dead media

Les Ecos Copia_Incolla
Posted on 26 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Una Settimana nel Presente del Giornalismo

Oggi, come ogni venerdì, Donata Colum­bro scrive in maniera ragio­nata le novità nel mondo dell’informazione nella sua rubrica “Una set­ti­mana nel futuro del gior­na­li­smo”. Credo valga altret­tanto la pena però di rias­su­mere alcune delle vicende rela­tive a gior­nali e gior­na­li­smi di casa nostra.

Nella mag­gior sin­tesi possibile:

  1. Come noto, Wired diventa digi­tal only abban­do­nando la carta stam­pata pochi giorni dopo l’avvicendamento alla dire­zione della testata e, soprat­tutto, nono­stante le pro­messe del deputy mana­ger Fedele Usai ed un bilan­cio con­so­li­dato del 2014, in ter­mini di MOL azien­dale, con un mar­gine ope­ra­tivo lordo di 9.1 milioni di euro, in netta ripresa dall’anno pre­ce­dente [5,8 milioni], secondo quanto ripor­tato da Il Fatto Quo­ti­diano. Il pas­sag­gio alla ver­sione solo digi­tale com­porta un taglio secco del 50% della reda­zione ed è que­sta, a mio avviso la noti­zia nella noti­zia [sorry per il gioco di parole]. Infatti vuol dire che ipso facto pun­tare sul digi­tale signi­fica ridurre le risorse e gli inve­sti­menti. Credo che sia un aspetto che si com­menti da solo e che valeva la pena di evidenziare.
  2. L’ANSA, la più cele­bre e rino­mata agen­zia stampa, sim­bolo dell’essenza della noti­zia [“l’ha detto l’ANSA”] è in crisi e taglia 65 gior­na­li­sti su 324, ma anche un cospi­cuo numero di poli­gra­fici I gior­na­li­sti scen­dono sul piede di guerra al grido di #resi­stANSA e sono in scio­pero ormai da giorni. Il Diret­tore annun­cia che la pub­bli­ca­zione riprende ma viene pron­ta­mente smen­tito dai fatti, il tutto via Twitter.
  3. FIEG e UPA ieri pre­sen­tano i risul­tati di una ricerca: “Quo­ti­diani e perio­dici a paga­mento: ruolo, valori e pro­spet­tive evo­lu­tive”. Ricerca che magni­fica ovvia­mente il valore della stampa e che viene ripresa, pour couse, da molte testate in maniera pedis­se­qua ed acri­tica oggi. Pec­cato che alla voce meto­do­lo­gia via sia il vuoto nella pre­sen­ta­zione dispo­ni­bile e che tutte le ver­ba­liz­za­zioni segna­late siano per il 99% dei casi di per­sone dai 40 anni in su. Al tempo stesso non vi è, ad oggi trac­cia dell’annuale rap­porto sulla carta stam­pata, soli­ta­mente rila­sciato ad aprile i cui risul­tati sareb­bero evi­den­te­mente troppo imba­raz­zanti. Negare l’evidenza con ricer­che posticce ad hoc non miglio­rerà la situa­zione, credo proprio.
  4. Con­ti­nua, ine­so­ra­bile il calo della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria nella carta stam­pata anche nel mese di mag­gio. Lorenzo Sas­soli de Bian­chi, pre­si­dente UPA, oggi sul Cor­riere della Sera a com­mento dice: «[…]Per maggio-giugno abbiamo segnali di un signi­fi­ca­tivo miglio­ra­mento [..] Detto que­sto è chiaro che la stampa deve, e può, “ripor­tare in casa” la rac­colta che il web fa oggi attra­verso il “sac­cheg­gio” dei con­te­nuti».  Con­vinto lui…
  5. Ita­lia Oggi gio­vedì [vd sotto] pub­blica modi­fi­cando l’ordine dei para­grafi ma nella sostanza copiando da que­sti spazi parte di un mio arti­colo del giorno prima. Felice di aver atten­zione anche da parte dei gior­na­li­sti del quo­ti­diano economico-finanziario vor­rei però sola­mente che almeno sotto i loro arti­coli non venisse appo­sta la dici­tura “ripro­du­zione riser­vata”. Un po’ di dignità, almeno… A mar­gine si segnala che, comun­que, gli arti­coli in que­sti spazi, incluso ovvia­mente quello in que­stione, sono sotto Crea­tive Com­mons Attri­bu­tion 4.0 Inter­na­tio­nal License, a citare la fonte non si fa brutta figura, eh…

That’s all folks

Les Ecos Copia_Incolla

Internet of Things
Posted on 25 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Mes­sen­ger # Face­book — Adesso, in Canada, Uni­ted Sta­tes, Peru e Vene­zuela, non è più neces­sa­rio essere iscritti a Face­book per poter usare Mes­san­ger. Se Zuck spinge così sull’app di instant mes­san­ging ci sarà un perchè
  • Save the Date — Se dovessi sce­gliere un solo evento al quale par­te­ci­pare nel corso dell’anno non ho dubbi che que­sto sarebbe State of the Net. L’appuntamento annuale State of the Net del 2015 si terrà a Milano, invece che a Trie­ste, il 4 e 5 otto­bre e sarà dedi­cata agli algo­ritmi. Su iPres­sLive, piat­ta­forma della quale tor­ne­remo a par­lare molto pre­sto, accre­dito stampa e pagina dedi­cata, che verrà costan­te­mente aggior­nata con noti­zie, foto e video gal­lery, spea­ker, live twit­ting legato all’hashtag #sotn15
  • Le Start-up Ita­liane Viste da Fuori — Busi­ness Insi­der scrive, giu­sta­mente ahimè, che non si pensa all’Italia come nazione facente parte del nucleo duro legato alla tec­no­lo­gia in Europa ed elenca “The 11 hot­test star­tups in Italy”. Bonus Track: “40 of The Best Tools Your Star­tup May Find Useful”
  • Instant Arti­cles — Dopo oltre un mese e mezzo dal debutto uffi­ciale, secondo quanto ripor­tato dal Wall Street Jour­nal, i publi­sher coin­volti ini­zie­ranno a pub­bli­care dav­vero e si parla di una media tra i 30 ed i 40 arti­coli al giorno per testate come il  New York Times o NBC News. Toc­cherà instal­lare l’applicazione.
  • L’Ora dei Saluti — Circa chiude, pro­ba­bil­mente a causa di un approc­cio troppo freddo e razio­nale al mondo delle news che invece ha sem­pre più biso­gno di coin­vol­gere ed emo­zio­nare, e Antony De Rosa saluta e rin­gra­zia i col­la­bo­ra­tori e segnala le loro mail in caso qual­cuno volesse assu­merli. Paro paro a quel che suc­cede in Ita­lia in que­sti casi…
  • Mobile Adver­ti­sing - Si parla molto, troppo?, di adv e mobile, ma il futuro, anzi il pre­sente, è la search da mobile [e anche da que­sto gli edi­tori sono fuori]. Comun­que sia, “The state of mobile ad spen­ding in 5 charts” con­sente di farsi un’idea della situa­zione a livello globale
  • Gra­phic News — A tre mesi dal debutto di Gra­phic News, ini­zia­tiva tutta ita­liana a dispetto del nome, avviene ora il lan­cio della ver­sione inglese e diventa “mobile-first”. Bravi!

Internet of Things

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Volumi annui Quotidiani
Posted on 23 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Rapporto 2015 sull’Industria dei Quotidiani in Italia

Nell’ambito dei  lavori di Wan-Ifra Ita­lia 2015, la con­fe­renza inter­na­zio­nale dell’industria edi­to­riale e della stampa ita­liana pro­mossa da Wan-Ifra [Asso­cia­zione mon­diale degli edi­tori] e Asig [Asso­cia­zione Stam­pa­tori Ita­liana Gior­nali] della scorsa set­ti­mana, è stato pre­sen­tato il Rap­porto 2015 sull’Industria dei Quo­ti­diani in Italia.

La desk research a cadenza annuale, giunta alla 16esima edi­zione, rias­sume i dati rela­tivi a: anda­mento e pro­spet­tive del mer­cato dei quo­ti­diani, anda­mento del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio, anda­mento, ten­denze e pro­spet­tive occu­pa­zio­nali, anda­mento retri­bu­tivo e costo del lavoro poli­gra­fico, trend tec­no­lo­gici e di mer­cato in atto.

Per com­pren­dere, o meglio per avere con­ferma dell’aria che tira, bastano le con­clu­sioni del con­si­glio diret­tivo dell’Asig nell’introduzione al rap­porto 2015: “Nell’edizione 2011 di que­sto Rap­porto pub­bli­cammo una “mappa dell’estinzione dei quo­ti­diani”, rea­liz­zata da un cen­tro di con­su­lenza austra­liano, che indi­cava nazione per nazione la data di scom­parsa dei gior­nali quo­ti­diani: per l’Italia, l’anno x era stato fis­sato nel 2027. Allora ci sem­brava la solita esa­ge­ra­zione del fana­tico futu­ro­logo di turno, da archi­viare con un sor­riso e magari con qual­che rituale sca­ra­man­tico. Ma oggi, in tutta one­stà, pos­siamo dirci asso­lu­ta­mente certi che tra dieci anni in Ita­lia i quo­ti­diani esi­ste­ranno ancora?”

Dati, già pub­bli­cati all’interno di Data­Me­dia­Hub [qui, qui, qui] che lasciano pur­troppo poco spa­zio all’ottimismo. La crisi eco­no­mica gene­rale del nostro Paese si è tra­dotta in una signi­fi­ca­tiva con­tra­zione della dif­fu­sione e dei fat­tu­rati pub­bli­ci­tari, alla quale ha fatto riscon­tro una note­vole ridu­zione delle testate e degli sta­bi­li­menti di pro­du­zione. In forte calo l’occupazione, rista­gnano i livelli retri­bu­tivi degli addetti del set­tore, in grande sof­fe­renza il fondo inte­gra­tivo di set­tore, dove per ogni lavo­ra­tore attivo ci sono quasi quat­tro pensionati.

All’interno del rap­porto vi sono due aspetti che più di altri atti­rano l’attenzione.

Il primo riguarda l’elevato livello di inef­fi­cienza del sistema distri­bu­tivo, della filiera tra­di­zio­nale del car­ta­ceo, che pro­duce un’incidenza dei resi del 31% rispetto al 14% di inci­denza in Fran­cia. La con­ferma, se neces­sa­rio, di quello che scri­ve­vamo pochi giorni fa nelle con­clu­sioni sull’ana­lisi rela­tiva ai prin­ci­pali cin­que gruppi edi­to­riali quo­tati in borsa.

Infatti, come ricorda Gianni Pao­lucci, pre­si­dente dell’Asig, la ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani rap­pre­senta ancora oggi il grosso dei ricavi, come dimo­strano, anche, le nostre ana­lisi, ma non si è data la giu­sta atten­zione a quella che è la cash cow della stampa. L’informatizzazione delle edi­cole lan­gue in una legge disat­tesa da ormai tre anni alla quale era legata sia l’area di finan­zia­mento pub­blico ai gior­nali che i bene­fici di razio­na­liz­za­zione dei resi e di gestione delle infor­ma­zioni. Un aspetto che potrebbe, secondo le mie stime, gene­rare un recu­pero con­tri­bu­tivo tra il 10 ed il 15%, ripor­tando fuori dal rosso il com­parto e dando ossi­geno, cassa, per affron­tare con mag­gior sere­nità l’area digi­tale. Tema al quale ho dedi­cato un libro due anni fa e che, visto l’immobilismo, credo sia ancora di cocente attualità.

Il gra­fico sot­to­stante mostra  il det­ta­glio del periodo 2011–2014 per quanto riguarda anda­mento copie ven­dute, abbo­na­menti, copie gra­tuite, e resi, evi­den­ziando come l’incidenza della resa sia ulte­rior­mente peg­gio­rata nel periodo preso in con­si­de­ra­zione pas­sando dal 28.9% del 2011 al 31% del 2014. Ulte­riore con­ferma di quanto col­pe­vole sia stato l’immobilismo, anche, su que­sto fronte negli ultimi anni rispetto alla road­map teo­riz­zata e mai messa in pratica.

L’altro aspetto è rela­tivo alla crisi della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria che com­ples­si­va­mente influi­sce in maniera mag­gior­mente  nega­tiva rispetto al calo di ven­dita di copie docu­men­tato nel gra­fico sopra riportato.

Nel 2000, anno in cui il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio ita­liano rag­giunse i mas­simi valori, i ricavi pub­bli­ci­tari rap­pre­sen­ta­vano il 58% dei ricavi com­ples­sivi dei quo­ti­diani, dive­nuti il 38.5% nel 2014 por­tando di riflesso l’incidenza delle ven­dite sul totale dei ricavi al 61.5%. Insomma quasi due terzi dei ricavi deriva dalle ven­dite di copie ma la gestione è incon­si­stente ad essere magnanimi.

Inol­tre, come mostra il gra­fico con­te­nuto all’interno del rap­porto, la crisi è cer­ta­mente strut­tu­rale ma la ridu­zione della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria per i quo­ti­diani è in buona parte frutto del crollo dei listini. Infatti, fatto 100 il 2008 il calo a fine 2014 è del 29% a spazi men­tre è di ben il 54%, quasi il dop­pio, a valore come evi­den­ziavo di recente.

In Ita­lia sostan­zial­mente non esi­stono listini pub­blici dei prezzi delle inser­zioni pub­bli­ci­ta­rie e quando esi­stono sono poco più che sim­bo­lici con sconti che pos­sono arri­vare sino al 90% non solo in fun­zione del livello di investimento.

L’adv è morto, o comun­que mori­bondo, e i modelli di busi­ness che si basano solo su quest’area hanno la stessa pro­spet­tiva. Chi pensa che la carta rap­pre­sen­terà la haute cou­ture, men­tre i ser­vizi digi­tali saranno il pret-a-porter, ragiona ancora secondo schemi obso­leti, senza futuro.

Spazi e Fatturati Adv Quotidiani

Strategico
Posted on 22 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • La Sto­ria Inse­gna che la Sto­ria non Inse­gna Nulla — Nomina sunt con­se­quen­tia rerum, ed infatti a “il Garan­ti­sta”, testata diretta da San­so­netti che si appre­sta ad aggiun­gersi al lungo elenco di flop di quo­ti­diani lan­ciati negli ultimi 5 anni, sono tal­mente garan­ti­sti che, secondo quanto ripor­tato, dal lan­cio ad oggi 9 sti­pendi su 14 non sono mai stati pagati.
  • 10 Tool per Padro­neg­giare al Meglio i Social — Le liste di tool, di stru­menti, per uti­liz­zare  meglio i social si spre­cano [ed ormai “hanno rotto”], que­sta però è un elenco ragio­nato, ad uso e con­sumo di gior­na­li­sti e “social cosi”, che con­tiene stru­menti non così noti e dav­vero utili. Book­mark!
  • Hanno Ven­duto l’Anima al Dia­volo per non Leg­gere il Con­tratto — Ormai 5 anni fa ripor­tai come emble­ma­tico il caso di un’azienda inglese per il com­mer­cio di video­gio­chi entrata in pos­sesso di 7.500 anime di altret­tanti suoi clienti online che non ave­vano letto una clau­sola, inse­rita ad hoc, del con­tratto. In tempi in cui la vicenda dei coo­kies ci sta rom­pendo l’anima, arriva il report di Elec­tro­nic Fron­tier Foun­da­tion sul livello di tutela di dati e infor­ma­zioni delle per­sone da parte dei prin­ci­pali OTT. Il peg­giore è WhatsApp.
  • La Morte della Time­line di Twit­ter - Light­ning, il pro­getto annun­ciato da Twit­ter foca­liz­zato sul seguito di eventi invece di persone/brand come avviene attual­mente, san­ci­sce di fatto la morte della time­line. Insomma, Twit­ter sta ammaz­zando Twit­ter per sal­vare Twit­ter, pare.
  • 6 Lezioni sul Social Sto­ry­tel­ling a 6 Mesi dal Lan­cio di Reported.ly — A 6 mesi dal lan­cio di Reported.ly da parte di Andy Car­ving, e del suo team con l’italiana Marina Petrillo, il punto della situa­zione sul lavoro svolto ed il senso dello stesso.
  • Social Media Jour­na­list — The Finan­cial Times cerca un Social Media Jour­na­list con sede di lavoro a New York. Avete tempo sino al 26 giu­gno per can­di­darvi. Direi che potrebbe andar bene come sca­denza la stessa data per stam­parvi ed appen­dere in uffi­cio job descrip­tion e ruolo dei social con­te­nuti nell’annuncio del pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario.
  • What Hap­pe­ned To Adver­ti­sing? — Libro sca­ri­ca­bile gra­tui­ta­mente da leg­gere assolutamente.

Strategico

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Ricavi Aggregati editori
Posted on 18 giugno 2015 by Lelio Simi, Pier Luca Santoro

Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere Sulla Crisi dei Legacy Media

Dopo aver com­ple­tato il primo giro di ana­lisi e appro­fon­di­menti sui prin­ci­pali cin­que gruppi edi­to­riali quo­tati in borsa e pro­prie­tari di almeno un quo­ti­diano [Rcs media­group, Gruppo Espresso, Gruppo 24 Ore, Cal­ta­gi­rone Edi­tore e Poli­gra­fici Edi­tore] con focus mono­gra­fici diamo uno sguardo d’insieme  aggre­gando un po’ di dati per cer­care di capire l’andamento gene­rale di que­sto cam­pione di aziende edi­to­riali fon­da­men­tale per l’informazione in Italia.

generale1Ricavi

Come abbiamo visto per quasi tutti i sin­goli gruppi anche l’andamento della para­bola dise­gnata dal dato aggre­gato dei fat­tu­rati vede i ricavi cre­scere fino al 2007 per poi scen­dere in pic­chiata. Quindi sì, doves­simo dare una data dell’inizio della crisi sarebbe pro­prio il 2007 anno di svolta per l’andamento degli edi­tori ita­liani. Ed è una svolta che dà il via a una crisi vera, senza se e senza ma, la peg­giore subita dall’editoria ita­liana visto che tra i quasi 5 miliardi di euro che rap­pre­sen­tano il ver­tice del gra­fico del fat­tu­rato e i 2,6 miliardi del 2014 si deve regi­strare un –2,39 miliardi di euro che rap­pre­sen­tano una fles­sione del 48%. Ovvero in solo otto annua­lità si è, di fatto, dimez­zato il valore com­ples­sivo dei fat­tu­rati dei cin­que gruppi.

generale4Guar­dando al dif­fe­ren­ziale anno su anno l’annus hor­ri­bi­lis è stato il 2009 con una fles­sione secca sul 2008 di 730 milioni. Ana­liz­zando invece le sin­gole voci di ricavo si nota con molta evi­denza che il sistema dei ricavi è ancora sal­da­mente anco­rato sulla cop­pia diffusionale/pubblicità. Poco importa che que­sto sistema abbia evi­den­ziato tutti i pro­pri limiti, la com­po­si­zione delle sin­gole voci di ricavo nelle ultime cin­que annua­lità non cam­bia se non per spo­sta­menti mil­li­me­trici: gli “altri ricavi” fissi per tutti i cin­que anni al 14% del totale mostrano la scar­sis­sima incli­na­zione [inca­pa­cità?] nel diver­si­fi­care i ser­vizi e a non pen­sare “il gior­nale” come unico pro­dotto del pro­prio lavoro, come fanno la mag­gior parte degli edi­tori inter­na­zio­nali. Insomma l’organizzazione del sistema dei ricavi dei prin­ci­pali edi­tori ita­liani in balia della decre­scita [non felice] risulta mono­li­tica, immo­bile e imper­mea­bile al cam­bia­mento, nono­stante là fuori nel mondo dell’informazione quasi tutto sia cam­biato. Auguri!

generale2Digi­tale

Nono­stante il man­tra di docu­menti pro­gram­ma­tici e piani di svi­luppo di tutti i gruppi sia “rifo­ca­liz­zarsi sul digi­tale” nel con­creto il dato aggre­gato dei ricavi da digi­tale com­ples­sivi dopo una prima fase di cre­scita [ine­vi­ta­bile, va detto, visto che si par­tiva da zero] dopo una prima acce­le­rata durata tre annua­lità, nel 2013 pur in cre­scita sem­bra già in fre­nata e nel 2014 vede già una decre­scita rispetto all’anno pre­ce­dente. Dal 2010 [anno in cui l’indicazione dei ricavi da digi­tale appare con con­ti­nuità nei diversi docu­menti di bilan­cio] al 2012 i ricavi com­ples­sivi pas­sano dai 245 milioni di euro ai 330 milioni con tassi di cre­scita a dop­pia cifra, poi nel 2013 la cre­scita scende al 4% su anno pre­ce­dente e ne 2014 si regi­stra una fles­sione dell’11%. Nel com­plesso dei dati aggre­gati comun­que i ricavi da digi­tale sono pas­sati dal 6,8% dei ricavi totali del 2010 al 14,3% del 2013 per scen­dere al 13,8% del 2014. Insomma non esat­ta­mente quello che ci si potrebbe aspet­tare in que­sta fase sto­rica nella quale biso­gne­rebbe già dare per acqui­site deter­mi­nate quote di cre­scita dall’online e affron­tare seria­mente la mone­tiz­za­zione del traf­fico da mobile.

[Nota: i dati aggre­gati su digi­tale sono rela­tivi solo ai tre mag­giori gruppi Rcs Media­group, Gruppo Espresso e Gruppo 24 Ore per la sem­plice ragione che sono gli unici a indi­carli chia­ra­mente nei bilanci. D’altronde come già rile­vato negli altri gruppi la quota di ricavi da digi­tale è per loro stessa ammis­sione ad oggi del tutto mar­gi­nale, e comun­que va ricor­dato che i due gruppi Cal­ta­gi­rone e Poli­gra­fici rap­pre­sen­tano solo il 15% del fat­tu­rato totale.]

Taglio ai costi

Chi ha tagliato di più? Se guar­diamo alle ultime cin­que annua­lità in pro­por­zione indub­bia­mente il gruppo 24 Ore che, nono­stante sia per valore del fat­tu­rato il terzo dei cin­que edi­tori presi in con­si­de­ra­zione, in per­cen­tuale per quanto riguarda i costi gene­rali [-34%] è secondo solo a Rcs [che ne ha tagliati per il 40%] ed è primo per quanto riguarda il taglio dei costi del lavoro [-45%] e del per­so­nale [-42%]. Nel com­plesso di tutti i gruppi i costi sono dimi­nuiti di 1,2 miliardi di euro (i ricavi, lo ricor­diamo, sono dimi­nuiti nello stesso periodo di 1,5 miliardi), men­tre il costo del lavoro è com­ples­si­va­mente dimi­nuito di 776 milioni nei cin­que anni [di cui 275 milioni solo nel 2014].

Per quanto riguarda il taglio del per­so­nale dal 2010 al 2014 gli orga­nici medi sono dimi­nuiti di quasi 4mila dipen­denti [3.993 per la pre­ci­sione], pas­sando dalle 13.375 unità alle 9.382 dello scorso anno. Pro­prio nel 2014 è stato com­ples­si­va­mente fatto il taglio più con­si­stente: 1.173 dipen­denti in meno. I gior­na­li­sti nel mede­simo periodo hanno subito un taglio di 586 unità [197 nel 2013, 161 nel 2014] facen­dosi carico del 15% del taglio com­ples­sivo dei dipen­denti nei cin­que gruppi editoriali.

Guar­dando ai costi medi fac­ciamo ancora una volta notare come ai costanti tagli sia di costi del lavoro che di dipen­denti non cor­ri­sponda un anda­mento altret­tanto costante. In alcuni gruppi rile­viamo addi­rit­tura degli aumenti del costo medio segno evi­dente che il taglio si è abbat­tuto molto di più sul numero dei dipen­denti che non sul reale costo del lavoro.

Le nostre conclusioni

Se cer­ta­mente non si tratta di una situa­zione sem­plice, come dimo­strano anche i dati a livello inter­na­zio­nale, che l’industria dell’informazione nostrana abbia sin­tomi evi­denti di incan­cre­ni­mento è più di una sensazione.

Se si guarda a tutti i flop digi­tali di RCS, costati 66 milioni di euro solo nel 2014, alle idee sbal­late del numero uno della Poli­gra­fici Edi­to­riale, ed anche alla mala gestione della for­ma­zione obbli­ga­to­ria dei gior­na­li­sti e alle “spa­rate” della FIEG, tanto per citare alcuni dei mille pos­si­bili esempi, ci si rende conto di quanto e come si tratti di un sistema che di indu­striale e di mana­ge­riale ha dav­vero poco.

Si è ope­rato in que­sti anni sul taglio dei costi ma, ad oggi, poco o nulla è stato fatto sul fronte dei ricavi. I tagli occu­pa­zio­nali non hanno avuto un dise­gno pre­ciso in ter­mini di rior­ga­niz­za­zione del lavoro e di ristrut­tu­ra­zione orga­niz­za­tiva, sono stati solo gestione emer­gen­ziale e nulla più.

La ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani, che rap­pre­senta ancora oggi il grosso dei ricavi come dimo­strano, anche, le nostre ana­lisi, non ha avuto la giu­sta atten­zione da dedi­care a quella che è la cash cow della stampa. L’informatizzazione delle edi­cole lan­gue in una legge disat­tesa da ormai tre anni alla quale era legata sia l’area di finan­zia­mento pub­blico ai gior­nali che i bene­fici di razio­na­liz­za­zione dei resi e di gestione delle infor­ma­zioni. Un aspetto che potrebbe, secondo le nostre stime, gene­rare un recu­pero con­tri­bu­tivo del 10% ripor­tando fuori dal rosso il com­parto e dando ossi­geno, cassa, per affron­tare con mag­gior sere­nità l’area digitale.

I piani indu­striali di recu­pero con­tri­bu­tivo e svi­luppo si scon­trano con realtà a due teste che non dia­lo­gano tra loro, o peg­gio si con­trap­pon­gono, vani­fi­cando ogni pos­si­bi­lità di buon esito degli stessi.

Le oppor­tu­nità pre­senti sono state tutte fatte sci­vo­lare via senza saperle cogliere, dalla gestione pro­fit­te­vole dei dati a nuove aree di busi­ness, quale ad esem­pio la rac­colta e gestione dell’ho.re.ca lasciata a Tri­pAd­vi­sor , gli errori com­messi vanno ben al di là di aspetti con­giun­tu­rali o di muta­menti di scenario.

La capa­cità di cam­bia­mento delle orga­niz­za­zioni gior­na­li­sti­che è troppo limi­tata. È ora che avvenga, final­mente, quello che tutti gli altri com­parti indu­striali hanno affron­tato, e risolto, negli anni ’90. 25 anni di ritardo, atte­nuati da assi­sten­zia­li­smo e “favori poli­tici”, sono un bonus che è arri­vata l’ora di pagare hic et nunc.

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