digital marketing

Ad Validator
Pubblicato il 10 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

AdValidator

La World Asso­cia­tion of New­spa­pers, durante il wee­kend appena tra­scorso, ha pro­mosso AdHac­ka­ton, due giorni di brain­stor­ming alla ricerca di nuovi modelli per la pub­bli­cità digi­tale, basati sulla per­so­na­liz­za­zione e la loca­liz­za­zione degli annunci, alla quale ho partecipato.

Nell’articolo scritto ieri per «La Stampa» è pos­si­bile leg­gere il reso­conto det­ta­gliato dell’iniziativa.

Dei 4 pro­getti svi­lup­pati dai diversi gruppi di lavoro, quello pro­po­sto dal team di cui sono stato mem­bro è stato giu­di­cato il migliore ed ha vinto.

“AdVa­li­da­tor”, que­sto il nome del pro­getto svi­lup­pato dal sot­to­scritto insieme a Olga Iva­nova, Deputy Publi­sher di Rus­sia Beyond the Head­li­nes, Betto Libe­rati, Pre­si­dente ANSO e CEO Astre­lia e Kim Svend­sen, Mar­ke­ting Mana­ger di CCI New­sgate, è un sistema che, sfrut­tando iBea­con, trac­cia il com­por­ta­mento delle per­sone dall’esposizione ai mes­saggi pub­bli­ci­tari sino all’ingresso in nego­zio così da accre­scere il valore per gli inve­sti­tori e dun­que fron­teg­giare quella che potrebbe essere la seconda apo­ca­lisse dell’industria dei media: La rapida ascesa del mobile.

Sotto ripor­tata la pre­sen­ta­zione che abbiamo rea­liz­zato per illu­strare il progetto.

Inspiring Pr
Pubblicato il 16 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

InsPiRing PR

Sabato a Mestre si tiene un evento pro­mosso da FERPI Tri­ve­neto ma con valenza nazio­nale: “InsPi­Ring PR”

La gior­nata di lavoro è aperta a tutti i comu­ni­ca­tori e a coloro che ope­rano nelle orga­niz­za­zioni, pub­bli­che o pri­vate, pro­fit o non pro­fit. Per risco­prire il ruolo delle Rela­zioni Pub­bli­che alla luce dei cam­bia­menti nella gestione delle rela­zioni interne, esterne e della rivoluzione/e-voluzione digitale.

Incau­ta­mente, as usual, com­paio tra gli spea­ker. Qui le poche slide di appog­gio per il mio inter­vento insPi­Ra­tio­nal: “Il futuro della comu­ni­ca­zione è oggi”

Surf
Pubblicato il 7 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Autodefinito

Con l’inizio del Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo si è con­clusa la mia espe­rienza come [tem­po­rary] social media edi­tor a «La Stampa». Per chi, come il sot­to­scritto, fa il con­su­lente più di 75 gior­nate lavo­ra­tive sono un lasso tem­po­rale estre­ma­mente impor­tante in un anno lavo­ra­tivo e quella al quo­ti­diano diretto da Mario Cala­bresi è stata cer­ta­mente un’esperienza importante.

Sugli aspetti di det­ta­glio del lavoro svolto mi ripro­metto di tor­nare nei pros­simi giorni, oggi voglio rin­gra­ziare, come ho già avuto modo di fare di per­sona, il diret­tore e tutti capo­re­dat­tori per l’accoglienza riser­va­tami e la fat­tiva col­la­bo­ra­zione offerta. Un rin­gra­zia­mento par­ti­co­lare a Marco Bar­dazzi e Gabriele Mar­tini con i quali ho lavo­rato, let­te­ral­mente, gomito a gomito in que­sti mesi avendo modo di apprez­zarne pro­fes­sio­na­lità e dedi­zione verso il pro­prio mestiere. Ovvia­mente un grosso in bocca al lupo a Carola Fre­diani che suben­tra al mio posto, amica di lunga data e pro­fes­sio­ni­sta di indub­bia qualità.

PLS IJF

Chiusa, almeno in que­sti ter­mini, la col­la­bo­ra­zione con «La Stampa» sono due i pro­getti che assor­bi­ranno la gran parte del mio tempo nei mesi a venire.

La fine della fase “beta” di Data­Me­dia­Hub con l’implementazione di quanto ci ripro­po­niamo di pub­bli­care quo­ti­dia­na­mente una volta a regime, e i ser­vizi che come gruppo di pro­fes­sio­ni­sti asso­ciati offriamo.

La col­la­bo­ra­zione, ini­ziata a par­tire da que­sta set­ti­mana, con Eta­lia, piat­ta­forma web-based ad accesso gra­tuito che per­mette di leg­gere, pub­bli­care e con­di­vi­dere con­te­nuti testuali o mul­ti­me­diali attra­ver­sao la quale cia­scun utente ha la pos­si­bi­lità di costruire un gior­nale per­so­na­liz­zato, aggior­nato auto­ma­ti­ca­mente in tempo reale, aggre­gando le noti­zie pro­ve­nienti da fonti edi­to­riali e online, o quelle pro­dotte dagli altri utenti della piattaforma.

Per Eta­lia, che ho apprez­zato sin dalla nascita per l’innovativo modello di busi­ness con il quale i ricavi gene­rati dal traf­fico ven­gono ridi­stri­buiti tra tutti gli utenti che hanno appor­tato valore ai con­te­nuti, incen­ti­vando così la con­di­vi­sione delle noti­zie e la cir­co­la­zione dell’informazione, rico­prirò il ruolo di Digi­tal Mar­ke­ting Mana­ger, soste­nen­done a tutto campo, per quanto nelle mie capa­cità, lo svi­luppo dopo il suo lan­cio avve­nuto nell’ottobre 2013. 

Scri­veva Jon Kabat-Zinn: “Non puoi fer­mare le onde, ma puoi impa­rare a padro­neg­giare il surf”. È esat­ta­mente quello che mi piace fare.

Surf

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Pubblicato il 24 giugno 2013 by Pier Luca Santoro

Italia 2.0

Lo sap­piamo, una larga fetta della popo­la­zione ita­liana non usa Inter­net ed anche tra chi invece uti­lizza la Rete vi è un ampio diva­rio in ter­mini di fre­quenza con poco più di 14 milioni di ita­liani che navi­gano quo­ti­dia­na­mente. Si tratta di un numero di per­sone che comun­que, anche se infe­riore a quello in altre nazioni “evo­lute”, è di asso­luto inte­resse e che può essere con­tatta, ingag­giata con quello che viene rias­sunto nella defi­ni­zione di digi­tal marketing.

Ita­lia 2.0 è una ricerca con­dotta da Due­pun­to­zero Research dal 2009 su un cam­pione di 3.000 inter­vi­ste annue su 2 wave seme­strali, di cui l’ultima è stata effet­tuata a marzo 2013.  For­ni­sce un enorme numero di sti­moli e insight su com­por­ta­menti, atteg­gia­menti e desi­de­rata degli utenti Inter­net in Ita­lia, rispetto alla pre­senza e alle ini­zia­tive dei brand in ambito Social Media. Nello spe­ci­fico, appro­fon­di­sce il rap­porto tra utente-web-marche inter­vi­stando un cam­pione di 1.500 casi a wave, rap­pre­sen­ta­tivo degli utenti inter­net ita­liani, seg­men­ta­bile per varia­bili socio-demografiche, di respon­sa­bi­lità negli acqui­sti e inte­resse per diverse cate­go­rie mer­ceo­lo­gi­che.  I risul­tati dell’indagine di marzo ed il con­fronto con quelle dei due seme­stri pre­ce­denti sono stati resi dispo­ni­bili di recente.

italia20-infografica-marzo13

Si con­ferma come la navi­ga­zione avvenga sem­pre di più da dispo­si­tivi mobili. Infor­ma­zione, mul­ti­me­dia­lità e sto­ry­tel­ling sono i fat­tori del suc­cesso online. Per gli utenti non è impor­tante il sin­golo post tro­vato, ma l’opinione viene for­mata da un insieme di fat­tori in grado di far emer­gere gli orien­ta­menti dell’intera community.

Al di là degli aspetti quan­ti­ta­tivi, per i quali si rimanda alla visione della pre­sen­ta­zione sotto ripor­tata, quello che mi appare di mag­gior inte­resse e la clas­si­fi­ca­zione dei “Social Con­su­mers”. I ricer­ca­tori infatti iden­ti­fi­cano 5 pro­fili con dif­fe­renti attese e volontà di rela­zione con le atti­vità di comu­ni­ca­zione social media delle aziende:

• Social Fun (33%): il brand come mee­ting point

• Brand Peer (21%): il brand come interlocutore

• Prac­ti­cal (17%): il brand come supporto

• Ego­ma­niac (15%): il brand come trampolino

• Emo­tio­nal (14%): il brand come stimolo

Come sin­te­tizza Fede­rico Capeci, fon­da­tore di Due­pun­to­zero DOXA, l’American Mar­ke­ting Asso­cia­tion sta tra­sfor­mando e rive­dendo la defi­ni­zione di mar­ke­ting: TO MARKET > MARKETING TO > MARKETING WITH. Il mar­ke­ting digi­tale pone il con­su­ma­tore al cen­tro come risorsa endo­gena al pro­cesso di crea­zione del valore. Si abban­dona il “tell and sell” del mar­ke­ting tra­di­zio­nale e si uti­lizza un approc­cio “expe­rience & engagement”.

I pro­cessi chiave e gli stru­menti del mar­ke­ting digi­tale sono ben foto­gra­fati dalla mappa rea­liz­zata da Gart­ner che è pro­get­tata per iden­ti­fi­care le fonti migliori per le spe­ci­fi­che esi­genze azien­dali al fine di dotarsi di sistemi inte­grati, che fun­zio­nano bene insieme. Buon  lavoro.

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Influencers-versus-Advocates
Pubblicato il 17 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Influencers Versus Brand Advocates

L’interesse su valore ed effi­ca­cia nelle digi­tal PR degli influen­cer è da sem­pre un punto car­dine del con­fronto pro­fes­sio­nale sulle buone pra­ti­che di influenza online.

Il tema non è tra­scu­ra­bile sia per il suo valore di fondo che per le dif­fi­coltà che tut­tora hanno nella stra­grande mag­gio­ranza dei casi le orga­niz­za­zioni ad effet­tuare una comu­ni­ca­zione mirata “one-to-one”. Cosa di meglio allora se non quello di affi­darsi agli influen­cers per poi lasciare a loro il com­pito di dif­fon­dere il mes­sag­gio a pioggia?

Sull’argomento e sull’ effi­ca­cia di tale ipo­tesi di lavoro si sono espressi recen­te­mente, pro­du­cendo rifles­sioni di qua­lità tutte da leg­gere, Daniele Chieffi e Piero Taglia­pie­tra.

Pro­ba­bil­mente una parte della que­stione sta nella con­fu­sione, non esclu­siva a quest’area di dibat­tito, che si fa tra audience ed influenza pri­vi­le­giando molto spesso la quan­tità alla qua­lità delle rela­zioni  finendo ine­vi­ta­bil­mente per pri­vi­le­giare la prima a sca­pito della seconda. La corsa ai fol­lo­wers e/o ai fans, e le rela­tive distor­sioni che ne deri­vano, ne sono la più ele­men­tare evidenza.

L’infografica sot­to­stante mette a con­fronto ruolo e signi­fi­cato degli influen­cers rispetto ai brand advo­ca­tes evi­den­ziando come sep­pure i secondi abbiano media­mente gruppi di rela­zione di minor entità nella mag­gior parte dei casi la loro genui­nità risulti essere di mag­gior effi­ca­cia rispetto a quella degli influencers.

Per lavo­rare effi­ca­ce­mente nell’ecosistema digi­tale siamo “con­dan­nati” a sta­bi­lire rela­zioni fidu­cia­rie sem­pre più mirate e ristrette, cer­care di sosti­tuire que­sto tipo di lavoro uti­liz­zando scor­cia­toie o, peg­gio, uti­liz­zando i diverso social media ancora secondo le logi­che main­stream non fun­ziona. E’ ora di arren­dersi, almeno, a que­sta evidenza [#].

[#] Ragio­na­mento gene­rale da adat­tare e per­so­na­liz­zare rispetto alla realtà di ogni sin­golo con­te­sto che però resta valido per ogni seg­mento, per ogni com­parto, edi­to­ria inclusa, ovviamente.

Pubblicato il 22 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Investimenti Pubblicitari & Media

Pres­so­chè con­tem­po­ra­nea­mente alle mie rifles­sioni sul con­torto mec­ca­ni­smo che spinge gli edi­tori a pri­vi­le­giare la quan­tità, i volumi di traf­fico al pro­prio sito, rispetto alla qua­lità della rela­zione con le per­sone, con i let­tori, una ricerca pub­bli­cata da Flurry aggiorna i dati che citavo nell’articolo all’interno degli spazi dell’European Jour­na­lism Observatory.

Dati che ana­liz­zando la rela­zione tra tempo speso per cia­scun media e livello di inve­sti­mento pub­bli­ci­ta­rio, con­fer­mano ulte­rior­mente come l’online, ed in par­ti­co­lare ancor più tutta l’area legata al web in mobi­lità, par­rebbe abbia pro­spet­tive di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria dav­vero rile­vanti. E’ sem­pre la carta stam­pata che ne esce con minori pro­spet­tive poi­chè pare essere il media che in asso­luto oggi assorbe inve­sti­menti appa­ren­te­mente spro­por­zio­nati rispetto al tempo che le per­sone vi dedicano.

L’impatto con­cet­tuale che pare emer­gere sulle pro­spet­tive future di inve­sti­menti pub­bli­ci­tari e media è di tale por­tata da aver spinto anche il «Washing­ton Post» a ripren­derne la tavola di sin­tesi sot­to­ri­por­tata che, appunto, evi­den­zia un rap­porto di 5:1 tra livello di inve­sti­menti e tempo per la carta stam­pata. Fon­da­men­tal­mente nulla di nuovo se non per l’aggiornamento degli eCPM medi a seconda della stra­ti­fi­ca­zione socio-demografica della popo­la­zione di riferimento.

Oltre ai con­cetti pre­ce­den­te­mente espressi sul tema, che con­fermo asso­lu­ta­mente, dei quali vi rispar­mio la ripe­ti­zione riman­dan­dovi alla let­tura del pre­ci­tato arti­colo di lunedì, l’aggiornamento con­sente di ripren­dere ed appro­fon­dire altri aspetti che per sin­tesi non avevo esplicitato.

In breve.

Allo stato attuale ogni devia­zione dalla coper­tura di noti­zie, di infor­ma­zioni che mas­si­miz­zino l’audience implica ine­vi­ta­bil­mente la per­dita di una quota, più o meno rile­vante, del volume di visite e dun­que dei cor­ri­spon­denti ricavi pub­bli­ci­tari. Si tratta di un fatto noto, risa­puto, forse tanto da essere banale, ma che espli­ci­tato con chia­rezza, mi pare dia la dimen­sione del rap­porto e dei vin­coli che nel tempo si sono costruiti, asso­lu­ta­mente anche in Rete, tra inve­sti­menti pub­bli­ci­tari e media e dell’impatto che ine­vi­ta­bil­mente que­sto genera come influenza sull’informazione pro­po­sta e trasmessa.

Inol­tre, senza arri­vare agli eccessi con­cet­tuali di pen­siero espressi dal neo Pre­si­dente FIEG, Giu­lio Anselmi, e dal Prof. Der­rick de Kerc­khove, che durante la con­fe­renza stampa della filiera della carta [Edi­to­ria, Stampa e Tra­sfor­ma­zione] svol­tasi a Roma pochi giorni fa hanno magni­fi­cato, in parte evi­den­te­mente puor cause, il ruolo e la supre­ma­zia della carta affer­mando che ” la carta è il mezzo capace di sti­mo­lare il pen­siero e arti­co­larlo, è il mezzo che crea l’individuo”, è indub­bio che i dati [ri]proposti da Flurry siano fuorvianti.

Cer­ta­mente è noto­ria­mente insito nei bene­fici della stampa la pos­si­bi­lità di sof­fer­marsi, leg­gere, appro­fon­dire e, se del caso, con­ser­vare, un valore che nel caso della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria diviene anche ras­si­cu­ra­zione oltre che appro­fon­di­mento. Ele­mento al quale si abbina la con­ferma di pochi giorni fa di una ricerca che fa emer­gere come la mag­gior parte dei let­tori di gior­nali e rivi­ste su tablet sia insod­di­sfatta da que­sto tipo di espe­rienza, e con­ti­nui a pre­fe­rire la ver­sione cartacea.

Come con­clu­deva Piero Vietti nel suo focus di ieri su carta stam­pata e online/digitale “Il futuro dei gior­nali [ e della carta stam­pata in gene­rale, aggiungo io] si gioca su que­sto cri­nale, tra vec­chio mer­cato da non delu­dere e nuovo da con­qui­stare. Vin­cerà chi saprà sod­di­sfarli entrambi”. E’ un aspetto che se ana­liz­zato solo sulla base della rela­zione tra tempo e denari pun­tati su cia­scun cavallo, su cia­scun media, rischia di por­tare fuori strada chi si affi­dasse solo a tale criterio.

Update -  Ieri a com­mento dell’articolo l’amico Fabio Caval­lotti scrive: “Da que­sto dibat­tito, [dilemma?], si gioca molto del futuro non solo dell’editoria come appa­rato indu­striale, ma pure dell’informazione e della cir­co­la­zione della cul­tura. Se per ipo­tesi il modello audience/cpm/quantità diven­tasse l’unica archi­trave dell’ecosistema, si por­rebbe il pro­blema della solu­zione di con­ti­nuità tra chi accede — per­ché può per soldi e per pre­pa­ra­zione sco­la­stica — agli stru­menti di appro­fon­di­mento e tra chi — per i motivi oppo­sti — resta nel recinto di del trash e della facile mani­po­la­zione. Fino a oggi — con pro­cesso che si è for­mato e acce­le­rato negli anni ’60 — il modello ha per­messo — pur con limiti e imper­fe­zioni — un accesso al sapere ten­den­zial­mente inter­clas­si­sta. Ma domani? La piega che tra pren­dendo la scuola pub­blica ci sta già annun­ciando il domani? ” — E’ asso­lu­ta­mente un ulte­riore poten­ziale peri­colo di un approc­cio esclu­si­va­mente quan­ti­ta­tivo che avevo omesso. Gra­zie a Fabio per averlo ricordato.

Pubblicato il 21 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Il Punto di Arrivo o Il Punto di Partenza?

Il futuro dell’informazione è digi­tale. E’ que­sto pro­ba­bil­mente l’unico punto sul quale la stra­grande mag­gio­ranza di gior­na­li­sti ed esperti del set­tore pare essere d’accordo.

Come sap­piamo, non sono noti i con­torni, i tempi e, soprat­tutto, allo stato attuale non è chiaro con quale soste­ni­bi­lità eco­no­mica, ma non passa giorno senza che venga soste­nuta a gran voce la scom­parsa, più o meno pros­sima, della carta ed i van­taggi, le oppor­tu­nità e le pro­spet­tive del digitale.

Approc­cio, ose­rei direi quasi “ideo­lo­gico”, che è spesso sin­te­tiz­zato nel con­cetto di digi­tal first del quale «The Guar­dian» è diven­tato quasi sino­nimo e ban­diera per il corag­gio e la deter­mi­na­zione nell’affrontare tale percorso.

Cer­ta­mente, come recita la frase di Clay Shirky sopra ripor­tata [NB: clic­cando sull’immagine avrete accesso alla pre­sen­ta­zione com­pleta della quale vi con­si­glio la let­tura se vi fosse sfug­gita in pre­ce­denza] , il modello sul quale si è basata la carta stam­pata negli ultimi 100 anni non fun­ziona e non è più fun­zio­nale ad edi­tori, inve­sti­tori pub­bli­ci­tari e per­sone, nel nuovo eco­si­stema dell’informazione.

Altret­tanto cer­ta­mente si è gene­ral­mente ampia­mente tra­vi­sato il signi­fi­cato dell’idea di digi­tal first sia per­chè è stato com­ples­si­va­mente, come spesso avviene, tra­la­sciato l’impatto e le impli­ca­zioni sull’organizzazione del lavoro delle reda­zioni che, soprat­tutto, per la per­si­stente ten­denza a ragio­nare in ter­mini di con­trap­po­si­zione invece che di siner­gia e com­ple­men­ta­rietà tra carta e digi­tale, tra vec­chio e nuovo.

L’equivoco di fondo è però, direi, di mag­gior ampiezza e portata.

Si con­ti­nua fon­da­men­tal­mente a con­cen­trarsi sul mezzo, sulle solu­zioni, tavolta sulle “tro­vate”, che la tec­no­lo­gia offre, dimen­ti­cando troppo spesso, ho l’impressione, che tutto quello di cui si discute, tutto quello che è è fonte di ragio­na­menti più o meno con­di­visi o con­di­vi­si­bili non può pre­scin­dere da un punto: le persone.

Devo ancora riflet­tere, appro­fon­dire, per dirmi se sia il punto di par­tenza o il punto di arrivo, cer­ta­mente l’idea di met­tere al cen­tro i let­tori, le per­sone, il pas­sag­gio dal digi­tal first ad un più fon­da­men­tale audience first, o ancora meglio, appunto, peo­ple first, è impre­scin­di­bile per edi­tori, imprese che inve­stono in comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria e, ovvia­mente, per le per­sone stesse.

Se, come si va ripe­tendo da tempo, l’ecosistema dell’informazione, e l’equilibrio di gestione delle reda­zioni tra costi e ricavi aggiungo io, non può pre­scin­dere dalla col­la­bo­ra­zione con le per­sone. Se le per­sone, la loro atten­zione ed il loro coin­vol­gi­mento, sono il bene che gli edi­tori da sem­pre [s]vendono agli inve­stori. Se, come credo, senza per­sone inte­res­sate e coin­volte, non esi­stono di fatto notizie.

Allora, che sia il punto di arrivo o quello di par­tenza diviene tra­scu­ra­bile, resta fon­da­men­tale [ri]mettere, anche nel caso del gior­na­li­smo, al cen­tro le per­sone troppo a lungo, nella migliore delle ipo­tesi, trascurate.

Pubblicato il 16 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Quando un Blog salva Costa Crociere dal Naufragio

La vicenda del nau­fra­gio della nave da cro­ciera è caso di stu­dio, l’ennesimo, di que­sta evo­lu­zione nella rela­zione e comunicazi0ne che viene con­ven­zio­nal­mente rac­colta nella defi­ni­zione di social media mar­ke­ting o, in maniera ancora più estesa,  di digi­tal marketing.

Quanto avve­nuto è ormai  tal­mente cono­sciuto da ren­dere  super­flua ogni descri­zione. Di fatto ancora sta­mat­tina le prime pagine dei quo­ti­diani nazio­nali di mezzo mondo hanno la foto in prima pagina della nave.

Come segnala Mas­simo Man­tel­lini, Costa Cro­ciere ha un blog ed ha deciso di usarlo, anche, in que­sta occa­sione con due arti­co­letti che dicono tanto poco quanto molto di come si gesti­sce la comu­ni­ca­zione in Rete.  Due arti­coli, forse più banal­mente delle segna­la­zioni tout court, pub­bli­cate alle 01.10 e, suc­ces­si­va­mente, alle 05. 23.

Qui gli ele­menti di qua­li­fi­ca­zione si richia­mano all’area dell’organizzazione azien­dale; alla defi­ni­zione dei ruoli, dell’autonomia e all’azione che ne deriva. Senza que­sto i post non sareb­bero stati pub­bli­cati. Aspetti che, come sem­pre più fre­quen­te­mente avviene, sono poi pre­miati sui social net­work, dove  pre­senza e aper­tura sono pre­va­len­te­mente apprez­zati e commentati.

Sem­pli­ce­mente, si fa per dire, orga­niz­zati alla meta pronti a ad ogni eve­nienza anche alla più remota, come è il caso, di “capi­tani corag­giosi” da cui salvarsi.

Pubblicato il 10 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

How Social Media Changed the Game [and the way still to go]

The info­gra­phic from MDG Adver­ti­sing, a full-service adver­ti­sing agency from South Flo­rida,  makes a good sum­mary of the shift to social in digi­tal marketing.

Undoub­tedly the pro­gres­sive rise of social media and social net­work has chan­ged the way  peo­ple spend their time and inte­ract with brands on the Web and, the­re­fore, how invest­ments for mar­ke­ting and com­mu­ni­ca­tion are allo­ca­ted. Very effec­tive on this topic the deci­sion making cycle of con­nec­ted custo­mers, brought by Brian Solis a cou­ple of days ago, poin­ting out the big chan­ges in the new social custo­mer and the resul­ting shift in the deci­sion making process.

If mar­ke­ters say that social media has impac­ted their mar­ke­ting ope­ra­tions there is still a long way to go as 21% of them are not sure yet how to respond, and just know they have a lot of likes on Face­book; to point out one of the many cur­rent issues.

Of course it isn’t just a mat­ter of metrics or misgui­ded approach but a dee­per pro­blem of orga­ni­za­tio­nal cul­ture as a whole, nee­ding a com­plete new para­digm for such a deep revo­lu­tion in the rela­tions bet­ween peo­ple and industry.

Now that we are, almost, get­ting to know the [social] medium is nee­ded a fur­ther step from social media mar­ke­ting 1.0, the cur­rent phase, to social media mar­ke­ting 2.0 or, bet­ter, to social enter­prise.

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Pubblicato il 7 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

2012 Content Marketing Benchmarks

I con­te­nuti, la loro rile­vanza rispetto agli inte­ressi delle per­sone, e la sele­zione di stru­menti e nuove pra­ti­che per sele­zio­nare, orga­niz­zare e dif­fon­dere gli stessi, ser­ven­dosi, anche,  di social media e social net­work, sono sem­pre più ele­mento cen­trale nella rela­zione tra le imprese ed i diversi pub­blici di rife­ri­mento in una logica di attra­zione, di pull, o inbound che dir si voglia.

Appro­fon­dire quali moda­lità e quali mezzi ven­gano uti­liz­zati allo scopo è stato l’oggetto della ricerca «B2B Con­tent Mar­ke­ting: 2012 Ben­ch­marks, Bud­gets, and Trends» i cui risul­tati sono stati dif­fusi all’inizio di que­sta settimana.

Lo stu­dio si è foca­liz­zato in ambito B2B coin­vol­gendo 1,092 pro­fes­sio­nals del set­tore in ambito mar­ke­ting e comu­ni­ca­zione di tutto il mondo.

Arti­cle Mar­ke­ting, social media e cor­po­rate blog sono gli stru­menti più uti­liz­zati in asso­luto. Viene sfa­tato per l’ennesima volta “il mito” che vede nella cre­scente rile­vanza dei social net­work un cor­ri­spon­dente declino dei blog.

Quando il pub­blico di rife­ri­mento è costi­tuito da imprese, carat­te­ri­stica che defi­ni­sce, come noto, il B2B, la dif­fu­sione dei con­te­nuti è affi­data pre­va­len­te­mente a Twit­ter e Lin­ke­din; il ruolo di Face­book,  pur rima­nendo rile­vante, passa in secondo piano. Non tra­scu­ra­bile, sep­pure a mio avviso sot­tou­ti­liz­zata rispetto alle poten­zia­lità, la vei­co­la­zione di con­te­nuti attra­verso Slideshare.

Nono­stante una com­ples­siva fidu­cia nel ruolo e nel valore del con­tent mar­ke­ting, i risul­tati dell’indagine rela­ti­va­mente alla per­ce­zione di effi­ca­cia dei diversi mezzi lascia inten­dere quanta sia ancora la distanza nell’utilizzo dei social media.

Gli eventi in pre­senza sono rite­nuti di gran lunga il mezzo di mag­gior effi­ca­cia men­tre i social media si col­lo­cano all’estremo oppo­sto, sep­pure con una buona valu­ta­zione com­ples­siva. Al riguardo resta il dub­bio su quanto que­ste defi­ni­zioni siano frutto di misu­ra­zione spe­ci­fi­che ed ade­guate piut­to­sto che invece di per­so­nali per­ce­zioni, se non credenze.

Che la sfida per coin­vol­gere e con­vin­cere  si gio­chi sul valore dei con­te­nuti, al di là delle sin­gole spe­ci­fi­cità, è opi­nione dif­fusa con oltre il 40% degli inter­vi­stati che ne hanno consapevolezza.

Come dicevo di recente, ogni azienda, per pic­cola o grande che sia, pos­siede un know how e una com­pe­tenza in uno o più set­tori spe­ci­fici. Met­tere a dispo­si­zione dei clienti que­ste com­pe­tenze le valo­rizza ulte­rior­mente come stru­mento per cemen­tare le rela­zioni e costruire una repu­ta­zione solida. Le aziende devono impa­rare a rac­con­tare sto­rie in maniera auto­re­vole e coin­vol­gente e tra­sfor­marsi in media com­pany. Ma devono anche saper man­te­nere le promesse.

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