crisi editoria

Audience Mobile News Giu 14
Pubblicato il 26 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Total Digital Audience News Media Italia

Sono stati pub­bli­cati i dati Audi­web della total mobile e total digi­tal audience del mese di giu­gno 2014.

Abbiamo estra­po­lato gli utenti unici nel giorno medio per tutte le testate d’informazione ita­liane nazio­nali, o plu­ri­re­gio­nali, sia tra­di­zio­nali che pure players, rea­liz­zando l’infografica [in ordine alfa­be­tico] del totale degli utenti unici ed il det­ta­glio di quelli da PC e da mobile.

Se dai dati pub­bli­cati da Audi­web la frui­zione di inter­net da mobile [smart­phone e tablet] ha gene­rato il 58,5% del tempo totale speso online e, più in det­ta­glio, con 15 milioni di utenti unici nel giorno medio e 1 ora e 34 minuti di tempo speso per per­sona, l’accesso alla rete da device mobili supera l‘accesso da PC [12,9 milioni di utenti unici dai 2 anni in su, col­le­gati in media per 1 ora e 17 minuti], per i siti di news, tranne raris­sime ecce­zioni, come mostra la tabella sotto ripor­tata è esat­ta­mente il contrario.

Su un totale di 1 ora e 34 minuti da mobile, il tempo speso per le news rap­pre­senta una fra­zione estre­ma­mente ridotta, infi­ni­te­si­male. Inol­tre, sono solo tre le testate per le quali il tempo speso da mobile supera quello da PC.

Le news sono immo­bili, e non è sola­mente un pro­blema di device ma di tempo e livello di coinvolgimento/interesse.

Keep Calm Attention
Pubblicato il 23 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

5 Media Specialist sul Rapporto tra Giornalismo e Digitale in Italia

A mar­gine della ricerca sul gior­na­li­smo e l’organizzazione delle reda­zioni digi­tali in Ita­lia che il gruppo di lavoro sui “Gior­na­li­smi” del Con­si­glio nazio­nale dell’Ordine dei Gior­na­li­sti ha pre­sen­tato a Prato in aper­tura di “Digit2014”, in un incon­tro a cui sono inter­ve­nuti il pre­si­dente del Cnog Enzo Iaco­pino, il segre­ta­rio della Fnsi Franco Siddi, Pier Luca San­toro [aka il sot­to­scritto], esperto di mar­ke­ting dei nuovi media e coau­tore del Rap­porto, Mario Tede­schini Lalli, vice­di­ret­tore Inno­va­zione e svi­luppo del Gruppo Espresso, abbiamo inter­vi­stato 5 media spe­cia­list sul rap­porto tra gior­na­li­smo e digi­tale nel nostro Paese.

Le inter­vi­ste sono state inse­rite come appen­dice al rap­porto stesso, ora aggior­nato  rispetto alla pre­ce­dente ver­sione resa dispo­ni­bile online. I con­tri­buti di Gio­vanni Boc­cia Artieri, Mafe De Bag­gis, Luca Conti, Ser­gio Mai­strello e Ste­fano Quin­ta­relli, tutti pro­fes­sio­nals che non hanno biso­gno di pre­sen­ta­zioni, rap­pre­sen­tano non sol­tanto un com­ple­mento alla ricerca svolta ma un ottimo con­tri­buto in ter­mini di visione più allar­gata rispetto a chi lavora nelle reda­zioni dei giornali.

Ne riprendo inte­gral­mente i con­te­nuti per, appunto, il valore che hanno, e colgo l’occasione per rin­gra­ziare pub­bli­ca­mente tutti e cin­que i con­tri­bu­tors per la col­la­bo­ra­zione offerta.

Il pro­dotto gior­na­li­stico come vet­tore di rela­zioni sociali - Gio­vanni Boc­cia Artieri

giovanni boccia artieri

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

I media digi­tali stanno ricon­fi­gu­rando il pano­rama infor­ma­tivo su due livelli: quello della pro­du­zione e distri­bu­zione di con­te­nuti e quello dei let­tori di news. Diventa quindi ine­vi­ta­bile per le testate di orien­tarsi sem­pre di più ad un modello Inter­net first ed a una dema­te­ria­liz­za­zione della pro­fes­sione. D’altra parte la realtà di una frui­zione sociale delle news indica come sia neces­sa­rio entrare nel flusso dei pro­pri let­tori piut­to­sto che por­tarli a sé. Que­ste due con­di­zioni cam­biano quindi anche la pro­fes­sione giornalistica.

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Il con­te­sto che si sta strut­tu­rando vede gene­rarsi un ambiente pro-am in cui dimen­sione pro­fes­sio­nale ed ama­to­riale devono essere nego­ziate. Il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo diventa quindi una realtà ancora più com­plessa in cui le forme “dal basso” e quelle pro­fes­sio­nali dell’ edi­to­ria ten­dono a con­ver­gere, gene­rando spazi pro­pri ed auto­nomi così come ambiti com­pe­ti­tivi. Il punto è che la stretta rela­zione fra un gior­na­li­sta e una sua comu­nità di let­tori diventa sem­pre più un nodo cen­trale della pro­fes­sione e quello che la muta­zione digi­tale sta mostrando è come sem­pre di più i con­te­nuti pro­dotti (online) siano stret­ta­mente cari­chi di rela­zioni sociali e dipen­denti da que­sti per la dif­fu­sione e come nel farlo costrui­scano altre rela­zioni sociali. Come spiega Craig Sil­ver­man: “L’obiettivo di noi gior­na­li­sti non è solo quello di infor­mare il pub­blico, ma soprat­tutto con­net­terci alle per­sone attra­verso sto­rie, espe­rienze con­di­vise o gli svi­luppi impor­tanti della nostra società. E al fine di con­sen­tirlo, dob­biamo agire con l’umanità e con i valori e le emo­zioni che ispi­rano una con­nes­sione umana”.

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

Credo che il punto sia che ogni gior­na­li­sta dovrà assu­mere que­ste pro­fes­sio­na­lità ed impa­rare a gestire una realtà più com­plessa della pro­du­zione edi­to­riale. Il fatto che esi­sta un social media edi­tor dipende dal limite attuale del sistema edi­to­riale e dall’arretratezza cul­tu­rale. Potrà esserci un armo­niz­za­tore, ma ogni gior­na­li­sta deve saper curare i con­te­nuti nei social media, pro­muo­verli, discu­terli, ecc.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli edi­tori? E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

Esi­ste sem­pre un biso­gno di curare l’informazione solo che il modello edi­to­riale nove­cen­te­sco è diven­tato irrea­li­stico sia per rispon­dere al biso­gno infor­ma­tivo in tempo reale dei let­tori (spet­ta­tori, ecc.), che per quanto riguarda i lin­guaggi usati e la capa­cità di sin­to­niz­zarsi con temi/contesti di let­tura (visione, ecc.). Quindi la crisi ricade sia sul modello edi­to­riale che sulla pro­fes­sione in sé. Il web fa da acce­le­ra­tore di una muta­zione che incro­cia dispo­ni­bi­lità di con­te­nuti e neces­sità di fil­trag­gio e cura.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

Non credo che le infor­ma­zioni stiano su Twit­ter, solo che su Twit­ter abbiamo la sen­sa­zione di vederle emer­gere men­tre su Face­book hanno senso se e per­ché fini­scono nel flusso dell’utente. Pro­getti come Paper di Face­book mostrano come sarà pos­si­bile inte­grare flussi sociali e news e spe­ri­men­tare la realtà della social news in modi più com­plessi. Al momento, se pen­siamo all’Italia, l’élite politico-giornalistica che abita su Twit­ter auto­le­git­tima que­sto come ambiente infor­ma­tivo che però è sem­pre più distac­cato dal pub­blico non eli­ta­rio delle news. Imma­gino avremo tra­sfor­ma­zioni presto.

Il digi­tale è uno stru­mento in più e molto potente, non la causa della crisi - Mafe De Baggis

Mafe De Baggis

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Un aumento degli stru­menti a dispo­si­zione per tro­vare, veri­fi­care, rac­con­tare e met­tere a dispo­si­zione noti­zie, dati e appro­fon­di­menti. Que­sto incre­di­bile aumento di pos­si­bi­lità è dispo­ni­bile per tutti, non solo per i pro­fes­sio­ni­sti, che hanno quindi un’opportunità in più per dimo­strare il pro­prio talento e l’importanza di un metodo pro­fes­sio­nale nel rac­conto dei fatti.

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

In teo­ria un alleato, spesso viene per­ce­pito come un rivale e la dif­fe­renza la fanno i pro­cessi con cui il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo arriva al pub­blico: può essere in modo spon­ta­neo e fram­men­tato, inca­na­lato e veri­fi­cato in modo cor­retto o con­fi­nato in riserve indiane. A mio parere è impor­tante distin­guere tra com­mento per­so­nale e pro­du­zione di noti­zie vere e pro­prie: in entrambi i casi il “citi­zen” andrebbe con­si­de­rato come una fonte e come tale trattato .

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

Io penso che que­ste nuove pro­fes­sio­na­lità siano tran­si­to­rie e che con il tempo ver­ranno incor­po­rate nelle buone pra­ti­che gior­na­li­sti­che. Un gior­na­li­sta di talento deve saper rac­con­tare la sua sto­ria anche sui social media e deve saper modu­lare i toni e i tempi della sua dispo­ni­bi­lità, così come deve capire se e quando i dati pos­sono aiu­tarlo nel sostan­ziare una noti­zia, un arti­colo, un repor­tage e impa­rare a lavo­rare con chi sa dare vita ai dati, e cioè gra­fici e svi­lup­pa­tori, esat­ta­mente come sa lavo­rare con un foto­grafo o un ope­ra­tore. La pro­fes­sio­na­lità più impor­tante per me in que­sto momento è la con­sa­pe­vo­lezza del cam­bia­mento più grande di tutti: la diversa gestione del tempo di un mezzo che è sia imme­diato sia eterno, non pro­du­ciamo più con­te­nuti usa e getta come quelli di un quo­ti­diano o di un tele­gior­nale, pro­du­ciamo con­te­nuti che restano e sono indi­ciz­zati e facil­mente repe­ri­bili. Più che social e data ai gior­na­li­sti dei media tra­di­zio­nali manca il senso del tempo e del con­te­sto nel tempo.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

Un tac­cuino, car­ta­ceo o digi­tale, la capa­cità di andare oltre la prima impres­sione, il biso­gno di capire come stanno le cose, la capa­cità di pren­dere appunti anche visivi e di cogliere il qui e ora insieme al contesto.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

In crisi è l’idea dell’autorità dell’autore, come sap­piamo da prima di Inter­net: oggi per essere auto­re­vole e per spin­gere le per­sone ad aprire il por­ta­fo­gli devi dare qual­cosa in più di quello che trovi gratis.

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

È cam­biata la società intera ed è cam­biata più per la pil­lola anti­con­ce­zio­nale e i voli low cost che per il digi­tale; chi rac­conta que­sta società non può restare lo stesso e il digi­tale è uno stru­mento in più e molto potente, non la causa della crisi.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’ impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

Non sono d’accordo con que­sta distin­zione: le infor­ma­zioni su Twit­ter sono quelle già tro­vate e dif­fuse, un gior­na­li­sta dovrebbe andare a cac­cia di sto­rie non ancora rac­con­tate. Come dicevo già prima i cit­ta­dini sui social media sono fonti e come tali vanno trat­tate: un tempo si andava per strada, oggi biso­gna con­ti­nuare a farlo ma le strade sono anche digi­tali, a saper andare oltre le comode appa­renze e semplificazioni.

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

Vedo sem­pre più sin­gole voci fare la dif­fe­renza rispetto alle grandi reda­zioni, è pos­si­bile che vedremo nascere e cre­scere testate agili che valo­riz­zano que­ste voci. Un esem­pio? http://www.pianoinclinato.it/

In crisi è il modello di busi­nessLuca Conti

luca-conti

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Dirom­pente. Il gior­na­li­smo è digi­tale ormai, su più piat­ta­forme, inte­grate tra loro 

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Un alleato, se anch’esso inte­grato nel flusso e nelle relazioni

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

Non sono per una spe­cia­liz­za­zione spinta. Biso­gne­rebbe destreg­giarsi bene con il digi­tale a 360 gradi, o quasi. La più impor­tante diventa la capa­cità di restare sem­pre aggior­nati, saper inter­cet­tare e seguire le tendenze.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

Un blog, un aggre­ga­tore di feed RSS (Feedly), Twit­ter, Lin­ke­dIn, uno smart­phone, un tablet, un ebook rea­der, Han­gout di Google

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

In crisi è il modello di business

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

Il digi­tale ha solo acce­le­rato una ten­denza e abi­li­tato nuovi sce­nari, non neces­sa­ria­mente negativi .

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

Cam­biano le piazze e le fonti, ma non certo il metodo

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

Meno carta, più digi­tale e più tele­vi­sione, anche online. Più spa­zio alle opi­nioni, alle firme, ai blog­ger e meno ai dino­sauri che non sanno usare que­sti mezzi.

Abban­do­narsi alla Rete per com­pren­dere i mec­ca­ni­smi di pro­du­zione del valore - Ser­gio Maistrello

Sergio Maistrello

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Dal punto di vista del metodo nes­suno: il gior­na­li­smo resta quello che è sem­pre stato, una fun­zione vitale per la società che con­ti­nua ad ade­guarsi nei decenni a canali e gram­ma­ti­che dif­fe­renti. Cam­biano le pra­ti­che, i ruoli ope­ra­tivi, i modelli di busi­ness, ma il gior­na­li­smo resta e resta se stesso. I media digi­tali stanno pro­muo­vendo soprat­tutto un sano ritorno all’artigianato, dopo trent’anni di esa­spe­ra­zioni industriali.

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Un grande alleato. Posto che fatico sem­pre più a distin­guere un’informazione fatta da pro­fes­sio­ni­sti e un’informazione fatta da non pro­fes­sio­ni­sti. Tutti fanno infor­ma­zione, secondo diversi livelli di qua­lità, pre­ci­sione e indi­pen­denza. L’aspetto pro­fes­sio­nale suben­tra a un diverso livello, nella capa­cità e nella con­ti­nuità del pro­fes­sio­ni­sta di andare a fondo nelle que­stioni e assi­stere il fil­tro comu­ni­ta­rio dif­fuso della rete a far emer­gere il meglio, i dati di fatto, le noti­zie verificate.

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

La dote più impor­tante è tenersi aggior­nati e con­ti­nuare a stu­diare con curio­sità: una dut­ti­lità alla for­ma­zione per­so­nale per­ma­nente, la voglia di spor­carsi le mani, di impa­rare sba­gliando. Non sono mate­rie sta­bi­liz­zate, evol­vono in con­ti­nua­zione. Sono create in con­ti­nua­zione e in modo col­la­bo­ra­tivo dalle per­sone che le stu­diano. La for­ma­zione pro­fes­sio­nale può essere sol­tanto scin­tilla, poi il fuoco va tenuto acceso con i pro­pri mezzi e la pro­pria costanza. Le spe­cia­liz­za­zioni pas­sano e pas­se­ranno in fretta, si cale­ranno natu­ral­mente nella pro­fes­sio­na­lità che verrà data per scon­tata in un addetto pro­fes­sio­nale all’informazione, come oggi sono scon­tate la video­scrit­tura, la
pub­bli­ca­zione in inter­net o la comu­ni­ca­zione via email.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

La curio­sità, la capa­cità di andare a fondo nelle que­stioni trat­tate, una certa pre­di­spo­si­zione alle rela­zioni e, sem­pre più, specializzazione.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

È un pro­blema di busi­ness, che siamo lon­tani dal risol­vere per­ché con­ti­nuiamo ad appli­care schemi men­tali e pro­cessi edi­to­riali che appar­ten­gono a media pre­ce­denti. È neces­sa­rio abban­do­narsi ai pro­cessi – sem­plici, ma con­tro­in­tui­tivi – della rete per capire fino in fondo la rete, per com­pren­dere i mec­ca­ni­smi di pro­du­zione del valore e imma­gi­nare come tra­sfor­marli in ren­dita economica.

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

È la non com­pren­sione della strut­tura di base e dei mec­ca­ni­smi della rete.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

In realtà dal mio punto di vista è un unico grande canale, in cui cir­co­lano come liquidi fram­menti di infor­ma­zione liberi di ricom­bi­narsi secondo neces­sità e prio­rità indi­vi­duali. I social net­work acce­le­rano la scom­po­si­zione dell’informazione in fram­menti e mas­si­miz­zano il pro­cesso crea­tivo indi­vi­duale nel ricom­bi­narli. Ma di per sé non cam­biano né il gior­na­li­smo in sé né il mestiere di gior­na­li­sta. Cam­biano i for­mati, le logi­che ope­ra­tive, le gram­ma­ti­che, il ruolo in rela­zione alla comu­nità delle per­sone interconnesse.

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

Con­ti­nuerà a sba­gliare a lungo. Poi forse un giorno uno dei mag­giori gior­nali online si affran­cherà dalla tiran­nia insen­sata delle metri­che quan­ti­ta­tive e aprirà una fase nuova. Pati­remo sem­pre, però, l’ appar­te­nenza a un’ enclave lin­gui­stica di dimen­sioni molto con­te­nute, inca­pace di con­net­tersi alle grandi con­ver­sa­zioni inter­na­zio­nali, di arric­chir­sene e di contribuirvi.

Il gior­na­li­smo ci sarà sem­pre, in crisi sono gli edi­tori Ste­fano Quintarelli

stefano quintarelli

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Vedi Le ONLUS dell’informazione

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Com­ple­mento

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defiirsi, tra tutte la più importante?

Anche il pro­gram­ma­tore in reda­zione, come una volta i poli­gra­fici, per fare cose a mag­giore enga­ge­ment. Il com­mu­nity mana­ger e il traf­fic mana­ger (e quest’ultimo il piu’ importante)

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

Inter­net

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

Il gior­na­li­smo ci sara’ sem­pre (vedi post citato sopra); in crisi strut­tu­rale sono gli edi­tori
– L’erba del vicino: Anche gli edi­tori por­to­ghesi vogliono che Goo­gle paghi come in Fran­cia ma Goo­gle non vuole

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

a. Vedi due link pre­ce­denti
b. Il mestiere dell’editore è cam­biato. Edi­tore è colui che mone­tizza l’ atten­zione del cliente.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

a. Entrambi devono essere usati per por­tare traf­fico sul sito dell’editore
b. Entrambi sono con­cor­renti dell’ edi­tore
c. Ahi! Quell’editore che regala il suo pub­blico ai concorrenti

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

a. Vedi link pre­ce­denti
b. Ciao!

Keep Calm Attention

Struttura Ricavi Quotidiani
Pubblicato il 22 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Peggio di Ieri, Meglio di Domani

“Peg­gio di ieri, meglio di domani”. Potrebbe essere que­sta, in sei parole, la descri­zione di come siano andate le cose nell’industria edi­to­riale ita­liana dell’ultimo decen­nio, e di come con­ti­nuino ad andare anche oggi.

Ini­zia così il Rap­porto 2014 sull’industria dei quo­ti­diani in Ita­lia, rea­liz­zato dall’Associazione Stam­pa­tori Ita­liana Gior­nali [Asig] e dall’Osservatorio tec­nico Carlo Lom­bardi per i quo­ti­diani e le agen­zie di infor­ma­zione, pre­sen­tato que­sto fine set­ti­mana durante Wan-Ifra Ita­lia 2014.

La desk research si com­pone di 5 capi­toli: Il mer­cato dei let­tori, il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio, gli indi­ca­tori eco­no­mici, la rete pro­dut­tiva, occu­pa­zione e retri­bu­zioni poli­gra­fi­che, ana­grafe dell’industria edi­to­riale, per un totale di 91 pagine asso­lu­ta­mente da leg­gere con la dovuta attenzione.

Oggi in Ita­lia si ven­dono poco più della metà delle copie che si ven­de­vano vent’anni fa. Dal 1990, anno del mas­simo sto­rico dif­fu­sio­nale con poco meno di sette milioni di copie gior­na­liere, si è scesi pro­gres­si­va­mente sino ad arri­vare attual­mente a meno di quat­tro milioni di copie; un calo del 45.3%. È chiaro che dun­que la crisi dei gior­nali venga da lon­tano. Il digi­tale ha sol­tanto acuito pro­blemi già esi­stenti e manifesti.

Il con­so­li­dato del primo seme­stre 2014 mostra come rispetto al totale della dif­fu­sione utile [ven­dite car­ta­cee, abbo­na­menti pagati, ven­dita copie digi­tali], il digi­tale rap­pre­senta ancora una quota mode­sta [12%], con­tro l’80% delle ven­dite in edi­cola e l’8% degli abbo­na­menti one­rosi, a pagamento.

Diffusione Quotidiani 1 sem 2014

Gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, tra il 2004 ed il 2013, sulla stampa [quo­ti­diani + perio­dici] si ridu­cono di oltre la metà. Quello che col­pi­sce in par­ti­co­lare è l’andamento del fat­tu­rato medio per modulo pub­bli­ci­ta­rio che crolla del 54.4%. Il calo è dun­que mag­gior­mente legato al crollo dei listini pra­ti­cati più che alla ven­dita di spazi pub­bli­ci­tari di per se. Insomma, nel com­plesso, si vende lo stesso numero di spazi ma ad un valore dra­sti­ca­mente più basso.

Fatturato Medio per Modulo

I pro­dotti e ser­vizi digi­tali rap­pre­sen­tano una nuova fonte di ricavo per l’industria edi­to­riale, ma la strada da per­cor­rere per­ché il busi­ness edi­to­riale possa soste­nersi sol­tanto — o in pre­va­lenza — sul digi­tale è ancora molto lunga. La quota di fat­tu­rato rap­pre­sen­tata attual­mente dalla ven­dita di pro­dotti, ser­vizi e pub­bli­cità digi­tale da parte delle aziende edi­trici di quo­ti­diani di tutto il mondo è del 7%, e si pre­vede che tra oggi e il 2017 que­sta per­cen­tuale possa salire a non oltre il 10% del fat­tu­rato complessivo.

Struttura Ricavi Quotidiani

Il costo del lavoro, di cui tanto si è discusso con il Pre­si­dente dell’OdG Enzo Iaco­pino e Franco Siddi, Segre­ta­rio gene­rale della Fede­ra­zione Nazio­nale della Stampa Ita­liana, durante la pre­sen­ta­zione del rap­porto dell’Ordine dei Gior­na­li­sti sul Gior­na­li­smo Digi­tale in Ita­lia, rap­pre­senta il 35% del totale dei costi nelle aziende edi­trici di quo­ti­diani. Sono invece i ser­vizi, che per le imprese edi­to­riali sono costi­tuiti essen­zial­mente dal ser­vi­zio di distri­bu­zione delle copie e dalla stampa presso terzi per que­gli edi­tori che non dispon­gono di cen­tri stampa gestiti direttamente.

Come dicevo durante la pre­sen­ta­zione, e come ho sot­to­li­neato in molte altre occa­sioni, lavo­rare, final­mente, all’informatizzazione delle edi­cole, al di là di ogni altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione, por­te­rebbe un saving signi­fi­ca­tivo sulla distri­bu­zione e sui costi delle rese che andrebbe ad impat­tare diret­ta­mente sui ricavi.

Composizione Costi

LINKiesta
Pubblicato il 18 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

LINKiesta Sospende le Pubblicazioni?

In poche righe, senza lo strac­cio di firma di un diret­tore respon­sa­bile, o altro, chiude LINKiesta?

Com­ment is free

LINKiesta

 

Update 16:15: Pochi minuti fa sulla pagina Face­book della testata in que­stione è apparso quanto sotto ripor­tato. Resta il fatto che, comun­que sia, in caso di manu­ten­zione [del sito e/o del Diret­tore] il comu­ni­cato sul sito lascia più di qual­che per­ples­sità sulla sorte della testata che tanti pro­blemi economico-finanziari ha avuto durante la sua vita.

LINKiesta FB

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Pubblicato il 7 luglio 2014 by Lelio Simi, Massimo Gentile, Andrea Nelson Mauro, Pier Luca Santoro

Gruppi Editoriali: La Crisi della Pubblicità in 3 Grafici

Nuovo aggior­na­mento della nostra pub­bli­ca­zione di gra­fici e dati aggre­gati dei bilanci di alcuni dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani. Dopo le pun­tate su Fat­tu­rato e Per­so­nale que­sta volta ci occu­piamo di una para­me­tro fon­da­men­tale nella let­tura del qua­dro eco­no­mico dell’editoria: i ricavi da pub­bli­cità. [i gruppi presi in con­si­de­ra­zione sono: RcsGruppo EspressoGruppo Edi­to­riale Mon­da­doriGruppo 24 OrePoli­gra­fici Edi­to­rialeCalta­girone Edi­tore]

Secondo il recente rap­porto della Fieg “La stampa in Ita­lia 2011–2013 [uscito ad aprile di quest’anno, di cui abbiamo pub­bli­cato la sin­tesi] il fat­tu­rato com­ples­sivo dei quo­ti­diani e dei perio­dici, per quanto attiene l’advertising, in Ita­lia è pas­sato dai 1.588 milioni di euro del 2012 ai 1.252 milioni del 2013 con una fles­sione in un solo anno di 306 milioni, che per­cen­tual­mente cor­ri­sponde a un meno 21,2 [fonte: Osser­va­to­rio Stampa FCP].

Noi in que­sta nostra prima rac­colta di dati abbiamo foca­liz­zato la nostra atten­zione sui bilanci dei gruppi nel loro com­plesso quindi non solo nelle atti­vità di edi­to­riali rela­tive ai gior­nali e perio­dici. Fatta, nuo­va­mente, que­sta dove­rosa pre­messa, va detto che il dato aggre­gato dei sei tra i mag­giori attori del mer­cato edi­to­riale ita­liano con­ferma, in maniera ancora più evi­dente del rap­porto Fieg, una ten­denza al declino degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari con una fles­sione tra il dato del 2009 e quello del 2013 anni del 31% e un totale che sfiora i 600 milioni di euro.

I due gra­fici sot­to­stanti mostrano l’andamento gene­rale negli ultimi cin­que eser­cizi di bilan­cio dei sei gruppi presi in con­si­de­ra­zione. Evi­den­ziano l’andamento dei ricavi pub­bli­ci­tari per cia­scuno dei sin­goli gruppi sia in per­cen­tuale che in valori assoluti.

Si passa da un calo del 19% del Gruppo 24Ore al – 43% del Gruppo Mon­da­dori; quello che per­cen­tual­mente ha la ten­denza peg­giore. Il primo dei due gra­fici evi­den­zia la rile­vanza di RCS Media­group e del Gruppo Espresso-Repubblica che da soli pesano oltre due terzi del totale a fine 2013.

È bene ricor­dare come, per quanto riguarda la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria, molti dei sog­getti presi in con­si­de­ra­zione ope­rino come “con­ces­sio­nari” anche per testate, sia tra­di­zio­nali che online, di terzi e quindi il calo coin­volga anche altri sog­getti indi­ret­ta­mente relazionati.

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Il terzo gra­fico è rela­tivo alla varia­zione per­cen­tuale dei ricavi pub­bli­ci­tari anno su anno: un anda­mento molto simile per tutti i gruppi che dise­gna un’”onda” quasi tutta com­presa nella parte nega­tiva del gra­fico, con una par­ziale ripresa tra 2010 e 2011 ed il nuovo calo negli anni successivi.

Dei circa 600 milioni di euro di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria “bru­ciati” dal 2009 al 2013, 260 sono rela­tivi alle per­dite di fat­tu­rato dell’ultimo anno — pari all’85% del calo del totale mer­cato — con una ten­denza che non accenna a ral­len­tare la corsa al ribasso.

Per ingran­dire il gra­fico a tutta pagina clicca qui

Gruppi edi­to­riali– Ricavi Pubblicitari

Testata
2009
2010
2011
2012
2013
2009–2013
var % 2013–2009
Gruppo Espresso496,90528,40534,70476,30403,0093,90–19
Gruppo 24 Ore187,60182,80171,80144,30128,0059,60–32
RCS709,70759,60730,90586,10476,00233,70–33
Cal­ta­gi­rone Editore160,65155,98139,86113,3898,3062,36–39
Poli­gra­fici Editoriale103,23104,5298,0281,5965,7137,52–36
Gruppo Mon­da­dori250,40233,90219,90172,90141,60108,80–43
Totale1.908,481.965,201.895,181.574,561.312,61595,88–31
Gruppi edi­to­riali– Ricavi Pub­bli­ci­tari RCS, Mon­da­dori, Gruppo Espresso, Sole 24 Ore, Poli­gra­fici Edi­to­riale, Cal­ta­gi­rone

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Gli altri arti­coli sullo spe­ciali dei bilanci dei gruppi editoriali:

Gruppi Edi­to­riali: il taglio del per­so­nale in tre gra­fici
Gruppi Edi­to­riali: il crollo dei bilanci in sei gra­fici
Edi­to­ria: cata­logo ragio­nato dei “tagli” in redazione

personaledef
Pubblicato il 30 giugno 2014 by Lelio Simi, Andrea Nelson Mauro, Massimo Gentile, Pier Luca Santoro

Gruppi Editoriali: il taglio del personale in tre grafici

Tor­niamo a pub­bli­care dati aggre­gati e chart sui bilanci di alcuni dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani. L’idea è di farne un appun­ta­mento con­ti­nuo nel tempo, nelle pros­sime set­ti­mane con­ti­nue­remo quindi a pub­bli­carli a cadenza fissa per creare una base seria di dati su cui riflet­tere assieme e fare ana­lisi ancora più appro­fon­dite e arti­co­late sull’editoria ita­liana legata all’informazione [cre­diamo ce ne sia dav­vero biso­gno, come con­ferma anche il grande inte­resse susci­tato dal nostro primo arti­colo su que­sto argomento].

I gra­fici di que­sta set­ti­mana sono rela­tivi ai costi e al numero del per­so­nale messi a bila­cio. I dati dei gruppi edi­to­riali presi in esame [che ricor­diamo sono Rcs, Gruppo Espresso, Gruppo Edi­to­riale Mon­da­dori, Gruppo 24 Ore, Poli­gra­fici Edi­to­riale, Calta­girone Edi­tore] si rife­ri­scono ovvia­mente agli orga­nici nel loro com­plesso [gior­na­li­sti, tec­nici e ammi­ni­stra­tivi, poli­gra­fici ecce­tera]. L’elenco delle fonti, i bilanci e i comu­ni­cati stampa uffi­ciali, li tro­vate qui. I bilanci presi in con­si­de­ra­zione sono come al solito rife­riti agli ultimi cin­que anni [dal 2009 al 2013].

In gene­rale i dati sul taglio ai costi del per­so­nale si pre­sen­tano rela­ti­va­mente omo­ge­nei con un dimi­nu­zione com­ples­siva degli inve­sti­menti rela­tivi a que­sta voce, tra 2009 e 2013, che varia da edi­tore a edi­tore dal 18 al 26 per­cento [con il Gruppo Mon­da­dori a fare però da unica netta ecce­zione con solo il 4%]. Il dato sul taglio al per­so­nale in ter­mini di dipen­denti è molto più “sgra­nato” si passa dal 14 al 33 per­cento, men­tre in ter­mini asso­luti [ovvia­mente quello preso in con­si­de­ra­zione resta comun­que un cam­pione par­ziale, anche se molto signi­fi­ca­tivo] è di 3910 unità com­ples­sive nei cin­que anni.

20140624- bilanci costo personale_valoreassoluto(1)

Per for­nire un ulte­riore ele­mento di rifles­sione abbiamo anche messo in rela­zione i due set di dati [rap­porto tra costo totale e numeri di addetti]. L’andamento del costo medio per addetto risulta molto varia­bile: per alcuni gruppi cre­sce, per altri dimi­nui­sce, per altri ancora subi­sce delle varia­zioni non lineari, come mostra il seguente gra­fico a linee.

20140624- bilanci costo personale(3)  

Gruppi edi­to­riali: anda­mento del costo medio del personale

Gruppo Edi­to­riale
2009
2010
2011
2012
2013
2009–2013
% su 2009
Gruppo Espresso98,6699,7699,71102,79102,453,793,84
Gruppo 24 Ore92,2882,7588,1786,9484,92–7,36–7,98
RCS84,6773,1175,6482,0694,8910,2212,06
Cal­ta­gi­rone Editore100,7189,3589,13100,6089,71–10,99–10,91
Poli­gra­fici Editoriale80,6883,5986,7382,6478,57–2,11–2,61
Gruppo Mon­da­dori75,7874,4073,8878,0284,558,7711,57
Totale86,8280,8482,3486,4490,914,094,71
Gruppi edi­to­riali: anda­mento del costo medio del per­so­nale. RCS, Mon­da­dori, Gruppo Espresso, Sole 24 Ore, Poli­gra­fici Edi­to­riale, Cal­ta­gi­rone  

Gruppi edi­to­riali — Varia­zione dei dipendenti

Gruppo Edi­to­riale
2009
2010
2011
2012
2013
2009–2013
% su 2009
Gruppo Espresso3203289427472614249271122
Gruppo 24 Ore2202209219111868181738517
RCS64926196593250794363212933
Gruppo Mon­da­dori375036493664370334363148
Cal­ta­gi­rone Editore11091079106097692418517
Poli­gra­fici Editoriale118011391065106699418616
Totale1793617212163791530614026391022
Gruppi edi­to­riale — Varia­zione dei dipen­denti: Gruppo Espresso, Sole 24 Ore, RCS, Poli­gra­fici Edi­to­riale, Cal­ta­gi­rone, Mon­da­dori  

Gruppi Edi­to­riali — Costo per per­so­nale (valori asso­luti in mln di euro)

Gruppo Edi­to­riale
2009
2010
2011
2012
2013
2009–2013
% su 2009
Gruppo Espresso316288,7273,9268,7255,360,719
Gruppo 24 Ore203,2186,6168,5162,4154,348,924
RCS549,7453448,7416,8414135,725
Cal­ta­gi­rone Editore111,796,494,598,282,928,826
Poli­gra­fici Editoriale95,295,292,488,178,117,118
Gruppo Mon­da­dori302,8271,5270,7288,9290,512,34
Totale1578,61391,41348,61323,11275,1303,519
Gruppi edi­to­riali: costi per per­so­nale messi in bilan­cio RCS, Mon­da­dori, Gruppo Espresso, Sole 24 Ore, Poli­gra­fici Edi­to­riale, Cal­ta­gi­rone

Com­ples­si­va­mente emer­gono due aspetti:

  • Da un lato si con­ferma come il pro­blema di fondo non sia tanto quello, sep­pur dolo­ro­sa­mente neces­sa­rio, del taglio dei costi quanto quello della cre­scita dei ricavi. Infatti il taglio di per­so­nale non è di per se stesso suf­fi­ciente a garan­tire la soste­ni­bi­lità eco­no­mica delle imprese del set­tore, delle testate gior­na­li­sti­che. Ne deriva la neces­sità di iden­ti­fi­care migliori e mag­giori fonti di ricavo che sup­pli­scano al calo di ven­dita di copie e rac­colta pubblicitaria.
  • Dall’altro lato si evi­den­zia come, per quando stret­ta­mente cor­re­lato al per­so­nale, l’aspetto da risol­vere sia fon­da­men­tal­mente rela­zio­nato all’organizzazione del lavoro ed alla sua strut­tu­ra­zione; alla revi­sione di come è con­ce­pita una reda­zione, la sua orga­niz­za­zione ed i cri­teri di ripar­ti­zione dei cari­chi di lavoro. Non è tagliando per­so­nale che si risol­vono i pro­blemi poi­chè  il taglio dei costi tout court non pre­senta ampi spazi di mano­vra pena il deca­di­mento del pro­dotto rea­liz­zato, dei gior­nali. Di fatto, risulta inef­fi­cace anche nel breve come dimo­stra il gra­fico sull’andamento del costo medio del personale.

Tagli personale

nota: su segna­la­zione dell’ufficio stampa di Mon­da­dori abbiamo modi­fi­cato il dato sul numero dei dipen­denti del Gruppo Mon­da­dori del 2009 che risulta essere di 3750 unità (e non 3925 come erro­nea­mente indi­cato in un primo tempo).

Newspaper Scenario TW
Pubblicato il 26 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Seconda Rivoluzione Digitale del Giornalismo

Ieri Mas­simo Russo ed io abbiamo tenuto per l’Ordine dei Gior­na­li­sti del Veneto il semi­na­rio la seconda rivo­lu­zione digi­tale del giornalismo.

Mas­simo Russo, Diret­tore di «Wired» ha fatto un inter­vento “visio­na­rio” — nel senso posi­tivo dei ter­mine -  trac­ciando un paral­lelo tra l’avvento di nuove tec­no­lo­gie e nuovi feno­meni che hanno un impatto pro­fondo per la società e come le testate gior­na­li­sti­che non pos­sano restare ai mar­gini di que­sti cambiamenti.

Il maga­zine cessa di essere solo una rivi­sta e diventa molto più di una testata mul­ti­piat­ta­forma open source. Il sito e la rete  sono stru­menti e fonte per la costru­zione dei contenuti.

Io invece ho effet­tuato un’analisi di sce­na­rio sia sul pano­rama inter­na­zio­nale che con un focus spe­ci­fico sulla realtà ita­liana. Otte­nere atten­zione, fidu­cia e valore del brand le chiavi di let­tura del mio intervento.

Sotto ripor­tate le slide dello speech tenendo conto che si tratta della base, del “punto di appog­gio” del ragio­na­mento.

Testate All Digital
Pubblicato il 24 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Pure Players in Pura Perdita

Dopo i dati di alcuni dei prin­ci­pali edi­tori di quo­ti­diani di ieri è oggi la volta dei pure players, delle testate d’informazione ita­liane senza una cor­ri­spon­dente ver­sione cartacea.

Clau­dio Plaz­zotta, per «Ita­lia Oggi», ha rac­colto i bilanci 2013 di «Lin­kie­sta», News 3.0 [«Lettera43»], «Il Post», Società Edi­trice Mul­ti­me­diale [«Blitz Quo­ti­diano»] ed «Huf­fing­ton Post Italia».

Ad un anno di distanza dalla pre­ce­dente ela­bo­ra­zione, rela­tiva ai dati del 2012, la situa­zione nella sostanza è cam­biata dav­vero di poco e, in alcuni casi è addi­rit­tura peggiorata.

«L’Huffington Post Ita­lia» nel suo primo anno di vita — lan­cio set­tem­bre 2012 — pro­duce meno di un milione di euro di ricavi ed altret­tanti di per­dite nono­stante sia “ospi­tato” per­ma­ne­te­mente all’interno della home page di Repubblica.it.

«Lin­kie­sta» non decolla e spro­fonda sem­pre più nel rosso con voci ricor­renti di messa in liqui­da­zione della società ed enne­sima rica­pi­ta­liz­za­zione a cura di un numero di soci di gran lunga infe­riore agli attuali.

Anche le altre testate all digi­tal, ad ecce­zione di «Dago­spia» per il quale però siamo fermi ai dati 2012, pur cre­scendo nei ricavi, che restano deci­sa­mente mode­sti, il rosso in bilan­cio è, ahimè, la regola.

C’è sicu­ra­mente un pro­blema di bran­ding in un Paese, il nostro, in cui l’informazione online in Ita­lia è domi­nata dallo stra­po­tere del duo­po­lio di Repub­blica — Corsera.

C’è anche un pro­blema di posi­zio­na­mento delle testate che, ad ecce­zione de «Lin­kie­sta» che però si è rita­gliata una nic­chia troppo ridotta, più che com­pe­tere con i media tra­di­zio­nali, come avviene anche in Gran Bre­ta­gna, sono loro alleate. Non hanno posi­zio­na­mento e con­te­nuti chia­ra­mente distin­tivi se non marginalmente.

C’è, ancora, un  pro­blema di modello di busi­ness. È evi­dente che spe­rare di soprav­vi­vere solo attra­verso la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria non è ragio­ne­vole. I conti lo dimo­strano chiaramente.

Amen!

Testate All Digital

Dati x ‘000 di euro

bilancio nuovo
Pubblicato il 23 giugno 2014 by Lelio Simi, Massimo Gentile, Andrea Nelson Mauro

Gruppi Editoriali: il crollo dei bilanci in sei grafici

Comin­ciamo a pub­bli­care delle chart sui bilanci dei gruppi edi­to­riali ita­liani. È un primo approc­cio che vor­remmo ren­dere con­ti­nuo nel tempo (una delle nostre ambi­zioni dichia­rate fin da subito è di fare di que­sto spa­zio un osser­va­to­rio per­ma­nente su media e infor­ma­zione in Italia).

Le prime chart che pub­bli­chiamo sono rela­tive ai ricavi con­so­li­dati di sei dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani che nelle loro atti­vità abbiano la pub­bli­ca­zioni di almeno un quo­ti­diano e/o perio­dici d’informazione (Rcs, Gruppo Espresso, Gruppo Edi­to­riale Mon­da­dori, Gruppo 24 Ore, Poli­gra­fici Edi­to­riale, Cal­ta­gi­rone Edi­tore). L’elenco delle fonti, i bilanci e i comu­ni­cati stampa uffi­ciali, li tro­vati qui. I bilanci presi in con­si­de­ra­zione sono rife­riti agli ultimi cin­que anni (dal 2009 al 31 dicem­bre 2013).

È come detto, un pri­mis­simo approc­cio che aggior­ne­remo e arric­chi­remo con nuovi gra­fici già dai pros­simi giorni per creare una base su cui fare ana­lisi più appro­fon­dite e arti­co­late. Da una prima som­ma­ria ana­lisi però emerge chia­ra­mente un grosso ridi­men­sio­na­mento del conto eco­no­mico di tutti i gruppi edi­to­riali presi in esame (se n’è par­lato qual­che tempo fa anche nel rap­porto Fieg). Pur essendo evi­den­te­mente par­ziale, il dato è forse indi­ca­tivo del fatto che si tratti di una crisi indu­striale che non accenna a rallentare.

bilancio2

bilancio nuovo

Di seguito l’andamento dei bilanci dei gruppi presi in esame (dati in milioni di euro).

20140622-Gruppo-24-Ore-Gruppo-Espresso_chartbuilder

20140622-Gruppo-Mondadori-RCS_chartbuilder

20140622-Poligrafici-Editoriale-Caltagirone-Editore_chartbuilder

 

Gruppo Edi­to­riale 2009 2010 2011 2012 2013 Diff. 09–13 % 2013 % su 2009
Gruppo Espresso 886,6 885 890,1 812,7 711,6 175 –25 –20
Gruppo 24 Ore 502,7 472,7 467,7 430,9 385,5 117,2 –30 –23
RCS 2206,4 2255,3 1860,3 1513 1314,8 891,6 –68 –40
Cal­ta­gi­rone Editore 256,87 248,35 225,99 195,44 181,51 75,36 –42 –29
Poli­gra­fici Editoriale 242,28 239,98 230,2 206,5 189,2 53,08 –28 –22
Gruppo Mon­da­dori 1540,1 1558,3 1507,2 1416,1 1275,8 264,3 –21 –17

Dati in milioni di euro. Fonti: bilanci gruppi edi­to­riali dicem­bre 2013. Ela­bo­ra­zione: Data­me­dia­hub

Fuga dai Quotidiani
Pubblicato il 16 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Fuga dai Quotidiani e Fiducia nell’Informazione

Le ela­bo­ra­zioni istat dall’indagine mul­ti­sco­pio sulle fami­glie indi­cano un calo di circa 12 punti per­cen­tuali, pari a quasi un quinto, tra coloro che dichia­rano di leg­gere almeno una volta alla set­ti­mana un quotidiano.

In nove anni la media degli ita­liani che leg­gono [*] un gior­nale con fre­quenza minima set­ti­ma­nale è scesa dal 61.1% al 49–4%. Si tratta di un calo gene­ra­liz­zato che inte­ressa in par­ti­co­lare le regioni del Centro-Sud e, soprat­tutto, le fasce d’età com­prese tra gli 11 ed i 44 anni [§].

Fuga dai Quotidiani

Durante il wee­kend appena tra­scorso a State of the Net l’istituto ixè ha pre­sen­tato i risul­tati di un son­dag­gio su Inter­net in Ita­lia che con­tiene, anche, alcuni dati rela­tivi ai gior­nali ed alla fidu­cia nei diversi mezzi d’informazione.

Anche in que­sto caso sono le fasce d’età sino a 44 anni ad attri­buire una minore atten­di­bi­lità ai gior­nali car­ta­cei, che resta però supe­riore a quella della TV, rispetto all’informazione online.

Let­tura di infor­ma­zione online che non trova evi­den­te­mente riscon­tro nei siti web delle cor­ri­spon­denti testate come emerge dal fatto che alla domanda “se Inter­net fosse chiuso per tre giorni, cosa le man­che­rebbe di più?”, la let­tura di noti­zie è deci­sa­mente infe­riore a Face­book tra i più giovani.

La man­canza di fidu­cia ed inte­resse non è legata al sup­porto infor­ma­tivo ma alla fonte ed alla sua cre­di­bi­lità. Il pro­blema NON è carta Vs online ma inte­resse Vs disinteresse.

Fiducia Informazione

Nel video sot­to­stante la pre­sen­ta­zione inte­grale dei risul­tati della ricerca durante State of the Net

[*] Vale la pena di evi­den­ziare, di ricor­dare come il con­cettto di let­tura sia diverso da quello di acqui­sto, così come la rea­der­ship non è uguale alle ven­dite di un quotidiano.

[§] Aspetto che, tra l’altro, [di]mostra l’inutilità dell’iniziativa plu­rien­nale “quo­ti­diano in classe”. Soldi but­tati via.

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