cut price

Pubblicato il 23 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Il Trade Marketing Questo Sconosciuto

Se per l’industria edi­to­riale del seg­mento quo­ti­diani e perio­dici già il mar­ke­ting è una disci­plina eser­ci­tata pre­va­len­te­mente per dedi­carsi all’acquisto di monili e col­la­nine made in china et simi­lia da ter­mo­re­trarre, incel­lo­pha­nare al pro­dotto edi­to­riale, il trade mar­ke­ting è un’area asso­lu­ta­mente sco­no­sciuta, non esercitata.

Non si spiega altri­menti la len­tezza con la quale la FIEG [e i sin­da­cati di rap­pre­sen­tanza] stanno approc­ciando la vitale que­stione dell’informatizzazione delle edi­cole che di que­sto passo non sarà attiva nep­pure per fine 2013.

Una situa­zione ancora più para­dos­sale se si tiene conto che dall’ana­lisi sulla stampa nel nostro Paese tra il 20o9 ed il 2011, rea­liz­zato sem­pre dalla FIEG stessa, si evi­den­zia come oltre l’80% delle ven­dite di quo­ti­diani pas­sino per il canale edi­cole e che i ricavi del digi­tale pesa­vano a fine 2011 solo l’1,4% dei ricavi dell’intero settore.

Sono pro­prio gli abbo­na­menti, insieme alle ope­ra­zioni di cut price, una delle prin­ci­pali evi­denze della disat­ten­zione, del disin­te­resse degli edi­tori nei con­fronti del trade, delle edi­cole, con il ripro­porsi quo­ti­diano di pro­po­ste che arri­vano sino all’80% di taglio del prezzo di coper­tina e che, para­dos­sal­mente, ven­gono vei­co­late pro­prio attra­verso il canale edi­cole. Ope­ra­zioni di con­cor­renza tra canali che, dav­vero, non mi pare esi­stano in nes­sun altro set­tore o seg­mento di mercato.

Il video sot­to­ri­por­tato, rea­liz­zato da un gruppo di gior­na­lai, che sta impa­rando ad usare la Rete ed i suoi diversi mezzi, uscendo dal recinto di Face­book dove vi sono molti gruppi di edi­co­lanti che spesso diven­gono solo degli ste­rili “sfo­ga­toi”, testi­mo­nia il con­flitto esi­stente su quest’area.

Il trade mar­ke­ting que­sto sconosciuto.

Pubblicato il 26 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Investire sulle Edicole

Ita­lia Oggi del 24 ago­sto scorso pub­blica un’intervista a Luca Dini, Diret­tore dell’edizione ita­liana di Vanity Fair.

Dini, nell’articolo tito­lato Vanity Fair cre­sce senza sconti, dopo aver elen­cato i suc­cessi rac­colti nell’ultimo periodo dalla rivi­sta, sostiene che il taglio prezzo di una rivi­sta sia peri­co­loso poi­ché sva­luta la pub­bli­ca­zione agli occhi del let­tore acqui­rente, con­clu­dendo: “una prima rispo­sta è inve­stire in edi­cola e sulla fide­liz­za­zione: in tal senso Vanity Fair è cre­sciuto negli anni e in qualità” .

Sono con­cetti che mi tro­vano asso­lu­ta­mente d’accordo sia pour cause in veste di gior­na­laio che, come ho avuto modo di affer­mare, indos­sando la giacca di [sedi­cente] esperto di marketing.

Sono certo che sia com­pren­si­bile il mio stu­pore, ed evi­den­te­mente il mio disap­punto, quando il giorno dopo aver letto l’intervista all’arrivo di Vanity Fair n°34 del 1 set­tem­bre 2010 vi si trova la car­to­lina di abbo­na­mento con uno sconto 70% [vd immagine].

Diceva Arthur Scho­pe­n­hauer che l’egoi­smo teo­re­tico pos­siede la coe­renza della pura fol­lia; esso non abbi­so­gna di con­fu­ta­zione — che è impos­si­bile — bensì di cure. E’ straor­di­na­rio quanto l’affermazione sia cal­zante in que­sto caso.

Amplierò il ragio­na­mento in maniera più orga­nica domani par­lando di edi­cola del futuro e futuro delle edicole.