crisi editoria

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Pubblicato il 27 aprile 2015 by Lelio Simi

Bilanci Gruppi Editoriali Italiani 2009–2014

Cosa ci “rac­con­tano” i bilanci dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani? Quali dati far emer­gere dai reso­conti di bilan­cio pub­bli­cati, come aggre­gare e con­fron­tare tra di loro que­sti dati per capire meglio la reale dimen­sione della crisi dell’editoria ita­liana in que­sti anni di pas­sag­gio da un unico modello di busi­ness a “qualcos’altro”?

L’idea di “misu­rarci” con i reso­conti finan­ziari dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani ci è sem­brato, fin da subito, un pas­sag­gio obbli­gato da fare su Data­Me­dia­Hub visto che ci era­vamo posti l’obiettivo di (ten­tare) di rac­con­tare i media di casa nostra attra­verso i dati, e di leg­gerli – quei dati – in modo diverso da come viene fatto abitualmente.

Esi­stono diversi reso­conti eco­no­mici che dise­gnano lo stato di salute (deci­sa­mente pre­ca­ria) dell’editoria ita­liana, rap­porti e studi di set­tore che defi­ni­scono l’intero set­tore, ma ne esi­stono deci­sa­mente meno (almeno ci sem­bra) quelli che si con­cen­trano solo sui gruppi più impor­tanti in modo da dare, per così dire, un “nome e cognome” a quei dati.

Per que­sto ci è sem­brato subito molto inte­res­sante leg­gere e aggre­gare un bel po’ di numeri e infor­ma­zioni pas­sando al setac­cio i bilanci pub­bli­cati online in que­sti ultimi cin­que anni dai sei prin­ci­pali gruppi edi­to­riali ita­liani: una massa di infor­ma­zioni deci­sa­mente note­vole visto che i docu­menti di bilan­cio variano, a secondo dei Gruppi dalle oltre cento alle circa tre­cento pagine, che mol­ti­pli­cate per cin­que annua­lità e per sei edi­tori fanno, foglio più foglio meno, circa 5mila pagine in totale. Un bel po’ di mate­riale da capire per essere capaci di orien­tarsi e tro­vare i dati da rac­co­gliere e aggregare.

Così all’hac­ka­thon orga­niz­zato al Festi­val del Gior­na­li­smo di Peru­gia il lavoro del track dedi­cato ai bilanci dei gruppi edi­to­riali e al loro rac­conto è stato quello di par­tire pro­prio da quei docu­menti “grezzi” per ricer­care dati da inse­rire nei set dati sui quelli, come Data­Me­dia­Hub, stiamo lavo­rando da quasi un anno, aggior­narli e creare delle visualizzazioni.

Il filo con­dut­tore è stato quello di con­cen­trarci in par­ti­co­lare su alcune delle voci di bilan­cio più impor­tanti: quella dei ricavi con­so­li­dati e delle due prin­ci­pali voci di costo quella rela­tive al per­so­nale e ai ser­vizi per capirne l’incidenza sul fatturato.

Ricavi Con­so­li­dati
Sono ovvia­mente una delle voci più impor­tanti per capire l’andamento del mer­cato edi­to­riale, già nel 2013 com­ples­si­va­mente i sei gruppi ave­vano regi­strato una fles­sione rispetto all’anno pre­ce­dente era di 516 milioni di euro e con­si­de­rando gli eser­cizi 2009–2013 la fles­sione era stata di poco supe­riore al miliardo e mezzo di euro (1.576 milioni di euro). I dati aggre­gati del 2014 segnano un ral­len­ta­mento della fles­sione nel con­fronto con il 2013 (che segna un meno 270,91 milioni di euro). La dif­fe­renza con il 2009 è di 1.847 milioni di euro.

Bilanci Gruppi Edi­to­riali: Ricavi Con­so­li­dati 2009–2014

Gruppo Edi­to­riale
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2014–2010
% 14/10
2014–2013
% 14/13
Gruppo Espresso886,60885,00890,10812,70711,60643,50–241,50–27,29–68,10–9,57
Gruppo 24 Ore502,70472,70467,70430,90385,50310,00–162,70–34,42–75,50–19,58
RCS2.206,402.255,301.860,301.513,001.314,801.279,40–975,90–43,27–35,40–2,69
Cal­ta­gi­rone Editore256,87248,35225,99195,44181,51170,10–78,25–31,51–11,41–6,29
Poli­gra­fici Editoriale242,28239,98230,20206,50189,20207,00–32,98–13,7417,809,41
Gruppo Mon­da­dori1.540,101.558,301.507,201.416,101.275,801.177,50–380,80–24,44–98,30–7,70
Totale5.634,955.659,635.181,494.574,644.058,413.787,50–1872,1–33–270,91–7

La chart a flussi rende ancora più evi­dente il restrin­gi­mento, l’effetto a “imbuto” che si è veri­fi­cato sui fat­tu­rati dei sei editori.

fatturati

(Nota: i dati sono quelli pun­tuali indi­cati dai docu­menti di bilan­cio anno per anno e non ten­gono conto dei valori ride­ter­mi­nati su “base omo­ge­nea”. Il Gruppo 24 Ore nel 2014 ha fatto alcune ces­sioni in par­ti­co­lare l’Area Soft­ware che nel 2013 aveva inciso per circa il 16% sui ricavi con­so­li­dati del gruppo).

Costo Per­so­nale e Costi per ser­vizi Un aspetto inte­res­sante (come abbiamo anche scritto in un nostro pezzo recen­te­mente) è quello di comin­ciare a riflet­tere sul supe­ra­mento del modello ven­dite più pub­bli­cità. Per que­sto abbiamo aggior­nato i due set dati sulle due voci di costo più impor­tanti quella rela­tiva al per­so­nale e quella rela­tiva ai ser­vizi. Ecco le due tabelle:

Bilanci Gruppi Edi­to­riali: Costi per servizi

Gruppo Edi­to­riale
2010
2011
2012
2013
2014
2014–2010
% 14/10
2014–2013
%14/13
Gruppo Espresso346,60360,30348,90311,30286,90–59,70–17,22–24,40–7,84
Gruppo 24 Ore230,60224,80226,30208,30182,20–48,40–20,99–26,10–12,53
RCS979,40885,60717,50577,20536,70–442,70–45,20–40,50–7,02
Cal­ta­gi­rone Editore86,2082,4075,6066,5062,60–23,60–27,38–3,90–5,86
Poli­gra­fici Editoriale103,60103,5098,70100,70100,70–2,90–2,800,000,00
Gruppo Mon­da­dori832,54844,47794,66740,99673,47–159,06–19,11–67,52–9,11
Totale2.578,942.501,072.261,662.004,991.842,57–736,36–28,55–162,42–8,10
Ela­bo­ra­zione rea­liz­zata a #hackmedia15 hac­ka­thon orga­niz­zato da Data­Me­dia­Hub su bilanci gruppi edi­to­riali

Bilanci Gruppi edi­to­riali: Costi per Per­so­nale 2009–2014

Gruppo Edi­to­riale
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2014–2010
% 14/10
2014–2013
%14/13
Totale1578,61391,41348,61323,11275,11064,8–326,6–23,5–210,3–16,5
Gruppo Espresso316,0288,7273,9268,7255,3253,1–35,6–12,3–2,2–0,9
Gruppo 24 Ore203,2186,6168,5162,4154,3101,7–84,9–45,5–52,6–34,1
RCS549,7453,0448,7416,8414,0325,5–127,5–28,1–88,5–21,4
Cal­ta­gi­rone Editore111,796,494,598,282,977,8–18,6–19,3–5,1–6,2
Poli­gra­fici Editoriale95,295,292,488,178,176,2–19,1–20,0–1,9–2,5
Gruppo Mon­da­dori302,8271,5270,7288,9290,5230,6–40,9–15,1–59,9–20,6
ela­bo­ra­zione Data­Me­dia­Hub da docu­menti bilan­cio grupi edi­to­riali — Costi per Per­so­nale gruppi edi­to­riali Gruppo Espresso, Sole 24 Ore, RCS, Poli­gra­fici Edi­to­riale, Cal­ta­gi­rone, Mon­da­dori

In una chart abbiamo poi messo in rela­zione le due voci con­fron­tan­dola con i ricavi con­so­li­dati con l’obiettivo di capire il “peso” sui fat­tu­rati. Giu­sto qual­che indi­ca­tore, un primo passo per un pro­getto di lavoro da appro­fon­dire e com­ple­tare su que­sto argo­mento — il rap­porto tra ricavi e costi degli edi­tori — che rite­niamo impor­tante d analizzare.

 

Bonus track: info­gra­fica inte­rat­tiva su retri­bu­zioni di alcuni top mana­ger dell’editoria
Dopo la pub­bli­ca­zione da parte di Ita­liaOggi delle retri­bu­zioni di alcuni dei mas­simi diri­genti di gruppi edi­to­riali ita­liani (non solo quelli presi in con­si­de­ra­zione da noi) ci sem­brava molto inte­res­sante visua­liz­zare que­sti dati in modo inte­rat­tivo. Ecco il risultato:


(il gruppo di lavoro era com­po­sto, oltre che dal sot­to­scritto e Andrea Nel­son Mauro, da Davide Man­cino, Fede­rica Ionta e Nic­colò Gaetani)

Medium Used US
Pubblicato il 19 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Spacchettare o Morire

Che i gior­nali siano morti è un’affermazione che abbiamo sen­tito fino alla noia negli ultimi 5 anni. La ricerca di “death of new­spa­pers” for­ni­sce 157milioni di risul­tati in 42 secondi.

google-newspapers-are-results

 

L’affermazione sull’inevitabilità dell’estinzione dei gior­nali si rife­ri­sce impli­ci­ta­mente alla ver­sione car­ta­cea degli stessi pre­ve­den­done invece un futuro sicuro, anche se con un per­corso acci­den­tato, per l’online/digitale. Futuro che, come noto, pra­ti­ca­mente nes­suno degli edi­tori ha capito a fondo come ren­dere soste­ni­bile economicamente.

Arri­vano ora, pres­so­ché con­tem­po­ra­nea­mente, due ricer­che dagli Stati Uniti che aiu­tano a fare chia­rezza sulle pro­spet­tive dei giornali.

Il primo: “The Infi­nite Dial 2015″, con­dotto da  Edi­son Research e Tri­ton Digi­tal tra gen­naio e feb­braio di quest’anno, ana­lizza il rap­porto degli Ame­ri­cani con le tec­no­lo­gie digi­tali ed i “new media”.  Alla domanda “Tra Inter­net, gior­nali, radio e tele­vi­sione, qual’è quello essen­ziale per la tua vita?” solo il 4% degli inter­vi­stati risponde posi­ti­va­mente per i gior­nali. Per­cen­tuale che cala ulte­rior­mente al 3% in caso della ricerca di infor­ma­zioni su eventi di par­ti­co­lare rile­vanza come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto riportato.

Medium Used US

Il secondo: “How Mil­len­nials Get News: Inside the habits of America’s first digi­tal gene­ra­tion”, con­dotto da the Ame­ri­can Press Insti­tute e the Asso­cia­ted Press-NORC Cen­ter for Public Affairs Research, ana­lizza il com­por­ta­mento di con­sumo dei con­te­nuti sul web da parte della gene­ra­zione dei millennials.

La ricerca con­tiene nume­rose infor­ma­zioni e vale asso­lu­ta­mente il tempo della let­tura [e della rifles­sione].  Dello stu­dio mi hanno col­pito in par­ti­co­lare due aspetti. In pri­mis quale sia l’idea di noti­zia ed infor­ma­zione secondo gli inter­vi­stati, con le “hard news”, le noti­zie di cro­naca sola­mente al set­timo posto tra quelle seguite con rego­la­rità, la poli­tica nazio­nale in nona posi­zione e l’informazione economico-finanziaria terzultima.

L’altro aspetto, che si inte­gra con i dati di Edi­son, riguarda le fonti uti­liz­zate per appro­fon­dire un argo­mento, una noti­zia. In que­sto caso i gior­nali, siano essi di carta o meno, ottengo una pre­fe­renza risi­ca­tis­sima nell’ordine del 3% degli intervistati.

Millennials Topics

È evi­dente che una parte degli appro­fon­di­menti ricer­cati attra­verso i motori di ricerca e Face­book approdi nuo­va­mente alle testate online ma è l’idea di fonte d’informazione ad essere com­ple­ta­mente mutata.

Ora gra­zie ai motori di ricerca, ed ai con­tatti in Rete, sui social, di cui ci fidiamo, cer­chiamo l’argomento che ci inte­ressa prima che la fonte, ed ovvia­mente non è dif­fi­cile imma­gi­nare che a fronte di una pre­fe­renza tal­mente ridotta la dispo­ni­bi­lità a pagare sia ten­den­zial­mente nulla.

I gior­nali sono morti, come si pro­clama ormai da almeno un lustro, ma la que­stione non è se siano morti quelli di carta e quante spe­ranze, quante pos­si­bi­lità abbiano quelli digitali/online, è l’idea di gior­nale come pac­chetto mono­li­tico ad essere defunta e con essa i modelli di busi­ness che l’hanno carat­te­riz­zato negli ultimi 100 anni.

Non a caso David Carr [RIP], da fine ana­li­sta quale era, già nel 2009 esor­tava ad inven­tare l’iTunes delle noti­zie. Invito che Blendle pare aver rac­colto con suc­cesso ed al quale infatti si sono inte­res­sati alcuni tra i prin­ci­pali player inter­na­zio­nali quali il The New York Times Com­pany e Axel Springer.

Spac­chet­tare o morire.

newspapers death

Trend Occupazione Editoria
Pubblicato il 3 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Trend Occupazione Editoria 2004 — 2014

Sem­pre dall’inter­vento del Prof. Ales­san­dro Nova dell’Università Boc­coni durante il con­ve­gno “Senza let­tura non c’è cre­scita. Quo­ti­diani, perio­dici e libri come leva per lo svi­luppo del Paese”, al quale è già stato dedi­cato spa­zio la scorsa set­ti­mana, i dati sul trend dell’occupazione nell’editoria nell’ultimo decennio.

Com­ples­si­va­mente la per­dita occu­pa­zio­nale è di circa 58mila posti di lavoro [ai quali andreb­bero som­mati quelli rela­tivi alle oltre 10mila edi­cole che nel pari periodo hanno chiuso i bat­tenti] pari ad una ridu­zione del 20.6%.

I seg­menti mag­gior­mente col­piti, anche in ter­mini di per­dita di posti di lavoro [*], sono quelli dell’editoria quo­ti­diana che passa da 13751 a 9744 per­sone impie­gate [-30%] e dell’editoria spe­cia­liz­zata in cui il calo è di oltre il 50%. L’editoria libra­ria, di cui si parla tanto in que­sti giorni, è quella che pare essere in minor sof­fe­renza rispetto agli altri con una ridu­zione occu­pa­zione del 4.3%, men­tre è l’industria della stampa, car­to­tec­nica e tra­sfor­ma­zione a pagare il prezzo mag­giore della crisi con 40mila per­sone impie­gate in meno.

Fin­ché non si trova il ban­dolo della matassa per quanto riguarda i ricavi, il taglio dei costi, pur essendo dolo­ro­sa­mente ope­ra­zione neces­sa­ria, non è di per se stesso suf­fi­ciente a garan­tire la soste­ni­bi­lità eco­no­mica delle imprese del set­tore, come emer­geva dal rap­porto della FIEG: “La Stampa in Ita­lia 2011–2013″.

L’infografica sot­to­stante for­ni­sce il det­ta­glio per anno e per seg­mento [per visua­liz­zare i dati pas­sare il mouse sul grafico]

[*] Il dato dell’editoria non spe­cia­liz­zata è rela­tivo ai soli gior­na­li­sti e non con­tem­pla gli addetti grafici.

cloud mattarella
Pubblicato il 9 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro, Massimo Gentile

L’Insostenibile Leggerezza delle WordCloud

Le parole sono impor­tanti. A mag­gior ragione lo sono quelle pro­nun­ciate davanti al Par­la­mento da un nuovo Pre­si­dente della Repub­blica in occa­sione del pro­prio inse­dia­mento. In un momento così solenne il peso sim­bo­lico dei ter­mini espressi chia­ra­mente si moltiplica.

Per veri­fi­care quali siano le parole più ricor­renti in un testo o in un discorso le Wor­d­Cloud sono ottimi stru­menti di con­trollo. Si tratta di appli­ca­zioni che gene­rano delle “forme” gra­fi­che nelle quali i ter­mini chiave sono rap­pre­sen­tati con un corpo che aumenta in fun­zione della fre­quenza con le quali si sono ripe­tuti. Esat­ta­mente come le parole comun­que rile­vanti ma apparse meno ven­gono rap­pre­sen­tante in corpo più pic­colo. L’effetto finale è inte­res­sante: una “nuvola” com­po­sta in media di una cin­quan­tina di parole con gran­dezze diverse e che ruota intorno a alcune chiavi prin­ci­pali in corpo mag­giore. Quell’immagine in qual­che modo dovrebbe rap­pre­sen­tare l’essenza, l’anima di un testo.

In rete è facile tro­vare le appli­ca­zioni gra­tuite capaci di gene­rare un Wor­d­Cloud. Le più cono­sciute sono Wordle e Tag­xedo. A seconda del pro­gramma scelto, si pos­sono con­trol­lare le pro­por­zioni, il carat­tere da sce­gliere, impo­stare fil­tri di esclu­sione per alcuni ter­mini, si può deci­dere l’inclinazione delle sin­gole parole nella nuvola finale, il rela­tivo colore e per­sino defi­nire la forma della nuvola [rotonda, a forma di cuore, qua­drata e via dicendo]. Il risul­tato è sem­pre un “oggetto” visuale che cat­tura l’attenzione.

Nel caso di Mat­ta­rella, i media ita­liani [quo­ti­diani, tv, Ansa, siti di infor­ma­zione online] hanno mostrato un certo entu­sia­smo verso le Wor­d­Co­lud, come se fosse una novità straor­di­na­ria. Ne sono uscite “nuvole” in cui la parola più in evi­denza è stata quasi sem­pre “significa”.

info mattarella

Però quello è un ter­mine che iso­lato vuol dire ben poco. In realtà “signi­fica” faceva parte di una costru­zione incal­zante gio­cata dal neo Pre­si­dente per descri­vere l’idea che “Difen­dere la Costi­tu­zione” si deve tra­durre nel garan­tire il diritto allo stu­dio, nella difesa di quello al lavoro, nel soste­gno alla fami­glia e via dicendo fino al rifiuto di ogni forma di mafia e di ille­ga­lità. Per que­sto motivo “signi­fica” è stato ripe­tuto ben 18 volte nel discorso pro­nun­ciato in Par­la­mento. Nel dire “Signi­fica” Mat­ta­rella richia­mava diret­ta­mente i valori della Costituzione.

Le Wor­d­Coud sono stru­menti effi­caci per­ché veloci ma in un certo senso appros­si­ma­tivi pro­prio per­ché è com­plesso valu­tare il peso di una parola estra­po­lan­dola dal con­te­sto. Non solo, ma i pro­grammi che gene­rano i Clouds ten­dono a esclu­dere alcuni ter­mini, le con­giun­zioni giu­sta­mente, o a pena­liz­zarne altri, gli agget­tivi per esempio.

Eppure a rileg­gere il testo del Pre­si­dente si nota che la parola più fre­quente (26 volte) in realtà è stata pro­prio un agget­tivo, “nostro” [nostro, nostra, nostri, nostre]. E non si tratta di un det­ta­glio da poco. Il Pre­si­dente, nei suoi rife­ri­menti al Paese, ha volu­ta­mente evi­tato ter­mini for­mali — solo 2 volte la parola “Patria” — per dare invece enfasi a un con­cetto di appar­te­nenza, di comu­nità. E que­sto spiega l’uso di “nostro” che appare come:

- nostro paese — nostro popolo — nostro essere comu­nità — nostra Costi­tu­zione — nostra demo­cra­zia — nostra gente — nostra poli­tica — nostra con­vi­venza — nostri con­cit­ta­dini — nostri ragazzi — nostri tesori

Ora, nes­sun Wor­d­Cloud è capace di rico­no­scere e leg­gere così in pro­fon­dità la strut­tura di un discorso. E’ bene ricor­dar­selo ogni volta che si passa al setac­cio di un gene­ra­tore di nuvole un testo da esa­mi­nare. I Clouds restano comun­que validi stru­menti per una prima veri­fica a caldo, ma per un appro­fon­di­mento, anche di natura pura­mente visuale, sareb­bero neces­sari altri interventi.

Per restare all’esempio del discorso di Mat­ta­rella nes­sun gior­nale, digi­tale e/ car­ta­ceo, è riu­scito a andar oltre le “nuvole”. Pur­troppo. Eppure di mate­riale da rap­pre­sen­tare in ter­mini visuali, a par­tire pro­prio dai vari Clouds, non mancava.

Tanto per fare un esem­pio, quale è stato il peso dei rife­ri­menti alle Isti­tu­zioni o quelli ai valori etici rispetto al totale? Poi è man­cata la com­pa­ra­zione coi ter­mini più ricor­renti nei discorsi dei pre­de­ces­sori. Quante volte Napo­li­tano ha citato l’Europa pre­sen­tando il suo primo man­dato e quante volte lo ha fatto Mat­ta­rella? Sarebbe stato inte­res­sante sco­prire certi tipi di differenze.

La rin­corsa gene­rale ai Wor­d­Cloud non è stato un errore. Al con­tra­rio. Nean­che l’aver evi­den­ziato la parola “signi­fica”. Infatti nel totale del discorso di Mat­ta­rella com­po­sto da 2.274 parole, ben 351 sono state spese nel pas­sag­gio sulla difesa della Costi­tu­zione. Non poco.

Però le Wor­d­Cloud, come spie­gato in pre­ce­denza, vanno comun­que usati con cau­tela. Pro­prio Mat­ta­rella par­lando in Par­la­mento ha accen­nato, novità asso­luta, alla neces­sità di abbat­tere in Ita­lia il “digi­tal divide”. Lo ha fatto una volta sola, quindi nes­sun Cloud lo ha regi­strato. E’ un buon motivo per con­si­de­rarla una cita­zione irrilevante?

Ogni medium ha un suo ruolo e signi­fi­cato, come noto. Un conto è un tweet, o un post su Face­book, ed un altro è invece un arti­colo di gior­nale, sia esso digi­tale o car­ta­ceo poco importa. Le Wor­d­Cloud, lo riba­diamo ancora, vanno benis­simo ci pia­ce­rebbe però che non fos­sero con­si­de­rate solo uno dei tanti ele­menti visivi di con­torno, come è avve­nuto nel caso di Mat­ta­rella che abbiamo usato come esem­pio, ma che vi sia data la giu­sta atten­zione ed accu­ra­tezza che si riserva ad ogni ele­mento infor­ma­tivo, magari cor­re­dan­dolo con una cor­retta ana­lisi del discorso.

È que­sto, anche, il valore aggiunto che gior­nali e gior­na­li­sti pos­sono por­tare al let­tore che altri­menti, stante l’ampiezza di tool a dispo­si­zione, è asso­lu­ta­mente in grado di far­sela da solo la Wor­d­Cloud. L’insostenibile leg­ge­rezza delle Wor­d­Cloud cre­diamo sia un buon esem­pio del gior­na­li­smo fret­to­loso, raf­faz­zo­nato [o peg­gio], da evi­tare se si vuole ridare cen­tra­lità all’informazione — di qua­lità — ormai sem­pre più tra­bal­lante, unbran­ded e domi­nata dai social. Dove sta il ruolo del gior­na­li­sta se non nella capa­cità di gui­dare il let­tore attra­verso una nar­ra­zione che in que­sto caso sarà di tipo grafico?

cloud mattarella

Nota meto­do­lo­gica: per il con­teg­gio esatto delle parole, è stato preso il testo ori­gi­nale della tra­scri­zione. Poi gli spazi bian­chi tra parole sono stati sosti­tuiti con un a capo. A quel punto il testo, com­po­sto da una parola per riga, è stato messo in Excel. Ne è risul­tata una lista a tabella da una colonna con le parole in ordine alfa­be­tico. A quel punto il con­teg­gio delle ripe­ti­zioni è stato facile.

LA CLASSIFICA DELLE PAROLE PIÙ RICORRENTI PRONUNCIATE DAL PRESIDENTE

26 nostri 18 signi­fica 13 tutti 12 spe­ranza 12 volti 11 par­la­mento 11 nuovo 10 Paese 9 sociale 9 libertà 9 rap­pre­sen­tanza 9 libertà 9 ita­liano 8 poli­tica 7 repub­blica 7 gio­vani 6 Ita­lia 6 vita 6 nazio­nale 6 Europa 5 lotta 5 società 5 sfida 5 reli­gione 5 ter­ro­ri­smo 4 sovra­nità 4 pace 4 valori 4 risorse 4 rischio 4 mafia 4 ragazzi 4 stato 4 lavoro 4 isti­tu­zioni 4 grave 4 guerra 4 glo­bali 3 par­te­ci­pa­zione 3 ostaggi 3 sicu­rezza 3 ser­vi­zio 3 rispo­ste 3 regole 3 magi­stra­tura 3 ingiu­sti­zia 2 Patria 2 paura 2 riforme 2 tec­no­lo­gia 2 nazi­fa­sci­smo 2 mez­zo­giorno 2 povertà 2 prin­cipi 2 one­sto 2 imprese 2 governo 2 giu­sti­zia 2 indi­gna­zione 1 Nord 1 occupazione

Bonus track: Da leg­gere, “8 Great Exam­ples of Data Visualization”

Fiducia per Settori
Pubblicato il 22 gennaio 2015 by Pier Luca Santoro

Nessuna Fiducia nei Media

Sono stati pub­bli­cati i risul­tati del “Trust Baro­me­ter 2015″, inda­gine annuale, giunta alla quin­di­ce­sima edi­zione, con­dotta in 27 nazioni, Ita­lia inclusa, su un cam­pione di 33mila rispon­denti di età com­presa tra i 25 ed i 64 anni, tesa ad iden­ti­fi­care il livello di fidu­cia nei con­fronti di orga­niz­za­zioni non gover­na­tive, aziende, media e governi.

Il nostro Paese si col­loca tra i “distru­sters”, tra le nazioni in cui è mag­giore la per­cen­tuale di coloro che non hanno fidu­cia, posi­zio­nan­dosi al top con il 48% [era il 43% l’anno precedente].

Di 15 set­tori mer­ceo­lo­gici presi in esame i media risul­tano essere quelli con la minor fidu­cia. All’ultimo posto per­sino dopo le ban­che, grandi impu­tate degli ultimi anni.

Fiducia per Settori

Rispetto ad una media del 51%, la fidu­cia nei con­fronti dei media nel nostro Paese si asse­sta al 48%. Valore in cre­scita rispetto alla pre­ce­dente rile­va­zione ma che resta uno dei più mode­sti tra le nazioni prese in considerazione.

Sono i motori di ricerca la fonte d’informazione in cui le per­sone godono di mag­gior fidu­cia. Motori di ricerca che sono anche la prima fonte d’informazione in asso­luto pareg­giando la tele­vi­sione in caso di “brea­king news” e restando sal­da­mente in prima posi­zione rispetto a TV e gior­nali anche come fonte per avere con­ferma delle noti­zie avute attra­verso altri canali/media.

Motori di Ricerca

Le noti­zie sono dun­que unbran­ded come già emer­geva dal Digi­tal News Report 2014 del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism. Com­mo­dity in cui il valore dei sin­goli brand, delle sin­gole testate, è costan­te­mente in calo.

Una stra­te­gia senza tat­ti­che è il cam­mino più lento verso la vit­to­ria. Le tat­ti­che senza una stra­te­gia sono il cla­more prima della scon­fitta, scri­veva Sun Tzu nel suo cele­bre “L’arte della guerra”. È quello che un decen­nio di tat­ti­ci­smi, di rin­corse all’ultimo click hanno gene­rato: una per­dita di fidu­cia e di valore del brand delle testate distrutte, tra le altre cose, nella dico­to­mia delle loro ver­sioni online rispetto a quelle cartacee.

La neces­sità, l’urgenza, direi, di lavo­rare su fidu­cia e bran­ding è ormai non dero­ga­bile pena l’ulteriore per­dita di appeal e di valore. Si chiama mar­ke­ting, pare.

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