disinformazione

Wrong Internet
Posted on 12 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Video Integrale Umberto Eco – Internet, Social Media e Giornalismo

Le parole di Umberto Eco su Internet, Social Media e Giornalismo hanno destato grandi polemiche a causa della sua affermazione: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli»

Sia le persone sui social che la stragrande maggioranza delle testate giornalistiche del nostro Paese hanno dato ampio risalto, prevalentemente in chiave polemica, rispetto a quanto affermato al termine del conferimento della Laurea Honoris Causa in Comunicazione e Culture dei Media dell’Università degli Studi di Torino.

Arriva ora il video integrale dei 12 minuti del discorso da cui è stata estrapolata la frase. Emergono due cose di fondo: da un lato che la decontestualizzazione del discorso implica inevitabilmente fraintendimento ed infatti il ragionamento di Eco è di più ampio respiro, dall’altro lato non si può non rilevare come nonostante vi fossero numerosi giornalisti in aula è mancata qualsiasi buona pratica giornalistica, a cominciare dall’assenza di fact checking, e si sia preferito dare in pasto alla pancia delle persone una preda su cui avventarsi.

La visione del video integrale sotto riportato consente a ciascuno di farsi, con cognizione di causa, un’idea. La mia personale è che gli imbecilli siano i tanti che, ancora una volta, si sono affidati al sentito dire e le testate online alla caccia del click.

Comment is free

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Posted on 4 marzo 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Media che si Masturbano

19esima puntata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twitter” dedicata ai media ed il [soft] porno, di come la stragrande maggioranza delle testate online siano sempre più alla deriva nell’affannosa ricerca di click, producendo quello che Mantellini definisce, giustamente, “Il giornalismo delle cazzate”[*]

Il pretesto, l’occasione, per affrontare ancora una volta il tema è fornita dalla sapiente operazione di content marketing condotta lo scorso weekend da Pornhub con Wankband.

Partiamo dai “Pig Data” del portale di contenuti pornografici, sempre più azienda di tecnologia e data analytics, per andare dritti al cuore della questione evidenziando come i media di tutto il pianeta abbiano immediatamente raccolto l’ipotesi del braccialetto che ricaricherebbe [il condizionale è d’obbligo poiché allo stato attuale non si conosce se e quando verrà effettivamente realizzato] i propri device tecnologici grazie all’energia prodotta dalla masturbazione.

ilGiornale-posts-wankband

Numerosissime le testate, anche nel nostro Paese, che hanno colto l’occasione “acchiappa click” rilanciandola anche sui social con i risultati che l’immagine sopra riportata esemplifica. Da l’Huffington Post, che al lancio aveva solennemente promesso che non avrebbe dato spazio a gossip e dintorni, a La Stampa, passando per Il Giornale per chiudere in bellezza, si fa per dire, con il mensile di lyfestyle maschile GQ che propone “Wankband, il bracciale che vale una sega”.

Deriva dalla quale non è immune praticamente nessuna testata con, giusto per citare qualche esempio concreto solo degli ultimi giorni. Il Gazzettino che si lancia in una appassionante cronaca minuto per minuto – che mi aveva fatto addirittura pensare all’ipotesi che ci volessero fare un live blogging sulla questione stante il numero di articoli prodotti in 36 ore al riguardo – della “sexy supplente” culminata con il “perdono del preside” corredato da una fotogallery degna delle riviste che circolavano ai miei tempi nelle caserme. Il Giornale che nel suo ricco repertorio propone il video della giornalista che sul sito “si tuffa seminuda”, mentre sui social – da leggere i commenti, ancora una volta – diventa “tutta nuda”, appunto per acchiappare click, ed Il Corriere della Sera che tranquillizza l’orgoglio maschile sulle dimensioni medie dei loro attributi più cari ottenendo anche in questo caso le reazioni del proprio pubblico.

Corriere Pene

È fondamentalmente un discorso di newsbrand, di immagine di marca della testata e di coerenza con la stessa che è fondamentale. Se per Buzzfeed, et similia, è un valore aggiunto inserire anche contenuti di valore oltre a meme, gattini, etc., poichè rappresenta un upgrading, così non è per giornali che invece inserendo contenuti “frivoli”, o peggio, svilisce la propria immagine di marca rispetto al proprio pubblico.

Il sen­sa­zio­na­li­smo, le coper­tine “hot” [e din­torni] non sono una novità del gior­na­li­smo online, la dif­fe­renza però è che adesso non si tratta più di un esclu­siva dei maga­zine popo­lari di gos­sip ma il cer­chio si è allar­gato a dismi­sura a fonti d’informazione “serie”.

Qualche giorno fa è stato pubblicato un interessante articolo: “Porn Can Save the News Industry, and Not in the Way That You Think” che sostiene quanto avevo provato ad esplicitare anni fa su come il porno sia da sempre precursore dei tempi e la costante ricerca di innovazione complessiva del settore possono [al di là di gusti e moralismi individuali] essere d’insegnamento per molti altri settori e segmenti di mercato. Se ne consiglia assolutamente la lettura ai capo redattori dei web desk delle testate che è evidente abbiano sinora ampiamente frainteso il concetto.

Ad oggi, la com­pe­ti­zione si è asse­stata sul minimo comun deno­mi­na­tore per un modello che ricerca volume e non valore, non è certamente questa la strada da percorrere.

Digital Revenues

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera pun­tata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul terrazzo di Radio Fujiko abbiamo allestito appositamente una piccionaia allo scopo. In alternativa è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

Global Trust In Media
Posted on 28 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Mediaticamente Sfiduciati

Sono stati diffusi i risultati del 2014 Edelman Trust Barometer, 14esimo rapporto con cadenza annuale sul livello di fiducia nei confronti di imprese, istituzioni e media. Il rapporto analizza il livello di fiducia in 27 nazioni nel mondo, Italia compresa.

Per quanto riguarda in maniera specifica i media, media tradizionali e motori di ricerca online sono ritenuti le fonti più affidabili di notizie e informazioni generali in tutto il mondo. I motori di ricerca in particolare sono la prima fonte attraverso la quale ricercare informazioni [con tanti saluti al valore dell’home page]. È interessante notare che, mentre i livelli di fiducia in ogni forma specifica dei mezzi di comunicazione sono cresciuti rispetto allo scorso anno, la fiducia nei media come istituzione globale ha perso terreno.

Level Of Trust Media

Nell’80% delle nazioni analizzate il livello di fiducia nei media resta stabile o cala. Mediamente la fiducia nei media ha una flessione dal 57% al 52%, tra i diversi settori presi in considerazione i media sono fanalino di coda per livello di fiducia, superiori solo a quello attribuito alle banche. In Italia il calo è di dieci punti percentuali e passa dal 50% del 2013 all’attuale 40%.

Global Trust In Media

L’Edelman Trust Barometer identifica 16 variabili, 16 attributi chiave nel determinare la fiducia, suddivisi in cinque macro aree. Di questi l’area dell’engagement, del coinvolgimento, costituita da: ascolto e feedback sui bisogni dei clienti, delle persone, buone relazioni con il personale interno, anteporre gli interessi dei clienti al profitto e comunicare con buona frequenza ed in maniera trasparente sono uno degli asset chiave, come mostrano le slide dalla 31 alla 40 della presentazione sotto riportata.

Non credo ci sia bisogno di commentare su quale sia la strada da seguire.

TG & Politica
Posted on 8 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Distorsione delle Notizie per l’Inganno Politico

La campagna elettorale è entrata nella fase più accesa, del richiamo agli interessi forti, al coinvolgimento emozionale e alla coerenza sociale. Tra smentite e memento, controinformazione e rinfacci, i capi coalizione, i candidati e i sostenitori delle liste elettorali vecchie e nuove si affrontano senza esclusione di colpi nella gara per la conquista dei votanti. Un fiume in piena di notizie invade i media e tocca gli elettori.

Da vent’anni le elezioni italiane si svolgono in un clima di forte antagonismo e quanto più i richiami valoriali, alle regole della democrazia, si omologano, tanto più sono gli esponenti di spicco dei partiti di opinione a fare le differenze, sempre più enfatizzate sul processo mentale di costruzione delle “comunità immaginate”, come le definì Benedict Anderson, cioè i gruppi a cui i politici attribuiscono caratteristiche e comportamenti, risultanti dal miscuglio di un forte tribalismo e di una giungla hobbesiana, bene espresso dal proverbio “Io e mio fratello contro mio cugino. Io e mio cugino contro il mondo intero”.

Il tribalismo è l’idea che la solidarietà sia basata solo sulla prossimità delle relazioni di sangue e sia rafforzata da un atteggiamento di ostilità permanente verso il resto del mondo.

La comunicazione elettorale, basata sui media tradizionali e nuovi, fa leva sulla squalificazione reciproca dei protagonisti per i comportamenti tenuti nel passato e sulla svalutazione delle intenzioni e dei programmi futuri di governo.

Le liste elettorali in campo fanno una vera e propria “esorcizzazione dei nemici”, accusati di voler peggiorare la condizione socio-economica dei cittadini, in cambio di trovate estemporanee per l’avvenire e correzioni retrospettive della politica sbagliata, attuata nel passato.

I mass media perlopiù si prestano ad amplificare queste tenzoni, spettacolarizzarle e adornarle di informazioni distintive, raccolte da fonti, non sempre affidabili o non verificate, oppure elaborate per deduzione e verosimiglianza.

Si viene così a comporre un vero e proprio arzigogolo teatrale, da teatro comico, in cui la “personalizzazione della politica”, chiave privilegiata dell’interpretazione dei fatti, fa da guida per suggerire colpi di scena e comportamenti scontati.

La visibilità mediatica dei protagonisti di ogni ordine e grado ne guadagna naturalmente.

Se la carta stampata spinge la collaborazione del lettore alla riflessione e alla valutazione dei fatti comunicati, la televisione aggiunge alla spettacolarità la distanza fra spettatore e protagonista e la facilitazione del processo di conoscenza, diventato sempre più rapido e fruttifero per chi agisce.

“Sono i media d’attualità che creano, letteralmente, la notorietà, per la loro capacità di rendere visibili e familiari i personaggi pubblici a milioni di persone, che non li hanno mai incontrati in carne e ossa” scriveva Charles L. Ponce de Leon in “Self-Exposure: Human-Interest Journalism and the Emergence of Celebrity in America”.

L’immagine televisiva configurata in questo modo e categorizzata per i fatti mostrati, si stereotipizza nel vissuto degli spettatori e diventa elemento cognitivo di riferimento abituale. Lo stesso accade per il frequentatore del social network nell’interazione con il titolare dell’account.

In Italia, come negli altri Paesi, l’ elettore s’informa sulla politica per mezzo della televisione e non c’è canale nazionale che non dia notizie, almeno settimanalmente, ai suoi spettatori sull’esito dei sondaggi affidati agli istituti di indagine.

Rilevazioni e analisi su orientamenti e tendenze dei votanti abbondano anche sulla carta stampata, sui giornali online e sui siti interessati alla politica, ma la televisione fa da padrona, forte delle caratteristiche proprie e dell’eventuale correlazione con altri media, che danno spazio ai politici. Costituisce un traino forte, di facile accesso e comprensione, imbattibile dai concorrenti.

Il successo in politica dei personaggi televisivi sta a dimostrare l’ efficacia del medium, da solo e in communication mix.

TG & Politica

L’esaltazione visiva dei protagonisti costituisce la componente principale della distorsione veridica dei fatti. Il cosiddetto “spinning”, l’espressione inglese legata al verbo omonimo, che può corrispondere al lombardo “far su”, cioè manipolare l’atteggiamento di qualcuno per ottenerne il consenso, fa leva sull’immagine e la visibilità mediatica.

Usato soprattutto nella comunicazione politica, “in generale, lo spin è la ricostruzione che dà rilievo a certi aspetti e ne trascura altri, mette in relazione certi fatti e non altri” spiega Franca D’Agostini in “Menzogna”. E’ un modo operativo del newsmaking, della pubblicità, della difesa avvocatesca, serve per stimolare la fiducia e ottenere l’adesione al messaggio rivolto al target.

Anche se siamo “naturalmente” entrati nell’epoca della diffidenza, in cui “interagiamo soprattutto con persone in cui non abbiamo fiducia [e forse verso le quali proviamo diffidenza]” scrive Russell Hardin, lo facciamo perché crediamo di poter trovare il modo per soddisfare i nostri interessi nelle azioni degli altri.

E’ la logica che in politica si chiama del “ Votare turandosi il naso” per ottenere le utilità fatte baluginare dal manipolatore.

Il politologo John J. Mearsheimer dell’University of Chicago nel libro “Why leaders lie”, pubblicato da Oxford University Press nel 2011, attribuisce ai politici americani, governi in testa, di aver fatto uso di “spinning” per raccogliere l’adesione della maggioranza dei cittadini USA fino alle decisioni di intervento armato in Afganistan e Irak, mostrando gli aspetti favorevoli e vantaggiosi per il paese, esagerando e distorcendo addirittura la verità, riducendo o ignorando gli inconvenienti della situazione, senza prevaricazioni.

Lo spinning può essere ammesso come estrema risorsa di fronte a situazioni drammatiche, in cui non si può aspettare per evitarne l’aggravamento sostiene Mearsheimer.

La tesi giustificazionista del politologo non altera la puntigliosa ricostruzione dei fatti, basata su documenti originali e l’esemplificazione delle tecniche di distorsione delle notizie in politica effettuata nel libro.

Negli uni e nelle altre sta l’utilità di “Why leaders lie. The truth about lying in International politics”. Lettura consigliata in questi 15 giorni che ci separano dalle elezioni.

Diffamazione Infografica
Posted on 18 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Diffamazione: Il Difficile Equilibrio tra Libertà di Stampa e Tutela dei Cittadini

Il caso Sallusti continua a tenere banco in questi giorni alimentando il dibattito sul tema della diffamazione a mezzo stampa e più in generale sul difficile equilibrio tra libertà di stampa e tutela dei cittadini.

Pare slittare la deliberante per il ddl diffamazione, meglio noto con il nome di decreto “salva Sallusti”, con il Direttore del «Il Giornale» che gioca a fare il martire sparando ad alzo zero contro tutti con un linguaggio [ancora una volta?] da osteria, e la FNSI che concorda sull’obbligo di rettifica e suggerisce l’istituzione di un “giurì per la lealtà dell’informazione” ma si dice preccupata dei lacci all’autonomia e alla libertà dell’informazione.

Sul tema l’infografica pubblicata da «Linkiesta» offre una panoramica della legislazione nei diversi Paesi d’Europa con la maggior parte delle nazioni che prevedono sia pene detentive che pene pecuniarie rilevanti. Una conferma di quanto allarmismo si stia facendo sul tema in Italia e della rilevanza della questione attribuita nelle nazioni con noi confinanti; in Germania, ad esempio, si arriva a pene che possono essere sino a 5 anni di carcere, nonostante la Corte di Strasburgo con una sentenza del 2007 abbia affermato il contrario.

E’ proprio di questi temi di grande attualità che tratta Al Qaeda, Al Qaeda, docu-film di denuncia, che fa luce su ciò che accade sull’altra faccia del mondo della diffamazione. Quella abitata dagli offesi e da chi ha provato a difendersi, contro la disinformazione e la persecuzione a mezzo stampa in Italia.

Il docu-film ricostruisce e narra storie vere, attraverso la testimonianza diretta degli interessati, materiale di archivio e scene originali, le storie che giorno dopo giorno i media raccontano agli italiani, senza ritegno per la verità delle cose e molto spesso senza alcun rispetto per le persone che sono coinvolte.

Nel film si succedono la storia di Beppino Englaro, protagonista della incredibile gogna mediatica legata al dramma della figlia Eluana, la vicenda di Youssef Nada un banchiere musulmano indicato dai giornali e poi da Bush tra i finanziatori di Al Qaeda: tutto falso, come si è potuto dimostrare in seguito. E poi le storie di tante persone comuni, tutte unite dall’unico denominatore: l’avere incontrato sulla loro strada il loro diffamatore, il carnefice che ha tolto loro l’onore, la reputazione, l’identità.

Il documentario, della durata di circa un’ora, sarà presentato ufficialmente oggi 18 ottobre alle 18:00 presso il cinema Apollo in Galleria De Cristoforis a Milano in anteprima nazionale per poi essere distribuito attraverso i canali “non ufficiali” in Rete, su iTunes..etc. Ed anche in dvd, posto in vendita al prezzo “popolare” di 8/10 euro.

Io ci sarò, ci vediamo lì?

PS: Spero che la pubblicazione della copertina del DVD che riporta, anche, il mio nome, sia sufficiente come disclaimer sul mio interessamento diretto alla questione.

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