dead media

QN-Resto-del-Carlino
Posted on 26 marzo 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Informazione & Disinformazione

21esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata all’insostenibile leg­ge­rezza dei luo­ghi comuni tra infor­ma­zione e disinformazione.

Lo spunto per trat­tare il tema, che cer­ta­mente meri­te­rebbe ben più di mezz’ora di tra­smis­sione radio­fo­nica, è offerto da Il Resto del Car­lino che lunedì 23 marzo tra tutto quello che suc­cede nel mondo ed in Ita­lia sce­glie di dedi­care la prima pagina — ed anche la seconda e terza — a quello che defi­ni­sce l’allarme dro­gati del web.

QN-Resto-del-Carlino

Arti­coli dai toni deli­ranti che fanno un pol­pet­tone, un fritto misto di uti­lizzo della rete, video­ga­mes e social senza nè capo nè coda. Appro­fon­dendo si sco­pre infatti che il grande allarme sociale sulla que­stione sarebbe giu­sti­fi­cato da uno stu­dio del 2012 — che non si capi­sce come mai diviene meri­te­vole di cotanta atten­zione a tre anni di distanza — che iden­ti­fi­che­rebbe per il 4.4% dei ragazzi euro­pei, una asso­luta mino­ranza, un uti­lizzo pato­lo­gico di Internet.

Men­tre il nostro Paese ha asso­lu­ta­mente biso­gno di fare cul­tura, di favo­rire l’alfabetizzazione digi­tale, quella che è la prin­ci­pale testate dell’Emilia-Romagna non trova nulla di meglio da fare se non quello di gene­rare allar­mi­smi sul tema per con­clu­dere, al di là dei sen­sa­zio­na­li­smi dei titoli, che “In ogni caso, la ricerca in que­sto campo è solo all’inizio”.

Quale che sia il livello di infor­ma­zione e disin­for­ma­zione lo si desume, anche, dall’abbinamento che mostra lo screen­shot dell’home page del quo­ti­diano in que­stione che affianca la “noti­zia” [rigo­ro­sa­mente vir­go­let­tata] ad un altro tema di asso­luta prio­rità infor­ma­tiva e gior­na­li­stica: la vita di un orango chiuso in una gab­bia di polli.

Carlino Drogati Web

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag   #imsv14  e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

Messaggero Belen
Posted on 23 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Newsbrand

Un mar­chio esi­ste dav­vero solo se ha un rap­porto vivo con i pro­pri con­su­ma­tori, con le per­sone. Se cer­ta­mente gli attri­buti fun­zio­nali di pro­dotto e i bene­fici sono ele­menti distin­tivi, ciò che crea valore aggiunto è la riso­nanza emo­tiva che ha con i suoi con­su­ma­tori. In altre parole, sem­pli­fi­cando per sin­tesi, un mar­chio non è un vero e pro­prio mar­chio fino a che non è amato da qualcuno.

love-respect-axis

Si tratta di un aspetto che oggi è asso­lu­ta­mente vero e valido anche per l’industria dell’informazione, per i quo­ti­diani che si evol­vono sem­pre più in newsbrand.

Quindi il valore di un gior­nale online è, e sarà sem­pre più, diret­ta­mente pro­por­zio­nale alla sua capa­cità di dimo­strare di avere, oltre ai soliti “numeri”, anche quelli rela­tivi ad una comu­nità di let­tori real­mente coin­volti e attenti, ovvero che abbiano voglia di con­di­vi­dere idee, con­te­nuti, che desi­de­rano dia­lo­gare con gli autori degli arti­coli, che par­te­ci­pino agli eventi orga­niz­zati da quel gior­nale, che si sen­tano insomma coin­volti con­cre­ta­mente nel pro­getto edi­to­riale, lo amino e quindi lo per­ce­pi­scano come un valore.

Spie­gava tempo fa Katha­rine Viner, di recen­tis­sima nomina come diret­trice del Guar­dian, che “Il web ha cam­biato, in maniera molto chiara, il modo in cui orga­niz­ziamo le infor­ma­zioni: dal for­mato fisso e solido di libri e gior­nali si è pas­sati a qual­cosa di liquido e con un flusso libero, dalle pos­si­bi­lità illi­mi­tate”. Pos­si­bi­lità di cui i social, con Face­book in prima fila, fanno parte a tutti gli effetti.

Diversi miei con­tatti attra­verso i social mi hanno segna­lato [qui, qui, qui e qui. GRAZIE!] il caso del Mes­sag­gero che sulla pro­pria pagina Face­book, rispon­dendo alle obie­zioni poste da più per­sone rela­ti­va­mente alla scelta di pub­bli­care un post sui rumors di un’eventuale sepa­ra­zione tra Belen e Di Mar­tino, scrive a più riprese, sep­pure in modo diverso, “Que­sto non è il Mes­sag­gero. Que­sta è la pagina Face­book del Messaggero”.

Messaggero Belen

Si tratta di una rispo­sta, riba­dita ahimè anche su Twit­ter da Davide Desa­rio, respon­sa­bile del sito del quo­ti­diano in que­stione, che evi­den­te­mente pre­senta più di un vizio di forma.

È la mio­pia che si dimo­stra del volere dal let­tore sola­mente un click su un titolo. Niente, asso­lu­ta­mente niente di più.

È la dimo­stra­zione di quanto scarsa sia la com­pren­sione della Rete come eco­si­stema. Dove il limite, o il van­tag­gio, non sta ovvia­mente nella dispo­ni­bi­lità illi­mi­tata di spa­zio, come viene affer­mato, ma nella dispo­ni­bi­lità ad avere atten­zione da parte dei let­tori, delle persone.

Soprat­tutto, è l’evidenza di non aver capito che la pagina Face­book è a tutti gli effetti parte della testata. La gestione, in ter­mini di dia­logo ma anche a livello di pro­po­ste di con­te­nuti, è asso­lu­ta­mente una parte, sem­pre più rile­vante, della repu­ta­zione, dell’immagine di marca, di un giornale.

La gestione di un brand, anche quello dei gior­nali, appunto defi­niti new­sbrand, passa sem­pre più dalla rela­zione, dalla con­ver­sa­zione, come si suol dire. Imma­gi­nare che la pre­senza social di una testata non sia ele­mento inte­grante della stessa, molto spesso senza gestirla, signi­fica accom­pa­gnarne il deca­di­mento, la per­dita di valore. Tor­ne­remo a par­larne al pros­simo Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia, pare ce ne sia dav­vero un grande bisogno…

Digital Economy

Medium Used US
Posted on 19 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Spacchettare o Morire

Che i gior­nali siano morti è un’affermazione che abbiamo sen­tito fino alla noia negli ultimi 5 anni. La ricerca di “death of new­spa­pers” for­ni­sce 157milioni di risul­tati in 42 secondi.

google-newspapers-are-results

 

L’affermazione sull’inevitabilità dell’estinzione dei gior­nali si rife­ri­sce impli­ci­ta­mente alla ver­sione car­ta­cea degli stessi pre­ve­den­done invece un futuro sicuro, anche se con un per­corso acci­den­tato, per l’online/digitale. Futuro che, come noto, pra­ti­ca­mente nes­suno degli edi­tori ha capito a fondo come ren­dere soste­ni­bile economicamente.

Arri­vano ora, pres­so­ché con­tem­po­ra­nea­mente, due ricer­che dagli Stati Uniti che aiu­tano a fare chia­rezza sulle pro­spet­tive dei giornali.

Il primo: “The Infi­nite Dial 2015″, con­dotto da  Edi­son Research e Tri­ton Digi­tal tra gen­naio e feb­braio di quest’anno, ana­lizza il rap­porto degli Ame­ri­cani con le tec­no­lo­gie digi­tali ed i “new media”.  Alla domanda “Tra Inter­net, gior­nali, radio e tele­vi­sione, qual’è quello essen­ziale per la tua vita?” solo il 4% degli inter­vi­stati risponde posi­ti­va­mente per i gior­nali. Per­cen­tuale che cala ulte­rior­mente al 3% in caso della ricerca di infor­ma­zioni su eventi di par­ti­co­lare rile­vanza come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto riportato.

Medium Used US

Il secondo: “How Mil­len­nials Get News: Inside the habits of America’s first digi­tal gene­ra­tion”, con­dotto da the Ame­ri­can Press Insti­tute e the Asso­cia­ted Press-NORC Cen­ter for Public Affairs Research, ana­lizza il com­por­ta­mento di con­sumo dei con­te­nuti sul web da parte della gene­ra­zione dei millennials.

La ricerca con­tiene nume­rose infor­ma­zioni e vale asso­lu­ta­mente il tempo della let­tura [e della rifles­sione].  Dello stu­dio mi hanno col­pito in par­ti­co­lare due aspetti. In pri­mis quale sia l’idea di noti­zia ed infor­ma­zione secondo gli inter­vi­stati, con le “hard news”, le noti­zie di cro­naca sola­mente al set­timo posto tra quelle seguite con rego­la­rità, la poli­tica nazio­nale in nona posi­zione e l’informazione economico-finanziaria terzultima.

L’altro aspetto, che si inte­gra con i dati di Edi­son, riguarda le fonti uti­liz­zate per appro­fon­dire un argo­mento, una noti­zia. In que­sto caso i gior­nali, siano essi di carta o meno, ottengo una pre­fe­renza risi­ca­tis­sima nell’ordine del 3% degli intervistati.

Millennials Topics

È evi­dente che una parte degli appro­fon­di­menti ricer­cati attra­verso i motori di ricerca e Face­book approdi nuo­va­mente alle testate online ma è l’idea di fonte d’informazione ad essere com­ple­ta­mente mutata.

Ora gra­zie ai motori di ricerca, ed ai con­tatti in Rete, sui social, di cui ci fidiamo, cer­chiamo l’argomento che ci inte­ressa prima che la fonte, ed ovvia­mente non è dif­fi­cile imma­gi­nare che a fronte di una pre­fe­renza tal­mente ridotta la dispo­ni­bi­lità a pagare sia ten­den­zial­mente nulla.

I gior­nali sono morti, come si pro­clama ormai da almeno un lustro, ma la que­stione non è se siano morti quelli di carta e quante spe­ranze, quante pos­si­bi­lità abbiano quelli digitali/online, è l’idea di gior­nale come pac­chetto mono­li­tico ad essere defunta e con essa i modelli di busi­ness che l’hanno carat­te­riz­zato negli ultimi 100 anni.

Non a caso David Carr [RIP], da fine ana­li­sta quale era, già nel 2009 esor­tava ad inven­tare l’iTunes delle noti­zie. Invito che Blendle pare aver rac­colto con suc­cesso ed al quale infatti si sono inte­res­sati alcuni tra i prin­ci­pali player inter­na­zio­nali quali il The New York Times Com­pany e Axel Springer.

Spac­chet­tare o morire.

newspapers death

Sentito Bene
Posted on 18 marzo 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Bunga Bunga Sciò

20esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata al trat­ta­mento infor­ma­tivo della recente asso­lu­zione di Ber­lu­sconi per il “caso Ruby”.

Il giorno dopo l’assoluzione la mag­gio­ranza delle testate a gran voce ripor­tano sola­mente la noti­zia senza alcun cenno alle moti­va­zioni, al cam­bio in corsa della legge sulla con­cus­sione con la legge Seve­rino gra­zie alla quale il reato di con­cus­sione è stato spac­chet­tato in due: la costri­zione e l’induzione, deter­mi­nante nell’esito del giudizio.

Giornali Assoluzione Berlusconi

Uno dei pro­cessi che mag­gior eco media­tico, nel bene e nel male, hanno avuto negli ultimi anni non poteva che susci­tare una forte rea­zione da parte delle per­sone sui social. Infatti, secondo i dati di Poli­sMe­ter, le men­tion, le cita­zioni di Ber­lu­sconi schiz­zano alle stelle il giorno suc­ces­sivo all’assoluzione come mostra il gra­fico sotto riportato.

Trend Berlusconi Assolto

A caval­care l’indignazione delle per­sone sulla vicenda arri­vano le aziende con azioni di istant mar­ke­ting che iro­niz­zano aper­ta­mente sulla bontà della sen­tenza. È il caso di Ceres, che rac­co­glie decine e decine com­menti favo­re­voli alla scelta di campo effet­tuata, ma anche di aziende/brand meno noti.

Sentito Bene

Fon­da­men­tal­mente i media non hanno fatto bene il loro mestiere for­nendo solo la noti­zia. In que­sto modo, a pre­scin­dere dalle valu­ta­zioni poli­ti­che indi­vi­duali, non è stato svolto un buon lavoro gior­na­li­stico poi­ché non vi è stata spie­ga­zione di quello che era al di là del fatto. Così l’informazione diviene com­mo­dity, perde di signi­fi­cato e valore, anche sotto il pro­filo della economico.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata

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Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

lineea editoriale
Posted on 11 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Uccidere Capra & Cavoli

Esat­ta­mente un anno fa Rcs Media­group ha acqui­sito, con forti pole­mi­che al suo interno, YouReporter.

La piat­ta­forma di video-giornalismo par­te­ci­pa­tivo ha un brand molto forte, con un’immagine di marca posi­tiva e ben radi­cata, gra­zie al fatto che quasi quo­ti­dia­na­mente i prin­ci­pali canali tele­vi­sivi ita­liani ripro­pon­gono all’interno dei loro tele­gior­nali le imma­gini girate dalle per­sone pre­senti sulla piat­ta­forma vei­co­lan­done il mar­chio. Imma­gini che in mol­tis­sime occa­sioni sono state uti­liz­zate anche siti web dei gior­nali e dalle tele­vi­sioni di tutto il mondo: BBC, CNN, Alja­zeera, per citare le più note, con­tri­buendo ad accre­scerne ulte­rior­mente il valore del brand.

Si avver­tono peri­co­losi segnali di una deriva incom­pren­si­bile che rischia di minare seria­mente cre­di­bi­lità e valore, in par­ti­co­lare per le pro­po­ste di con­te­nuti vei­co­lati attra­verso i social a comin­ciare da Facebook.

Solo negli ultimi giorni sono stati vei­co­lati con­te­nuti che nulla hanno a che fare con la natura e l’immagine della piat­ta­forma, che vive da 6 anni di quanto pro­dotto dagli utenti, delle per­sone. Si va dallo sco­iat­tolo ubriaco all’ubriaco attac­cato da un ele­fante, pas­sando per 3 belle ragazze e la paro­dia di Bohe­mian Rhap­sody per arri­vare alle caprette tor­tu­rate come mostra il post sottostante.

 

È’ evi­dente come que­sto tipo di con­te­nuti abbia due carat­te­ri­sti­che: quella di non avere nulla a che fare con quanto nor­mal­mente viene pro­po­sto all’interno della piat­ta­forma, e quella di avere una con­no­ta­zione “leg­gera”, o peg­gio “virale”, il cui unico obiet­tivo, tanto per cam­biare, è quello di acchiap­pare click.

Si tratta di una ipo­tesi di lavoro che è asso­lu­ta­mente sba­gliata. I post segna­lati dai link sopra ripor­tati hanno com­menti, non mode­rati, non gestiti, come [sigh!] d’abitudine, con paro­lacce e vol­ga­rità. Soprat­tutto sono con­te­nuti che svi­li­scono pesan­te­mente la brand image di You­Re­por­ter assi­mi­lan­dola a quella di altri siti che fanno di gat­tini, fan­ciulle pia­centi e din­torni la loro ragione d’essere men­tre il motivo di esi­stenza, e le pos­si­bi­lità di ulte­riore cre­scita, della piat­ta­forma sono legate a moti­va­zioni ed obiet­tivi ben distinti.

Video non ori­gi­nali, pre­le­vati in Rete senza rico­no­scere i dovuti cre­dits agli autori, che nulla hanno a che fare e che, al di là di ogni altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione, dequa­li­fi­cano You­Re­por­ter ed in pro­spet­tiva sva­lu­tano il valore dell’investimento.

Un per­corso che ricerca volume e non valore in cui invece di sal­vare capra e cavoli, gene­rare valore per le per­sone ed otte­nerne un ricavo eco­no­mico, le uccide. Auguri!

lineea editoriale

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