Comunicazione

Sprout-Index-Q2-2014-Infographic2
Pubblicato il 18 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Media & [Un]Social Media Marketing

Capita che torni da una tre giorni sulle evo­lu­zioni del gior­na­li­smo digi­tale in cui si dileg­gia, su quanto avan­zato sia lo stato dell’informazione online nel nostro Paese, per avere la con­ferma che in realtà la situa­zione è di un’arretratezza sbalorditiva.

Con­ferma rice­vuta in ante­prima in diretta quando il tweet di una par­te­ci­pante al mio work­shop sul social media mar­ke­ting per i gior­nali, rice­veva [da parte di un altro gior­na­li­sta] la rispo­sta sotto ripor­tata che [di]mostra quale sia il pano­rama attuale.

Tweet SMEditor

Secondo uno stu­dio pub­bli­cato recen­te­mente da Sprout Social, in media sola­mente a una su sei inte­ra­zioni sui social viene for­nita una rispo­sta. Di tutti i set­tori presi in  con­si­de­ra­zione il peg­giore, manco a dirlo, è pro­prio quello dei media dove ogni 10 domande poste, ogni 10 inte­ra­zioni, solo una ottiene un riscontro.

Sprout-Index-Q2-2014-Infographic2

Se qual­che volta avete pro­vato ad inte­ra­gire con l’account social di qual­cuna delle testate del nostro Paese pro­ba­bil­mente non sarete sor­presi dei risul­tati dello studio.

Un capi­tale sociale, ed eco­no­mico, che viene dila­pi­dato pre­su­mendo che i social siano solo fun­zio­nali ad atti­rare traf­fico ai siti web delle testate. Come spiega a chiare let­tere Sarah Mar­shall, social media edi­tor del Wall Street Jour­nal, valu­tare i social [ed il lavoro di chi li col­tiva, li ali­menta] sola­mente in base al traf­fico gene­rato è un errore capi­tale. Non a caso al neo social media edi­tor di Press Asso­cia­tion è stato affi­dato il com­pito di “met­tere i social media al cen­tro della redazione”.

L’insostenibile [un]social media mar­ke­ting dei media ha sem­pre meno un senso com­piuto, comun­que la si guardi.

Di seguito l’infografica com­pleta dei risul­tati della desk research di Sprout Social.

The Social Busi­ness: Highlights from the Sprout Social Index” by Sprout Social

The Social Business: Highlights from the Sprout Social Index

SMM Rules 4
Pubblicato il 14 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Social Media Marketing per Giornali

Le slide del mio work­shop — che vale anche cre­diti for­ma­tivi da Odg Lom­bar­dia — su social media mar­ke­ting per i gior­nali, che pre­senta alcune pecu­lia­rità, dif­fe­renze, rispetto a quello per brand di altri settori/mercati, a #glocal14.

Il work­shop è quasi com­ple­ta­mente sold out ma secondo me qual­che posto lo tro­viamo lo stesso. Come sem­pre tenete pre­sente che le slide sono di sup­porto al ragio­na­mento, al lavoro con i par­te­ci­panti, com’è nor­male che avvenga durante qua­lun­que for­ma­zione post experience.

Ci vediamo .

Pagine Viste Agosto 14
Pubblicato il 12 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

La Morte delle Pagine Viste da Mobile

Chiu­diamo l’analisi della total digi­tal audience nel mese di ago­sto secondo Audi­web con i dati delle pagine viste per le prime 10 testate d’informazione online.

Nella grande mag­gio­ranza dei casi le pagine viste, quelle che gene­rano la mag­gio­ranza dei ricavi pub­bli­ci­tari per le testate online, da mobile sono la metà, se non addi­rit­tura un terzo, di quelle da PC.

La ten­denza ad una frui­zione cre­scente in mobi­lità di Inter­net è dun­que l’ennesimo pro­blema per  i già tra­bal­lanti conti dell’editoria. 

Se misu­rare le pagine viste è sciocco, lo è ancor di più pagarle, spie­gano su Con­ten­tly, in una inte­res­sante disa­mina su come le pagine viste, il para­me­tro attual­mente più uti­liz­zato come metrica per la ven­dita pub­bli­ci­ta­ria online, non siano un indi­ca­tore di qua­lità, non siano indice da tenere in con­si­de­ra­zione nè per gli edi­tori nè per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, per le aziende.

Le pagine viste [e i click] sono morte, ancor più da mobile.

Bonus track: Da leg­gere —> Sto­ries not ‘clicks’: new online maga­zine won’t moni­tor web traf­fic, say founders

Traffico da Search News Italia
Pubblicato il 11 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Quanto Costa la Guerra tra FIEG e Google News

Torna incan­de­scente il dibat­tito sul dif­fi­cile rap­porto tra l’editoria nostrana ed il colosso di Moun­tain View.

Costa, neo pre­si­dente della FIEG, entra a gamba tesa con­tro Google a par­tire dal suo inter­vento alla pre­sen­ta­zione del  libro “Infor­ma­zione: istru­zioni per l’uso” di Ruben Raz­zante [vedi video sot­to­stante] per poi rad­driz­zare par­zial­mente il tiro con l’intervista a Il Sole24Ore di domenica.

Obie­zioni pron­ta­mente rispe­dite al mit­tente da Goo­gle che ha ricor­dato che “invia ogni mese 10 miliardi di clic agli edi­tori di tutto il mondo e che rice­viamo di gran lunga più richie­ste di essere inclusi in Goo­gle News che non di essere esclusi”. L’intervento di Mad­hav Chin­nappa, numero uno dell’International News Part­ner­ships di Goo­gle, durante il semi­nar dell’Accademia Ita­liana del Codice di Inter­net rias­sume la posi­zione uffi­ciale sulla questione.

In que­sti giorni, sulla que­stione sono emerse posi­zioni da parte di diversi auto­re­voli per­so­naggi della Rete che hanno sot­to­li­neato l’assurdità delle posi­zioni di Costa [che essendo Pre­si­dente di un’associazione non farà tutto pro­prio di testa sua, eh!]. Le più inte­res­santi, a mio avviso, sono quelle pub­bli­cate da due avvo­cati spe­cia­liz­zati in diritto appli­cato ad inter­net e alle nuove tec­no­lo­gie di comu­ni­ca­zione che in entrambi i casi denun­ciano l’insensatezza eco­no­mica delle riven­di­ca­zioni degli edi­tori.

Per entrare nel merito del dibat­tito, basan­domi sem­pre sul detto “in god we trust all others bring data”, fun­da­men­tal per Data­Me­dia­Hub, ho veri­fi­cato la quota di traf­fico da search, quindi essen­zial­mente da Goo­gle, negli ultimi tre mesi verso i prin­ci­pali siti d’informazione del nostro Paese.

Ne esce un pano­rama abba­stanza varie­gato con per­cen­tuali che oscil­lano da poco più del 6% fino al 78%. Media­mente comun­que si tratta di una quota di traf­fico con un peso tra un quinto ed un quarto del totale; un’incidenza sicu­ra­mente non tra­scu­ra­bile alla quale è dif­fi­cile imma­gi­nare che le diverse testate vogliano rinunciare.

Non è un caso che la que­stione — che è ben distinta da quella fiscale — si ripro­ponga cicli­ca­mente da tempo e che alla fine tutto rimanga così com’è.

É pro­prio Ruben Raz­zante, pro­fes­sore di Diritto dell’informazione all’Università Cat­to­lica di Milano e alla Lumsa di Roma, a descri­vere con pun­tua­lità la situa­zione in un’intervista con­cessa qual­che giorno prima della pre­sen­ta­zione insieme a Costa del suo libro in cui afferma che:

Sem­pli­fi­cando al mas­simo, posso dire che assi­stiamo a tre feno­meni: il boom dei social net­work, la posi­zione domi­nante di Goo­gle e la man­canza di un modello di busi­ness per gli edi­tori online. Par­tendo da quest’ultimo punto rilevo che molti edi­tori, anzi­ché offrire ai cro­ni­sti degli stru­menti di inno­va­zione tec­no­lo­gica, in maniera miope hanno mar­gi­na­liz­zato il lavoro gior­na­li­stico facen­dolo svol­gere a figure che gior­na­li­sti­che non sono affatto e che si limi­tano a fare un pedis­se­quo copia/incolla di testi repe­riti qua e là senza un vaglio accurato.

Che le reda­zioni web dei gior­nali ita­liani siano ad oggi ancora un’appendice di quelle desti­nate alla carta, sot­to­po­ste spesso a ritmi lavo­ra­tivi che effet­ti­va­mente, al di là delle scelte edi­to­riali, rischiano di minare la qua­lità è un dato di fatto. É un dato di fatto, altret­tanto, che nei casi in cui edi­tori e Goo­gle si sono alleati [penso al caso de “La Stampa”] vi sia stato un bene­fi­cio reci­proco e che il colosso di Moun­tain View pos­segga un know how tec­no­lo­gico che sarebbe pre­zioso per le nostre redazioni.

Come scri­veva Her­man Hesse se temiamo qual­cuno, rico­no­sciamo a costui un potere su di noi. Il pro­blema non sono i con­te­nuti su Goo­gle News, che anzi apporta un bene­fi­cio in ter­mini di traf­fico agli edi­tori, ma il cre­scente imporsi del pro­gram­ma­tic adver­ti­sing le cui piat­ta­forme tagliano fuori gli edi­tori e le loro con­ces­sio­na­rie che in pro­spet­tiva vedono così ridursi ulte­rior­mente i già mode­sti ricavi pub­bli­ci­tari dall’online. Lo ha spie­gato con suf­fi­ciente chia­rezza il diret­tore gene­rale della Divi­sione Digi­tale del gruppo Espresso-Repubblica in una recente audi­zione alla Camera [dal minuto 23 del video]. 

Cam­biano, sem­pre più rapi­da­mente, gli sce­nari di rife­ri­mento ed i com­pe­ti­tor degli edi­tori. Non è facendo la santa cro­ciata con­tro Goo­gle News, come con­ferma anche il die­tro­front di Axel Sprin­ger, che si risol­vono i pro­blemi e nep­pure si miglio­rano le pro­spet­tive del com­parto editoriale. 

Efficienza

interactions-rising-on-facebook-4-
Pubblicato il 4 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

L’Algoritmo di Facebook NON Penalizza le News

È cre­scente la pre­oc­cu­pa­zione nel mondo edi­to­riale sui cam­bia­menti di Face­book e l’impatto nega­tivo che que­sti potreb­bero avere sulla con­si­stente quota di traf­fico che il social net­work più popo­loso del pia­neta porta ai loro siti web.

Secondo i dati dif­fusi da Share­a­ho­lic, basati sull’analisi di 200mila siti web di publi­sher in tutto il mondo per un audience com­ples­siva di oltre 250 milioni di per­sone, Face­book con­ti­nua ad essere il prin­ci­pale dri­ver di traf­fico e negli ultimi 12 mesi [da set­tem­bre 2013 a set­tem­bre 2014] la sua rile­vanza è più che raddoppiata.

Social-Media-Traffic-Referrals-Report-Oct-2014-graph

Anche l’analisi con­dotta da Social­ba­kers su 10mila pagine Face­book di altret­tanti publi­sher [di]mostra come i media abbiano un livello di inte­ra­zione, ed una reach orga­nica, di gran lunga supe­riore alla media gene­rale dei brand.

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Il pro­blema di Face­book, e degli altri social, non è l’algoritmo. Il pro­blema è che nel social media mar­ke­ting la parola chiave che fa la dif­fe­renza è il ter­mine marketing.

La ricerca sul gior­na­li­smo e l’organizzazione delle reda­zioni digi­tali in Ita­lia, che il gruppo di lavoro sui “Gior­na­li­smi” del Con­si­glio nazio­nale dell’Ordine dei Gior­na­li­sti ha pre­sen­tato a fine set­tem­bre, fa emer­gere come nella mag­gior parte dei casi gli edi­tori non abbiano una figura spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cata alla gestione stra­te­gica dei social. 

L’improvvisazione, “l’arroganza” spen­sie­rata di voler fare un mestiere del quale non si cono­scono i basic, è il pro­blema. L’algoritmo di Face­book NON pena­lizza le news, sono gli edi­tori che, para­fra­sando una cele­bre frase di Totò, stanno ancora a chie­dersi per andare dove biso­gna andare per dove biso­gna andare?

Tech Problems

Bonus track: A Mani­fe­sto for Buil­ding Rela­tion­ships in the Digi­tal Era

News Machine
Pubblicato il 3 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Innovare l’Informazione

Tiscali e Super Sum­mit, piat­ta­forma ita­liana per rea­liz­zare e seguire eventi e webi­nar, tra  14 al 29 otto­bre, hanno pro­po­sto  “Inno­vare l’informazione”, pano­ra­mica sulla nuova infor­ma­zione, un ponte tra il vec­chio e il nuovo per sti­mo­lare il dibat­tito, un modo per pro­vare a com­pren­dere quali saranno le pro­spet­tive future e quale potrebbe essere il destino dei media.

Il ciclo di webi­nar, rivolto in par­ti­co­lare agli addetti ai lavori, ha rac­colto 19 inter­venti su diversi temi legati al mondo dei media e dell’informazione. Inter­venti tutti di asso­luto inte­resse che val­gono il tempo inve­stito nell’ascolto.

Ne ho ripresi alcuni, quelli che per­so­nal­mente mi sono sem­brati di mag­gior inte­resse, per favo­rirne e faci­li­tarne la visione. Pur­troppo avendo tutti i video l’autoplay par­tono insieme. Non esi­stendo la pos­si­bi­lità di eli­mi­nare que­sta opzione vi chiedo la pazienza di farlo manual­mente per poterli vedere uno per volta. Sorry.

1) Gami­fi­ca­tion dell’informazione — Come l’informazione possa diven­tare sem­pre più a impatto visivo e inte­rat­tiva secondo i modelli del gioco.

2) Nuovi lin­guaggi - I nuovi lin­guaggi e busi­ness dell’editoria e del gior­na­li­smo secondo Fede­rico Fer­razza, vice­di­ret­tore di Wired.

3) Digi­tal PR e social - Digi­tal Pr e capa­cità di ascolto per una comu­ni­ca­zione social effi­cace secondo Daniele Chieffi, Respon­sa­bile uffi­cio stampa web Eni

4) Gene­ra­zione X - Gene­ra­zione X, come si infor­mano i gio­vani secondo Daniele Gras­succi, co-fondatore di Skuola.net

Last but not least, Jacopo Ton­delli pre­senta i suoi Stati Generali

PA & Social
Pubblicato il 30 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Quanto è Social la PA, Paraponzi Ponzi Pà!

Quarta pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata alla Social Media Stra­tegy delle Isti­tu­zioni, ovvero di come le isti­tu­zioni e la PA uti­liz­zano i social.

In una nazione quale l’Italia con un  digi­tal divide signi­fi­ca­tivo rispetto agli altri Paesi della UE ten­den­zial­mente era dif­fi­cile, ahimè, poter dire qual­cosa di posi­tivo sul tema.

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Qui di seguito i prin­ci­pali mate­riali citati nel corso della trasmissione.

Il vade­me­cum pub­blica ammi­ni­stra­zione e social media rea­liz­zato da For­mez PA a dicem­bre 2011 e pro­mosso da Filippo Patroni Griffi, Mini­stro Pub­blica Ammi­ni­stra­zione e Sem­pli­fi­ca­zione del Governo Monti.

 

La ricerca dell’Università di Modena e Reg­gio Emi­lia su uti­lizzo dei social net­work nei comuni ita­liani di medie e grandi dimensioni

Comuni 2.0: l’utilizzo dei social net­work nei comuni ita­liani di medie e grandi dimen­sioni by Dario Sal­velli

Info­gra­fica di sin­tesi dei risul­tati dell’indagine svolta dal Polimi su un cam­pione di 366 comuni nei primi mesi del 2014 su eGo­vern­ment ed uti­lizzo dei social

Agenda Digitale

I risul­tati di una ricerca di recen­tis­sima pub­bli­ca­zione, effet­tuata da Forum PA, su la pre­senza degli enti pub­blici sui social net­work, su Twit­ter e nella Rete. La social media policy [final­mente!] della Camera dei depu­tati con ter­mini e con­di­zioni di uti­lizzo dei social network.

Bonus track, infine, uno dei tre brani, scelto non casual­mente, andati in onda durante la tra­smis­sione per “spez­zare” il parlato.

Mar­tedì pros­simo, 04.11.2014, si par­lerà di “Tac­chi, dati e dat­teri. Il pano­rama dell’informazione online nel nostro Paese”. È pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14, inte­ra­gendo con il mio account per­so­nale @pedroelrey e/o con quello di @radiofujiko.

DAUS Facebook
Pubblicato il 29 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Tutto Facebook in 19 Grafici

Sono stati pre­sen­tati ieri i risul­tati economico-finanziari di Face­book rela­tivi al terzo tri­me­stre di quest’anno.

Oltre ai dati di bilan­cio sono stati dif­fusi anche i numeri sull’utilizzo del social net­work più popo­loso del mondo. Nella pre­sen­ta­zione sot­to­stante, per como­dità di let­tura, ho ripreso le slide pub­bli­cate da Face­book al riguardo.

Gli utenti attivi gior­nal­mente cre­scono del 18.6% rispetto al terzo tri­me­stre del 2013 e la quota di coloro che usano quo­ti­dia­na­mente Face­book passa dal 61 al 64% degli utenti mensili.

Incre­mento del 38.6% degli utenti gior­na­lieri da mobile che ora sono 703 milioni [81% del totale]. Coloro che uti­liz­zano Face­book solo da mobile sono 406 milioni, il 30% degli utenti men­sili. Men­tre gli utenti men­sili sono 1,35 miliardi di per­sone [+18% vs terzo trim. 2013]. UNa parte cospi­cua dell’espansione è dovuta alla cre­scita di iscritti in Asia ma anche in USA ed Europa con­ti­nua il trend più che positivo.

I ricavi cre­scono del 58% rispetto al terzo tri­me­stre del 2013 anche se i mar­gini si ridu­cono a causa degli inve­sti­menti delle acquisizioni.

L’ARPU [Ave­rage Reve­nue per User] è signi­fi­ca­ti­va­mente più ele­vata — circa il tri­plo — per gli USA rispetto all’Europa. Deci­sa­mente più ridotta per Asia e resto del mondo.

Repubblica Social Ad Comments
Pubblicato il 23 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Social Ads De Noantri

Riprende la rubrica men­sile “de noan­tri” dedi­cata al meglio del peg­gio, alle cat­tive pra­ti­che, non tanto per pun­tare il dito con fare accu­sa­to­rio quanto per spro­nare a fare di meglio.

È oggi la volta dei social ads, dell’advertising sui social e ovvia­mente in par­ti­co­lare su Face­book. Lo spunto viene for­nito da la Repub­blica che pro­muove appunto con que­sto for­mat l’abbonamento alla pro­pria ver­sione digitale.

Repubblica Social Ad FB

 

Evi­den­te­mente la gestione dell’annuncio pub­bli­ci­ta­rio non deve essere stata affi­data ad un pro­fes­sio­ni­sta degno di que­sto nome se si con­si­dera che, pur essendo attivo dal 26 di set­tem­bre, in circa un mese “piace” a sole 88 per­sone. È chiaro che la sele­zione del tar­get dell’annuncio è stata fatta senza la neces­sa­ria cura, in maniera troppo generale.

Aspetto che emerge con ancor mag­gior chia­rezza leg­gendo i 22 com­menti [a que­sto momento]. Com­menti che sono tutti di insulti, di spre­gio nei con­fronti del quo­ti­diano, chiaro segno che l’annuncio è stato mostrato a per­sone a cui non piace. Ulte­riore segno di debo­lezza nella gestione per un quo­ti­diano la cui pagina Face­book piace alla bel­lezza di quasi due milioni di persone.

Repubblica Social Ad Comments

Com­menti che ancora una volta [sigh!] non ven­gono mode­rati, gestiti, nono­stante con­ten­gano scur­ri­lità di vario genere, come ahimè suc­cede anche per la pagina Face­book stessa del giornale.

Non sarà un caso se tra i casi di suc­cesso che Face­book pro­pone nella pro­pria sezione busi­ness, quella dedi­cata agli inser­zio­ni­sti, non vi sia nes­suno dei media ma siano pre­senti solo imprese di altri settori.

Set­tori che quando pia­ni­fi­cano delle cam­pa­gne su Face­book rispon­dono ai com­menti che ven­gono fatti dalle per­sone, gesti­scono le obie­zioni che ven­gono mosse, dia­lo­gano a tono, dimo­strando che esi­ste la pos­si­bi­lità di farlo, volendo.

In uno dei tanti arti­coli, di oltre due anni fa, che com­pa­iono in Rete sul social media mar­ke­ting viene tra le altre cose scritto: “If you don’t know the peo­ple, or don’t care, it’s pro­ba­bly not social media. It’s just media. It doesn’t mat­ter if it’s crea­ted by an indi­vi­dual or a corporation”. 

Mi pare un’ottima sin­tesi di come la stra­grande mag­gio­ranza delle testate del nostro Paese gesti­scono la loro pre­senza sui social, inclusa quella a paga­mento. I social ads de noantri…

Bonus track quello da fare e da non fare, appunto, con gli ads su Facebook.

ADV Online Sett 2014
Pubblicato il 22 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

L’Adv Online in Italia Ristagna

Sono stati pub­bli­cati i dati  dell’Osservatorio FCP Assoin­ter­net sull’andamento dell’advertising online in Ita­lia, escluso search e social, a set­tem­bre e pro­gres­sivo dei primi nove mesi del 2014.

Se il trend dell’ultimo tri­me­stre pareva, final­mente, indi­care una posi­ti­vità degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sul Web, set­tem­bre segna un calo del 6%. La sud­di­vi­sione per device/strumento vede il Web al — 6,8%, mobile +14,8%, tablets + 6,1%, smart tv/console — 53,8% rispetto al set­tem­bre 2013.

Il mobile è l’unico che con­ti­nua sta­bil­mente a cre­scere a dop­pia cifra da ini­zio anno ma rap­pre­senta ancora una fetta ristretta del totale degli inve­sti­menti [4.9%]. Inin­fluenti gli inve­sti­menti su tablet e smart tv/console. Per con­tro il Web, che costi­tui­sce la fetta pre­do­mi­nante, con­ti­nua il pro­prio calo ed il pro­gres­sivo dei primi nove mesi segna un –1%.

Cer­ta­mente “vac­che grasse” di que­sti tempi visti i crolli ver­ti­cali degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari per gli altri media tra­di­zio­nali, ma comun­que un indi­ca­tore di come, al di là degli aspetti con­giun­tu­rali, le imprese abbiano cre­scente con­sa­pe­vo­lezza dell’inef­fi­ca­cia del display adv e spo­si­tino l’allocazione di bud­get pub­bli­ci­tari su altri mezzi anche in Rete a comi­ni­ciare dai social ads.

I dati [di]mostrano come anche da que­sta pro­spet­tiva le spe­ranze di recu­peri con­tri­bu­tivi per la mag­gior parte degli edi­tori resti una chi­mera con­fer­mando ancora una volta la neces­sità di uscire dal vetu­sto modello di busi­ness vendite-pubblicità anche, o forse soprat­tutto, per quanto riguarda l’online.

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