Posted on 25 giugno 2013 by

Modelli di Business & “New” Media

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Che i mer­cati siano con­ver­sa­zioni ed il busi­ness sia sem­pre più fatto attra­verso le rela­zioni, la capa­cità di ingag­giare, coin­vol­gere le per­sone, è una cosa appa­ren­te­mente tanto risa­puta che c’è quasi da ver­go­gnarsi a tor­nare sull’argomento.

Hugh MacLeod, come sem­pre con genia­lità, ne sin­te­tizza le impli­ca­zioni in un’immagine con un’efficacia straordinaria.

Biz_Is_The_Art

La vignetta mi ha fatto tor­nare in mente l’articolo letto qual­che giorno fa: “Con­su­mer Atten­tion — the ‘New’ Media Cur­rency”. Ne riprendo, tra­du­cen­doli, i pas­saggi salienti per faci­lità di lettura.

Oggi molti nel set­tore della pub­bli­cità ancora non rie­scono a rico­no­scere la cau­sa­lità della fram­men­ta­zione dei media e la neces­sità di mezzi auto­ma­tiz­zati. Non dob­biamo esi­gere dai nuovi for­mat di con­te­nuti la pos­si­bi­lità di for­nire il tra­di­zio­nale numero di audience aggre­gata del pas­sato, ma piut­to­sto capire che in un mondo di scelte senza limiti e cre­scente con­sumo di con­te­nuti, un pub­blico di gran lunga supe­riore attende una comu­ni­ca­zione molto più rile­vante e per­so­na­liz­zata da parte degli inserzionisti.

Il pas­sag­gio al per­so­nal media porta ine­vi­ta­bil­mente dram­ma­tici cam­bia­menti e grande oppor­tu­nità. I per­so­nal media per­met­tono ai con­te­nuti di spo­starsi, diver­si­fi­carsi, in bundle, disag­gre­gati, modi­fi­cati, con­ser­vati, aggre­gati, fil­trati, e gene­ral­mente otti­miz­zati per pro­prio gusto indi­vi­duale del con­su­ma­tore. La pla­sti­cità del con­te­nuto guida un esplo­sione signi­fi­ca­tiva nella quan­tità dei sup­porti ai mezzi ma riduce anche la dimen­sione media delle “merci” mul­ti­me­diali. Il cock­tail unico di per­so­nal media signi­fica che la for­ni­tura di mezzi sor­passa di gran lunga la domanda. Una verità lapa­lis­siana eco­no­mica è che quando l’offerta supera la domanda i prezzi di equi­li­brio cadono, e qui sta il pro­blema per l’industria della pub­bli­cità, siamo osses­sio­nati dal prezzo e tut­ta­via tra­vi­siamo la moneta. Siamo fis­sati sui CPM e igno­riamo qual­cosa di molto più pre­zioso, l’attenzione dei con­su­ma­tori. Stiamo anne­gando in un mare di spazi dispo­ni­bili e nell’insieme incen­ti­viamo la crea­zione di pub­bli­cità basata sul volume piut­to­sto che la pub­bli­cità di fon­data sull’attenzione.

I per­so­nal media sug­ge­ri­scono che dovremmo ricon­si­de­rare ogni nozione circa la tra­di­zio­nale idea di pia­ni­fi­ca­zione, acqui­sto, e di misu­ra­zione dei media. Le basi di por­tata e la fre­quenza devono essere com­ple­ta­mente riva­lu­tate. La misu­ra­zione dei media deve anche essere revi­sio­nata ed i con­cetti di valu­ta­zione delle pre­sta­zioni ricon­si­de­rati. Se il com­pito di cat­tu­rare l’attenzione del con­su­ma­tore e comu­ni­care la pro­po­si­zione di un mar­chio è diven­tato sem­pre più dif­fi­cile, le ricom­pense per i brand che risol­vono il pro­blema sono estre­ma­mente alte.

E’ finita, da un pezzo, la “new eco­nomy”, ben­ve­nuti nella “atten­tion economy”.

coccodrillo megafono

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