digital divide

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Pubblicato il 18 giugno 2013 by Pier Luca Santoro

Gli Italiani Sono Poco Social?

L’Office for Natio­nal Sta­ti­stics, l’equivalente della nostrana ISTAT per il Regno Unito, ha pub­bli­cato le sta­ti­sti­che sul social net­wor­king in Europa basan­dosi su dati pro­pri e su quelli di Eurostat.

E’ impor­tante segna­lare come per social net­wor­king si intenda la defi­ni­zione più ampia del ter­mine che com­prende inviare mes­saggi a siti di chat, siti di social net­wor­king, blog, new­sgroup, forum di discus­sione e l’uso di instant messaging. 

Dai dati emerge come l’Italia sia la nazione con il minor uti­lizzo di social net­work, nella acce­zione sopra ripor­tata, di tutta Europa. Non solo, ma pur avendo un’elevata pene­tra­zione di smart­pho­nes anche per quanto riguarda l’utilizzo di social net­work da mobile ci atte­stiamo al fondo della clas­si­fica sotto Bul­ga­ria e Grecia.

Se cer­ta­mente il dato nasce dalla bassa pene­tra­zione di Inter­net in gene­rale rispetto al totale della popo­la­zione del nostro Paese rispetto alle altre nazioni, non ne va comun­que tra­scu­rata la por­tata ed il signi­fi­cato di arre­tra­tezza sia in ter­mini di infra­strut­ture che cul­tu­rali, come dimo­stra, anche, la rela­ti­va­mente bassa pene­tra­zione [esat­ta­mente la metà della media UE] anche per quanto riguarda la fascia di età 16–24 anni.

Per chi vive la Rete con inten­sità, come tra gli altri il sot­to­scritto, un richiamo alla realtà nazio­nale di quando in quando è tanto dolo­roso quanto necessario.

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Pubblicato il 1 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

e-Intensity Index

In que­sti giorni Boston Con­sul­ting Group, per il quarto anno con­se­cu­tivo, ha pub­bli­cato i risul­tati dell’e-intensity index, indice che misura la pro­pen­sione all’essere digi­tale di una nazione.

L’ indice che misura l’importanza di inter­net nell’economia dei diversi Paesi, che quest’anno sono dive­nuti 80 rispetto ai 50 dell’anno scorso, si basa su tre cri­teri: ena­ble­ment, enga­ge­ment e expenditure.

  • Enablement/Abilitazione: Conta per il 50% del peso totale e coin­volge infra­strut­ture fisse e mobili.
  • Engagement/Coinvolgimento: Pesa il 25%, misura quanto atti­va­mente le imprese, i governi e i con­su­ma­tori stanno “abbrac­ciando”, uti­liz­zando Internet.
  • Expenditure/Spese: Pesa per il restante 25%, misura la pro­por­zione di denaro speso per acqui­sti e pub­bli­cità online

Il gra­fico sot­to­stante, nel quale per faci­li­tare di let­tura ho sele­zio­nato solo i 27 Paesi della UE rispetto agli 80 map­pati, mostra come l’Italia abbia un e-intensity index infe­riore alle eco­no­mie prin­ci­pali dell’Europa ed anche rispetto alla Spa­gna ed all’Irlanda. Non a caso già nel 2011 la nota società di con­su­lenza ci aveva clas­si­fi­cato tra i “Paesi pigri”.

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Già a fine novem­bre 2012 BCG aveva pro­dotto un gra­fico di sin­tesi del peso di Inter­net per tutti i Paesi del G-20, rea­liz­zato sulla base dei risul­tati del rap­porto “The Inter­net Eco­nomy in the G-20″, che mostra come nel 2010 il peso di Inter­net sul PIL dell’Italia fosse del 2.1% rispetto ad una media delle 20 nazioni del 4.1%.

Secondo le stime, sep­pure vi sarà una cre­scita, ali­men­tata pre­va­len­te­mente dai con­sumi pri­vati e ben poco da inve­sti­menti sta­tali e pri­vati, nel 2016 Inter­net arri­verà a pesare il 3,5% del totale del PIL del nostro Paese con­tro una media del G-20 del 5.3%.

Un recu­pero sola­mente del 15% rispetto alla media, che rischia di veder ulte­rior­mente sci­vo­lare l’Italia nello sce­na­rio della com­pe­ti­zione glo­bale con effetti che non è dif­fi­cile pre­ve­dere e che indi­ret­ta­mente for­ni­scono anche una visione di sce­na­rio sulle pro­spet­tive a medio ter­mine per l’evoluzione dell’ edi­to­ria verso il digitale.

Internet Economy

Reddito Procapite e Indice Impatto Economico del Web
Pubblicato il 10 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Presente e Futuro Digitale dell’Italia

Di ritorno dall’Internet Festi­val della scorsa set­ti­mana, nella mia rubrica set­ti­ma­nale per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory si parla di pre­sente e futuro digi­tale del nostro Paese.

Un excur­sus sulla 4 giorni pisana dedi­cata alla Rete, il punto della situa­zione attuale, sin­te­tiz­zato dalle parole del Pre­si­dente di Goo­gle per l’area See­mea [Europa Sud e Est, Medio Oriente e Africa] al festi­val e i dati pub­bli­cati da «La Voce» sem­pre in que­sti giorni che trac­ciano per l’ennesima volta l’arretratezza ita­liana, ultima della fila in Europa, anche, su que­sto fronte.

Arre­tra­tezza che dovrebbe ini­ziare un per­corso di recu­pero gra­zie alle misure con­te­nute nel decreto svi­luppo varato la scorsa set­ti­mana che ha pre­vi­sto, tra le altre, misure per incen­ti­vare la costi­tu­zione e lo svi­luppo di nuove imprese inno­va­tive, la rea­liz­za­zione di infra­strut­ture, la ridu­zione del digi­tal divide, spe­rando che l’agenda digi­tale non resti nelle buone inten­zioni, come spesso avviene, dive­nendo un taccuino.

Buona let­tura.

Pubblicato il 11 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

e-Intensity Index

Open­Da­ta­BLOG ha pub­bli­cato qual­che giorno fa l’infografica di sin­tesi dei risul­tati dell’ e-intensity index, indice che misura la pro­pen­sione all’essere digi­tale di uno stato rea­liz­zato da Boston Con­sul­ting Group, che aveva pro­dotto ad aprile di quest’anno un report, com­mi­sio­na­to­gli da Goo­gle, con una parte spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cata all’Italia.

L’ indice che misura l’importanza di inter­net nell’economia dei diversi Paesi clas­si­fica l’Italia tra i Paesi “pigri”, ovvero tra le nazioni con una scarsa pro­pen­sione all’innovazione digitale.

Una amara con­ferma di come le prio­rità siano state incen­trate sin ora [pour cause?] su altri aspetti quali, ad esem­pio, il DTT.

Per sen­si­bi­liz­zare Governo ed opi­nione pub­blica sul tema, si terrà la pros­sima set­ti­mana una mara­tona digi­tale dedi­cata all’innovazione che vedrà la col­la­bo­ra­zione online di migliaia di utenti [si stima almeno 20mila] per far emer­gere, con­fron­tarsi e discu­tere il valore dell’innovazione in Italia.

Ini­zia­tiva per la quale sono stato “arruo­lato” nel forum dedi­cato a come i nuovi stru­menti del digi­tale pos­sono abbat­tere il digi­tal divide dell’informazione a cui non posso che cal­da­mente invi­tarvi a par­te­ci­pare. Pare ve ne sia dav­vero un gran bisogno.

Pubblicato il 20 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Senza giornali [di carta] per un anno

Adam Vin­cen­zini, lon­di­nese con­su­lente nell’area delle public rela­tions, ha deciso di pro­vare a spe­ri­men­tare se sia pos­si­bile vivere per un anno senza acqui­stare o leg­gere alcun quo­ti­diano nel for­mato tradizionale.

Le regole sono state descritte nel suo blog ad ini­zio 2010 e da allora, con fre­quenza set­ti­ma­nale, ven­gono pub­bli­cati degli aggior­na­menti sull’andamento dell’esperimento in corso.

Per la natura del suo lavoro, Vin­cen­zini è [era] legato alla let­tura dei gior­nali oltre che per avere aggior­na­menti sulle noti­zie per veri­fi­care il buon anda­mento, o meno, delle cam­pa­gne pro­mosse dalla sua società di PR.

Nel corso di tutto il 2010, per­ciò, ten­terà di leg­gere le noti­zie sola­mente su sup­porti elet­tro­nici via inter­net dovendo evi­tare a tutti i costi qual­siasi con­tatto con la ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani. L’esperimento tende dun­que a dimo­strare se que­sto sia pos­si­bile o meno. Dal video pub­bli­cato sabato 16 gen­naio scorso si ini­ziano a vedere le prime dif­fi­coltà e si apprezza come i gior­nali nella loro ver­sione tra­di­zio­nale [di carta] siano parte inte­grante e fon­da­men­tale della nostra quotidianità.

Sarà inte­res­sante con­ti­nuare a seguire il test durante il corso dell’anno per veri­fi­carne l’avanzamento e l’impatto. Stay tuned.