Posted on 7 febbraio 2013 by

Multimediale & Multitasking

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Giu­seppe Gra­nieri, in un arti­colo pub­bli­cato su «La Stampa» all’inizio di que­sto mese che ana­lizza la situa­zione attuale e le pos­si­bili ten­denze della tran­si­zione dalla carta al digi­tale, apre ripor­tando una frase di Earl Wil­kin­son: “Noi in qual­che modo siamo osses­sio­nati dall’idea della carta oppo­sta al digi­tale”; tesi che il sot­to­scritto sostiene da anni aven­done par­lato a più riprese sin dal 2009.

Sul tema KPMG, nota società inter­na­zio­nale di con­su­lenza, ha pub­bli­cato l’estratto di una ricerca che ha rac­colto  le abi­tu­dini di con­sumo dei diversi media in 9 diverse nazioni. Il rap­porto evi­den­zia come  vi sia un insa­zia­bile appe­tito per i media in gene­rale da parte delle per­sone e come nel com­plesso i “new media”, il digi­tale, non abbiano sosti­tuito gli “old media” ma si siano affian­cati sia in ter­mini di tempo, che di con­se­guenza cre­sce come emerge da nume­rose altre ricer­che sul tema, che in ter­mini di atti­vità,  gene­rando quello che viene rac­colto nella defi­ni­zione di multitasking.

I dati emer­genti dallo stu­dio sug­ge­ri­scono che, men­tre vi sono buone ragioni per esa­mi­nare l’aumento dei media digi­tali e sociali, la grande popo­la­rità e la por­tata dei media tra­di­zio­nali non deve essere trascurato.

Sono cin­que i punti che le con­clu­sioni del rap­porto evi­den­ziano come aspetti prio­ri­tari sui quali intervenire:

  • Capire il con­su­ma­tore. Le aziende il più volte non rie­scono a gene­rare ricavi suf­fi­cienti dal con­te­nuto che for­ni­scono per­ché non offrono l’esperienza mul­ti­me­diale che i con­su­ma­tori stanno cercando.
  • Creare un nuovo modello pub­bli­ci­ta­rio. I media tra­di­zio­nali, imprese quali gli edi­tori di rivi­ste di fascia alta, non pos­sono più rima­nere come sem­plici inter­me­diari come avviene attual­mente ma devono for­nire agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari le metri­che del let­tore che faci­li­tino una rela­zione  uno-a-uno.
  • “Abbrac­ciare” il nuovo mondo.  Le aziende dei media tra­di­zio­nali hanno neces­sità di con­ti­nuare ad abbrac­ciare digi­tale ed evol­vere i pro­pri modelli di busi­ness per garan­tire il man­te­ni­mento delle loro posi­zioni di forza come newsbrand.
  • Ingag­giare i digi­tal multi-tasker. Asso­cian­dosi con le aziende tec­no­lo­gi­che in grado di tra­sfor­mare l’esperienza del ‘secondo schermo’ per arric­chire l’esperienza sia di con­su­ma­tori che inser­zio­ni­sti, com­bi­nando la por­tata del con­te­nuto tra­smesso con l’interattività online.
  • Tro­vare nuovi sistemi ed inno­vare per ren­dere l’online di valore come l’offline.

David Elms, Head of Media KPMG UK, spiega che: “ Non si tratta di svi­lup­pare una stra­te­gia azien­dale digi­tale  ma di svi­lup­pare una stra­te­gia di con­te­nuti che si esten­dono a tutti i media ed ai canali digitali”.

L’infografica di sin­tesi dei risul­tati sulle atti­vità mag­gior­mente effet­tuate nell’ultimo mese, sia online che offline, mostra come attual­mente nella stra­grande mag­gio­ranza delle nazioni esa­mi­nate la let­tura di un quo­ti­diano tra­di­zio­nale supera quella del cor­ri­spon­dente online.

La strada è fatta di con­ver­genza e cross­me­dia­lità. Il futuro è ibrido.

Online vs Offline

“Bonus track”: Non but­tate via il bam­bino con l’acqua sporca — “Don’t Throw the New­spa­per Out With the Bath­wa­ter: Print Media and Gene­ra­tion Y” — da leg­gere.

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