.

In Ita­lia, come negli altri Paesi, l’ elet­tore s’informa sulla poli­tica per mezzo della tele­vi­sione e non c’è canale nazio­nale che non dia noti­zie, almeno set­ti­ma­nal­mente, ai suoi spet­ta­tori sull’esito dei son­daggi affi­dati agli isti­tuti di indagine.

Rile­va­zioni e ana­lisi su orien­ta­menti e ten­denze dei votanti abbon­dano anche sulla carta stam­pata, sui gior­nali online e sui siti inte­res­sati alla poli­tica, ma la tele­vi­sione fa da padrona, forte delle carat­te­ri­sti­che pro­prie e dell’eventuale cor­re­la­zione con altri media, che danno spa­zio ai poli­tici. Costi­tui­sce un traino forte, di facile accesso e com­pren­sione, imbat­ti­bile dai concorrenti.

Il suc­cesso in poli­tica dei per­so­naggi tele­vi­sivi sta a dimo­strare l’ effi­ca­cia del medium, da solo e in com­mu­ni­ca­tion mix.

TG & Politica

L’esaltazione visiva dei pro­ta­go­ni­sti costi­tui­sce la com­po­nente prin­ci­pale della distor­sione veri­dica dei fatti. Il cosid­detto “spin­ning”, l’espressione inglese legata al verbo omo­nimo, che può cor­ri­spon­dere al lom­bardo “far su”, cioè mani­po­lare l’atteggiamento di qual­cuno per otte­nerne il con­senso, fa leva sull’immagine e la visi­bi­lità mediatica.

Usato soprat­tutto nella comu­ni­ca­zione poli­tica, “in gene­rale, lo spin è la rico­stru­zione che dà rilievo a certi aspetti e ne tra­scura altri, mette in rela­zione certi fatti e non altri” spiega Franca D’Agostini in “Men­zo­gna”. E’ un modo ope­ra­tivo del new­sma­king, della pub­bli­cità, della difesa avvo­ca­te­sca, serve per sti­mo­lare la fidu­cia e otte­nere l’adesione al mes­sag­gio rivolto al target.

Anche se siamo “natu­ral­mente” entrati nell’epoca della dif­fi­denza, in cui “inte­ra­giamo soprat­tutto con per­sone in cui non abbiamo fidu­cia [e forse verso le quali pro­viamo dif­fi­denza]” scrive Rus­sell Har­din, lo fac­ciamo per­ché cre­diamo di poter tro­vare il modo per sod­di­sfare i nostri inte­ressi nelle azioni degli altri.

E’ la logica che in poli­tica si chiama del “ Votare turan­dosi il naso” per otte­nere le uti­lità fatte balu­gi­nare dal manipolatore.

Il poli­to­logo John J. Mear­shei­mer dell’University of Chi­cago nel libro “Why lea­ders lie”, pub­bli­cato da Oxford Uni­ver­sity Press nel 2011, attri­bui­sce ai poli­tici ame­ri­cani, governi in testa, di aver fatto uso di “spin­ning” per rac­co­gliere l’adesione della mag­gio­ranza dei cit­ta­dini USA fino alle deci­sioni di inter­vento armato in Afga­ni­stan e Irak, mostrando gli aspetti favo­re­voli e van­tag­giosi per il paese, esa­ge­rando e distor­cendo addi­rit­tura la verità, ridu­cendo o igno­rando gli incon­ve­nienti della situa­zione, senza prevaricazioni.

Lo spin­ning può essere ammesso come estrema risorsa di fronte a situa­zioni dram­ma­ti­che, in cui non si può aspet­tare per evi­tarne l’aggravamento sostiene Mearsheimer.

La tesi giu­sti­fi­ca­zio­ni­sta del poli­to­logo non altera la pun­ti­gliosa rico­stru­zione dei fatti, basata su docu­menti ori­gi­nali e l’esemplificazione delle tec­ni­che di distor­sione delle noti­zie in poli­tica effet­tuata nel libro.

Negli uni e nelle altre sta l’utilità di “Why lea­ders lie. The truth about lying in Inter­na­tio­nal poli­tics”. Let­tura con­si­gliata in que­sti 15 giorni che ci sepa­rano dalle elezioni.

Diffamazione Infografica
Pubblicato il 18 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Diffamazione: Il Difficile Equilibrio tra Libertà di Stampa e Tutela dei Cittadini

Il caso Sal­lu­sti con­ti­nua a tenere banco in que­sti giorni ali­men­tando il dibat­tito sul tema della dif­fa­ma­zione a mezzo stampa e più in gene­rale sul dif­fi­cile equi­li­brio tra libertà di stampa e tutela dei cittadini.

Pare slit­tare la deli­be­rante per il ddl dif­fa­ma­zione, meglio noto con il nome di decreto “salva Sal­lu­sti”, con il Diret­tore del «Il Gior­nale» che gioca a fare il mar­tire spa­rando ad alzo zero con­tro tutti con un lin­guag­gio [ancora una volta?] da oste­ria, e la FNSI che con­corda sull’obbligo di ret­ti­fica e sug­ge­ri­sce l’istituzione di un “giurì per la lealtà dell’informazione” ma si dice prec­cu­pata dei lacci all’autonomia e alla libertà dell’informazione.

Sul tema l’infografica pub­bli­cata da «Lin­kie­sta» offre una pano­ra­mica della legi­sla­zione nei diversi Paesi d’Europa con la mag­gior parte delle nazioni che pre­ve­dono sia pene deten­tive che pene pecu­nia­rie rile­vanti. Una con­ferma di quanto allar­mi­smo si stia facendo sul tema in Ita­lia e della rile­vanza della que­stione attri­buita nelle nazioni con noi con­fi­nanti; in Ger­ma­nia, ad esem­pio, si arriva a pene che pos­sono essere sino a 5 anni di car­cere, nono­stante la Corte di Stra­sburgo con una sen­tenza del 2007 abbia affer­mato il contrario.

E’ pro­prio di que­sti temi di grande attua­lità che tratta Al Qaeda, Al Qaeda, docu-film di denun­cia, che fa luce su ciò che accade sull’altra fac­cia del mondo della dif­fa­ma­zione. Quella abi­tata dagli offesi e da chi ha pro­vato a difen­dersi, con­tro la disin­for­ma­zione e la per­se­cu­zione a mezzo stampa in Italia.

Il docu-film rico­strui­sce e narra sto­rie vere, attra­verso la testi­mo­nianza diretta degli inte­res­sati, mate­riale di archi­vio e scene ori­gi­nali, le sto­rie che giorno dopo giorno i media rac­con­tano agli ita­liani, senza rite­gno per la verità delle cose e molto spesso senza alcun rispetto per le per­sone che sono coinvolte.

Nel film si suc­ce­dono la sto­ria di Bep­pino Englaro, pro­ta­go­ni­sta della incre­di­bile gogna media­tica legata al dramma della figlia Eluana, la vicenda di Yous­sef Nada un ban­chiere musul­mano indi­cato dai gior­nali e poi da Bush tra i finan­zia­tori di Al Qaeda: tutto falso, come si è potuto dimo­strare in seguito. E poi le sto­rie di tante per­sone comuni, tutte unite dall’unico deno­mi­na­tore: l’avere incon­trato sulla loro strada il loro dif­fa­ma­tore, il car­ne­fice che ha tolto loro l’onore, la repu­ta­zione, l’identità.

Il docu­men­ta­rio, della durata di circa un’ora, sarà pre­sen­tato uffi­cial­mente oggi 18 otto­bre alle 18:00 presso il cinema Apollo in Gal­le­ria De Cri­sto­fo­ris a Milano in ante­prima nazio­nale per poi essere distri­buito attra­verso i canali “non uffi­ciali” in Rete, su iTunes..etc. Ed anche in dvd, posto in ven­dita al prezzo “popo­lare” di 8/10 euro.

Io ci sarò, ci vediamo lì?

PS: Spero che la pub­bli­ca­zione della coper­tina del DVD che riporta, anche, il mio nome, sia suf­fi­ciente come disclai­mer sul mio inte­res­sa­mento diretto alla questione.

Pubblicato il 11 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Storie da Copertina

Fiumi di parole sono state scritte in que­sti giorni sulla coper­tina del «Time» di que­sta set­ti­mana che è stata dedi­cata al nostro Pre­si­dente del Con­si­glio Mario Monti. La scelta di ritrarre l’attuale capo del nostro Governo è stata una­ni­ma­mente inter­pre­tata come la con­ferma dell’autorevolezza e del buon lavoro che gli viene attri­buito e rico­no­sciuto, san­cito, sugel­lato dalla copertina.

Pec­cato che così non sia asso­lu­ta­mente. Infatti la coper­tina degli Stati Uniti, dove il set­ti­ma­nale vende la stra­grande mag­gio­ranza delle pro­prie copie, ha un sog­getto com­ple­ta­mente diverso, men­tre Monti è rap­pre­sen­tato sola­mente sulle edi­zioni distri­buite fuori dagli USA.

Sto­rie da coper­tina che sta­bi­li­scono ancora una volta il limite tra noti­zie e informazione.

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