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Google News Traffico
Posted on 24 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Effetto Google News

Come noto da gen­naio 2015 il governo spa­gnolo ha intro­dotto una legge, nota come Goo­gle Tax,  che obbliga al paga­mento a van­tag­gio degli edi­tori anche per l’indicizzazione e la pub­bli­ca­zione di estratti delle loro sto­rie, degli arti­coli. Legge che ha pro­vo­cato la rea­zione molto dura di Goo­gle che in tutta rispo­sta ha deciso di chiu­dere il pro­prio aggre­ga­tore Goo­gle News in Spagna.

Se già i dati pub­bli­cati da Gigaom pochi giorni dopo indi­ca­vano gli effetti della scelta arriva ora uno stu­dio ad hoc che stronca ogni vel­leità e le rela­tive dichia­ra­zioni pour cause rese a più riprese.

Infatti, secondo lo stu­dio com­mis­sio­nato dall’associazione di edi­tori spa­gnoli Aso­cia­ción Española de Edi­to­ria­les de Publi­ca­cio­nes Perió­di­cas [AEEPP] l’eliminazione di Goo­gle News è stata dan­nosa da più punti di vista.

Google News

Se gli studi pre­ce­den­te­mente effet­tuati, sopra ripor­tati nell’immagine, dimo­stra­vano la non con­cor­ren­zia­lità tra Goo­gle News ed i con­te­nuti delle testate, che anzi, come nel caso dello stu­dio del 2012 in Fran­cia, bene­fi­ciano gli edi­tori, lo stu­dio dell’AEEPP mostra l’impatto nega­tivo da diverse prospettive.

Impli­ca­zioni per seg­mento aggre­ga­tori di notizie:

  • Bar­riere all’ingresso e all’espansione e una mag­giore con­cen­tra­zione del mercato.
  • Freno all’innovazione
  • Incer­tezza normativa

Impli­ca­zioni per i let­tori, per le persone:

  • Minor varietà di con­te­nuti e pos­si­bi­lità di godere di innovazioni
  • Per­dita di valore aggiunto
  • Aumento del tempo di ricerca di noti­zie [che per gli utenti di Inter­net in Spa­gna può essere sti­mato, nel breve ter­mine, in circa 1.750 milioni di euro all’anno]

Impli­ca­zioni per il mer­cato delle noti­zie on-line:

  • Minor audience e minori ricavi pubblicitari.
  • 16% di calo del traf­fico in media. La caduta col­pi­sce in par­ti­co­lare le pic­cole testate ed i media emer­genti e si pre­vede che l’effetto aumenti nel tempo.
  • Minori ricavi per 7 milioni di euro all’anno, che inte­res­serà il set­tore in modo non uni­forme, pre­su­mi­bil­mente per pub­bli­ca­zioni minori met­tendo a repen­ta­glio la soste­ni­bi­lità finan­zia­ria di que­ste aziende.
  • Bar­riere all’ingresso e all’espansione ed una mag­giore con­cen­tra­zione del mercato.
  • Vio­la­zione della libertà di impresa. Ad esem­pio, per la ces­sione di con­te­nuti a terzi senza esborso eco­no­mico come nei casi crea­tive com­mons [che uti­liz­ziamo anche per i con­te­nuti di DataMediaHub]

Impatto per gli inserzionisti:

  • Minor impatto della pub­bli­cità e una mag­giore con­cen­tra­zione del mercato.
  • Per­dita di reach per canali spe­cia­liz­zati e innovativi.

La tabella sot­to­stante rias­sume i dati emer­genti dallo stu­dio in spe­ci­fico rife­ri­mento alla per­dita di traffico.

Non è un caso che la que­stione — che è ben distinta da quella fiscale — si ripro­ponga cicli­ca­mente da tempo e che alla fine tutto rimanga così com’è. Spe­riamo dav­vero che i dati della Aso­cia­ción Española de Edi­to­ria­les de Publi­ca­cio­nes Perió­di­cas met­tano una volta per tutte fine alle riven­di­ca­zioni tanto oppor­tu­ni­sti­che quanto miopi della FIEG.

Google News Traffico

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Posted on 24 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • NYTi­mes & Face­book — Quasi il 20% del traf­fico al sito web del NYTi­mes arriva da Face­book, ma quali sono i con­te­nuti più popo­lari? Un’interessantissima ana­lisi basata su 33mila con­di­vi­sioni e like dei post sulla pagina Face­book del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense mostra i 10 arti­coli più popo­lari sul social net­work e, soprat­tutto, evi­den­zia quali sono i temi che rac­col­gono il mag­gior inte­resse dei fan. Pro­vate ad indo­vi­nare qual è l’argomento al primo posto prima di leg­gere lo stu­dio e, se avete voglia, scri­ve­te­celo nell’apposito spa­zio dei commenti.
  • Best Per­for­mance sui Social Media — New­sWhip ha pub­bli­cato i risul­tati di una desk research sui 25 top brand per per­for­mance sui social. Ven­gono ana­liz­zati numero di post, con il det­ta­glio per Face­book, Lin­ke­dIn, Pin­te­rest e Twit­ter, ed il livello di enga­ge­ment. Forse la parte più inte­res­sante dello stu­dio è rela­tiva a quei, pochi, brand che rie­scono a gene­rare mag­gior enga­ge­ment con Twit­ter rispetto ai, tanti, alla mag­gio­ranza, che invece è ampia­mente dipen­dente da Face­book anche per que­sto aspetto.
  • Crollo del Traf­fico — Se siete rien­trati oggi dalle vacanze sap­piate che non stiamo par­lando di strade ed auto­strade, sorry. Busi­ness Insi­der pub­blica i dati del traf­fico ai siti delle prin­ci­pali testate da Buz­z­Feed al Daily Mail, pas­sando per BBC e NYTi­mes tra gli altri. Dati dai quale emerge un signi­fi­ca­tivo calo del traf­fico a par­tire da marzo 2015 che in maniera ano­mala coin­volge tutti i publisher.
  • Dagli Influen­cers ai Brid­ges — Con l’influencer mar­ke­ting sem­pre più sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori, che spesso dimen­ti­cano che in realtà si chiama da tempo digi­tal pr, le ricer­che di Paul Adams, autore di “Grou­ped: How Small Groups of Friends Are the Key to Influence on the Social Web”, dimo­strano che al fine di otti­miz­zare la dif­fu­sione di un con­te­nuto la strut­tura della rete sociale è molto più impor­tante delle carat­te­ri­sti­che dei sin­goli indi­vi­dui. Sapevatelo!
  • Mem­bers Only - La mem­ber­ship NON è solo un nuovo modo per ven­dere i con­te­nuti ma un sistema per reset­tare, in meglio, la rela­zione tra testata e let­tori, per­sone, ser­vendo al meglio la comu­nità di rife­ri­mento. Qui su Data­Me­dia­Hub è da un pezzo che lo stiamo dicendo
  • Inter­net of Things — Si parla, e ovvia­mente si stra­parla, di Inter­net of things. A furia di par­larne l’Internet delle cose sta sem­pre più diven­tando realtà quo­ti­diana di un futuro immi­nente che coin­volge pro­fon­da­mente le imprese in tutti gli aspetti, inclusa la comu­ni­ca­zione. Se siete ancora a digiuno, o quasi, sul tema, leg­gete le 5 domande, e rispo­ste, di Deloitte.
  • Digi­tal Mar­ke­ting & Web Spe­cia­list — Mapei, l’impresa di fami­glia dell’attuale Pre­si­dente di Con­fin­du­stria, cerca, per la sede di Milano, un Digi­tal Mar­ke­ting & Web Spe­cia­list. Sem­bra un’opportunità inte­res­sante di que­sti tempi.

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edicola bnio
Posted on 20 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Te Piace ‘o Presepe?

Ormai è chiaro che le edi­cole “pure”, quelle che ven­dono esclu­si­va­mente pub­bli­ca­zioni edi­to­riali, sono sem­pre più desti­nate all’estinzione, nell’indifferenza gene­rale, a favore di negozi “misti”, che trat­tano altre cate­go­rie mer­ceo­lo­gi­che, come avviene già da anni nel Nord Europa.

Non aver mai gestito ade­gua­ta­mente una rete di distri­bu­zione che negli anni prima della crisi con­tava su 36mila punti ven­dita distri­buiti spesso in posi­zioni stra­te­gi­che del ter­ri­to­rio non lascia ben spe­rare sul buon esito di altre forme di distri­bu­zione attuali e futuribili.

Per farsi un’idea di quello che avviene quo­ti­dia­na­mente in un’edicola vi esorto a chie­dere al vostro gior­na­laio di fidu­cia, se ancora ne avete uno natu­ral­mente, di mostrarvi la bolla che riceve quo­ti­dia­na­mente dal distri­bu­tore locale e di farvi spie­gare da lui in breve il fun­zio­na­mento. In alter­na­tiva, a meno di tre euro, leg­ge­tevi il mio e-book sul tema.

Emble­ma­tico in tal senso il lan­cio dal 14 ago­sto scorso di “Il Pre­sepe – La sto­ria del Natale”, rac­colta com­po­sta di 85 [ottan­ta­cin­que!] uscite della quale cer­ta­mente alcuni di voi avranno visto lo spot in tele­vi­sione on air in que­sti giorni.

Sicu­ra­mente molti ricor­dano le scene di Natale in casa Cupiello con Eduardo De Filippo che ripe­tu­ta­mente chiede al figlio svo­gliato “te piace ‘o pre­sepe?” per poi, dopo rei­te­rati ten­ta­tivi ed altret­tanti dinie­ghi, con­clu­dere ” e cam­mina…”. Ecco!

10 motivi di fallimento di Twitter
Posted on 20 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • I [miseri] conti di Sna­p­chat — L’applicazione di social mes­san­ging di cui si parla tanto ulti­ma­mente per il ten­ta­tivo di ripo­si­zio­narsi e l’attenzione al gior­na­li­smo, secondo dei docu­menti finan­ziari tra­pe­lati nel 2014 ha gene­rato 3 milioni di dol­lari di ricavi e la bel­lezza, si fa per dire, di 128 dol­lari di per­dite. Con­si­de­rando l’attuale valu­ta­zione di 3 miliardi di dol­lari dovrebbe un giorno fat­tu­rare 500 milioni di dol­lari e gene­rare 200 milioni di dol­lari di ricavi. Auguri!
  • Edi­tori & Com­menti — Non solo i com­menti, ed una loro ade­guata gestione, sono una parte ine­lu­di­bile della crea­zione e gestione di com­mu­nity all’interno del sito dei gior­nali, ora sono anche fonte di red­dito. Infatti, secondo quanto ripor­tato,  Condé Nast, The Wall Street Jour­nal, CNN e Fox News pos­sono posi­zio­nare e ven­dere annunci pub­bli­ci­tari all’interno dei com­menti. Ancora sicuri che sia meglio eli­mi­nare la pos­si­bi­lità di commentare?
  • Ciclo di Vita delle Tec­no­lo­gie Emer­genti — Gart­ner, anche quest’anno, ha esa­mi­nato il livello di matu­rità, il ciclo di vita di 2000 tec­no­lo­gie e le ten­denze di 112 settori/mercati valu­tan­done e pre­ve­den­done il livello ed i tempi di dif­fu­sione nell’adozione. Tec­no­lo­gie che ovvia­mente vanno ad impat­tare sul digi­tal mar­ke­ting e più in gene­rale sul digi­tal busi­ness. L’anno scorso di que­sti tempi avevo ripor­tato gli ele­menti per la com­pren­sione della fase di cia­scuna delle tec­no­lo­gie inse­rite nell’ Hype Cycle.
  • Lin­ke­dIn Loo­kup - Lin­ke­dIn lan­cia Loo­kup appli­ca­zione per faci­li­tare la ricerca di cono­scenti e con­tatti di lavoro. L’applicazione sem­bra essere più un modo per miglio­rare l’esperienza d’uso da mobile, che attual­mente è cri­tica, che non una nuova fonte di ricavi.
  • New­sbrands — Una volta c’era il gior­nale oggi c’è il new­sbrand, il mar­chio di una testata che segue il let­tore in tutti i momenti di con­sumo d’informazione. Secondo una ricerca effet­tuata per conto di New­sworks, l’organizzazione che si occupa della valo­riz­za­zione dei new­sbrand nel Regno Unito, il ruolo di que­sti è tra­sver­sale a tutte le gene­ra­zioni ed è fon­da­men­tale per la deco­di­fica della realtà. Sarà ma io quando vedo tanta magni­fi­ca­zione sento puzza di pro­pa­ganda pour cause.
  • Enga­ge­ment Edi­tor — Men­tre in Ita­lia la gestione dei social da parte della stra­grande mag­gio­ranza delle testate con­ti­nua ad essere pret­ta­mente spe­cu­la­tiva ed imba­raz­zante, a dir poco, all’estero cre­sce all’interno delle reda­zioni il ruolo, e la ricerca di per­sone in gradi di rico­prirlo, di enga­ge­ment edi­tor. Fate vobis…
  • Ad Bloc­king — Per cer­care di con­tra­stare la cre­scita espo­nen­ziale di coloro che uti­liz­zano soft­ware per bloc­care gli annunci pub­bli­ci­tari alcune testate pre­gano il let­tori di disat­ti­vare que­sti sistemi con moti­va­zioni più o meno ragio­ne­voli. Page­Fair ha testato 576 dif­fe­renti appelli su 220 siti web in tal senso e veri­fi­cato che que­sti appelli sono accolti sola­mente dallo 0.33% delle per­sone pari a meno di $0.01 CPM. Try again…

10 motivi di fallimento di Twitter

 

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Negoziazione Italia
Posted on 18 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • L’Advertising è Morto — No, non è una delle solite bou­tade, que­sta volta dav­vero. Ne spiega bene i motivi Mark Duffy, autore di Copy­ran­ter, uno dei blog di rife­ri­mento negli USA per chi si occupa di mar­ke­ting e comu­ni­ca­zione, met­tendo insieme tutti i pezzi. Secondo me ha ragione, se non è morto cer­ta­mente, a bocce ferme, è moribondo.
  • Wil­d­card — Se Circa, l’aggregatore di noti­zie, chiude, Wil­d­card rilan­cia. Forte di un round di finan­zia­mento da 10 milioni di dol­lari, Wil­d­card lan­cia la seconda ver­sione della pro­pria app e si ripro­pone al mer­cato con una serie di carat­te­ri­sti­che dav­vero inte­res­santi. Da tenere d’occhio.
  • Info­gra­fi­che — Il 70% dei mar­ke­ters ha inten­zione di incre­men­tare l’utilizzo di info­gra­fi­che e nel B2B mar­ke­ting, seg­mento com­ples­si­va­mente più “tra­di­zio­na­li­sta”, l’utilizzo delle info­gra­fi­che è pas­sato dal 9% del 2013 al 52% nel 2014. Un elenco di 15 piccoli-grandi atten­zioni per fare un’infografica degna di que­sto nome è dun­que let­tura obbli­gata, senza dimen­ti­care ovvia­mente che noi le fac­ciamo per voi, volendo.
  • Gior­nali & Com­menti — Si torna ancora sulla que­stione dei com­menti non gestiti e della deci­sione presa da molte testate negli Stati Uniti di eli­mi­narli. L’autrice dell’arti­colo con­clude: “Abdi­ca­ting the respon­si­bi­lity of good com­mu­nity mana­ge­ment makes all of us Inter­net Peo­ple look bad and is a com­ple­tely avoi­da­ble fai­lure mode that site owners should work har­der at get­ting right”. Sono asso­lu­ta­mente d’accordo.
  • Nego­zia­zione — Non si può cer­ta­mente pen­sare di nego­ziare un affare con un fran­cese o un giap­po­nese allo stesso modo. Un elenco molto inte­res­sante di 23 dia­grammi illu­stra le dif­fe­renze dei pat­tern di comu­ni­ca­zione, e dun­que di nego­zia­zione, in 23 nazioni del Mondo, Ita­lia inclusa. Da stam­pare ed appen­dere  in ufficio.
  • Fan­page — Face­book busi­ness mette tra i casi di suc­cesso come ben­ch­mark per il buon uti­lizzo dell’advertsing all’interno del social net­work più popo­loso del pia­neta la case history di Fan­page, il quo­ti­diano pure player che ha un numero di fan e volumi di traf­fico pro­ve­nienti da Face­book da capo­giro per l’Italia.
  • Social Care — Che il custo­mer care sia sem­pre più social, venga sem­pre più effet­tuato attra­verso Face­book e Twit­ter è un dato di fatto con­so­li­dato. Che la piat­ta­forma di micro­blog­ging da 140 carat­teri, nono­stante le pec­che che ini­ziano ad emer­gere, sia un for­mi­da­bile canale, anche, in tal senso credo sia fuori di dub­bio. Qual­che giorno fa pro­prio Twit­ter ha pub­bli­cato una guida molto com­pleta sul tema da leg­gere e sca­ri­care assolutamente.

Negoziazione Italia

 

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