crisi editoria

Cassetta delle Lettere
Posted on 29 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Adver­ti­sing & Gior­nali — Nel Regno Unito la pub­bli­cità cre­sce a due cifre per tutti i media ad esclu­sione dei gior­nali che rac­col­gono molto meno del mer­cato nell’online e com­ples­si­va­mente la rac­colta dei quo­ti­diani cala del 6.8%.
  • Face­book da Morti — Come era già avve­nuto per gli Stati Uniti a feb­braio, adesso anche in Europa si può desi­gnare una per­sona per la gestione del pro­prio account dopo la morte.
  • La Spen­ding Review Entra in Reda­zione - La tumul­tuosa tra­sfor­ma­zione del mondo dell’editoria, il cam­bia­mento dei modelli di busi­ness, le modi­fi­che nelle abi­tu­dini dei let­tori e degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari non rispar­miano i quo­ti­diani pro­vin­ciali. Inte­res­sante pano­ra­mica sulle dif­fi­coltà degli edi­tori a Bre­scia e pro­vin­cia che coin­vol­gono anche il gruppo di  via Solferino.
  • Agen­zie di Comu­ni­ca­zione - Laura, 25 anni, una vita pas­sata a “sognare in treno” e co-fondatrice di  Ama­ni­lia, scrive una let­tera tutta da leg­gere su gio­vani e mondo delle agen­zie di comu­ni­ca­zione che dà un senso, anche, alla recente fon­da­zione di Com­mu­ni­ca­tion Factor[Y].
  • New­sbrand — Le ven­dite del Finan­cial Times di cui si è tanto par­lato, e stra­par­lato, in que­sti giorni e quella molto pro­ba­bile del The Eco­no­mist, al di là di ogni altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione,  spie­gano che qua­lità e uni­cità hanno un valore sul mer­cato. Lo spie­gano molto bene sia i diretti inte­res­sati che altri attenti osser­va­tori.
  • Insta­gram — Secondo i dati pub­bli­cati da eMar­ke­ter, Insta­gram, il social in gran­dis­sima cre­scita anche in Ita­lia, sor­pas­serà sia Goo­gle che Twit­ter per ricavi gene­rati da mobile advertising.
  • Web­site Gra­der — Inte­res­sante, e soprat­tutto utile, tool di valu­ta­zione delle per­for­mance del vostro sito web. Da provare!

Cassetta delle Lettere

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Unità Community
Posted on 22 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Community

Che quello che una volta era il gior­nale di Gram­sci da quanto ha ripreso le pub­bli­ca­zioni sia tutt’altra cosa basta una rapida occhiata alle prime pagine di que­sti giorni per stabilirlo.

Una linea edi­to­riale rifor­mi­sta che dif­fi­cil­mente riu­scirà ad avere suc­cesso poi­ché appare estre­ma­mente impro­ba­bile che rie­sca da un lato a man­te­nere gli affe­zio­nati del vec­chio quo­ti­diano e dall’altro lato a sot­trarre let­tori a Repub­blica, Cor­riere e La Stampa  vin­cendo l’avversione spon­ta­nea per la testata e per la tra­di­zione che comun­que si porta die­tro. Infatti, dalle voci che girano all’interno dei diversi gruppi di edi­co­lanti pre­senti su Face­book, ad ecce­zione del primo giorno non pare esat­ta­mente un suc­cesso di ven­dite, diciamo, per usare un eufemismo.

Il peg­gio però arriva dalla ver­sione online chia­ra­mente pro­get­tata per essere di sup­porto alla ver­sione car­ta­cea e non pro­ta­go­ni­sta come dovrebbe essere natu­rale per un quo­ti­diano che [ri]nasce nel 2015.

Se è sem­pre più chiaro che il gior­na­li­smo è una con­ver­sa­zione a due vie. I con­te­nuti sono la base, la repu­ta­zione e la comu­nità, le chiavi del suc­cesso. È pro­prio dall’area com­mu­nity de l’Unità che si com­prende come il gior­nale sia nato vec­chio, obso­leto, e sia desti­nato a seguire le sorti di molti quo­ti­diani apparsi e scom­parsi dalla scena edi­to­riale come meteore in que­sti anni.

Stiamo spo­sando una com­pren­sione più larga di ciò che può fare un gior­na­li­sta. Siamo com­mu­nity orga­ni­zer, cata­liz­za­tori di discus­sioni – spesso scher­ziamo dicendo che siamo «dj delle news», ha scritto Andy Car­vin al lan­cio di Reported.ly. Con­cetti e visioni che a l’Unità restano total­mente oscuri, pare.

La sot­tile ma NON tra­scu­ra­bile dif­fe­renza tra essere online ed essere parte della Rete. La linea di demar­ca­zione tra il suc­cesso e il fallimento.

Unità Community

engage1-550x390
Posted on 14 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Lenti & Grassi - Fré­dé­ric Fil­loux dalle colonne del suo apprez­za­bi­lis­simo Mon­day Note for­ni­sce un’analisi dei siti web delle prin­ci­pali testate inter­na­zio­nali. Emerge, ad esem­pio, che il sito del NYTi­mes ci mette 4 minuti e sca­rica 2 MB di dati solo per leg­gere un arti­colo. Le per­for­mance miglio­rano invece net­ta­mente se si usa un’applicazione per bloc­care gli ads. Come si suol dire, chi è causa del suo mal pianga se stesso…
  • Twit­ter Pro­gram­ming Edi­tor — Mic, media com­pany con un forte orien­ta­mento ai mil­len­nials, cerca un Twit­ter Pro­gram­ming Edi­tor. In un pano­rama quale quello ita­liano dove pre­va­len­te­mente le testate non hanno delle figure all’interno della reda­zione spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cate ai social, la let­tura della job descrip­tion for­ni­sce la con­ferma del gap esistente.
  • Wha­tsApp — L’uso di Wha­tsApp come canale di distri­bu­zione delle noti­zie, ma anche per il custo­mer ser­vice di aziende, è sem­pre più fre­quente ma di dif­fi­cile gestione. A risol­vere buona parte dei pro­blemi arriva Wasify stru­mento dav­vero inte­res­sante già adot­tato, ad esem­pio, dal Guardian.
  • Sce­na­rio a Medio Ter­mine — Secondo l’analisi di the­Me­dia­Brie­fing, il digi­tale domina le con­ver­sa­zioni ma a medio ter­mine, nel 2020, anche in mer­cati più “evo­luti” di quello ita­liano la carta con­ti­nuerà a dominare.
  • iWatch — Secondo i primi dati dispo­ni­bili sem­bra certo che l’orologio di Apple sia ben lon­tano da essere un suc­cesso ed anche ipo­tiz­zando un miglio­ra­mento nella ten­denza delle ven­dite la curva di ado­zione sarà comun­que molto più lenta di quella di iPhone e iPad. Oltre alle carat­te­ri­sti­che tec­ni­che non esat­ta­mente stra­bi­lianti è l’immagine del pro­dotto a pre­sen­tare delle lacune, a non essere uno sta­tus sym­bol come è invece per gli altri pro­dotti dell’azienda di Cuper­tino. Insomma in que­sto caso la line exten­tion è un flop.
  • Sna­p­chat — Il rede­sing dell’applicazione di mes­sag­gi­stica instan­ta­nea da ieri è impron­tato a valo­riz­zare mag­gior­mente la sezione “Disco­ver”, quella dedi­cata alle news.
  • Web Design — Un elenco di 10 e-books, sca­ri­ca­bili gra­tui­ta­mente, dedi­cati al Web design.

engage1-550x390

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

media-fb-graphic
Posted on 13 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Facebook Vs Media

Fré­dé­ric Fil­loux ha spie­gato molto bene le nuove logi­che di distri­bu­zione delle noti­zie alla luce dell’avvento di Instant Arti­cle di Face­book e di Apple News e quali le impli­ca­zioni. Argo­mento sul quale riflette anche Mar­ga­ret Sul­li­van, Public Edi­tor del NYTi­mes, ana­liz­zando il deli­cato bilan­cio della pre­senza del pro­prio quo­ti­diano, del gior­nale in cui lavora, in que­sto nuovo contesto.

Come segna­lava da que­sti spazi Donata Colum­bro, non più tardi di venerdì scorso, con­ti­nua il dibat­tito sulla tra­sfor­ma­zione di Face­book in edi­tore o — in supe­ra­mico degli edi­tori. I gior­nali dovreb­bero stare in guar­dia, scrive Michael Wolff, met­tendo a con­fronto i pro­fitti che Net­flix, sito di film e serie tv in strea­ming a paga­mento, garan­ti­sce alle case di pro­du­zione [3 miliardi all’anno], rispetto a quelli pro­messi da Zuc­ker­berg [zero]. E Jeff Jar­vis aggiunge mate­riale inte­res­sante al dibat­tito: “piat­ta­forme come Face­book e Goo­gle dipen­dono da un eco­si­stema di con­te­nuti e non vogliono farne parte, per­ché li met­te­rebbe in con­flitto con lo stesso sistema”.

Anche Mathew Ingram pensa che darsi in pasto a Face­book sia un affare peri­co­loso, e il CEO di Dow Jones ha recen­te­mente ammo­nito gli edi­tori di non fic­carsi nell’affare come “delle gal­line senza testa” in una part­ner­ship che non pos­sono controllare.

Dall’ana­lisi swot effet­tuata circa un paio di mesi fa sulla que­stione [vd matrice sot­to­stante], sostan­zial­mente non mi pare che sus­si­stano i pre­sup­po­sti per ade­rire alla pro­po­sta di Face­book, ad Instant Arti­cles. Come con­su­lente scon­si­glie­rei cal­da­mente di farlo.

SWOT Instant Articles

Vi sono aspetti legati alle con­di­zioni d’uso di Face­book che lasciano più che per­plessi rispetto al con­trollo che le testate hanno ed avreb­bero sulla pub­bli­ca­zione dei loro con­te­nuti, ed infatti emerge ora che a par­tire dall’inizio di novem­bre di quest’anno Face­book intro­durrà delle varia­zioni signi­fi­ca­tive nella gestione dei dati dei pro­pri iscritti che acce­dono da mobile con il rischio che le infor­ma­zioni, la pro­fi­la­zione dei let­tori di un edi­tore ven­gano ven­duti ad una testata con­cor­rente e, soprat­tutto, aggra­vando ulte­rior­mente la posi­zione, già di domi­nio, del social net­work più popo­lato del pianeta.

Face­book è un bar, una piazza di paese dove incon­trare per­sone, com­pren­derne inte­ressi, moti­va­zioni, aspi­ra­zioni  e, soprat­tutto, appunto, dati, da inter­pre­tare cor­ret­ta­mente per tra­durli e ren­derli dispo­ni­bili a casa pro­pria, nel pro­prio sito, nei pro­dotti e nei ser­vizi for­niti, non è una piat­ta­forma di distri­bu­zione o, peg­gio, come si ritiene nella mag­gior parte dei casi ora, uno spa­zio dal quale esclu­si­va­mente dra­gare traf­fico al sito. Sven­dersi per 30 denari sarebbe dav­vero l’ennesima follia.

media-fb-graphic

Volumi annui Quotidiani
Posted on 23 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Rapporto 2015 sull’Industria dei Quotidiani in Italia

Nell’ambito dei  lavori di Wan-Ifra Ita­lia 2015, la con­fe­renza inter­na­zio­nale dell’industria edi­to­riale e della stampa ita­liana pro­mossa da Wan-Ifra [Asso­cia­zione mon­diale degli edi­tori] e Asig [Asso­cia­zione Stam­pa­tori Ita­liana Gior­nali] della scorsa set­ti­mana, è stato pre­sen­tato il Rap­porto 2015 sull’Industria dei Quo­ti­diani in Italia.

La desk research a cadenza annuale, giunta alla 16esima edi­zione, rias­sume i dati rela­tivi a: anda­mento e pro­spet­tive del mer­cato dei quo­ti­diani, anda­mento del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio, anda­mento, ten­denze e pro­spet­tive occu­pa­zio­nali, anda­mento retri­bu­tivo e costo del lavoro poli­gra­fico, trend tec­no­lo­gici e di mer­cato in atto.

Per com­pren­dere, o meglio per avere con­ferma dell’aria che tira, bastano le con­clu­sioni del con­si­glio diret­tivo dell’Asig nell’introduzione al rap­porto 2015: “Nell’edizione 2011 di que­sto Rap­porto pub­bli­cammo una “mappa dell’estinzione dei quo­ti­diani”, rea­liz­zata da un cen­tro di con­su­lenza austra­liano, che indi­cava nazione per nazione la data di scom­parsa dei gior­nali quo­ti­diani: per l’Italia, l’anno x era stato fis­sato nel 2027. Allora ci sem­brava la solita esa­ge­ra­zione del fana­tico futu­ro­logo di turno, da archi­viare con un sor­riso e magari con qual­che rituale sca­ra­man­tico. Ma oggi, in tutta one­stà, pos­siamo dirci asso­lu­ta­mente certi che tra dieci anni in Ita­lia i quo­ti­diani esi­ste­ranno ancora?”

Dati, già pub­bli­cati all’interno di Data­Me­dia­Hub [qui, qui, qui] che lasciano pur­troppo poco spa­zio all’ottimismo. La crisi eco­no­mica gene­rale del nostro Paese si è tra­dotta in una signi­fi­ca­tiva con­tra­zione della dif­fu­sione e dei fat­tu­rati pub­bli­ci­tari, alla quale ha fatto riscon­tro una note­vole ridu­zione delle testate e degli sta­bi­li­menti di pro­du­zione. In forte calo l’occupazione, rista­gnano i livelli retri­bu­tivi degli addetti del set­tore, in grande sof­fe­renza il fondo inte­gra­tivo di set­tore, dove per ogni lavo­ra­tore attivo ci sono quasi quat­tro pensionati.

All’interno del rap­porto vi sono due aspetti che più di altri atti­rano l’attenzione.

Il primo riguarda l’elevato livello di inef­fi­cienza del sistema distri­bu­tivo, della filiera tra­di­zio­nale del car­ta­ceo, che pro­duce un’incidenza dei resi del 31% rispetto al 14% di inci­denza in Fran­cia. La con­ferma, se neces­sa­rio, di quello che scri­ve­vamo pochi giorni fa nelle con­clu­sioni sull’ana­lisi rela­tiva ai prin­ci­pali cin­que gruppi edi­to­riali quo­tati in borsa.

Infatti, come ricorda Gianni Pao­lucci, pre­si­dente dell’Asig, la ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani rap­pre­senta ancora oggi il grosso dei ricavi, come dimo­strano, anche, le nostre ana­lisi, ma non si è data la giu­sta atten­zione a quella che è la cash cow della stampa. L’informatizzazione delle edi­cole lan­gue in una legge disat­tesa da ormai tre anni alla quale era legata sia l’area di finan­zia­mento pub­blico ai gior­nali che i bene­fici di razio­na­liz­za­zione dei resi e di gestione delle infor­ma­zioni. Un aspetto che potrebbe, secondo le mie stime, gene­rare un recu­pero con­tri­bu­tivo tra il 10 ed il 15%, ripor­tando fuori dal rosso il com­parto e dando ossi­geno, cassa, per affron­tare con mag­gior sere­nità l’area digi­tale. Tema al quale ho dedi­cato un libro due anni fa e che, visto l’immobilismo, credo sia ancora di cocente attualità.

Il gra­fico sot­to­stante mostra  il det­ta­glio del periodo 2011–2014 per quanto riguarda anda­mento copie ven­dute, abbo­na­menti, copie gra­tuite, e resi, evi­den­ziando come l’incidenza della resa sia ulte­rior­mente peg­gio­rata nel periodo preso in con­si­de­ra­zione pas­sando dal 28.9% del 2011 al 31% del 2014. Ulte­riore con­ferma di quanto col­pe­vole sia stato l’immobilismo, anche, su que­sto fronte negli ultimi anni rispetto alla road­map teo­riz­zata e mai messa in pratica.

L’altro aspetto è rela­tivo alla crisi della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria che com­ples­si­va­mente influi­sce in maniera mag­gior­mente  nega­tiva rispetto al calo di ven­dita di copie docu­men­tato nel gra­fico sopra riportato.

Nel 2000, anno in cui il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio ita­liano rag­giunse i mas­simi valori, i ricavi pub­bli­ci­tari rap­pre­sen­ta­vano il 58% dei ricavi com­ples­sivi dei quo­ti­diani, dive­nuti il 38.5% nel 2014 por­tando di riflesso l’incidenza delle ven­dite sul totale dei ricavi al 61.5%. Insomma quasi due terzi dei ricavi deriva dalle ven­dite di copie ma la gestione è incon­si­stente ad essere magnanimi.

Inol­tre, come mostra il gra­fico con­te­nuto all’interno del rap­porto, la crisi è cer­ta­mente strut­tu­rale ma la ridu­zione della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria per i quo­ti­diani è in buona parte frutto del crollo dei listini. Infatti, fatto 100 il 2008 il calo a fine 2014 è del 29% a spazi men­tre è di ben il 54%, quasi il dop­pio, a valore come evi­den­ziavo di recente.

In Ita­lia sostan­zial­mente non esi­stono listini pub­blici dei prezzi delle inser­zioni pub­bli­ci­ta­rie e quando esi­stono sono poco più che sim­bo­lici con sconti che pos­sono arri­vare sino al 90% non solo in fun­zione del livello di investimento.

L’adv è morto, o comun­que mori­bondo, e i modelli di busi­ness che si basano solo su quest’area hanno la stessa pro­spet­tiva. Chi pensa che la carta rap­pre­sen­terà la haute cou­ture, men­tre i ser­vizi digi­tali saranno il pret-a-porter, ragiona ancora secondo schemi obso­leti, senza futuro.

Spazi e Fatturati Adv Quotidiani

Older Posts
Vai alla barra degli strumenti