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Pubblicato il 21 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Rapporto sulla Comunicazione Online in Italia

Sono stati dif­fusi oggi i risul­tati di “Kwd Webran­king 2011 Italy”, inda­gine alla decima edi­zione sulla comu­ni­ca­zione cor­po­rate online nel nostro Paese.

L’indagine ha preso in con­si­de­ra­zione le 101 mag­giori società ita­liane per capi­ta­liz­za­zione valu­tando la loro comu­ni­ca­zione  sul web.

Emerge con chia­rezza come la Rete non venga ancora per­ce­pita come uno stru­mento per costruire la repu­ta­zione azien­dale e differenziarsi.

I risul­tati evi­den­ziano come il pro­blema non sia dimen­sio­nale, come si evince dalla tavola di sin­tesi che effet­tua il ben­ch­mar­king delle per­for­mance delle imprese ita­liane in rela­zione al pun­teg­gio mas­simo, bensì cul­tu­rale, con­fer­mando quanto evi­den­ziavo in una mia recente inter­vi­sta.

Carenti tutte le aree di comu­ni­ca­zione rela­tive alla rela­zione sia con il pub­blico esterno, social media e press, che con quello interno. Per dirla con le parole di Joa­kim Lun­d­quist, rap­pre­sen­tante della società che ha con­dotto l’indagine, “appare evi­dente ancora una man­canza di miglio­ra­mento con­creto della comu­ni­ca­zione online di molte società quo­tate ita­liane. Il per­corso è ini­ziato, ma per rag­giun­gere vera aper­tura e tra­spa­renza è neces­sa­rio un’evoluzione nella men­ta­lità di chi guida le aziende”.

 Per­for­mance ita­liane in rela­zione al pun­teg­gio mas­simo [aree chiave]

Pubblicato il 25 giugno 2011 by Pier Luca Santoro

New WEdia

“Il valore di un’impresa non dipende tanto dal fatto che operi nel B2C o nel B2B quanto dalla capa­cità di essere B2WE”

E’ que­sto uno dei pas­saggi chiave — 1.02″ del fil­mato — illu­strati nel video rea­liz­zato per pro­muo­vere un nuovo libro [che mi sono pre­mu­rato di ordi­nare seduta stante].

Di ottima fat­tura, illu­stra egre­gia­mente i con­cetti che avevo espresso sof­fer­man­domi sulla dif­fe­renza tra sociale e sociabile.

Solo met­tendo al cen­tro del pro­cesso l’insieme degli sta­ke­hol­ders, interni ed esterni, l’impresa diviene sociale e può dun­que mas­si­miz­zare le poten­zia­lità dei social media.  Si tratta di un per­corso che tra­scende dall’ester­na­liz­za­zione, o meno, della comu­ni­ca­zione, e affonda le sue radici nell’analisi e nella tra­sfor­ma­zione dei pro­cessi orga­niz­za­tivi d’impresa.

Come ho già avuto modo di ricor­dare, i social media non sono un altro canale di comu­ni­ca­zione o, peg­gio ancora, una moda­lità per effet­tuare cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie a basso costo. La ride­fi­ni­zione dei mer­cati di rife­ri­mento e delle stra­te­gie di pene­tra­zione richie­dono una ade­guata [ri]organizzazione azien­dale dalla quale evi­den­te­mente le imprese del com­parto edi­to­riale non sono esentate.

Il pas­sag­gio dai “new media” al new WEdia è la chiave, come già lasciava intuire sin dal titolo il libro dell’amica Mafe De Baggis.