dead media

Time media_consumption_n
Posted on 17 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • No Hash­tag — Twit­ter ha dif­fuso i risul­tati di un suo stu­dio secondo il quale i tweet che non inclu­dono un hash­tag o una @mention gene­rano il 23% in più di click.
  • Rivolta sulla Carta — I Cdr della Poli­gra­fici [di Qn, il Resto del Car­lino, La Nazione e il Giorno] con­te­stano all’editore di avere tagliato per rispar­miare le “maz­zette” dei gior­nali su carta ad uso delle reda­zioni del gruppo, sosti­tuen­dole con le edi­zioni online, e hanno deciso di acqui­stare a pro­prie spese gli abbo­na­menti cartacei.
  • Social Media Col­la­bo­ra­tion Tools — Se lavo­rate e/o coor­di­nate un social media team que­sto elenco di 14 essen­tial social media col­la­bo­ra­tion tools vi sarà dav­vero utile. Per­so­nal­mente non ne cono­scevo circa la metà di quelli segnalati.
  • Gior­na­li­smo Impren­di­to­riale — Le testate di quasi tutto il mondo tagliano costi par­tendo dai posti di lavoro e la pos­si­bi­lità di un posto fisso per chi approc­cia la pro­fes­sione o ne viene espulso è dav­vero ridotta ai minimi ter­mini. Ecco allora spun­tare siti web indi­pen­denti aperti da gior­na­li­sti ed in alcuni casi si tratta di spe­ri­men­ta­zioni dav­vero interessanti.
  • 10 Sta­ti­sti­che sui Social Media — Recap utile ed inte­res­sante delle più recenti sta­ti­sti­che e ricer­che sui social media.
  • Apo­ca­lypse Now  —  Una foto­gra­fia cruenta, e inte­res­sata, dello stato attuale di gior­nali [e gior­na­li­smo]. Non ne con­di­vido le con­clu­sioni pour cause ma vale comun­que la let­tura l’articolo “Il gior­na­li­smo non fa più noti­zia” pub­bli­cato ieri su Avvenire.
  • Big Data & Real Time Mar­ke­ting — Lan­ciato sul mer­cato Pin­point, tool di ana­ly­tics dei big data dei social per com­pren­dere, e caval­care, i tren­ding topics, e più in gene­rale i trend, “Oreo style”.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Trend Adv 1 quad 5 yrs
Posted on 15 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

La Morte dell’Adv in Italia in 3 Grafici

Sono stati pub­bli­cati i dati Niel­sen rela­tivi agli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari del primo qua­dri­me­stre 2015 sud­di­visi per mezzo.

Il mer­cato degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari nel solo mese di aprile cala del 3,3%, por­tando il qua­dri­me­stre a –2,3% rispetto allo stesso periodo del 2014.

Per appro­fon­dire ho ripreso i dati dei primi quat­tro mesi dell’anno dal 2011 ad oggi. Il totale mer­cato in cin­que anni perde circa un terzo degli inve­sti­menti [-31.76%], la stampa [quo­ti­diani e perio­dici] arre­tra del 45.1%, ed anche la TV regi­stra una per­dita di un quarto [-24.7%] rispetto al gennaio-aprile 2011. Se si esclude la rac­colta sulla por­zione di web attual­mente non moni­to­rata: search e social, anche Inter­net non se la passa molto meglio e si atte­sta al –26.4%.

I gra­fici sotto ripor­tati mostrano i trend ed il det­ta­glio per cia­scun medium, pas­sando il cur­sore è pos­si­bile vedere il det­ta­glio dei valori lad­dove non visualizzati.

Si tratta di dati che riflet­tono fon­da­men­tal­mente due aspetti. Da un lato, a pre­scin­dere da ele­menti con­giun­tu­rali, evi­den­ziano come vi sia una forte ten­sione sui prezzi con anche la Tv che nel ten­ta­tivo di reg­gere [cosa che i dati dimo­strano non fun­zio­nare] ha costi per grp in pic­chiata, a prezzi di saldo. Dall’altro lato, soprat­tutto, denun­ciano un valore calante, risi­bile, sem­pre più mar­gi­nale della pub­bli­cità avver­tita, in par­ti­co­lare da quelle fette di pub­blico di mag­gior inte­resse per le imprese, come un fastidio.

Non c’è ricerca che non indi­chi come la comu­ni­ca­zione tra pari, il pas­sa­pa­rola, sia ampia­mente il mezzo di comu­ni­ca­zione più effi­cace e quanto sem­pre meno valore abbiano gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari classici.

L’adv è morto, o comun­que mori­bondo, e i modelli di busi­ness che si basano solo su quest’area hanno la stessa pro­spet­tiva. Come si suol dire, sapevatelo!

Wrong Internet
Posted on 12 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Video Integrale Umberto Eco — Internet, Social Media e Giornalismo

Le parole di Umberto Eco su Inter­net, Social Media e Gior­na­li­smo hanno destato grandi pole­mi­che a causa della sua affer­ma­zione: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbe­cilli che prima par­la­vano solo al bar dopo un bic­chiere di vino, senza dan­neg­giare la col­let­ti­vità. Veni­vano subito messi a tacere, men­tre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Pre­mio Nobel. È l’invasione degli imbecilli»

Sia le per­sone sui social che la stra­grande mag­gio­ranza delle testate gior­na­li­sti­che del nostro Paese hanno dato ampio risalto, pre­va­len­te­mente in chiave pole­mica, rispetto a quanto affer­mato al ter­mine del con­fe­ri­mento della Lau­rea Hono­ris Causa in Comu­ni­ca­zione e Cul­ture dei Media dell’Università degli Studi di Torino.

Arriva ora il video inte­grale dei 12 minuti del discorso da cui è stata estra­po­lata la frase. Emer­gono due cose di fondo: da un lato che la decon­te­stua­liz­za­zione del discorso implica ine­vi­ta­bil­mente frain­ten­di­mento ed infatti il ragio­na­mento di Eco è di più ampio respiro, dall’altro lato non si può non rile­vare come nono­stante vi fos­sero nume­rosi gior­na­li­sti in aula è man­cata qual­siasi buona pra­tica gior­na­li­stica, a comin­ciare dall’assenza di fact chec­king, e si sia pre­fe­rito dare in pasto alla pan­cia delle per­sone una preda su cui avventarsi.

La visione del video inte­grale sotto ripor­tato con­sente a cia­scuno di farsi, con cogni­zione di causa, un’idea. La mia per­so­nale è che gli imbe­cilli siano i tanti che, ancora una volta, si sono affi­dati al sen­tito dire e le testate online alla cac­cia del click.

Com­ment is free

Bilancio poligrafici
Posted on 11 giugno 2015 by Lelio Simi, Pier Luca Santoro

Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere sul Gruppo Poligrafici Editore

Con que­sta quinta pun­tata dedi­cata ai bilanci di Poli­gra­fici Edi­tore [la hol­ding che pub­blica QN Quo­ti­diano Nazio­nale, Il Giorno, La Nazione, il Resto del Car­lino, oltre a una serie di perio­dici] chiu­diamo il primo ciclo di ana­lisi sui gruppi edi­to­riali quo­tati in Borsa e pro­prie­tari di almeno un quo­ti­diano. Le altre pun­tate sono state dedi­cate a Rcs, Espresso-Repubblica, Gruppo 24 Ore e Cal­ta­gi­rone edi­tore.

Ricavi
poligraficiIl gra­fico dei ricavi di Poli­gra­fici Edi­tore pre­senta un anda­mento abba­stanza diverso dagli altri presi in ana­lisi: se quelli dise­gna­vano un para­bola ascen­dente fino alle annua­lità 2007/2008 e poi in discesa più o meno repen­tina fino ai giorni nostri quella del gruppo Poli­gra­fici potrebbe essere para­go­nata a una scala con una prima, breve fase di ascesa e alcuni momenti di sta­bi­lità sostan­zial­mente in peren­ne­mente in declino. I ricavi mas­simi regi­strati, nel periodo preso in con­si­de­ra­zione, sono rap­pre­sen­tati dai 340 milioni di euro del 2000, poi un anda­mento in sostan­ziale discesa anche se alcune annua­lità pre­sen­tano lievi riprese (com­presa anche l’ultima, il 2014 in cre­scita di 18 milioni rispetto al 2013). Il dif­fe­ren­ziale tra fat­tu­rato mas­simo (anno 2000, come detto) e quello del 2014 è rap­pre­sen­tato da un –133 milioni pari a una fles­sione del 39%: ovvero in tre lustri i ricavi sono dimi­nuiti di 2/5.

Chi è il “col­pe­vole” di que­sta fles­sione? Qui non è nem­meno neces­sa­rio para­me­trare il valore delle sin­gole voci di ricavo con la fles­sione totale per capire che la crisi della pub­bli­cità è pra­ti­ca­mente l’unica vera arte­fice di que­sta discesa [come del resto per Cal­ta­gi­rone, l’altro gruppo edi­to­riale a forte voca­zione locale]. Se infatti guar­diamo alle ultime cin­que annua­lità, la fles­sione dei ricavi pub­bli­ci­tari  [41,7 milioni], è addi­rit­tura supe­riore ai –33 milioni dei ricavi totali. Il dif­fu­sio­nale regge molto bene: i –5,7 milioni – dai 94,2 milioni del 2010 agli 87,8 del 2014 – sono una fles­sione minima vista l’emorragia di copie ven­dute di cui sof­fre l’editoria ita­liana. Ricavi dif­fu­sio­nali con­fer­mano la loro sta­bi­lità anche nelle ultime tre annua­lità con valori  sta­bili a circa 88 milioni. Aumen­tano gli “altri ricavi” che alle­viano così, nel periodo preso in con­si­de­ra­zione, la fles­sione dei ricavi con un +14,5 milioni otte­nuto gra­zie a diver­si­fi­ca­zione delle atti­vità e ser­vizi a terzi, ma anche a sostan­ziose plu­sva­lenze ope­rate dal gruppo [in par­ti­co­lare quella di 20 milioni rea­liz­zata nel 2014].

La crisi della pub­bli­cità
poligrafici2Il valore dei ricavi pub­bli­ci­tari dal 2010 al 2014  è dimi­nuito del 42%, guar­dando il gra­fico delle tre voci di ricavo vediamo come la “colonna” della pub­bli­cità – che svetta più alta delle altre due nel 2010 – cali e fini­sca quasi per dimez­zarsi men­tre le altre due riman­gono fisse [dif­fu­sio­nale] o addi­rit­tura aumen­tino [altri ricavi].

La Spe, la con­ces­sio­na­ria della pub­bli­cità del gruppo, che dallo scorso anno ha cam­biato nome in SpeeD [dove la D sta per digi­tale], dal 2011 regi­stra ogni anno una per­dita di bilan­cio. Che la strut­tura pre­po­sta a rac­co­gliere i ricavi da pub­bli­cità invece di rap­pre­sen­tare per il gruppo una risorsa sia nei fatti un costo è, ogget­ti­va­mente, un con­tro­senso che mette in tutta la sua evi­denza il limite del modello di busi­ness sul quale oggi si basano molte delle testate tra­di­zio­nali (la stra­grande mag­gio­ranza in Ita­lia, il “caso” Spe non è certo iso­lato). Tirate le somme di fine anno potremmo addi­rit­tura arri­vare a soste­nere che se negli ultimi quat­tro anni le testate di Poli­gra­fici non si fos­sero date la pena di rac­co­gliere pub­bli­cità e fos­sero uscite senza alcun tipo di adver­ti­se­ment il gruppo ne avrebbe bene­fi­ciato di circa 10 milioni [la somma delle per­dite regi­strate da Spe dal 2011 al 2014]. D’accordo la nostra è deci­sa­mente una let­tura bru­tale di que­sti numeri [i numeri quelli sono, però] e certo le scelte stra­te­gi­che pos­sono essere det­tate da altri fat­tori, da altre esi­genze, ma è evi­dente che un ripen­sa­mento di que­ste stra­te­gie è quanto mai neces­sa­rio quanto urgente per il gruppo [e nella rela­zione sul primo tri­me­stre 2015 la ten­denza è ancora con­fer­mata con fles­sioni sia rispetto al primo tri­me­stre 2013 che al primo tri­me­stre 2014].

Se la D della con­ces­sio­na­ria sta, come detto, per digi­tale, l’idea che se ne ha di aggre­gare con­te­nuti terzi sotto l’ombrello di Quotidiano.net con un peso di due terzi del totale dell’audience, spiace doverlo con­sta­tare, non è certo un esem­pio di trasparenza.

Taglio ai costi
I costi ope­ra­tivi del gruppo si sono man­te­nuti costanti, il taglio del 14% dal 2010 al 2014 non rap­pre­senta certo un taglio par­ti­co­lar­mente pesante, e nelle ultime tre annua­lità i costi ope­ra­tivi riman­gono sostan­zial­mente inva­riati a circa 100 milioni di euro.

poligrafici3Più deciso il taglio ai costi del lavoro: nelle ultime cin­que annua­lità i costi rela­tivi al pesro­nale sono dimi­nuiti del 22% dai 102 milioni del 2010 ai 79,15 del 2014  (valori com­pren­sivi degli incen­tivi all’esodo e pre­pen­sio­na­menti). Il per­so­nale medio è pas­sato dai 1.139 dipen­denti a tempo inde­ter­mi­nato del 2010 ai 936 del 2014 con una taglio pari a 203 dipen­denti (-18%). I gior­na­li­sti sono pas­sati dai 501 del 2010 ai 445 del 2014 ovvero un taglio dell’11%. Un taglio al per­so­nale con­fer­mato anche nell’ultima rela­zione tri­me­strale che vede un ulte­riore calo dell’organico medio a fine marzo 2015 di 31 dipen­denti rispetto a quelli del dicem­bre 2014. Il costo medio per dipen­dente è pas­sato dai 89.398 euro del 2010 ai 84.560 del 2014.

L’ad del gruppo, Andrea Rif­fe­ser Monti, all’approvazione del bilan­cio 2014, ha indi­cato come punti chiave delle stra­te­gie per il 2015 il con­te­ni­mento dei costi, incre­mento dei ricavi pub­bli­ci­tari, rin­novo della gra­fica e dei con­te­nuti edi­to­riali e inve­sti­menti su Inter­net. Se l’azione sul con­te­ni­mento dei costi, ed in par­ti­co­lare su quelli rela­tivi al costo del lavoro, risulta evi­dente degli altri, anche alla luce della tri­me­strale 2015, non vi è, a metà anno ormai, con­creta evidenza.

Se, come emerge con chia­rezza dalla nostra ana­lisi, i ricavi dif­fu­sio­nali sono il cuore delle reve­nues del gruppo pro­ba­bil­mente l’accento con­ti­nua­mente posto, e le pres­sioni fatte, dai ver­tici del gruppo sulla libe­ra­liz­za­zione della ven­dita non sono la strada cor­retta, sia per­chè i dati dimo­strano che un amplia­mento della distri­bu­zione, sia esso attra­verso la libe­ra­liz­za­zione degli eser­cizi com­mer­ciali auto­riz­zati alla ven­dita di gior­nali che attra­verso altri canali quali il digi­tale, non è con­di­zione suf­fi­ciente di per se stessa a garan­tire un aumento delle ven­dite, che, banal­mente, per lo scarso senso tat­tico di opporsi, di “fare la guerra” a chi gli garan­ti­sce red­dito: le edicole.

Se però, come dichia­rato, si ritiene che i ricavi pub­bli­ci­tari pos­sano essere il dri­ver dell’incremento delle reve­nues del gruppo, appare dav­vero insen­sata l’insistenza, ormai dal 2009, nel rego­la­men­tare la pre­senza dei gior­nali nel locali pub­blici. Qual­cuno, cor­te­se­mente, spie­ghi  al numero uno della Poli­gra­fici Edi­to­riale che dei gior­nali la sua con­ces­sio­na­ria vende le rea­der­ship, non le copie; forse non gli è chiaro, a quanto pare.

[Nota meto­do­lo­gica: i valori delle sin­gole voci, dove non spe­ci­fi­cato, sono quelli pun­tuali indi­cati anno per anno nei rela­tivi bilanci e non quelli ride­ter­mi­nati su base omo­ge­nea o riclas­si­fi­cati nei bilanci suc­ces­sivi (per essere più chiari: ad esem­pio, la voce ricavi del 2012 è quella indi­cata nel bilan­cio 2012 non quella even­tual­mente ride­ter­mi­nata suvc­ces­si­va­mente nel bilan­cio 2013)].

audiences
Posted on 11 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • L’Ansia del Dato - The New York Times e il Washing­ton Post ini­zie­ranno a breve a for­nire ai loro redat­tori i dati sul traf­fico gene­rato dai pezzi scritti. Qual­cuno si pre­oc­cupa che ora gli arti­coli, per fare traf­fico, saranno su coni­glietto d’angora, altri invece potreb­bero essere san­zio­nati se non rag­giun­gono gli obiet­tivi di traf­fico. Com­ment is free…
  • Mul­ti­ca­na­lità - Gli ita­liani [o almeno una quota cre­scente di noi] stanno via via abo­lendo la sepa­ra­zione con­cet­tuale tra fisico e digi­tale, non solo e-commerce ma “eve­ry­where com­merce”. Que­sto è quanto emerge dai risul­tati dell’ottava edi­zione dell’Osservatorio Mul­ti­ca­na­lità 2015.
  • La Morte dell’Adv — Se non bastasse la con­ti­nua cre­scita di coloro che uti­liz­zano Adblock e simili, adesso arriva la noti­zia che la pros­sima ver­sione di Safari, il bro­w­ser di Apple, per­met­terà diret­ta­mente il blocco degli annunci su iPho­nes e iPads. Per det­ta­gli si veda imma­gine a fondo articolo…
  • Trolls — Da ieri Twit­ter ha inte­grato una fun­zio­na­lità che rende più sem­plice bloc­care troll e spammer.
  • Viewa­bi­lity — La visi­bi­lità, l’effettiva visua­liz­za­zione degli annunci, è un pro­blema, o meglio uno dei tanti pro­blemi che afflig­gono l’adv online. Ini­ziamo a met­terci d’accordo su cosa sia effet­ti­va­mente la viewa­bi­lity. Potrebbe essere un buon punto di [ri]partenza.
  • Pet Food — Il seg­mento del pet food, del cibo per ani­mali da com­pa­gnia, cre­sce inar­re­sta­bile da anni. L’Italia è una delle 8 nazioni al mondo in cui si con­cen­tra il 70% del mer­cato mon­diale e, secondo quanto riporta Niel­sen, nel nostro Paese i primi 4 retai­lers con­trol­lano un quarto del mer­cato. Gnam!
  • Algo­ritmi - Vox.com enga­ge­ment edi­tor Alli­son Roc­key, spiega che sarebbe ora di smet­tere di pre­oc­cu­parsi dell’algoritmo di Face­book e di ini­ziare invece a pen­sare a cosa inte­ressa alle per­sone. Asso­lu­ta­mente d’accordo senza se e senza ma.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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