convergenza editoria

Newspaper Scenario TW
Pubblicato il 26 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Seconda Rivoluzione Digitale del Giornalismo

Ieri Mas­simo Russo ed io abbiamo tenuto per l’Ordine dei Gior­na­li­sti del Veneto il semi­na­rio la seconda rivo­lu­zione digi­tale del giornalismo.

Mas­simo Russo, Diret­tore di «Wired» ha fatto un inter­vento “visio­na­rio” — nel senso posi­tivo dei ter­mine -  trac­ciando un paral­lelo tra l’avvento di nuove tec­no­lo­gie e nuovi feno­meni che hanno un impatto pro­fondo per la società e come le testate gior­na­li­sti­che non pos­sano restare ai mar­gini di que­sti cambiamenti.

Il maga­zine cessa di essere solo una rivi­sta e diventa molto più di una testata mul­ti­piat­ta­forma open source. Il sito e la rete  sono stru­menti e fonte per la costru­zione dei contenuti.

Io invece ho effet­tuato un’analisi di sce­na­rio sia sul pano­rama inter­na­zio­nale che con un focus spe­ci­fico sulla realtà ita­liana. Otte­nere atten­zione, fidu­cia e valore del brand le chiavi di let­tura del mio intervento.

Sotto ripor­tate le slide dello speech tenendo conto che si tratta della base, del “punto di appog­gio” del ragio­na­mento.

News Italy
Pubblicato il 13 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Digital News Report 2014

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism ha rila­sciato i risul­tati  della terza edi­zione del suo stu­dio annuale “Digi­tal News Report”, stu­dio sulle abi­tu­dini di con­sumo dell’informazione online/digitale in Europa, Ita­lia com­presa, Stati Uniti, Bra­sile e Giappone.

Lo stu­dio è stato con­dotto tra gen­naio e feb­braio di quest’anno. Prende in con­si­de­ra­zione sola­mente coloro che con­su­mano infor­ma­zione e che hanno accesso ad inter­net. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese si tratta della nazione con la minor pene­tra­zione della Rete tra le dieci prese in con­si­de­ra­zione come mostra la sezione dedi­cata alla meto­do­lo­gia della ricerca. È esclusa quindi poco meno della metà della popo­la­zione italiana.

All’interno del rap­porto si dedi­cano poche righe di focus al sistema media­tico di cia­scuna nazione. Per quanto riguarda l’Italia, i cui appro­fon­di­menti sono a cura di Nicola Bruno, si legge:

Sil­vio Berlusconi’s Media­set empire ope­ra­tes Italy’s top pri­vate TV sta­tions, and the public broa­d­ca­ster, Rai, has also been sub­ject to poli­ti­cal influence. Tele­vi­sion remains the main source of news for the bulk of the popu­la­tion. The Ita­lian press is highly regio­na­li­sed, reflec­ting the country’s history and cha­rac­ter. Most new­spa­pers are pri­va­tely owned, often lin­ked to a poli­ti­cal party, or run by a large media group. Print new­spa­per rea­der­ship figu­res are low com­pa­red to many Euro­pean countries.

Il rap­porto si com­pone di 96 pagine. Come di abi­tu­dine, se il tema vi inte­ressa, che sia a titolo per­so­nale o pro­fes­sio­nale, con­si­glio cal­da­mente la let­tura inte­grale dello stu­dio al di là della mia per­so­nale sin­tesi ed interpretazione.

Com­ples­si­va­mente emerge come sia pros­sima una seconda ondata di tra­sfor­ma­zione con impli­ca­zioni pro­fonde per i player dell’industria dell’informazione.

Nono­stante una cre­scente frui­zione delle news da smart­phone e tablet [il 39% delle per­sone uti­lizza almeno due device ed il 12% tre o più] l’utilizzo delle app pro­prie­ta­rie delle diverse testate resta asso­lu­ta­mente marginale.

Solo l’11% di coloro che sono inte­res­sati all’informazione — e hanno accesso alla Rete — hanno pagato per news online/digital nel 2013. Teo­ri­ca­mente l’Italia, dopo il Bra­sile, è la nazione con la mag­gior pro­pen­sione al paga­mento delle noti­zie; vedendo le per­cen­tuali, net­ta­mente infe­riori, delle altre nazioni si capi­sce quanto neces­sa­ria sia un abbon­dante tara­tura tra dichia­rato e rea­liz­zato. In caso di dubbi basti vedere l’andamento effet­tivo delle ven­dite di copie digi­tali.

L’Italia, secondo quanto dichia­rato, è tra le nazioni con il mag­gior tasso di coloro che affer­mano di aver pagato per avere infor­ma­zione in for­mato digi­tale [13%]. La stra­grande mag­gio­ranza di que­sti acqui­sta “one shot”. Ulte­riore ele­mento di rifles­sione come sot­to­li­neavo esat­ta­mente un anno fa sul «Cor­riere della Sera».

L’Italia si con­ferma essere la nazione dove il canale pri­vi­le­giato di acqui­sto dei quo­ti­diani sono le edi­cole. Il 51% delle per­sone acqui­sta il gior­nale in un edi­cola nel nostro Paese [negli USA è l’ 11%]

Pagamento Notizie

Le noti­zie sono sem­pre più unbran­ded e la search ed i social diven­gono pre­po­ten­te­mente la porta d’ingresso ai siti web delle testate. In Ita­lia la search è la fonte di accesso alle noti­zie per il 59% dei rispon­denti [ancora con­vinti di voler fare la “guerra santa” a Goo­gle?], i social il 34%.

Per quanto riguarda i social, si con­ferma come il new­swire per eccel­lenza, Twit­ter, in realtà abbia un ruolo deci­sa­mente infe­riore a quello che gli addetti ai lavori ten­dono ad attri­bur­gli. La vera novità è Wha­tsApp, in par­ti­co­lare per l’Italia dove l’utilizzo [anche per otte­nere noti­zie] è del 13% ver­sus il 10% di Twitter.

Social Network for News

Insieme al Bra­sile è l’Italia il Paese nel quale le per­sone hanno una mag­giore pro­pen­sione ad uti­liz­zare i social per la frui­zione d’informazione. I milioni di fan alle pagine delle diverse testate, per come ven­gono gestiti, non ser­vono ad altro che ad ali­men­tare i ricavi di Zuc­ker­berg & Co. Basti vedere, in assenza di altri dati o di uti­lizzo di piat­ta­forme spe­ci­fi­che di moni­to­rag­gio, il rap­porto tra numero di fan, pur con tutte le tara­ture sulla reach effet­tiva, e gli accessi com­ples­sivi al sito web cor­ri­spon­dente della testata o, peg­gio, la ven­dita di copie car­ta­cee, per veri­fi­care quanto labile sia la relazione.

Credo che vada com­ple­ta­mente rivi­sto, ribal­tato l’approccio. È meglio avere cen­ti­naia di migliaia di per­sone delle quali non si sa nulla, che non leg­gono e che com­men­tano a caso e fuori luogo o è meglio ridurre la quan­tità e sta­bi­lire una rela­zione, creare enga­ge­ment con coloro che interessano?

Per­so­nal­mente non credo pos­sano esserci dubbi sul pre­fe­rire la seconda scelta. Per un’ecologia dei social media ini­ziate, ini­ziamo, ad abbat­tere la fan base ed a capire cosa inte­ressa ai nostri let­tori, a misu­rare più il click trough che altri para­me­tri, a rela­zio­narci con loro, come ho già avuto modo di dire.

Social Media for News

Le noti­zie unbran­ded, senza marca distin­tiva, sono la deri­vata di una poli­tica scel­le­rata di gestione della marca con online che ha carat­te­ri­sti­che com­ples­si­va­mente non con­grue con quelle dell’omologa ver­sione car­ta­cea; in par­ti­co­lare in Ita­lia dove sono nette le dif­fe­renze. Per un pugno di click si svende la marca. Senza brand non c’è valore aggiunto, non c’è spe­ranza di soprav­vi­venza. Non è neces­sa­rio rifarsi al mar­ke­ting 3.0 di Kotler per saperlo, sta scritto alla prima pagina del “bigino” di que­sta disci­plina. Fate vobis.

Trovare Notizie

La scheda sull’Italia, a pagina 34 del rap­porto, sin­te­tizza le prin­ci­pali evi­denze per quanto riguarda il nostro Paese.

Top Brands News Italy

Altre sin­tesi del rap­porto ven­gono effet­tuate da Guar­dian [+], Poyn­ter, Nie­man Jour­na­lism Lab e BBC e molti altri ancora [ma leg­ge­tevi il rap­porto per farvi la vostra idea, eh!]

Gazzetta.it
Pubblicato il 12 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

I Risultati del Restyling di Gazzetta.it

I dati pub­bli­cati la scorsa set­ti­mana rela­ti­va­mente al resty­ling del sito web de «il Cor­riere della Sera» hanno acceso un dibat­tito inte­res­sante sulla que­stione. Oltre ai nume­ro­sis­simi inter­venti, com­menti sui diversi social si sono espressi al riguardo Mas­simo Man­tel­lini che ha appro­fon­dito la tesi di chi, com­preso il sot­to­scritto, non ha apprez­zato il resty­ling, e Simone Tolo­melli [Aka @sasa­ki­fu­jika] che invece imputa i numeri emer­genti a fat­tori legati ad altri aspetti tec­nici rela­tivi alle meto­do­lo­gie attuali di rile­va­zione di Audiweb.

Ho pen­sato avesse senso appro­fon­dire e sono andato a recu­pe­rare e rie­la­bo­rare i dati Audi­web rela­tivi a Gazzetta.it, sem­pre della fami­glia RCS, per veri­fi­care gli effetti del resty­ling avve­nuto a fine gen­naio di quest’anno.

Come mostra la tabella sot­to­stante, nel mese suc­ces­sivo al resty­ling si assi­ste ad un calo del 22% delle pagine viste [con­tro il - 30% di Corriere.it] e nel mese di marzo, ultimo dato dispo­ni­bile, si regi­stra addi­rit­tura una cre­scita sep­pure i numeri restino comun­que infe­riori rispetto al gen­naio; mese per il quale vale la pena di rile­vare la for­tis­sima cre­scita sia di utenti unici che di pagine viste.

Gazzetta.it

Che si sia ancora in attesa della “total digi­tal audience” annun­ciata a novem­bre 2013 e calen­da­riz­zata per gen­naio 2014 è un dato di fatto. Che la cre­scita della frui­zione di inter­net da mobile porti ad un minor numero di pagine viste è altret­tanto noto.

Vedremo se con i dati di aprile si assi­sterà ad un  recu­pero da parte di Corriere.it. Quel che è certo è che evi­den­te­mente la scelta edi­to­riale non è stata esat­ta­mente cen­trata altri­menti non si assi­ste­rebbe alla attuale retro­mar­cia con il ritorno a bloc­chi di testo invece delle sole immagini.

Al di là delle dif­fi­coltà di Audi­web [e delle rela­tive tur­ba­tive che gene­rano per il mer­cato, eh!] se la cre­scita nell’utilizzo della Rete in mobi­lità porta ad un minor numero di pagine risulta evi­dente come que­ste non pos­sano più essere la metrica di rife­ri­mento pena l’ulteriore ridu­zione dei già esi­gui ricavi.

I para­me­tri di valu­ta­zione devono essere altri e su que­sto agen­zie, cen­tri media e edi­tori devono lavo­rare in tempi stretti. Al Festi­val del Gior­na­li­smo  recen­te­mente con­clu­sosi abbiamo pro­vato a for­nire un ulte­riore con­tri­buto sul tema.  Indu­giare ancora una volta sulla que­stione potrebbe rive­larsi fatale.

whore clicks

Libero Quotidiano New Full Screen
Pubblicato il 26 febbraio 2014 by Pier Luca Santoro

Libero si Rinnova e Coinvolge i Lettori

È online da sta­mani la nuova ver­sione di LiberoQuotidiano.it, sito web del quo­ti­diano diretto da Mau­ri­zio Belpietro.

Non apprezzo mini­ma­mente lo stile e la linea edi­to­riale del gior­nale in que­stione — lo dico subito a scanso di equi­voci — ma nono­stante que­sto biso­gna ammet­tere c’è del buono nel rin­no­va­mento effettuato.

Il cam­bia­mento dalla vec­chia ver­sione, sotto ripor­tata, a quella attual­mente online è con­si­de­re­vole da diversi punti di vista.

LIbero Quotidiano Old

Le pos­si­bili visua­liz­za­zioni del nuovo sito del quo­ti­diano diven­tano due. Resta quella clas­sica, che mostra le noti­zie elen­cate una dopo l’altra a cui si affianca la visua­liz­za­zione a pagina intera, dove ogni noti­zia si rita­glia il suo spa­zio e può essere sfo­gliata, come in un gior­nale car­ta­ceo, o forse più pro­pria­mente come avviene per l’edizione su tablet di alcuni quo­ti­diani ed aggre­ga­tori quale, ad esem­pio, Fli­p­board.

Nella ver­sione “clas­sica” del sito aumenta con­si­de­re­vol­mente la puli­zia gra­fica e lo spa­zio, “l’aria” tra una noti­zia e l’altra con la leg­gi­bi­lità che ne bene­fi­cia deci­sa­mente. Grande spa­zio alle imma­gini, con la foto-notizia del momento a capeg­giare in home page e deciso miglio­ra­mento anche per quanto riguarda gra­fica e leg­gi­bi­lità dei sin­goli arti­coli a comin­ciare dalla spa­zia­tura dell’interlinea. Unica cri­tica il man­te­ni­mento del blu elet­trico per i link agli arti­coli nono­stante il NYTi­mes abbia mostrato di recente come e quanto sia meglio uti­liz­zare nero su bianco.

Inte­res­sante, ed oppor­tuna, l’idea del coin­vol­gi­mento del let­tore nel pro­cesso di costru­zione della noti­zia. Que­sto avviene sia dal sito, dove clic­cando il tasto pub­blica — vedi screen­shot sot­to­stante — è pos­si­bile inviare mate­riali alla reda­zione che, soprat­tutto, attra­verso l’applicazione per smart­phone che oltre a per­met­tere altret­tanto di cari­care con­te­nuti, offre la pos­si­bi­lita’, che verra’ svi­lup­pata in una seconda fase, di ‘avver­tire’ con noti­fi­che push gli utenti, che hanno auto­riz­zato l’applicazione, vicini ad un evento di inte­resse gior­na­li­stico, in modo da inviarli sul posto qua­lora voles­sero diven­tarne testi­moni per la comu­nita’ di lettori.

Carat­te­ri­stica quest’ultima che apre la strada alla pub­bli­cita’ geo­lo­ca­liz­zata e tar­get­tiz­zata, che avverte cioe’ il con­su­ma­tore delle occa­sioni a lui ter­ri­to­rial­mente vicine.

Libero Quotidiano New

La ver­sione full screen, che può essere visua­liz­zata clic­cando l’apposito bot­tone nella barra in testa al sito web, è di grande impatto visivo ed offre un espe­rienza di let­tura che sicu­ra­mente è più coin­vol­gente rispetto a quella clas­sica. Viene visua­liz­zata a tutto schermo una sola noti­zia, magni­fi­cando le imma­gini, e clic­cando sul titoli si ha accesso all’articolo inte­grale. Si scor­rono i diversi arti­coli con le frecce late­rali e si accede al menù delle diverse aree del sito clic­cando in altro a sinistra.

Anche in que­sto caso lode­vole rea­liz­za­zione che però neces­sita di grande atten­zione alle imma­gini ed al con­tra­sto con i carat­teri. Cosa che in que­sto momento non sem­pre avviene. Come nota a mar­gine, credo possa essere utile ed oppor­tuno fare un pop up che ne spie­ghi il fun­zio­na­mento per i primi giorni; se infatti lo scor­ri­mento è intui­tivo così potrebbe non essere per l’identificazione del menù.

Libero Quotidiano New Full Screen

Nell’intervista rea­liz­zata da «Adv Express», testata spe­cia­liz­zata in media e comu­ni­ca­zione, Bel­pie­tro appro­fon­di­sce in poco più di quat­tro minuti i con­cetti che hanno gui­dato la rea­liz­za­zione del nuovo sito e offre alcuni insight sulla realtà edi­to­rale nostrana che vale la pena di ascoltare.

ADV Share per Media
Pubblicato il 27 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Il sorpasso [quasi] di Internet sulla Stampa in Italia

Niel­sen ha dif­fuso in que­sti giorni Il Watch & Buy Report, report tri­me­strale che for­ni­sce un sin­te­tico, ma al tempo stesso com­pleto ed esau­stivo, excur­sus di quello che il con­su­ma­tore ita­liano guarda e acqui­sta. Al suo interno sono con­te­nuti dati e ten­denze sui prin­ci­pali media, sul mer­cato pub­bli­ci­ta­rio in Italia.

Secondo quanto pub­bli­cato, nei primi nove mesi dell’anno le audience tele­vi­sive e il tempo medio di visione cre­scono entrambi del 2,2% rispetto al 2012, al con­tra­rio da qual­che mese si regi­stra un trend nega­tivo del numero di utenti attivi [-3%] in inter­net da PC e del tempo da que­sti tra­scorso online [-8%]. Que­sto trend, che si regi­stra in quasi tutti i Paesi euro­pei, è dovuto alla cre­scita dell’utilizzo di smart­phone e tablet, ed infatti a par­tire dalle rile­va­zioni di gen­naio Audi­web, in col­la­bo­ra­zione con Niel­sen stessa, for­nirà, final­mente, i dati della total digi­tal audience com­pren­sivi dell’utenza mobile.

Consumer Watch Nielsen

Per quanto riguarda gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari tutti i mezzi sono in calo, inter­net incluso. Ten­denza che pro­se­gue anche secondo le ultime rile­va­zioni dif­fuse rela­ti­va­mente al periodo gennaio-novembre 2013.

Il rap­porto Niel­sen evi­den­zia però come il numero di inve­sti­tori pub­bli­ci­tari per la Rete [e per la radio] sia in  cre­scita, in con­tro­ten­denza con tutti gli altri media.

In par­ti­co­lare Inter­net rag­giunge quasi la stampa in ter­mini di quota sul totale degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, atte­stan­dosi al 17%. Soprat­tutto tra le con­ces­sio­na­rie non rile­vate da Niel­sen cre­scono gli inve­sti­menti in video e social.

Non a caso ieri Nova24 è uscito con un nuovo rede­sign incen­trato fon­da­men­tal­mente allar­gando lo spa­zio dispo­ni­bile sulla carta con la tec­no­lo­gia della realtà aumen­tata. Il futuro della carta stam­pata è ibrido, con con­ver­genza e cross­me­dia­lità, sia per quanto riguarda i con­te­nuti gior­na­li­stici che per la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria. Non credo che rea­li­sti­ca­mente esi­stano altre alter­na­tive nel breve-medio periodo.

ADV Share per Media

lastampa1
Pubblicato il 21 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Innovazione, Sperimentazione, Contaminazione

Ha preso il via ieri il ciclo di lezioni, di incon­tri, pro­mossi da «La Stampa» [*] sul gior­na­li­smo digi­tale. Il pro­getto: “La Stampa Aca­demy” è svi­lup­pato dal quo­ti­diano pie­mon­tese in col­la­bo­ra­zione con Goo­gle, un primo ele­mento che la dice lunga sulla pro­pen­sione a spe­ri­men­tare ed inno­vare invece di ricer­care ele­menti di con­trap­po­si­zione con il gigante di Moun­tain View.

Il calen­da­rio delle atti­vità si arti­cola sino a fine feb­braio e vede alcuni incon­tri all’interno della sede del gior­nale, calen­da­riz­zati per il 27 gen­naio ed il 03 feb­braio pros­simi, ed un’altra serie di lezioni esclu­si­va­mente in remoto, online.

Dopo il primo incon­tro di ieri, su data e visual jour­na­lism, tema essen­ziale della nascita di que­sto nuovo spa­zio, il per­corso si arti­co­lerà su una serie di temi: dal ruolo big data, con Gianni Riotta, all’esperienza del «The Guar­dian», che, come noto, ha un’ampia sezione dedi­cata, pas­sando per come creare una start-up e la pri­vacy nel data­jour­na­lism. Il ciclo di lezioni si con­clu­derà con un hac­ka­ton finale in cui i par­te­ci­panti, sud­di­visi in gruppi, costrui­ranno in tempo reale dei nuovi pro­getti di gior­na­li­smo digitale.

Il Diret­tore, Mario Cala­bresi, nel suo discorso di aper­tura, ha spie­gato, o ricor­dato — a seconda dei casi — come al gior­na­li­smo nuovo serva con­ta­mi­na­zione, sot­to­li­neando che «La Stampa» farà da incu­ba­tore di start-up per i gruppi di lavoro più meri­te­voli e che, ele­mento tutt’altro tra­scu­ra­bile di que­sti tempi, i pro­getti sele­zio­nati e svi­lup­pati saranno remunerati.

Le iscri­zioni alla com­mu­nity sono aperte sino alle 24:00 di oggi e per tutti i par­te­ci­panti, più di mille al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, oltre allo strea­ming live degli incon­tri, saranno resi dispo­ni­bili i mate­riali uti­liz­zati dai diversi docenti ed i video degli incon­tri per futura consultazione.

L’iniziativa non ha pre­ce­denti nel pano­rama edi­to­riale ita­liano ed è la più con­creta evi­denza dell’effettiva volontà del gior­nale di aprirsi a inno­va­zione, spe­ri­men­ta­zione e con­ta­mi­na­zione, come ha sot­to­li­neato, tra gli altri, anche il Sot­to­se­gre­ta­rio alla Pre­si­denza del Con­si­glio dei mini­stri del Governo Letta con delega all’Editoria e all’Attuazione del pro­gramma di governo Noi di Data­Me­dia­Hub saremo ben con­tenti di col­la­bo­rare agli svi­luppi del pro­getto met­tendo a dispo­si­zione le com­pe­tenze del nostro gruppo di lavoro.

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto attual­mente col­la­bora con «La Stampa» come “tem­po­rary mana­ger” in qua­lità di social media editor.

Whore
Pubblicato il 20 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

2014: L’Anno delle Metriche

A fine dell’anno scorso avevo indi­cato nelle “tre C”: Con­ver­genza, Coin­vol­gi­mento e Citi­zen Jour­na­lism  le prio­rità di inter­vento, i key pil­lars per il set­tore edi­to­riale nel 2013.  Dovendo fare un bilan­cio il risul­tato, ahimè, è com­ples­si­va­mente nega­tivo. Su tutti e tre gli aspetti, gli assett stra­te­gici di inter­vento si è visto com­ples­si­va­mente, soprat­tutto per quanto riguarda il pano­rama nazio­nale, dav­vero poco; al mas­simo qual­che, goffo, ten­ta­tivo, spe­ri­men­ta­zioni una tan­tum abban­do­nate tanto fret­to­lo­sa­mente quanto intra­prese senza un a chiara visione d’assieme.

Credo che le prio­rità non siano cam­biate e rilan­cio inse­rendo un quarto aspetto al quale nel corso dell’anno ho dedi­cato, o almeno o pro­vato a dedi­care, spa­zio tutte le volte che è stato pos­si­bile per ali­men­tare il dibat­tito, il con­fronto pro­fes­sio­nale sul tema: le metriche.

Vi sono due aspetti di fondo. In pri­mis le metri­che sono fon­da­men­tal­mente incen­trate sul valore, o pre­sunto tale, gene­rato per l’inserzionista come [di]mostra la pre­va­lente foca­liz­za­zione su utenti unici e pagine viste. Metri­che pre­va­len­te­mente quan­ti­ta­tive che, da un lato, tra­scu­rano ele­menti essen­ziali comun­que di valore per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari e, dall’altro lato, non misu­rano  l’impatto gior­na­li­stico, il valore delle pro­po­ste infor­ma­tive della testata per la società nel suo com­plesso. Aspetto tutt’altro che tra­scu­ra­bile se si con­ferma che il gior­na­li­smo e l’informazione sono un pila­stro fon­da­men­tale per le democrazie.

Inol­tre, le metri­che pre­va­len­te­mente in uso non hanno pos­si­bi­lità di essere rese omo­ge­nee rispetto alla ver­sione tra­di­zio­nale, car­ta­cea, dei quo­ti­diani. In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In que­sto caso, se que­sto ele­mento di misu­ra­zione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

Col­la­vo­rare [no, non è un refuso] sul tema è un must poi­chè è evi­dente la deriva qua­li­ta­tiva che gli attuali cri­teri gene­rano. Il 2014 sarà, dovrà essere, l’anno in cui provi rime­dio hic et nunc. 2014: l’anno delle metriche.

Whore

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Pubblicato il 16 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

L’Insostenibile Leggerezza dei Settimanali Digitali

Se per i quo­ti­diani sia gli accessi ai siti web che la ven­dita delle copie digi­tali hanno, con le dovute dif­fe­renze, un valore, per i perio­dici la situa­zione è molto diversa e pare che l’impatto del digi­tale causi una “sof­fe­renza” di gran lunga  maggiore.

Non solo il totale delle prime dieci testate, sia nel caso dei set­ti­ma­nali che dei men­sili, non rag­giunge nel com­plesso nem­meno gli accessi del solo Corriere.it [o Repubblica.it, fate vobis], ma anche le copie digi­tali sono deci­sa­mente al palo.

Secondo i dati ADS del mese di otto­bre, se si esclu­dono i maga­zine alle­gati ai quo­ti­diani le ven­dite di copie digi­tali sono asso­lu­ta­mente incon­si­stenti e, ovvia­mente, con com­pen­sano nep­pure lon­ta­na­mente il calo della ver­sione cartacea.

«Chi» si asse­sta al di sotto delle 2mila copie digi­tali con­tro le 22omila del car­ta­ceo, ed anche «Pano­rama» e «L’Epresso» hanno ven­dite risi­bili. Le uni­che ecce­zioni sono rap­pre­sen­tate da «Donna Moderna», »Vanity Fair» e »Sor­risi e Can­zoni TV» che supe­rano le 15mila copie cia­scuno ma che lo fanno pre­va­len­te­mente [quasi esclu­si­va­mente] con le ven­dite abbi­nate, in bundle con la ver­sione cartacea.

Gra­zie al gra­fico di sin­tesi dei dati rea­liz­zato, anche in que­sto caso da Human High­way, si rileva una buona dina­mi­cità di «Milano Finanza» nell’ultimo mese che gli per­mette di rag­giun­gere un’incidenza del 10% circa per il digi­tale sul totale delle copie ven­dute. Un’impennata che però è costi­tuita pra­ti­ca­mente in toto dalle ven­dite di copie mul­ti­ple.

E’ chiaro che i perio­dici ita­liani non reg­gono il passo con i tempi e le moda­lità dell’online e del digi­tale. La neces­sità di un approc­cio com­ple­ta­mente diverso al mer­cato, ai let­tori, rispetto all’attuale è lampante.

L’insostenibile leg­ge­rezza dei perio­dici digitali.

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Pubblicato il 13 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

La Specializzazione Paga

Sono stati dif­fusi all’inizio di que­sta set­ti­mana i dati ADS con le ven­dite, secondo quanto dichia­rato dagli edi­tori, di cia­scun quotidiano.

Human High­way, da quando ADS ha ini­ziato, al prin­ci­pio di quest’anno, a pub­bli­care anche le copie digi­tali sta facendo un utile ser­vi­zio di rac­colta e visua­liz­za­zione dei dati.

Nella let­tura dei dati pub­bli­cati alcune avver­tenze d’uso pos­sono essere di ausi­lio per la cor­retta inter­pre­ta­zione degli stessi. Come mostra la tabella sot­to­stante, i due quo­ti­diani che ven­dono il mag­gior numero di copie digi­tali, «Il Sole24Ore» e «Il Cor­riere della Sera», hanno una inci­denza non tra­scu­ra­bile delle ven­dite in bundle, in abbi­na­mento carta+digitale, che per il quo­ti­diano di Con­fin­du­stria pesano il 37.5%% del totale delle copie digi­tali, e per la testata di [ex?] Via Sol­fe­rino rap­pre­sen­tano il 18.3%.

- Fonte: ADS Ottobre 2013 / Clicca per Ingrandire /

- Fonte: ADS Otto­bre 2013 / Clicca per Ingrandire -

Non sono tra­scu­ra­bili nem­meno le ven­dite di copie mul­ti­ple digi­tali che per i due quo­ti­diani eco­no­mico– finan­ziari e per i due “big players”[Corsera & Repub­blica] hanno un-incidenza signi­fi­ca­tiva rispetto al totale.

Osser­vando il trend di ven­dite delle copie digi­tali dal gen­naio 2013 ad oggi si nota come siano «Il Sole24Ore», primo in asso­luto con 103mila copie [pari al 40% del totale delle ven­dite] e «Ita­lia Oggi», i cui valori di abbo­na­menti digi­tali sono ormai quasi pari a quelli per la ver­sione car­ta­cea, i due quo­ti­diani che mostrano la mag­gior dina­mi­cità ed  ed il mag­gior tasso di cre­scita men­tre per tutte le altre testate dopo lo sprint ini­ziale è “calma piatta”

Resta un caso da osser­vare con atten­zione «L’Unione Sarda» che pur avendo la sola edi­zione online⁄digitale a metà prezzo vende la stra­grande parte delle copie in bundle, in abbi­nata, con il ritiro della copia car­ta­cea in edicola.

La carta rin­forza il digi­tale [e vice­versa] e la spe­cia­liz­za­zione paga?  Par­rebbe pro­prio di si.

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A mar­gine si segnala che i dati ADS con la spac­ca­tura per pro­vin­cia, che con­sen­tono di veri­fi­care le nume­rose distor­sioni del sistema, sono fermi a dicem­bre 2012 e dopo tale data è  dispo­ni­bile solo il dato del totale Ita­lia. Gatta ci cova?  Appro­fon­di­remo a breve.

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Pubblicato il 27 novembre 2013 by Pier Luca Santoro

Il Futuro di Giornalismo e Giornalisti

Venerdì 16 novem­bre scorso, all’interno dell’inserto dedi­cato al mondo del lavoro di «la Repub­blica», è stato pub­bli­cato un mio arti­colo di sin­tesi e ana­lisi dello sce­na­rio dell’informazione tra carta e Web [vedi imma­gine — 1 di 8 pagine — non auto­riz­zata riproduzione].

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All’interno di que­sto sono state pub­bli­cate due inter­vi­ste, rea­liz­zate dal sot­to­scritto, sul futuro del gior­na­li­smo e dei gior­na­li­sti a Marco Bar­dazzi, Capo­re­dat­tore Digi­tale del quo­ti­diano «La Stampa», ed a Ciro Pel­le­grino, gior­na­li­sta del quo­ti­diano all digi­tal Fan­page e respon­sa­bile del coor­di­na­mento Gior­na­li­sti Pre­cari Campani.

Per ragioni di spa­zio una parte delle inter­vi­ste è stata tagliata. Ho otte­nuto il per­messo alla pub­bli­ca­zione inte­grale delle inter­vi­ste e credo che, stante la pos­si­bi­lità, sia utile ed oppor­tuno pro­porle poi­chè da due pro­spet­tive diverse offrono uno spac­cato tanto qua­li­fi­cato quanto inte­res­sante, in entrambi i casi, sul futuro pros­simo ven­turo dell’informazione nel nostro Paese.

L’intervista a Marco Bar­dazzi si foca­lizza sull’ evo­lu­zione del gior­na­li­smo e le nuove pro­fes­sio­na­lità richie­ste, men­tre quella a Ciro Pel­le­grino verte prin­ci­pal­mente su evo­lu­zione del Gior­na­li­smo, pre­ca­riato e freelance.

Buona let­tura.

Inter­vi­sta Marco Bardazzi

  1. Qual’è l’impatto dei media digi­tali sul gior­na­li­smo? 

Si abusa spesso del ter­mine “rivo­lu­zione”, ma in que­sto caso è ade­guato. Non siamo di fronte a un sem­plice pas­sag­gio tec­no­lo­gico o a un nuovo medium che va ad aggiun­gersi ad altri. E’ un vero cam­bio di para­digma. La com­pe­ti­zione per l’attenzione del let­tore è aumen­tata a dismi­sura. Tutto que­sto si tra­duce in una sfida per i gior­nali, ma anche in un’enorme oppor­tu­nità di acce­dere a nuove forme di rac­conto. I gior­nali sono in crisi, inu­tile negarlo. Ma il gior­na­li­smo non è mai stato meglio.

  1. Come cam­bia il mestiere del gior­na­li­sta? 

Le regole base sono sem­pre le stesse e vanno difese: una noti­zia è tale quale che sia la piat­ta­forma su cui è distri­buita. Tro­varla, veri­fi­carla, met­terla in un con­te­sto richiede lo stesso metodo da testi­moni esperti che i gior­na­li­sti hanno svi­lup­pato nel tempo. Occorre però impa­rare a usare nuovi stru­menti digi­tali. E biso­gna essere con­sa­pe­voli che è cam­biato l’ecosistema. Le 5 W del gior­na­li­smo val­gono sem­pre (Who, What, When, Where e Why), ma le prima 4 sono sem­pre più alla por­tata di tutti: il nostro valore aggiunto si con­cen­tra soprat­tutto sull’ultima, Why? Spie­gare e approfondire.

  1. Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. Poco tempo fa “La Stampa” ha reso pub­blico il deca­logo interno per l’uso dei social media da parte dei pro­pri gior­na­li­sti. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del gior­na­li­sta? 

A La Stampa inco­rag­giamo i col­le­ghi a uti­liz­zare i social media, per­ché siamo con­sa­pe­voli che è finito il tempo dell’informazione broa­d­cast, a senso unico, e si entra in un’era sem­pre più sha­ring, di con­di­vi­sione del rac­conto con le per­sone che sono anche i nostri let­tori. Que­sto arric­chi­sce il lavoro gior­na­li­stico. Ci siamo dati qual­che regola interna non per fis­sare dei paletti buro­cra­tici, ma per aiu­tarci a ricor­dare alcune regole fisse di buon senso anche nel mondo digi­tale. Ma è un deca­logo che evolve con­ti­nua­mente con il mutare della Rete.

  1. Come cam­bia la reda­zione gior­na­li­stica con il digi­tale? 

Nel nostro caso è cam­biata e sta cam­biando pro­fon­da­mente, fino alla dispo­si­zione delle posta­zioni di lavoro. Da un anno abbiamo creato un’innovativa reda­zione mul­ti­piat­ta­forma con un dise­gno ine­dito, a cer­chi con­cen­trici: un “hub” cen­trale in cui si tro­vano le figure-chiave del gior­nale (carta e digi­tale insieme, inte­grati), con i vari desk dispo­sti intorno. Abbiamo cam­biato sistema edi­to­riale, orari, turni. Il tutto per favo­rire l’integrazione e uno scam­bio di con­te­nuti più sem­plice pos­si­bile sulle varie piat­ta­forme, car­ta­cee e digitali.

  1. Il “nuovo gior­na­li­smo” passa solo dai gior­na­li­sti o anche dagli edi­tori? 

E’ un lavoro che va fatto insieme anche per­ché il digi­tale, rispetto alla carta, richiede un livello mag­giore di col­la­bo­ra­zione e coin­vol­gi­mento tra gior­na­li­sti, tec­nici, svi­lup­pa­tori, gra­fici, mar­ke­ting. Occorre anche uno sforzo di abbat­ti­mento di molte bar­riere che esi­stono nei gior­nali. Poi biso­gna inno­vare, e in que­sto gli edi­tori sono deci­sivi. La nuova reda­zione de La Stampa, l’innovativa Fiat 500L “Web Car” che abbiamo lan­ciato da un mese, il labo­ra­to­rio di gior­na­li­smo Media­Lab e molte altre ini­zia­tive che fac­ciamo, richie­dono un edi­tore che ci crede. Sarà inte­res­sante vedere cosa faranno in que­sto senso nuovi edi­tori come Jeff Bezos, appena sbar­cato al Washing­ton Post.

  1. Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo pro­fes­sio­nale? 

E’ una realtà di cui tenere conto e che va con­si­de­rata un arric­chi­mento per il gior­na­li­smo, non certo come un avver­sa­rio. Ma senza mitiz­zare: sui siti delle grandi testate i let­tori non ven­gono per cer­care citi­zen jour­na­lism, ma gior­na­li­smo pro­fes­sio­nale arric­chito dalla par­te­ci­pa­zione di tanti altri protagonisti.

  1. La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gia e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più impor­tante? 

Per fare i gior­na­li­sti ser­vono i requi­siti di sem­pre: curio­sità, intuito, capa­cità di cogliere e rac­con­tare i feno­meni, buona scrit­tura. Il tutto indub­bia­mente oggi va inte­grato, più che in pas­sato, con una pre­di­spo­si­zione all’uso delle tec­no­lo­gie. Nelle reda­zioni c’è sicu­ra­mente più biso­gno di pro­fes­sio­ni­sti fles­si­bili che siano a loro agio con i video, le imma­gini, la mul­ti­me­dia­lità. E con i numeri: il data jour­na­lism sarà il grande boom dei pros­simi anni.

  1. Nel rin­no­va­mento del mestiere di gior­na­li­sta quale è, e quale dovrebbe essere, il ruolo delle scuole di gior­na­li­smo? 

Io ho comin­ciato facendo la clas­sica gavetta, e così buona parte della mia gene­ra­zione e di quelle pre­ce­denti. Oggi è diven­tato quasi impos­si­bile e le scuole sono un per­corso obbli­gato per l’accesso alla pro­fes­sione. Si è perso un po’ l’apprendistato, ma com­ples­si­va­mente è un salto di qua­lità. Le scuole quindi sono deci­sive, ma come le reda­zioni anche loro devono inno­vare e tenere il passo.

  1. Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i gior­na­li­sti? 

Non vor­rei sem­brare vec­chio, ma il primo requi­sito resta quello di leg­gere e saper leg­gere i gior­nali e le agen­zie: non si vive di solo Twit­ter. Quanto agli stru­menti ope­ra­tivi, a mio avviso la mag­giore inno­va­zione degli ultimi anni per i gior­na­li­sti è stato il tablet. Può fare mille cose, per chi impara a usarlo bene.

  1. Nel suo libro “L’ultima noti­zia” scrive che “nelle bat­ta­glie tra i gio­vani leoni dell’informatica e le vec­chie volpi dell’editoria, sono que­ste ad avere la peg­gio”. Però anche nel gior­na­li­smo il pre­ca­riato è ormai una realtà per la mag­gior parte dei gio­vani. Quali i suoi con­si­gli per emer­gere – e farsi assu­mere – in un grande gior­nale nazio­nale? 

Farsi assu­mere è diven­tato com­plesso, per una serie di motivi molti dei quali si spera siano con­giun­tu­rali. Un con­si­glio di fondo: ren­dersi indi­spen­sa­bili. I gior­nali devono inno­vare, ma non hanno tutte le risorse pro­fes­sio­nali al loro interno per farlo. Nella cac­cia al posto di lavoro, è avvan­tag­giato chi sa offrire rispo­ste alle nuove domande di con­te­nuti di qua­lità digi­tali che stanno emer­gendo: video, data jour­na­lism, visua­liz­za­zioni, info­gra­fi­che. I gior­nali, che hanno dif­fi­coltà ad assu­mere, pos­sono però tro­vare forme crea­tive per tra­sfor­marsi anche in incu­ba­tori di start-up. L’innovazione, nel nostro mondo, pas­serà da qui.

Torino Foto Luigi Sergio Tenani: PRESENTAZIONE DEL LIBRO "UN ISTANTE PRIMA" DEL MAGISTRATO STEFANO DAMBRUOSO ED IL GIORNALISTA VINCENZO R.SPAGNOLO

Inter­vi­sta a Ciro Pellegrino

  1. Il livello occu­pa­zio­nale dei gior­na­li­sti negli ultimi anni ha avuto un forte ridi­men­sio­na­mento con pre­pen­sio­na­menti, cassa inte­gra­zione e licen­zia­menti. Si tratta solo del crollo dei ricavi dalle ven­dite di copie ed il tra­collo degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sulla carta stam­pata o le vere moti­va­zioni sono da ricer­carsi altrove? 

È evi­dente che ci sono tan­tis­sime ragioni. L’informazione online e mol­te­plici nuovi modelli e nuovi pro­dotti edi­to­riali; i con­te­nuti gene­rati dagli utenti che in un clima di cre­scente dif­fi­denza verso i media sono finiti per essere, in molti casi, più auto­re­voli del pro­dotto gior­na­li­stico, agli occhi dei let­tori. E poi l’enorme ritardo nel ren­dersi conto che un cam­bia­mento stava tra­vol­gendo un sistema. Ora che è cam­biato tutto si rac­col­gono i cocci, ma è evi­dente che non pos­siamo con­fron­tarci più con un modello impren­di­to­riale vec­chio di un secolo.

  1. Secondo il rap­porto “La Fab­brica dei Gior­na­li­sti” sti­lato da LSDI – Libertà di Stampa e d’Informazione – sono oltre 112.000 in Italia:il tri­plo che in Fran­cia, il dop­pio che in Gran Bre­ta­gna. Ma solo il 45% sono “attivi uffi­cial­mente’’ e solo 1 su 5 ha un con­tratto di lavoro dipen­dente. E’ neces­sa­ria una nuova rego­la­men­ta­zione che restringa l’accesso alla pro­fes­sione gior­na­li­stica o la solu­zione va ricer­cata in altro modo? 

La tes­sera da gior­na­li­sta in Ita­lia è stata per anni uno sta­tus sym­bol piut­to­sto che la cer­ti­fi­ca­zione di una pro­fes­sio­na­lità. Quanti gior­na­li­sti pub­bli­ci­sti che non hanno mai pub­bli­cato niente di niente esi­stono? La legge dice che dovreb­bero dimo­strare la loro atti­vità. Ma come? È neces­sa­ria una legge nuova: quella che abbiamo fa acqua da tutte le parti. Anzi­ché discu­tere sull’abolizione o meno dell’Ordine dei gior­na­li­sti, que­stione che in Ita­lia sca­tena guerre civili, ser­vi­rebbe una nor­ma­tiva moderna, capace di dichia­rare gior­na­li­sta una per­sona solo al ter­mine di un serio per­corso di stu­dio. 

  1. E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli edi­tori? 

L’Italia è rovi­nata, ma non al punto da essere insen­si­bile all’informazione. Se guardi non solo su base nazio­nale ma anche su quella locale c’è “fame” di noti­zie. Ci sono più festi­val del gior­na­li­smo che gior­na­li­sti, in Ita­lia. Ci sono più dibat­titi sull’informazione ogni giorno. Secondo te il pro­blema è dav­vero la crisi del gior­na­li­smo? Non dovremmo forse guar­dare in casa degli edi­tori ita­liani, delle loro pro­prietà, dei loro inte­ressi? Qual è dav­vero il busi­ness di un edi­tore ita­liano? Fare un pro­dotto capace di inte­resse e quindi spen­di­bile sul mer­cato oppure rispon­dere ad altre logi­che? 

  1. Scuole di gior­na­li­smo fab­brica di disoc­cu­pati? Quale dovrebbe essere il ruolo loro ruolo e su quali com­pe­tenze dovreb­bero foca­liz­zare la loro atti­vità per garan­tire un futuro lavo­ra­tivo ai loro iscritti? 

Le scuole di gior­na­li­smo hanno fal­lito. Costano troppo; non pre­pa­rano chi le fre­quenta alla realtà della reda­zione, alla ricerca sul campo. E poi, pagare per garan­tirsi un pra­ti­can­tato, diven­tare gior­na­li­sta pro­fes­sio­ni­sta e affron­tare un uni­verso inca­pace di assu­mere gio­vani mi dici a che serve? Io penso ad un per­corso uni­ver­si­ta­rio e real­mente selet­tivo. Sai quando mi sento vera­mente umi­liato come gior­na­li­sta ita­liano? Quando vado al Festi­val inter­na­zio­nale del gior­na­li­smo di Peru­gia e vedo miei coe­ta­nei o col­le­ghi anche più pic­coli di me in ruoli stra­te­gici di grandi testate. Umili, pre­pa­ra­tis­simi e respon­sa­bili. In Ita­lia non accade. Alla Colum­bia, la più impor­tante scuola di gior­na­li­smo del mondo, ci sono focus, semi­nari sui social. E qui siamo ancora a chi ha più fol­lo­wers su twit­ter o a chi li com­pra fasulli. Una rovina.

  1. E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra? 

Mi risulta dif­fi­cile cre­dere che allar­gare una strada possa essere d’intralcio a chi vuole per­cor­rerla. Inter­net ha allar­gato la via della noti­zia che oggi viag­gia a velo­cità paz­ze­sche. Forse dob­biamo far capire alla gente che certi con­te­nuti di qua­lità vanno pagati e il “tutto gra­tis” non è un sistema più per­cor­ri­bile? Sono d’accordo. Nel frat­tempo, però, pen­siamo anche che il lavoro di chi fa infor­ma­zione va pagato: in Ita­lia que­sto è l’ultimo pro­blema che ci si pone.

  1. Oltre a pre­pen­sio­na­menti, cassa inte­gra­zione e licen­zia­menti, è il pre­ca­riato l’altra fac­cia della crisi della carta stam­pata. Quanto è dif­fuso oggi il feno­meno e quali sono le impli­ca­zioni nell’esercizio della pro­fes­sione gior­na­li­stica? 

Otto nuovi gior­na­li­sti su dieci sono desti­nati a rima­nere pre­cari per anni. Lo dicono i dati che abbiamo rac­colto nel corso degli ultimi tre anni. Di que­sti otto almeno tre lasce­ranno il mestiere. E dei restanti cin­que una parte vivac­chia tra un lavoro a nero e uno sot­to­pa­gato e altri entrano in con­tatto con una reda­zione spe­rando l’inferno della col­la­bo­ra­zione sot­to­pa­gata con par­tita iva porti, alla fine, all’agognato con­tratto che spesso non arriva. Le aziende pre­fe­ri­scono pre­pen­sio­nare i vec­chi gior­na­li­sti e farli rien­trare dalla fine­stra come con­su­lenti. Alla fac­cia del ricam­bio generazionale.

  1. A dicem­bre 2012 è stata appro­vata la legge per l’equo com­penso per i gior­na­li­sti lavo­ra­tori auto­nomi ma resta ancora inap­pli­cata per­ché non ne sono state ema­nate le norme attua­tive. Qual è il pro­blema? 

Il pro­blema è che edi­tori, sin­da­cato e ordine non si met­tono d’accordo su come quan­ti­fi­care un equo com­penso senza cor­rere il rischio di sti­lare un tarif­fa­rio, vie­tato dalle norme euro­pee sulla libera con­cor­renza nelle pro­fes­sioni. Di recente ho incon­trato il sot­to­se­gre­ta­rio all’Editoria Gio­vanni Legnini: mi ha detto di avere con­vo­cato la Com­mis­sione equo com­penso per il pros­simo 8 otto­bre e che in caso di man­cato accordo tra le parti pren­derà in mano la situa­zione e pre­sen­terà una pro­po­sta del governo. La pro­messa è di arri­vare all’equo com­penso entro la fine del 2013. Atten­diamo fidu­ciosi, si dice così?

  1. In molte regioni è stato creato il coor­di­na­mento dei gior­na­li­sti pre­cari. Lei che è respon­sa­bile di quelli della Cam­pa­nia potrebbe spie­garci qual è il ruolo e l’incisività di que­ste ini­zia­tive? 

I coor­di­na­menti oltre che in Cam­pa­nia sono attivi in Veneto, in Toscana, a Roma, in Abruzzo. Di recente anche a Milano e in Puglia e in molte altre regioni. L’obiettivo è quello di ricor­dare che ci sono anche i pre­cari del gior­na­li­smo. Sai che siamo bra­vis­simi a rac­con­tare i guai degli altri ma non i nostri? C’è ancora qual­cuno che parla di noi come di una casta, igno­rando l’enorme dispa­rità tra il sem­pre più spa­ruto gruppo di con­trat­tua­liz­zati e l’enorme pla­tea di pre­cari, ati­pici e freelance.

  1. Il mito del posto fisso è un mirag­gio ormai anche nel mondo del gior­na­li­smo o esi­stono “truc­chi”, pic­cole grandi atten­zioni per riu­scire ad entrare sta­bil­mente nella reda­zione di un quo­ti­diano? 

Cosa ti dovrei rispon­dere? Un bel trucco è la rac­co­man­da­zione, come nella migliore tra­di­zione ita­lica. Ma nem­meno quella fun­ziona come prima, almeno così mi dicono. A parte que­sto molti col­le­ghi sono riu­sciti a vedere rico­no­sciute le loro ragioni con le cause di lavoro, ma è sem­pre più dif­fi­cile. Io non ho mai pen­sato che il gior­na­li­smofosse un mestiere tran­quillo. Ma pen­savo che avrei avuto pro­blemi per le noti­zie “sco­mode”. E invece l’ostacolo da free­lance è stato quello di farsi pagare. E quello da disoc­cu­pato è stato inse­guire l’editore fal­lito per vie legali e vedersi rico­no­sciuti sti­pendi arre­trati e Tfr.

  1. Molti sosten­gono che il mestiere del gior­na­li­sta sia sem­pre più per “figli dei ric­chi”, per per­sone che pos­sono per­met­tersi anni di man­cati, o comun­que scarsi, gua­da­gni. E’ dav­vero così? 

Io sono figlio di un fale­gname e di una casa­linga e vengo da Napoli. Ricco non sono. C’è biso­gno anche di incon­trare le per­sone giu­ste, non è sem­pre facile. Penso che la situa­zione sia comune anche ad altre pro­fes­sioni. Il pro­blema è anche un altro: noi maneg­giamo l’informazione. Un com­pito del genere nelle mani di un pro­fes­sio­ni­sta sotto ricatto (e chi è sot­to­pa­gato lo è , sem­pre) non è esat­ta­mente quello che si dice “favo­rire la libertà di stampa”. Così si inquina il pozzo dell’informazione al quale dovreb­bero invece attin­gere tutti senza timore. I risul­tati sono sotto gli occhi di tutti. 

Foto CIRO_PELLEGRINO

NB: Per even­tuale ripro­du­zione delle inter­vi­ste si prega cor­te­se­mente di richie­dere con­senso pre­ven­tivo. Grazie.

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