corriere della sera

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Pubblicato il 13 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

La Specializzazione Paga

Sono stati dif­fusi all’inizio di que­sta set­ti­mana i dati ADS con le ven­dite, secondo quanto dichia­rato dagli edi­tori, di cia­scun quotidiano.

Human High­way, da quando ADS ha ini­ziato, al prin­ci­pio di quest’anno, a pub­bli­care anche le copie digi­tali sta facendo un utile ser­vi­zio di rac­colta e visua­liz­za­zione dei dati.

Nella let­tura dei dati pub­bli­cati alcune avver­tenze d’uso pos­sono essere di ausi­lio per la cor­retta inter­pre­ta­zione degli stessi. Come mostra la tabella sot­to­stante, i due quo­ti­diani che ven­dono il mag­gior numero di copie digi­tali, «Il Sole24Ore» e «Il Cor­riere della Sera», hanno una inci­denza non tra­scu­ra­bile delle ven­dite in bundle, in abbi­na­mento carta+digitale, che per il quo­ti­diano di Con­fin­du­stria pesano il 37.5%% del totale delle copie digi­tali, e per la testata di [ex?] Via Sol­fe­rino rap­pre­sen­tano il 18.3%.

- Fonte: ADS Ottobre 2013 / Clicca per Ingrandire /

- Fonte: ADS Otto­bre 2013 / Clicca per Ingrandire -

Non sono tra­scu­ra­bili nem­meno le ven­dite di copie mul­ti­ple digi­tali che per i due quo­ti­diani eco­no­mico– finan­ziari e per i due “big players”[Corsera & Repub­blica] hanno un-incidenza signi­fi­ca­tiva rispetto al totale.

Osser­vando il trend di ven­dite delle copie digi­tali dal gen­naio 2013 ad oggi si nota come siano «Il Sole24Ore», primo in asso­luto con 103mila copie [pari al 40% del totale delle ven­dite] e «Ita­lia Oggi», i cui valori di abbo­na­menti digi­tali sono ormai quasi pari a quelli per la ver­sione car­ta­cea, i due quo­ti­diani che mostrano la mag­gior dina­mi­cità ed  ed il mag­gior tasso di cre­scita men­tre per tutte le altre testate dopo lo sprint ini­ziale è “calma piatta”

Resta un caso da osser­vare con atten­zione «L’Unione Sarda» che pur avendo la sola edi­zione online⁄digitale a metà prezzo vende la stra­grande parte delle copie in bundle, in abbi­nata, con il ritiro della copia car­ta­cea in edicola.

La carta rin­forza il digi­tale [e vice­versa] e la spe­cia­liz­za­zione paga?  Par­rebbe pro­prio di si.

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A mar­gine si segnala che i dati ADS con la spac­ca­tura per pro­vin­cia, che con­sen­tono di veri­fi­care le nume­rose distor­sioni del sistema, sono fermi a dicem­bre 2012 e dopo tale data è  dispo­ni­bile solo il dato del totale Ita­lia. Gatta ci cova?  Appro­fon­di­remo a breve.

Pubblicato il 24 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Aperture Responsabili

Sem­pre meno diamo per scon­tato che le infor­ma­zioni che ci arri­vano dalle “fonti uffi­ciali” siano cor­rette sia sotto il pro­filo dell’imparzialità che ancor­più della veri­di­cità. L’era del “l’ha detto la tele­vi­sione”, come sino­mimo di fat­tua­lità ogget­tiva è sem­pre meno valida per una quota cre­scente degli italiani.

Se ven­gono dun­que a man­care i gate­kee­pers chi sta­bi­li­sce cosa sia “la verità”? Secondo molti que­sto obiet­tivo può essere rag­giunto con una mag­giore aper­tura, in ter­mini di coin­vol­gi­mento e con­tri­bu­zione delle per­sone, di quelli che ci si ostina a chia­mare audience, da parte di gior­na­li­sti e giornali.

E’ pro­prio quello che hanno deciso di fare al «Cor­riere della Sera» che da ieri ha annun­ciato di voler aprirsi ai con­tri­buti dei let­tori, dei cit­ta­dini, per la veri­fica dei fatti. Scelta di corag­gio ed, appunto, di grande aper­tura quella della ver­sione online del quo­ti­diano mila­nese che ha scelto di uti­liz­zare la piat­ta­forma di fact chec­king rea­liz­zata dalla Fon­da­zione Ahref ed attiva da mag­gio di quest’anno dopo la pre­sen­ta­zione al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Perugia.

Ini­zia­tiva che, come spiega, Ales­san­dro Sala, gior­na­li­sta del Cor­sera, non sosti­tui­sce il dovere dei gior­na­li­sti di veri­fi­care fonti e fatti prima della pub­bli­ca­zione [ele­mento che by the way non mi pare sia entrato nel dibattito-scontro in corso sul DDL dif­fa­ma­zione] ma arri­chi­sce, inte­gra l’informazione ren­den­dola più veri­tiera anche solo, banal­mente, gra­zie all’inserimento di fonti che pro­pon­gano la noti­zia da una pro­spet­tiva diversa ed ovvia­mente mediante con­trolli incro­ciati di docu­menti e fonti non citate originariamente.

[tweet https://twitter.com/lex_sala/status/260754381266366466 align=‘center’ lang=‘it’]

Online nel mondo ci sono alcuni esempi di piat­ta­forme di fact chec­king ma tutte, o quasi, con una reda­zione alle spalle. Civic links invece  è la prima che prova a far col­la­bo­rare la comu­nità per veri­fi­care un fatto. Alla base di tutto stanno i media civici di Ahref, luo­ghi che stanno emer­gendo dopo i social net­work e che pro­vano a aiu­tare e abi­li­tare i cit­ta­dini a fare civi­smo attra­verso la pro­du­zione di con­te­nuti fatti con responsabilità.

Attra­verso Fact chec­king, dopo averne giu­sta­mente con­di­viso i prin­cipi di lega­lità, accu­ra­tezza, indi­pen­denza e l’imparzialità, che ven­gono spie­gati al momento dell’iscrizione della regi­stra­zione alla piat­ta­forma, ogni utente può veri­fi­care un fatto con­te­nuto in un arti­colo, in un video, in una tra­smis­sione tv. Può veri­fi­carne l’attendibilità por­tando delle fonti che aumen­tino l’attendibilità della sua verifica.

Die­tro a tutto que­sto sta il mec­ca­ni­smo della repu­ta­zione. Ogni iscritto ha un pro­filo e un livello di repu­ta­zione, gestita da pro­fondi algo­ritmi, che aumenta con la pro­du­zione di con­te­nuti, di com­menti, di veri­fica, di fact checking.

Per avere ulte­riori chia­ri­menti sulla col­la­bo­ra­zione tra «Cor­riere della Sera» e Fact chec­king ho con­tat­tato Michele Kett­ma­ier, Diret­tore Gene­rale della Fon­da­zione Ahref.

Il primo dub­bio, che ho visto cir­co­lare anche su Twit­ter, è che potesse essere almeno in parte un’operazione che masche­rasse col­la­bo­ra­zioni senza che vi fosse il giu­sto rico­no­sci­mento eco­no­mico. Per­ples­sità alla quale Kett­ma­ier mi risponde “qui alla base non c’è busi­ness nè per RCS e tan­to­meno per Ahref che è no profit”

Rimossi dun­que pos­si­bili pre­giu­dizi il Diret­tore Gene­rale della Fon­da­zione Ahref mi spiega che la piat­ta­forma non ha un accordo di esclu­siva con il quo­ti­diano di Via Sol­fe­rino e che “la piat­ta­forma è a dispo­si­zione e per­so­na­liz­za­bile a tutti quelli che desi­de­rano usarla” aggiun­gendo che “ti dico che un altro paio di quo­ti­diani nazio­nali oggi ci hanno chia­mato per chie­derci se pote­vano averla anche loro, quindi è aperta e dispo­ni­bile per tutti, nes­suna esclu­siva per il Corsera”.

Un ulte­riore aspetto che mi inte­res­sava appro­fon­dire era rela­tivo alla pos­si­bi­lità di incen­ti­vare, di moti­vare la par­te­ci­pa­zione all’iniziativa. Al riguardo mi si risponde che “per ora non è pre­vi­sto nes­sun incen­tivo ma stiamo lavo­rando per poter offrire pic­coli modelli di star­tup per gio­vani che ci vogliono pro­vare” come ad esem­pio “un ragazzo che vuole met­ter in piedi una pic­cola reda­zione di fact chec­king può usu­fruire della piat­ta­forma, per­so­na­liz­zarla con il suo mar­chio e ven­dere i fact chek che fa”, pro­se­guendo “tutto da stu­diare, pic­coli modelli di soste­ni­bi­lità da pro­vare e incen­ti­vare, non per diven­tare ric­chi ma soste­ni­bili un po alla volta; io credo di si, che sia giu­sto almeno pro­varci”. Se posso dirlo asso­lu­ta­mente anche io.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo sono due i temi lan­ciati da Corriere.it ai quali è pos­si­bile for­nire il pro­prio con­tri­buto di que­sta impor­tante ini­zia­tiva nella quale il gior­nale pare dav­vero cre­dere, al punto da met­terci la fac­cia del suo Vice­di­ret­tore. Al momento però, pur­troppo, i con­tri­buti rice­vuti sulle pro­po­ste sono scarsi, anzi nulli, e sarebbe dav­vero un pec­cato se il corag­gio e la bontà dell’iniziativa doves­sero essere fru­strati sul nascere.

A mio avviso è neces­sa­rio lavo­rare sulla moti­va­zione [non in ter­mini eco­no­mici] delle per­sone incen­ti­van­dole, spin­gen­dole a dare il pro­prio con­tri­buto. A monte, da quello che si ascolta dalle inter­vi­ste fatte in occa­sione del Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia su come veri­fi­cano l’informazione e le noti­zie che leg­gono, è evi­dente che c’è un dif­fuso pro­blema culturale.

Enne­sima evi­denza di come la mag­gior quan­tità di infor­ma­zioni dispo­ni­bili non cor­ri­sponda neces­sa­ria­mente una popo­la­zione mag­gior­mente infor­mata, al quale si aggiunge il fatto che se la Rete disin­ter­me­dia al tempo stesso spinge su un senso di respon­sa­bi­lità che in prima bat­tuta pochi sono dispo­sti ad accet­tare.  Fat­tori dei quali è neces­sa­rio tenere conto da più di un punto di vista per inter­ve­nire ade­gua­ta­mente al rispetto.

Pubblicato il 8 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Il Declino dei Social Readers

I social rea­ders, le appli­ca­zioni che con­sen­tono di leg­gere, di sfo­gliare i quo­ti­diani su Face­book, sono stati oggetto di una corsa fre­ne­tica da parte degli edi­tori di tutto il mondo.

Appa­ren­te­mente, sono appli­ca­zioni che hanno por­tato grandi van­taggi in ter­mini di volumi di traf­fico alle edi­zioni online dei quo­ti­diani. Cosa ne pen­sassi io sin dall’inizio credo sia suf­fi­cien­te­mente chiaro da quanto scritto all’epoca senza biso­gno di ritor­narci sopra; con­for­tato, anche, suc­ces­si­va­mente dalla visione di Fré­dé­ric Fil­loux che parla di “sha­ring mirage”, non ho cam­biato idea, anzi.

Di fatto pare che i social rea­ders stiano crol­lando coin­vol­gendo i prin­ci­pali quo­ti­diani, dal «Washing­ton Post» al «The Guar­dian» che tanto suc­cesso pareva aver riscosso con la pro­pria appli­ca­zione per Facebook.

Diverse le tesi sulle moti­va­zioni del crollo con buona parte dei pro­fes­sio­nals del set­tore che se ne feli­ci­tano e sosten­gono si tratti dell’inevitabile con­se­guenza dell’invasività delle appli­ca­zioni stesse e, dall’altro lato, Tech­Crunch e Ryan Y. Kel­let, enga­ge­ment pro­du­cer del «Washing­ton Post», che lo moti­vano con la recente intro­du­zione dei “tren­ding arti­cles” da parte di Face­book. Per­so­nal­mente pro­pendo per la prima delle due ipotesi.

Qua­lun­que sia la reale moti­va­zione, anche per quanto ci riguarda più da vicino suc­ce­dono cose strane con i social rea­ders dei quo­ti­diani nostrani. Aprendo un arti­colo, ad esem­pio [ma vale anche per altri gior­nali] del «Cor­riere della Sera» dalla app del quo­ti­diano mila­nese su Face­book basta un click destro del mouse per vedere il codice sor­gente, il codice html sve­lare che Niel­sen Net Rating sta moni­to­rando il numero di accessi alla pagina.

Se si tratti del test di Object, il nuovo sistema di rile­va­zione di Audi­web che entrerà in fun­zione uffi­cial­mente a giu­gno, in grado di rile­vare anche l’audience all’interno delle appli­ca­zioni per tablet e smart­phone, le app per Face­book e gli “oggetti” nei siti come le gal­le­rie foto­gra­fi­che e gli sli­de­show, oggi non rile­vati, o se vi sia un fine distinto è dif­fi­cile a dirsi, anche se per­so­nal­mente mi sfugge il senso di misu­rare con un sistema a a paga­mento di trac­king di pub­bli­cità delle pagine su cui la pub­bli­cità non la puoi mettere.

Comun­que sia pare siano arri­vati in ritardo anche in que­sto caso.

A mar­gine, sem­pre in tema di quo­ti­diani e appli­ca­zioni, con­si­glio la lucida ana­lisi “Why Publi­shers Don’t Like Apps”.

Pubblicato il 6 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Ipse Dixit

Set­ti­mana con i diret­tori di gior­nali di casa nostra pro­ta­go­ni­sti del dibat­tito sulle evo­lu­zioni dell’industria dell’informazione.

La rela­zione di Fer­ruc­cio De Bor­toli ai gior­na­li­sti del quo­ti­diano da lui diretto è più cen­trata sulla realtà del «Cor­riere della Sera», come era ine­vi­ta­bile che fosse vista la pla­tea alla quale si rivolgeva.

La visione del diret­tore del quo­ti­diano mila­nese e la pro­spet­tiva, l’angolazione dalla quale osserva evo­lu­zioni e com­ples­sità dell’ambiente, dello sce­na­rio di rife­ri­mento, emerge con chia­rezza quando afferma: ” I gior­nali di carta, con le loro edi­zioni online e digi­tali, restano il pre­si­dio della cre­di­bi­lità e dell’autorevolezza, sono i moderni radio­fari dell’identità, i cer­ti­fi­ca­tori che una noti­zia è vera e impor­tante; sono in grado di sele­zio­nare, for­nire al let­tore o al navi­ga­tore un metodo per capire la com­ples­sità che lo cir­conda. Com­pon­gono l’agenda cri­tica di una per­sona globale.”

Pro­spet­tiva che, per­so­nal­mente, mi appare asso­lu­ta­mente natu­rale per il ruolo rico­perto da Fer­ruc­cio De Bor­toli. Sor­prende invece, even­tual­mente, l’utilizzo inten­sivo del ter­mine soprat­tutto, come evi­den­zia la word cloud che ho rea­liz­zato par­tendo dalla sua rela­zione, forse teso ad enfa­tiz­zare i con­cetti espressi.

Da pro­spet­tiva ben diversa parte Luca Sofri, diret­tore del «Post», che stra­na­mente uti­lizza altri spazi per vei­co­lare gli appunti dell’inter­vento tenuto al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo appena conclusosi.

In “Il mondo sal­vato dai gior­na­li­sti”, que­sto il titolo del suo inter­vento, il diret­tore della testata all digi­tal, pur con­cen­tran­dosi logi­ca­mente sul suo quo­ti­diano si esprime a tutto campo sull’evoluzione in corso. Rife­ri­menti sia alla realtà nazio­nale, con i quo­ti­diani ita­liani accu­sati di essere “dilet­tan­te­schi e arre­trati”, che richiami a fonti estere con un excur­sus su aggre­ga­zione ed aggre­ga­tori, e le ipo­cri­sie vere o pre­sunte del sistema gior­na­li­stico sul tema, pas­sando per “traffic-whoring” ed appro­dando più volte all’aspetto com­mer­ciale della fun­zione dei mezzi di infor­ma­zione, al dilemma del pri­gio­niero che con­ti­nua a con­no­tare nel com­plesso la fase attuale.

In tema di reve­nues Luca Sofri afferma che: “[.…] la pub­bli­cità – non ha fatto il minimo sforzo per creare for­mati alter­na­tivi e nuovi dedi­cati alla rete e alle nuove tec­no­lo­gie”, visione che mi sento asso­lu­ta­mente di con­di­vi­dere e che avevo espresso, più o meno, negli stessi ter­mini nella mia per­so­nale ana­lisi sul tema.

Una bella ana­lisi che, come nel caso di Fer­ruc­cio De Bor­toli, tra­di­sce ine­vi­ta­bil­mente la posi­zione del diret­tore del «Post» soprat­tutto nelle con­clu­sioni che, se sono apprez­za­bili per l’ottimismo che infon­dono, stri­dono per la parte dei costi di gestione e delle logi­che che sot­to­stanno all’aggregazione che non sarebbe pos­si­bile senza qual­cuno che pro­duce i con­te­nuti da aggre­gare sop­por­tan­done i costi; pro­cesso che rischia di gene­rare un loop, l’ham­ste­ri­za­tion dell’informazione in Rete se non si trova il ban­dolo della matassa.

Come sem­pre, natu­ral­mente, non esi­ste a mio avviso LA solu­zione ma esi­ste cer­ta­mente una solu­zione adatta e spe­ci­fica per cia­scuna realtà. Credo sia dav­vero que­sto il punto nodale della [ri]partenza.

Pubblicato il 11 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Correlazioni: Il Dato è Tratto

A com­ple­mento e com­ple­ta­mento della visione che emerge dalle ela­bo­ra­zioni rea­liz­zate nell’ultima set­ti­mana, sol­le­ci­tato da una mail a com­mento dei dati, invia­tami da un pro­fes­sio­ni­sta del set­tore di cui ho stima e con­si­de­ra­zione,  ho deciso di para­go­nare i dati pre­ce­de­mente pro­dotti rela­ti­va­mente all’online con quelli delle ven­dite  [edi­cola + abbo­na­menti pagati] dei quo­ti­diani nella loro ver­sione cartacea.

Obiet­tivo dell’analisi veri­fi­care il mer­cato con­ten­di­bile, quello di chi va a com­prare in edi­cola ed ha la pos­si­bi­lita’ di sce­gliere una qua­lun­que testata, e ogni volta che com­pra un gior­nale fa una scelta, come avviene altret­tanto ogni volta che punta un bro­w­ser ad un indi­rizzo di un sito web di un quo­ti­diano online.

L’elaborazione rea­liz­zata si basa sui dati aggior­nati a set­tem­bre di quest’anno per le edi­zioni online, men­tre i dati delle ven­dite sono aggior­nati a luglio 2011. Il totale del mer­cato è ripor­tato a 100 in maniera “fit­ti­zia” per ren­dere il più omo­ge­neo pos­si­bile il con­fronto tra i due seg­menti che sap­piamo essere molto più arti­co­lati e com­plessi di quanto rap­pre­sen­tato dalla tabella di sin­tesi sot­to­ri­por­tata. In base a que­sta, minima, pre­ci­sa­zione meto­do­lo­gica, per inqua­drare i con­torni gene­rali è pos­si­bile con­te­stua­liz­zare meglio il pano­rama gene­rale e le sin­gole specificità.

Com­ples­si­va­mente, tra le testate prese in con­si­de­ra­zione, si evi­den­zia, ad esclu­sione di  «Gaz­zet­tino» e «Mes­sag­gero», entrambi dello stesso gruppo edi­to­riale [Cal­ta­gi­rone], anda­mento nega­tivo per le ven­dite della ver­sione car­ta­cea alle quali cor­ri­sponde invece posi­ti­vità per numero di utenti unici che acce­dono al sito web cor­ri­spon­dente alla mede­sima testata.

L’andamento nega­tivo dei quo­ti­diani tra­di­zio­nali è con­fer­mato, anche se solo in forma aggre­gata, dai dati FIEG che sono aggior­nati a set­tem­bre 2011.  Sep­pure in maniera meno accen­tuata rispetto ad altre nazioni, anche in Ita­lia dun­que si assi­ste ad un  pro­gres­sivo spo­sta­mento verso l’online. Ten­denza che, visti dati di per­ma­nenza sul sito e per sin­gola pagina, al momento, a mio avviso si con­cen­tra sui let­tori deboli di quo­ti­diani tra­di­zio­nali, su coloro, per dirla in una bat­tuta, che comun­que già prima non com­pra­vano quo­ti­dia­na­mente il gior­nale in edicola.

Sono por­tato a rite­nere che invece per gli “heavy users”, per chi frui­sce di infor­ma­zione con con­ti­nuità, si tratti di dupli­ca­zione, di sovrap­po­si­zione tra piat­ta­forme diverse, anche, in fun­zione di momenti diversi della gior­nata. E’ una sen­sa­zione, un’ ipo­tesi di lavoro, che pare essere con­fer­mata dallo share, dalla quota che cia­scuna testata ha nei due formati.

Pro­prio dall’analisi dello share sulle diverse piat­ta­forme emerge come «La Repub­blica» ed «Il Cor­riere della Sera» siano molto sopra la loro quota di mer­cato car­ta­ceo, bene­fi­ciando sia di  inve­sti­menti rea­liz­zati in ambito digi­tale cer­ta­mente supe­riori alle altre testate che del fatto di essere gene­ra­li­sti e nazionali.

A livello di sin­gola pub­bli­ca­zione si evi­den­zia, da un lato, la forza rela­tiva del «Fatto Quo­ti­diano» in Rete con una quota quasi dop­pia rispetto all’edizione car­ta­cea e, dall’altro lato, un alli­nea­mento “per­fetto” tra edi­zione digi­tale e car­ta­cea del «Sole24Ore» con­tra­ria­mente a quanto avviene per gli altri quo­ti­diani presi in considerazione.

Forse il dato più inte­res­sante che emerge dall’analisi rea­liz­zata è rela­tivo a come, com­ples­si­va­mente, l’informazione online sia deci­sa­mente più con­cen­trata rispetto a quella car­ta­cea con le prime 4 testate che rac­col­gono il 65% degli utenti con­tro il 49% delle ven­dite. Una con­cen­tra­zione che con­tri­bui­sce a spie­gare ulte­rior­mente la dif­fi­coltà di emer­gere da parte delle nuove ini­zia­tive edi­to­riali, dei cosi­detti “super­blog”. Sotto que­sto pro­filo sem­bre­rebbe dun­que che la van­tata plu­ra­lità della Rete sia distante dalla realtà delle cose. Aspetto che, evi­den­te­mente, impatta diret­ta­mente non solo sulla qua­lità dell’informazione ma anche sulle pro­spet­tive di otte­nere ricavi dall’online da parte degli “outsider”.

Se a com­mento dei dati Audi­web sono state mosse per­ples­sità da più parti, per­so­nal­mente resto deci­sa­mente più dub­bioso sull’attendibilità dei dati Audi­press che ho incluso nella tavola di sin­tesi che che pre­fe­ri­sco, per que­sto motivo, aste­nermi dal commentare.

Sem­pre in  tema di com­menti, in con­clu­sione, ancora una volta, ogni com­mento è gra­dito, auspi­cato, non­chè gratuito.

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Pubblicato il 4 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

I Dati Audiweb dell’Informazione Online in Italia

Sono stati pub­bli­cati ieri i dati Audi­web rela­tivi al mese di set­tem­bre di quest’anno.

Emerge con chia­rezza come fon­da­men­tal­mente il digi­tal divide sia dovuto a fat­tori cul­tu­rali con le fasce della popo­la­zione ita­liana di istru­zione più bassa che hanno livelli di pene­tra­zione, di tasso di uti­lizzo della Rete infi­ni­te­si­mali rispetto alla media del Paese e, ancor di più ovvia­mente, rispetto a coloro che hanno una lau­rea o istru­zione superiore.

Ho voluto aggior­nare la situa­zione dell’anda­mento dei quo­ti­diani online per foto­gra­fare l’evoluzione.

In ter­mini di utenti unici e pagine viste, esclu­dendo i por­tali quali Vir­gi­lio o altri, sono sem­pre “i soliti noti”, «Repub­blica» & «Cor­sera», a domi­nare il pano­rama dell’informazione online in  Ita­lia con valori immen­sa­mente più grandi rispetto agli altri.

Spiace veri­fi­care che i new comers, le nuove pro­po­ste, quali «Il Post» & «Lettera43», sten­tino ad aqui­sire posi­zioni signi­fi­ca­tive nel pano­rama dell’informazione.

Esclu­dendo Class Edi­tori, poi­chè il dato dispo­ni­bile è aggre­gato sul totale delle testate del gruppo,  si con­ferma essere «Il Gaz­zet­tino» [com­pli­menti all’amico Carlo Felice Dalla Pasqua] il quo­ti­diano online con la mag­gior per­ma­nenza media sul pro­prio sito.

Nella sot­to­stante tabella rie­pi­lo­ga­tiva delle prin­ci­pali fonti di infor­ma­zione online rea­liz­zata, ho inse­rito anche un “corpo estra­neo”: quello di  Spil Games Net­work che, come evi­den­ziato, oltre ad avere un numero di utenti unici e pagine viste supe­riore a molti dei quo­ti­diani online presi in con­si­de­ra­zione, ha il tempo di per­ma­nenza più ele­vato in asso­luto con oltre 22 minuti di tempo medio tra­scorso dall’utenza.

Che il con­vol­gi­mento sia LA strada mae­stra per il futuro digi­tale dell’informazione e che i gio­chi, la gami­fi­ca­tion, nel senso più ampio del ter­mine, siano cer­ta­mente un mezzo per rag­giun­gere l’obiettivo è una tesi che mi pare di soste­nere da tempo.

Non ho altro da aggiun­gere per oggi. Com­ment is free.

Fonte: Audi­web Set­tem­bre 2011 — Ela­bo­ra­zione: “Il Giornalaio” -

Pubblicato il 6 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Fermate le Rotative

La noti­zia della morte di Steve Jobs ha ini­ziato a dif­fon­dersi men­tre in Ita­lia erano circa le 02 del mat­tino. Un ora­rio nel quale ormai tutti i quo­ti­diani sono già stam­pati pronti alla distribuzione.

Tra tutti solo il Cor­riere della Sera è oggi in edi­cola con la noti­zia in prima pagina nell’edizione stampata.

Cha­peau!

Pubblicato il 28 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

L’Uragano dell’Informazione

Come fac­cio quasi ogni mat­tina, stavo dando un’occhiata alla ver­sione online dei prin­ci­pali quo­ti­diani quando, arri­vato al terzo, qual­cosa ha ini­ziato a stri­dere, per­fino ad infa­sti­dirmi, spin­gen­domi ad approfondire.

Ho così veri­fi­cato che l’apertura, il primo titolo in testa, delle home page di tutti i mag­giori gior­nali euro­pei è dedi­cata a Irene l’uragano che sta col­pendo gli Stati Uniti. Non c’è quo­ti­diano per il quale la noti­zia prin­ci­pale non sia rela­tiva a que­sto evento atmo­sfe­rico eccezionale.

Jeff Jar­vis parla di #storm­porn ridi­co­liz­zando la qua­lità della coper­tura gior­na­li­stica, ed in par­ti­co­lare quella tele­vi­siva, dell’uragano.

Se è pos­si­bile com­pren­dere che i gior­nali inglesi dedi­chino tanta rile­vanza ai fatti poi­chè per loro la quota di traf­fico, di visite, che arriva dagli USA è una quota rile­vante, che que­sto avvenga anche per i gior­nali ita­liani, fran­cesi e spa­gnoli desta in me più di qual­che per­ples­sità e preoccupazione.

Se la teo­ria com­plot­ti­sta potrebbe rile­vare una stra­te­gia della disat­ten­zione rispetto ad altri fatti che cer­ta­mente hanno rile­vanza supe­riore nei rispet­tivi Paesi, per­so­nal­mente pro­pendo per una non meno pre­oc­cu­pante omo­lo­ga­zione al ribasso.

L’audience dri­ven jour­na­lism, il gior­na­li­smo che punta tutto sull’attrazione dell’audience, si evolve, pare ad ogni lati­tu­dine, in karaoke jour­na­lism annul­lando di fatto le poten­zia­lità di plu­ra­lità di visione e di pen­siero della Rete in nome degli accessi da ven­dere agli inve­sti­tori pubblicitari.

Tutto cam­bia, nulla muta.

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Pubblicato il 14 novembre 2010 by Pier Luca Santoro

Precario

Secondo la defi­ni­zione del dizio­na­rio eti­mo­lo­gico, pre­ca­rio deriva dal latino prex: pre­ghiera, la cui pre­po­si­zione è per­ciò otte­nuto per pre­ghiera. Atti­vità dun­que, che si eser­cita con per­mis­sione, per tol­le­ranza altrui; quindi che non dura sem­pre ma quanto vuole il concedente.

E’ que­sta, in buona sostanza, la rispo­sta che Paola, gior­na­li­sta al Cor­riere della Sera da 7 anni, ha otte­nuto alla sua richie­sta di spie­ga­zioni.

Sono situa­zioni sem­pre più dif­fuse, anche, in ambito gior­na­li­stico, che la pro­fes­sio­ni­sta del quo­ti­diano diretto da De Bor­toli ha deciso di non voler più con­di­vi­dere nè sop­por­tare ini­ziando uno scio­pero della fame e della sete per pro­te­sta.

“Il Gior­na­laio” è con lei.

Ne par­lano: Michele Boroni ‚ Gigi Cogo ‚ Frien­d­Feed,  Ales­san­dro Gilioli,  Vit­to­rio Paste­ris,  Nicola Mat­tinaDely­mith,  Che cosa ci fac­cio io qui?,  Blaster’s Home,  Info­servi,  Non guardo la tivù,  Tel­coeye,  I diva­ga­tori scien­ti­fici,  Wally’s weblog,  Bat­chiara.…..

Pubblicato il 24 maggio 2010 by Pier Luca Santoro

Studio sulla Correlazione tra Advertising e Copertura Giornalistica

In molti spesso si sono chie­sti quale fosse la reale indi­pen­denza e quale invece il legame tra infor­ma­zione e potere poli­tico ed eco­no­mico. Domanda che in una nazione quale l’Italia, dove la con­cen­tra­zione da una lato del potere e dall’altro dell’editoria è supe­riore ad altri paesi, assume un ruolo di impor­tanza pri­ma­ria per il futuro del gior­na­li­smo e della nazione stessa.

Una prima rispo­sta a que­ste tanto legit­time quanto rile­vanti que­stioni, è stata for­nita verso la fine del 2009 da uno stu­dio pub­bli­cato sul numero di novem­bre del “Jour­nal of Mar­ke­ting” che ana­liz­zando la spesa pub­bli­ci­ta­ria e la coper­tura gior­na­li­stica di 291 imprese ita­liane della moda sulle pub­bli­ca­zioni di 123 edi­tori in Ita­lia [61], Fran­cia [15], Ger­ma­nia [15], Gran Bre­ta­gna [16] e USA [16],concludeva peren­to­ria­mente che “ci sono le prove di una forte influenza «posi­tiva» della pub­bli­cità sulla coper­tura giornalistica”.

Arriva ora la con­ferma da una ricerca spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cata all’Italia sul rap­porto tra coper­tura gior­na­li­stica e pub­bli­cità con­dotta da Marco Gam­baro, pro­fes­sore di Eco­no­mia della Comu­ni­ca­zione al dipar­ti­mento di Scienza Eco­no­mi­che, Azien­dali e Sta­ti­sti­che dell’Università Sta­tale di Milano, e Ric­cardo Puglisi, ricer­ca­tore all’Università di Pavia.

Lo stu­dio, arti­co­lato su un periodo di di due anni, si è con­cluso nel dicem­bre 2009 ed i risul­tati sono stati rila­sciati recen­tis­si­ma­mente. Sono stati presi in esame gli arti­coli pub­bli­cati ogni giorno nel bien­nio da 6 quo­ti­diani ita­liani su 13 società quo­tate in borsa ana­liz­zando com­ples­si­va­mente 56mila arti­coli che sono stati con­fron­tati sia con i comu­ni­cati stampa dif­fusi che con gli inve­sti­menti in adver­ti­sing [secondo i dati Niel­sen] delle società prese in considerazione.

Le testate ana­liz­zate sono state: Cor­riere della Sera, Repub­blica, Stampa, Resto del Car­lino, Tir­reno e Mat­tino di Padova. Le aziende prese in con­si­de­ra­zione a cam­pione: Cam­pari, Edi­son, Enel, Eni, Fiat, Fin­mec­ca­nica, Geox, Inde­sit, Luxot­tica, Medio­la­num, Tele­com Ita­lia, Tiscali e Tod’s.

L’analisi con­ferma come il ritorno, in ter­mini di arti­coli pub­bli­cati, sia diret­ta­mente cor­re­lato al cre­scere degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, aumen­tando sia in fun­zione dei comu­ni­cati stampa dif­fusi che del livello di inve­sti­mento in comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria delle imprese.

Fonte: “WHAT DO ADS BUY? DAILY COVERAGE OF LISTED COMPANIES ON THE ITALIAN PRESS” Wor­king Paper Dicem­bre 2009.

Un ulte­riore effetto che emerge è quello che deriva dalla pro­prietà dei quo­ti­diani, con “La Stampa” che ha un rap­porto quasi dop­pio rispetto agli altri quo­ti­diani oggetto dello stu­dio nelle cita­zioni, negli arti­coli, sul pro­prio azio­ni­sta: la Fiat.

I ricer­ca­tori segna­lano come que­ste dina­mi­che abbiano un impatto non solo in chiave stret­ta­mente di mar­ke­ting di valo­riz­za­zione, o per­lo­meno di accre­sci­mento di noto­rietà, del brand, ma anche sulla pro­ba­bi­lità di acqui­sto dei titoli in borsa delle società esa­mi­nate che trar­reb­bero un van­tag­gio anche in chiave finan­zia­ria dalle dina­mi­che emergenti.

Una delle argo­men­ta­zioni più ricor­renti pro­pone una visione secondo la quale i gior­nali rap­pre­sen­tano un pila­stro indi­spen­sa­bile per la demo­cra­zia per il ruolo di custodi della cor­ret­tezza di infor­ma­zione che rive­sti­reb­bero. Diceva Nor­berto Bob­bio “la demo­cra­zia vive di buon e leggi e buoni costumi”. E’ un periodo que­sto in cui pare che man­chino entrambi.

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